La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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giovedì, ottobre 2

Rassegna Stampa - 02.10.2008


Cardiochirurgia a mezzo servizio

La Repubblica del 02/10/2008 , arti di OTTAVIA GIUSTETTI ed. Torino p. 09

LA CARDIOCHIRURGIA delle Molinette resta a mezzo servizio almeno per i prossimi sei mesi: è fallito infatti l'esperimento di affidare a una équipe di infermieri privati la terza sala operatoria. Non hanno superato il periodo di prova i sei professionisti che venivano dall'esterno dell'ospedale ed erano stati reclutati per supplire alla mancanza di organico in seguito alle denunce degli interni, che lamentavano turni massacranti e reperibilità oltre ogni limite ammesso. La vicenda, un anno fa circa, si era conclusa con l'arrivo di una multa di 110 mila euro all'ospedale da parte dell'Ispettorato del Lavoro. A quel punto il direttore, Giuseppe Galanzino, aveva deciso di reclutare nuovo personale infermieristico all'esterno. I sindacati però non erano d'accordo e per mesi si sono opposti inutilmente al progetto, tanto che la soluzione è slittata fino a dopo l'estate. «Abbiamo avuto ragione noi - dice Franco Cartellà della Cgil - non è possibile affidare un settore così delicato dell'attività di un ospedale a personale di cui non si conoscono le capacità né la preparazione. Il risultato di questo esperimento è che dovranno passare ancora molti mesi prima che la cardiochirurgia possa lavorare a pieno regime». Saranno infatti assunti nuovi infermieri, da un minimo di tre a un massimo di sei, in base anche alla disponibilità, per la terza sala operatoria. Ma si dovrà attendere il mese di novembre per reclutarli, quando cioè si chiuderà il ciclo di studi di tre anni e sarà sul mercato un gruppo di giovani professionisti. Questi saranno selezionati e dovranno poi lavorare insieme all'équipe già in servizio per ottenere una sufficiente preparazione. E, poco più poco meno, si arriverà all'inizio della primavera. Infine, potranno costituirsi come équipe vera e propria in grado di lavorare in autonomia e coprire il terzo turno di sedute in sala operatoria.«L'obiettivo è quello di mantenere il numero di interventi intorno ai mille all'anno come già accade ma con ritmi di lavoro meno pesanti per gli infermieri impegnati nelle sale della cardiochirurgia - spiega Mauro Rinaldi, direttore del reparto - basterebbero anche solo tre nuovi infermieri se ben motivati economicamente e professionalmente». Non sarà possibile però, questo sembra chiaro, rivolgersi nuovamente a cooperative esterne, non per questo genere di attività. Tanto è stata disastrosa l'esperienza appena conclusa. «In sala operatoria in questi giorni c'era da mettersi le mani nei capelli», dicono i maligni.
DIRETTORE Giuseppe Galanzino dirige l'ospedale Molinette

Robino: «I laureati di Asti che supereranno il concorso verranno tutti assunti da noi»
Per 51 neoinfermieri un futuro all'Asl

La Stampa del 02/10/2008 ed. ASTI p. 57

Il direttore generale dell'Asl, Luigi Robino, ha risposto indirettamente a chi pensa che l'università astigiana non abbia prodotto grandi risultati in questi anni di attività. Robino è infatti intervenuto ieri all'inaugurazione dell'anno accademico del corso in Scienze Infermieristiche, annunciando la prossima assunzione di 51 neo infermieri. Tanti sono gli studenti di Astiss che si laureeranno il 19, 20 e 21 novembre nella sede di via Testa. «I futuri laureati - ha detto Robino - se supereranno il concorso dell'Asl, saranno assunti in ospedale». I neoinfermieri sono i primi ad aver frequentato il corso interamente ad Asti. La laurea in Scienze Infermieristiche di Astiss dipende dalla Facoltà di Medicina di Torino ed è uno dei tre corsi per infermieri presenti sul territorio piemontese: gli altri due sono a Torino e fra Cuneo e Orbassano. «Il corso di laurea in Infermieristica - ha aggiunto Robino - copre i bisogni espressi dall'ospedale "Cardinal Massaja" e, più in generale, del bacino astigiano». Va infatti detto che negli anni scorsi, in più occasioni, l'Asl aveva coperto le proprie necessità di infermieri assumento personale proveniente dal SudAmerica e dall'Est Europa, incontrando spesso difficoltà almeno iniziali nell'interazione fra pazienti e personale. Per quanto riguarda la provenienza dei futuri infermieri, 23 sono di Asti, 22 arrivano dalla provincia e 6 da Torinese e Alessandrino. \


