La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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giovedì, luglio 31

INFERMIERI: NURSIND CONTRO BRUNETTA,
FALLITA CONCILIAZIONE A MINISTERO LAVORO
Roma. (Adnkronos Salute) -
Un buco nell'acqua. E' fallito il tentativo di bloccare lo stato di agitazione degli infermieri, proclamato dal Nursind nei giorni scorsi. Oggi a Roma, al ministero del Lavo, salute e politiche sociali, il segretario nazionale Nursind, Andrea Bottega, non è infatti stato ricevuto da nessuno dei rappresentanti del dicastero nè del ministero della Pubblica amministrazione, chiamati al confronto sulle novità introdotte con il 'giro di vite Brunetta'. Disposizioni che, secondo Bottega, vedono discriminata la categoria degli infermieri. A questo punto - spiega - non ci resta che la protesta a tutti gli effetti, e la prima settimana di agosto sarà decisa la linea d'azione da intraprendere". Il Nursind elenca quindi nel dettaglio "le contraddizioni" che il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, ha trasformato in legge. "Non condividiamo la norma sulle assenze per malattie - sottolinea il numero uno del Nursind - perché non riteniamo sia decisivo nel penalizzare i veri fannulloni. Per non colpire i veri responsabili si colpiscono tutti, con l'effetto di deprimere ancora dipiù chi onestamente e con impegno svolge il proprio lavoro. Le realtà dei 'furbetti della malattia' si conoscono all'interno dei servizi: senon si penalizzano è perché non si vuole". Il Nursind si scaglia anchecontro la norma che prevede penalizzazioni economiche per chi chiede permessi retribuiti. "Chi chiede un permesso per aggiornamento, e nella sanità c'è l'obbligo di aggiornamento, verrà penalizzato economicamente, così come chi usufruisce dei permessi previsti per la legge sull'assistenza ai portatori di handicap". Penalizzate anche le donne. "Sul fronte della tutela del lavoro femminile - spiega Bottega - anziché incentivare il part time per potere in qualche modo continuare a lavorare e sostenere la famiglia, la norma introdotta aumenta la flessibilità a favore del datore di lavoro togliendo la certezza dellatempistica dell'accoglimento della richiesta, che mancando tempi certipuò non venire mai accolta". 'Spine' anche sul fronte della sicurezza delle cure e del lavoratore che eroga la prestazione. "Si è proceduto - afferma il segretario nazionale del Nursind - a derogare al decreto legislativo 66/2003, prevedendo la possibilità che un infermiere lavori anche 12 giorni consecutivamente e che non necessiti di un minimo periodo di riposo dopo i turni di reperibilità". Sul tema delle retribuzioni, Bottega intende fare chiarezza. "Brunetta - sottolinea - ha detto che lo stipendio dei dipendenti pubblici è aumentato di più di quello dei privati. I fatti però diconoche un infermiere percepisce oggi uno stipendio medio di 1.400-1.500 euro al mese netti". Ancora sulla produttività. "Il bene salute - afferma Bottega - non ha criteri economici simili a quelli degli altribeni di mercato. A una maggior offerta di salute non corrisponde minordomanda. Il sistema va governato. Partire da un confronto sulla misurazione della produttività nello specifico campo della salute, sarebbe stato un buon punto d'inizio per riorganizzare i servizi. In difetto di ciò si è proceduto a escludere dai Lea importati conquiste dello stato sociale per una qualità delle cure ai cittadini". Per migliorare le condizioni di lavoro della categoria e per tutelare al meglio la salute dei cittadini, il Nursind formula quindi due richieste specifiche. "Per la peculiarità del servizio svolto chiediamo un'area contrattuale separata per poter evidenziare le specifiche di chi garantisce la salvaguardia di un bene tutelato costituzionalmente. Infine - conclude Bottega - chiediamo, al pari della dirigenza sanitaria, la possibilità di svolgere la nostra professione in regime libero professionale".

mercoledì, luglio 30

Infermieri Condizioni di lavoro
Tecnica Ospedaliera del 28/07/2008 N. 6 - GIUGNO 2008 p. 14
Ospedali a rischio per la salute dei pazienti: è l'allarme lanciato degli infermieri. Gli errori in sanità infatti si stimano in Italia intorno al 3% e le principali cause sarebbero le condizioni di lavoro degli operatori, costretti a doppi turni e riduzione del personale. È il quadro poco rassicurante emerso dallo studio del collegio Ipasvi di Roma, che ha coinvolto 94 infermieri in servizio presso 9 strutture ospedaliere e universitarie del territorio romano. La ricerca è stata presentata a Roma in aprile alla III Conferenza internazionale del sapere infermieristico, con la partecipazione di centinaia d'infermieri da tutta Italia e dei presidenti degli ordini degli infermieri di vari Paesi. Si calcola che gli eventi avversi rappresentano il 3,7-16,6% dei ricoveri. In Italia non vi sono studi nazionali completi, ma da stime regionali si può secondo l'Ipasvi dedurre che il dato s'attesta attorno al 3%. Principali cause d'errore sono stanchezza, doppi turni di lavoro, riduzione del personale, aumento dei carichi di lavoro, turn over del personale, comunicazioni errate o omesse e interferenze ambientali. Ne deriva un contesto ospedaliero a rischio per i pazienti per condizioni lavorative non sicure per fattori umani e organizzativi. In Italia vi sono 5,4 infermieri ogni mille abitanti; l'Irlanda ne ha 14, la Gran Bretagna 12 e l'Ue fi ssa il rapporto minimo a 9 per mille abitanti

