La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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giovedì, maggio 29

Infermiere denunciato da tre donne


Stupri in corsia al San Raffaele


(Commento Personale; se fosse tutto vero, come spiegato nell'articolo, l'infermiere non ha nessun diritto ad essere chiamato tale, ma solo "MANIACO SESSUALE")


28.05.2008 ARTICOLO DI AGATA BRUNI Milano. TRATTO DAL IL MATTINO DI NAPOLI

Molestava pazienti inermi, ricoverate in rianimazione con la flebo attaccata nel braccio e la mascherina d’ossigeno sulla faccia. In un caso, ha addirittura minacciato la sua vittima di staccarle l’ossigeno se dopo la violenza non si fosse sentita abbastanza «rilassata». Sono pesanti le accuse per un infermiere di 35 anni in servizio all’ospedale San Raffaele di Milano, il prestigioso istituto di cura fondato negli Anni Settanta da don Luigi Maria Verzé, che avrebbe compiuto abusi sessuali su almeno tre pazienti approfittando del loro stato di semincoscienza. L’inchiesta per violenza sessuale è stata avviata nel 2006 dopo la denuncia di una delle vittime. Le indagini, coordinate dal pm Maria Laura Amato e condotte dalla Squadra Mobile, avrebbero raccolto testimonianze su almeno tre episodi, per i quali l’uomo è indagato, avvenuti tra l’11 dicembre 2005 e il 31 gennaio 2006 ai danni di una sudamericana e due italiane di età compresa tra i 40 e i 50 anni. Tutte e tre le donne erano ricoverate in terapia intensiva in seguito a incidenti stradali. Stando a quanto è stato messo a verbale, mentre le pazienti si trovavano in stato di dormiveglia o semincoscienza per le terapie farmacologiche o immobilizzate per le fratture riportate, sarebbero state toccate dall’infermiere. Inquietanti le parole delle pazienti. Una delle donne, ricoverata tre anni fa in terapia intensiva con il bacino fratturato e la mascherina per l’ossigeno ha raccontato alla polizia che l’uomo, con la scusa di cambiarla, l’avrebbe molestata e «manipolata» nelle parti intime e poi si sarebbe masturbato. «Mi ha chiesto se mi sentivo rilassata - ha proseguito la donna nella denuncia - se no mi avrebbe chiuso l’ossigeno». In cambio del suo silenzio, invece l’infermiere le avrebbe offerto yogurt e succo di frutta. Un’altra paziente ha riferito di essere stata costretta a subire abusi in occasione della «somministrazione dei farmaci», la terza di esser stata molestata mentre era sotto sedativo e mentre lui la stava lavando. Da quanto si è saputo l’infermiere qualche tempo fa avrebbe chiesto il trasferimento dal San Raffaele per andare in qualche altro ospedale. La direzione dell’ospedale ha fatto sapere di aver dato massima collaborazione alle indagini e di aver interrotto il rapporto pochi mesi dopo l’avvio dell’inchiesta.

Molti errori in sanità

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Pochi i sanitari che non sbagliano
Solo il 23% dei medici e il 37,5% degli infermieri italiani dichiara di non essere mai incappato in un evento avverso nella sua vita lavorativa. "Dunque il 77% dei primi e il 62,5% dei secondi ne ha vissuto almeno uno, soprattutto per colpa di stress e affaticamento (42,3%), cattiva organizzazione del lavoro o personale inadeguato (16,6%) e scarsa comunicazione (9,5%)". Lo ha riferito ieri a Roma Riccardo Tartaglia, vicepresidente Sisqt (Società italiana per la sicurezza e la qualità nei trapianti ) e direttore Gestione rischio clinico della Regione Toscana, illustrando i dati di un recente studio nazionale dell'Agenas (Agenzia nazionale servizi sanitari regionali), alla presentazione della nuova società. Una ricerca realizzata su un campione di 942 operatori sanitari di 18 aziende sanitarie italiane, che deve far riflettere. "Ridurre il più possibile frequenza e gravità degli eventi avversi che possono danneggiare la salute dei cittadini è un obiettivo importante", ha sottolineato Tartaglia. E se "il rischio zero in un settore delicato come i trapianti non esiste, occorre lavorare avendo come obiettivo la riduzione dei pericoli - gli ha fatto eco Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti - Quella italiana è comunque una realtà positiva, in cui sicurezza e qualità sono oggetto di normative". Tanto che, in base a quanto emerso sulla nuova normativa europea attesa per il 2009, "siamo in linea con i futuri standard del vecchio continente: l'Italia, dunque - ha detto Nanni Costa - non dovrà aggiornare la sua attività, perché già in regola".

