La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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lunedì, ottobre 27

Rassegna Stampa - 25.26.27.10.2008

«Ci si preoccupa degli organi,
e ci dimentichiamo della persona»

Il Gazzettino del 26/10/2008 ed. VICENZA p. II

Al convegno della società medico-chirurgica vicentina, che conta 400 soci - la maggior parte primari ed ex primari -, un richiamo alla Regione per l'approccio più umano alle cure

«Vogliamo richiamare l'attenzione di coloro che organizzano le cure, anzitutto della Regione Veneto, affinché si rifletta sulla necessità di promuovere un approccio della sanità vicina al paziente. Una sanità fatta di persone, che non abbiano come unico fine quello di curare una malattia, ma che portino avanti la propria azione con sensibilità e umanità, naturalmente senza mai prescindere dalla professionalità». Con queste parole ieri mattina nella sede dell'Assoartigiani di Vicenza si è espresso Franco Marranconi, presidente della Società medico-chirurgica vicentina, nel corso del convegno ... Emozioni e malattie, malattie ed emozioni.... Il ruolo dell'Associazione, che ha richiamato nella sala convegni degli Artigiani di Vicenza numerosi partecipanti, tra i quali anche il direttore generale dell'Asl 6 Antonio Alessandri, e che conta nel Vicentino 400 soci, in prevalenza ex primari e primari in servizio nelle Aziende sanitarie vicentine, è quello di richiamare l'attenzione del comparto sanitario rispetto alla qualità dei rapporti curante-curato.
«Un buon curante spiega il presidente Franco Marranconi è colui che tiene presente l'aspetto complessivo della persona che sta curando, senza abbandonare i principi di buona pratica professionale». Dello stesso avviso anche il presidente dell'Ipasvi, il Collegio degli infermieri vicentini, Gianmaria Fanchin, che ha recentemente condotto un'indagine in materia: «Il progresso scientifico spinge infermieri e medici ad entrare sempre più nel dettaglio dell'organo malato, spesso dimenticando che si sta curando una persona. Manca la formazione volta ad avere con i malati un approccio di questo tipo, ma il deficit è stemperato dalle diverse funzioni e dal diverso approccio di cura di medici ed infermieri». Matteo Crestani


Sospesi dall'albo gli infermieri coinvolti
nel racket dei funerali

Il Giorno del 25/10/2008 ed. Milano p. 7

Nei confronti degli infermieri coinvolti nell'inchiesta sul racket dei funerali, scoperto dalla Procura di Milano, «vi è la necessità di assumere nel minor tempo possibile i provvedimenti disciplinari di sospensione cautelare dall'Albo». Lo afferma Giovani Muttillo, presidente del Collegio infermieri Ipasvi di Milano-Lodi, sottolineando che «il Collegio Ipasvi, non appena apprese le notizie dalla stampa, si è fatto immediatamente carico del problema rivolgendosi direttamente alla Procura della Repubblica di Milano per poter acquisire i nominativi degli infermieri indagati. Rimane aperto il problema della tutela dell'immagine della professione lesa e offesa dai gravissimi comportamenti».