Infermieri arrabbiati per le norme Tremonti
Il Gazzettino del 28/07/2008 ed. PORDENONE p. 1
Il NurSind, sindacato delle Professioni Infermieristiche, operativo nel comparto Sanità Pubblica, ha dichiarato lo stato di agitazione del personale del Servizio Sanitario Nazionale. Le motivazioni sono legate alle insufficienti risorse economiche stanziate per il rinnovo dei contratti e alle penalizzazioni per i dipendenti pubblici previste dal Decreto Legge 112 del ministro Tremonti. In particolare gli infermieri lamentano il mancato riconoscimento del carattere usurante del lavoro infermieristico, un inadeguato stanziamento economico per il rinnovo dei contratti pubblici, l'inasprimento delle fasce orarie di reperibilità per il controllo fiscale in caso di malattia, la sottrazione di risorse economiche dai fondi per la contrattazione aziendale verso i bilanci aziendali in caso di malattia. Sono oggetto del contenzioso anche le norme che aumentando la flessibilità del lavoro e riducendo il diritto al riposo dopo il turno di reperibilità, aumentano la possibilità di eventi negativi in un settore così delicato come quello della salute nonché l'istituzione di un'area contrattuale autonoma per il personale infermieristico e per le professioni sanitarie, per la specificità del mandato e per l'appartenenza ad una categoria dov'è prevista l'iscrizione all'albo professionale. «Ritenendo che il superamento di tali criticità sia interesse comune degli infermieri italiani e della Pubblica Amministrazione e che lo scopo condiviso sia quello di dare un sempre migliore servizio ai cittadini e garantire un bene tutelato costituzionalmente - spiega Andrea Bottega, segretario nazionale del NurSind - chiediamo agli enti cui ci siamo rivolti di accogliere le nostre richieste».

lunedì, luglio 28



Un caso di «eutanasia infermieristica»

La Provincia di Como del 26/07/2008 p. 8
Stefano Citterio: presidente Ipasvi Como

L'impatto emotivo del caso di Eluana Englaro, la ragazza di Lecco in coma da sedici anni a causa di un incidente stradale, è particolarmente forte per la straziante situazione, vissuta da lei e dal padre.Mi pare opportuno tracciare alcuni punti che aiutino ad un giudizio sulla questione. Non esprimere un pro o un contro, ma aiutare a formulare un giudizio che sia il più "umano e ragionevole possibile".Lo stato "vegetativo permanente" è cosa ben diversa dal coma irreversibile o dalla "morte cerebrale". Nessuno può dire con certezza scientifica se e quanto è cosciente oggi Eluana. L'ordinamento giuridico italiano prevede il divieto di uccidere o aiutare il suicidio, anche in caso di richiesta dell'interessato. Nel caso di Eluana, quindi, si discute della possibilità prevista dalla legge di non accettare le cure.In questo caso, i giudici hanno dedotto la non accettazione, dalle ricostruzioni fatte grazie a chi ha conosciuto Eluana prima dell'incidente. Si tratta cioè di una presunzione (forse per qualcuno certezza) basata su alcune frasi della ragazza. Dopo 8 anni di sentenze è la prima volta che un giudice acconsente a quanto richiesto dal padre.Le "cure" di cui si sta discutendo, però, consistono nell'alimentazione, nell'idratazione. Di natura assistenziale e non "curativa", che, credo, nessuno possa mettere in discussione. Mi chiedo quali cure rifiuterebbe Eluana? L'assistenza infermieristica? Eluana non ha bisogno di un medico, ma solo delle infermiere che la assistono. Quello che accadrebbe, se venisse applicata la sentenza, sarebbe l'interruzione dell'assistenza infermieristica e non altro! Per questo è importante sapere cosa ne pensano gli infermieri.Alcuni sostengono che Eluana è morta 16 anni fa, ed è necessario consentire la conclusione di un percorso naturale fermato dalla medicina che l'ha soccorsa e salvata (?) dall'incidente. Un modo per evitare ulteriori sofferenze e dolori a lei stessa e a tutti i familiari coinvolti. Ma se fosse vera questa ipotesi, saremmo di fronte ad una interpretazione della situazione fondata sulla valutazione di una qualità della vita, giudicata inaccettabile (o insopportabile) e, quindi, meritevole di morte.La deriva di questa posizione mi pare particolarmente rischiosa e apre un fronte ad ulteriori passi. Temo che l'impatto futuro di questo caso potrebbe essere superiore al caso Welby. Il Codice Deontologico dell'infermiere difende la vita, garantisce a tutti, in qualsiasi condizione si trovino, la possibilita' di avere assistenza infermieristica e contemporaneamente consente anche il rispetto della volontà della persona.In questo caso si tratta di comprendere se questa è veramente la volontà di Eluana oppure se non si tratti di una valutazione sulla qualità della vita ritenuta inaccettabile. Cosa dicono le infermiere che la assistono? L'unica a parlare (per gli infermieri!) è Suor Albina Corti, superiora delle suore che assistono Eluana da oltre 14 anni, la quale ha chiesto: «Lasciate Eluana a noi».Mi pare la soluzione più umana e ragionevole di questo caso considerando l'alternativa prospettata dalla sentenza.26/07/2008

