La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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martedì, ottobre 21

Rassegna Stampa - 21.10.2008


Diciannove infermieri pediatrici freschi di laurea

Il Giornale del Piemonte del 21/10/2008 ed. Nazionale p. 3

Nuovo traguardo per l'ateneo che primo in Italia istituì la particolare specializzazioneSi sono laureati ieri alla clinica universitaria Sant ' Anna di Torino, prima citt à italiana ad aver attivato questo corso di laurea nel 2002, 19 giovani infermieri pediatrici (17 donne e due uomini), una specialità considerata il fiore all ' occhiello della professione infermieristica torinese. Il corso di laurea del capoluogo piemontese, presieduto dal professor Claudio Fabris, neonatolgo e pediatra, è uno dei pochi in Italia di questo genere e insieme ai 13 nuovi laureati infermieri pediatrici che arrivano dal corso di Novara, ha formato 32 professionisti sanitari specializzati in questo particolare campo che andranno a coprire le necessit à dell ' intera rete regionale. « Solo al Sant ' Anna, per necessit à di turn over, abbiamo bisogno di 15 nuovi infermieri pediatrici - spiega Graziella Costamagana, direttrice infermieristica dell ' Oirm Sant ' Anna - e quindi speriamo di poter impiegare subito da noi buona parte di questi nuovi laureati » . Attualmente, sui 12mila e 500 iscritti, sono 600 sono gli infermieri pediatrici all ' interno del collegio di categoria Ipasvi ma, come spiega Anna Persico, coordinatrice del corso di laurea, « il numero di studenti che scelgono questo percoso di studi è in costante aumento » . Fondamentale, anche a garanzia della professione e del rispetto del codice deontologico, è la sinergia che si sta sviluppando tra Ipasvi e Universit à e il presidente del Collegio, Giuseppe Rovelli, si dice « convinto che dedicare un percorso di laurea specifico all ' infermiere pediatrico sia la scelta giusta. Si tratta di un ' eccellenza che tutto il gruppo professionale riconosce verso dei professionisti che sono i pi ù preparati per l ' assistenza infermieristica pediatrica » . Come spiega la direttrice Costamagna « la particolarit à dell ' infermiere pediatrico e la sua preparazione sono assai necessar ie nei reparti. Il percorso di formazione degli infermieri per adulti prevede solo 20 o 30 ore di pediatria e ci ò comporta che per l ' inserimento in una struttura espressamente dedicata alla cura dei bambini siano necessarie molte ore aggiuntive di affiancamento. Invece con la creazione di infermieri specializzati i tempi si riducono fino all ' azzeramento e di conseguenza la qualit à del servizio erogato aumenta » .