mercoledì, maggio 28


Apprensione e speranza per l'infermiera rapita

Solidarietà dell'Ipasvi alla famiglia


Ore di apprensione per i due volontari italiani rapiti in Somalia, a 65 chilometri a sud di Mogadiscio, lo scorso 21 maggio. Nelle mani dei rapitori è finita anche Iolanda Occhipinti, infermiera siciliana da sempre impegnata nel sociale, iscritta al Collegio Ipasvi di Ragusa. Le notizie sulle loro condizioni, vengono direttamente dal ministero degli Esteri. Le ultime rassicurazioni in proposito le aveva infatti date giovedì scorso lo stesso ministro Frattini: ''Stanno bene'', aveva detto ai cronisti. Lunedì è giunto anche l’appello del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha auspicato “un forte impegno per la liberazione dei rapiti”.Quella dei rapimenti è una pratica piuttosto diffusa in Somalia, che si conclude di solito con il pagamento di forti riscatti. Oltre al sequestro degli italiani, in corso ci sono i rapimenti di un cittadino britannico e di un kenyano, sequestrati in aprile. La Occhipinti, 51 anni, attualmente lavorava per l’organizzazione non governativa Cins (Cooperazione internazionale Nord Sud), su un progetto cofinanziato dalla Comunità Europea e dalla Fao. Lo scopo dalla Cins è promuovere azioni di solidarietà al fine di contribuire al miglioramento delle condizioni di vita delle popolazione più svantaggiate nei Paesi in via di sviluppo. La Farnesina ha adottato una linea di “massimo riserbo” sulla vicenda, ma si continua incessantemente a lavorare nell'ambito dei canali informativi aperti. Dal canto suo, il presidente delle Ong italiane, Sergio Marelli, ha assicurato che anche le organizzazioni stanno seguendo “da vicino” il sequestro, anche attraverso i contatti che hanno sul posto. Ma, ha subito aggiunto Marelli, “è imperativo per noi adeguarci a ciò che il ministro Frattini ci ha chiesto, ovvero il silenzio stampa”. Pur in questo quadro di basso profilo, ci preme sottolineare la solidarietà espressa all’infermiera Iolanda dalla categoria tutta e in particolare dal Collegio di Ragusa, per bocca del presidente Gaetano Monsù. “La Occhipinti è una collega capace e preparata, che spesso veniva a farci visita – ha dichiarato –. Cercheremo in tutti i modi di sensibilizzare le istituzioni affinché facciano il possibile per far sì che possa al più presto riabbracciare i suoi due figli. Nel frattempo, il nostro Collegio resta a disposizione dei familiari per qualsiasi sostegno di cui avessero bisogno”.La Procura di Roma ha intanto aperto un fascicolo processuale sul rapimento.

martedì, maggio 27

Emergenza infermieri

TROPPI ASPIRANTI INFERMIERI AL SUD,
NON EMIGRANO AL NORD ITALIA PER CARO VITA.

(Adnkronos Salute)
L'emergenza infermieri in Italia? Colpa del caos che domina ormai in ogni regione della Penisola.
Il Sud ha troppi aspiranti infermieri rispetto ai posti disponibili negli atenei e alle scarse prospettive di lavoro.
Il Nord, che di spazio ne avrebbe un po' di più, è attanagliato dalla crisi di vocazione dei propri giovani e non è più attrattivo per i 'cervelli' meridionali spaventati dal carovita.
Il risultato finale è che l'Italia, con 5,4 infermieri ogni mille abitanti, resta notevolmente al di sotto dei parametri fissati dall'Unione europea, che ne vorrebbe 9.
E il record negativo spetta alla Lombardia, che conta 4,9 infermieri ogni mille abitanti.

Un bilancio amaro, analizzato oggi a Milano durante un incontro promosso dal collegio interprovinciale Ipasvi (Infermieri professionali, assistenti sanitari, vigilatrici d'infanzia) Milano-Lodi che ha voluto mettere attorno a un tavolo università, Regione, sindacati per stimolare il confronto e portare allo scoperto le criticità.

I dati nazionali sullo stato dell'arte parlano chiaro: ogni regione ha i suoi ingranaggi difettosi e spesso manca il coordinamento fra i soggetti coinvolti nella formazione e nell'inserimento lavorativo delle professioni sanitarie.
Così in Puglia la laurea da infermiere è fra le più gettonate: un posto in università se lo contendono in sei.
In Campania le domande presentate per accedere ai corsi hanno sfondato quota tremila nell'anno accademico 2007-2008, ma i posti disponibili negli atenei della regione erano solo 640. In Sicilia e in Calabria, gli aspiranti infermieri in eccesso sono rispettivamente 1861 e 1705.
Ma in Sicilia la situazione è aggravata dal fatto che l'università forma un numero inferiore di professionisti rispetto al fabbisogno medio della Regione, e all'appello, a conti fatti, mancano 847 unità.

Le stime dell'Ipasvi sono impietose, soprattutto per la Lombardia: "Andando avanti su questa strada - sottolinea Giovanni Muttillo, presidente del collegio degli infermieridi Milano-Lodi - non faremo che allargare la forbice fra domanda e offerta. Soprattutto in Regioni come la Lombardia, che forma pochi giovani rispetto a quanti ne servono alle strutture sanitarie locali enon riesce ad attrarre professionisti dal Sud, per via del costo dellavita".

L'emergenza infermieri, qui come in Veneto, è frutto di un basso turno over, osserva Angelo Mastrillo, segretario della Conferenza permanente delle classi di laurea delle professioni sanitarie: "I nuovi professionisti, presto, non riusciranno più a rimpiazzare nemmeno i posti lasciati vacanti dai pensionati. In 11 anni il gap a livello nazionale ha superato le 60 mila unità".

Ma non solo. "In molti casi i giovani meridionali 'emigrano' in Lombardia per studiare e poi, da laureati - spiegano - tornano al Sud o dove vitto e alloggio non pesano drammaticamente sullo stipendio".
Un fenomeno che preoccupaanche il preside della facoltà di Medicina dell'università degli studidi Milano, Virgilio Ferruccio Ferrario, che sottolinea: "Noi non formiamo persone che poi se ne vanno a lavorare in Spagna perché lì la vita costa meno. E' importante che si faccia qualcosa per incentivare i professionisti a restare nella nostra Regione".