Il Friuli d'OLTREOCEANO è un paese di infermieri

Il Gazzettino del 01/10/2008 ed. UDINE p. IX

L'originalità di Pantianicco che inventò gli emigranti "specializzati"Dopo la presentazione, ieri sera, del volume di studi e ricerche sull'emigrazione verso il nuovo continente Pantianicco a Buenos Aires. Da contadini a infermieri: un caso di emigrazione specializzata, è in programma questa sera, alle 20.30 a Pantianicco, nell'ambito della 39. Mostra della Mela, il convegno chiamato ad approfondire i contenuti della ricerca avviata con questa pubblicazione. Più forte dell'oceano: Pantianicco a Buenos Aires titola l'incontro, promosso dalla Pro Loco Pantianicco con il Comune di Mereto di Tomba, che registra la partecipazione degli autori del libro: Javier Grossutti, ricercatore all'Università degli Studi di Udine, Francesco Micelli, ordinario di Geografia all'Università degli Studi di Trieste, Emilio Franzina, docente di storia contemporanea all'università degli Studi di Verona e Corinna Mestroni. Saranno inoltre presenti il sindaco di Mereto di Tomba Andrea Cecchini e il presidente dell'Ente Friuli nel Mondo Giorgio Santuz. Il libro sull'emigrazione da Pantianicco a Buenos Aires è realizzato dal Comune di Mereto di Tomba, con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ed il patrocinio del Dipartimento di Storia e di Storia dell'Arte dell'Università di Trieste e del Centro de Estudios Migratorios Latinoamericanos di Buenos Aires.
Proprio a Buenos Aires, con ondate successive di emigrazione specializzata', e con centinaia di contadini che si trasformavano a poco a poco in infermieri, nacque la Pantianicco del nuovo continente. Oggi gli emigranti originari superano le duemila unità, e la maggior parte di essi è tuttora impiegata nel settore infermieristico. Come sottolinea nel libro lo studioso Javier Grossutti, d'altra parte «Gli ospedali argentini permettevano di raggiungere condizioni di vita discrete, talvolta buone, ma comunque migliori di quelle che nello stesso periodo poteva offrire Pantianicco. Negli anni Venti e Trenta, da Pantianicco si parte ancora senza un mestiere: sono i corsi per infermieri avviati dai nosocomi quelli che permettono, soprattutto alle donne, di migliorare la propria professionalità () L'esistenza oltreoceano di una comunità pantianicchese fortemente legata a quella della piccola patria sembra annullare l'enorme distanza geografica che separa Pantianicco da Buenos Aires. Nella percezione di molti emigranti, prima della grande guerra e negli anni Venti e Trenta, percorrere i sedici chilometri che separano il paese da Udine equivaleva ai circa dodicimila necessari per raggiungere Buenos Aires. Va aggiunto, tuttavia, che molti pantianicchesi approdavano in Argentina senza mai aver visitato la capitale del Friuli (...) I pantianicchesi che raggiungono l'Argentina nel secondo dopoguerra trovano un paese trapiantato oltreoceano. Il più delle volte, infatti, l'atto di chiamata, documento richiesto dalle autorità argentine ai nuovi arrivati, viene sottoscritto dai parenti arrivati nel primo dopoguerra. «Si sapeva di andare verso un mondo familiare, verso l'altro Pantianicco. E furono tanti a solcare di nuovo l'Oceano: decine e decine ogni anno, dalla fine del 1946 a tutto il 1950», osserva Abele Mattiussi. «Negli anni Cinquanta e Sessanta, l'abitazione di Elso Della Picca, muratore emigrato nel 1927, diventa luogo di incontro dei pantianicchesi di Buenos Aires. Ogni anno la partecipazione cresceva, a tal punto che, quando a Pantianicco si festeggiava la sagra di San Luigi e della Madonna del Rosario, in quella casa si raccoglievano più di un centinaio di compaesani».


