La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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martedì, ottobre 14

Rassegna Stampa - 14.10.2008

COMUNICATO STAMPA NURSIND
Inviato da acanforaluigi@alice.it
Gli infermieri non ci stanno… riparte la protesta
Il segretario nazionale Nursind, Andrea Bottega: “il 23 ottobre saremo 300 infermieri a Montecitorio”


Il prossimo 23 ottobre dalle 9 alle 13 un presidio di 300 infermieri manifesterà a Montecitorio per chiedere ai deputati di farsi carico delle difficoltà della categoria e stimolare il Governo ad adottare idonei provvedimenti. “Le motivazioni che stanno alla base della mobilitazione sono conseguenti allo stato di estrema sofferenza in cui versano gli infermieri italiani. Accanto alle continue riorganizzazioni dei vari sistemi sanitari regionali – spiega il segretario nazionale Nursind Andrea Bottega – allo sviluppo delle conoscenze scientifiche e tecnologiche che richiedono una continua formazione ed un aumento della responsabilità professionale nella presa in carico dello stato di salute dei cittadini, alla cronica carenza nel mercato del lavoro della risorsa infermieristica, alla reale usura dei lavoratori che per tutta la carriera svolgono il lavoro notturno e garantiscono la copertura del servizio nelle 24 ore, ai magri stipendi che non valorizzano una professione indispensabile per ogni sistema sanitario pubblico o privato, accanto a tutto ciò si è ritenuto di procedere a tagli dei fondi contrattuali e degli stipendi degli infermieri, piuttosto che adeguarli alla media salariale europea e far riconoscere l’alto valore sociale della professione”. Le richieste che gli infermieri avanzano attraverso il primo sindacato nazionale che li rappresenta sono chiare:

- rivedere l’inasprimento delle fasce orarie di reperibilità per il controllo
fiscale in caso di malattia;
- eliminare la sottrazione di risorse economiche dai fondi per la
contrattazione aziendale verso i bilanci aziendali in caso di malattia;
- togliere il dirottamento del 20 per cento dei risparmi derivanti dal
rapporto di lavoro part-time, dal fondo della produttività al bilancio
aziendale;
- eliminare il discrimine rispetto al lavoro privato nella fruizione dei
permessi di cui alla legge 104/92;
- rivedere le modifiche introdotte al decreto legislativo 66/2003 che
aumentano la flessibilità del lavoro e riducono il diritto al riposo dopo il
turno di reperibilità, aumentando così la possibilità di eventi negativi in
un settore così delicato come quello della salute;
- il riconoscimento del carattere usurante del lavoro infermieristico;
- l’aumento ragionevole nello stanziamento economico per il rinnovo dei
contratti (inflazione programmata all’1,7 per cento contro un’inflazione
reale del 4,1 per cento);
- l’istituzione di un’area contrattuale separata per il personale
infermieristico e per le professioni sanitari, per la specificità del mandato
e l’appartenenza ad una categoria dov’è prevista l’iscrizione all’albo
professionale;
- la possibilità di svolgere l’attività libero professionale in regime di
esclusività o aperta all’extramoenia senza incompatibilità;
- l’istituzione dell’Ordine professionale degli Infermieri;
- la detassazione delle ore straordinarie, come previsto per i lavoratori
dipendenti del privato.

“I punti sopra citati – prosegue il segretario nazionale Nursind Andrea Bottega – rappresentano anche le ragioni dello sciopero nazionale di 24 ore proclamato per il prossimo 31 ottobre 2008. E per l’occasione abbiamo realizzato un documento, denominato “Le 10 note”, ovvero i dieci punti che stanno più a cuore agli infermieri italiani, che auspichiamo venga seriamente preso in considerazione dai parlamentari italiani, per risolvere l’annosa questione infermieristica”.
Per ulteriori informazioni:
Andrea Bottega – cell. 348.4722368