L'Avis: liste d'attesa per donare il sangue

Il Messaggero del 20/10/2008 ed. ANCONA p. 46

Crescono i volontari, ma bisogna aspettare da 3 a 5 giorni per il prelievo. «Più personale a Torrette»di FRANCA SANTINELLI
C'è sempre più bisogno di sangue ma chi lo vuole donare deve attendere dai 3 ai 5 giorni. E fino a luglio la lista d'attesa per i donatori andava da 7 a 10 giorni, quando al Dipartimento trasfusionale di Torrette il tempo dedicato ai prelievi era ridotto di un'ora, rispetto a oggi. In città, nonostante i problemi logistici, aumentano donatori e donazioni, ma lievitano costantemente anche le richieste di sangue. Per cui «c'è bisogno di un maggior numero di medici e infermieri per azzerare le liste di attesa. Obiettivo: raggiungere l'autosufficenza visto che nelle Marche mancano 20 mila sacche all'anno» ha sottolineato Alessandro Cartuccia, presidente Avis comunale. Cartuccia ha parlato a Torrette, ieri, alla festa del donatore: una cerimonia durante la quale sono stati premiati dall'Avis 321 donatori. Ad altri 4 volontari sono stati premiati dal Comune come cittadini benemeriti. All'incontro ha partecipato Enzo Pesciarelli, preside della facoltà di Economia, nell'ambito di un'iniziativa di sensibilizzazione degli studenti alla donazione del sangue. I donatori anconetani sono 2015 (al 30 settembre 2008) e costituiscono il 2% della popolazione: una percentuale inferiore alla media regionale (3 per cento) e nazionale (2,5%). Alessandro Cartuccia ha aggiunto che in città «si sono raccolte 178 sacche di sangue in più, ad agosto 2008, rispetto ad agosto 2007 e ci sono 60 donatori in più a settembre '08, rispetto a dicembre 2007. Per la raccolta, ad Ancona ci sono solo un medico e due infermieri al giorno addetti alle visite di idoneità, agli esami di controllo e ai prelievi. In tutto 8 medici che si devovo dividere con altri centri trasfusionali: Osimo, Chiaravalle, Loreto e Castelfidardo. Noi chiediamo un sistema sanitario che raccolga il sangue senza liste di attesa, con più medici e infermieri».La replica di Mario Piani, direttore del Dipartimento regionale di Medicina trasfusionale a Torrette. «La situazione è stata stabilizzata con una delibera del 2008 - ha detto - che prevede l'assunzione di 27 precari tra medici, infermieri e tecnici, e di altre 8 unità di personale. Solo due o tre di questi devono essere ancora assunti ma lo saranno a breve». Il tutto nei 12 centri trasfusionali delle Marche. «Ancona - ha proseguito Piani - avrà tre tecnici per il laboratorio centralizzato che effettua gli esami per vedere se il sangue non trasmetta malattie». Intanto sono stati premiati dopo aver effettuato almeno 120 donazioni Silvano Marinangeli e Lidio Petri. Per aver effettuato 100 donazioni, o 80 con 40 anni di iscrizione, Sergio Barchiesi, Luigi Carogna, Filiberto Ciccarelli, Fabrizio Dubbini, Luigi Gasparoni, Luigino Luchetta, Ugo Maggini, Mauro Manfrini, Nazzareno Marinelli, Franco Rinaldi, Maurizio Rossi, Mauro Serrani, Mirco Spadari, Paolo Speranza e Sergio Stecconi.


Infermieri sul piede di guerra

La Nazione del 21/10/2008 ed. Pisa p. 6

Nursind all'attacco: «Tutte disattese le promesse fatte prima dell'estate»
TUTTO fermo, tutto bloccato. In attesa che il trasloco dei reparti a Cisanello giunga a conclusione. Uno stallo nelle trattative cui gli infermieri pisani hanno deciso di dire stop. A denuciare una situazione sempre più critica - sia all'interno dell'Aoup che dell'azienda Usl 5 - è il sindacato Nursind che giovedì sarà presente al presidio degli infermieri di fronte a Montecitorio «in preparazione» dello sciopero di 24 ore dei dipendenti (compresa la dirigenza medica), proclamato per il prossimo 31 ottobre. Stato di agitazione a livello nazionale («contro gli attacchi al Sistema sanitario pubblico portato avanti dalla politica del Governo») che si associa alla protesta locale. «Una sofferenza - afferma il sindacato - che riguarda sia le condizioni lavorative che gli stipendi». PRIMO esempio, il Pronto Soccorso del Santa Chiara. «Qui - spiega il segretario provinciale Daniele Carbocci (nella foto tonda) - si attendono ancora gli infermieri e il personale socio sanitario promesso prima dell'estate. Nell'ultima riunione il direttore sanitario aveva, infatti, assicurato la risoluzione del problema del personale con un fantomatico piano concordato con la Regione. Ma per ora niente». ALTRA struttura in grande difficoltà è la clinica chirurgica del Santa Chiara. «Il personale infermieristico dei due reparti (25 posti letto l'uno e 30 l'altro), è insufficiente rispetto agli interventi chirurgici giornalieri, soprattutto di notte quando rimangono solo due unità a fronte dei 25 e 30 pazienti ricoverati. Come se non bastasse - prosegue il Nursind - la mancanza di personale di supporto (una sola unità per ambedue i reparti) costringe gli infermieri a fare anche da barellieri, sguarnendo ulteriormente il reparto». Situazione simile anche alla Terapia Sub Intensiva della Cardiochirurgia di Cisanello «nonostante che nei mesi scorsi il personale infermieristico e la Rsu (con richiesta di incontro rimasta lettera morta) avessero segnalato la presenza di un solo infermiere per 4 pazienti». Una condizione, questa, che non offre garanzie di una adeguata risposta assistenziale esponendo gli infermieri a rischi di errore. INFINE, l'Azienda Usl 5. «Nell'Area Medica - conclude Carbocci - vi è una significativa carenza di infermieri, senza dimenticare l'annosa questione del servizio 118 dove, nonostante l'arrivo di infermieri (tuttavia ancora non in numero sufficiente), siamo ancora lontani da un vero e proprio decollo». Francesca Bianchi Image: 20081021/foto/5315.jpg

