La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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martedì, gennaio 27

27 gennaio, il giorno della memoria


27 GENNAIO, IL GIORNO DELLA MEMORIA

Hai Perso tanto tempo nella tua vita,

ora resta solo a guardare questo video,

e che nella tua mente, rimangono impresse queste immagini,

cosi quando ti verra un capriccio,

al sol pensar, di far del male ad un'amico,

di non voler una cosa perchè non ti piace,

di disprezzare gli altri.

Pensa la persona che hai a fianco cosa sia capace di fare,

non permetterlo mai più,

che solo con il pensiero si possa offendere un tuo fratello.

No mai più,

oggi e sempre,

27 Gennaio un giorno come tanti, ma loro vivranno sempre, in ogniuno di noi .

Giovanni Sicignano

Omaggio a Michael Jackson

Omaggio A Michael Jackson



You Are Not Alone - Michael Jackson

una delle canzone più belle al mondo

ora dedicata a lui.....




Get a playlist! Standalone player Get Ringtones



Canzone Tradotta:


Non Sei Solo

Un altro giorno é passato, e sono ancora solo
come puo essere? tu non sei qui con me
non hai mai detto arrivederci, qualcuno mi dica perché
te ne sei dovuta andare, e lasciare il mio mondo cosi freddo

Ogni giorno mi siedo e mi chiedo
come ha fatto l'amore a fuggire?
sento un sussurro nell'orecchio che dice

che tu non sei solo
ci sono io qui con te
pensavo tu fossi lontano
io sono qui per restare

Non sei solo
io sono qui per te
pensavo fossimo diversi
tu sei sempre nel mio cuore
non sei solo

tutto solo, perché, oh..

L'altra notte pensavo di sentirti piangere
chiedendomi di venire e di abbracciarti
posso sentire le tue preghiere, porterò il tuo fardello
ma prima ho bisogno la tua mano, poi per sempre inizierà

Oh, sussurra tre parole e io verrò correndo
volo.. e ragazza tu sai che ci sarò
sarò li

Non da solo
Non sei solo, non sei solo

Raggiungimi baby
al mattino e alla sera
non sei solo, non sei solo
tu ed io, non da solo, oh, insieme, insieme,..


Ciao Michael ci rivedremo in Paradiso.
Con Amore un tuo Fan....