Meno ambulatori, più code

Il Giorno del 02/10/2008 ed. VARESE p. XIV

Interpellanza in Regione del consigliere Cecchettidi SILVIA VIGNATI- CUGGIONO -UN'INTERROGAZIONE al Consiglio regionale per chiedere lumi sul servizio specialistico della Chirurgia del piede nell'ospedale cuggionese. L'ha presentata ieri il consigliere della Lega Nord e presidente della commissione Bilancio, Fabrizio Cecchetti. «Sono numerose le segnalazioni - spiega - che stanno giungendo da pazienti e operatori del presidio ospedaliero di Cuggiono, sulla considerevole crescita dei tempi di attesa per il servizio specialistico della Chirurgia del piede. I disagi sono causati dalla riorganizzazione aziendale e dalle scelte del management che ha deciso di ridurre il numero degli ambulatori da due giorni alla settimana a uno». Il consigliere leghista commenta il provvedimento: «La decisione è stata presa nonostante non vi sia stata la benché minima riduzione degli utenti e senza tener conto delle linee guida di una politica aziendale che aveva indicato fra le priorità l'abbattimento dei tempi di attesa». SECONDO IL CONSIGLIERE lumbard, il servizio specialistico effettua annualmente circa 900 visite, e l'attività chirurgica si attesta sui 200 interventi (pari a 25 % di tutta l'attività di reparto). Ma per l'Azienda ospedaliera di Legnano contenere le liste d'attesa non è un obiettivo dimenticato. «Il secondo ambulatorio è stato chiuso durante il periodo estivo, nel quale sempre si verifica una minor richiesta di cura da parte degli utenti - rispondono dall'ospedale -. La situazione è destinata a normalizzarsi». Mauro Veronese, che fa parte dell'équipe medica dell'unità operativa di Ortopedia e si occupa anche dell'ambulatorio essendo in possesso della specialità chirurgica di Chirugia del piede, si sente di rassicurare i pazienti: «L'ambulatorio riprenderà con due sedute dal 24 ottobre. Molti provengono anche da fuori bacino e i numeri sono in crescita. L'anno scorso sono state effettuate oltre 800 visite, che si distinguono in visite della prima volta, di controllo, chirurgiche e medicazioni. Le liste di attesa non superano di norma i due mesi». INOLTRE, L'AZIENDA replica anche alla protesta degli infermieri laureati, ma occupati solo con contratti a termine. «Il concorso per la loro immissione in ruolo, con contratto a tempo indeterminato, è connesso al piano di assunzione della Regione, che sarà pronto entro febbraio - proseguono -. Dopo la laurea, gli infermieri possono svolgere attività a tempo determinato per un massimo di 36 mesi. L'Azienda non ha nessuna intenzione di perdere le sue risorse umane appena formate: i dati indicano che il 99% degli infermieri laureati trova lavoro nei nostri quattro ospedali. Emergenza infermieristica? Da noi non esiste».


Caos parcheggi all'ospedale: tutti dal prefetto

Corriere Adriatico del 02/10/2008 , art di copparie MIRCO DONATI p. 13

l'inferno di torrette ANCONA - Detto fatto: il prefetto convoca tutti per l'inizio della prossima settimana. Il nodo dei parcheggi all'ospedale regionale di Torrette è troppo intricato, e delicato, per sperare che venga spezzato dallo sterile e un po' stucchevole botta e risposta tra istituzioni o da soluzioni improvvisate, perciò inefficaci. Sturani vuole tenere alto l'orgoglio dell'ente che rappresenta e richiama le altre parti in causa all'assunzione di responsabilità. Chiede all'azienda ospedaliera di tener fede agli impegni e realizzare altri posti auto. "Li chiediamo da anni, dicono di metterne a disposizione altri 260. Sarebbero sempre in ritardo�?. E batte cassa alla Regione. "Abbiamo acquistato un'area per costruire un maxi parcheggio, c'è il progetto preliminare. Mancano i finanziamenti�?. E, con l'utenza che scalpita e si ribella sotto la tolleranza zero e le raffiche di multe, cerca una sponda dal prefetto. D'Onofrio era stato molto chiaro. "Non posso invadere la sfera delle competenze di altre istituzioni ma se l'amministrazione comunale lo ritiene necessario posso promuovere una riunione�?. La telefonata del sindaco di ieri mattina ha trovato accoglimento immediato. Tanto che il prefetto ha deciso di convocare per i primi giorni della prossima settimana - lunedì o martedì - il sindaco e il direttore generale degli Ospedali Riuniti Gino Tosolini. Ma il bubbone-viabilità continua a far male nella cittadella sanitaria. Nuove contravvenzioni, e nuovi spasmi di ribellione. Anche i dipendenti uniscono la loro voce al coro di proteste contro il posto che non c'è. Si considerano anche loro dannati nell'inferno della sosta, e puntano l'indice contro la mancanza di parcheggi. E' la Fp Cisl a uscire allo scoperto. "I posti non si trovano dalle 8 e 30 in poi e nella sovrapposizione dei turni�?. Ci sono spazi riservati ai lavoratori dell'ospedale dalle parti della rotatoria e dell'università. "Ma non sono sufficienti, dopo le otto e venti non c'è più un buco�?. I malumori di infermieri e personale amministrativo, ma anche dei medici, stride al confronto con le dichiarazioni del direttore sanitario dell'azienda. Il dottor Gianluca Serafini aveva parlato di una questione risolta con i dipendenti. "Parcheggiavano in maniera irrazionale, con regole interne e informazione preventiva siamo riusciti a rendere più ordinata la sosta�?. Evidentemente non tutti sono d'accordo. Per combattere il disagio occorre affrontare la situazione nella sua complessità. "Tutti devono fare la loro parte - incalza la Fp-Cisl - anche l'azienda del trasporto pubblico�?. Qualche esempio concreto per capire. Un infermiere che monta alle 6 del mattino e deve arrivare da un paese vicino non riesce a raggiungere l'ospedale in autobus. E pure chi smonta dal servizio alle 8 e 30 di sera trova con molta difficoltà il bus per andare al Q2. Eppure il mezzo pubblico potrebbe rappresentare un'ottima alternativa all'auto e di conseguenza alleggerire un po' la morsa dei veicoli stretta sui parcheggi. Infine i veleni che scorrono un po' sotto traccia ma che contribuiscono a rendere il clima ancora più inquinato. "A chi frequenta l'università il posto non manca mai�?, è l'amara presa d'atto di chi lavora nel nosocomio e deve fare lunghi giri per trovare uno spazio dove lasciare l'auto. E rosica. Mancavano i dipendenti per chiudere il cerchio delle lamentele. Adesso la palla passa al prefetto, con la speranza che il suo intervento possa indicare una soluzione credibile e finalmente praticabile. Esplode anche la rabbiadei dipendenti. "I posti a nostra disposizione sono occupati dalle 8 e mezzo del mattino�?La Fp Cisl è convinta che gli spazi per le auto non sono sufficienti "Tutti sono chiamati a fare la loro parte�? Nel mirino anche il trasporto pubblico "Un infermiere che inizia il turno alle 6 e viene da fuori città non può prendere l'autobus�?


