La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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venerdì, agosto 29

Rassegna Stampa 29 Agosto 2008



CAMICI BIANCHI in rivotta: le FICTION ci danneggiano

Stop del 28/08/2008 , art di Barbara Dalla Libera N. 36 - 4 9 2008 p. 40

È in arrivo una nuova ondata di serie tv che ha per protagonisti camici e corsie di ospedale. Quasi sempre chirurghi, quasi sempre pronto soccorso. Ma agli indispensabili medici di famiglia chi ci pensa? E perché gli infermieri vengono messi in luce soltanto se hanno un flirt con il chirurgo di turno?
Roma, agosto Dopo il genere poliziesco-investigativo, quello delle fiction di medicina va per la maggiore in questo momento. Il capostipite del fortunato "medicai drama" è stato "E.R. Medici in prima linea", che ha dato fama e successo all'osannato George Clooney nei panni del medico pediatra Dottar Ross. La serie non si è ancora estinta e, con cambi di personaggi e diverse rivoluzioni arriva quest'anno alla sua tredicesima stagione. Sarà trasmesso su Raidue in prima serata, ma a fargli concorrenza troverà numerose altre serie sia in casa Rai sia nella concorrente Mediaset. Si contano produzioni nostrane e altre d'importazione: "Terapia d'Urgenza", del quale sarà protagonista su Raidue Sergio Muniz (intervistato per voi a pagina 8 e 9), la seconda serie di "Medicina Generale" su Raiuno, "Crimini Bianchi", sui casi di malasanità sarà invece cavallo di battaglia di Canale 5, il "Dr. House" tornerà, ma questa volta sul canale digitale terrestre Madiaset "Joy", e c'è poi "Chirugia d'urgenza", ancora in preparazione per Canale 5. Con questo fioccare di medici in prima linea c'era da aspettarsi che prima o poi anche i protagonisti della vita reale di corsia facessero sentire la loro. Alla notizia della lavorazione della fiction "Crimini Bianchi", che punterà i riflettori su casi di eclatante malasanità, sono partite le proteste dei rappresentanti di categoria. Luigi Frati, preside della facoltà di Medicina presso l'Università La Sapienza di Roma, afferma, «in nome dell'audience non si può ridurre la sanità alla stregua di un serial killer. Se lo fanno le reti commerciali nulla da dire, ma non accetto che le reti pubbliche si adeguino a questa falsa visione della sanità che disegna medici eroi o assassini». «A nessuno viene in mente di fare una trasmissione sul disastro alla metro di Roma di un anno fa, quando 40 persone gravemente ferite vennero ricoverate al San Giovanni e 30 al Policlinico. Un'emergenza che ha mobilitato tutto il personale dei due ospedali con ottimi risultati. Non si deve dimenticare che il medico nei casi di emergenza deve prendere una decisione entro 30 secondo e non sempre può salvare la vita del paziente», conclude. Alla sua protesta si unisce anche il rappresentante dei medici di famiglia, Mario Falconi: «Non se ne può più di vedere rappresentata un'unica realtà. La sanità non è solo emergenza, affanno. È fatta soprattutto di visite in ambulatorio, di scambi col paziente. I luoghi rappresentati in queste fiction non corrispondono alla realtà delle strutture ospedaliere, che nella maggioranza dei casi dovrebbero essere ammodernate. La spettacolarizzazione in nome dell'audience esagera la realtà." D'accordissimo, ma vuoi mettere la suspence che si respira nei pronto soccorso contro la flemma delle lunghe attese in una comune Asl? Non per niente anche la fortunata serie del "Medico in famiglia" (della quale vedremo la sesta edizione nel 2009) girava più attorno alle vicende del nucleo familiare dei Martini, che a quelle legate alla professione del medico generico interpretato da Giulio Scarpati. Ma le critiche alle serie tv arrivano anche dalla categoria ancor più bistrattata delle infermiere, «sono molto irritata», afferma con piglio Annalisa Silvestro, presidente della Federazione nazionale dei Collegi, «entriamo in scena solo se abbiamo una love story con il chirurgo o per recitare frasi banali e talvolta in dialetto, con la sigaretta in mano». S E.R. HA FATTO SCUOLA A sinistra, George Clooney nei panni del Dr. Ross quando faceva parte del primo cast del telefilm "E.R. Medici in prima linea". In alto, il più recente fenomeno del genere medical-drama: il Dr. House, interpretato da Hugh Laurie.ITALIANE E STRANIERE Sopra, il cast al completo del nuovo prodotto targato Rai "Terapia d'Urgenza", in onda sul secondo canale a partire da giovedì 28 agosto. Sotto, due protagonisti della prima serie di "E.R. Medici in prima linea": il dottor John Carter, interpretato dall'attore Noah Wyle, e l'infermiera Carol Hataway, interpretata da Julianna Margulies. La prima stagione della serie fu trasmessa in Italia nel 1996.



Iniezioni, stop di 7 giorni nell'ambulatorio dell'Asl

La Stampa del 29/08/2008 , articolo di PARIDE PASQUINO ed. SAVONA p. 63

Manca il personale, privilegiata l'assistenza a domicilio
SAVONA
Per una settimana niente iniezioni. Non ci sono abbastanza infermieri. Questo accade in via Collodi nell'ambulatorio di terapia iniettiva dell'Asl. E quei malati, anziani (spesso entrambe le cose) che necessitano diuna cura a base di punture? Devono rivolgersi al medico, oppure a un infermiere privato oppure ancora alla Croce rossa o alle pubbliche assistenze.Si tratta di uno stop di una sola settimana, ma i disagi sono parecchi perché, come si dice, le malattie non vanno in vacanza. Molte le lamentele anche se va detto che l'Asl ha dovuto chiudere l'ambulatorio per poter mantenere il servizio effettuato a domicilio dove molti sono i casi delicati.L'ambulatorio delle iniezioni prima si trovava all'interno dell'asilo delle Piramidi (sede della Quinta Circoscrizione) ma i locali sono stati chiusi perché dichiarati inagibili lo scorso giugno. Nell'impossibilità di trovare una nuova sede in locali del Comune, l'Asl ha accolto il servizio al terzo piano di via Collodi. In questi giorni, però, a causa della carenza di personale ha deciso di chiuderlo per una settimana dirottando tutte le risorse all'Adi (assistenza domiciliare). Dicono all'Asl: «In questo periodo i pazienti possono comunque accedere all'ambulatorio della Medicina di base che si trova sempre in via Collodi al secondo piano lato-ambulatori muniti di richiesta del medico di famiglia fatta su ricettario regionale contenente il nome del farmaco e la durata della cura. Il paziente deve avere naturalmente il farmaco con sé. L'ambulatorio è aperto dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 9».Diego Calcagno, sindacalista della Cgil settore funzione pubblica, spiega: «La situazione del personale è drammatica e questo spiega il fatto che sia stato necessario fare una scelta e privilegiare l'assistenza a domicilio di pazienti più gravi. Una scelta che comunque condividiamo. Quello che non si può accettare è che ci sia una politica sanitaria che da un lato lascia all'ospedale la cura dei pazienti in fase acuta con l'intenzione di voler potenziare l'assistenza sul territorio. Poi il fatto è che non si prevede una dotazione organica adatta. I distretti, tanto attesi, di fatto non esistono e sono solo un contenitore vuoto. Il personale destinato a questo servizio si limita a 20 infermieri di cui 8 part time e 5 con limitazioni fisiche, ci sono poi 5 operatori socio sanitari di cui un part-time e 2 con limitazioni fisiche. Aggiungiamo 3 persone in malattia, una in gravidanza tuttt non sostituite ed ecco spiegata la chiusura dell'ambulatorio».



Infermieri penalizzati stipendi ridotti perché si aggiornano

Il Messaggero del 28/08/2008 ed. FROSINONE p. 38

Il sindacato degli infermieri Nursind chiede che venga rivista la norma che penalizza chi decide di prendere permessi di formazione. «La richiesta cade nella fattispecie prevista per le penalizzazioni stipendiali». Una delle norme volute dal ministro Brunetta, per intenderci. « Nel ribadire la disparità di trattamento con i dipendenti delle strutture private e nel riconoscere la valenza della formazione continua quale strumento di aggiornamento delle conoscenze al fine di erogare un servizio al passo con le sempre più rapide conquiste scientifiche, chiediamo che i permessi per formazione siano esentati dalle penalizzazioni della legge». Il paradosso? Gli infermieri sono «costretti a subire delle penalizzazioni sullo stipendio per il solo fatto di adempiere al dovere imposto da una norma, quella sull'aggiornamento professionale obbligatorio».



Ancora gravi le condizioni del giovane infermiere:
resta in Rianimazione

Il Messaggero del 28/08/2008 ed. MARCHE p. 38

Rimangono gravi le condizioni di Massimiliano Vallesi, il trentaquattrenne infermiere territoriale di Sant'Elpidio a Mare vittima di un incidente stradale, avvenuto martedì scorso, a Lido San Tommaso. Vallesi è ricoverato nel reparto di Rianimazione Clinica di Torrette di Ancona dopo aver subito un intervento chirurgico effettuato subito dopo il suo arrivo in eliambulanza nel nosocomio dorico. Intanto la Polizia Stradale di Fermo sta ricostruendo la dinamica dell'incidente. Pare che l'infermiere quella mattina si stesse recando al lavoro con il suo scooter. Procedeva verso Porto Sant'Elpidio, città dove abita con la moglie ed i due bambini piccoli, quando all'incrocio con San Tommaso si è scontrato frontalmente con una Fiat Panda guidata da B.C, una donna residente a Fermo. L'impatto è stato violentissimo e Vallesi ha avuto la peggio. La donna , sotto shock, è stata ricoverata al "Murri" di Fermo da dove è stata dimessa nella stessa serata. Ieri, invece, alle 16 si sono svolti i funerali di Daniele Liberati, 31 anni, di Porto Sant'Elpdio e commesso alla Trony di Civitanova Marche deceduto dopo uno scontro tra la sua Honda 600 e una Subaru condotta da un giovane elpidiense. Il fatto è avvenuto intorno alla mezzanotte di lunedì nei pressi dell'ingresso del camping "Le Mimose" di Porto Sant'Elpidio. Il giovane stava tornando a casa dopo essersi incontrato con un amico. L'impatto con la Subaru è stato devastante. La moto pare si "volata, mentre Liberati sarebbe caduto rovinosamente a terra. Sulla dinamica stanno investigando i carabinieri. La Chiesa del Sacro Cuore, ieri pomeriggio, era gremita di gente, soprattutto coetanei del ragazzo. Tutto il quartiere Faleriense, dove il giovane abitava ha voluto rendergli l'ultimo saluto ed ascoltare le parole dell'omelia di Don Mario. La cerimonia funebre è stata commovente ma estremamente sobria. Due lunghi momenti di silenzio l'hanno caratterizzata. Alla fine, uno scrosciante applauso ha accolto la bara dello sfortunato commesso.D.Mar.