Rendite da professionisti

Milano Finanza del 25/10/2008 , articolo di Carlo Giuro p. 49

Poche categorie di lavoratori autonomi hanno il fondo integrativo ad hoc. Così avvocati, notai & co. devono organizzarsi da soli. Ecco le strade possibili
La previdenza integrativa costituisce una delle nuove sfide che il mondo delle libere professioni deve affrontare. Per quel che riguarda la pensione di base, la gran parte dei professionisti trova copertura obbligatoria nelle Casse di previdenza, fino a qualche anno fa isola felice nel complesso ritratto demografico del nostro paese. A carattere autonomo e con connotati privatistici, sia pure sotto la sorveglianza del ministero del Lavoro, risentono ormai anch'esse del progressivo processo nazionale e globale di invecchiamento. Coloro che sono invece privi di Cassa professionale possono (debbono) iscriversi nell'apposita gestione separata Inps rientrando quindi in pieno nel regime dei dipendenti privati (metodo di calcolo, requisiti di pensionamento). E sul fronte dei fondi pensione? Nonostante un costante, forte interesse dimostrato per i fondi pensione, le adesioni al momento sembrano latitare. I dati della Relazione Covip 2008 evidenziano un dato complessivo di 560 mila iscritti complessivi tra lavoratori autonomi e liberi professionisti di cui 367 mila ai fondi pensione aperti, 157 mila ai pip, 14 mila a fondi negoziali dedicati e circa 22 mila a fondi preesistenti. Va evidenziato poi come il libero professionista sia probabilmente una delle categorie che meglio può beneficiare del vantaggio fiscale della deducibilità dei contributi versati con il limite annuo di 5164,57 euro. Per i giovani professionisti si evidenzia l'innovativa previsione in base alla quale ai lavoratori di prima occupazione successiva alla data di entrata in vigore della riforma (2007) e, limitatamente ai primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, è consentito, nei 20 anni successivi al quinto anno di partecipazione a tali forme, dedurre dal reddito complessivo contributi eccedenti il limite di 5.164,57 euro pari alla differenza positiva tra l'importo di 25.822,85 euroei contributi effettivamente versati nei primi cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche e comunque per un importo non superiore a 2.582,29 euro annui. La previdenza individuale. Ma come possono i liberi professionisti costruirsi una pensione di scorta tramite soluzioni a carattere individuale, vale a dire fondi pens i o n e aperti e piani individuali a matrice assicurativa? Il primo profilo da considerare è quello legato all'architettura finanziaria del prodotto. È importante allora ponderare la presenza di più linee di investimento per potere pianificare una strategia del tipo life cycle (linee azionariea inizio carriera per poi progressivamente evolvere a linee più tranquille) anche con eventuali meccanismi di raffreddamento automatico che approdino in un soft landing a fine carriera su linee garantite o protette. Questa opportunità può essere adatta per risparmiatori che vogliano delegare la scelta del timing. Vantaggio competitivo può essere poi attribuito a quelle soluzioni che prevedano il multilinea, la possibilità cioè di ripartire il contributo contemporaneamente su più comparti. Soprattutto in un momento come quelle attuale, la possibilità di diversificare in senso orizzontale è un ottimo scudo difensivo. Da analizzare anche i rendimenti passati, sia in senso assoluto che in relazione ai benchmark, in un a r c o t e m porale di almeno 3-5 a n n i . Va poi vagliato il capitolo oneri. Alla luce della normativa entrata in vigore dal 1° gennaio 2007, le forme di previdenza devono rappresentare nella propria documentazione contrattuale l'Indicatore sintetico di costo (Isc) che riassume in un unico dato, declinato secondo quattro possibili periodi di adesione allo strumento (2,5,10 e 35 anni), l'ammontare dei costi sostenuti. Tutti i dati relativi alle diverse forme previdenziali sono consultabili sul sito della Covip (www.covip). Lo sguardo va poi proiettato alla scadenza del programma previdenziale per valutare la varietà e la tipologia di prestazioni per cui sia possibile optare al raggiungimento dell'età pensionabile. Il riferimento puntuale è rivolto alla conversione in prestazione pensionistica del montante previdenziale accumulato. Vanno prese in considerazione sia le diverse tipologie di rendita che i coefficienti demografici adottati. Con riferimento al primo aspetto va analizzata la presenza o meno di rendite assicurative vitalizie sic et simpliciter, reversibili, certe per cinque o dieci anni, con controassicurazione, per coprire tutte le esigenze potenziali dell'aderente. Devono essere poi valutati i coefficienti demografici adottati, che rappresentano la sintesi delle variabili età e sesso, verificare se il tasso di conversione in rendita del capitale finale sia già fissato all'inizio del contratto o se rinvii l'individuazione alla scadenza del piano (le tavole maggiormente utilizzate sono la RG48 e la Ip55). Altro profilo da prendere in considerazione è la presenza eventuale di garanzie complementari di protezione della persona quali la long term care, la dread disease e l'invalidità totale. Chi ha il fondo di categoria. Esistono anche soluzioni di carattere collettivo legate al mondo delle libere professioni. Va citato in primo luogo Previdoc, fondo pensione chiuso rivolto ai dottori commercialisti iscritti alla corrispondente Cassa di previdenza e assistenza, nonché ai familiari coadiutori che collaborano alla loro attività professionale. È stato istituito nel 1998 e al 30 giugno 2008 vantava, secondo dati Covip, 1.371 aderenti. Altra significativa iniziativa nel campo previdenziale è quella del Fondo sanità, approvato dalla Covip il 26 luglio 2007, che nasce dalla trasformazione del preesistente Fondo dentisti. Possono aderire al Fondo i medici e gli odontoiatri iscritti all'Enpam, gli infermieri iscritti all'Empapi, i farmacisti iscritti all'Enpaf nonché gli infermieri professionali, gli assistenti sanitari e le vigilatrici d'infanzia iscritti alla Federazione nazionale dei collegi Ipasvi. Al 30 giugno 2008 gli aderenti erano 3.409. Va ancora citato Previprof, fondo pensione per i dipendenti degli studi professionali che a fine giugno 2008 aveva 750 iscritti. Nel luglio scorso si è prevista la possibilità che aderiscano anche i dipendenti delle farmacie private. (riproduzione riservata)

Davanti a Montecitorio 50 infermieri del Nursind

Il Gazzettino del 24/10/2008 ed. VICENZA p. II

LA PROTESTA

(m.c.) Cinquanta infermieri vicentini del Nursind hanno manifestato ieri mattina davanti a Montecitorio, dove si sono ritrovati circa 300 colleghi da ogni luogo d'Italia, per difendere i diritti della categoria. Tra i presenti c'erano anche il segretario nazionale del primo sindacato degli infermieri, Andrea Bottega, ed il segretario provinciale Andrea Gregori, che hanno manifestato grande soddisfazione per l'esito della puntata a Roma. «Il viaggio nella Capitale ha prodotto buoni risultati - commentano i segretari Andrea Bottega ed Andrea Gregori - Siamo riusciti ad intercettare numerosi parlamentari, che hanno dimostrato sensibilità per i problemi della categoria infermieristica. Con alcuni deputati, cui abbiamo consegnato le "10 note", ovvero gli argomenti di rivendicazione infermieristica nazionali ed aziendali, siamo riusciti anche a prevedere un successivo incontro per definire la possibilità di sviluppare progetti di legge». Tra gli argomenti portati a conoscenza dei parlamentari, il Nursind ha posto particolare accento sulla carenza cronica di infermieri, la necessità ed urgenza di rinnovo dei contratti di lavoro ed il riconoscimento di lavoro usurante della professione infermieristica.