mercoledì, gennaio 21

Partorisce a casa, l'ambulanza prende a bordo solo la bambina

Cinquanta minuti per soccorrere la donna e portarla in ospedale La denuncia in Procura del marito pilota: Sedici minuti per fare quattro chilometri «Ho implorato l'infermiere di aiutare mia moglie» «Hanno detto di avere un civico sbagliato»
di GIULIO MANCINI
Ha partorito in piena notte sul letto di casa sua. Ma per riuscire ad arrivare in ambulanza all'ospedale ha impiegato cinquanta lunghissimi, interminabili e maledettissimi minuti. Quasi un'ora di tempo per coprire una manciata di chilometri mentre, dopo aver partorito la sua bambina che aveva fretta di nascere grazie all'assistenza del marito, la donna era immersa in un lago di sangue. E' oggetto di una denuncia alla Procura della Repubblica e di un'indagine intema all'organizzazione regionale Ares 118 l'incubo vissuto nella notte tra mercoledì e giovedì scorso da una famiglia che vive a Casal Palocco. Fortunatamente tutto è finito per il meglio. Irene, la piccolina, pesa quasi tré chili e mezzo e sorride beata in una culletta della Neonatologia del "Grassi". Mamma Marta, di 38 anni, allatta regolarmente e abbraccia la sua bimba insieme all'altra figliola, la primogenita Elena. Chi non riesce a scrollarsi di dosso il senso di terrore vissuto in quei maledetti cinquanta minuti, pur nella capacità di controllo emotivo tipico di un pilota di jet passeggeri, è Matteo Caruso, papa e "levatrice" occasionale. «Ho avuto tanta paura - dice ú e sono stato solo come se tutto fosse accaduto in chissà quale posto sperduto e non a Roma, in una società che si definisce moderna». L'incubo ha la forma della carta bollata, quella con la quale ha esposto i fatti alla magistratura. Tutto ha inizio ali' 1,20 di giovedì scorso. Marta, al nono mese di gravidanza, si sveglia improvvisamente dal sonno: ha "rotto le acque", sintomo chiaro del travaglio. Pochi istanti dopo nella loro casa di via di Macchia Saponara arriva una seconda forte contrazione: Irene vuole nascere. «Non ho potuto fare altro: ho tirato fuori la bimba, tagliato il cordone ombelicale, l'ho lavata e nel frattempo mia suocera ha chiamato per la prima volta il 118 comunicando quanto stava avvenendo» ricorda Matteo. L'autoambulanza, però, tarda ad arrivare («diranno di avere ricevuto un numero civico dell'indirizzo sbagliato, cosa non vera, visto che al 118 abbiamo fatto ben tré telefonate, due di mia suocera ed una io») mentre invece insorgono le prime complicazioni. «La bimba racconta il pilota con il tremore nella voce ú stentava a respirare, era diventa tutta nera e freddissima e mia moglie giaceva in un letto pieno di sangue. Ero in linea con l'operatore del 118 che mi suggeriva quali manovre di pronto soccorso dovevo fare». La suocera, che aspettava in strada l'arrivo del mezzo di soccorso, ha dovuto rincorrere l'ambulanza su una macchina di passaggio perché l'autista, non avvedendosi del civico, non si era fermato. «Quando finalmente sono arrivati i soccorsi - descrive nella sua denuncia Matteo Caruso - in casa è entrato solo l'infermiere che non ha prestato alcuna attenzione ne a mia moglie ne alla neonata e non mi ha sgravato dalla responsabilità e della mia inesperienza nell'assistere la bimba che tenevo a testa in giù per agevolare la fuoriuscita di liquido proveniente dai polmoni mentre la massaggiavo per agevolare la corretta respirazione». «Quel signore ú si indigna il pilota ú si rende conto della situazione e che fa? Carica solo ...raa^gin in braccieAitoHnba sull'autoambulanza non riscaldata e freddissima. Li imploro di prestare soccorso a mia moglie e mi rispondono che arriverà un'altra autoambulanza e che se proprio devono prendere anche lei lo potranno fare solo sotto la mia responsabilità. Poco dopo, però, decidono di tornare indietro a recuperare anche mia moglie». Ma non è finita. Ritornata in via di Macchia Saponara, l'ambulanza si ferma ma il papa con la piccina sono invitati a restare a bordo, al freddo. «Ho chiamato al telefono mia sorella, che è medico pediatra e si è raccomandata di tenere al caldo Irene perché un colpo di freddo poteva costarle la vita prosegue Caruso - e ho dovuto affrontare una mezza colluttazione con l'infermiere per rientrare a casa e stare al caldo. A quel punto non ci ho visto più ed ho chiamato i carabinieri». Dopo qualche minuto il papa, la mamma e la neonata finalmente insieme partono in ambulanza e raggiungono il "Grassi". «Erano passati 50 minuti dal parto» sottolinea il capo famiglia che nel frattempo sarebbe stato anche sbeffeggiato sul mezzo per il suo accento siciliano. La Dirczione generale dell'Ares 118, «scusandosi per il disservizio vissuto dai pazienti», ha avviato un'indagine intema per accertare le responsabilità. E' stato già accertato che L'ambulanza chiamata per soccorrere la partoriente ha impiegato 16 minuti per percorrere 4 chilometri, di notte e senza traffico l'ambulanza, partita dalla postazione di Acilia, ha impiegato sedici minuti per arrivare in via Macchia Saponara, ad appena quattro chilometri di distanza, in piena notte, con le strade sgombre. «Nei confronti dei responsabili verranno assunti provvedimenti rigorosi» promettono. LAE LA IRENE BENE La direzione dell'Ares 118 si scusa e avvia un'indagine: «Verranno assunti provvedimenti rigorosi» Matteo Caruso ha denunciato il rifiuto dell'infermiere di occuparsi della bimba e di caricare sul mezzo la donna per portarla al pronto soccorso