LATINA, 15 DENUNCE Infermieri senza titolo
lavoravano in ospedale

Il Tempo del 28/07/2008 ed. Nazionale
Continuavano a svolgere la professione di infermieri, nonostante fossero stati cancellati dal relativo albo. Quindici dipendenti della Asl di Latina sono stati denunciati dai carabinieri del Nas per esercizio abusivo della professione. Gli infermieri non avevano pagato le relative quote al collegio Ipasvi (infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici d'infanzia) e di conseguenza erano stati radiati. Senza l'iscrizione non è possibile svolgere l'attività e adesso anche la Asl verificherà la posizione degli infermieri che, privati del titolo, hanno continuato a lavorare negli ospedali del territorio.
L’unica consolazione è che almeno sono infermieri. Hanno regolarmente superato gli esami e magari hanno anche diversa esperienza. Il problema? Non pagavano la quota di iscrizione al Collegio Ipasvi (Infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici d'infanzia)ed erano stati cancellati dall’elenco. L’iscrizione, però, è un titolo indispensabile a poter lavorare e quindi è scattata la denuncia per esercizio abusivo della professione. Un provvedimento che i carabinieri del Nas, agli ordini del capitano Massimo Minicelli, per il momento hanno notificato a quindici infermieri, tutti operanti presso strutture della Asl tranne uno, ma che presto potrebbe riguardarne altri. Per poter esercitare la professione, infatti, occorre essere iscritti al Collegio e partecipare agli interventi di educazione continua (i cosiddetti “ecm”) per l’aggiornamento professionale. Senza iscrizione niente formazione, tra l’altro, quindi un ulteriore “abuso” nei confronti dei colleghi che invece pagano regolarmente le quote e si aggiornano. Tra l’altro si parla di cifre irrisorie, 80 euro l’anno. Se non vengono versati arriva il sollecito del Collegio, quindi si viene informati della proposta di cancellazione. Insomma, chi non ha pagato può accampare poche scuse: ha deliberatamente deciso di non fare più parte del Collegio. Nei suoi confronti è stato applicato quanto previsto dalla normativa sulla cancellazione dell’albo che può avvenire su richiesta dell’interessato, per «un provvedimento disciplinare di radiazione» e per il «mancato pagamento delle quote dovute». Si ha il titolo di infermiere, in sostanza, ma non si è abilitati a esercitare la professione. Per di più in un ospedale . A segnalare la cosa alla Asl e a chiedere una verifica erano stati gli stessi vertici del collegio Ipasvi di Latina - che conta 2.759 iscritti - di fronte ai mancati pagamenti registrati. Una serie di accertamenti sulle professioni sanitarie, però, erano già in atto da parte dei carabinieri del Nas e dopo i medici - con diversi casi scoperti negli ultimi mesi - i militari si sono concentrati anche sugli infermieri. Un accertamento che va avanti, mentre nei confronti dei quindici scoperti adesso la Asl valuterà come intervenire.

mercoledì, luglio 23


Il Resto del Carlino del 19/07/2008 ed. Bologna p. 11
IN GRAN BRETAGNA, Irlanda (ma anche in numerosi Paesi come Australia ed Emirati) sono a corto di infermieri specializzati, ostetriche e medici. Così gli ospedali di Sua Maestà, quelli che presentano le maggiori carenze, si rivolgono a 'Idea lavoro': una società bolognese specializzata nella ricerca e selezione di personale medico e Infermieristico, che opera da 16 anni per decine di ospedali nel mondo. Il trattamento economico è molto interessante: ben più del doppio della retribuzione percepita in Italia. Lunedì mattina, in un albergo nei pressi della stazione, cinque responsabili delle risorse umane di una Fondazione che gestisce tre ospedali pubblici a Leicester (una città tra Londra e Manchester), incontreranno una trentina di candidati per la mansione di infermiere di sala operatoria che hanno risposto all'annuncio di 'Idea lavoro'. «I CANDIDATI porteranno il curriculum e il colloquio si svolgerà in inglese - spiega il direttore marketing della società, Massimo Zivelli -: una delle condizioni per essere assunti è appunto la conoscenza della lingua. Tuttavia anche chi non mastica l'idioma di Shakespeare non è fuori dal giro. Infatti abbiamo richieste di infermieri che non conoscono l'inglese dalle case di cura per anziani. I manager di Leicester in una decina di giorni inviano il contratto di assunzione e il biglietto aereo ai candidati che hanno superato la prova, e li accolgono all'aeroporto per aiutarli ad inserirsi nell'ambiente». GLI STIPENDI? «Ci sono casi di infermieri che guadagnano 5 mila euro netti al mese per 13 mensilità (rispetto a una media italiana di 1.400), oltre a 5 settimane di ferie - spiega Zivelli -, e per un medico neo laureato (molti sono bolognesi) lo stipendio settimanale è di 2.400 euro oltre all'alloggio, che a Leicester spetta anche agli infermieri. Molti si trasferiscono con la famiglia, altri preferiscono prendere un periodo di aspettativa dall'ospedale, o dalla clinica privata, prima di decidere se trasferirsi definitivamente oppure tornare in Italia». Una curiosità, di cui hanno parlato a lungo i giornali inglesi. Due anni 'Idea lavoro' ha selezionato per un ospedale di Coventry A. C. Era l'infermiera che seguiva nei viaggi all'estero papa Wojtyla. Marco Tavasani


«Cancellato» il Servizio infermieristico della Asl di Pescara
Il Tempo del 23/07/2008 ed. Abruzzo Pe
L'Azienda sanitaria locale di Pescara ha soppresso il Servizio infermieristico aziendale, costituito nel 2002. Lo rende noto l'Ugl-Sanità sottolineando che «quello che in altre regioni viene ritenuto, giustamente, uno degli elementi portanti dell'organizzazione sanitaria, per la Asl di Pescara va invece cancellato». «Il provvedimento che ha smantellato il servizio - si legge nella nota del sindacato - non tiene in nessun conto i risultati importanti che la struttura ha conseguito e rappresenta uno 'schiaffò alla intera categoria, quasi a volere ignorare che gli 8.770 infermieri che operano nella nostra regione oramai da tempo hanno percorsi formativi accademici e che in nulla sono da ritenersi subalterni ad altri». «Il Servizio Infermieristico Aziendale - prosegue l'Ugl-Sanità - vedeva appunto personale appartenente a questa categoria fungere da 'cabina di regià, nell'interesse degli infermieri, del servizio, della Asl e soprattutto nell'interesse primario dei pazienti». «La Ugl-Sanità - conclude il comunicato - attiverà ogni tipo di possibile iniziativa perchè la Asl torni ragionevolmente sui propri passi». E intanto sull'argomento la stessa Ugl terrà oggi una conferenza stampa.