Policlinico, vergogna finita I bimbi lasciano Neurologia

Corriere del Mezzogiorno del 21/10/2008 ed. BARI p. 6

Erano costretti a stare con gli adulti in una clinica fatiscente Dopo sette mesi apre il reparto di Neuropsichiatria infantileI piccoli pazienti ricoverati in un reparto riservato ad Asclepios. «Un ambiente rispettoso della dignità umana», dicono i genitori BARI - L'attesa è finita. Con qualche mese di ritardo - sette stando al programma iniziale - il reparto della vergogna, quello di Neuropsichiatria infantile, si stacca da Neurologia, chiude e si trasferisce all'interno di Asclepios. I bambini da ieri hanno una clinica tutta loro, da non condividere con i pazienti adulti. Un «ambiente rispettoso della dignità umana », dicevano ieri i genitori dei piccoli pazienti. Dopo 30 anni anche il Policlinico - il secondo ospedale più grande del Mezzogiorno dopo il Cardarelli di Napoli - si allinea al resto delle strutture del Paese e conquista la totale autonomia operativa. Il reparto sarà diretto dalla dottoressa Lucia Margari e potrà ospitare fino ad otto posti letto ordinari più tre per il day hospital, tutti in camere singole e con bagno privato. Settecento metri quadri che comprendono - oltre alle stanze di degenza - due ambulatori e una sala di accoglienza. Otto, invece, i medici specialisti che compongono l'equipe per il trattamento e la cura di disturbi neuropschiatrici dell'età evolutiva.«Il trasferimento - spiega il direttore generale, Vitangelo Dattoli - non è un'operazione puramente logistica. Abbiamo assunto sette nuove unità (due medici e cinque infermieri) grazie al pieno sostegno dell'assessore alla Salute, Alberto Tedesco». Il trasloco arriva con qualche mese di ritardo (sarebbe dovuto essere completato lo scorso marzo). A febbraio, il papà di una bambina ricoverata nella clinica fatiscente presentò una denuncia ai carabinieri; gli infermieri invece un esposto all'ispettorato del lavoro. «Il pieno rispetto delle procedure amministrative - spiegano dal centro d'eccellenza - ha richiesto, per obblighi di legge, un tempo superiore alle aspettative delle famiglie dei piccoli pazienti. E hanno fatto slittare di qualche mese l'inaugurazione della nuova sede prevista all'inizio del-l'estate, creando difficoltà ai bambini ricoverati e ai genitori che li hanno assistiti». «Ma loro sono sempre stati al centro della nostra preoccupazione - dice Dattoli - e l'obiettivo di alleviare sofferenze e disagi di natura così particolare ci ha sempre spronati ad accelerare il lavoro amministrativo, pur sottostando ai vincoli imposti dal pieno rispetto delle norme».Risolta la vergogna di Neuropsichiatria, resta il nodo del reparto di Neurologia per adulti diretto dal professore Paolo Livrea. La clinica in questione è tutto un paradosso: i locali della riabilitazione non dispongono dei servizi minimi per i portatori di handicap; al primo piano l'impianto elettrico è talmente obsoleto - e fuori norma - che le prese sono a 160 volt. I bagni assomigliano a degli sgabuzzini, bugigattoli. Dal soffitto filtra acqua e, ad ogni pioggia un po' più copiosa, gli infermieri devono spostare i letti dei ricoverati a seconda di dove vanno a formarsi le chiazze d'umidità. I cantieri sono aperti quasi ovunque: solo nei sotterranei i lavori per la ristrutturazione dei laboratori sono terminati. Al primo piano - dove l'Ateneo sta provvedendo a rifare muri, soffitti, bagni, ingressi - le opere sono a buon punto. I mali della neurologia iniziano nel 2004. All'epoca il direttore generale era Pompeo Traversi.Uno dei tanti casi di mal gestione delle risorse in stile italiano: il governo centrale, nel 1999, versa nelle casse della Regione 65 miliardi di vecchie lire. Nei piani, quei soldi sarebbero serviti ad edificare la nuova neurologia. Un progetto mastodontico, un padiglione moderno, funzionale. Cinque anni più tardi il ministero congela e riporta a Roma quei fondi. Motivo? Sulla carta manca il progetto, negli uffici del ministero è stata faxata solo qualche bozza.Vincenzo Damiani