L'infermiere volante nell'inferno del Ciad

Il Giorno del 25/10/2008 , articolo di GIGI BAJ ed. Brianza p. 2

Con il contingente della Nato per sostenere le popolazioni profughe in Darfur

di GIGI BAJ - SEREGNO - QUASI VENT'ANNI trascorsi a portare aiuto ai feriti nelle varie guerra scoppiate un po' in tutto il mondo. Per un giovane militare di Seregno, partecipare alle missioni di pace nei vari Paesi martoriati dalle guerre è diventato ormai un preciso appuntamento al quale difficilmente rinuncia nonostante le insidie e i pericoli che si nascondono in operazioni di questo genere. Christian Appennini, 36 anni maresciallo prima classe scelto dell'Areonautica Militare Italiana con un diploma di infermiere professionale, è infatti un veterano, uno dei pochi in Italia a potere vantare la partecipazione con i contingenti di Pace a ben sei missioni all'estero in Kosovo, Emirati Arabi, Irak, Afganistan e recentemente in Ciad. ESPERIENZE che hanno profondamente segnato la crescita professionale eumana di questo infermiere con le stellette che sino a poco tempo fa abitava con mamma Nerina e i fratelli Alessandro e Marco in via D'Annunzio all'estrema periferia nord della città. Da un paio di anni l'amore per Ilenia lo ha portato a trasfersi a Cremona dove abita anche se ha voluto mantenere la residenza nella sua città natale: «Negli ultimi anni - ha dichiarato Christian Appennini, molto conosciuto a Seregno dove tra l'altro sino allo scorso anno aveva allenato anche una formazione giovanile di basket - ho vissuto moltissimi mesi all'estero impegnato in queste missioni umanitarie, ognuna diversa dall'altra ma tutte accomunate dall'identico obiettivo di dare una mano per la ricostruzione di quei Paesi martoriati dalle guerre. Fare l'infermiere non è facile. Lo è ancora di più affrontando in questi Paesi situazioni molto più crude. Quando sei in missione ti mancano la famiglia, gli affetti delle persone più care, la quotidianità. Dopo un periodo di due-tre mesi bisogna rientrare per caricare di nuovo le batterie!». In questo momento Christian sta completando l'ennesima missione in Africa dove nel Ciad il contingente di Pace della Nato sta aiutando i profughi del Darfur. Quattro milioni di persone in continuo movimento per evitare le conseguenze di una guerra fratricida che ha già mietuto centinaia di migliaia di morti: «L'ho sentito al telefono proprio ieri dalla base di Abechè - dice mamma Nerina - e lo stiamo aspettando da un giorno all'altro. Entro la fine del mese dovvrebbe completare questa sua ennesima missione». Christian Appennini ha fatto la scuola militare a Caserta e si è arruolato in Areonautica nel 1989 quando aveva soltanto 17 anni: «C'e' voluto il consenso dei miei genitori essendo minorenne. Una scelta che rifarei ancora oggi. Mi trovo molto bene in Areonautica e sono innamorato del lavoro che svolgo. Un lavoro difficile e di sacrificio che però viene spesso ripagato dal sorriso di un bambino o dalla stretta di mano di un vecchio che abbiamo soccorso e magari salvato da morte certa». Appennini ha ancora negli occhi e nel cuore una vicenda capitatagli quattro anni fa durante l'ultima missione in Afganistan, una terra poverissima: «Abbiamo soccorso un bambino di tredici anni, Monir, che rischiava di perdere entrambe le gambe: Ci siamo mobilitati e, grazie anche all'intessamento dell'allora commissario della CRI Maurizio Scelli, siamo riusciti a trasferirlo all'ospedale di Kabul dove è stato operato. Non dimenticherò mai il viso del padre che mi ha regalato la cosa più preziosa che aveva: una sua fotografia!». ANCHE DALLA missione in Irak nel 2003 Christian Appennini ha numerosi ricordi: «Siamo stati tra i primi ad accorrere a Nassirya a portare aiuto ai numerosi feriti e a recuperare i corpi dei caduti. Una esperienza questa che non potrà mai essere dimenticata così come quella vissuta nel 2001 in Kosovo quando andammo con l'elicottero a recuperare le salme di due nostri Alpini oppure come quella in Afganistan quando partecipanno all'operazione di recupero dei corpi dei 17 soldati spagnoli precipitati con il loro elicottero. Tra questi c'era anche un mio carissimo amico, pure lui infermiere del contingente di pace».


Dure accuse dagli infermieri «Reparti a rischio paralisi»

La Nazione del 27/10/2008 ed. Pisa p. 23

Ospedale, è sciopero: «Gravi carenze di personale»

INFERMIERI di nuovo alla carica contro l'Azienda Ospedaliera. A puntare il dito è ancora il Nursind, fortissimo sindacato di categoria (oltre 400 iscritti solo a Pisa) che ha proclamato lo sciopero nazionale del prossimo 31 ottobre: «Ad oggi - dichiara il segretario Daniele Carbocci - l'azienda è inadempiente rispetto alla normativa sul diritto di sciopero in quanto non ha provveduto a effettuare le comunicazioni al personale che dovrebbe prestare i servizi minimi in quanto contingentato così come previsto nell'Accordo Nazionale «Norme di garanzia dei servizi pubblici essenziali», nonostante la diffida inviata da questo sindacato. Come se non bastasse, l'accordo sui contingenti minimi in caso di sciopero nell'Aoup risale al 2001, quando l'organizzazione aziendale era fondamentalmente diversa da oggi, tanto da non prevedere nei contingenti minimi molte Unità operative e servizi che, seguendo la normativa sul diritto di sciopero, rischiano di essere completamente sguarnite di personale infermieristico qualora esso volesse aderire allo sciopero, dovendo nel caso ricorrere alla precettazione». «GIÀ DUE ANNI fa - continua Carbocci - in occasione dello sciopero proclamato da NurSind l'Aoup aveva mostrato tutta l'inadeguatezza organizzativa rispetto alle procedure da seguire in caso di sciopero tanto che solo il senso di responsabilità degli infermieri e del sindacato avevo scongiurato il ricorso al prefetto. Oggi siamo esattamente nella stessa situazione non avendo l'azienda provveduto a rinegoziare e aggiornare l'accordo sui contingenti minimi di personale in caso di sciopero». Tra le richieste del Nursind: «Eliminare la sottrazione di risorse economiche dai fondi per la contrattazione aziendale verso i bilanci aziendali in caso di malattia; togliere il dirottamento del 20% dei risparmi derivanti dal rapporto di lavoro part-time, dal fondo della produttività al bilancio aziendale; eliminare il discrimine rispetto al lavoro privato nella fruizione dei permessi di cui alla legge 104/92; eliminare le penalizzazioni stipendiali per chi effettua donazione di sangue o midollo; rivedere le modifiche introdotte al decreto legislativo 66/2003 che aumentano la flessibilità del lavoro e riducono il diritto al riposo dopo il turno di reperibilità; il riconoscimento del carattere usurante del lavoro infermieristico; l'aumento ragionevole nello stanziamento economico per il rinnovo dei contratti (inflazione programmata all'1,7 per cento contro un'inflazione reale del 4,1 per cento); la possibilità di svolgere l'attività libero professionale in regime di esclusività o aperta all'extramoenia senza incompatibilità che rappresentano una palese discriminazione rispetto ad altri professionisti del Ssn; l'istituzione dell'Ordine professionale degli Infermieri; la detassazione delle ore straordinarie, come previsto per i lavoratori dipendenti del privato. Oltre a queste rivendicazioni si aggiungono quelle di carattere lcoale sulla carenza nelle dotazioni organiche di infermieri che costringono il personale a turni massacranti».