AdnKronos Salute

lunedì, maggio 26

Il Nuovo Codice Deontologico "Clicca qui sulla scritta"

Il Codice deontologico dell’infermiere

Sono trascorsi quasi dieci anni dall’ultima revisione del Codice
deontologico dell’infermiere, presentato a Rimini nel 1999 durante la celebrazione del XII Congresso nazionale Ipasvi. In questi anni i cambiamenti che hanno coinvolto l’intera
società, il mondo della sanità e la professione infermieristica sono stati profondi. Per questo al Comitato centrale della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi è sembrato opportuno procedere a una verifica e a una revisione del Codice
deontologico degli infermieri italiani, strumento di fondamentale importanza ai fini dell’esercizio professionale. La presidente e il Comitato centrale invitano, quindi, tutti gli infermieri a dare il proprio contributo alla riflessione e al dibattito
sui principi e sui valori che costituiscono una guida e un punto di riferimento costante dell’agire professionale.
Con l’incontro del 12 febbraio e la presentazione della bozza di revisione del Codice, si è aperta così la “stagione del confronto” su un documento che, in quanto “prima revisione” del Codice, è aperto a modifiche, integrazioni ed arricchimenti.
L’invito è in particolare rivolto ai presidenti dei Collegi provinciali Ipasvi e ai presidenti delle Associazioni infermieristiche affinché si facciano carico di promuovere e sostenere questa importante “stagione del confronto” nella consapevolezza
di essere parte di un ulteriore e importante momento di crescita e maturazione della professione. Il documento, ancora in fieri nell’articolato, potrà essere così completato anche con il “preambolo” e con la strutturazione per “capi”.
Un ringraziamento particolare è rivolto agli esperti che hanno
collaborato con il Comitato centrale: Giannantonio Barbieri, avvocato; Daniele Rodriguez, medico legale; Antonio G. Spagnolo, bioeticista.

Annalisa Silvestro
Presidente della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi

Alla ricerca di modelli organizzativi e assistenziali moderni

Il 28 e 29 marzo si è svolta a Bologna la 2^ Conferenza nazionale delle politiche della professione infermieristica.
Tra le diverse tematiche presentate, particolare interesse ha suscitato l’argomento inerente l’organizzazione ospedaliera e la presentazione di due metodi per rilevare il fabbisogno di infermieri e operatori socio sanitari nelle unità operative degenziali.
È significativo che i partecipanti – dirigenti infermieristici, coordinatori dei corsi di laurea in Infermieristica, presidenti delle associazioni e dei Collegi – abbiano:
- condiviso la necessità di individuare un percorso per superare l’attuale organizzazione ospedaliera ancora prevalentemente impostata su modelli organizzativo assistenziali obsoleti e non rispondenti alle necessità degli assistiti e dei professionisti;
- seguito con particolare interesse la proposta di un’organizzazione ospedaliera per intensità di cure o ancora di più per complessità assistenziale infermieristica.
Complessità assistenziale definita con metodi e strumenti specifici e professionali e resa operativa con l’attivazione di aree omogenee definite attraverso il livello di complessità degli assistiti e con una diversificata presenza sia in termini numerici che di competenze, di infermieri e operatori socio-sanitari.
Interessante ancora l’ulteriore condivisione, anche da parte degli ospiti e dei relatori non appartenenti al nostro gruppo professionale, che le criticità che vive il sistema salute siano legate in maniera importante all’asimmetria esistente tra le risorse infermieristiche presenti e quelle ritenute necessarie per raggiungere predefiniti livelli di produzione e di qualità assistenziale.
Muovendo da tale considerazione, molto apprezzamento ha suscitato sia la presentazione dei due metodi per definire in tutte le aree e i settori assistenziali ospedalieri e territoriali il fabbisogno di infermieri e dei loro principali loro collaboratori, sia la proposta della FCN di sostenere/attivare una sperimentazione multicentrica su tali metodi.
Dalla 2^ Conferenza è emerso il bisogno di proporre, sperimentare, commentare, diffondere i risultati che già abbiamo raggiunti sia per le specifiche competenze che possediamo, sia per la volontà più volte manifestata di diventare fattore di cambiamento e di innovativa progettualità dell’intero sistema.
I nostri sono obiettivi realistici anche perché gli elementi tipici del paradigma disciplinare infermieristico – la centralità dell’assistito, l’approccio olistico, la continuità, il superamento
della frammentazione e della sequenza prestazionale per la logica della presa in carico della persona – stanno diventando sempre più parte del patrimonio valoriale dell’intero sistema salute.
Si fa sempre più strada l’idea non solo che l’assistenza infermieristica non è un’enclave della cura, ma anche l’idea che l’organizzazione deve ruotare attorno alla persona assistita con processi e percorsi che proseguono anche al di fuori dei luoghi delle acuzie per dipanarsi nei luoghi della estensività assistenziale.
Sappiamo che gli obiettivi che poniamo sono difficili, perché le resistenze al cambiamento sono molteplici e diffuse. Sappiamo anche, però, che l’impegno di chi oggi ha la responsabilità di orientare e governare un gruppo ampio, complesso e, per certi versi, disomogeneo nella sua stratificazione anagrafica, culturale e professionale come
quello infermieristico, non può che essere quello di continuare il cammino e di cercare il dialogo nell’idea e consapevolezza che i toni urlati, il muro contro muro e la
ruvidità delle relazioni, non giovano a nessuno.
Innanzitutto non giovano agli assistiti, che non capiscono, non capirebbero e, comunque, chiedono un’assistenza di qualità.
Ed allora, come sempre e con la convinzione che possiamo dare valore aggiunto al sistema di cui siamo parte importante, l’auspicio e l’augurio a tutti noi di Buona assistenza!

Gli infermieri beffati sugli straordinari

Marino,
Sanitari beffati sugli straordinari
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"I medici e gli infermieri del Ssn sono stati ingannati e beffati. I loro straordinari continueranno a essere tassati come prima, nonostante gli annunci fatti dal Pdl in campagna elettorale". Parola di Ignazio Marino, senatore Pd e capogruppo in commissione Sanità al Senato, che commenta così i tagli alla tassazione degli straordinari varati dal primo Consiglio dei ministri. Tagli che riguardano però solo i lavoratori del settore privato e con un reddito non superiore a 30.000 euro l'anno."Resterà l'amaro in bocca a tutti quei lavoratori del settore sanitario che hanno optato per il centro-destra proprio perché allettati dalla detassazione degli straordinari che per molti, soprattutto infermieri, significa aumentare anche di un terzo lo stipendio a fine mese", sottolinea in una nota Marino. "Chi lavora in ospedale - aggiunge - sa bene che è difficile non fare gli straordinari. Esistono infatti emergenze che non sono prevedibili, grandi problemi di organico, soprattutto per gli infermieri, che spesso coprono due turni di seguito. Infine, non capisco come si possa immaginare di detassare gli straordinari a un infermiere che lavora in una clinica privata e non a quello che presta lo stesso tipo di opera in ospedale pubblico. L'unico ragionamento che ci può essere alla base di tale decisione è di voler demotivare ancora di più chi lavora in ospedale, per favorire il settore sanitario privato a scapito di quello pubblico. E' bene - conclude Marino - che i medici e tutti gli operatori della sanità abbiano ben chiara questa strategia del Governo e realizzino che certamente né a Berlusconi né ai suoi ministri sta a cuore il patrimonio più prezioso del nostro Servizio sanitario nazionale".

