La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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mercoledì, ottobre 1

Rassegna Stampa - 01.10.2008


Al via i corsi di Economia e Scienze infermieristiche

La Stampa del 01/10/2008 ed. ASTI p. 51

Le polemiche sull'università rimbalzano dal Consiglio provinciale a quello comunale, proprio nei giorni che segnano l'avvio dei corsi. Questa mattina alle 9, in via Testa, si presentano le lezioni di Economia aziendale alle matricole: Economia è stata la prima ad insediarsi ad Asti, e nei tre anni di studi annovera circa 300 allievi provenienti da diverse province piemontesi. Sempre stamane, alle 10,30 nell'aula magna del polo universitario, si inaugura il corso in Scienze infermieristiche, con le 75 matricole. È prevista la partecipazione del direttore generale dell'Asl, Luigi Robino, del presidente di Astiss, Michele Maggiora e di quello del corso, Roberto Russo. Seguiranno due interventi di Maria Teresa Pegoraro, presidente del Collegio professionale, che parlerà della «Condizione attuale e delle prospettive future della professione di infermiere» e del coordinatore della laurea specialistica in Scienze infermieristiche e ostetriche, Giuseppe Marmo, che interverrà su «Complessità assistenziale e formazione». Gli altri corsi presenti ad Asti sono Tecnologie alimentari per la ristorazione, Scienze sociali, Scienze motorie e il corso specialistico in Sciezne viticole ed enologiche.

Croce rossa, i cento anni delle infermiere:
una mostra itinerante per ricordare il loro impegno

Il Gazzettino del 30/09/2008 ed. ROVIGO p. 1

L'EVENTO Per i 100 anni dalla nascita del corpo delle infermiere volontarie a Rovigo, il comitato provinciale ha pensato di allestire una mostra documentaria in Pescheria Nuova, dove dal 3 all'8 ottobre sarà possibile vedere quelle che sono state tutte le attività svolte dalle crocerossine in Polesine dal 1908 al 2008.«La mostra verrà inaugurata alle 17 di venerdì prossimo - ha affermato il presidente della Cri, Fabio Bellettato -. E diventerà itinerante per tutti i comuni polesani e le scuole che ne facessero richiesta. La figura dell'infermiera volontaria è quella che meglio rispecchia la Croce Rossa, nata 150 anni fa a Castiglione delle Stiviere. Siamo la più grande associazione di volontariato nel mondo e Rovigo può fregiarsi della Cri dal 1884». Come sottolineato dall'ispettrice Lauretta Carretta, le infermiere volontarie che operano in città sono 55, impegnate ad assistere una trentina di pazienti al giorno dalle 9.30 alle 11.30, nei due ambulatori della Croce Rossa: uno situato in via Portello e l'altro in via Bramante presso Casa Serena. La ricerca di tutto il materiale storico esposto in Pescheria Nuova è stato possibile grazie al lavoro svolto dal volontario della Cri, Mauro Grandi e dalla vice ispettrice Donata Tamburini Pavini. La mostra è costituita da 25 cartelloni, suddivisi nei seguenti argomenti: nascita della Croce Rossa, origini della Cri in Italia e a Rovigo, come è nato il corpo delle infermiere volontarie, i corsi, tutte le ispettrici provinciali dal 1916 ad oggi, la prima e la seconda guerra mondiale vista a Rovigo, con attività e servizi svolti nel dopo guerra in colonie e soggiorni estivi, le alluvioni in Polesine, l'attività odierna (ambulatori, educazione sanitaria, protezione civile e le emergenze). Le fonti utilizzate sono state: Accademia dei Concordi, Archivio di Stato, Archivio della Cri, Enzo Bertelli collezionista.
Marco Scarazzatti