Ma c'è chi chiama per un'influenza
o perché soffre di solitudine

Eco di Bergamo del 26/10/2008 p. 15

Sono di postazione al Teatro Donizetti. Sono appena rientrati da un soccorso a un'anziana signora con problemi intestinali e il cellulare squilla un'altra volta. Si segna su un foglietto un codice verde, le informazioni che arrivano dalla centrale fanno presagire che sia una cosa tranquilla. Ma non si può mai dire. Vomito e dissenteria. Sono le 22 circa in centro città. I ragazzi si stanno ritrovando davanti alle colonne di porfido e qualcuno esce dal cinema, qualche turista al bar in una serata d'autunno. L'aria è fredda e si scivola sulle foglie cadute. Vomito e dissenteria. Si parte. A casa, un normale appartamento di condominio, si entra dal garage. Un vicino chiede cosa sia successo e si ferma a pulire l'auto. In casa i genitori, la mamma allettata e due ragazzine che guardano la tv. Tutto suona da sindrome influenzale. Arriva anche la guardia medica.
«C'è chi magari aspetta tutta una notte prima di chiamare per dire che sta male - spiegano dalla centrale Enzo Albergoni e Giovanni Mantecca, infermieri al centralino del 118 - e chi invece chiama subito, sia l'ambulanza che la guardia medica. Così s'impegnano numerose risorse tutte per un paziente che tra l'altro con una piccola auto diagnosi potrebbe facilmente capire da solo che non è nulla di grave. Il problema è che poi magari bisogna correre per delle chiamate più urgenti e si è impegnati nei soccorsi di minore entità».
«C'è parecchia ignoranza nelle persone - spiegano Paolo Carrara e Maurizio Cassi, infermieri 118 -: non capiscono che è differente chiamare la guardia medica e il Pronto soccorso mentre per la maggior parte dei cittadini sono la stessa cosa. La guardia medica è un medico appunto che arriva in casa e può fare una diagnosi, l'ambulanza è un servizio di primo soccorso ma il medico e l'infermiere si muovono sull'auto medica solo in casi di gravissime condizioni. Quindi in questo caso per avere una consulenza medica bisogna necessariamente lasciare l'abitazione e raggiungere l'ospedale».
«Soprattutto in città - spiegano ancora gli operatori del 118 - non esiste più l'auto diagnosi, ci si preoccupa per tutto, e si chiama anche per un vomito e diarrea. Mentre nelle valli è diverso: si muovono di più da soli per raggiungere gli ospedali più vicini e di solito le chiamate sono realmente sul bisogno». Alla centrale operativa c'è la telefonata della signora depressa che chiama cercando un operatore che la sta ad ascoltare oppure i casi di solitudine degli anziani che cercano una parola di conforto. In una notte 86 chiamate per 38 interventi in tutto il territorio provinciale.
«In alcune case vediamo anche tante storie di solitudine - spiega Fausto Bergamelli, operatore 118 - anziani in particolare molto soli oppure con la badante che non capisce i sintomi, pochi con i parenti presenti». Quando salgono dalla anziana signora, in casa con il suo cane, la badante sudamericana e la figlia, l'atmosfera è tetra. La casa grande e di pregio. Dolori intestinali. È necessario fare controlli in ospedale. «Ora muoio» dice la signora che cerca insistentemente con gli occhi la figlia. È il suo faro, il garante della sua salute. Senza di lei è persa. Come i tanti anziani che non hanno nessuno vicino.

