La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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mercoledì, ottobre 8

Rassegna Stampa - 08.10.2008


Infermieri, scoppia la guerra tra Zappini e Zenatti

Il Trentino del 08/10/2008 ed. Nazionale p. 12

«Girardi non è iscritto». «Ti sbagli, eccoti il suo certificato»Scoppia la guerra degli infermieri, in vista della competizione elettorale. Il botta e risposta, in questo caso, è tra la presidente del collegio degli infermieri Ipasvi Luisa Zappini - candidata con l'Upt di Dellai - e il capolista e consigliere provinciale de «La Destra» Marco Zenatti. Motivo del contendere? Nella lista di Zenatti compare Gianfranco Girardi che si qualifica come infermiere. «Da un approfondito controllo, non risulta essere iscritto a nessun albo», scrive la Zappini in una lettera inviata a Zenatti. «Essendo nostro mandato tutelare sia i cittadini sia i nostri iscritti sulla base della reale situazione la preghiamo di porre rimedio. Certi della sua buonafede e del suo tempestivo intervento, resto a disposizione per eventuali dubbi e chiarimenti». Detto, fatto. Zenatti si mette il cappello da Sherlock Holmes e cinque giorni dopo scrive alla Zappini: «Il signor Gianfranco Girardi, ha conseguito il diploma e relativa abilitazione all'arte sanitaria di infermiere generico», e allega l'attestato numero 5982 dell'ospedale civile di Ivrea, recante la data 26 luglio 1977, della Scuola per infermiere ed infermieri generici. Quando si dice la precisione.


Mezzanotte al San Giacomo, sipario sul Pronto soccorso

La Repubblica del 08/10/2008 , articolo di LAURA MARI ed. Roma p. 01

SONO le 23,30 quando una scala alta una decina di metri viene montata davanti all'ingresso dell'ospedale San Giacomo. A via Canova regna il silenzio. E mentre sul nosocomio del centro storico cala un velo di rabbia mista a rassegnazione, gli operai si apprestano a staccare, lettera per lettera, l'insegna luminosa del Pronto soccorso. Ma medici e infermieri si oppongono e sfilano con le fiaccole accese lungo via del Corso.(segue dalla prima di cronaca) «Èla morte della sanità pubblica» mormorano i medici tra le lacrime. e mentre gli ultimi pazienti vengono fatti uscire alla spicciolata dalla sala accettazione, gli infermieri soffiano sulle candele accese nel pomeriggio in segno di protesta. E così, dopo mesi di mobilitazione ieri sera il personale del pronto soccorso del San Giacomo ha dovuto piegare la testa alla decisione del governatore Marrazzo ed eseguire quello che da tempo si cercava di scongiurare.Una decisione che continua ad essere contestata non solo da medici e infermieri del San Giacomo, ma anche dai tanti residenti del Centro storico che non vogliono dire addio all'antico nosocomio del I Municipio. Molti degli abitanti di zona, infatti, ieri sera si sono radunati nel cortile interno del San Giacomo per portare la solidarietà dei cittadini al personale sanitario. «Questo è l'ospedale del centro storico, il mio ospedale, sono sempre venuto qua per qualsiasi problema.E' una vergogna», dice l'ultimo paziente, Alessio 22 anni, che a mezzanotte e mezza è ancora dentro al Pronto soccorso ma prima si era ricoverato un deputato.Proprio all'ingresso del pronto soccorso del San Giacomo, dove per anni c'è stato un via vai di sirene e barelle, ieri sono stati ricoverati settanta pazienti, in serata regnava un silenzio irreale. A mezzanotte sono iniziate le prove generali per il definitivo smantellamento dei poli sanitari dell'Asl RmA. Un puzzle da scomporre pezzo per pezzo e la cui rottura è cominciata proprio ieri notte con il blocco delle accettazioni dei pazienti al pronto soccorso, lo stop ai ricoveri e, in sostanza, la fine dell'ospedale San Giacomo.