Infermieri: si mobilita il sindacato NurSind
Messaggero Veneto del 23/07/2008 ed. Pordenone p. 3
Risorse scarse per il rinnovo del contratto, le penalizzazioni per i dipendenti pubblici previste dal decreto legge 112, il mancato riconoscimento del carattere usurante del lavoro infermieristico. Sono alcune delle ragioni alla base della mobilitazione annunciata dal NurSind, il sindacato delle professioni infermieristiche.Il sindacato rimarca la forte contrarietà ai provvedimenti recenti assunti dal governo, e declina le proprie richieste che vanno dal «rivedere l'inasprimento delle fasce orarie di reperibilità per il controllo fiscale in caso di malattia - spiega Maurizio Giacomini, segreteria provinciale del NurSind, eliminare dalla norma la sottrazione di risorse economiche dai fondi per la contrattazione aziendale verso i bilanci aziendali in caso di malattia, togliere dalla norma il dirottamento del 20% dei risparmi derivanti dai part-time dal fondo della produttività al bilancio aziendale, eliminare il discrimine rispetto al lavoro privato nella fruizione dei permessi, l'istituzione di un'area contrattuale autonoma per il personale infermieristico e per le professioni sanitarie, la possibilità di svolgere l'attività libero professionale in regime di esclusività (con relativa indennità) oppure aperta all'extra moenia senza l'incompatibilità».Su questi temi il NurSind chiede l'avvio delle procedure di raffreddamento, nel caso in cui non si arrivasse ad un accordo, è pronta la proclamazione dello sciopero. (e.d.g.)

sabato, luglio 19

napoli pulita

" Riacquistata la nostra dignità"
Le nostre città sono ritornate belle come prima

Infermieri, un sito che racconta la professione

La Repubblica Salute del 17/07/2008 N.589 - 17 LUGLIO 2008 p. 46
IPASVI - Federazione Nazionale Collegi Infermieri
http://www.ipasvi.it/

Sono oltre 360.000 gli infermieri italiani che ogni giorno, in ospedale, in ambulanza, al pronto soccorso o nell'assistenza domiciliare, si prendono cura della salute di tutti. Un piccolo esercito di persone la cui professione "trova il suo significato più originale e autentico nel servizio all'uomo". Non a caso, lo slogan della giornata internazionale a loro dedicata è stato quest'anno "Infermiere: una storia che racconta milioni di vite". Nel sito della Federazione dei Collegi IPASVI, l'organismo che li rappresenta a livello nazionale, si possono ripercorrere le principali tappe della storia di questa sempre più articolata e nevralgica professione: il cammino compiuto negli ultimi 50 anni ha portato al pieno riconoscimento dell'infermiere come professionista intellettuale competente, autonomo e responsabile, che eroga al cittadino prestazioni di elevata complessità assistenziale. Lo testimonia il percorso formativo, ormai esclusivamente universitario, che comprende, dopo la laurea, master e dottorati di ricerca. Oltre a notizie societarie, storiche, di attualità e relative alla formazione, segnaliamo dal sito il video "Infermieri italiani: una risorsa per la Sanità". (A cura de II Pensiero Scientifico Editore www.pensiew.it)

Sala infetta,paziente operato muore
Calabria, ospedale:"ferri non sterili"


Entrato in ospedale per un ematoma alla testa, sarebbe morto in seguito a un'infezione dovuta alla mancata sterilizzazione di alcuni ferri operatori: è quanto denunciato dai parenti di un autotrasportatore reggino deceduto nei giorni scorsi all'ospedale Riuniti di Reggio Calabria. La direzione sanitaria della struttura ha reso noto, dopo aver ammesso la presenza del batterio, di aver chiuso la sala operatoria.
Gli episodi accertati dovuto a uno strumento che è stato sostituito con uno nuovo, riguardano sette pazienti: uno è morto, quattro sono tuttora degenti e in via di guarigione e due sono guariti e sono stati dimessi. Il batterio è stato individuato dopo un'ispezione.Una storia sulla quale i figli di Francesco Ficara ora vogliono vederci chiaro, tanto da rivolgersi a un'avvocato che, a nome della famiglia, ha formalmente presentato una denuncia penale nella quale si chiede alla magistratura reggina di verificare se "sussistono gravi ipotesi di responsabilità a carico dei sanitari della struttura ospedaliera in oggetto", e "soprattutto sussista una condizione di assoluta inadeguatezza della stessa ed anzi un immanente rischio che, laddove la struttura medesima (sia nella componente umana che nella componente strutturale) dovesse continuare ad operare, si compromettano altre vite umane".Per quanto riguarda il caso del paziente deceduto, la direzione sanitaria ha precisato che l'uomo, "affetto da severe patologie concomitanti, è stato più volte dimesso su sua richiesta e contro il parere dei sanitari, ma questo non coincide con quanto dichiarato dai familiari del defunto"."Le condizioni cliniche del paziente e della ferita chirurgica - dice ancora la nota della direzione sanitaria - sono state valutate al domicilio del paziente da uno specialsta neurochirurgo e l'esame microbiologico della ferita, effettuato l'8 luglio scorso, non ha presentato segni di infezione".