Troppi infermieri "malati" Si bloccano le operazioni

Libero del 14/10/2008 , articolo di SUSANNA BARBERINI ed. Roma p. 45

Nuovo stop in neurochirurgia. E i pazienti ricoverati aspettano
Neurochirurgia bloccata, prima perché la terapia d'urgenza non riesce ad assorbire i pazienti, poi perché gli infermieri sono tutti "in malattia". Ma anche la chirurgia d'urgenza è nella bufera, con tre degenti in barella nei corridoi e appena due infermieri ad assistere i 21 pazienti. Il giorno dopo il pesante servizio di Report sul San Camillo, le magagne dell'ospedale sembrano andare, se possibile, ben al di là della denuncia sulle presunte morti sospette (il portavoce di Marrazzo Zamperini ha chiarito che «tutti i dati a disposizione dicono che non esiste alcuna anomalia nella struttura di terapia d'urgenza. Per quanto riguarda la mortalità, siamo nella media delle altre Regioni italiane». Quanto alla neurochirurgia, Libero lo aveva segnalato da sabato: dopo l'opera zione al cervello, si resta in sala operatoria. Perché il posto in terapia intensiva non c'è. E i pazienti appena operati restano dove sono, assistiti sul letto operatorio da infermieri e anestesisti. La situazione delle sale operatorie del reparto di neurochirurgia non è cambiata fino a tutta la mattina di ieri. Poi si è arrivati al paradosso: le camere operatorie si sono liberate dei pazienti in terapia intensiva. In teoria si poteva ritornare a svolgere quegli interventi previsti per i quali i pazienti erano stati ricoverati da giorni. Invece niente, perché è arrivato l'altro problema cronico: la mancanza di infermieri. Risultato, i pazienti in degenza continuano a "stare in albergo in ospedale". Il fenomeno, dicono gli addetti ai lavori, risale alla mancata sostituzione degli infermieri in aspettativa per maternità. Che, a cascata, ha portato gli altri operatori a un super-lavoro e, quindi, a "darsi malati". Questa è una delle conseguenze del blocco del turn over deciso per contenere le spese della Sanità, che non consente la sostituzione del personale mancante. Ma in questi giorni, come raccontano gli addetti ai lavori, con 2 infermiere della sala operatoria e 2 anestesiste in maternità la situazione è ancora più pesante. E come sempre, quando si parla di salute, i primi a pagare sono i pazienti. Altre carenze croniche sono state registrate nel reparto di chirurgia d'urgenza. Dove ieri tre uomini sono stati lasciati in barella in mezzo agli spifferi e senza campanelli per chiamare gli appena due infermieri rimasti ad assistere 21 persone. A difendere il reparto, ieri, anche il consigliere regionale Donato Robilotta (SR). «La trasmissione Report, ha citato dati sbagliati».


«Sempre più medici e meno infermieri»

Il Giornale di Vicenza del 14/10/2008 p. 22

di Franco Pepe Dopo la centrale di sterilizzazione, il personale. Rdb e Nursind ancora arrabbiati e delusi. La protesta riguarda il diverso metro di misura che l'Ulss userebbe per le assunzioni. Sempre più medici, dicono, e sempre meno infermieri. «Nel 2008 - denuncia il segretario di Rdb-Cub, Germano Raniero - sono stati assunti o stabilizzati in ruolo 97 fra medici e dirigenti sanitari. La dotazione organica è aumentata di 22 medici e 13 psicologi. Gli infermieri, invece, restano 30 in meno. Facendo i conti, e considerando i turni di lavoro, vuol dire che due reparti sono completamente sguarniti. Gli operatori socio-sanitari sono solo uno di meno, ma ricadono sulle loro spalle i carichi di lavoro degli infermieri che mancano. Fra l'altro, per far funzionare il reparto dei dozzinanti non si parla di assumere nuovi infermieri, ma di acquistare prestazioni: noi non lo accettiamo». «E c'è un grosso punto di crisi al pronto soccorso. Pensano di trasformare l'astanteria in una nuova sala con 4 posti-letto, tutto e sempre a carico degli infermieri. Il problema è molto serio. Questo è un reparto ad alta tensione. Passano più di 10 pazienti all'ora, di giorno e di notte. L'altro giorno 28 persone avevano bisogno contemporaneamente di essere visitate da uno specialista. Si pensi solo che una volta il sabato si toglieva un infermiere. Oggi si è dovuto reintegrarlo». Anche il Nursind reclama: «Noi ci opponiamo fortemente - dichiara il segretario provinciale Andrea Gregori - al potenziamento di servizi in carenza di personale. L'aver autorizzato l'apertura di altri 4 posti-letti in astanteria, pur essendo nota la difficoltà da parte del pronto soccorso di trovare posti in alcune specialità dell'ospedale, non può che trovare la nostra contrarietà, perché si tratta di pazienti non stabilizzati che richiedono spesso il continuo monitoraggio dei parametri». «Aumentare il carico di lavoro in un servizio di urgenza come il pronto soccorso senza prevedere un aumento di personale, significa esporre l'utente al pericolo di non ricevere cure adeguate; ed esporre il personale a responsabilità penali e civili, cui è tenuto rispondere personalmente». Per Raniero la soluzione è una sola: «Il direttore generale Alessandri deve assumersi responsabilità se vuole mantenere al S. Bortolo la qualità che tutti gli riconoscono. Deve battere i pugni sul tavolo regionale e farsi togliere i vincoli alle assunzioni. Ormai hanno raschiato tutto ciò che potevano. Non ci sono più neppure le briciole da risparmiare. O si inverte la tendenza o si chiudono i servizi».