Morì in fuga dall'ospizio, caso archiviato

Corriere dell'Alto Adige del 21/10/2008 ed. BOLZANO p. 5

Il pm Baumgartner: gli infermieri non hanno alcuna colpa
BOLZANO - Il pm Benno Baumgartner ha chiesto l'archiviazione di un'inchiesta sulla morte di una anziana donna che a giugno era caduta all'uscita di una casa di riposo in valle Isarco. Secondo il pm gli infermieri non potevano far nulla per evitare l'incidente.La donna che si muoveva ormai solo in sedia a rotelle aveva convinto un'altra paziente che soffre di demenza senile di aiutarla a fuggire dalla casa di riposo e di accompagnarla a casa. Quest'ultima aveva aiutato l'anziana ad arrivare dal letto alla sedia a rotelle, le aveva preparato una borsa con il minimo ed indispensabile e poi l'aveva accompagnata fino all'uscita della casa di riposo. Ma appena arrivate all'uscita dell'edificio era scattato l'allarme perchè la donna, che spingeva la sedia a rotelle, portava un braccialetto elettronico che - visto il suo stato confusionale - segnalava quando lasciava la casa di cura.Le due anziane però avevano proseguito la «fuga», indifferenti dell'allarme. Purtroppo per lasciare la casa di cura bisogna superare una ripida discesa. La donna affetta da demenza senile non era riuscita a controllare la sedia a rotelle che si era ribaltata.Nella caduta la donna aveva riportato un forte politrauma. Pochi istanti dopo erano arrivati gli infermieri della casa di cura, che hanno avvertito i soccorritori del 118. Il personale non era riuscito a raggiungere prima le due donne, dato che la «fuga» era stata progettata proprio quando gli infermieri mettono a letto i pazienti che non riescono a muoversi. Le due anziane erano riuscite così a guadagnare qualche minuto di vantaggio. L'anziana che si trovava sulla sedia a rotelle purtroppo era morta circa due mesi dopo l'incidente ad agosto. A quel punto i familiari avevano presentato un esposto in Procura. Ma secondo il procuratore capo gli infermieri non potevano evitare l'incidente, per questo motivo ha chiesto l'archiviazione.S. P.L'incidente La sedia a rotelle si era ribaltata mentre percorreva una discesa


Infermieri, al via corso di laurea
In continuo aumento gli iscritti

Corriere di Romagna del 21/10/2008 ed. Forlì p. 11

figura, quella dell'infermiere, che sta acquisendo sempre più importanza nella sanità pubblica. «Coniuga in sé sia il momento dell'assistenza professionale sia quello del rapporto umano col paziente - sottolinea Silvia Mambelli, direttore del servizio infermieristico e tecnico -. Nella nostra Ausl, poi, il modello organizzativo ha creato percorsi assistenziali che superano la divisione per reparti; in questo contesto l'infermiere acquisisce una più elevata autonomia professionale».