"Sugli infermieri nessun ripensamento"

Corriere Adriatico del 02/10/2008 , articolo di sabrina marinelli p. 17

SENIGALLIA - Fiducioso il direttore di zona dell'Asur sull'arrivo dei dodici infermieri, inciampati nei tempi lenti della burocrazia. Sarebbe questa la spiegazione a quelle mancate assunzioni, in teoria già autorizzate da mesi ma in pratica ancora ferme. A rassicurare sindacati e cittadini è l'ingegnere Maurizio Bevilacqua, anche se sulla data del loro ingresso in ospedale preferisce non azzardare ipotesi. Verosimilmente se ne riparlerà nel 2009 dal momento che, per stessa ammissione del direttore, le pratiche per la mobilità del personale richiederanno circa tre mesi. Non verrà indetto un concorso perchè gli infermieri verranno attinti dalle graduatorie ancora valide.I sindacati lamentano ritardi nell'assunzione dei dodici infermieri: si tratta effettivamente di un ritardo o di un ripensamento?"Non c'è stata alcuna retromarcia da parte della Regione e dell'Asur: ogni procedura necessità di tempi tecnici. Mi preme anche sottolineare, e per questo ringraziarle, l'attenzione delle organizzazioni sindacali verso la nostra sanità. E' questo un segnale forte di come tutte le componenti interessate alla Zona stanno contribuendo ad individuare percorsi assistenziali condivisi nel solo interesse della cittadinanza e degli operatori�?.Quindi gli infermieri arriveranno? "L'assunzione dei dodici infermieri nella Zona territoriale di Senigallia è nel piano budget già autorizzato dalla Regione. Intanto sono stati avviate procedure per la mobilità di personale infermieristico che però richiedono almeno tre mesi per il loro espletamento".In attesa dei rinforzi, come intendete organizzare il lavoro nei reparti? "L'attività nei reparti si sta svolgendo regolarmente grazie all'impegno dei nostri operatori e all'istituto delle prestazioni aggiuntive che abbiamo attivato. Non ci sono attualmente emergenze particolari. Per quanto riguarda il discorso del personale più in generale, stiamo provvedendo alla stabilizzazione del personale precario".I sindacati hanno lamentato anche problemi per i macchinari della diagnostica?"Uno dei telecomandati è stato messo recentemente fuori uso perché obsoleto e sarà presumibilmente sostituito entro i primi mesi del nuovo anno. E' anche vero, però, che altri due nuovi telecomandati, uno di nuovissima generazione, digitale, in Radiologia e l'altro digitalizzato in Pronto Soccorso lavorano a tempo pieno per compensare tale carenza".Ciò nonostante siete dovuti ricorrere all'ausilio di una struttura privata?"A Villa Silvia non vengono dirottate urgenze, trattate nel nostro ospedale, ma prenotati solo esami routinari del rachide e di piccoli segmenti ossei, che non hanno una reale urgenza diagnostica ma contribuiscono a ridurre le liste di attesa. Da non dimenticare, a proposito della nostra Radiologia, che possiamo contare su apparecchiature nuove ad alta tecnologia, quali la risonanza magnetica "aperta" e una diagnostica toracica digitale".Per la nuova Tac invece bisognerà ancora attendere?"Fra poco tempo ci verrà consegnata la nuovissima Tac multislide, per la quale l'Asur ha concluso le relative procedure d'acquisto mentre i lavori di adeguamento dei nuovi locali che la ospiteranno stanno per iniziare".Il direttore generaleMaurizio Bevilacquainterviene sul futuro dell'ospedaledi Senigalliae sul nododel personale