lunedì, luglio 14

"Orgoglioso di essere Infermiere"
La lotta e dura e lunga
Ai vertici Aziendali ci devono essere gli Infermieri non solo medici
Savona, Infermieri senza cognome
"Cartellini di serie B se non sei medico"
La Repubblica del 12/07/2008 , articolo di MARCO PREVE ed. Genova p. 07
Alla Asl la protesta di un gruppo di dipendenti: "Solo per i dottori indicata l'identità per intero"
SAVONA - I cartellini della discriminazione sono quelli che nell'ospedale San Paolo di Savona riconoscono ai medici l'onore del cognome, mentre riservano ad infermieri e tecnici la famigliarità forzata, quasi da garzone di bottega, del nome di battesimo. Una situazione alla quale il nuovo direttore generale Flavio Neirotti assicura di voler rimediare: «Per la dignità dei lavoratori, che sono tutti uguali, e per dovere di trasparenza nei confronti del pubblico».La vicenda è particolare anche perché altrove, perlomeno nei grandi ospedali genovesi, i cartellini di identificazione sono uniformati per tutto il personale ospedaliero, sia che venga adottata la scelta del cognome, oppure che si sia optato per il numero di matricola. A Savona, invece, la situazione è decisamente diversa.«Ci siamo domandati il perché di questa disparità di trattamento - scrive un gruppo di dipendenti a Repubblica - e abbiamo domandato chiarimenti ai sindacati. Ci è stato risposto che è così per la legge sulla privacy. Questione chiusa. A noi però non pare possibile, la legge è generale quindi deve raggiungere tutti gli individui in quanto tali. Questa interpretazione sembra voler incoraggiare il diffuso malcostume di rivolgersi agli infermieri come se fossero i propri famigliri, chiamandoli per nome se non per diminutivo tipo Peppino o Baciccia, mentre soltanto ai medici esorta a rivolgersi nella maniera corretta pronunciando "dottor Tal dei Tali"».La questione sarebbe stata sottoposta agli organismi sindacali interni ma secondo la lettera inviata al nostro giornale, era stata «ritenuta marginale a fronte di un riferito impegno delle stesse su ben altri fronti a tutela dei lavoratori».«Noi però - proseguono i dipendenti della Asl 2 - ci sentiamo di aggiungere che la tutela della dignità dei lavoratori dovrebbe essere cura dei sindacati al pari della tutela economica e giuridica. Se si vogliono tutelare i dati confidenziali dei lavoratori, se ne indichino semplicemente le qualifiche e i numeri di matricola. Il luogo di lavoro non è certamente il luogo della confidenza ma, casomai, della fiducia».Il direttore generale della Asl 2 savonese Flavio Neirotti è sulla stessa lunghezza d'onda.«Nelle mie precedenti esperienze ho sempre sollecitato il massimo della trasparenza - dice -. A mio parere, meglio del numero di matricola, sono il nome e cognome. Sono dell'idea che se mi comporto bene, non ho motivo di aver paura a rivelare la mia identità. Purtroppo a volte ci sono interpretazioni della privacy macchinose ed esagerate. Se avessi ricevuto dei solleciti avrei già provveduto, ma adesso me ne occuperò senz'altro».

Image Hosted by ImageShack.usRuba in ospedale e aggredisce infermiere
La Repubblica del 14/07/2008 ed. Roma p. 02
RUBAVA nei reparti del Sant'Eugenio e, quando è stato sorpreso da un infermiere, ha tentato di strappargli il telefonino e di dileguarsi. il Sanitario ha reagito e tra i due è divampata una furiosa zuffa a calci e pugni. In manette, grazie all'intervento di due agenti liberi dal servizio, è finito un romeno di 22 anni, Petru L.

L'infermiere ne avrà per 5 giorni.

venerdì, luglio 11

Infermieri, lavoratori discriminati

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Lavoratori Discriminati

Il Gazzettino del 10/07/2008 ed. VICENZA p. II
Decine di iscritti si sono rivolti al proprio sindacato di categoria contro il decreto Brunetta.
Decine di infermieri vicentini si sono rivolti al Nursind nei giorni scorsi per avere chiarimenti sulle nuove disposizioni relative alla reperibilità dei dipendenti pubblici in malattia. Il decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008, meglio noto come "manovra Brunetta", infatti, prevede importanti novità per i dipendenti pubblici, tra cui la modifica delle fasce di reperibilità durante la malattia. «È grave che i dipendenti pubblici», commenta il segretario nazionale del Nursind, Andrea Bottega, in forza come infermiere al San Bortolo di Vicenza, «siano trattati diversamente rispetto a tutti gli altri lavoratori. Evidenziamo, infatti, che tutti i lavoratori nel periodo di malattia, prima del 25 giugno scorso, dovevano essere reperibili dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19. Dalla data di entrata in vigore delle novità normative, invece, i soli dipendenti pubblici dovranno restare asserragliati in casa dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20. Una disparità di trattamento assolutamente ingiusta, che pone i dipendenti pubblici su un piano differente rispetto agli altri lavoratori».
Non sono pochi, infatti, gli infermieri vicentini che, non conoscendo le nuove disposizioni, entrate in vigore il giorno stesso della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, non si sono fatti trovare dal controllo fiscale della malattia. Ma non è tutto. A complicare le cose si aggiunge un'ulteriore disposizione, che prevede che «nell'ipotesi di malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell'anno solare, il lavoratore debba presentare esclusivamente certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica. Fortunatamente è giunto un chiarimento del ministero, che ha chiarito che i medici di famiglia sono autorizzati a redigere queste certificazioni».
Il segretario Andrea Bottega inveisce anche contro questa disposizione, ma soprattutto riflette sulle modalità del pagamento della malattia: «La norma potrebbe subire degli emendamenti prima di diventare legge, ma certamente sta creando non poca confusione, costringendo le organizzazioni come la nostra ad improvvisare delle interpretazioni. Non si sa ancora, ad esempio, chi sia preposto a rilasciare la certificazione per la malattia che si protrae oltre i dieci giorni. Assurda appare la modalità di pagamento della malattia: nei primi dieci giorni di assenza, infatti, è corrisposto il trattamento economico fondamentale, con esclusione di ogni indennità o emolumento accessorio».
Kafkiano, infine, appare il fatto che i soldi risparmiati vadano a risanare i bilanci delle aziende pubbliche. «Dal testo del decreto», conclude il segretario Andrea Bottega, «sembra che i risparmi derivanti dalla assenze per malattia, essendo pagato soltanto il trattamento economico fondamentale, vadano a bilancio dell'azienda ospedaliera, quindi i dipendenti in malattia contribuiscono a risanare il bilancio delle strutture pubbliche».
Matteo Crestani

mercoledì, luglio 9



Guerra tra infermiere in corsia
Sotto processo in otto accusate di diffamazione


Unione Sarda del 09/07/2008
Otto infermiere sono state rinviate a giudizio per diffamazione dopo la denuncia di un'ostetrica. Avrebbero scritto una lettera ai vertici Asl e al sindacato in cui il suo operato era stato attaccato con toni, a detta dell'ostetrica, decisamente pesanti.Dal reparto ostetricia all'aula di tribunale con l'accusa di diffamazione. Non gradivano la presenza della collega ostetrica e non lo nascondevano.Un clima di insoddisfazione e tensione tra le culle dei neonati, che un gruppo di infermiere ha pensato di mettere nero su bianco in una lettera inviata a vertici della Asl e sindacati. Una lunga missiva datata luglio 2005 in cui le infermiere denunciavano, con toni più o meno pesanti, una condizione di disagio nell'ambiente di lavoro mettendo persino in discussione la professionalità dell'ostetrica.