«L'emergenza è garantita»

Gazzetta di Modena del 21/10/2008 ed. Nazionale p. 25

Castelfranco. L'Ausl su automedica e servizidi Alessandra Consolazione CASTELFRANCO. Roberta Grimaldi, responsabile del punto di primo intervento dell'ospedale "Regina Margherita", interviene per spiegare la situazione e l'organizzazione dell'emergenza-urgenza. E assicura la copertura delle emergenze sanitarie sul territorio, nonostante non ci sia più l'automedica e il medico di notte sull'ambulanza in partenza dall'ospedale.Allora l'automedica non torna più a Castelfranco?«Da maggio - dice la dott. Roberta Grimaldi - l'automedica assegnata a Castelfranco è stata tolta perché non era più sicura dal punto di vista meccanico. Avendo anche riscontrato una carenza del personale infermieristico e la media di un'uscita per notte, è stato deciso di non ripristinarla, visto che il suo servizio può essere facilmente coperto dall'automedica di Modena. Nella rete ci sono due automediche istituzionalizzate: una H12 a Mirandola e una di notte (dalle 20 alle 8) a Modena, oltre a quella di Vignola, che però non è un mezzo istituzionale ed è disponibile solo di giorno».Quindi adesso quali mezzi ci sono, di notte, in partenza dall'ospedale?«C'è l'ambulanza India 3 con un autista-soccorritore e un infermiere professionale, senza più il medico che c'era nei mesi in cui è mancata l'automedica. Ma la centrale operativa del 118 gestisce il coordinamento dei mezzi per l'emergenza in tutta la provincia, disponendo di 13 ambulanze con infermiere e autista, due medicalizzate a Pavullo e a Finale, una mista medicalizzata a Fanano, due con equipaggio misto (volontario e infermiere) a Montese e a Zocca, due automediche con medico e infermiere a Modena e a Mirandola, quarantuno ambulanze del volontariato in convenzione per l'emergenza, 3 basi d'elisoccorso regionale e un elicottero a Pavullo. Non importa da dove partono questi mezzi, ma che arrivino laddove occorre nel più breve tempo possibile. Il personale dei mezzi di soccorso è sempre in grado di stabilire le criticità del paziente a garanzia di un pronto intervento e dalla chiusura notturna del punto di primo intervento non è avvenuto alcun incidente imputabile ad un soccorso non tempestivo».Ci può aggiornare sulla situazione degli accessi al punto di primo intervento?«Nei primi nove mesi del 2008 si sono verificati 6.770 accessi (di cui 3.897 codici verdi, 2.477 bianchi, 382 gialli e solo 14 codici rossi, i più gravi), registrando un calo di 881 ingressi rispetto ai primi nove mesi del 2007. Il fatto che siano scesi di molto i codici rossi, passando da 34 a 14 in un anno, significa che abbiamo raggiunto il nostro obiettivo. E cioè evitare che i casi gravi passino per il pronto soccorso, facendo perdere tempo prezioso per il paziente stesso che invece deve essere portato subito nelle strutture più idonee alla patologia riscontrata».Ma davvero l'automedica è stata poco utilizzata?«In un anno, dal 21 maggio 2007 (quando cioè il punto di primo intervento ha chiuso di notte) fino alla sua presenza a Castelfranco (maggio 2008), l'automedica è uscita 486 volte, effettuando in media un servizio per notte. L'ambulanza è invece uscita in media due volte per notte. E da quando è stata trasferita la portineria dall'ingresso di Via A. Costa a quello principale, con l'entrata da Piazzale G. Deledda, (14 maggio 2008), non sono state più rilevate autoprestazioni, rafforzando la validità dei nostri obiettivi contro le perdite di tempo e per la salute del paziente».Qual è l'organico del punto di primo intervento?«Al mattino ci sono un medico, due infermieri e la caposala. Al pomeriggio, fino alle ore 20, ci sono un medico, due infermieri, di cui uno per l'ambulanza, e un autista-soccorritore. E tutto il personale è formato per l'emergenza».C'è da augurarsi che queste spiegazioni convincano i cittadini e anche la giunta comunale, che recentemente ha espresso contrarietà e preoccupazione sul definitivo distacco dell'automedica dall'ospedale di Castelfranco, chiedendo con forza e al più presto il ripristino del servizio.