Protagonisti in corsia accanto a chi soffre

Avvenire del 29/08/2008 , articolo di NlCOLETTA MARTINELLI p. 9

«Noi infermieri, mastice di tutta la sanità» «Compassione con passione». Da Europa e America Latina le «ricette» di chi assiste con attenzione e professionalità i malati terminali
DAL NOSTRO INVIATO A RlMINI
La semplicità è figlia della maestria: il professionista sa illudere chi osserva, con i gesti disinvolti frutto della competenza, che quel che fa non sia difficile. E gli illusi guardano e dimenticano, rubricando quel ruolo come accessorio, convincendosi che i veri protagonisti siano altrove. È con un umorismo venato di amarezza che Cecilia Sironi - consigliere Consociazione nazionale delle Associazioni infermieri - fa l'anamnesi della professione infermieristica, con gli operatori relegati dall'immaginario collettivo al ruolo di comparsa nel mondo della sanità. Nulla più di utili gregari di medici e chirurghi, questi ultimi sì - i telefilm lo insegnano - protagonisti veri. E pensare che gli infermieri - oggi per diventarlo bisogna laurearsi - sono il mastice che tiene insieme tutta la struttura, la linfa che la rende palpitante. Non curano, assistono: rendono vivibile la vita del paziente ospedalizzato, prestano le loro mani perché i gesti quotidiani - così scontati per chi è sano, spesso inarrivabili per chi non lo è - siano compiuti, restituendo al corpo quella dignità che la malattia fa di tutto per sottrarr e s t i gli argomenti che hanno tenuto banco ieri, al Meeting di Rimini, all'incontro "Protagonisti delfassistenza". «Tutto è cominciato con la lavanda dei piedi, duemila anni fa, quando Gesù si e inginocchiato di fronte ai suoi, accudendoli con quel gesto di affetto semplice, gratuito. È stato il cristianesimo a rendere possibile l'esistenza della professione infermieristica, a rivalutare la cura del corpo insieme a quella dello spirito»: Marina Negri, dell'associazione Medicina & Persona, che modera l'incontro denuncia, lapidaria, che «la nostra professione non ha a livello sociale la stima che meriterebbe». Un'ingiustizia un'ingratitudine, comunque - che si fa più evidente ascoltando le storie raccontate da Esperanza De Urbieta che lavora ad Asuncion, in Paraguay, nella Clinica della Divina Provvidenza "San Riccardo Pampuri" dove assiste malati terminali, per colpa del cancro o dell'Hiv, e senza un soldo. Indigenti che non hanno possibilità di accedere alle cure non esistendo, in Paraguay, un servizio pubblico e costando le terapie e i ricoveri un patrimonio. Persone che mai come adesso, che stanno morendo hanno avuto qualcuno che si rivolgesse loro con tenerezza. Non la famiglia che li ha abbandonati né la società che non ha tempo né risorse da sprecare per loro: condannati dalla malattia e rifiutati dal mondo, nell'hospice fondato da padre Aldo Trento ad Asuncion vengono trattati come principi e regine anche se, tempo pochi giorni, saranno defunti. Come Cecilia, 40 anni, l'Hivnel sangue, gli occhi ciechi per colpa della malattia, eppure contenta. Non di morire - e chi potrebbe? - ma di avere qualcuno disposto ad accompagnarla fin lì, qualcuno che la lava, la pettina, la coccola come fosse un bebé con tutta la vita davanti. Cecilia confessa a Esperanza - mentre ogni giorno è peggiore del precedente ma comunque migliore di quello successivo - il suo unico cruccio: non sapere, morta lei, che fine farà la sua bimba di sei anni. «Me lo ha confidato - racconta De Urbiedo - e io ne ho parlato a padre Trento. Che ha accolto la piccola a Casa Betlemme. Ogni volta che poteva Cecilia si faceva portare da sua figlia e la vedeva felice, accudita, amata. Cosa che le ha consentito di andarsene in pace». L'assistenza è questo, farsi carico dell'altro nella sua interezza, senza separare i problemi del fisico da quelli del cuore, trovando soluzioni pratiche senza perdere di vista le esigenze dello spirito. «Nel nostro ospedale applichiamo un modello di assistenza integrale. Il che significa spiega Esperanza - che forniamo assistenza medica ma anche spirituale, infermieristica e sociale, psicologica, alimentare... Con uno sguardo completo, che tenga in considerazione tutto ciò che serve alle persone nell'ultimo momento della loro vita». E poi c'è Milziade, nato idrocefalo e per anni esibito ai semafori dai parenti per cavare qualche soldo dalla sua deformità: oggi si chiama Aldo, come suo papa. Padre Trento lo ha adottato e guarda suo figlio - che ha il cranio pieno di liquidi, il cervello ridotto a una lamina sottile, dolori lancinanti - ridere e giocare come può, come sa, come non ha mai fatto prima: «Allunga la manina - dice Esperanza - e vuole che tu la prenda». «La tecnica è indispensabile per aiutare chi è malato ma non è niente - interviene Emanuela D'Anna, caposala dell'Istituto Europeo di oncologia di Milano - se non ci si immedesima nel paziente". Compassione, con passione»,


Friuli, più spazio agli infermieri che ai dottori

Il Gazzettino del 28/08/2008 ed. NAZIONALE p. 10

Nelle tre sedi dei corsi, organizzati a Udine, Pordenone e Mestre, 160 posti a fronte di 314 domande. L'università prevede 80 medici ma le richieste sono oltre 500
Udine NOSTRO SERVIZIO
Conto alla rovescia anche all'università di Udine per i test di ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso che riguarderanno anche la Scuola Superiore che prevede 18 posti di cui 9 per la classe scientifico-economica, 7 per la classe umanistica e 2 riservati a studenti del corso di laurea specialistica a ciclo unico in medicina e chirurgia. Quest'ultima è la facoltà a numero chiuso per eccellenza e rispetto all'anno scorso, ha mantenuto inalterato il numero di posti accessibili per aspiranti medici e infermieri.
Il corso di laurea a ciclo unico in medicina e chirurgia prevede 80 posti e se nel 2007 le domande sono state 514, quest'anno le richieste sono già arrivate a quota 526, dato aggiornato al 22 agosto. Per i futuri fisioterapisti ci sono a disposizione 30 posti ma le domande, fino a qualche giorno fa, hanno già superato quota 300 avvicinandosi alle 328 in totale dello scorso anno. Più numerosi sono i posti per infermieristica che l'università ha ripartito su tre sedi: 80 a Udine, 30 a Pordenone e 50 a Mestre. Le domande di ammissione definitive nel 2007 sono state 200 per Udine, 57 per Pordenone e 56 per Mestre; quest'anno (il dato è ancora provvisorio) le richieste sono rispettivamente 168, 76 e 70. Gli infermieri sono merce rara precisa il rettore Cristiana Compagno e l'università in questo senso sostiene le esigenze della società.
Ben più arduo è l'ingresso al corso di ostetricia che prevede solo 20 posti, di cui 5 riservati a residenti di Trento, a fronte delle 81 domande già pervenute, in crescita rispetto alle 73 definitive dello scorso anno. 30 sono invece i posti previsti per i corsi in tecniche di radiologia medica per immagini e radioterapia e Scienza dello sport. Numerose le richieste per il primo, 112 nel 2007 e 97 quest'anno, più contenute per il secondo, 24 l'anno scorso e 11 nel 2008. Il corso in tecniche di laboratorio biomedico prevede 15 posti e le richieste finora sono già 50 a fronte delle 36 del 2007. C'è un alto gradimento per le discipline legate alle professioni sanitarie sottolinea il rettore ricordando che la facoltà di medicina è al primo posto in Italia c'è un forte orientamento verso un mercato del lavoro qualificato.
Per la facoltà di ingegneria il numero chiuso riguarda solo il corso in scienze dell'architettura con 150 posti disponibili, numero che supera le richieste sia dello scorso anno, ovvero 169, sia per il 2008/09 avendo già raggiunto 150 domande a più di due settimane dal termine di presentazione delle richieste. Fra i corsi più gettonati figura quello in scienze della formazione primaria (i maestri d'asilo): su 150 posti le domande sono già 369 e questo dato, non ancora definitivo supera le richieste del 2007 che sono state 320.
Anche alcuni corsi interfacoltà sono a numero chiuso: 50 posti per educazione professionale che conta già 67 domande contro le 84 del 2007, 60 posti per biotecnologie che l'anno scorso ha registrato ben 225 richieste che quest'anno sono già 182 e la presentazione scade il 5 settembre. Stessa scadenza per uno dei 70 posti a disposizione per il corso in scienze motorie, di cui 10 riservati a i residenti di Pordenone e anche in questo caso c'è il boom di domande: 166 nel 2007 e 143 al 22 agosto 2008. Questi numeri confermano l'attrattività dell'ateneo udinese dove i posti a numero chiuso vengono definiti in base alle strutture e risorse disponibili. Le facoltà spiega Compagno stabiliscono il numero di posti seguendo le direttive di un decreto regionale, considerando la disponibilità di docenti, ricercatori, aule e laboratori; sono corsi costosi ma creano laureati che possono essere subito assorbiti dal mercato del lavoro.
Lisa Zancaner

Ospedale, liste d'attesa infinite

Il Tempo del 29/08/2008 ed. Abruzzo Pe

Francesca Cucca S. OMERO All'ospedale Val Vibrata liste d'attesa infinite, personale allo stremo, Cup assediato dalle richieste. E così parte anche un esposto all'Ispettorato del lavoro, da parte del Comitato per la salute Val Vibrata.Un esempio su tutti: s i mesi per potersi sottoporre ad un ecodoppler. «Per non parlare dei quattro ospedali pubblici teramani ridotti a poliambulatori senza più specialisti.
Reparti senza primari e chiusi - scrive nella sua denuncia il Comitato per la salute - ambulatori con pazienti perennemente in attesa, con pronti soccorso affollati da decine di persone che aspettano inutilmente e per ore ed ore, il loro turno». Solo per gestire l'emergenza immediata servono 27 infermieri professionali e 16 operatori socio sanitari, 2 tecnici, uno di radiologia, l'altro di laboratorio. Medici: subito altri 15: tra questi i due primari di ortopedia e medicina .Pronto Soccorso: 4 medici più 18 infermieri e 6 operatori socio sanitari, questo per garantire la necessaria copertura 24 ore su 24. Chirurgia generale: 5 medici cui aggiungere 16 infermieri più 4 operatori sociosanitari .Ortopedia: oltre al primario 4 ortopedici, e 14 infermieri, cui aggiungere 2 ortopedici di riabilitazione, 4 fisioterapisti ed 1 infermiere. Medicina generale: oltre al primario, altri due medici, più 16 infermieri e 4 operatori socio sanitari.Cardiologia:, 4 operatori sociosanitari, Geriatria, 14 infermieri.Ostetricia e Ginecologia : 12 infermieri più tre operatori socio sanitari .Servizi: manca il personale amministrativo e tecnico per la copertura del Cup, del centralino, della farmacia, della portineria. «Chiediamo all'Ispettorato del lavoro - avverte il Comitato per la Salute - di accertare se nei reaprti dei quattro ospedali è garantita l'assistenza minima agli utenti prevista dalla legge, se i turni sono regolari ed i ripostri del personale medico e paramedico e tecnico sono garantiti».