Tutto questo Alice lo sa

Tempo Medico del 13/10/2008 N. 8 25 SETTEMBRE 2008 p. 9

Mentre a trent'anni dalla legge Basaglia ancora si discute se la riforma psichiatrica sia fallita o no, se sia stata un bene o un male, se si sia riusciti a sviluppare quello che si intendeva per psichiatria senza custodia, c'è chi racconta d'un fiato la sua esperienza di decine di ricoveri in reparti desolati e violenti, di contenzione fisica e sedazione farmacologica, di fughe e ritorni, di tagli autoinferti e bevute, di infermieri buoni o cattivi, di disperazione e tentativi di suicidio, di un gioco al massacro tra paziente e istituzione durato anni con esiti disastrosi. A farlo è Alice Banfi, autrice di Tanto scappo lo stesso. Romanzo di una matta. (Stampa alternativa, 2008, 118 pagine, 10 euro), un libricino che si legge in una sera e accompagna nel cuore dell'esperienza del ricovero psichiatrico con tutti gli effetti di un film e soprattutto con gli occhi del paziente. Alice però racconta anche che una storia come la sua può essere in continuità con un presente tutto diverso, in cui scrive, viaggia e dipinge, e in cui, testimoniando la sua vicenda, contribuisce al dibattito in psichiatria, per esempio sul Forum della salute mentale (www.forum salutementale.it), una rete di pazienti, operatori e familiari nata nel 2003 per combattere la distanza tra gli intenti e la realizzazione di fatti in psichiatria. Questo libro racconta come sono sempre le relazioni e le parole a sciogliere i nodi della sofferenza e a permettere di superare i momenti più critici. Se nel momento peggiore le parole di Alice hanno aiutato altri pazienti muti e soli e l'abbraccio della compagna di stanza ha aiutato lei, perché non può cominciare da un rapporto e dalla comunicazione anche l'aiuto che i medici e gli infermieri sono tenuti a offrire ai malati? Non è un caso che l'adattamento, pur lento e faticoso, di Alice a sé stessa e al mondo sia passato per un reparto che non legava nessuno al letto e non chiudeva la porta a chiave e per una comunità che ha stabilito con lei delle relazioni. Così come si fa nei servizi psichiatrici di diagnosi e cura no restraint, che considerano la contenzione una forma di maltrattamento inaccettabile e nefasta e che invece di legare gli ammalati ai letti si occupano di loro, se necessario anche in due, per tutto il tempo necessario, riportando il controllo dalla costrizione fisica alla relazione. Un metodo molto più faticoso ma enormemente più redditizio per la salute mentale dei pazienti e, alla fine, anche per la soddisfazione di medici e infermieri. Certo è che un servizio del genere può funzionare bene solo con pochi letti, con l'appoggio di una buona rete territoriale, con buone residenze esterne, con buoni rapporti con i medici di base, con molto lavoro di formazione e di gruppo, ma soprattutto con la passione, la cultura, la civiltà, l'umiltà e la determinazione di dirigenti e di operatori motivati. I servizi in grado di risparmiare alla prossima Alice la sua drammatica vicenda ci sono e lavorano bene, dimostrando con i fatti che si tratta di un'impresa possibile. Ernesto e Silvia Muggia