DAL GIUDICE Normali dissapori tra colleghi, si dirà. Non proprio. Perché in questo caso la vicenda ha varcato i confini dell'ospedale Santa Barbara di Iglesias e il clima di tensione e veleni del reparto ostetricia e ginecologia si è trasferito direttamente nell'ufficio del giudice di pace. A ricorrere alle vie giudiziarie è stata l'ostetrica Maria Teresa Agus, rappresentata dall'avvocato Luca Pirastu, la quale si è sentita diffamata dalle otto infermiere che hanno firmato la missiva. Ora Luisella Colombano, Marilena Olianas, Elisabetta Ruvioli, Luisa Dessì, Loredana Zara, Maria Grazia Zara, Ignazia Ballai, Maria Grazia Sitzia, tutte rappresentate dal loro difensore di fiducia, l'avvocato Francesco Secci, devono rispondere del reato di diffamazione per avere offeso la reputazione della collega. Teresa Agus appare decisa ad andare fino in fondo, tanto che ha affidato all'avvocato Pirastu, l'incarico di costituirsi parte civile chiedendo anche un risarcimento danni. Il processo è in corso davanti al giudice di pace Paola Baragliu che, ieri mattina, dopo avere sentito la testimonianza di Giuseppe Sant'Eufemia, primario del reparto, ha rinviato l'udienza a gennaio del 2009. In quella sede saranno sentite tutte le otto infermiere. Nella fase processuale si dovranno ripercorrere tutti i passaggi che hanno fatto sfociare il malessere tra colleghi in contenzioso giudiziario. Un clima di tensione dovuto, evidentemente, alla difficoltà di rapporti esistente tra il personale infermieristico e l'ostetrica in questione.



LA TENSIONE Un'atmosfera talmente pesante che, ad un certo punto, le infermiere sotto processo hanno deciso di mettere per iscritto. Lo hanno fatto esattamente il 18 luglio di tre anni fa, questa la data riportata nella lettera contestata. Una missiva inviata a diversi soggetti, tra cui i vertici dell'azienda sanitaria locale del Sulcis Iglesiente e i rappresentanti sindacali, nella quale le firmatarie segnalavano in maniera esplicita tutto il disappunto per il lavoro svolto dall'ostetrica. Il tutto usando toni non proprio pacati, che hanno provocato la reazione della parte offesa. In particolare alcuni passaggi sono ritenuti diffamatori: quello in cui le colleghe, denunciando lo stato di disagio esistente nel reparto, sollevano dubbi sulla professionalità e le conoscenze dell'ostetrica, chiedendosi come mai fosse arrivata in quel reparto. Non solo. Per le infermiere Maria Teresa Agus non aveva un comportamento consono per il suo ruolo, né utilizzava un abbigliamento adeguato durante il servizio. A fare scatenare la rabbia delle firmatarie della lettera indirizzata alla Asl e ai sindacati anche un'altra circostanza, ovvero il fatto che, secondo la loro segnalazione, l'ostetrica non faceva i turni, a differenza del resto del personale. Una sorta di corsia preferenziale e ingiustificata, insomma. In un altro punto della missiva, inoltre, le otto firmatarie segnalavano che l'ostetrica trascorreva molto tempo seduta nella poltrona del primario a suggerire lettere.



LA DENUNCIA Il documento non è rimasto fermo sui tavoli delle persone cui era indirizzata e, nel giro di poco tempo, l'interessata è stata informata della considerazione che le le colleghe avevano di lei. Procurarsi una copia della missiva non è stato difficile e con quella si è presentata allo studio legale. L'avvocato Pirastu non ha avuto dubbi e ha presentato la querela, ottenendo il rinvio a giudizio delle infermiere.

Nuove ed Importanti norme per i lavoratori della
Pubblica Amministrazione

Assenze per malattia e per permesso retribuito dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni (DL 112/2008 Art.71)1.

Per i periodi di assenza per malattia, di qualunque durata, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nei primi dieci giorni di assenza e' corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio. Resta fermo il trattamento più favorevole eventualmente previsto dai contratti collettivi o dalle specifiche normative di settore per le assenze per malattia dovute ad infortunio sul lavoro o a causa di servizio, oppure a ricovero ospedaliero o a day hospital, nonché per le assenze relative a patologie gravi che richiedano terapie salvavita. I risparmi derivanti dall'applicazione del presente comma costituiscono economie di bilancio per le amministrazioni dello Stato e concorrono per gli enti diversi dalle amministrazioni statali al miglioramento dei saldi di bilancio. Tali somme non possono essere utilizzate per incrementare i fondi per la contrattazione integrativa.

2. Nell'ipotesi di assenza per malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell'anno solare l'assenza viene giustificata esclusivamente mediante presentazione di certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica. (Rivisto poi in seguito:http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2008/07/assenteismo-lenta.shtml?uuid=aa18cc42-4cbc-11dd-98af-1acbd198dd82&DocRulesView=Libero&fromSearch)

3. L'Amministrazione dispone il controllo in ordine alla sussistenza della malattia del dipendente anche nel caso di assenza di un solo giorno, tenuto conto delle esigenze funzionali e organizzative. Le fasce orarie di reperibilità del lavoratore, entro le quali devono essere effettuate le visite mediche di controllo, e' dalle ore 8.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14 alle ore 20.00 di tutti i giorni, compresi i non lavorativi e i festivi.