ELUANA, QUI SI ROMPE IL PRINCIPIO DI LEGALITÀ

Una nuova rottura della legalità, un'ulteriore ferita inferta allo Stato di diritto. L'ultimo atto della vicenda Englaro indigna chi ritiene che l'osservanza delle regole costituisca il fondamento della convivenza civile. Vittima, ancora una volta, Eluana Englaro, alla quale una sorta di «prepotenza governativa» rifiuta il diritto di morire che le era stato riconosciuto da una sentenza definitiva della Cassazione. All'origine della nuova questione si pone un nebuloso provvedimento amministrativo «di indirizzo» assunto, in tutta fretta, dal ministro Sacconi quando pareva che, dopo l'ultima sentenza, la vicenda si stesse avviando al suo epilogo logico e naturale. Abbiamo letto tutti il comunicato con il quale la clinica «Città di Udine» ha reso pubbliche le ragioni della sua decisione: ciò che era stato ormai organizzato, e cioè il ricovero di Eluana e il suo accompagnamento a una morte dignitosa, è stato bloccato per il timore che, infrangendo l'atto di indirizzo ministeriale, alla struttura ospedaliera fosse revocata la convenzione regionale e venissero pertanto a mancare i denari che le consentivano di lavorare. La vicenda solleva, immagino, complessi problemi giuridici di natura amministrativa, coinvolge delicati rapporti di competenza fra Stato e Regioni in materia di sanità, decine di giuristi si interrogheranno sui poteri ministeriali nell'imporre direttive in materia e sui doveri delle Regioni di ottemperarle. Si discuterà, soprattutto, fino a che punto gli elementi di diritto richiamati a sostegno del menzionato atto di indirizzo (un parere del Comitato nazionale di bioetica privo, in realtà, di qualsiasi rilevanza giuridica e una convenzione Onu sui diritti dei disabili non ancora del tutto operativa in Italia e che, comunque, non riguarda specificamente il caso Englaro) siano davvero in grado di giustificare, in qualche modo, il provvedimento ministeriale. Al di là dei possibili cavilli, delle possibili interpretazioni più o meno interessate, c'è peraltro un profilo giuridico, chiarissimo, sul quale non è consentito neppure discutere: che di fronte a una sentenza irrevocabile della Cassazione che, tenendo conto delle leggi operanti in Italia, ha stabilito determi nati principi (ad esempio, che Eluana si trova in una condizione giuridica di coma persistente, che un intervento di idratazione e di nutrizione artificiale mediante sondino ipogastrico non costituisce semplice alimentazione, bensì intervento medico) e ha conseguentemente riconosciuto a Eluana, o a chi per lei, il diritto di staccare quel sondino, nulla, sul terreno giuridico, è più consentito obiettare. La sentenza deve essere eseguita, punto e basta. Nessuno è più legittimato a vietare, bloccare, frapporre ostacoli, ritardare. Al di là delle convinzioni personali di ciascuno di noi sul merito complessivo della dolorosissima vicenda e, conscguentemente, sulla bontà, o meno, della decisione giudiziale assunta dalla Corte Suprema, oggi ci troviamo pertanto, a valle del problema principale, di fronte a una importante questione di principio sulla quale occorre essere chiari, determinati, inflessibili: che le sentenze irrevocabili della Cassazione, piacciano o non piacciano, siano condivise o non siano condivise, devono essere, in ogni caso, applicate, adempiute, eseguite. Infrangere tale regola significherebbe innescare una rottura gravissima del principio di legalità attorno al quale ruota l'intero nostro sistema giuridico. In certo senso, addirittura, fare saltare lo stesso sistema, basato, come sappiamo, sui principi fondamentali secondo i quali il Parlamento legifera, la magistratura interpreta e applica le leggi, l'esecutivo governa rispettando leggi e sentenze. La rottura della legalità appare d'altronde, nel caso di specie, tanto più grave ove si consideri che a impedire l'esecuzione di una sentenza della Cassazione è, addirittura, e ufficialmente, il governo, che frappone un suo atto di indirizzo alla normale, logica e ormai doverosa sequenza di atti e fatti che dovrebbero, ragionevolmente, seguire alle decisioni assunte dai giudici che si sono pronunciati sulla vicenda. E appare ancora più grave ove si rammenti che, in precedenza, vi era già stato il tentativo dell'attuale maggioranza parlamentare di bloccare l'esecuzione della sentenza, sollevando un peregrino conflitto di attribuzione tra il Parlamento e la Magistratura che, per la sua palese inconsistenza, era stato respinto in tempi brevissimi, e con durezza, dalla Corte Costituzionale. Ieri i giornali hanno pubblicato la notizia che, a seguito di una denuncia presentata dai radicali, la Procura di Roma ha iscritto il ministro Sacconi nel registro degli indagati per smessi al competente Tribunale dei Ministri. Non so francamente dire se il ministro abbia, o non abbia, commesso il reato contestato, e se impedendo l'esecuzione della sentenza Englaro abbia addirittura commesso ulteriori reati. Confesso che tali circostanze non mi interessano neppure più di tanto. Mi preoccupa invece, moltissimo, la questione di carattere generale, a un tempo giuridica e politica: la rottura del principio di legalità, l'alterazione degli equilibri fra i poteri dello Stato, l'impressione, soprattutto, che la semplice legittimazione politica ottenuta dal voto popolare si stia trasformando ormai, nei fatti, in strumento di prevaricazione, di sopraffazione, di cancellazione di diritti e garanzie riconosciute dalla legge e dichiarate dai giudici. Se ciò stesse davvero accadendo, se, in particolare, dovesse diventare prassi di governo, sarebbe la fine dello Stato di diritto.