Infermieri stranieri, ancora problemi a Cremona Solidale

La Cronaca di Cremona del 14/10/2008 p. 10

Martedì incontro di verifica tra parenti e direzione sanitariaIncontro di verifica, quello in programma il prossimo 21 ottobre tra il Comitato parenti di Cremona Solidale (l'azienda che gestisce il centro geriatrico Soldi) e la direzione sanitaria. All'incontro, che fa parte di quelli programmati a scadenze periodiche per avvicinare dirigenza e fruitori, parteciperanno le tre caposala responsabili delle altrettante strutture di cui si compone il Centro: palazzina Soldi, quella più vecchia in corso di dismissione; e poi Mainardi e Somenzi. Ed è proprio in quest'ultima che permangono alcuni problemi legati al personale infermieristico, una questione di vecchia data che si è smussata rispetto ai picchi di malcontento di qualche tempo fa, ma senza risolversi del tutto, ossia la presenza in corsia di personale non italiano e con difficoltà relazionali, se non addirittura linguistiche di base sia con gli altri lavoratori sia con i famigliari. «Per quanto riguarda la Somenzi spiega il direttore generale Antonio Carbone - i problemi maggiori sono stati risolti non avendo rinnovato il contratto alla cooperativa alla quale avevamo affidato il servizio infermieristico. Resta il problema del reperire sul mercato del lavoro infermieri professionali , che tipicamente preferiscono altre strutture rispetto alle rsa. Noi stessi abbiamo bandito un nuovo concorso, non il primo, speriamo che stavolta vada a buon fine. Ma l'esperienza purtroppo insegna che anche quando gli infermieri superano le prove, al momento di decidere se accettare l'impiego optano spesso per altre strutture». Il motivo è sempre lo stesso: migliore retribuzione, migliori condizioni di lavoro rispetto a strutture geriatriche, anche in corso di continua riqualificazione come l'ex Soldi. Dunque resta una quota di infermieri che l'azienda reperisce attraverso agenzie di lavoro interinale, e qui il turn over è frequente e non favorisce il miglioramento dei rapporti coi famigliari. Oltretutto il ricorso a questi lavoratori non premia neanche dal punto di vista dei costi: un lavoratore in affitto è più caro, per l'azienda, rispetto ad un dipendente. Ma nella riunione di martedì prossimo si parlerà anche del l'ormai imminente trasferimento dei degenti ospitati della palazzina vecchia (165 in tutto), nella nuova costruzione ormai quasi terminata a fianco della Mainardi, dove saranno alloggiati 120 ospiti di rsa. Da qualche tempo sta circolando un questionario tra gli ospiti del Soldi, per sondare il terreno, ma la retta più cara della nuova palazzina rispetto alla vecchia pare stia creando qualche perplessità tra i famigliari. Il costo della nuova palazzina eguaglierà infatti quello delle altre due sorte negli ultimi anni. Nel Soldi rimarranno così, nel giro di qualche mese, solo 45 posti letto, anch'essi destinati ad essere trasferiti nel quarto ed ultimo edificio di cui si stanno gettando le fondamenta. Che ne sarà del palazzo storico del Soldi è ancora un mistero, molto dipenderà dalla volontà di Fondazione Città di Cremona, proprietaria di tutti gli immobili e dei terreni su cui opera Cremona Solidale. Potrebbero addirittura venirvi allocate attività commerciali private, che trattino servizi o materiali attinenti all'utenza di Cremona Solidale. Restano nel frattempo irrisolti alcuni problemi del personale, soprattutto relativamente alla turnistica e alla reperibilità: tra molti addetti c'è assoluto malumore per come vengono stilati i turni, che poi si rivelano impossibili da gestire. Una questione prettamente sindacale mai risolta, neanche con l'arrivo del nuovo direttore generale. g.b. L'ingresso del "Soldi" (Cremona Solidale) BILANCIO VERSO IL PAREGGIO

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