4. La contrattazione collettiva ovvero le specifiche normative di settore, fermi restando i limiti massimi delle assenze per permesso retribuito previsti dalla normativa vigente, definiscono i termini e le modalità di fruizione delle stesse, con l'obbligo di stabilire una quantificazione esclusivamente ad ore delle tipologie di permesso retribuito, per le quali la legge, i regolamenti, i contratti collettivi o gli accordi sindacali prevedano una fruizione alternativa in ore o in giorni. Nel caso di fruizione dell'intera giornata lavorativa, l'incidenza dell'assenza sul monte ore a disposizione del dipendente, per ciascuna tipologia, viene computata con riferimento all'orario di lavoro che il medesimo avrebbe dovuto osservare nella giornata di assenza.

5. Le assenze dal servizio dei dipendenti di cui al comma 1 non sono equiparate alla presenza in servizio ai fini della distribuzione delle somme dei fondi per la contrattazione integrativa. Fanno eccezione le assenze per congedo di maternità, compresa l'interdizione anticipata dal lavoro, e per congedo di paternità, le assenze dovute alla fruizione di permessi per lutto, per citazione a testimoniare e per l'espletamento delle funzioni di giudice popolare, nonché le assenze previste dall'articolo 4, comma 1, della legge 8 marzo 2000, n. 53, e per i soli dipendenti portatori di handicap grave, i permessi di cui all'articolo 33, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104.

6. Le disposizioni del presente articolo costituiscono norme non derogabili dai contratti o accordi collettivi.

martedì, luglio 8

Un Omaggio a Federica

Un Omaggio a Federica Squarise a soli 23 anni perdere la vita
""NON E' GIUSTO""
RIFLETTIAMO E PREGHIAMO PER LEI

lunedì, luglio 7


Aggredite Medico e tre infermiere

Il Tempo del 07/07/2008 p. 1
LATINA Tre infermiere e una dottoressa del turno di notte aggredite ieri al pronto soccorso. Un 19enne di Aprilia è arrivato al «Goretti» per un malessere. Era ubriaco e, quando il medico e gli operatori gli si sono avvicinati, non ha esitato a scagliarsi loro contro. Calci e pugni contro le malcapitate che sono riuscite a chiamare la Polizia. Una volante si è precipitata al «Goretti». Bloccato, il giovane è stato denunciato per lesioni e interruzione di pubblico servizio. Le donne sono si sono fatte refertare e torneranno a lavoro nei prossimi giorni. «Già due anni fa è accaduto un fatto simile - ha dichiarato un infermiere. Sono stato aggredito da un ubriaco e ho spiegato al direttore generale, il dottor Setti, che abbiamo bisogno di un poliziotto fisso».


Mancano 4600 infermieri: tanti reparti a rischio «ferie»
Il Giornale del 07/07/2008 , articolo di Antonella Aldrighetti ed. Roma p. 2

Romano (Fials-Confsal): «Quando si apre la stagione estiva gli organici si riducono drasticamente»La sanità romana chiude per ferie. E quando non chiude riduce del 50 per cento almeno l'assistenza. Il numero di infermieri chiamati ad affiancare i medici è infatti tanto esiguo da non consentire l'erogazione di certe prestazioni. Ricoveri compresi. È quanto risulta da un'analisi effettuata dalla Fials Confsal sull'organico infermieristico in servizio. Stando ai numeri rilevati dai medici competenti nel Lazio mancherebbero al contingente base necessario per erogare i servizi sufficienti a una popolazione di 5milioni e 200mila persone, 4600 infermieri in più rispetto ai 33 mila gli iscritti all'albo, dei quali 24mila nella capitale. Vale a dire che la sanità della capitale vanta 4 infermieri ogni 1000 abitanti. Si fa per dire perché un vanto proprio non è visto che «la media europea dà indicazioni per una proporzione efficace di 7 infermieri ogni mille abitanti e la media italiana è di 5 ogni mille», spiega il segretario regionale degli autonomi Gianni Romano. Che poi lancia l'allarme stagionale: «Quando si apre la stagione delle ferie i numeri precipitano. Quest'anno il problema s'è presentato già a luglio. Negli anni precedenti la chiusura dei reparti e il trasferimento dei pazienti avveniva per agosto». Il riferimento è al Policlinico Umberto I dove per luglio sono stati tagliati 360 posti letto mentre, per agosto, se ne aggiungeranno altri 80. La situazione non è migliore in altri ospedali. «Al Santo Spirito, che fa capo all'Asl Roma E, se i medici strutturati in servizio risultano 605 gli infermieri sono 807 quando nel 2006 se ne contavano 950. Ossia 143 in più. Questo significa che non viene neppure rispettato il rapporto minino di 1 medico per 3 infermieri come ogni manuale insegna. Certo è che con i turni di ferie l'assistenza si metterà male». A rincarare la dose sui deficit gestionali dell'Asl Roma E ci si mette pure il dirigente territoriale della Fials Medici Luigi Cignarella che specifica «la mancanza cronica di anestesisti già a stagione piena. Figuriamoci d'estate. Per cui potrebbe essere inevitabile che tutti gli intereventi non reputati di urgenza, saranno rinviati a settembre». Ma a questo punto non può che saltare agli occhi l'ennesima contraddizione: sbirciando gli ultimi atti del manager Pietro Grasso si nota che se viene aperta la ricerca di personale questa non riguarda né anestesisti né infermieri Per concludere il quadretto dell'offerta assistenziale estiva dobbiamo annoverare un'altra certezza. Quella sugli ambulatori specialistici in capo ad Asl e aziende ospedaliere pubbliche. Ad agosto sono previste riduzioni sull'orario di apertura che, per bene che andrà, sarà fino alle 14. Sabato escluso chiaramente.