Alla D'Annunzio il boom dei laureati precoci

Il Centro del 27/10/2008 ed. Nazionale p. 7

Nel 2006 sono stati 3518 su 5718 neo-dottori: quasi 1200 in più rispetto al 2005

PESCARA. Li chiamano i laureati «precoci». Sono quelli che riescono a conseguire il titolo spingendo sull'acceleratore e lasciando indietro i colleghi di corso iscritti nello stesso anno. Un anno o due bastano a bruciare sul tempo gli altri: dalla loro parte hanno i crediti maturati nella professione o riconoscimenti di legge. Nel 2007 la diffusione dei primi dati suscitò polemiche e precisazioni da parte del ministero dell'Università e della Ricerca, all'epoca guidato da Fabio Mussi, così come dai piani alti dell'università «Gabriele d'Annunzio». Un anno dopo, il caso riesplode con un articolo - pubblicato in prima pagina dal Corriere della sera firmato da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella - sul «business» dei dottori a tempo di record che chiama in causa l'ateneo di Chieti-Pescara e quello di Siena che sfornano la metà dei laureati precoci italiani (11.874 in totale): alla D'Annunzio, in un anno sono passati dai 2354 del 2005 ai 3518 del 2006, ben 1164 in più.
Ma non è solo il raffronto con l'anno precedente a suscitare sorpresa: è anche la percentuale elevata dei turbo-laureati a Chieti e Pescara, il 61.5% del totale, mentre è elevatissimo il numero di chi è diventato dottore nel 2006 in un solo anno: 3046 persone, il 53% dei 5718 laureati (che erano stati 4290 del 2005).
Sono le cifre contenute nel rapporto 2007 sull'università elaborato dal Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario (Cnvsu), in base al quale, nel 2006, il numero delle lauree veloci in Italia è cresciuto del 57%, (arrivando al 6,83% del totale). E il 46% dei laureati precoci - raccontano sul Corriere della sera i due autori dell'inchiesta record di vendite «La Casta» - sono iscritti a due solo atenei: quello abruzzese e quello toscano.
Quando, due anni fa, il caso esplose per la prima volta, l'allora ministro Mussi sentenziò: «O siamo di fronte a università di soli geni, oppure c'è qualcosa che non va». Le università replicarono che il boom delle lauree sprint era da addebitare al sistema della riconversione dei crediti: studenti lavoratori che, grazie ai meccanismi introdotti inizialmente dalla riforma Berlinguer nel 1999, poi affinati dalla riforma Moratti, consentivano sostanzialmente a chiunque di avere un taglio drastico sui crediti universitari (180 quelli necessari per laurearsi) sulla base del curriculum lavorativo, ma anche di vecchi esami universitari e di precedenti esperienze formative. Bastava una convenzione stipulata dal datore di lavoro in base a un'applicazione «disinvolta» (questa fu la definizione del Miur), operata dalla legge finanziaria del 2002, della norma generale che riconoscere valore all'esperienza formativa acquisita sul lavoro. Dipendenti pubblici, finanzieri e poliziotti, giornalisti aspiranti al titolo si riversarono nelle segreterie grazie al progetto «Laureare l'esperienza» per chiedere l'iscrizione, ottenendo ampi sconti sui crediti, mentre le università in perenne crisi finanziaria incassavano il pagamento delle tasse.
Ma a leggere i dati, spiega il professor Mario Bressan, fino alla primavera scorsa responsabile del Nucleo di valutazione della D'Annunzio e oggi direttore della Scuola superiore dell'ateneo, si scopre che la realtà è più complessa di quanto appaia. Anche se, sostiene «il sistema del riconoscimento dei crediti andrebbe abolito o limitato agli atenei telematici: all'università deve andare gente giovane, anche perché vedere persone più grandi che si laureano saltando a piè pari gli esami è diseducativo. Questo meccanismo insano c'è solo nel nostro Paese». Non bisogna però commettere l'errore, sottolinea, di mettere sullo stesso piano fenomeni diversi: «Nel nostro ateneo, la maggior parte delle lauree precoci riguarda discipline mediche: la maggior parte di chi arriva alla laurea in uno o due anni è un infermiere o una infermiera a cui la legge 42 del '99 già riconosce l'equipollenza del diploma regionale triennale: persone che, dopo anni di lavoro, per prestigio, decidono di iscriversi all'università e con uno o due esami ottengono il diploma. La differenza tra noi, Siena e altre università» chiarisce Bressan, «è che alcuni atenei neppure li iscrivono: gli danno la laurea e basta».
Dei 3518 laureati precoci, infatti, più dell'80% risulta avere conseguito il diploma in discipline mediche, il 7 per cento in Economia e management, il 4% in Servizio sociale, il 2% in Sociologia, il 5% negli altri corsi. Solo per fare alcuni esempi, nel 2006 sono stati 1330 i laureati in Fisioterapia, mentre 890 persone hanno conseguito la laurea infermieristica, 202 in Tecniche di laboratorio biomedico e 150 in Dietistica. «Per laurearsi, agli infermieri basta fare un esame d'inglese, uno di bioetica e poco altro» specifica Bressan.
Gli altri numeri, in effetti, sono assai più piccoli, anche se significativi: nel 2006 sono stati 103 i laureati in Economia e management, 149 in Servizio sociale, 57 in Sociologia. «Diverso dal caso degli infermieri è il percorso di chi non ha mai frequentato corsi post-secondari e si è visto riconoscere una valanga di crediti per le attività lavorative, fenomeno a cui lo stesso ministro Mussi mise un freno» afferma Bressan. Con un decreto legge dell'ottobre 2006, infatti, venne vietata l'attribuzione di crediti superiori a un anno. «In questo si è esagerato e ci siamo stati dentro anche noi, ma ora la situazione è diversa e il fenomeno, tolti alcuni casi particolari, non è così clamoroso. Oggi le maglie sono più strette». Certo, ammette Bressan, «lo Stato è stato leggero», e le università hanno usato l'opportunità per arruolare iscritti e guadagnare: «Lo stimolo è stato fare cassa. Ma va detto» conclude, «che questi laureati non portano maggiori contributi dal ministero, perché sono esclusi dal computo del Fondo di funzionamento ordinario».


Infermiere volontarie: cittadinanza onoraria

Il Piccolo di Trieste del 27/10/2008 ed. Nazionale p. 16

Il consiglio comunale ha premiato il loro «storico impegno»

Una sala del consiglio comunale gremita di gente ha fatto da cornice, ieri mattina, alla cerimonia di consegna della Cittadinanza onoraria alle Infermiere volontarie della Croce rossa italiana, che proprio quest'anno festeggiano il secolo dalla fondazione del Corpo.
L'evento era inserito nel contesto delle solenni celebrazioni organizzate per i novant'anni dalla fine della Prima guerra mondiale e per il cinquantaquattresimo del ritorno dell'Italia a Trieste. Allo scoppio della guerra, nel 1915, il Corpo disponeva di circa 4mila infermiere che raddoppiarono nel corso del conflitto, raggiungendo le 8500 unità sotto la guida della Duchessa d'Aosta. Le infermiere furono impiegate, oltre che nelle Unità sanitarie sulla linea del fronte, anche in tutte quelle strutture ospedaliere, che erano sorte ovunque sul territorio italiano per sopperire alle necessità dei militari feriti.
Il Consiglio comunale è stato convocato per l'occasione in seduta straordinaria. A rappresentare il sindaco, Roberto Dipiazza, impegnato in altre fasi del cerimoniale di questi giorni, è stato l'assessore Michele Lobianco. «Le volontarie della Croce rossa italiana - ha detto l'esponente dell'esecutivo - da un secolo scrivono pagine valorose. In particolare, nel corso del primo conflitto mondiale, contribuirono anche con il sacrificio di vite umane». A Redipuglia, a testimonianza della generosità dimostrata dalle volontarie della Croce rossa italiana, nel corso della guerra conclusasi nel 1918, riposa la salma di una di esse, Margherita Parodi. Un saluto alle ospiti è stato fatto anche dal presidente del Consiglio comunale, Sergio Pacor, che ne ha riconosciuto «il grande valore in numerosi frangenti della storia».
A ritirare la cittadinanza onoraria è stata l'ispettrice per il Friuli Venezia Giulia delle volontarie, Anna Maria Cassar, la quale, dopo aver ricordato che «purtroppo siamo in una fase storica nella quale non sono molto numerose le domande d'ingresso nel nostro corpo», ha detto che «lo spirito delle volontarie rimane sempre giovane». (u.s.)