Manca personale per la cura dei più piccoli

La Prealpina del 29/08/2008 ed. VARESE p. 11

Se l'attività funziona e bene nell'ospedale che cura le mamme e i bambini, rimane però la sofferenza determinata dal numero risicato di neonatologi e infermieri che si prendono cura dei piccoli appena venuti alla luce. Nella Neonatologia e nella Terapia intensiva, infatti, mancano almeno tre medici e quattro-cinque infermieri. Questo comporta, talvolta, la necessità di dividere le mamme dai loro piccoli, quando le situazioni da risolvere sono particolarmente delicate, con il trasferimento dei neonati. Casi limite, d'accordo, ma non impossibili. La terapia intensiva dell'ospedale "Del Ponte" ha un bacino di utenza particolarmente ampio, quello di tutta la provincia, dove ogni anno vengono alla luce 8.500 bambini, di cui soltanto la metà a Varese e a Cittiglio, cioè nei due presidi dell'azienda ospedaliera dove le mamme possono andare a partorire. Le ambulanze superattrezzate per i bambini prematuri o con problemi legate a particolari patologie, vengono trasportati a Varese da tutti gli altri ospedali. «Possiamo ospitare una ventina di bambini, di cui 5 in terapia intensiva - dice il primario Massimo Agosti - e purtroppo la sofferenza è sempre sulle risorse umane. Stiamo avviando all'attività nuove infermiere, dall'1settembre ne arriverà un'altra da Milano, qualcosa si sta muovendo e il dialogo con la direzione generale è buono». Anche quest'anno, comunque, sono stati pianificati alcuni "tagli" di posti letto, come del resto anche negli altri presidi dell'azienda ospedaliera, «ma nell'ambito di un accordo che non ha causato particolari disagi». Il direttore del dipartimento materno-infantile, il professor Pierfrancesco Bolis, ricorda che per quanto riguarda l'ospitalità alle mamme e per il numero di medici e di personale a disposizione in Ostetricia e ginecologia, «i 38 posti letto attuali sono di solito sufficienti e non abbiamo particolari problemi sul fronte numerico per quanto riguarda il personale». B.Z.



Hospice, morire in lista d'attesa

L'informazione del 29/08/2008 ed. Parma p. 3

Otto posti alle Piccole figlie. La direttrice: più di così non possiamo fare
Che cosa sono Negli hospice le cure servono a ridurre i sintomi,i dolori e la sofferenza che la malattia provoca.Gli hospice sono strutture che ospitano malati terminali di tumore, ma se fossero più numerose dovrebbero accogliere anche chi è affetto da gravi casi di sclerosi o cirrosi,da malattie respiratorie o cardiache e che non rispondono più ai farmaci. Una pratica che,secondo alcuni studi americani,allungherebbe la vita dei pazienti grazie al potere delle cure palliative,trattamenti che rendono sopportabili e vivibili con dignità e senza dolore gli ultimi mesi di vita. Francesco Saponara ono mali terribili. Fisicamente e psicologicamente.I tumori,quando sono in fase terminale,ti avvolgono completamente.E non lasciano scampo.Secondo le statistiche nazionali i morti per tumori sono circa 130mila ogni anno e,di questi, almeno 100mila avrebbero bisogno di cure palliative nella fase terminale.A domicilio o in ospedale.Non sempre,però,è sostenibile assistere un congiunto. Per questo sono stati creati gli hospice:strutture ancora poco note,ma che "accompagnano" il paziente negli ultimi giorni di vita. Con amore e dedizione, medici e infermieri coccolano,è proprio il caso di dirlo,i malati e i loro familiari,spesso appoggiati da psicologi. Ma sono ancora troppo pochi,con liste d'attesa da brivido. Le strutture su tutta la Provincia sono quattro (per numero siamo primi in regione),ma "solo" 43 i posti contro i 55 di Bologna.Gli hospice ad oggi sono presenti in città alle Piccole figlie di via Po, a Langhirano,Fidenza e Borgotaro.Pochi per un territorio che ambisce a diventare il secondo polo sanitario in regione? In quella di via Po,gestita da suor Erika Bucher,ci sono otto posti letto,una lunga lista d'attesa e una quindicina fra medici,infermieri e assistenti.«Non possiamo fare di più - spiega suor Erika - le cure palliative sono ancora poco conosciute».E la colpa non è certo di chi,questi centri,li gestisce,ma di una cultura socio-sanitaria ancora molto indietro rispetto ad altri Paesi. Ma come si può accedere agli hospice? «Dietro richiesta del medico di famiglia o,se il malato è già ricoverato,attraverso i medici dell'ospedale».Nessuna priorità,né riguardo al reddito,né alla gravita dei malati.«Eccezion fatta per quei malati che con le cure cominciano a subire forti dolori».In via Po non si paga nulla,ma le spese sono ingenti,nonostante la struttura sia convenzionata con l'Ausl e la Regione (che ha finanziato la costruzione del centro).Le uscite sono coperte solo per il 70 per cento.La spiegazione è presto data.Nell'hospice diretto da suor Erika operano un responsabile medico esperto in cure palliative,una dottoressa, sei infermieri,altrettanti operatori sociosanitari,una psicologa «e un'assistente sociale,volontaria - precisa suor Erika con un po'di rammarico ma senza polemizzare - perché il Comune non ce l'ha fornito». Il centro è stato inaugurato il primo ottobre scorso,ma era in progetto sin dal '97 quando direttore dell'Ausl era Marino Pinelli «che sollecitò la costruzione dell'hospice».Per affrontare le ingenti spese e mantenere alto il livello qualitativo è stata aperta anche l'associazione "Amici delle Piccole figlie" che formano volontari e disponibili a incassare contributi economici. Le possibilità in provincia

Hospice, allarme posti

L'informazione del 29/08/2008 , articolo di Francesco Saponara ed. Parma p. 1

Quattro strutture, ma solo 43 lettiono luoghi per curare i malati terminali, gli hospice: strutture ancora poco conosciute ma che "accompagnano" il paziente negli ultimi giorni di vita. Le strutture su tutta la provincia sono quattro (per numero siamo primi in regione),ma "solo" 43 i posti disponibili contro i 55 di Bologna.Gli hospice ad oggi sono presenti in città alle Piccole figlie di via Po,a Langhirano,Fidenza e Borgotaro. Sono mali terribili. Fisicamente e psicologicamente.I tumori,quando sono in fase terminale,ti avvolgono completamente.E non lasciano scampo.Secondo le statistiche nazionali i morti per tumori sono circa 130mila ogni anno e,di questi, almeno 100mila avrebbero bisogno di cure palliative nella fase terminale.A domicilio o in ospedale.Non sempre,però,è sostenibile assistere un congiunto. Per questo sono stati creati gli hospice:strutture ancora poco note,ma che "accompagnano" il paziente negli ultimi giorni di vita. Con amore e dedizione, medici e infermieri coccolano,è proprio il caso di dirlo,i malati e i loro familiari,spesso appoggiati da psicologi. Ma sono ancora troppo pochi,con liste d'attesa da brivido. Che cosa sono Negli hospice le cure servono a ridurre i sintomi,i dolori e la sofferenza che la malattia provoca.Gli hospice sono strutture che ospitano malati terminali di tumore, ma se fossero più numerose dovrebbero accogliere anche chi è affetto da gravi casi di sclerosi o cirrosi,da malattie respiratorie o cardiache e che non rispondono più ai farmaci. Una pratica che,secondo alcuni studi americani,allungherebbe la vita dei pazienti grazie al potere delle cure palliative,trattamenti che rendono sopportabili e vivibili con dignità e senza dolore gli ultimi mesi di vita. Le possibilità in provincia Le strutture su tutta la Provincia sono quattro (per numero siamo primi in regione),ma "solo" 43 i posti contro i 55 di Bologna.Gli hospice ad oggi sono presenti in città alle Piccole figlie di via Po, a Langhirano,Fidenza e Borgotaro.Pochi per un territorio che ambisce a diventare il secondo polo sanitario in regione? In quella di via Po,gestita da suor Erika Bucher,ci sono otto posti letto,una lunga lista d'attesa e una quindicina fra medici,infermieri e assistenti.«Non possiamo fare di più - spiega suor Erika - le cure palliative sono ancora poco conosciute».E la colpa non è certo di chi,questi centri,li gestisce,ma di una cultura socio-sanitaria ancora molto indietro rispetto ad altri Paesi. Ma come si può accedere agli hospice? «Dietro richiesta del medico di famiglia o,se il malato è già ricoverato,attraverso i medici dell'ospedale».Nessuna priorità,né riguardo al reddito,né alla gravita dei malati.«Eccezion fatta per quei malati che con le cure cominciano a subire forti dolori».In via Po non si paga nulla,ma le spese sono ingenti,nonostante la struttura sia convenzionata con l'Ausl e la Regione (che ha finanziato la costruzione del centro).Le uscite sono coperte solo per il 70 per cento.La spiegazione è presto data.Nell'hospice diretto da suor Erika operano un responsabile medico esperto in cure palliative,una dottoressa, sei infermieri,altrettanti operatori sociosanitari,una psicologa «e un'assistente sociale,volontaria - precisa suor Erika con un po'di rammarico ma senza polemizzare - perché il Comune non ce l'ha fornito». Il centro è stato inaugurato il primo ottobre scorso,ma era in progetto sin dal '97 quando direttore dell'Ausl era Marino Pinelli «che sollecitò la costruzione dell'hospice».Per affrontare le ingenti spese e mantenere alto il livello qualitativo è stata aperta anche l'associazione "Amici delle Piccole figlie" che formano volontari e disponibili a incassare contributi economici.