Codici blu, il caso va all'Ordine

La Stampa del 08/10/2008 ed. SAVONA p. 62

Ambulatorio dei codici blu «boicottato» da medici e infermieri del pronto soccorso? Il caso approda addirittura all'Ordine dei medici dopo che Renato Giusto, vicepresidente e rappresentante del sindacato Smi oltre che uno dei promotori dei codici blu a Valloria, aveva più volte richiesto una maggiore collaborazione con il pronto soccorso.Giusto, che ha anche presieduto una commissione consiliare in Comune su questo tema, aveva richiesto altresì che fosse un medico (e non un infermiere) a gestire il triage, cioè la valutazione dei codici di gravita dei pazienti che approdano al pronto soccorso.Negli ultimi giorni l'Ordine dei Medici della provincia di Savona ha ricevuto due lettere, una inviata dai medici del pronto soccorso, l'altra da parte degli infermieri che rivendicano la loro professionalità nella gestione dei compiti di triage. Il consiglio direttivo dell'Ordine ha iniziato la discussione che proseguirà prossimamente.Ha detto ieri Renato Giusto: «Se ho usato espressioni forti me ne scuso, non volevo certamente offendere gli infermieri, ma il mio unico intento è quello di instaurare un clima di collaborazione per evitare che i pazienti passino intere giornate nelle sale d'attesa inutilmente».

Il nuovo pronto soccorsoaprirà solo a febbraio 2009
Il Secolo XIX del 08/10/2008 ed. Savona p. 25

ritardi all'ospedale san paolo Manca il personale medico e infermieristico: l'Asl sposta avanti la dataTUTTO RINVIATO, nella migliore delle ipotesi, alla metà di febbraio del prossimo anno.Dal punto di vista strutturale i lavori per la realizzazione del nuovo e senza dubbio più funzionale pronto soccorso dell'ospedale San Paolo sono conclusi da ormai un paio di mesi, ma la sua inaugurazione e contemporanea entrata in funzione, prevista dai responsabili dell'Asl savonese per la prima metà di settembre, ha dovuto subire un rinvio di almeno cinque mesi. Colpa di una serie di problemi di carattere elettromagnetico che hanno complicato il trasferimento delle apparecchiature ecografiche, ma anche e soprattutto della mancanza del personale sia medico che tecnico e soprattutto infermieristico per poter far funzionare al meglio il nuovo "pronto".«La situazione - conferma il direttore sanitario dell'Asl savonese, Claudia Agosti - sta purtroppo in questi termini. Ritenevamo di riuscire a far entrare in funzione il nuovo pronto soccorso dell'ospedale San Paolo agli inizi di settembre, ma si sono verificati dei problemi che ci hanno costretti a rimandare il tutto al prossimo anno, penso entro la metà del mese di febbraio».Dal punto di vista strutturale il nuovo pronto soccorso di Valloria, molto più grande e soprattutto più funzionale di quello attuale, è stato ultimato da ormai diversi mesi. Ma i ritardi nella sua apertura sembrano esser dovuti ad una serie di altri problemi. Dalle interferenze elettromagnetiche che hanno impedito di sistemare gli apparecchi per le ecografie riservate ai degenti e ai pazienti ambulatoriali nei locali del primo piano che sino a qualche mese fa avevano ospitato la divisione di dialisi e nefrologia, ma soprattutto dalla mancanza di personale specializzato per poter andare a supportare l'importante mole di lavoro che ogni giorno il pronto soccorso dell'ospedale di Savona si trova a dover affrontare.«Quello delle interferenze elettromagnetiche - spiega il direttore sanitario dell'Asl - è stato un intoppo che certamente non ci aspettavamo e che ha causato ritardi di almeno un mese e mezzo nei programmi dell'azienda. Per un paio di settimane abbiamo cercato di trovare un rimedio ai "disturbi" di natura elettromagnetica che alteravano i risultati delle apparecchiature ecografiche, alla fine visto che tutti i tentativi effettuati erano risultati vani, abbiamo deciso di spostare l'ambulatorio di ecografia allo stesso piano del nuovo pronto soccorso».Ma ad influire maggiormente sulla decisione di arrivare a rinviare di almeno cinque mesi l'entrata in funzione del nuovo pronto soccorso è stata soprattutto l'impossibilità di potenziare il personale medico e paramedico. Che per garantire il miglior funzionamento della nuova struttura dovrebbe poter contare su due medici e sei infermieri in più, senza contare che anche il nuovo laboratorio di radiologia, la cui attivitàè indispensabile come supporto del pronto soccorso, dovrà poter contare su un medico e due tecnici di radiologia in più. «Abbiamo chiesto e ottenuto dalla Regione le deroghe per poter provvedere a queste assunzioni - sottolinea ancora la dottoressa Claudio Agosti - ma è evidente che servono i tempi tecnici per poter effettuare i concorsi. Tenendo anche conto che a luglio abbiamo effettuato un concorso per assumere un medico di pronto soccorso per l'ospedale di Albenga che è praticamente andato deserto. Nel senso che i tre medici che avevano diritto a partecipare lo hanno fatto, ma poi hanno rinunciato all'incarico perchè stanno già lavorando in altre strutture ospedaliere».Gianluigi Cancelli08/10/2008