Ospedale al collasso «Manca il personale» L'AsI: serve una deroga al blocco delle assunzioni

OSTIA II Grassi tra un'emergenza e l'altra prova a ripartire. Ieri mattina, infatti, la Asi RmD ha inviato alla Regione Lazio una dettagliata nota contenente la richiesta per l'assunzione di nuovi dieci infermieri ed un medico, tutti da destinare, secondo il piano messo a punto prima dell'estate dal Direttore sanitario del nosocomio di Ostia, Lindo Zarelli, al Dea. La richiesta di deroga al blocco della assunzioni è necessaria a raggiungere il pieno funzionamento dell'ospedale e al miglioramento della funzionalità dei reparti, a partire dal Pronto Soccorso. «La deroga - spiega Zarelli - consentirà l'apertura e la piena disponibilità di tutti i posti letto del Grassi, che torneranno ad essere 293 (come stabilito con la regione Lazio), a fronte degli attuali 274 disponibili. In questo modo porteremo a conclusione il programma di potenziamento dei reparti. Per i nuovi infermieri attingeremo dalle graduatorie ancora aperte di precedenti concorsi espletati dalla Asi RmD, in caso contrario, faremo riferimento a graduatorie di altri ospedali o ricorso alla mobilità». La piena funzionalità del Dea sarà garantita da nuovi 17 posti letto, ai quali si aggiungono anche 6 della terapia subintensiva. In questi nuovi posti letto saranno ricoverati sia i pazienti che necessitano di II piano Dieci infermieri e un medico per potenziare il Dea brevi degenze e sia, quelli che, a seconda delle necessità, sono in attesa di essere ricoverati nei reparti o ad altro ospedale. «Le attese nel Pronto Soccorso - spiega Zarelli - dovrebbero diminuire e comunque, l'assistenza assicurata in tutto il settore dell'emergenza farà registrare un significativo passo avanti, grazie anche all'attivazione di emodina mica, che dalle attuali 6 ore giornaliere entro l'anno sarà funzionante ventiquattro ore su ventiquattro». «I pazienti ricoverati in urgenza - spiega, in proposito, Fabrìzio Ammirati, primario del reparto di Cardiologia dell'ospedale Grassi possono essere sottoposti rapidamente alla diagnosi, mediante coronarografia, e al trattamento, mediante angioplastica coronaria, della cardiopatia ischemica nelle sue varie manifestazioni cliniche. Gli studi dimostrano un sensibile calo della mortalità per malattia cardiovascolare legato all'effettuazione di queste procedure in tempi rapidi». Posti letto Sono quelli attualmente disponibili. Ma potrebbero tornare a essere 293 Posti letto Quelli usati per il Dea più altri 6 posti per la terapia subintensiva

Molinette, Facebook al bando dopo lo scandalo

FACEBOOK è messo al bando anche dalle Molinette. Dopo la vicenda degli infermieri che hanno pubblicato sul social network le fotografie dei pazienti manipolate coni programmi di grafica e dopo l'ispezione degli uomini del garante della privacy, il direttore amministrativo ha inviato una lettera a tutti i dipendenti ricordando che l'utilizzo delweb consentito ai dipendenti è per soli scopi professionali, è cioè ammesso il traffico sui siti Internet di «interesse per l'attività istituzionale». «Nel corso dell'ispezione daparte dell'autorità del Garante per la protezione dei dati personali ú scrive Paolo Giuntaú è stato rilevato un notevole accesso ai siti "web" esterni alla rete ospedaliera». L'indagine condotta sugli ultimi tré mesi circa del 2008 hanno rivelato infatti che molto spazio di quel traffico Internet dell'azienda Molinette è stato speso su Facebook, appunto, e sui siti radiofonici delle più ascoltate emittenti nazionali. Niente «Nature» dunque o «Thè Lancet: Internationai Journal of Medicai Science» tra i primi http digitati dai dipendenti, ma socialnetworke musica, che poco si sposano con l'attività che i dipendenti sono chiamati a svolgere. Il sistema informatico di controllo non consente assolutamente di individuare ne lapersona che hanavigato su quei siti ne il computer dal quale si è navigato, ameno di vere e proprie indagini informatiche che il caso Facebook non ha assolutamente richiesto. «È il cane che si morde la coda della privacyú dice il direttore generale Giuseppe Galanzino ú: non si deve violare inserendo dati personali dei pazienti su internet, ma se l'operazione viene effettuata in forma anonimanessuno può scoprire il responsabile, perché il sistema tutela a sua volta la privacy di chi ha pubblicato». Nonostante lo scandalo che ha travolto l'ospedale nei giorni scorsi, la missione degli ispettori della privacy, l'annuncio di una possibile inchiesta penale e di una indagine della Corte dei conti, Galanzino non ha in ogni caso bloccare l'accesso a Facebook come invece è avvenuto in altri ospedali come il Cto o in altre pubbliche amministrazioni. La lettera ricorda solo quali sono le regole da rispettare e «nell'assoluta convinzione che tali disposizioni vengano rispettate anche al fine di evitare provvedimenti sanzionatori», porge i migliori saluti