venerdì, maggio 23

“Io sono infermiere”: premiati quattro colleghi

Sono stati premiati i vincitori del concorso: Io sono Infermiere. Una vita lavorativa in collaborazione con gli operatori socio-sanitari, organizzato da Azienda Usl 2 e Collegio Ipasvi di Lucca.
Nell’Auditorium del Polo Didattico e Formativo di Santa Maria Colle, nel complesso di Maggiano, sono stati consegnati riconoscimenti a quattro infermieri e due operatori socio-sanitari, scelti da un’apposita giuria tra le molte segnalazioni arrivate dallo stesso personale dell’Azienda Usl 2.
Andrea Berchielli, Laura Montesarlo, Walter Ramacciotti e Marzia Turri (infermieri) e Giovanni Bianchi e Paola Chiari (operatori socio-sanitari) sono i sei gli operatori nominati, valutati in base alle conoscenze e le capacità relazionali.
L’iniziativa è stata presentata da Lucia Puliti, direttore dell’Educazione alla Salute dell’Azienda Usl 2 e da Moreno Marcucci, medico della direzione sanitaria.
Oreste Tavanti, direttore generale dell’Azienda Usl 2, ha aperto la manifestazione evidenziando l’importanza dell’evento, organizzato in occasione della Giornata Internazionale dell’Infermiere, perché mette in risalto una professione con tante difficoltà, ma in grado di offrire anche grandi soddisfazioni. Il fatto, poi, che si tratti di operatori segnalati dai colleghi non può che essere sinonimo di stima e rispetto reciproco

Il “grazie” dei trapiantati di fegato agli infermieri che li hanno assistiti

Le persone che hanno subito un trapianto di fegato hanno voluto ringraziare gli infermieri che li hanno seguiti durante la degenza in ospedale con un riconoscimento.Sabato 17 maggio, l’Associazione italiana trapiantati di fegato (che riunisce 150 iscritti, tra malati e familiari di tutt’Italia e fornisce sostegno a pazienti e parenti nella fase pre e post trapianto) ha voluto, così, premiare la professionalità dell’assistenza fornita.L’occasione per la consegna della targa è stata rappresentata dall’incontro: Infermieri, etica e assistenza, organizzato dal Collegio Ipasvi di Udine (a cui sono iscritti in 3.900), il 12 maggio scorso, durante la Giornata internazionale dedicata alla professione. Una targa che è, soprattutto, un ringraziamento al supporto che il personale infermieristico ha fornito e che, specie nei reparti chirurgici dell’Ospedale di Udine, è diventato altamente specializzato, richiedendo, per questo, incentivi a fare sempre meglio.Dal ’96 ad oggi, infatti, ad Udine sono stati effettuati circa 380 trapianti di fegato, con una media di 30 all’anno, ed una ventina di persone in lista d’attesa. Spesso il carico di lavoro sembra davvero insostenibile, anche a causa della cronica carenza di infermieri. Pertanto, il lavoro che viene svolto merita di essere apprezzato ancora di più per l'impegno volto a garantire ai pazienti sempre la stessa, elevata qualità dell’assistenza.Non a caso, sabato, poi, si è anche discusso delle principali problematiche che riguardano la categoria, invitando a trovare soluzioni, al più presto e bene.

Tar Emilia Romagna
Retribuzione mansioni superiori

Riconoscimento delle mansioni superiori di infermiere effettivamente svolte
Massima La ricorrente, infermiera generica, chiede il riconoscimento delle funzioni superiori svolte di infermiere professionale e chiede anche la condanna dell'Amministrazione al pagamento delle relative differenze stipendiali con interessi e rivalutazione monetaria. Allega una serie di dichiarazioni di responsabili medici dei servizi nei quali ha prestato servizio dai quali emergerebbe che la stessa, con qualifica di infermiere generico, sarebbe stata adibita a funzioni superiori di igienista dentale, ritenute equipollenti a quelle di infermiere. La giurisprudenza ritiene, tra l'altro, che presupposto per la rilevanza, ai fini retributivi, dell'esercizio di mansioni superiori da parte dei pubblici dipendenti è l'attribuzione di un incarico formale promanante dall'organo competente, inidonei essendo gli atti provenienti da altri organi.
(Avv. Ennio Grassini - www.dirittosanitario.net)

domenica, maggio 18

Troppi errori negli Ospedali

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Sale il numero di denunce per errori medici
Quindicimila l’anno per i medici, 1.500 solo per i chirurghi. Questi i numeri delle denunce sanitarie in Italia, presentati all’VIII Convegno di primavera della Sic (Società italiana di chirurgia) di Torino. Una Commissione tecnica, istituita dal Ministero della Salute nel 2005, ha potuto valutare la percentuale di cause per malpractice ed è emerso che la chirurgia, dopo ortopedia (16,5%), oncologia (13%) e ostetricia (11%) è al quarto posto tra le specialità più bersagliate (10%). In pratica, durante il loro percorso professionale, quattro chirurghi su cinque ricevono almeno una richiesta di risarcimento o un avviso di garanzia per un presunto errore. Non che ieri si sbagliasse meno... In realtà, oggi, sono aumentate le denunce. Lo testimoniano anche i dati dell’Amami (l'Associazione medici accusati di malpractice ingiustamente) che parlano di procedimenti, poi archiviati dopo molto, causa di rinuncia all’esercizio in sala operatoria. Ecco perché, le conseguenze dello “stress da denuncia” sono pesanti, specie per i giovani. Insomma, è giusto verificare la correttezza di procedure e prestazioni, ma è anche necessario varare una legislazione adeguata che riconosca gli atti sanitari (medici e assistenziali) a fini terapeutici, preveda la differenza nel penale tra le colpe e garantisca la copertura assicurativa obbligatoria per i professionisti. Senza dimenticare di istituire, come in diverse realtà estere, albi di periti in grado di valutare l’operato dei colleghi.