Cinquanta prepensionati al Santobono-Pausilipon
Si accorpano i reparti

Corriere del Mezzogiorno del 08/10/2008 ed. NAPOLI p. 5

Il manager: i sindacati? Vadano da BrunettaNuove disposizioni anche per l'ambulanza del Pausilipon, che sarà in funzione solo nelle mattine feriali NAPOLI - Sembra essere fallito il tentativo di ridimensionare i costi del Santobono Pausilipon. Infermieri, medici e direttori di dipartimento dell'ospedale si riuniscono questa mattina al Palabimbo di via Mario Ruta per discutere della nuova organizzazione di alcuni reparti.Accorpamenti, turni notturni, riduzione di orari che avrebbero dovuto entrare in vigore da domenica scorsa ma che sono stati di fatto boicottati. L'obiettivo è un taglio alle spese cercando di accorpare vari reparti come oculistica, otorinolaringoiatria, auxologia, ridurre i pool infermieristici notturni. Nuove disposizioni anche per l'ambulanza del Pausilipon, che sarà in funzione solo nelle mattine feriali, l'istituzione della reperibilità notturna infermieristica, l'attività solo per la mattina e feriale per la camera iperbarica. Decisioni che sono state prese dalla direzione senza tenere conto di quelle che sarebbero state le risposte dei sindacati e dei medici. Tra le strategie, di fatto, c'è quella del taglio degli straordinari e alcuni infermieri che prendono di base 1.300 euro al mese vedono sfumare all'improvviso l'unica possibilità che avrebbero per incrementare lo stipendio. «Sono decisioni di carattere nazionale e regionale - spiega Luigi Stella Alfano, direttore sanitario - e comunque siamo pronti a discutere i dettagli e fare piccole modifiche. Ma il fondo per pagare indennità è esaurito. La regione e il ministero tengono i conti separati e la spesa per il personale non può aumentare in nessun caso». Alcune decisioni sono state duramente criticate dai lavoratori e dai medici. In linea teorica, le decisioni prese dalla direzione sanitaria non dovrebbero avere ricadute sull'utenza. Di fatto, però, in casi di chirurgia d'urgenza notturna si vedrebbero all'opera, in situazioni come la neurochirurgia, infermieri che di solito si occupano di ortopedia e che non hanno il know how per assistere i medici. E anche la riduzione di attività per la camera iperbarica non è, di fatto, attuabile. «Su alcune decisioni sono stati fatti dei passi indietro, come per l'attività della camera iperbarica che però dal 31 dicembre dovrà essere ridimensionata - aggiunge Alfano - e ci sono altri casi che meritano un approfondimento. Dovremo prevedere dei corsi di addestramento per gli infermieri. Ma su altre questioni non possiamo fare nulla. Il ministro Brunetta ci impone di mandare in pensione chi ha 40 anni di contributi e prendere un solo dipendente per ogni 50 che vanno a casa. Cosa che accadrà anche da noi alla fine di ottobre. L'unica soluzione è quindi quella di razionalizzare e cercare un equilibrio. Nell'ambito della sanità regionale noi abbiamo un ruolo particolare e molto delicato e quindi da noi deve essere sempre tutto al "top". Tuttavia la congiuntura economica è difficile e sotto gli occhi di tutti. Una soluzione deve essere trovata».Biagio Coscia Genitori e bambini in sala d'attesa al pronto soccorso del Santobono