Camere a sei letti, servizi insufficienti, privacy inesistente, camere operatorie troppo distanti Ospedale,
Sos per ostetricia Tivoli: aumentano i parti, ma le strutture sono fatiscenti

CATERINA CIAVARELLA Aumentano i parti, ma il reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Tivoli rimane un "incubo" sul fronte strutturale. L'anno scorso i nuovi nati nell'unità operativa complessa, che dispone di trenta posti letto, sono stati esattamente 1012, un centinaio in più di quelli registrati nel 2007. Un successo legato al la riconosciuta professionalità del personale sanitario, ma basta entrare nel reparto per scoprire una seric di carenze incredibili:: un sistema elettrico mai messo a norma, con fili che spuntano ovunquc e camerate da sei posti dove le degenti sono costrette a rinunciare a qualsiasi tipo di privacy. Nei bagni, in condizioni pessime ed in comune tra pazienti e ostetriche, "piovono" calcinacci dal soffitto, che appare scrostato in più punti e pericolante. Inagibile per lo stesso motivo anche la cucina, situata in una stanza adiacente ai servizi igienici. Allegravi criticità del reparto, rimasto più o meno quello degli anni sessanta, si debbono aggiungere le difficoltà legate alla carenza di medici ed altre ligure professionali: mancano almeno due ginecologici, degli undici specialisti attualmente in organ ico com preso i I primario, e un paio di ostetriche, necessario anche per coprire il turno notturno ora ridotto in pratica ad una sola unità. Un'emergenza, quella del personale, più volte denunciata ai vertici della AsI, che ha fatto scattare il taglio netto delle prestazioni esterne. Con una nota inviata alla dirczione generale, il primario Mario Primicerio ha comunicato, dal primo dicembre, la sospensione delle isteroscopie ambulatoriali (200, in media, quelle ef fettuate annualmente), la riduzione delle sedute per le ecografie ad una a settimana, mentre gli esami urodinamici sono ora previsti una volta ogni 15 giorni. E sono di fatto rimasti inascoltati tutti gli appelli lanciati più volte nel corso degli anni dal primario. L'ultima nota ufficiale ai vertici dell'azienda sanitaria è del novembre scorso, meno di due mesi fa. Nel documento si insiste sulla necessità della razionalizzazione dell'area travaglio, dove si concentrano anche altre attività specialistiche e di una camera operatoria adiacente alla sala parto per poter effettuare i tagli cesarei in emergenza. A causa delle notevole di- L'ingresso dell'ospedale di Tivoli: rilanciata la protesta per il reparto di ostetricia, inadeguato e sotto organico stanza tra le camere operatorie, localizzate al quinto piano dell'ala nuova del San Giovanni Evangelista, e la sala parto, posta al primo piano della parte vecchia della struttura ospedaliera, anche nei casi d'urgenza le pazienti sono costrette a transitare lungo il corridoio, "non protetto" e spesso affollato di visitatori e di utenti in attesa. Con un evidente rischio in più per le partorienti. «Il reparto di ostetricia è diventato un caso scandaloso - denuncia Vittorio lannotta, segretario della Federazione sindacati indipendenti - Ci chiediatno che fine abbia fatto il programma di ristrutturazione previsto da anni e mai iniziato. Personale e degenti vivono in una sorta di terzo mondo sanitario, ancora più grave in una divisione molto delicata, di riferimento per decine di migliala di utenti».

giovedì, gennaio 8

INTERVISTA RAI 1 - CAPORALATO INFERMIERISTICO

"Quello degli infermieri è un mercato senza controllo"

Parte 1°

Stranieri non preparati a basso costo
Parte 2°

Nessun controllo!!! ai caporali
Parte 3°

Infermiere straniero Ricattato
La testimonianza
Parte 4°

In quanti siamo ?
la Stima, sommersa degli stranieri
Parte 5°

- Traduttore - in tutte le lingue del mondo

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