Asl, 70 infermieri vincono la causa

Il Centro del 02/10/2008 ed. Teramo p. 5

SANT'OMERO. Settanta infermieri vincono il ricorso al Tribunale amministrativo contro l'ex Usl di Sant'Omero per il salario mai pagato, altri sessanta invece lo perdono. Le ore di lavoro straordinario fatte nel 1994 non furono mai pagate agli infermieri dell'ospedale di Sant'Omero dagli allora vertici ospedalieri, nonostante fossero autorizzate dalla direzione sanitaria dell'epoca.Era il 2000 quando i sindacati decisero di avviare vertenza davanti al Tar per la liquidazione di quelle competenze che la Asl di allora (comitato di gestione) non voleva riconoscere.Dopo otto anni di attesa è finalmente arrivata la sentenza. Il tribunale amministrativo ha infatti riconosciuto ai settanta dipendenti, difesi dall'avvocato Alessandra Cristofori, quei soldi che ammontano a circa 15mila euro.Li incasseranno a breve grazie al fatto che la sentenza è immediatamente esecutiva.A versare il dovuto (nel frattempo diversi dipendenti sono anche andati in pensione), sarà la gestione liquidatoria della ex Usl di Sant'Omero.Non hanno invece avuto fortuna gli altri sessanta dipendenti che attendevano anche loro il pagamento di competenze salariali dal 1996. Anche in questo caso l'allora vertice aveva ribadito il suo diniego alla liquidazione delle somme, sostenendo che il lavoro straordinario non era stato autorizzato.In questo caso il Tar ha dichiarato inammissibile il ricorso. La causa, infatti, avrebbe dovuto essere intentata non nei confronti della Asl ma della cosiddetta gestione liquidatoria. Con la doppia beffa finale per i sessanta infermieri perché oltre ai soldi che non saranno da loro più percepiti, non sarà neppure possibile ricorrere in appello visto che nel frattempo è subentrata la prescrizione. (a.d.p.)


Remanzacco, da novembre l'infermiere di comunità

Messaggero Veneto del 02/10/2008 ed. Udine p. 10

REMANZACCO. Sarà introdotto alla fine di novembre l'Infermiere di comunità sul territorio comunale di Remanzacco. A renderlo noto è stato il sindaco Dario Angeli, nel corso dell'ultima seduta del Consiglio comunale: «Ho avuto conferma proprio in questi giorni che avremo la possibilità di avere sul nostro territorio l'infermiere di comunità, una figura richiesta da tempo quando essa non era ancora prevista dal piano sanitario regionale».Angeli ha spiegato come l'ottenimento di un professionista quale è l'infermiere di comunità sia sempre stato oggetto di difficoltà, fino a quando, grazie ad un lavoro di sinergia con il responsabile del distretto socio-sanitario di Cividale Luigino Vidotto, si sono create le condizioni affinché verso la fine del mese di novembre questa figura possa entrare finalmente a pieno titolo ad operare sul territorio di Remanzacco.«In passato la situazione- ha continuato Angeli- era completamente differente ed era legata al volontariato, con due infermiere che avevano dato la loro disponibilità nel tempo libero per semplici operazioni come misurare la pressione e per fornire l'assistenza di base a diversi pazienti. A differenza di queste pur lodevoli esperienze, l'attività dell'infermiere di comunità si caratterizzerà per una maggiore sinergia con i medici di famiglia e con i servizi sociali del Comune, e per una capacità di affrontare casistiche più delicate dal punto di vista clinico».Saranno quindi molte le famiglie del Comune di Remanzacco che potranno avvalersi di questo servizio, quanto mai utile per agevolare ed affiancare la quotidiana attività dei medici di base.Davide Accarini