Record di laureati, a Pavia 21 nuovi assistenti lodigiani

Il Cittadino di Lodi del 21/10/2008 p. 9

Record di infermieri laureati. Il 6 ottobre, a Pavia, hanno discusso la tesi ben 21 giovani che hanno frequentato il corso di Lodi. «È stata una delle annate più corpose per noi - spiega la responsabile del corso Adele Riboni -. Gli studenti sono stati molto bravi. Per quanto riguarda i 7 ragazzi lodigiani e anche gli altri so che hanno intenzione di fermarsi all'interno dei nostro ospedali. So che l'Azienda ospedaliera sta facendo i massimi sforzi per non perdere queste professionalità. Gli studenti di Lodi hanno finito in corso, hanno preso delle votazioni alte e i loro lavori sono stati molto valorizzati. Anche gli esami abilitanti sono andati bene. Gli argomenti tematici scelti per le tesi erano di estrema attualità e molte ruotavano intorno al problema oncologico e all'assistenza domiciliare. L'auspicio ora è che queste professionalità siano utilizzate al più presto». A meritare la lode sono stati Anilda Alushi, che ha parlato di drenaggio toracico, Valentina Aroldi che ha approfondito il discorso della professione infermieristica in sala gessi e Maria Calò che ha parlato dell'infermiere di fronte al paziente morente e della lezione di Marie De Hennezel nel reparto ospedaliero. 110 e lode anche per Rosanna Grisi ("L'errore farmacologico in ambito pediatrico"), Samanta Pattarini che si è occupata di cure domiciliari, Edvige Rossi che ha studiato le "difficoltà nelle relazioni d'aiuto" e Alessandra Tonali ("La cartella infermieristica nel day hospital oncologico"). Massimi voti anche per gli altri: Sara Pani (110/110) che ha lavorato sull'educazione sanitaria nell'assistenza infermieristica, Salvatore Aronica ("L'infermiere e l'efficacia del trattamento psicoeducativo nel trapianto di fegato"), Selene Bellandi ("Assistenza di paziente affetto da Bcpo in ossigenoterapia"), Matteo Blasotta che ha parlato di emotrasfusione, Marco Paolo Borella ("Assistenza in paziente con protesi totale di ginocchio"), Salvatore Canale ("L'infermiere nel processo di triage"), Maria Laura Crotti ("Professione infermieristica e ostetrica tra passato e presente"), Giovanna De Marco ("Esposizione professionale a chemitoerapici antiblastici"), Tatiana Dragancea che ha parlato di terminalità della vita", Eleonora Fedeli che ha parlato di assistenza nel politraumatizzato, Orsola Greco che ha affrontato la gestione dei cateteri venosi, Giulia Oddoni che si è occupata dell'aiuto ai famiiari nell'assistenza, Stella Eliana Rossetti ("Isolamento in malattie infettive") e Giacomo Spataro ("Il dolore oncologico").