Tagli agli organici, venerdì sciopero degli infermieri

Il Piccolo di Trieste del 27/10/2008 ed. Gorizia p. 2

I PROBLEMI - Il Nursind: «Ritmi di lavoro sempre più intensi. Mancano 70 operatori a Gorizia e Monfalcone» - SANITA' - La denuncia: «Rischiamo il collasso. L'età media si alza sempre di più e continuano a essere assunte figure professionali a gettone»

di FRANCESCO FAIN
«Rischiamo il collasso. Mancano dai 60 ai 70 infermieri nei due ospedali di Gorizia e di Monfalcone. Inoltre, l'età media di coloro che sono già al lavoro aumenta sempre di più».
A lanciare l'allarme è il Nursind provinciale che annuncia l'adesione allo sciopero nazionale di venerdì. «In quell'occasione, distribuiremo volantini davanti all'ospedale civile e al nosocomio di Monfalcone. Verranno garantiti - spiega il segretario provinciale Nursind Gorizia Luca Petruz - i servizi minimi, ovvero gli interventi d'urgenza. Le motivazioni che stanno alla base della mobilitazione sono conseguenti allo stato di estrema sofferenza in cui versano gli infermieri italiani. Penalizzanti le continue riorganizzazioni dei vari sistemi sanitari regionali, l'aumento della responsabilità professionale nella presa in carico dello stato di salute dei cittadini, la cronica carenza nel mercato del lavoro della risorsa infermieristica, la reale usura dei lavoratori che per tutta la carriera svolgono il lavoro notturno e garantiscono la copertura del servizio nelle 24 ore, i magri stipendi che non valorizzano una professione indispensabile per ogni sistema sanitario pubblico o privato».
Accanto a tutto ciò - prosegue il Nursind - «si è ritenuto di procedere ai tagli dei fondi contrattuali e degli stipendi degli infermieri, piuttosto che adeguarli alla media salariale europea e far riconoscere l'alto valore sociale della professione».
Fra le richieste, il sindacato chiede «il riconoscimento del carattere usurante del lavoro infermieristico; l'aumento ragionevole nello stanziamento economico per il rinnovo dei contratti; l'istituzione di un'area contrattuale separata per il personale infermieristico e per le professioni sanitarie; la possibilità di svolgere l'attività libero professionale in regime di esclusività o aperta all'extramoenia senza incompatibilità; l'istituzione dell'ordine professionale degli infermieri; la detassazione delle ore straordinarie, come previsto per i lavoratori dipendenti del privato».
«I punti sopra citati - conclude il segretario provinciale Nursind, Petruz - rappresentano anche le ragioni dello sciopero nazionale di 24 ore proclamato per il prossimo 31 ottobre 2008. E per l'occasione abbiamo realizzato un documento, denominato "Le 10 note", ovvero i dieci punti che stanno più a cuore agli infermieri italiani, che auspichiamo venga seriamente preso in considerazione dai parlamentari italiani, per risolvere l'annosa questione infermieristica».


Venerdì sciopero degli infermieri

Il Piccolo di Trieste del 27/10/2008 ed. Gorizia p. 0

Il Nursind: «Troppi tagli. Mancano 70 operatori a Gorizia e Monfalcone»

GORIZIA «Rischiamo il collasso. Mancano dai 60 ai 70 infermieri nei due ospedali di Gorizia e di Monfalcone. Inoltre, l'età media di coloro che sono già al lavoro aumenta sempre di più». A lanciare l'allarme è il Nursind provinciale che annuncia l'adesione allo sciopero nazionale di venerdì. «In quell'occasione, distribuiremo volantini davanti all'ospedale civile e al nosocomio di Monfalcone. Verranno garantiti - spiega il segretario provinciale Nursind Gorizia Luca Petruz - i servizi minimi, ovvero gli interventi d'urgenza. Le motivazioni che stanno alla base della mobilitazione sono conseguenti allo stato di sofferenza in cui versano gli infermieri. Penalizzanti le continue riorganizzazioni dei vari sistemi sanitari regionali». lA pagina 15


Quaranta assunzioni all'Asl 4. C'è tempo fino al 30 ottobre

Il Tirreno del 27/10/2008 ed. Prato p. 4

PRATO. L'Asl 4 di Prato ha bandito dodici concorsi per l'assunzione di un totale di 41 posti disponibili: infermieri, tecnici e medici. I bandi sono pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale 76 del 30 settembre. I termini scadranno il 30 ottobre. Questa tornata di assunzioni rientra nell'accordo sottoscritto dall'Asl 4 lo scorso aprile insieme alle organizzazioni sindacali. In totale era previsto che entro il 2008 si sarebbero effettuate oltre duecento assunzioni, tra posti a tempo indeterminato e regolarizzazione dei precari. Tenendo conto che si tratta di concorsi pubblici, e che quindi tutti vi possono partecipare, non è detto che i concorsi finalizzati alle stabilizzazioni vadano poi a buon fine. Ecco comunque nel dettaglio i posti. 16 posti di collaboratore professionale sanitario infermiere. Serve come titolo di studio la laurea di primo livello in"Infermieristica" ovvero il diploma universitario di infermiere. La figura dell'infermiere è quella che storicamente risulta più carente nell'Asl 4: un po' perché ogni anno sono pochi i nuovi infermieri che escono dall'università, un po' perché nonostante le frequenti assunzioni risultano ricorrenti anche le richieste di trasferimenti in altre sedi. 6 posti di dirigente medico farmacista, disciplina farmacia ospedaliera. Occorre una laurea in Farmacia o in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche specializzazione nella disciplina di Farmacia Territoriale o equipollente. 3 posti di dirigente medico disciplina cardiologia. 3 posti di collaboratore professionale sanitario ortottista/assistente di oftalmologia. E' necessaria una laurea di primo livello in"Ortottica ed assistenza oftalmologica" ovvero diploma universitario di ortottista-assistente di oftalmologia. 3 posti di collaboratore professionale sanitario-logopedista. Come titolo di studio occorre la laurea di primo livello in"Logopedia" ovvero il diploma universitario di logopedista. 2 posti di dirigente medico disciplina ginecologia e ostetricia. 2 posti di collaboratore professionale sanitario fisioterapista. 2 posti di collaboratore professionale sanitario terapista della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva. 1 posto di collaboratore professionale sanitario dietista. 1 posto di collaboratore professionale sanitario tecnico audiometrista. 1 posto di dirigente medico disciplina reumatologia. 1 posto di dirigente medico disciplina nefrologia. I bandi dei concorsi sono pubblicati sulla Gazzetta ufficiale n.76 del 30 settembre 2008. Le domande di partecipazione dovranno essere indirizzate al direttore generale dell'Asl 4 di Prato, Ufficio Concorsi (Viale della Repubblica 240, 59100 Prato). Per chiarimenti o informazioni i candidati potranno rivolgersi all'Ufficio concorsi dell'Asl 4, tel. 0574-434830.