Iniezioni fai da te? Esercitatevi con una mela

Ok - La salute prima di tutto del 28/08/2008 N. 9 SETTEMBRE 2008 p. 38

«Il medico ha prescritto una serie di punture intramuscolari a mio marito, che però non ha molto tempo per andare in ambulatorio. Vorrei aiutarlo e fargliele io a casa: qualche consiglio per evitare problemi?» Livia R. (Capua) Praticare un'iniezione intramuscolare richiede competenza e concentrazione ed è un compito di medici e infermieri. Chi non ha le conoscenze specifiche deve farlo solo in caso di necessità ad amici o parenti e dopo aver ricevuto le corrette istruzioni. Un'iniezione fatta male può provocare dolore ma anche vanificare l'effetto del farmaco e, in alcuni casi, procurare danni. Per fare pratica ci si può allenare con un frutto: quello che per consistenza ricorda più il corpo umano è la mela . o Sempre meglio il sedere Il medicinale è contenuto in un flaconcino, dal quale si aspira con la siringa: serve mano ferma per non toccare con l'ago le pareti esterne della confezione né altre superfici che possono contaminare la punta o renderla meno affilata, e quindi dolorosa. Alcuni preparati sono contenuti in due flaconi (uno col liquido e un altro con la polvere che contiene il principio attivo): si aspira il liquido, si buca la guaina del contenitore con la polvere e si inietta, quindi si aspira la soluzione e si procede come per i farmaci già pronti. Il nostro paziente dovrà stendersi a pancia in giù con i muscoli delle gambe rilassati. Il posto migliore è il sedere e la sede più sicura e agevole per i non professionisti è il quadrante superiore esterno della natica, dove è minore il rischio di incontrare vasi sanguigni e terminazioni nervose. Se la siringa contiene aria va eliminata per evitare che provochi complicazioni: lo si fa tenendola con l'ago verso l'alto e premendo lo stantuffo finché dalla punta uscirà una goccia di liquido (il meno possibile). L'ago non entra tutto Dopo aver disinfettato la zona scelta con del cotone imbevuto di antisettico (che va lasciato agire per una trentina di secondi), ecco il momento clou. L'ago va inserito il più perpendicolare possibile, molto lentamente e non del tutto. Poi, bisogna tirare indietro lo stantuffo e controllare che non entri del sangue nella siringa , il che significherebbe che si è all'interno di un vaso capillare. Se così fosse, bisogna sospendere l'iniezione (e ripeterla con una nuova confezione di medicinale), perché i farmaci possono danneggiarsi a contatto con il sangue e comunque non devono entrare direttamente in circolo, ma richiedono un assorbimento graduale. Se invece non siamo stati così sfortunati, il più è fatto. Non resta che spingere delicatamente lo stantuffo (circa dieci secondi per un millilitro) e poi estrarre l'ago con un gesto rapido ma senza strappi . Infine, si tiene premuta la zona per mezzo minuto, per fermare la piccola uscita di sangue. Francesco.Fanari @ ok.rcs.it Testo raccolto da Giorgio Cesarini Francesco Fanari infermiere È nato nel 1962 a Milano, dove ha conseguito la laurea magistrale in scienze infermieristiche all'Università degli Studi. Sempre nel capoluogo lombardo è coordinatore didattico di sezione all'Azienda ospedaliera Fatebenefratelli e oftalmico e docente di scienze infermieristiche all'Università degli Studi. Sotto i tre anni bambini dall'infermiere Se il nostro paziente è un bambino ci vogliono delle precauzioni in pi'. Anzi, la prima regola ƒ che se il piccolo ha meno di tre anni la puntura gli vada fatta solo da personale qualificato . «Il suo corpicino è ancora delicato, la massa muscolare praticamente inesistente e un'iniezione risulta troppo complessa perch' a farla sia un parente o la vicina di casa», spiega l'infermiere Francesco Fanari. «Nel caso di un bambino pi' grandicello bisogna prima di tutto fare in modo che sia rilassato e sereno. Per evitare che possa muoversi in maniera scomposta lo si può lasciare in braccio alla mamma mentre si fa l'iniezione : lei non solo potrà coccolarlo ma anche tenerlo ben fermo. Date le dimensioni ridotte del gluteo di un bambino è bene inserire l'ago per non pi' di duetre centimetri».



SALVE SONO SAM IL SIMULATORE MEDICO ARTIFICIALE

Airone del 28/08/2008 N. 329 SETTEMBRE 2008 p. 123

Meglio ribadirlo: quando si ha bisogno dell'intervento di un'ambulanza in V Italia, come nel caso di un malore o di un incidente, bisogna sempre chiamare il 118. Solo così può essere infatti attivata la catena del soccorso, che parte proprio nel momento in cui si compone il numero nazionale per le emergenze sanitarie. Ma cosa succede dal momento della telefonata? Per scoprirlo siamo andati all'Ospedale Niguarda di Milano, dove ha sede la Centrale operativa 118 del capoluogo lombardo. Codici verdi, gialli e rossi Spiega Giovanni Sesana, responsabile della Centrale di Milano: «Quando una persona chiama il 118 per richiedere l'intervento di un'ambulanza, un sistema computerizzato localizza il luogo dell'evento e individua il mezzo più competitivo da inviare. Una mappa mostra le ambulanze disponibili in quel momento e viene inviata quella che può arrivare nel minor tempo possibile. A questo punto gli operatori, affiancati da medici e infermieri, stabiliscono quale "codice" assegnare all'evento: sarà verde se la persona coinvolta non corre alcun pericolo di vita; "giallo", se un parametro vitale (stato di coscienza, respiro o circolo) è compromesso; "rosso", se l'emergenza è massima. Il codice attribuito determina la scelta del mezzo da inviare. In alcuni codici gialli e nei codici rossi, insieme all'ambulanza (Msb), può essere inviato anche un mezzo di soccorso avanzato (Msa): l'automedica, l'autoinfermieristica (solo in alcune regioni d'Italia) o l'elisoccorso (disponibile in tutte le regioni, ma non in ogni provincia) . L'elicottero entra in azione sia nel caso di eventi minori, che si verificano però in zone difficili da raggiungere "sulle 4 ruote", come le isole o le montagne, sia negli interventi di particolare gravita. Mentre infatti l'equipaggio delle ambulanze è composto da soccorritori "semplici", a bordo dell'Msa ci sono un medico e un infermiere esperti in area critica che hanno a disposizione strumenti sofisticati come i farmaci, i respiratori o gli ecografi». Non tutte le telefonate al 118 si concludono però con l'invio dell'ambulanza: mediamente le chiamate che arrivano alla Centrale operativa di Milano sono 1.800-2.000 al giorno, gli invii dell'ambulanza circa 800 e quelli dell'Msa 50-60. Arriva in 8 minuti A questo punto i mezzi di soccorso arrivano sul luogo dell'evento. Quanto tempo impiegano? «Nei codici gialli e rossi le ambulanze devono arrivare entro 8 minuti in città ed entro 20 minuti in area extraurbana», precisa Sesana. «I soccorritori al loro arrivo procedono alla prima valutazione del orico e pratico: oltre ai fondamenti di anatomia e di fisiologia, vengono insegnate le tecniche di rianimazione cardiopolmonare, di ventilazione, di immobilizzazione... L'equipaggio minimo su un Msb è composto da 3 soccorritori certificati 118, al quale si può aggiungere un allievo o un quarto soccorritore». Viene poi trasportato, sempre in c o dice verde, giallo o rosso in un Pronto Soccorso scelto dalla Centrale Operativa in base alle condizioni del paziente e alla disponibilità della rete ospedaliera». Non è detto che ogni struttura abbia infatti a disposizione tutte le specialità (traumatologia, cardiologia, pediatria...), o che ci siano posti disponibili nei reparti. In ospedale un infermiere professionale attribuisce un nuovo codice di gravita al paziente (triage): in Pronto

ISTAN E L' AM E COSTA 50.000 EU

nella versione femminile, può: 50.600 euro, per l'esattezza. Cosa lo Tutto, per la prima volta al mondo, grarende tanto straordinario (e costoso)? zie a un telecomando. Sa parlare, piangere, sudare, vomi• Questo gioiello tecnologico portatile, l'evoluzione del nostro Sam, si chiama iStan e viene utilizzato per formare gli aspiranti medici, infermieri e dentisti dell'Università di "ortsmouth, nel Regno Unito. Viene "fcipito di liquidi organici e, a diBiza, gli viene impartito l'ordine di sanguinare, o di fare la pipì. Altri prodigi di iStan? Le sue pupille si reI stringono o si dilatano, gli viene la -"•* d'oca, le sue gambe si frattura-

Ra

giovedì, agosto 28


SANITA': IN TV 'TERAPIA D'URGENZA',
AMORE E LAVORO AL PRONTO SOCCORSO

Roma, 27 ago. (Adnkronos Salute)

- Vite private e professionali di Infermieri e Medici che si intrecciano, tra le corsie del Pronto soccorso di un grande ospedale milanese. E' la storia raccontata nei 18 episodi di 'Terapia d'urgenza', prodotto da Rai Fiction e realizzato da Videomedia. Il nuovo medical drama andrà in onda su Raidue in prima serata da venerdì prossimo. La fiction è diretta dai registi Gianpaolo Tescari, Lucio Gaudino e Carmine Elia. Tra gli attori in camice bianco, lo spagnolo Sergio Muniz. La storia è quella di un'équipe di 15 professionisti tra medici e paramedici. "Le vicende narrate si ispirano a reali fatti di cronaca- sottolinea da Carlo Nardello, amministratore delegato di Rai Trade -Le storie coinvolgono bambini, adulti, anziani, italiani ed extracomunitari, ricchi e poveri". Si affrontano i temi più drammaticidella realtà di tutti i giorni: razzismo, emarginazione sociale, tossicodipendenza e alcolismo, violenza domestica, omosessualità, doping e violenza negli stadi, anoressia, droga, trapianti e donazionidi organi, Aids, aborto, fecondazione assistita. Dunque "la terapia è anche una terapia sociale - precisa l'ad di Rai Trade - Nella fiction i medici non hanno un rapporto solo con i propri pazienti, ma anche con le loro famiglie". Tutte tematiche specchio della realtà italiana:"Il nostro Paese è un luogo d'accoglienza e d'accettazione - evidenziaNardello - più di qualunque altro". La nuova fiction piace anche ad Anche Antonio Marano, direttore di Raidue: "Non posso non riconoscere l'importanza di questa produzione", commenta, soddisfatto anche per la riproduzione estremamente fedele delle sale operatorie e di tutte le attrezzature utilizzate. 'Terapia d'urgenza' è stato girato in un teatro di posa di1.500 metri quadrati, all'interno del quale è stato costruito ex novo un vero e proprio ospedale dotato di 29 ambienti scenici, tra cui due sale di chirurgia, una sala operatoria e una stanza di terapia intensiva. E' attraversato da più di 5 chilometri di cavi elettrici e da oltre 500 corpi illuminati. L'ambientazione a Milano è la vera novità della nuova fiction di Raidue. Il soggetto di base è ispirato alla serie spagnola 'Hospital Central'; il progetto è stato realizzatoin tre anni, le riprese sono durate nove mesi e hanno coinvolto 150 persone.