martedì, maggio 13

Locandina La Cartella Infermieristica Autonomia e Responsabilità

                          poster

Sembra quasi un sogno !
La Cartella Infermieristica


Finalmente nell'ASL NA5 si avrà la Cartella infermieristica! Tutto nasce da un progetto di un gruppo di infermieri, che hanno sentito l'esigenza di dare un forte segno di professionalità, nell’assumersi pienamente tutte le responsabilità derivanti dal nostro ruolo.
Un progetto che è costato quasi tre anni di impegno e sacrificio e senza alcuna retribuzione se non la soddisfazione di lavorare per il raggiungimento di un preciso obiettivo: Dotare gli Infermieri dell’ASL NA5 della Cartella Infermieristica!
Un numero infinito di porte bussate, di “vedremo”, di “forse”, di “ma che volete fare, rivoluzionare le vecchie abitudini?”, di “non ci sono fondi per niente”, però poi alla fine, trovando i giusti appoggi in persone capaci di guardare avanti in modo costruttivo e senza paraocchi, si è riusciti superare i mille ostacoli che ogni cambiamento fa trovare.
Con la collaborazione della Direzione Sanitaria del P.O. San Leonardo, ma soprattutto con l’interazione con l’Ufficio della Formazione Aziendale nella persona della dott.ssa Anna Di Costanzo, si è riusciti finalmente a dare vita a questo sogno.
È nata la Cartella Infermieristica!
Nato lo strumento si rende necessario imparare ad usarlo!
Oggi la prima di dieci giornate di un corso di formazione per i colleghi di cinque Unità Operative del San Leonardo, che in maniera estremamente favorevole, hanno partecipato ai lavori, riconoscendo l’estrema efficacia di questo strumento, sia per l’aspetto concernente le responsabilità previste dalla legge,che per l’efficacia della continuità assistenziale da erogare al paziente-utente.
Nasce così lo strumento che finalmente può dare luce e qualificare il lavoro degli Infermieri, troppo spesso sottovalutato e relegato ai margini del progetto diagnostico-terapeutico della degenza ospedaliera: …solo il primo dei molteplici passi che la nostra professione intraprenderà lungo il percorso di un riconoscimento a tutti gli effetti della nostra professionalità.


                                                                                                                           Infermiere De Gregorio Salvatore

Il Quaderno dell' infermiere Numero 22. 2008 Clicca qui per Visualizzare










Professionalità, autonomia e responsabilità professionale Professionalità, autonomia e responsabilità infermieristica
La casistica Infermieri e problematiche legali: il ruolo della Federazione Ipasvi
Appendice: La proposta Ipasvi per un sistema di protezione professionale
AUTORI:Barbara Mangiacavalli, Roberto Berta, Ada Ferrari, Marco Marseglia, Mariangela Castagnoli, Nicola Capodiferro, Grazia Suma, Giovanni Valerio



I quattro del Welfare
Scelti ieri pomeriggio i quattro sottosegretari a Lavoro, Salute e Politiche sociali, raggruppati nel super-ministero del Welfare

Si tratta di Ferruccio Fazio, Francesca Martini, Eugenia Maria Roccella e Pasquale Viespoli. Al momento il Cdm non ha indicato nessun viceministro, che verranno scelti successivamente. Fazio e Martini potrebbero avere la delega alla Salute, Roccella potrebbe occuparsi dei temi etici.

Ferruccio Fazio, medico nucleare appassionato di fotografia e immersioni, è nato a Garessio (Cn) il 7 agosto del 1944. E l'unico 'tecnico' dei 4 sottosegretari al Welfare. Si è laureato in Medicina e chirurgia all'università di Pisa nel 1968. Ha conseguito la specialità in Medicina nucleare nel 1970 e in malattie dell'apparato respiratorio nel 1975. Sposato con Margherita Colnaghi, ha due figli: Alessandro di 20 anni e Arianna di 18. Attualmente è primario di Medicina nucleare e radioterapia all'Istituto scientifico universitario San Raffaele, ordinario di diagnostica per immagini e radioterapia all'ateneo degli Studi di Milano-Bicocca e direttore dell'Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr).

L'onorevole Francesca Martini (Lega Nord) è nata a Verona il 31 agosto 1961. Laureata in lingue e letterature straniere è stata dirigente pubblico, poi responsabile della segreteria federale settore famiglia e affari sociali della Lega Nord. Quindi responsabile nazionale enti locali padani dal 1998 al 2001. Prima di venire nominata sottosegretario al Welfare, ricopriva il ruolo di assessore alle Politiche sanitarie della Regione Veneto ed è stata eletta alla Camera dei deputati nella XVI legislatura.

Il senatore Pasquale Viespoli (Pdl) è nato a Benevento il 19 gennaio 1955 e si è laureato in Giurisprudenza nel 1978 all'università Federico II di Napoli. Coniugato con Simonetta Rivellini, ha tre figli: Lucia, Antonio e Francesco. Sin da giovane ha militato nel Movimento sociale italiano, partito di cui è stato anche componente della segreteria nazionale. Confluito in An al congresso di Fiuggi, attualmente fa parte della Direzione nazionale e dell'Esecutivo nazionale del partito, responsabile per il Mezzogiorno e coordinatore regionale della Campania (dal 1997). Consigliere comunale dal 3 ottobre del 1985 al 31 maggio del 1993, è stato eletto sindaco di Benevento con la lista "Partecipazione" nel 1993, ottenendo il 72,30% dei consensi. Nel 1996 è stato riconfermato sindaco di Benevento. Carica che ha conservato fino alla vigilia delle elezioni politiche del 13 maggio 2001. All'interno del ministero del Welfare dovrebbe essere lui il sottosegretario con delega al Lavoro.