Dieci prove d'autore per curare con l'arte

Corriere Fiorentino del 21/10/2008 ed. FIRENZE p. 14

Quadri e foto in vendita a sostegno di File
Dopo il successo di «Corri La Vita » la maratona di solidarietà per la raccolta di fondi a sostegno di strutture pubbliche e progetti per la lotta contro il tumore per cui sono stati totalizzati 200mila euro, la Fondazione Italiana di Leniterapia File, da domani sostiene a Firenze una nuova iniziativa culturale.S'intitola «''In mostra'' contro il dolore inutile» la rassegna di acquerelli che verrà inaugurata a partire dalle 18.30 nella cornice del negozio Ducci, sul Lungarno Corsini nËs 24/R. La mostra di acquerelli per File, ospita le opere di dieci pittori fiorentini. «Gianmaria Carioni, Lu Colombo, Giorgiana Corsini, Fiona Corsini di San Giuliano, Diana Ghezzi Galli Tassi, Alessandra Montani, Capinetta Nordio Benini, Chiara Papasogli Tacca, Anna Ricceri Guicciardini, Alessandra Weigelsperg Magris insieme con le grafiche dell'artista Marcello Mariotti e alcune foto inedite dell'Archivio G.B. Giorgini sono le firme delle opere che chiunque potrà acquistare per la sostenere la causa di File - racconta la Presidentessa Donatella Carmi. Filosofa, impegnata nel volontariato a sostegno della lotta contro il dolore inutile porta avanti progetti volti a dare un aiuto concreto per migliorare le condizioni di vita di malati inguaribili offrendo tramite la fondazione sostegno medico, infermieristico, psicologico e spirituale.«Ho iniziato questa avventura, da laica - continua Donatella Carmi - insieme con due i dottori Piero Morino e Massimo Piazza. Il nostro nucleo si è via via allargato e oggi siamo un gruppo di 23 persone che lavorano in stretta collaborazione con le istituzioni pubbliche. Lo scopo della nostra Fondazione - continua - è di supporto alla realtà pubblica e alle persone che si trovano in difficoltà. Recentemente abbiamo ampliato la rosa delle nostre iniziative cercando anche di fare cultura perché per aiutare il prossimo, è importante condividere gli stessi valori». Anche per questo motivo la Fondazione lavora in sinergia con le altre fondazioni cittadine, sposando un ottica di collaborazione «perché è solo uniti che si riesce veramente a incidere sul sociale», sottolinea Donatella Carmi. La mostra di acquerelli insieme con il mercatino di Natale ha come obiettivo quello di raccogliere 40mila euro, per finanziare un infermiere che possa assistere a casa.Ma sono tanti progetti di cui si carica la fondazione , molti dei quali dedicati alle attività di formazione. «Insieme all'Università di Firenze finanziamo due Master uno di IËs livello in Leniterapia - Area della Medicina Palliativa e Terapia del Dolore e un altro in Infermieristica in Cure Palliative e di fine vita, rivolti a operatori medico assistenziali e a volontari. Allo stesso tempo in questi giorni siamo presenti alla Stazione Leopolda dove è in corso il progetto della Provincia ''La stazione delle Idee'' con il Progetto Oscar, Imparare a dire addio come elaborare una perdita. Si tratta di progetti rivolti ai ragazzi delle scuole superiori che si trovano a dover elaborare o confrontare con un grave lutto. Andiamo da loro 4 o 5 volte all'anno e in incontri ad hoc per parlare dell'argomento».Laura Antonini Il progetto L'iniziativa della Fondazione italiana di leniterapia nasce per finanziare un infermiere che possa assistere in casa malati terminali Le opere Sotto e a destra due acquarelli in mostra. Nel tondo, la principessa Giorgiana Corsini


Il 31 ottobre gli infermieri del Nursind incrociano le braccia

Giornale di Monza del 21/10/2008 p. 19

(abr) Gli infermieri incrociano le braccia. Gli infermieri monzesi del Nursind (sindacato di categoria) aderiranno allo sciopero nazionale del personale sanitario fissato per il 31 ottobre. Uno sciopero di 24 ore indetto per protestare, come si legge nel comunicato stampa «contro le penalizzazioni per i dipendenti pubblici previste dalla Legge 133 del 6 agosto 2008 e per le insufficienti risorse economiche stanziate per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Il fine è poter dare un servizio sempre migliore ai cittadini garantendo la sicurezza di un bene tutelato costituzionalmente sia all'utente che al professionista».