«Si faccia chiarezza sul 118»

Il Tirreno del 25/10/2008 ed. Empoli p. 11

Le richieste del sindacato su infermieri e doppia centrale - IL CASO Mancano navigatori satellitari

PONTEDERA. Il sindacato Fp.Cgil di Pisa vuole fare chiarezza - come scrive Michele Orsi - sull'organizzazione del 118 di cui difende il modo di operare, individuandone al tempo stesso alcuni punti critici. Tanti i nodi da sciogliere a cominciare dagli infermieri, dalla centrale di secondo livello, per finire alle dotazioni più strettamente connesse agli interventi.
«Oggi non è più pensabile affidare l'emergenza solamente al personale non sanitario, sia all'interno della centrale operativa e ancora di più sul territorio. Questo non significa demonizzare il lavoro delle associazioni di volontariato alle quali va riconosciuto il merito di avere inventato l'emergenza quando il nostro sistema sanitario non si preoccupava assolutamente di quello che succedeva al di fuori le mura dei propri ospedali», spiegano i rappresentanti della Cgil all'interno dell'Asl 5.
Sono stati formati i primi cinque infermieri e da pochissimi giorni è partito il corso per altri sei. «Come organizzazione riteniamo che l'inserimento di un infermiere che collabori con il medico in servizio debba essere esteso al più presto a tutto il territorio provinciale. Non è accettabile che al cittadino di Volterra o di Pisa sia offerto un servizio diverso da Pontedera». Inoltre, l'Usl paga consistenti somme alle associazioni per il lavoro svolto dal personale delle centrali ma «le associazioni riducono non di poco la cifra che arriva nelle tasche dei lavoratori, adducendo motivazioni inconsistenti come la spesa per le divise (che non gli vengono fornite) e corsi di formazione (sono anni che non ne fanno)».
Rispetto alla centrale di secondo livello il sindacato chiede «chiarezza sul progetto e maggiori tutele e riconoscimenti per il personale che ha gestito la centrale operativa fino ad oggi dando più del dovuto. I primi 5 infermieri adibiti al 118 saranno impiegati sia sull'auto-medica che in centrale operativa». La Cgil chiede lumi sul'auto medica, promessa da tempo e ancora non entrata in funzione, come abbiamo scritto anche su questa cronaca nei giorni scorsi.
Stesse domande sull'uso di navigatori-localizzatori satellitari e di un sistema radio efficiente. «Non si possono affidare le comunicazioni - sostiene il sindacato - ai cellulari con i buchi di copertura che ci sono in alcune zone del nostro territorio».
Per quanto riguarda lo scarso interesse che hanno avuto i bandi di selezione per gli infermieri, «dobbiamo dire che le incertezze del nuovo servizio hanno fatto la loro parte, ma soprattutto ha giocato un ruolo importante la parte economica, che contrattualmente vede il personale adibito a questo servizio in posizione sfavorevole rispetto ad altri settori nonostante sia ad alto rischio».


Siena/Infermiere sbaglia farmaco, paziente in coma

ItaliaSera del 25/10/2008

Un uomo è ricoverato in coma al policlinico Santa Maria alle Scotte, a Siena, a causa di un errore nella somministrazione di un farmaco. Lo ha reso noto la direzione dell'Azienda ospedaliera senese dopo che l'edizione fiorentina del quotidiano la Repubblica ha reso nota la vicenda. Un infermiere, già sospeso in via cautelativa dall''attività, ha iniettato insulina al posto di eparina provocando così il grave danno al paziente.
La struttura ospedaliera, che si riunisce nei casi di rischio clinico, "ha individuato con sicurezza - scrive il comunicato diramato dall'Ente - l'errore di somministrazione, i tempi e i modi, confermando quindi l'ipotesi del fattore unicamente umano alla base dell'errore compiuto dall'infermiere, che ha iniettato insulina al posto di eparina provocando così il gravissimo danno al paziente".
Il fatto si è verificato nella notte tra il 21 e il 22 ottobre scorsi.


Infermieri: anche a Parma il sindacato Nursing Up

La Gazzetta di Parma del 26/10/2008 p. 22

APERTA UNA SEDE AL MAGGIORE

OSPEDALE APERTA UNA SEDE AL MAGGIORE Infermieri: anche a Parma il sindacato Nursing Up La segretaria regionale: «Conferire un rilievo maggiore alla categoria» II Rivendicare i propri diritti ed allinearsi ai parametri normativi europei. Con queste prerogative, Nursing Up, il sindacato aziendale dei Professionisti Sanitari della Funzione Infermieristica, apre una sede locale a Parma. «Siamo molto contenti di trovare spazio in una realtà come la vostra, dalla quale ci aspettiamo il massimo appoggio e un'adesione massiccia di infermieri», spiega Francesca Batani, segretaria regionale del sindacato, nato per cercare di conferire un rilievo maggiore alla categoria, tutelarne i diritti e sottolinearne le specificità. «Il ruolo dell' infermiere, oggi, è, spesso, sottovalutato o dato per scontato», precisa Elisabetta Azzali, membro della sezione locale del sindacato, che ha sede all'interno dell'Ospedale Maggiore. «Non si deve dimenticare, però, che, i nostri compiti, sono tanti, e tutti di grande importanza e responsabilità». Responsabilità, il più delle volte, poco riconosciute.  A. F.