Eugenia Roccella Cavallari (Pdl), nata a Roma nel 1953, è una giornalista e saggista. Figlia di uno dei fondatori del partito Radicale, Franco Roccella, entra a 18 anni nel Movimento di liberazione della donna diventandone leader. Laureata in lettere, è dottore di ricerca all'Università La Sapienza. Nel 2007 è stata portavoce, con Savino Pezzotta, del Family Day, la manifestazione di sostegno alla famiglia tradizionale organizzata il 12 maggio dall'associazionismo cattolico. Nel 2008 viene eletta alla Camera dei Deputati per la XVI legislatura, nelle lista del Popolo della Libertà presentata nella circoscrizione Lazio 2.

mercoledì, maggio 7

Giornata internazionale dell'infermiere

Giornata internazionale dell'infermiere
Per il 2008 lo slogan del manifesto con cui la Federazione e i Collegi Ipasvi celebreranno la Giornata internazionale dell’Infermiere è: Infermiere. Una storia che racconta milioni di vite.Il messaggio è centrato sull'insostituibile ruolo degli infermieri nei confronti delle persone che assistono in tutte le fasi più delicate della loro esistenza: dalla nascita alla malattia, alla morte.Il 12 maggio 1820, lo ricordiamo, è nata Florence Nightingale, fondatrice delle Scienze infermieristiche moderne. Per iniziativa dell’International Council of Nurses (Icn) questa data viene ricordata in tutto il mondo. In Italia, l'iniziativa ha assunto una particolare visibilità a partire dagli anni Ottanta, anche grazie all'impegno della Federazione e dei Collegi Ipasvi, che hanno individuato questa occasione per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sui valori di cui è portatrice la professione infermieristica. La scelta ha raccolto nel tempo consensi sempre maggiori, tanto che ormai è una tradizione consolidata che intorno al 12 maggio si concentri un fitto calendario di convegni, congressi, seminari, giornate di studio promossi dai Collegi e dalle Associazioni. Molte sono anche le iniziative rivolte alla cittadinanza: erogazione di prestazioni infermieristiche in piazza, distribuzione di cartoline e fiori ai ricoverati, presenza di infermieri nei media locali e nazionali.Nella home page di www.ipasvi.it e nei siti dei Collegi sono riportate numerose informazioni sulle iniziative in programma. A titolo di esempio ne citiamo solo alcune: il Collegio di Milano-Lodi propone una conferenza stampa su Welfare: trasformiamo le minacce in opportunità. A Grosseto, il Collegio - il 10 maggio - si svolge la cerimonia di premiazione del concorso dedicato a Gemma Castorina e del concorso aziendale sui progetti di miglioramento della qualità assistenziale. La Provincia e l’Ipasvi di Padova invitano la cittadinanza in piazza Garibaldi (ore 10.30 - 17.00) per informarla sul ruolo dell’infermiere nel Ssn e sulle crescenti responsabilità assunte per soddisfare in modo più completo e competente i bisogni assistenziali della popolazione. A conclusione uno spettacolo di cabaret al teatro “Don Bosco” (ore 21.30).Alla Fiera Santa Filomena di Chieti Scalo, intenso programma di eventi a partire dalle ore 16: confronto su temi professionali, premiazione del concorso sul Nursing transculturale, saluto ai neolaureati e ai nuovi pensionati ecc. Sarà presente, in questa città come in altre, anche uno stand di Emergency, che sta reclutando infermieri volontari per le sue missioni.Il 13 maggio a Tirrenia il Collegio di Livorno ha organizzato un convegno su Occhi puntati sull'infermiere: domande e risposte sulla responsabilità e il 15 maggio il Collegio di Lucca il suo III Congresso provinciale su Progetto Continuità assistenziale: dall'ospedale al territorio.Il Collegio di Trento, invece, propone il Nurse Music Festival: vita, salute e... divertimento (dalle ore 18 a Trento Fiere). La particolarità? In ogni band almeno un componente è un infermiere.

Perchè il 12 maggio?

Il 12 maggio 1820 è nata
Florence Nightingale, fondatrice delle Scienze infermieristiche moderne. L’International Council of Nurses (Icn) ricorda questa data celebrando in tutto il mondo la Giornata internazionale dell’Infermiere.
Negli anni Sessanta in Italia a celebrare il 12 maggio sono la Consociazione (Caioss), le Associazioni infermieristiche e qualche Collegio provinciale. E’ nel 1980 che la Federazione nazionale Ipasvi decide di sostenere in prima persona l’iniziativa, annunciandola sul “Notiziario”. L’intento dichiarato dal gruppo dirigente è quello di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sui valori di cui è portatrice la professione infermieristica: “una professione che trova il suo significato più originale e autentico nel servizio all'uomo”.
La scelta appare quanto mai opportuna e raccoglie ampi consensi, come dimostra il fitto calendario di iniziative promosse dai Collegi e dalle Associazioni, che ormai tradizionalmente si concentrano intorno a quella data anche nel nostro Paese.
A partire dal 1992 la Federazione nazionale Collegi Ipasvi sostiene la Giornata internazionale dell’Infermiere anche con la diffusione di manifesti che sottolineano l’impegno degli infermieri italiani sui temi della solidarietà e dell’alleanza con i pazienti e le loro famiglie. Gli slogan proposti in oltre un decennio ribadiscono tutti la scelta di stare “dalla parte del cittadino”.