Infermiere di comunità, servizio da estendere

Messaggero Veneto del 02/10/2008 ed. Udine p. 9

CASTIONS DI STRADA. "Int insieme - Gente insiene" è il nuovo movimento politico che, pur essendo nato da poco, è già ben ramificato in quattro comuni e precisamente Castions, Lestizza, Mortegliano e Talmassons. Aderenti e simpatizzanti si sono ritrovati a Castions di Strada per affrontare i problemi di interesse collettivo e i temi maggiormente dibattuti sono stati quelli della salute e della famiglia.All'incontro hanno partecipato anche esponenti delle assemblee civiche dei quattro Comuni. David Zanello ha introdotto e moderato la discussione mentre Renato Pagani, consigliere comunale di Lestizza, ha illustrato l'esperienza dell'infermiere di comunità nel suo territorio, che, ha ribadito, andrebbe estesa agli altri comuni. Alberto Comand, consigliere a Mortegliano, vede con preoccupazione la situazione del Distretto sanitario di Codroipo dopo le dimissioni del direttore. «A noi interessa - ha rimarcato - l'avvicinamento dei servizi al cittadino, mentre in questo momento i servizi rischiano di essere accentrati con inutili incrementi di costi. La mancata attivazione dell'infermiere di comunità ne è la dimostrazione». Evaristo Ammirati, consigliere a Talmassons, ha rilevato la carenza di servizi per la famiglia. Ha ricordato la positiva presenza dell'asilo nido a Flambro, evidenziando l'importanza di aggregare i Comuni per offrire più servizi. Beppino Turco, consigliere a Talmassons, ha proposto un confronto sull'Asp Moro di Codroipo e le modalità con cui l'ente gestisce l'assistenza sociale, («in modo accentrato ha detto - con minore presenza sul territorio e senza risparmio di costi»). Franco Tomasin, consigliere di Castions, ha espresso critiche sul sistema sanitario e assistenziale che, a suo avviso, andrebbe riformato. Alcuni hanno rimarcato la necessità di riqualificare il Centro territoriale sanitario di Mortegliano. Il consigliere Filippo Cattarossi, esponente nell'assemblea civica di Mortegliano, ha ribadito che «in primo piano deve esserci il cittadino-utente, diversamente da quanto accaduto con le varie riorganizzazioni dei servizi negli ultimi anni». Nella serata è stato anche dato spazio al primo soccorso, al servizio di guardia medica, alla localizzazione dei servizi sanitari e all'assistenza pediatrica.Cristiano Tomasin