Dal Friuli in Argentina un paese d'infermieri

Il Gazzettino del 30/09/2008 ed. UDINE p. II

Alla 39. Mostra della mela si approfondisce un fenomeno che caratterizzò l'emigrazione localeA Pantianicco si farà luce sul fenomeno dell'"emigrazione specializzata, stasera, alle 20.30, negli spazi della 39. Mostra della Mela, con la presentazione di un volume di studi e ricerche sull'emigrazione verso il nuovo continente. S'intitola appunto Pantianicco a Buenos Aires. Da contadini a infermieri: un caso di emigrazione specializzata. E domani, dalle 20.30, è in programma il convegno Più forte dell'oceano: Pantianicco a Buenos Aires, con la partecipazione degli autori del libro Javier Grossutti, ricercatore all'Università degli Studi di Udine, Francesco Micelli, ordinario di Geografia all'Università degli Studi di Trieste, Emilio Franzina, docente di storia contemporanea all'Università degli Studi di Verona e Corinna Mestroni. Saranno inoltre presenti il sindaco di Mereto di Tomba Andrea Cecchini e il presidente dell'Ente Friuli nel Mondo Giorgio Santuz.
Il libro sull'emigrazione da Pantianicco a Buenos Aires è realizzato dal Comune di Mereto di Tomba con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ed il patrocinio del Dipartimento di Storia e di Storia dell'Arte dell'Università di Trieste e del Centro de Estudios Migratorios Latinoamericanos di Buenos Aires. La pubblicazione schiude una storia che vede il comune friulano diviso tra due continenti: quello europeo, dove si trova sin da quando il colono romano Pantilio la fondò, e quello sudamericano, dove, a partire dal 1878, numerosi pantianicchesi si recarono in cerca di lavoro e di fortuna. La maggior parte di queste persone si stabilizzò in Argentina, e proprio a Buenos Aires nacque una nuova Pantianicco. Oggi gli emigranti originari superano le duemila unità, e la maggior parte di essi è impiegata nel settore infermieristico. La nuova pubblicazione evidenzia anche una piccola simmetria': così come nel piccolo paese friulano troviamo Via Argentina, nella capitale Buenos Aires esiste una Via Pantianicco.
Intanto, non smettono di meravigliare le scoperte legate agli scavi archeologici nell'area del medio Friuli, e in particolare nel territorio di Mereto di Tomba. Sarà un convegno, programmato giovedì, ad offrire una panoramica di aggiornamento sulla campagna di scavi e le iniziative condotte da esperti e studiosi dell'Università di Udine, per la direzione di Elisabetta Borgna e Susi Corazza.


Retromarcia in ospedale, bloccate le assunzioni

Corriere Adriatico del 01/10/2008 , articolo di sabrina marinelli p. 15

la sanita'che non va SENIGALLIA -
Bloccata l'assunzione dei dodici infermieri, i sindacati insistono perchè l'Asur mantenga la promessa fatta a suo tempo. La questione è stata affrontata nel vertice che ieri mattina ha visto riunite le sigle sindacali con il direttore di zona. "Non abbiamo ancora il placet della Regione per procedere all'assunzione - spiega Ezio Amadio, Ali -, il motivo di questo ritardo non ci è ben chiaro. I sei medici che erano inseriti nello stesso pacchetto arriveranno presto, per gli infermieri invece bisognerà aspettare ma non si sa quanto. Abbiamo già una graduatoria da cui attingere ma senza il via libera non possiamo muoverci. C'è poi da considerare che dalla convocazione all'arrivo passeranno almeno un paio di mesi". Se tutto dovesse sbloccarsi in tempi brevi ormai per i rinforzi se ne riparlerà all'anno nuovo. "Bisogna dire che l'azienda ha fatto tutto il possibile - aggiunge Silvano Cingolani, Cgil -, quindi questo ritardo non è imputabile alla direzione che si è impegnata a sollecitare la Regione. A livello locale l'iter per l'assunzione è stato espletato e non ci resta che il placet della Regione, che non capiamo perchè non voglia andare avanti". I reparti lavoreranno al limite e con grandi incognite. "Il personale che stiamo aspettando ci servirà sia per la pianta organica sia per il passaggio di consegne - prosegue Cingolani -: al momento abbiamo raschiato il fondo e lavoreremo al limite sperando che non si verifichino assenze per malattie e maternità perchè sarebbe davvero un problema". Notizie confortanti si hanno invece sul versante del Pronto soccorso che, proprio da oggi, torna alla dotazione organica invernale ma con una novità. "Siamo riusciti a mantenere il secondo medico per il sabato notte - anticipa Amadio -, perchè abbiamo constatato che resta una serata ad elevato rischio. Speriamo che serva solo a livello preventivo, ad ogni modo sarà un valido supporto in caso di necessità. Per il Pronto soccorso usciamo da un'estate sicuramente positiva. Siamo riusciti a gestire bene le emergenze come forse non capitava da tempo". Il reparto di emergenza avrà presto a disposizione anche nuove apparecchiature che renderanno più veloce la diagnosi. "E' in corso la gara per l'acquisto di un ecografo - prosegue Amadio - ed è in fase di aggiudicazione la nuova Tac che si affiancherà a quella già operativa. Una della due verrà messa a disposizione del Pronto soccorso". Da oggi sarà operativo anche un ambulatorio di reumatologia. Un servizio in più all'interno dell'ospedale che cerca di migliorarsi il più possibile offrendo sempre di più, in termini di qualità, agli utenti. All'orizzonte c'è infatti una sfida da vincere che porta il nome di area vasta. In ballo c'è la sopravvivenza di ogni singolo reparto. "L'area vasta è già partita - ricorda Ezio Amadio - ed il confronto è in corso. Senigallia se la gioca con Ancona, Jesi e Fabriano. Ogni ospedale deve specializzarsi in qualche settore e ciò potrebbe comportare la chiusura di quei reparti che non funzionano o che comunque non hanno una grande utenza. Ecco perchè anche nella distribuzione del personale abbiamo sempre cercato di intervenire in maniera equa, senza lasciare alcuni reparti allo sbando a vantaggio di altri. Questo è il momento di tenere gli occhi ben aperti perchè non possiamo permetterci di lasciare qualche servizio alla deriva�?.Il Pronto soccorso dell'ospedale di Senigallia che da oggi torna con il suo organico invernaleSotto il direttore generale dell'Asur4 Maurizio Bevilacqua che ieri ha incontrato i rappresentanti sindacali Ieri il confronto autunnale tra i sindacati ed il direttore generale Bevilacqua