1992 : Professione Salute, gesti che contano
1993 : Attenzione! La vita è fragile. Educare, prevenire assistere: gli infermieri a tutela della salute
1994 : Insieme per la salute. Professione infermiere. Per il benessere della persona, della famiglia e del Paese
1995 : Per 365 giorni l’anno 300.000 infermieri assistono chi si ammala e chi ha bisogno di cure. Oggi, soltanto oggi, si fanno un po’ di pubblicità
1996 : “Patto infermiere – cittadino” (recepito nel 1999 come premessa del nuovo Codice deontologico)
1997 : Il 12 maggio regala un gesto
1998 : C’è chi ha scoperto che oltre alle malattie esistono anche i malati. Noi infermieri lo sapevamo già
1999 : Assistenza a piene mani. Il nuovo Codice deontologico degli infermieri, una garanzia di buona sanità. I doveri degli infermieri sono i diritti dei cittadini.
2001 : Un Sorriso infermiere
2002 : L’infermiere, una presenza familiare nella tua vita. Professionisti sanitari capaci di fornire risposte complesse alla domanda di salute dei cittadini
2003 : Agli infermieri non importa la tua razza, il tuo credo, il tuo sesso. L’importante è assisterti. Chiunque e ovunque tu sia.
2004 : 326.000 infermieri schierati ogni giorno a difesa della vita. Le nostre armi sono la professionalità, l’impegno e la consapevolezza. Il nostro obiettivo è difendere la vita a oltranza
2005 : L’infermieristica italiana in Europa. Incontro e confronto di obiettivi e valori. Annuncio del XIV Congresso nazionale Ipasvi
2006 : Più infermieri = più salute
2007 : Guardare la vita negli occhi. Ogni giorno
2008 : Infermiere. Una storia che racconta milioni di vite

Il 12 maggio è così diventato l’occasione per far sì che la professione infermieristica “parli un po’ di sé” con i ricoverati negli ospedali, con gli utenti dei servizi territoriali, con gli anziani, con gli altri professionisti della sanità, con i giovani che devono scegliere un lavoro, con tutti coloro – insomma – che nel corso della propria vita hanno incontrato o incontreranno “un infermiere”.

lunedì, maggio 5

Cartella digitale per pazienti ADI Basilicata

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Cartella clinica informatica, in Basilicata, per i pazienti in Assistenza domiciliare integrata (Adi). Il progetto è stato messo a punto dall'Asl 5 di Montalbano Jonico (Matera), in collaborazione con la cooperativa La Mimosa di Grassano e la società Colmaff ST microdevel. Infermieri e fisioterapisti delle unità operative territoriali - si legge in una nota dell'Asl lucana - saranno dotati di un palmare sul quale aggiorneranno costantemente i dati clinici dei pazienti in carico, mentre i distretti sanitari avranno un ruolo di coordinamento. "Con questa nuova iniziativa - afferma il direttore generale Pietro Quinto - continua l'integrazione tra strutture sanitarie ospedalieri e territorio. I vantaggi sono sia per gli operatori, che potranno avvalersi di dati sempre aggiornati e della consulenza degli specialisti in tempi rapidi, che per i pazienti, verso i quali crescerà la qualità dell'assistenza".

sabato, maggio 3

''L'impegno dell'infermiere per la sicurezza del malato: un'alleanza terapeutica''

SI E’ CHIUSA A ROMA LA DUE-GIORNI DI STUDIO SUGLI ERRORI IN SANITA’. CENTINAIA DI INFERMIERI ITALIANI E STRANIERI SI SONO CONFRONTATI SUL TEMA DEI ''DANNI EVITATI"

Image Hosted by ImageShack.usPRESENTATA UNA RICERCA INTERNAZIONALE COORDINATA DAL COLLEGIO IPASVI DI ROMA CHE HA DEFINITO I CONTORNI DEL FENOMENO, LE PRINCIPALI CAUSE DI ERRORE E LE PROCEDURE PER AVITARLI.