Tortona, l'università per diventare infermieri

La Provincia Pavese del 07/10/2008 ed. Nazionale p. 30

Ieri mattina il via alle lezioni presso l'ex caserma Passalacqua
TORTONA. Da ieri mattina, Tortona è sede universitaria. Si formeranno in città i nuovi infermieri professionali. L'Università del Piemonte Orientale Amedeo Avogadro arriva da protagonista, supplendo a una carenza in termini di proposta su un territorio fortemente caratterizzato dalla presenza di ospedali, Rsa e case di cura. Le sedi dei corsi saranno la sala polifunzionale dell'ex caserma Passalacqua e i locali attigui. Le sale del Centro Dellepiane saranno pronte soltanto in primavera. Al varo di ieri mattina erano presenti il sindaco di Tortona, Francesco Marguati, il direttore generale dell'Asl 20, Gianpaolo Zanetta, e il presidente della Fondazione cassa di Risparmio di Tortona, Carlo Boggio Sola, che ha finanziato l'opera. Con loro 49 giovani che si sono iscritti al primo anno. Dei 49 studenti, alcuni arrivano anche da molto lontano: adirittura da Caltanisetta, ma la maggior parte risiede nell'alessandrino. Alcuni saranno ospitati provvisoriamente presso l'istituto Mater Dei. L'importante, per il Comune di Tortona, era prioritario dare il via ai corsi, che aprono nuove prospettive per la città. Il sindaco ha elogiato l'apporto della Fondazione, mentre il direttore generale dell'Asl Gianpaolo Zanetta ha sottolineato come «la professione d'infermiere sia molto importante e garantisca un posto di lavoro sicuro». Si creerà un ponte con gli ospedali, in particolare con quelli di Tortona, di Novi Ligure e Alessandria. E' da pochi anni che per diventare infermiere è necessaria una laurea universitaria triennale. Attualmente la formazione infermieristica si effettua in Università. Dopo aver conseguito il diploma di scuola media (5 anni), bisogna iscriversi al corso triennale di laurea infermieristica presso la facoltà di Medicina e Chirurgia. Il corso prevede 1600 ore di teoria e 3000 ore di attività pratica (simulazioni, esercitazioni, tirocinio) e si conclude con un esame finale di laurea con valore abilitante all'esercizio della professione. Tortona porta una nuova proposta formativa al confine tra Piemonte e Lombardia, strizzando l'occhio all'Oltrepo delle Rsa.


«Sua figlia non è urgente» E lui picchia l'infermiere

Corriere Fiorentino del 08/10/2008 ed. FIRENZE p. 6

Ha aggredito a male parole e quindi schiaffeggiato un infermiere del pronto soccorso dell'ospedale di Carrara perchè non voleva dare il codice d'urgenza al caso di sua figlia, caduta dalla bicicletta.Protagonista dell'episodio un livornese di 30 anni, padre di una bambina di sette, che è stato per questo motivo denunciato per violenza e minaccia a pubblico ufficiale. L'uomo si era recato insieme alla moglie e alla figlia ferita, dopo una caduta dalla bicicletta, ma non in maniera grave, al pronto soccorso dell' ospedale di Carrara perchè venisse medicata. L'infermiere addetto allo sportello aveva assegnato al caso un codice non di urgenza e aveva invitato i genitori della bambina a restare pazientemente in attesa del loro turno, dal momento che i medici del pronto soccorso erano tutti impegnati nelle urgenze.Il padre della bambina, a quel punto, prima ha minacciato l'operatore per costringerlo a far medicare subito sua figlia, poi è passato alle vie di fatto prendendolo a schiaffi. Si è reso quindi necessario l'intervento degli agenti del commissariato cittadino che, dopo aver identificato l'aggressore e ascoltate tutte le testimonianze, hanno proceduto alla denuncia.

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