«Ospedali, mancano cento infermieri al mese»

Corriere dell'Alto Adige del 01/10/2008 ed. TRENTO p. 2

TRENTO - «Ci hanno imbrogliato in malafede, non c'è stata correttezza nei nostri confronti». Queste le parole con cui il segretario provinciale della Uil sanità Ettore Tabarelli ha commentato la trattativa con l'Apran (Agenzia provinciale per la rappresentanza negoziale), che il 31 dicembre aveva portato alla sigla del contratto che prevede un pagamento degli straordinari del personale dell'Azienda per i servizi sanitari minore di quello concordato a livello nazionale. Recenti ricerche condotte da rappresentanti della Uil hanno infatti evidenziato che le ore di straordinario festivo e notturno accumulate dal personale sanitario in provincia sono retribuite 2 euro in meno di quanto vengono pagate nel resto d'Italia, mentre lo straordinario normale vede una remunerazione di 1,50 euro inferiore. La differenza economica ammonta a oltre 800mila euro lordi annui e rispecchia quella del criterio usato per calcolare l'importo da far pervenire ai lavoratori: il contratto siglato da sindacati e Apran prende infatti in considerazione solo la voce del tabellare, mentre quello nazionale contempla anche la fascia cui il dipendente appartiene e l'indennità professionale.«Già una decina di giorni fa abbiamo mandato una raccomandata alla giunta provinciale chiedendo di modificare le disposizioni del contratto provinciale» ha spiegato Tabarelli, che ha ricordato anche la seconda richiesta contenuta nella lettera, ovvero quella di disporre il pagamento immediato delle 140mila ore di straordinario accumulate dal personale sanitario nel corso del biennio 2005-2006 e che ad oggi non sono state ancora retribuite o recuperate. Le ore di lavoro in più che i circa 4mila lavoratori dell'azienda hanno maturato nel 2007 sono invece 310mila, il 30% circa delle quali non è ancora stato remunerato. «In totale le ore accantonate finora sono quasi 160mila» ha ricordato il rappresentante sindacale che ha auspicato un intervento celere perché, a suo dire, «quello che si richiede è un dato dovuto in quanto previsto dalle direttive della giunta». Tabarelli ha poi indicato nella ristrettezza d'organico la causa della situazione che si è venuta a creare. «Mancano cento persone al mese», ha affermato, «perciò non solo il personale dell'azienda non può recuperare gli straordinari accumulati, ma è inoltre costretto a effettuarne di ulteriori».Per spiegare la situazione di disagio in cui si trovano i lavoratori di quel settore in cui l'occupazione femminile ha quasi del tutto soppiantato quella maschile, il sindacalista ha poi citato il problema di copertura dei turni delle infermiere con figli piccoli che, fino al compimento del terzo anno d'età del bambino, sono esentate dall'obbligo del servizio notturno.«Non si può giocare per sempre al cane che si morde la coda, rispettare le leggi vuol dire anche prevedere le sostituzioni del personale di reparto », ha aggiunto parlando di una «gestione aziendale che fa acqua da tutte le parti».Marta Romagnoli In corsia La Uil protesta per gli straordinari non retribuiti degli infermieri

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