>Molti errori in sanità possono essere evitati, assicurando una maggiore sicurezza al paziente e agli stessi operatori. Gli infermieri italiani ne sono consapevoli e si sono attivati per ridurre sensibilmente il rischio di errori nella pratica clinica. E’ quanto emerso dalla “III Conferenza Internazionale del Sapere Infermieristico”, che si è tenuta a Roma il 17 e 18 aprile scorsi, dedicata al tema dei near misses (danni evitati). Vi hanno preso parte centinaia di infermieri provenienti da tutta Italia e delegazioni estere giunte appositamente da Usa, Regno Unito, Spagna e Canada, alla presenza dei presidenti dei principali Ordini degli infermieri del mondo, con la Federazione IPASVI italiana e quella europea (FEPI) rappresentate ai massimi livelli.La conferenza, articolata in cinque sessioni plenarie e quattro parallele, ha scandagliato questioni di grande interesse infermieristico, presentando lavori di elevato livello scientifico nei campi della ricerca, della pratica clinica, dell’innovazione assistenziale e dell’educazione sanitaria. Grande interesse hanno destato inoltre la sessione dedicata ai poster e il dibattito con cui gli infermieri si sono confrontati con i rappresentanti politici e istituzionali del Parlamento e della Regione Lazio. Il Collegio IPASVI di Roma, promotore dell’evento, ha presentato la ricerca internazionale sui near misses condotta in collaborazione con l’Università di Toronto e nove Aziende ospedaliere dell’area romana. Lo studio, dal titolo “Il contributo infermieristico alla sicurezza del paziente in ospedale: uno studio qualitativo multicentrico sui near misses (danni evitati)”, ha impegnato per tre anni e mezzo 230 tra infermieri e coordinatori. Le principali cause di errore rilevate sono riferibili a: stanchezza, doppi turni di lavoro, diminuzione del personale, aumento dei carichi di lavoro, turn over del personale, comunicazioni errate od omesse, interferenze ambientali, deficit strumentali e organizzativi. Le strategie individuate per ridurre al minimo il rischio di errore in ambito ospedaliero sono: passare da un sistema punitivo nei confronti dei presunti responsabili a un sistema non repressivo che favorisca la segnalazione spontanea di errori; diffondere la cultura prevenzione e previsione dei possibili errori; adottare una gestione integrata del rischio con la partecipazione di tutti gli attori coinvolti per introdurre cambiamenti nella pratica clinica; realizzare un sistema di individuazione e correzione sistematica delle situazioni a rischio di errore e di danno.Dalla ricerca, realizzata attraverso la tecnica dei focus group con la partecipazione di operatori, pazienti e familiari, emergono alcuni punti fermi: un atteggiamento positivo e fattivo da parte degli infermieri che non si limitano alla denuncia ma si attrezzano per combattere il rischio di errori; la necessità di non intervenire sull’errore compiuto ma di prevenirlo operando opportunamente sull’area degli errori mancati; garantire più adeguate condizioni di lavoro agli operatori per aumentarne il grado di soddisfazione e gratificazione.In effetti, la frequenza con cui si verificano gli errori appare direttamente collegata alla carenza di personale infermieristico, che nel Lazio (dove mancano almeno 4 mila infermieri negli organici di Aziende sanitarie e ospedaliere) è particolarmente drammatica. Di conseguenza, i doppi e tripli turni a cui il personale in servizio è costretto a sottoporsi per sopperire ai vuoti di organico accresce la stanchezza e aumenta il rischio di errore.Dai lavori della Conferenza emerge con forza anche la necessità che i percorsi di alta specializzazione del personale infermieristico siano riconosciuti sul piano contrattuale e retributivo oltre che legislativo, come nel caso dei master clinici e della figura dell’esperto clinico. Ad oggi, infatti, al grande impegno mostrato dalla categoria sul fronte formativo non ha corrisposto un adeguato riscontro contrattuale ed economico.La due-giorni di studio si è chiusa con una tavola rotonda a cui hanno partecipato i senatori Cesare Cursi e Paola Binetti, l’onorevole Domenico Di Virgilio, il consulente del Ministero della Salute Saverio Proia, il rappresentante di “Cittadinanza Attiva” Antonio Ferraro, l’assessore alla Sanità della Regione Lazio Augusto Battaglia e il presidente del Collegio IPASVI di Roma Gennaro Rocco. Ne è emerso un impegno unanime ad operare affinché il sistema di prevenzione degli errori in sanità sia adottato in ogni struttura di cura, mentre la Regione Lazio ha assicurato interventi rapidi per arginare la grave carenza di infermieri. Da questi ultimi si è levato inoltre un pressante invito al nuovo Parlamento affinché sia calendarizzata e approvata al più presto la riforma degli Ordini professionali, con la trasformazione dei Collegi IPASVI in Ordini degli Infermieri e con l’istituzione di nuovi Ordini per le figure sanitarie che ancora ne sono sprovviste. Un invito che i parlamentari presenti hanno raccolto, assicurando il loro diretto interessamento.''La Conferenza di Roma ha offerto un vasto scenario della competenza specifica sviluppata dagli infermieri in chiave attuale e futura – commenta il presidente del Collegio IPASVI di Roma, Gennaro Rocco - Ha fornito una preziosa occasione di confronto con i colleghi dei Paesi a sanità più avanzata, comparando modelli assistenziali diversi e misurando su scala mondiale la crescita professionale degli infermieri italiani. Questi rappresentano oggi le principali “sentinelle anti-errore”, conoscono in profondità il problema e si sono attrezzati per combatterlo. Ciò che chiedono è di essere messi nelle condizioni di poter operare al meglio, nell’interesse primario della collettività''

venerdì, maggio 2

«A rischio l'assistenza per i pazienti di Careggi»

Il Giornale della Toscana del 01/05/2008 p. 9
Celesti (Pdl) annuncia un'interrogazione a Rossi Il direttore Majno: «Riapriamo il dialogo»l'effetto congiunto dei tagli agli straordinari imposti dalla regione e la mancata assunzione di nuovi infermieri, tecnici di radiologia e di laboratorio avranno una pesante ricaduta sull'assistenza dei cittadini. Non si possono tollerare tagli in ragione di pseudo equilibri finanziari senza mai pensare ad una seria programmazione delle piante organiche nei diversi presidi ospedalieri toscani ed in particolare in quello di Careggi che rischia il collasso nei prossimi mesi estivi». È il commento di Annamaria Celesti, vicepresidente della commissione sanità e consigliere regionale di Fi/Pdl, alle richieste sindacali del personale infermieristico di Careggi che si accompagna all'annuncio di una interrogazione urgente all'assessore Rossi. «Oltre a Careggi, anche nei presidi ospedalieri di Pistoia, Lucca, Pisa e Siena, si sono susseguiti nei mesi scorsi - prosegue Celesti - segnali di allarme da parte delle sigle sindacali e anche degli stessi cittadini per la mancanza di assistenza che finiva per incidere sulla qualità degli interventi e sugli stessi tempi di assistenza. Una situazione sull'orlo del collasso. Non tenerne conto significa pensare solo all'economicità della sanità senza preoccuparsi della qualità dei servizi necessari a rispondere ai bisogni di salute dei pazienti». Anche il direttore generale dell'azienda Careggi, Edaordo Majno, ha scritto una nota riguardo alla delicata situazione: «Ciò che si sta cercando di ottenere con le azioni in corso è il superamento di quello che non risponde più alle esigenze organizzative ed economiche di gestione dell'azienda, all'interno di un itinerario che in nessun caso può essere inteso come iniziativa unilaterale. Pertanto lunedì 5 e mercoledì 7 maggio prossimi sono in programma incontri tecnici dedicati con i capo dipartimenti ed i loro staff per produrre il materiale necessario ad un sereno confronto sindacale».

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