AdnKronos Salute

Rassegna Stampa 28.08.2008


«Ecco come rilanceremo la sanità»

Il Messaggero del 27/08/2008 ed. FROSINONE p. 38

di GIOVANNI DEL GIACCIO
I conti che migliorano, l'atto aziendale che entra nel vivo, i problemi quotidiani da affrontare e anche qualche "sassolino" da togliere dalle scarpe. Ilde Coiro, direttrice generale della Asl di Latina da poco più di un anno, parte dal bilancio consuntivo approvato di recente. Con "solo" 32 milioni e 600.000 euro di debiti. «Ma sono 59 milioni in meno rispetto allo scorso anno - dice - è un ottimo risultato, raggiunto grazie all'oculatezza nella gestione, all'attenzione agli sprechi, all'ottimizzazione delle risorse». Resta pesante, però, il debito generale: «Sostenere la spesa sanitaria è un dovere, ancora di più in una realtà come questa che geograficamente ha inevitabili problemi. Non possiamo ridurre le prestazioni mettendo insieme servizi di Aprilia, faccio un esempio, con quelli di Priverno. Ci sono caratteristiche del territorio delle quali si deve tener conto». La difficoltà maggiore? «L'atteggiamento degli operatori verso il raggiungimento degli obiettivi, va cambiato il modo di fare che molti hanno soprattutto ai vertici ma gradualmente la situazione sta cambiando».Che succede con Gaeta e Fondi? Sindaci e cittadini sono sul piede di guerra... «Era tutto programmato. Si tratta di provvedimenti che qualificano l'offerta sanitaria, erano previsti dal piano di riorganizzazione e dall'atto aziendale. I sindaci dovrebbero dire che abbiamo rispettato gli impegni, non strumentalizzare le situazioni. A Fondi trovo particolarmente fuori luogo la polemica in consiglio comunale». E i laboratori? «Stesso discorso, parliamo di razionalizzare, i punti prelievo non si toccano, poi le analisi sono centralizzate, non vedo qual è il problema». A Priverno dopo le proteste del sindaco hanno lavorato per due mesi infermieri senza malati da assistere né medici in reparto, possibile? «Purtroppo è accaduto, nelle more della riorganizzazione e del passaggio al presidio centro della struttura di Priverno dove andrà il day surgery. Questo non vuol dire che quegli infermieri potessero essere utilizzati diversamente, anche al "Goretti" se necessario. Dall'1 settembre sarà formalizzato il passaggio». E ci sarà anche il Dea di II livello, al momento senza uomini e mezzi. «Vero ma ci sono i finanziamenti, abbiamo sollecitato la Regione per il rispetto dei tempi». Con l'università non manca qualche episodio sgradevole, tipo neurochirurgia. Che intendete fare? «Per me l'accordo tra Regione e La Sapienza che spalma le sedi va rivisto ma non deve farlo la Asl. Sull'integrazione tra ospedalieri e universitari abbiamo ottimi esempi ma anche attriti e polemiche che ci sono sempre stati, ovunque, dipende dalle persone ma ciò non toglie che vanno presi sempre in considerazione prima i pazienti. Il rapporto con l'università è un arricchimento a vicenda, un'opportunità per entrambi, dal punto di vista didattico e clinico».Sempre più casi di falsi medici, ora anche gli infermieri abusivi, che succede? «Controlliamo e continueremo a farlo, l'ufficio del personale ha direttive precise. Tolleranza zero». Il piano di rientro del Lazio mette a rischio il policlinico del Golfo? «E' un'opera programmata, quindi si farà, il commissariamento dice che non si possono prevedere nuovi ospedali rispetto al piano di riorganizzazione della rete vigente». Che messaggio sente di dare ai cittadini? «Avere fiducia in un'istituzione che lavora per servizi di qualità e non ascoltare messaggi di strumentalizzazione».


Muore commesso Trony.

In coma giovane infermiere

Il Messaggero del 27/08/2008 ed. MARCHE p. 36

Una giovane vita spezzata e una attaccata ad un filo sono il bilancio di due incidenti stradali avvenuti sulle strade del Fermano tra lunedì notte e ieri mattina. Nel primo incidente ha perso la vita Daniele Liberati un trentunenne di P.S.Elpidio, commesso della Trony di Civitanova Marche. Nel secondo ha subito gravissimi traumi Massimiliano Vallesi, un trentaquattrenne infermiere di Sant'Elpidio a Mare trasportato a Torrette in eliambulanza ed operato di urgenza. Liberati, intorno alla mezzanotte di lunedì, era in sella alla sua moto, nei pressi del Camping "Le Mimose" quando è andato a scontrarsi con un'auto che stava facendo manovra e pare uscisse da un parcheggio sito sulla via. Nell'impatto la moto è volata ed è andata a sbattere contro una pianta. Sbalzato dalla motocicletta Liberati è finito sotto le ruote dell'auto che l'avrebbero investito. L'uomo è morto circa due ore dopo l'incidente al Pronto Soccorso dell'ospedale di Fermo per i forti traumi subiti. Ieri mattina è stata effettuata l'ispezione cadaverica ed il giovane è stato riconsegnato al dolore dei famigliari. Sul caso stanno indagando i carabinieri. E' invece in prognosi riservata nel reparto neurologico di Torrette Massimiliano Vallesi il centauro vittima di un frontale con una Fiat Panda avvenuto intorno alle 7 sulla statale 16 all'altezza dell'incrocio di Lido San Tommaso a Fermo. Il giovane infermiere proveniva da P.S.Giorgio mentre la Panda stava immettendosi nel vicino quartiere di Lido Tre Archi. Per cause ancora in corso di accertamento da parte della Polizia Stradale di Fermo la collisione tra i due è stata determinante per il motociclista, il quale sbalzato dal suo mezzo è ricaduto pesantemente sull'asfalto battendo violentemente il capo. Sul posto sono intervenuti oltre l'eliambulanza anche i Vigili del Fuoco di Fermo. Subito dopo l'incidente è stata avanzata da parte del presidente della IV Circoscrizione fermana, Bianca Maria Brillantini, la richiesta della realizzazione di una rotatoria per migliorare la sicurezza e ridurre la velocità di marcia nel tratto della Statale 16 che ha già visto, non più tardi di una ventina di giorni fa un altro incidente mortale.D.Mar.



LETTERE & OPINIONI

Gazzetta di Mantova del 28/08/2008 ed. Nazionale p. 32

DA RODIGO Infermieri, mi unisco alla vostra battaglia
Carissimi e distinti colleghi del Carlo Poma che avete trovato il coraggio di denunciare pubblicamente la nostra situazione. Voglio rafforzare la protesta per quanto riguarda la categoria operante nei geriatrici (lungodegenza, hospice, riabilitazione, nuclei Alzheimer). Negli ultimi tempi il carico di lavoro infermieristico si è fatto sempre più pesante, sia per la tipologia dei pazienti, sia per la mancata sostituzione di personale in ferie o in malattia (siamo pochi). Da almeno 2 mesi stiamo sopperendo all'assenza di 2 infermieri e di una unità ausiliaria. Ci organizziamo in base alle esigenze e alle priorità del reparto, senza più caposala ma, fortunatamente con una dottoressa sempre presente e operativa in reparto. Noi infermieri professionali da alcuni mesi copriamo le 24 ore in 3 unità anziché 5, grazie al nostro spirito di collaborazione, ma quanto può durare?! Voglio affiancarmi alla carissima e combattiva collega Fagnoni operativa al Poma e garantire almeno da parte nostra una sicura collaborazione.
Rossana Malossi
Villa Carpaneda Rodigo
PRECISAZIONE
Quello Stefano è solo mio omonimo Chiedo che sia ospitata una breve precisazione. Il signor Stefano Zanetti, citato sulla Gazzetta di Mantova di ieri 26 agosto, è soltanto un mio omonimo. Mi preme tranquillizzare parenti, amici e colleghi di lavoro: non si tratta dello Stefano Zanetti, di anni 50 residente in via Spagnoli numero 5 e di professione receptionist d'albergo.
Stefano Zanetti
PEGOGNAGA Grazie a UniCasa E la ciclabile ci saràL'Amministrazione Comunale di Pegognaga ringrazia il presidente della Cooperativa UniCasa, Albertino Montresor, per aver evidenziato e valorizzato lo straordinario impegno profuso nei confronti di Polesine. Un'unica precisazione rispetto alla sua lettera: è talmente giustificata la necessità di collegare con pista ciclabile la frazione con il capoluogo che nel nostro Piano Regolatore Generale tale opera è prevista, inserita nello strumento urbanistico da questa Amministrazione nel 2005. Tanto si doveva per dare una corretta informazione.
Marco Carra Sindaco di Pegognaga
CURTATONE Se la corrierapassa in anticipo Sabato 23 agosto scorso mi sono recata in Comune a Curtatone per rinnovare il pass per l'automobile. Preciso che sono invalida riconosciuta al 90 per cento, a causa di una grave scoliosi e artrosi.Nel ritorno con la corriera di Montanara (n° 9) delle 11.11, siccome la fermata era al sole ero spostata sotto a una pianta, l'autista è passato con 8 minuti di anticipo, come un razzo, al pelo mi ha vista. Salendo, ho chiesto come mai, essendo in anticipo di 8 minuti: lui invece di magari scusarsi mi ha presa a male parole. Faccio presente che nel mese di luglio e agosto la corriera si ferma davanti il Comune vecchio e per andare in quello nuovo ci sono 4 km circa e li ho fatti a piedi andata e ritorno sotto al sole. Vi sembra giusto? Se non mi mettevo in mezzo alla strada dovevo aspettare a far segno... mi lasciava a piedi e la prossima corsa era dopo un'ora. Io però anche essendo invalida viaggio in regola e pago 80 euro l'abbonamento di tutto l'anno.Non dovrebbero rispettare gli orari? E quando la corriera cambia giro, non dovrebbero avvisare?
Lina Trevenzoli
ALITALIA Ma perché adessonessuno protesta?Ecco fatto! La cordata italiana è pronta per la nuova compagnia di bandiera: società ripulita dai debiti, che si accolleranno i contribuenti italiani, ma solo quelli che pagano le tasse, ovviamente, e 7000 esuberi o forse più. Alla faccia dell'ipotesi di accordo con Air France che in aprile fece tanto scandalo e che paradossalmente trovò feroci oppositori Berlusconi e co. insieme ai sindacati confederali e di categoria con alla testa la Cisl di Bonanni. E ora che il governo consegna l'Alitalia ai soliti noti industriali coraggiosi nessuno ha niente da dire? Sindacati e piloti, pronti a scioperare contro il governo Prodi, ora che fanno? Aspettiamo, con curiosità e ansia, le iniziative dell'opposizione e del Pd in particolare: non vorremmo mai che, vista la presidenza della nuova società affidata a Colaninno, tutto vada bene, in nome anche del dialogo di cui la Festa PD di Firenze è la massima espressione!
Corrado Sarzi Amade'
DOPO IL MALOREGrazie ai medici di Mantova e Bozzolo Poiché la Gazzetta si è occupata del mio malore nel luglio scorso, desidero ringraziare pubblicamente tutti coloro che si sono occupati della mia salute.In primis coloro i quali mi hanno dato i primi, decisivi, soccorsi, i medici dello staff del pronto soccorso dell'ospedale di Massa e, successivamente dell'UTIC e di Cardiologia del nosocomio toscano unitamente ai loro colleghi dell'Opa.A Mantova i miei più sentiti ringraziamenti vanno al primario di Cardiologia dell'ospedale «Carlo Poma», professor Roberto Zanini, e al primario di cardiochirurgia professor Mario Zogno, che mi ha operato, unitamente ai rispettivi staff, dai medici agli anestesisti a tutto il personale infermieristico e della rianimazione che, con competenza professionale e indimenticabili doti umane, mi hanno assistito.Ringrazio infine l'intero reparto del professor Rino Frinzelli del Centro di riabilitazione di Bozzolo.Stefano Gueresi Mantova