Dizionario per orientarsi nell'ambulatorio

Metropoli del 20/10/2008 N. 33 - 19 OTTOBRE 2008 p. 17

IL DIRITTO alla salute non conosce barriere culturali e linguistiche. Il processo di umanizzazione degli ospedali - tema di grande attualità - non può più ignorare l'aspetto multietnico della nostra società. Da queste premesse nasce il "Dizionario multilingue pediatrico per il pronto soccorso e l'ambulatorio" (edizioni Editeam), ideato dal dottor Gianni Messi, direttore del Pronto soccorso e primo accoglimento dell'Istituto materno infantile "Burlo Garofolo" di Trieste. Insieme ad un gruppo di collaboratori, e con il sostegno della Simeup (Società italiana di medicina di emergenza ed urgenza pediatrica) e del Gruppo di lavoro nazionale per il bambino immigrato della Società italiana di pediatria, è stato messo a punto uno strumento che semplifica e velocizza l'accesso dei piccoli pazienti stranieri al pronto soccorso. II dizionario in realtà è un sistema "a schede" che viene messo a disposizione dei genitori stranieri che accedono all'ospedale con un bambino malato. Nella fase del "triage" (cioè l'accettazione, il momento in cui l'infermiere pone alcune domande per individuare la priorità di prestazione) possono verificarsi incomprensioni proprio a causa della poca conoscenza della lingua. Un ed utilizzato dall'operatore sanitario e contenente le schede in sette lingue differenti (inglese, francese, spagnolo, arabo, cinese, albanese e romeno), permette di aggirare il problema con una sempliceoperazione: barrare un "sì" o un "no" in prossimità della tipologia di emergenza pediatrica. Mal di pancia, dolore all'orecchio, trauma da caduta... il genitore deve solo leggere la frase nella propria lingua d'origine e contrassegnarla. Il medico confronterà la scheda in lingua straniera con una scheda "gemella" in italiano e individuerà il problema in modo rapido. «La nostra idea non nasce dal nulla - afferma Messi -, ma viene da medici e infermieri che lavorano tutti i giorni nel pronto soccorsopediatrico.Ledomandesulleschede, che ci indirizzano verso la diagnosi, hanno origine dalle nostre esperienze, in pratica sono quelle che vengono poste più spesso all'accettazione. In quelle circostanze è molto importante per il medico avere delle informazionipreciseerapidedalgenitoresulperché si è rivolto al pronto soccorso». I nati stranieri costituiscono oramai il 10% del totale dei bambini che nascono ogni anno in Italia. Un dato che rende necessario realizzare strumenti per agevolare il livello di comunicazione con le famiglie immigrate; proprio la possibilità di capire senza equivoci le sintomatologie di un bambino è un passo avanti fondamentale. 11 dizionario multilingue è già in uso all'ospedale "Garofolo" di Trieste e al "Moscati' di Avellino. In tempi brevi sarà inviato anche ai servizi di Pronto soccorso pediatrico di tutti gli ospedali italiani e ai pediatri di famiglia. LE PAROLE TRIADE Questa parola francese indica il metodo applicato in pronto soccorso che consente la cura dei pazienti non in base all'ordine di arrivo, ma secondo la gravita della loro condizione USTIONE Danno alla pelle o ai tessuti causato dal calore, da sostanze chimiche o dalla corrente elettrica. La profondità e l'estensione sul corpo, determina la gravita dell'ustione INCOSCIENZA Perdita della nozione della propria esistenza e degli oggetti esterni. La persona che perde conoscenza non parla, non sente, non risponde agli stimoli estemi CONVULSIONE Movimento involontario di alcuni muscoli. La persona che ne è colpita può respirare con difficoltà, avere le mandibole rigide e roteare gli occhi verso l'alto o i lati

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