«Io, infermiere, tra superturni e straordinari mai pagati»

Il Messaggero del 06/07/2008 ed. ANCONA p. 36
«Lavoravo all'ospedale regionale di Torrette ma la disorganizzazione e le troppe ore di servizio che non mi venivano riconosciute come straordinario mi hanno portato a chiedere il trasferimento. Peccato perché nelle Marche mi sarebbe piaciuto mettere su famiglia». A parlare è Giuseppe Giampietro, 36 anni, infermiere professionista originario della Puglia che 3 anni fa ha fatto la scelta di tornarsene a casa a malincuore lasciando il lavoro ad Ancona per un posto all'ospedale di Foggia. La sua testimonianza, come iscritto al Nursind, arriva dopo la denuncia del sindacato infermieri. Vale a dire una carenza di organico a Torrette che si ripercuote negativamente sugli operatori sanitari chiamati a fare doppi turni, a saltare riposi e ferie. Una situazione sottolineata nei giorni scorsi anche dalla Cgil che in un panorama più generale aveva criticato il sistema sanitario e la direzione dell'azienda «Sono uno di tanti - continua Giampietro - che alla lunga si è stancato di prestare servizio in un clima poco sereno per un'attività che richiede invece la massima tranquillità perché non possiamo e dobbiamo fare errori»

.M.V.

sabato, luglio 5


Muore per una iniezione sbagliata i figli: "Allergico all'antibiotico"

Roma, malasanità al San Filippo Neri. La famiglia: "E' stata un'eutanasia involontaria"L'anziano, 72 anni, era ricoverato da un mese per by-pass intestinale di MARIA ELENA VINCENZI e LAURA MARI

L'ospedale San Filippo Neri

ROMA - Muore in ospedale per shock anafilattico dopo la somministrazione di un antibiotico che lo ha ucciso: era allergico alle cefalosporine. Un'intolleranza segnalata con tanto di certificati nella cartella clinica e ribadita dai parenti in ogni occasione a medici e infermieri. Ma a qualcuno quell'avvertenza deve essere sfuggita: nella flebo somministrata ieri pomeriggio c'erano proprio le cefalosporine. Qualche goccia e Giovanni Fazzini, ricoverato da un mese nell'ospedale romano San Filippo Neri, ha iniziato ad urlare. Dopo pochi minuti l'uomo, 72 anni, originario di Ciampino, si è spento sotto gli occhi disperati della moglie e dei due figli. Un mese fa era stato operato per un by-pass intestinale nel reparto di chirurgia oncologica: da tre mesi gli era stato diagnosticato un tumore al pancreas. Un male contro il quale l'uomo, ancora in forma nonostante la malattia, stava combattendo con tutte le sue forze. Ma quell'allergia, segnalata anche con una piastrina, non lasciava tranquilli i parenti. "Volevamo essere sicuri che tutti sapessero che mio padre non poteva assumere quella molecola. Anni fa aveva avuto due shock anafilattici e avevamo paura che un terzo potesse essergli fatale - racconta il figlio, Claudio - e così abbiamo tormentato tutti i dottori e tutti gli infermieri per essere sicuri che avessero capito bene". Ieri pomeriggio, come sempre, il momento della flebo. L'infermiera entra in stanza e fa uscire i parenti. "È stato strano: era la prima volta che ci faceva accomodare fuori - continua Claudio - ma noi abbiamo rispettato la richiesta". Giusto il tempo di inserire l'ago e la paramedica è uscita. "Un istante dopo ho sentito le urla di mio padre: ci siamo precipitati. Era rosso in viso. La nostra reazione, immediata, è stata quella di guardare il flacone con il liquido della flebo: tra i componenti c'era la cefalosporina. L'ho immediatamente staccata, ma era troppo tardi. Hanno cercato di rianimarlo, ma non c'è stato niente da fare".
Piange, Claudio. "Non avrei mai creduto di poter essere io una vittima della malasanità. Quello che è successo è di una gravità assurda: lo sapevano che era allergico. Dovevano saperlo. Lo hanno ucciso loro. In una maniera brutale". E la famiglia della vittima è stata immediatamente contattata dal medico di turno che si è assunto la responsabilità di quanto è successo. "Sono stato io a somministrare quell'antibiotico", ha detto il medico. Che, secondo il figlio della vittima, avrebbe aggiunto: "Ma tanto suo padre sarebbe morto comunque". Una frase che ha aggravato il dolore della famiglia. "Forse un giorno sarebbe morto per questo tumore. Ma non oggi e non così. Anche se avesse avuto ancora solo tre mesi, io avrei voluto viverli. E invece gli hanno praticato un'eutanasia involontaria". Oggi i parenti denunceranno l'ospedale.

mercoledì, luglio 2


Muore in ospedale, nessun soccorso
Usa, 49enne rimane a terra per un'ora


Incredibile episodio di indifferenza nell'ospedale psichiatrico "Kings County", a Brooklyn. Una 49enne con problemi mentali è morta nella sala d'aspetto del centro medico senza che nessuno le prestasse soccorso. Per oltre un'ora la paziente è rimasta sdraiata per terra, riversa a faccia in giù, nella totale indifferenza del pesonale in servizio e degli altri degenti. La scena è stata ripresa da una telecamera del circuito di sorveglianza.
Alla donna, accompagnata nel centro giovedì mattina con evidenti segni di squilibrio, è stato prima somministrato un blando tranquillante, poi i sanitari l'hanno completamente abbandonata al suo destino. Pochi minuti dopo il ricovero, la 49enne si è accasciata al suolo della sala d'aspetto tra l'indifferenza degli infermieri e delle persone presenti. Alla scena hanno assistito alcuni infermieri e altri pazienti, ma nessuno si è nemmeno avvicinato alla donna che per diversi minuti si dimena e si lamenta a terra. Soltanto dopo oltre un'ora, come testimoniano le immagini riprese dal circuito interno, il personale dell'ospedale ha deciso di verificare le condizioni della degente, tentando di rianimarla senza alcun esito. Sulla donna verrà eseguita l'autopsia, per chiarire le cause del decesso. Le immagini sono state consegnate al Dipartimento di Giustizia ed è stata aperta un'inchiesta per maltrattamento e abuso di pazienti.


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