Lite violenta, disabile ferito Cc indagano su infermiere

La Sicilia del 27/08/2008 ed. Nazionale p. 30

Un disabile si trova ricoverato in coma all'ospedale Villa Sofia di Palermo dopo una violenta lite. I carabinieri hanno denunciato per lesioni personali gravissime un infermiere 54enne. I fatti risalgono allo scorso 22 agosto, ma la notizia è trapelata solo ieri. A Giardinello, l'infermiere nel corso della lite avrebbe spinto a terra G.R., 65 anni. L'invalido ha battuto la testa a terra procurandosi un trauma cranico inizialmente giudicato guaribile in quindici giorni dai medici dell'Ospedale civile di Partinico. Trauma che nella mattinata del 23 agosto si è evoluto poi in coma. L'anziano è stato così trasferito a Villa Sofia, dove è stato sottoposto ad intervento chirurgico. Versa in pericolo di vita.

mercoledì, agosto 27

Rassegna Stampa 27.08.2008


Ubriaco prende a morsi un infermiere

La Tribuna di Treviso del 27/08/2008 ed. Nazionale p. 28

Il marocchino ha aggredito l'operatore nella sala d'attesa del Pronto soccorso
CASTELFRANCO. Si è presentato alle due della notte tra sabato e domenica al Pronto soccorso. Si è incollato al campanello che mette in comunicazione la sala d'attesa con il reparto. «Fatemi entrare, c'è una donna che sta partorendo», urlava, ma non c'era nessuna partoriente: il marocchino era ubriaco. Un infermiere ha cercato di calmarlo, ma è stato spinto a terra e morso a una gamba.Quando si è materializzato lo straniero sui 25 anni, nella sala d'attesa del Pronto soccorso, c'erano cinque anziani. Erano le due di notte.Il marocchino ha iniziato a suonare con insistenza il campanello che avvisa infermieri e medici dell'arrivo di un nuovo paziente. E' andato in escandescenze. «Fatemi entrare, devo andare in Ostetricia: c'è una donna che sta partorendo», ha urlato al citofono, la voce impastata dai troppi alcolici bevuti.Il personale ha subito verificato chiamando la sala travaglio, ma nessuna donna stava per dare alla luce un bambino.Un infermiere, P.P., 42 anni, è allora uscito dal reparto per tentare di calmare lo straniero. Si è avvicinato al giovane maghrebino. Ha cercato di tranquillizzarlo spiegandogli la situazione, ma lo straniero si è trasformato in una furia.Continuando a urlare di voler entrare, ha strappato di dosso la divisa all'infermiere, in cui soccorso si sono precipitati i colleghi e i medici di turno.All'arrivo dei rinforzi il marocchino non si è però fermato. Anzi, ha continuato a tirar calci e pugni fino a spingere a terra P. P.. Quindi lo ha morso a una gamba, procurandogli un ematoma. Cadendo l'infermiere ha pure riportato una botta al gomito.Nel frattempo sono stati allertati le guardie giurate in servizio in ospedale e i carabinieri. Il marocchino, braccato dal personale del Pronto soccorso, continuava ad agitarsi tentando di colpire chiunque gli arrivasse a tiro.I carabinieri con l'aiuto dei vigilantes lo hanno immobilizzato costringendolo alla resa. Quindi i militari lo hanno portato in caserma, in via don Ernesto Bordignon, per identificarlo. Ad assistere all'aggressione, impotenti e spaventati per la furia. gli anziani in attesa della visita.L'infermiere colpito è stato medicato: per lui, dopo la paura, solo un po' di riposo.Nei prossimi giorni sporgerà denuncia contro il marocchino per l'aggressione. E' stata una nottata parecchio movimentata in Pronto soccorso.Ripristinata la calma con l'intervento dei carabinieri, l'attività del reparto dell'emergenza è ripresa normalmente. (d.g.)



Trani, è vietato sentirsi male dalle 23 al mattino dopo

La Gazzetta Del Mezzogiorno del 26/08/2008 ed. Nazionale p. 6

La denuncia: di notte c'è soltanto un infermiere
GIANPAOLO BALSAMO l TRANI. «Non sappiamo più a chi fare riferimento. È come se avessimo due "p a d ro n i " ai quali dare conto. Una situazione anomala che si ripercuote sulla organizzazione del lavoro di tutti gli operatori sanitari (medici, specialisti, infermieri) che operano all'interno delle carceri». Così Francesco Monterisi, coordinatore sanitario degli Istituti penitenziari di Trani, commenta l'ap plicazione della riforma della medicina penitenziaria e del trasferimento delle funzioni di assistenza dal Ministero della Giustizia al Servizio sanitario nazionale già attuata dallo scorso 14 giugno. «Il ministero della Giustizia ci ha sbattuto la porta in faccia - continua il camice bianco - mentre le Asl si trovano a gestire queste nuove competenze con tutti i disagi conseguenti». E così nel carcere di Trani, è vietato sentirsi male durante le ore notturne. Proprio in virtù di quella che è stata definita la «riforma sanitaria dietro le sbarre», infatti, la casa circondariale di Trani (attualmente con 180 detenuti) è diventata una struttura di primo livello (tutti gli istituti penitenziari, da un punto di vista dell'assistenza sanitaria, sono stati suddivisi in tre livelli) con u n'assistenza non ininterrotta nell'arco delle ventiquattro ore (come avviene, invece, nelle carceri con oltre 225 detenuti). In altre parole a Trani (così come nelle strutture carcerarie con pochi detenuti) la presenza di un medico è garantita dalle ore 8 alle 23. «Sì è vero - spiega Michele Casamassima, rappresentante della Polizia penitenziaria -. Dalle ore 23, sino al mattino successivo, manca un medico che possa coprire le eventuali emergenze sanitarie che si possono verificare sia all'interno della Casa circondariale maschile che in quella della Casa di reclusione femminile. Dunque, qualora un detenuto venga portato in carcere la notte, non è effettuata la visita medica di primo ingresso e pertanto non è possibile diagnosticare, al momento, il suo effettivo stato di salute. In tale contesto, non è sporadico assistere a detenuti arrestati, spesso affetti da disturbi psichiatrici, traumi subiti durante le fasi dell'ar resto, crisi di astinenza, ecc. e pertanto molte volte il personale di Polizia penitenziaria fronteggia tali situazioni senza alcun supporto medico». Nella prassi, dunque, dalle ore 23 in poi, nel carcere di Trani entra in servizio un infermiere dell'ammi nistrazione penitenziaria che, per i casi di urgenza, durante le ore notturne, è tenuto a chiedere l'inter vento della guardia medica. Ques'ul tima, pur tra mille difficoltà e dovendo garantire la continuità assistenziale anche all'esterno, è tenuto a rispondere alle chiamate provenienti non solo dal carcere di via Andria ma anche dalla casa di reclusione femminile. «Come se non bastasse - continua Casamassima che è anche rappresentante sindacale della Funzione pubblica Cgil - la situazione dell'as sistenza sanitaria nella casa circondariale di Trani è aggravata dal fatto che il taglio delle risorse economiche sta producendo risultati drammatici nell'approvvigionamento dei farmaci salvavita all'interno dell'infer meria. I detenuti, dunque, sono tenuti a portarsi dietro farmaci di cui hanno bisogno e che non sono forniti dal Sistema sanitario nazionale».



«I nostri infermieri hanno scelto l'Asl Problemi?
Sì, ma li risolveremo»

La Gazzetta Del Mezzogiorno del 26/08/2008 ed. Nazionale p. 6

FOGGIA. «I sei infermieri in servizio al carcere di Foggia hanno scelto di passare alle dipendenze dell'Asl dal primo settembre. C'è un po' di preoccupazione per il passaggio di competenze, ci potrà essere qualche disservizio all'inizio; ma chiaramente i detenuti sono cittadini che hanno diritto all'assistenza medica e sarà adesso l'Asl a farsi carico della gestione della struttura medica della casa circondariale di Foggia». Lo sostiene Davide De Florio , direttore del carcere del capoluogo dauno dove ieri il numero di detenuti era di 610, contro una capienza di 370. «L'assistenza medica nel carcere di Foggia è garantita 24 ore al giorno: sino ad oggi attraverso una convenzione con 6 medici che si alternavano e con personale infermieristico interno, che adesso di fronte alla possibilità di passare sotto la competenza dell'Asl, ha fatto questa scelta. La situazione si risolverà, ci sono già stati incontri con il subcommissario dell'Asl Foggia, S av i n o Inghing olo , e un altro è fissato per il 3 settembre. Funzionari Asl hanno già effettuato sopralluoghi nel carcere per vedere la struttura e i macchinari in dotazione. Quando c'è un rapporto solido tra le istituzioni, come in questo caso, i problemi che pure ci saranno con il passaggio di competenze, si r i s o l ve r a n n o » .