in breve
La Sicilia del 26/10/2008 ed. Nazionale p. 43

SANITÀ Delegazioni infermieri a Roma L'on. Nino Minardo ha ricevuto a Roma una delegazione di infermieri in rappresentanza della provincia di Ragusa con una delegazione nazionale. Durante l'incontro, al quale era presente anche il segretario nazionale del Nursind, Andrea Bottega, sono state esposte le problematiche che investono il settore infermieristico nazionale. Chiedono che venga riconosciuto adeguatamente il ruolo centrale degli infermieri nel sistema sanitario nazionale. Rivendicano il riconoscimento del lavoro degli Infermieri come usurante, l'istituzione di un'area contrattuale autonoma ed una maggiore dignità economica, l'ampliamento del numero chiuso per accedere ai corsi di laurea infermieristica, un nuovo modello organizzativo con l'inserimento di figure di supporto nell'organizzazione dei servizi sanitari. "Ho ascoltato le ragioni della loro protesta - ha detto Minardo - manifestando la mia disponibilità ad approfondire gli argomenti delle loro rivendicazioni e a tal fine ho già provveduto a chiedere, nel breve periodo, un incontro con il Sottosegretario di Stato al Lavoro, Salute e Politiche Sociali, Ferruccio Fazio, per discutere ed individuare una rapida soluzione del problema. Le dotazioni organiche e l'organizzazione del lavoro sono gli attuali punti critici del sistema che condizionano, da un lato, il diritto del cittadino alla ricezione di prestazioni sanitarie adeguate, dall'altro, il diritto di garantire e tutelare la figura dell'Infermiere ovvero di un professionista della Sanità".


Scienze infermieristiche,
boom di domande per l'ammissione

L'informazione del 27/10/2008 ed. Modena p. 10

sono 211 gli studenti che ambiscono a conquistare uno dei 21 posti disponibili per la laurea specialistica in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia,che l'anno scorso ha fatto per la prima volta il suo esordio nell'offerta didattica dell'ateneo. Un test di ammissione stabilirà la graduatoria degli ammessi. La prova si terrà domani a Modena presso le aule del Centro servizi didattici della facoltà di Medicina e Chirurgia (via del Pozzo 71).L'esame avrà inizio alle ore 11. Anche quest'anno il corso di laurea specialistica ha registrato un eccezionale boom di domande di ammissione.L'iniziativa formativa ospitata a Reggio Emilia, mira a preparare personale sostenuto da una formazione culturale e professionale, per intervenire nei processi gestionali, formativi e di ricerca nel complesso delle professioni sanitarie di infermiere,ostetrico,infermiere pediatrico, esprimendo competenze avanzate di tipo assistenziale,educativo e preventivo e di qualità dei servizi e gestire le esigenze della collettività,lo sviluppo di nuovi metodi di organizzazione del lavoro,l'innovazione tecnologica e informatica,l'omogeneizzazione degli standard operativi a quelli dell'Unione Europea.A contendersi uno dei 21 posti disponibili si presenteranno in 211,praticamente si avranno 10 candidati per ogni studente ammesso. Molto più numerose le donne che saranno 148 (70,14%). Studenti universitari in aula


Infermiere sbaglia farmaco, paziente in coma

Il Giornale della Toscana del 25/10/2008 p. 15

Ospedale Le Scotte, l'azienda ospedaliera senese avverte la Procura e sospende il sanitario

«Acausa di un errore nella somministrazione di un farmaco, un paziente della provincia di Siena, ricoverato nell'Unità operativa di Chirurgia dell'aorta, è ricoverato in coma nel reparto di rianimazione del policlinico Santa Maria alle Scotte di Siena». È quanto afferma in un comunicato la direzione aziendale dell'Azienda ospedaliera-universitaria senese dopo che l'edizione fiorentina del quotidiano la Repubblica ha reso nota la vicenda. La direzione aziendale ha attivato l'unità di crisi per stabilire le dinamiche dell'accaduto. La struttura, che si riunisce nei casi di rischio clinico, «ha individuato con sicurezza - scrive il comunicato l'errore di somministrazione, i tempi e i modi, confermando quindi l'ipotesi del fattore unicamente umano alla base dell'errore compiuto dall'infermiere che ha iniettato insulina al posto di eparina provocando così il gravissimo danno al paziente». L'evento, si precisa ancora, si è verificato nella notte tra il 21 e il 22 ottobre scorsi ed è stato segnalato dalla stessa direzione aziendale alla procura della Repubblica di Siena. L'infermiere è stato «sospeso in via cautelativa». L'ospedale Le Scotte di Siena è già nella bufera per un altro grave fatto di cronaca avvenuto nel 2007 e la cui udienza preliminare è iniziata in questi giorni. La vicenda dello scambio dei gas medicali che provocò la morte di un uomo. Nella nuova sala angiografica del Policlinico Le Scotte i due chirurghi stanno isolando le arterie femorali per inserire una protesi aortica. L'intervento è in anestesia locale. Per distrarre il paziente, un pensionato di 73 anni, fanno battute. E lui, sotto la mascherina dell'ossigeno, sta al gioco. È simpatico, vivace. Racconta che va ancora a ballare. Poi d'un tratto non risponde più, e un attimo dopo smette di respirare. Inutili tutti i tentativi di rianimarlo. Così, quel 27 febbraio 2007, un intervento mini-invasivo si trasforma in dramma. È l'inizio di una vicenda che sta scuotendo ancora Siena prima del caso di ieri. L'impianto di erogazione dei gas medicali - ossigeno, protossido di azoto e aria compressa - è stato installato dalla Ossitalia di Bitonto. La magistratura indaga sul funzionamento dell'impianto. L'ipotesi che vi sia stato un incrocio di tubi, ritenuta molto verosimile dai carabinieri del Nas, è basata solo su testimonianze e su dati logici, perché qualche ora dopo che un tecnico aveva dato l'allarme, e che la sala era stata chiusa a chiave, una ispezione degli ingegneri dell'ospedale e del tecnico della ditta installatrice ha escluso scambi di tubi. Adesso una nuova brutta storia travolge il policlinico senese con un errore nella somministrazione di un farmaco che potrebbe costare la vita a un paziente.

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