SANITA' RISPONDE

Il Sole 24 Ore Sanita' del 30/09/2008 N. 38 30 SET.-6 OTT. 2008 p. 30

AIL «COORDINAMENTO» NEL CONTRATTO Sono più di due anni che l'azienda in cui lavoro rimanda l'attribuzione degli incarichi di coordinamento asserendo che la normativa è incerta. L'articolo 4 del recente contratto del comparto disciplina ora l'istituto del coordinamento. Non riesco sinceramente a trovare alcuna novità o differenziazione rispetto a quanto era già stato previsto dalla legge 43. È così, a vostro parere? (G.B.) L'applicazione della legge 43/2006 non è stata affatto semplice. In particolare, tutto l'articolo 6 sembrava avere valenza programmatoria e non di diretta applicazione, tanto è vero che il comma 3 prevedeva entro 90 giorni dall'entrata in vigore della legge l'adozione di uno specifico accordo StatoRegioni per definire i criteri e le modalità per l'attivazione della funzione di coordinamento. Altro aspetto che ha creato perplessità è stato il raccordo tra le disposizioni della legge 43 con le clausole del contratto collettivo il quale aveva già da tempo regolamentato l'incarico di coordinamento e le modalità di conferimento (articolo 10 del Ccnl II biennio economico del 20 settembre 2001 e articolo 5, comma 2 del Ccnl integrativo sempre del 20 settembre 2001). Nel frattempo, in data 1˚ agosto 2007 è intervenuto il previsto accordo Stato-Regioni che ha ribadito che i requisiti per accedere al coordinamento sono quelli indicati dall'art. 6 della legge 43 e ha dettato una disciplina transitoria fino all'entrata in vigore del Ccnl. Lo scorso 10 aprile è giunto finalmente il contratto collettivo che effettivamente ha stabilito requisiti esattamente identici a quelli della legge, fatta salva la precisazione - francamente pleonastica - che nell'esperienza triennale in categoria D è ricompreso anche il servizio nel livello economico Ds. In ogni caso, fatte queste premesse e preso atto che si sono persi più di due anni, si può affermare che almeno ora il quadro normativo è certo e definitivo e non ci sono più incertezze interpretative.
A CONTRATTO «GETTONI» PER INFERMIERI Visto che il nuovo contratto del comparto non ha detto nulla in materia di prestazioni aggiuntive degli infermieri (cosiddetti "gettoni" o "superstraordinario"), è da ritenere legittima attualmente l'erogazione di tale beneficio? (L.M.) Tale particolare forma di emolumento venne introdotta dal decreto legge Sirchia (decreto legge 402/2001) e prevedeva prestazioni aggiuntive per infermieri e tecnici rx in casi di carenza organica e in presenza di altre particolari condizioni. Il decreto è stato prorogato per ben quattro volte finché l'articolo 4 della legge 120/2007 ha definitivamente differito il termine del 31 maggio 2007 all'entrata in vigore del contratto collettivo del quadriennio 2006-2009. La scelta del legislatore dello scorso anno è pienamente coerente con i princìpi generali dettati dal decreto legislativo 2001 che individua la contrattazione collettiva come unica fonte abilitata a definire il trattamento economico dei dipendenti pubblici. Infatti l'articolo 2, comma 3, del decreto stabilisce che «l'attribuzione di trattamenti economici può avvenire esclusivamente mediante contratti collettivi o, alle condizioni previste, mediante contratti individuali. Le disposizioni di legge, regolamenti o atti amministrativi che attribuiscono incrementi retributivi non previsti da contratti cessano di avere efficacia a far data dall'entrata in vigore del relativo rinnovo contrattuale». Il primo contratto collettivo successivo alla legge 120/2007 (Ccnl del 10 aprile 2008) come è noto ha inserito all'articolo 13 tra le materie oggetto della «sequenza contrattuale» anche la «disciplina delle prestazioni aggiuntive alla luce delle disposizioni contenute nella legge n. 120 del 2007». Ai sensi di quanto disposto dalla legge e vista la evidente volontà delle parti negoziali, ritengo che attualmente non sussista copertura normativa per ricorrere alle prestazioni aggiuntive - che peraltro erano rese in un particolarissimo regime di libera professione - e che per le esigenze straordinarie sia più opportuno ricorrere agli istituti previsti dai vigenti contratti (lavoro straordinario, produttività collettiva ecc.). a cura di Stefano Simonetti
MANSIONI OPERATORE SOCIO-SANITARIO Con la presente si chiede di conoscere se possa rientrare tra le mansioni dell'operatore socio-sanitario la somministrazione dei farmaci secondo le direttive impartite dal personale medico. (K.R.) Ai sensi di quanto stabilito nell'accordo Conferenza StatoRegioni del 22 febbraio 2001 (allegato B), l'operatore sociosanitario «in sostituzione e appoggio dei famigliari e su indicazione del personale preposto, è in grado di: aiutare per la corretta assunzione dei farmaci prescritti e per il corretto utilizzo di apparecchi medicali di semplice uso; aiutare nella preparazione delle prestazioni sanitarie; ... attuare interventi di primo soccorso; effettuare piccole medicazioni o cambio delle stesse; controllare e assistere la somministrazione delle diete; ... provvedere al trasporto di utenti, anche allettati, in barella-carrozzella». Di conseguenza, l'operatore in argomento non potrà procedere direttamente alla somministrazione dei farmaci, in quanto le sue mansioni devono ritenersi limitate all'ausilio del personale deputato alla somministrazione delle terapie farmacologiche, in "sostituzione" o in "appoggio" ai familiari dell'utente eventualmente presenti in struttura. Una simile interpretazione restrittiva sembrerebbe, peraltro, confermata da quanto stabilito dall'accordo stipulato in sede di Conferenza Stato-Regioni del 16 gennaio 2003, con il quale è stata istituita la figura professionale dell'operatore socio-sanitario con formazione complementare. Infatti, neppure a tale operatore (il quale ha, rispetto all'Oss semplice, una formazione specialistica in ambito sanitario), è consentita in via autonoma «la somministrazione, per via naturale, della terapia prescritta», essendo previsto che tale attività possa essere svolta dall'operatore socio-sanitario con formazione complementare solo dietro «direttive del responsabile dell'assistenza infermieristica od ostetrica» o, comunque, «sotto la sua supervisione» (allegato A del citato accordo). a cura di Giovanni Costantino (Studio Costantino)