L'infermiere entra in famiglia

Il Sole 24 Ore - NordEst del 27/08/2008 p. 8

Allo studio l'affiancamento a domicilio ai parenti dei malati sul modello inglese
A CURA DI Valeria Zanetti
Ridefinire la funzione dell'infermiere veneto nell'assistenza ospedaliera o altre strutture di cura, sul territorio e nella formazione e ricerca scientifica. A questo punta il progetto di legge 319/2008, presentato dal consigliere di Alleanza nazionale, Raffaele Zanon con il collega Piergiorgio Cortellazzo, già illustrato in V commissione. «La Regione deve occuparsi del nuovo piano socio-sanitario e ciò deve comportare una riflessione preliminare sul ruolo delle figure professionali coinvolte in un'organizzazione dei servizi rispondente alle attuali necessità», spiega Zanon. In particolare occorre strutturare servizi capaci di rispondere alle esigenze di una popolazione sempre più anziana e portatrice di patologie croniche, cui spesso si prospetta un percorso di cure e assistenza a domicilio, che può essere intrapreso solo attraverso un capillare impiego di infermieri nei servizi socio-sanitari territoriali. «Consapevoli di ciò - riprende - molti colleghi hanno da subito condiviso i contenuti del testo. Alla ripresa dei lavori, dopo la pausa estiva, partiranno le audizioni dei collegi Ipasvi, sindacati e università». Il progetto legislativo sarà presto affiancato da un altro Pdl, in fase di elaborazione da parte della Lega Nord. La V commissione sarà dunque chiamata a fare sintesi, e una proposta definitiva potrebbe arrivare in Consiglio in tempi abbastanza brevi, contribuendo a ridefinire il ruolo di un professionista non sempre adeguatamente valorizzato e ancora troppo spesso impiegato in mansioni non attinenti o prive di impatto per gli assistiti, che rappresentano fino al 50% dell'attività giornaliera. «Se è vero infatti che gli infermieri sono pochi (circa 31 mila iscritti ai collegi provinciali del Veneto, ndr) e che non ci sono i numeri neppure per coprire il turn over, è altrettanto vero che capita di vederli impegnati negli ospedali in mansioni che sarebbero più opportunamente delegabili a personale amministrativo, a operatori addetti all'assistenza o ancora ad altre figure di supporto», aggiunge Zanon.Tra le proposte del Pdl, «partendo dal pieno riconoscimento della professione infermieristica sul piano dell'iter formativo, dello status giuridico, dell'autonomia professionale», recita il testo, è prevista l'istituzione del Servizio infermieristico regionale con compiti di censimento e monitoraggio della domanda di infermieri e di figure di supporto all'assistenza per le mansioni amministrative e igienico-alberghiere nelle aziende sanitarie e ospedaliere; di pianificazione del fabbisogno e di dotazioni organiche; di promozione e progettazione di attività di formazione e ricerca. Il responsabile del servizio, con formazione infermieristica, nominato dall'assessore alla Sanità, designerà a propria volta i responsabili delle tre aree di intervento: ospedaliera (pubblico-privata), territoriale e formativa e di ricerca.Il Pdl introduce anche novità nell'assistenza territoriale istituendo la figura dell'infermiere di famiglia e per le cure domiciliari; gli ambulatori infermieristici territoriali e gli ambulatori infermieristici privati. Apre inoltre anche agli infermieri ospedalieri la possibilità di rendere prestazioni in libera professione intramoenia. L'infermiere di famiglia, tra l'altro già impiegato in Gran Bretagna e che sta per diventare operativo in Spagna, è previsto dai protocolli dell'Oms, per migliorare le prestazioni abbattendo i costi. Presterebbe il proprio servizio gratuitamente (sarebbe pagato grazie alla quota capitaria stanziata annualmente dalla Regione per ogni residente), si occuperebbe di assistenza in collaborazione con il medico di medicina generale, operando in un ambito territoriale ristretto (quartiere di città, paese, piccola comunità), si farebbe carico dell'assistenza dei malati cronici o di pazienti appena dimessi, riducendo la loro permanenza in ospedale, la loro riammissione o gli accessi, spesso impropri, al pronto soccorsi. Per l'assistito basterà fare domanda all'ufficio attivato appositamente dalle Ulss. L'infermiere di famiglia opererebbe negli ambulatori infermieristici, chiamati a effettuare gratuitamente una serie di prestazioni (medicazioni, terapie farmacologiche, elettrocardiogrammi, prelievi, misurazione di glicemia, colesterolemia) e a fornire informazioni ai familiari impegnati nell'assistenza domiciliare dei parenti.




Organici, fragile equilibrio

Il Sole 24 Ore - NordEst del 27/08/2008 p. 8

«Per mantenere l'eccellenza del sistema sanitario veneto occorre affrontare la questione della carenza di infermieri, che si ripresenta ogni anno con l'estate». Franco Vallicella, presidente del collegio degli infermieri di Verona e tesoriere della Federazione nazionale dei collegi Ipasvi, non ha dubbi: «Durante l'anno le carenze sono compensate attraverso riposi mancati, ferie ritirate, straordinari. D'estate queste misure sono più difficilmente applicabili perché per contratto l'infermiere deve poter godere di almeno 15 giorni consecutivi di ferie». Reparti e servizi dunque si reggono su un equilibrio assai fragile, al centro del confronto che si è aperto tra l'assessore alla Sanità, Sandro Sandri, e i presidenti veneti dei sette collegi regionali. «Conclusa la pausa estiva torneremo dall'assessore - aggiunge - che è interessato ad affrontare la questione e condivide il punto di vista secondo il quale la soluzione non può essere delegata unicamente all'assunzione di infermieri stranieri, il cui inserimento si rivela spesso difficoltoso e implica forti investimenti». Occorre invece «intervenire sulla programmazione dei posti in formazione, definita annualmente con decreto del ministero dell'Università e che si rivela sempre inferiore alle domande degli aspiranti infermieri, alle richieste della Regione e della Federazione nazionale, soprattutto per il Veneto; programmare le necessità infermieristiche non solo sull'esistente, ma nella prospettiva dell'implementazione dei servizi territoriali - sottolinea Vallicella - In particolare, la riduzione del tasso di ospedalizzazione passa dall'incremento dell'assistenza domiciliare, garantita quasi esclusivamente da infermieri». Infine, bisogna valorizzare la professione economicamente e introdurre la figura dell'infermiere specialista, con competenze diversificate per tipo di assistenza.




QUATTRO GEMELLI

Gazzetta di Mantova del 27/08/2008 ed. Nazionale p. 24

QUATTRO GEMELLI
No, quella mamma non è un esempio
Egr. don Paolo Gibelli, condivido in pieno il suo pensiero, di uomo di Chiesa e di scienza. La donna che a 55 anni mette al mondo 4 gemelli dopo aver ricevuto gli ovuli da un'altra donna è una vera follia. Questa persona non deve essere un esempio per nessuno e pertanto non va pubblicizzata come una star. Una mamma per essere chiamata tale non deve essere solo genitrice, ma soprattutto educatrice e come farà assolvere il suo compito quando i suoi figli avranno 10 anni e lei 65? I figli per crescere bene devono avere dei genitori e non genitori nonni. Speriamo sia stata la prima ma anche l'ultima.Luca Talarico Presidente Circolo Della Libertà «Il Cortegiano» Marcaria INFERMIERI
Se non vuoi limitarti al mugugno...In risposta alla lettera di Ivano Rodolfi del 25/8, Caro collega, ti rispondo che sono pienamente consapevole dell'inedia di molti infermieri per quanto riguarda la lotta per il meritato riconoscimento... proprio per questo mi impegno in prima persona e cerco di coinvolgere il maggior numero di colleghi nel tentativo di creare una forza unitaria. Molti sono, tuttavia, legati ancora ai confederali che sinora hanno detenuto il monopolio della contrattazione a livello locale e nazionale. E sinora poco è cambiato: molti hanno paura di responsabilità che sentono enormi e molti altri ancora vedono ancora nel medico la figura protagonista del mondo sanitario. Tante sono le ragioni per cui gli infermieri sono lontani gli uni dagli altri, per elencarle tutte servirebbe un libro. La via che indichi per il cambiamento (riunirci, discutere ecc.) io e altri colleghi di Rsa l'abbiamo già percorsa, ci eravamo dati un nome: «Comitato infermieri geriatrici», avevamo raccolto adesioni da tutta la provincia, ci incontravamo al Mazzali per dissertare sulla situazione, per vedere riconosciute le nostre istanze nel tentativo di darci un'identità e visibilità socio-professionale.Purtroppo questa strada non rende, senza un'egida che ci raccolga e che abbia una valenza contrattuale non si arriva da nessuna parte. C'è il Collegio Ipasvi che ci rappresenta e potrebbe fungere da collegamento, ad esempio, ma non ha questo potere contrattuale. Io ho scelto il sindacato di cui sono referente aziendale (Nursing up) in quanto autonomo e composto totalmente da professionisti della funzione infermieristica oltre a essere sufficientemente diffuso sul suolo nazionale da poter sedere al tavolo delle trattative nazionali con l'Aran (stanno cercando di affossarci ma ce la faremo!). A Mantova siamo appena nati ma stiamo gradualmente raccogliendo consensi. Per quanto riguarda la rete informatica degli infermieri: ci sono molti siti e/o blog che ci permettono di confrontarci, ad esempio il sito www.proterin.net, un portale totalmente infermieristico e multidisciplinare nel quale chiunque può postare argomenti e/o discutere virtualmente. Altri siti riguardano le varie «specialità»: il sito della Simeu, che si occupa di emergenza e urgenza e che sta aprendo una sezione esclusivamente infermieristica ed altri ancora. Basta cercare in rete. Tu cosa stai facendo per la tua professione? Non intendo fare polemica ma se vuoi impegnarti e non solo mugugnare c'è la possibilità di agire in gruppo e in condivisione d'idee. Incontriamoci, cominciamo a fare sentire la nostra voce, proponiamo soluzioni e innovazioni. Non attendere oltre i messia degli infermieri.Lavoro al Pronto soccorso, non è difficile rintracciarmi, contattami e magari insieme riusciremo a fare qualcosa in più.
Alessandra Fagnoni
LA SFIDA DEL PD
L'appuntamento è con voi giovani Sabato 30 a Castel Goffredo, nell'ambito della festa del Partito democratico, si terrà un incontro dal titolo «I giovani e il PD». L'appuntamento è stato pensato come occasione per incontrarsi e conoscersi nella speranza di poter iniziare una riflessione fatta dai giovani insieme ad altri giovani. L'esperienza politica non è certamente facile. Spesso ci sono resistenze, disinteresse, disillusione. Ma la politica è l'impegno civico che permette di esprimere idee e idealità per tradurle in scelte e comportamenti che hanno a che fare con la vita di tutti i giorni. Economia, lavoro, salute, scuola, servizi sociali, sicurezza si declinano a partire da una visione dell'uomo e della società. E la politica è lo strumento per proporre e attuare un progetto basato su valori e programmi.Il Partito Democratico, apparso da poco sulla scena politica italiana, è la sintesi di culture che hanno radici profonde e che hanno posto al centro della propria ispirazione la democrazia, la giustizia, la partecipazione, la solidarietà, la legalità, il rinnovamento della società in una visione allargata oltre i confini nazionali. Il PD è un partito che si deve costruire insieme: i giovani non possono mancare!Il PD ha bisogno dei giovani che sono «il presente e il futuro». Il PD deve saper ascoltare i giovani, ma i giovani devono provare a farsi ascoltare nelle modalità che più ritengono idonee. L'incontro di sabato a Castel Goffredo può essere un tentativo, una possibilità, una sfida, per esserci, per conoscersi, per confrontarsi, per discutere, per sognare. Sì, anche per sognare! Sognare che insieme le cose possano cambiare, fortemente convinti che rassegnazione e disfattismo fanno il gioco di chi intende lo Stato come una azienda da cui trarre profitto. Alcuni giovani amici impegnati in politica si sono messi a disposizione per raccontare la propria esperienza, ma l'incontro riuscirà se altri giovani potranno interagire con loro in un dialogo aperto, dove esprimere pareri, proposte ma anche dubbi, perplessità, critiche. C'è bisogno di passione civica. C'è necessità di disponibilità generosa.L'appuntamento è per sabato 30 agosto alle 18 a Castel Goffredo presso il Parco La Fontanella.Dina Vignoni Presidente dell'assemblea provinciale del PD I NOSTRI TESORIVilla Galvagnina E' la volta buona Forse questa è la volta buona! Forse questa volta riusciremo a mettere in campo lo strumento e le collaborazioni idonee per salvare e rilanciare Villa Galvagnina. All'ultima riunione degli Enti locali, coinvolti in questo ambizioso progetto, è stata unanimemente espressa la volontà di andare rapidamente verso la costituzione di una Fondazione di diritto privato per procedere, altrettanto celermente, nella raccolta fondi e nella realizzazione degli interventi necessari per la tutela dello straordinario patrimonio culturale e artistico rappresentato da Villa Galvagnina. Resta ancora quasi tutto da fare, ma finalmente si esce da ipotesi velleitarie che non hanno prodotto altro che l'incapacità di programmare qualsiasi intervento.Se oggi ci troviamo di fronte alle possibili soluzioni del problema molto lo dobbiamo agli architetti Galandini e Ragazzoni, i quali hanno preso a cuore Villa Galvagnina e ne hanno consentito i primissimi interventi di recupero. Tuttavia, molto lo dobbiamo anche ai proprietari del villino, cioè l'Amministrazione comunale di Mantova, e all'Amministrazione provinciale che si è posta da subito quale ente di supporto e di coordinamento per tale impegnativa collaborazione. Non meno importante da segnalare è la sensibilità con cui le Amministrazioni di Gonzaga, Motteggiana, Moglia, S. Benedetto Po, insieme alla nostra e al Consorzio dei comuni del Destra Secchia, si sono rese disponibili ad affrontare, in un fecondo gioco di squadra, quest'avventura. Ci auguriamo che i privati che già hanno manifestato interesse al progetto, lo vogliano consolidare partecipando attivamente alla definizione della fondazione. Quella che questo territorio può aprire, è una bella pagina di collaborazione interistituzionale e tra pubblico e privato tale da rendere ancor più evidente il tentativo di salvare parte della nostra storia e della nostra cultura.On. Marco Carra Sindaco di Pegognaga Alessandro Galeotti Assessore alla Cultura del Comune di Pegognaga




Assunti e radioterapia: 'Accordi rispettati'

La Nazione del 27/08/2008 ed. Prato p. 7

RADIOTERPIA è decollata, l'hospice è in fase di rodaggio, le assunzioni sono state fatte secondo programma. La direzione Asl, dopo gli articoli pubblicati domenica sul nostro giornale, replica punto su punto alle critiche e pur non citando nel lungo comunicato mai il nome di Luciano Gestri della Cisl contrattaccaca alle sue accuse. Radioterapia- Il Centro di Radioterapia «non è "un'illusione" o "una presa in giro per i malati", ma una realtà ben attiva per la cura delle persone malate di tumore e ai pazienti pratesi offre concreta possibilità di restare sul territorio di residenza evitando spostamenti in altre strutture toscane o fuori dai confini regionali» sottolinea l'Asl. I pazienti seguiti ad oggi sono 182. Di questi, 13 sono in trattamento, 4 hanno già concluso il trattamento. Sono state effettuate 18 tac di simulazione ed è in corso l'elaborazione di alcuni piani di trattamento radioterapico. Un paziente è in trattamento con radio-chemioterapia concomitante e sono programmati altri due trattamenti per la prossima settimana. In questi giorni sarà avviato l'inizio di trattamento di altri 8 pazienti e l'effettuazione di sei Tac di simulazione. «Il Centro di Radioterapia è stato inaugurato due mesi fa e l'attività è cominciata subito come testimoniano i numeri dei pazienti seguiti». E «iniziare questi trattamenti presuppone un'intensa attività preliminare con il coinvolgimento di molte professionalità». Dopo la prima visita, il paziente è avviato alla Tac di simulazione. Qui sono acquisite le immagini sulle quali l'oncologo radioterapista, delinea il contorno del bersaglio neoplastico e degli organi critici. Segue la definizione del piano di trattamento, per il quale l'oncologo radioterapista si avvale della collaborazione dello specialista in fisica medica. E' soltanto dopo questo percorso che il paziente può iniziare il trattamento che è costituito da 10-35 sedute a cadenza quotidiana. Si ricorda ai cittadini che l'Asl 4 ha messo a disposizione anche una casella di posta elettronica radioterapia@usl4.toscana.it per chiunque desideri porre domande o presentare osservazioni. Assunzioni - L'accordo sottoscritto con le organizzazioni sindacali dell'area comparto per il nuovo contratto integrativo aziendale prevede che, rispetto ad una consistenza di personale del comparto di 2.021 unità, nel 2008 si effettueranno 130 assunzioni di personale a tempo indeterminato e sarà coperto il turn-over stimato in 50 unità. Nel corso di tre anni è prevista la stabilizzazione di 42 lavoratori precari. Al 31 luglio 2008 il personale di ruolo risulta incrementato di 60 unità. Dall'inizio dell'anno al 31 luglio sono stati assunti a tempo indeterminato 226 persone (121 infermieri, 45 operatori socio-sanitari, 24 medici). Un risultato che è stato raggiunto grazie anche all'impegno dell'area amministrativa dell'Asl 4 che, in una lotta contro il tempo rispetto ai recenti divieti introdotti dal Governo, ha consentito le immissioni in ruolo. Sempre nel periodo compreso da gennaio al 31 luglio, 104 persone (tra questi: 43 infermieri, 20 operatori socio-sanitari, 13 medici) hanno lasciato il servizio per pensionamento ed altre persone lasceranno il servizio nei prossimi mesi secondo un turn-over già stimato. A fronte di questo, l'Asl 4 ha prontamente provveduto ad individuare con provvedimenti già adottati, le sostituzioni che avverranno per mobilità da altre aziende, attraverso procedure concorsuali e scorrimento di graduatorie per complessivi 180 posti di lavoro. «Questi sono i fatti. Dichiarare di "non aver visto niente delle assunzioni prospettate" non trova alcuna corrispondenza nei fatti». L'Asl 4 ha «sempre rispettato gli accordi siglati e onorato gli impegni previsti dai contratti». E «continuerà a comportarsi così nella consapevolezza di dover vigilare e monitorare costantemente la situazione data anche la conosciuta difficoltà a reperire sul mercato del lavoro alcune figure professionali come, ad esempio, gli infermieri» dice il vertice Asl. Hospice - Dal mese di giugno nella struttura sanitaria all'interno del palazzo Muzzarelli-Verzoni è stato trasferito l'Ambulatorio di cure palliative che aveva sede presso l'ex palazzina malattie infettive nell'area ospedaliera. L'ambulatorio nel quale sono impegnati medici e infermieri è attivo, dal lunedì al venerdì, non un'ora, ma tre ore ogni giorno e sono trattati pazienti con sindromi dolorose complesse a carattere cronico, anche oncologico. «Non è stata ancora formalizzata nessuna richiesta per l'inserimento di pazienti nella struttura residenziale, ma sono iniziate una serie di riunioni di tutto il team multiprofessionale che sarà impegnato nell'Hospice in particolare, medici esperti in cure palliative, infermieri, assistenti alla persona, assistenti sociali, psicologi, terapisti della riabilitazione per mettere a punto l'organizzazione alla quale parteciperanno anche le associazioni di volontariato». Un team multprofessionale che accoglierà i pazienti con un'assistenza personalizzata indirizzata alla persona malata e ai suoi familiari. Nomine dirigenti - E sul tema l'Asl affonda le critiche su Gestri: «Nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa si osserva "per le recenti nomine dei dirigenti di anestesia e pediatria non stati rispettati gli accordi presi". Queste considerazioni non possono che destare stupore. Non si capisce quali accordi e con chi potessero essere presi per la nomina dei dirigenti delle unità operative. Allusioni e illazioni non giovano a quella "trasparenza" che, a parole, viene auspicata. Alla salute dei cittadini e nel loro rispetto, certamente non servono i faziosi proclami di chi si erge a guida di un'annunciata battaglia sindacale su impegni ai quali l'Asl 4 sta tenendo fede, come spiegano i dati e i fatti».

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