Critiche sul posto di lavoro? Sì ai toni alti per difendersi

La Cronaca di Cremona del 02/10/2008 p. 3

ROMA - Possono essere usate espressioni piuttosto dure per difendersi dall'accusa di non aver fatto bene il proprio lavoro. Lo si evince da una sentenza della Cassazione, la numero 37104, perché quando si tratta di "temi di capitale importanza" i giudici devono avere comprensione per i lavoratori che dicono qualche parola di troppo o alzando i toni. Così la Suprema corte ha annullato con rinvio la condanna per ingiurie inflitta nel settembre 2007 dal giudice di pace di Taranto a un infermiere. In particolare Antonio V. aveva avuto una discussione accesa con Concetta R., moglie di un anziano colpito da ictus cerebrale, affidato alle sue cure. La donna sosteneva che l'infermiere non assistette bene il marito durante i turni del suo servizio. Antonio, punto sul vivo, gli ha replicato dandole della 'bugiarda' dopo che la donna aveva implementato il servizio ricorrendo ad un altro infermiere, e per questo era stato condannato. Piazza Cavour, però, ha ritenuto eccessiva la condanna e ha disposto un nuovo processo che con maggior clemenza valuti il comportamento dell'infermiere tenendo presente che "l'innalzamento dei toni" poteva essere giustificato dal fatto che erano stati messi in discussione "i doveri" professionali dell'infermiere. Dunque, hanno stabilito gli ermellini, il ricorso dell'uomo contro la decisione del giudice di pace va accolto: "La contestualizzazione della condotta avrebbe dovuto essere operata dal giudice del merito per verifiSopra, il "Palazzaccio" della Cassazione in Piazza Cavour a Roma. A lato, una scena d'ufficio cati ogni qualvolta la posta in gioco da difendere è alta. Come ad esempio il "mantenimento del posto di lavoro" o nel corso di una "accesa riunione condominiale" dove si trattano temi fondamentali.
NAPOLI - "Abbiamo deciso di dare il via subito alla costruzione di un quinto termovalorizzatore per smaltire cinque milioni di rifiuti. Probabilmente sarà realizzato nella zona a nord ovest della Campania". Ad annunciarlo è il premier Silvio Berlusconi (nella foto) in una conferenza stampa a Napoli dopo un vertice in prefettura. A gestire il termovalorizzatore di Acerra sarà la ditta A2A di Brescia. Il presidente del Consiglio ha spiegato che questa ditta si è assicurata l'appalto per il termovalorizzatore nella zona a nord di Napoli. "La situazione è sotto controllo", dice poi il premier, giunto nel capoluogo campano per la nona volta, proprio nei giorni in cui monta la protesta per l'apertura della discarica di Chiaiano. E assicura: "Tutto è sotto controllo, non c'è motivo di protestare. Anzi, abbiamo accelerato i nostri progetti, soprattutto per quanto riguarda i termovalorizzatori. Tanto è vero che ora subito abbiamo deciso di dare il via alla realizzazione del nuovo impianto". La situazione è sotto controllo. Comunque, ogni mercoledì assicura il Cavaliere "sarò qui a Napoli" per monitorare la situazione e fare il punto sull'emerganza rifiuti in Campania. Restando alla Campania poi il Cavaliere mostra ottimismo sulla lotta di contrasto alla Cacare se fosse da escludere ogni valenza in concreto offensiva alla frase pronunciata, e cioè se essa risultasse consona e confacente a un clima di tensione dovuto a questioni sul mantenimento del posto di lavoro: clima - si sottolinea nella sentenza - che in linea di principio potrebbe essere risultato idoneo a favorire l'innalzamento dei toni per il coinvolgimento di temi di capitale importanza". Inoltre, "dovendosi anche tenere conto che se fu effettivamente in gioco l'attribuzione all'imputato di un comportamento elusivo dei propri doveri - conclude la V sezione penale della Cassazione - il tono stesso della conversazione avrebbe anche morra. "Con questa operazione abbiamo dato un colpo, credo definitivo, alla camorra a Caserta, contro i Casalesi". Il presidente del Consiglio assicura che "il governo continuerà a far valere la presenza dello Stato e la sua forza. Continueremo ad impegnarci per sradicare" tutte queste organizzazioni di stampo criminale. Poi il discorso si allarga alla situazione politica. E riferendosi alle accuse di Veltroni nei suoi confronti Berlusconi spiega: "Gli insulti come quelli rivolti da Veltroni fanno male non a me ma fanno male alle istituzioni. Insultare il presidente del Consiglio, dandogli dell'imbroglione e del buffone fa male alla democrazia". "Gli insulti non mi fanno né caldo né freddo -aggiunge- secondo gli ultimi sondaggi godo di un gradimento superiore al 68%". Le manifestazioni di piazza annunciate dall'opposizione non avranno "alcun effetto", aggiunge ancora ribadendo di non essere preoccupato dalle manifestazioni di autunno organizzate dal Pd: "Non credo che avranno alcun effetto. L'opposizione ha iniziato la campagna elettorale di primavera. Noi ci sentiamo di andare avanti da soli con la maggioranza che ci hanno dato gli italiani e che ci confermeranno alle prossime elezioni". potuto essere limitato nei confini dell'accettazione o della repulsione della contestazione ricevuta". Più in generale, spiega ancora la Suprema Corte, la "vis" polemica e gli atteggiamenti sopra le righe sono giustifi-

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