La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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martedì, settembre 30

Rassegna Stampa - 30.09.08


La salute mentale celebra Basaglia

Brescia Oggi del 30/09/2008 p. 21

di Giuseppe Zani A trent'anni dall'abbattimento delle mura del manicomio di Trieste, con l'ormai storico «Marco Cavallo», c'è un'altra scultura a forma di cavallo che sarà inaugurata nel cortile delle scuole elementari di Iseo la sera di venerdì 10 ottobre, «Giornata mondiale per la salute mentale 2008». Il cavallo scolpito, simbolo del desiderio di libertà, è frutto di un lavoro fatto a più mani a Iseo: vi hanno collaborato i ragazzi che frequentano l'Istituto comprensivo, i pazienti che si ritrovano nel vicino Centro psico-sociale, i volontari del centro di aggregazione «La Manica» e operatori del Dipartimento di salute mentale. Insieme hanno messo a punto il programma della festa popolare, che si svolgerà venerdì 10 ottobre. Una festa di arte, cultura e spettacolo. Avrà per titolo «L'arte che attraversa i muri». Trent'anni fa, raccontano i promotori dell'iniziativa, nasceva la legge 180, preceduta da notevoli fermenti e da esperienze che a Gorizia e a Trieste, in particolare, avevano portato forti cambiamenti nell'unico luogo fino ad allora destinato alla «cura» della sofferenza psichica: il manicomio. Un personaggio che contribuì in modo decisivo al cambiamento fu lo psichiatra Franco Basaglia. NELLA LEGGE 180 si affermano alcuni chiari principi: la cura non deve essere di norma un obbligo ma un diritto; la segregazione sistematica dei pazienti in luoghi chiusi e separati è in contrasto con i bisogni delle persone e va abolita; la dignità della persona e il rispetto della sua identità vanno tutelate come priorità. «A 30 anni di distanza - dice Andrea Materzanini, responsabile del Dipartimento di salute mentale di Iseo - ci riconosciamo pienamente in questi principi e abbiamo scelto, per celebrare la «Giornata mondiale della salute mentale», di ricordare il fermento di quei giorni in cui, in un clima festoso, un gruppo di coraggiosi pionieri abbattè fisicamente le mura del manicomio di Trieste usando come simbolico ariete «Marco Cavallo», costruito per l'occasione da operatori e pazienti». Quanto al titolo della festa iseana, «vogliamo invitare tutti quanti - conclude Materzanini - ad attraversare insieme alcune «muraglie» metaforiche, barriere costruite con i «mattoni della solitudine», cementate dalla rassegnazione, intonacate con il pregiudizio e l'indifferenza di molti». Eccoci al programma di venerdì 10. Alle 20,30, come detto, l'inaugurazione dell'opera «Cavallo». Alle 20,30, per le vie di Iseo, spettacolo di strada con saltimbanchi, giocolieri e mangiafuoco. Quindi le «Api operose» proporranno poesie in musica, i «Cantastorie» si esibiranno nel loro repertorio collaudato, il gruppo teatrale «Fuori binario» presenterà «Apparenze». Alle 21,45 l'arrivo in piazza Garibaldi, il buffet allestito dal Club Clarabella, il concerto de' «I Puzzle» e la proiezione del cortometraggio «Fahrenheit 2003». In caso di pioggia la festa si trasferirà sotto i portici del centro.


L'Upt: «Siamo la vera novità delle elezioni»

L' Adige del 30/09/2008 p. 6

Roberta boccardi Rappresentano la nuova politica del partito territoriale nato dalle ceneri della Margherita, e rivendicano orgogliosamente di essere la «vera novità di questa campagna elettorale». Ora lo sforzo, che dovrà essere decisivo nei prossimi 26 giorni, sarà quello di far conoscere il nuovo simbolo del partito del presidente Dellai e di abbinarlo alla faccia dei 34 candidati in lista. L'operazione costerà al partito 50 mila euro soltanto per gli spot televisivi, ma l'Unione per il Trentino parte già avvantaggiata avendo inserito nel simbolo il nome del presidente Dellai, spiazzando altre liste; il resto lo dovranno fare i candidati, spendendo il loro progetti per costruire il Trentino di domani e la loro credibilità. La squadra, che si è presentata ieri a mezzogiorno presso l'Hotel Villa Madruzzo, è di tutto rispetto: dodici donne, nove consiglieri provinciali e due assessori uscenti (dieci ex margheritini, più Giuseppe Parolari che faceva parte del gruppo della Sinistra democratica) cinque sindaci, quattro medici... e tanti volti nuovi. Rigorosamente in ordine alfabetico le donne occupano le prime dodici posizioni: l'elenco rosa è aperto dalla dottoressa Vittoria Agostini e si chiude con un'infermiera Luisa Zappini, presidente del Collegio Ipasvi. A guidare lo squadrone maschile, con il tredicesimo posto in lista, è il consigliere provinciale Adelino Amistadi, mentre al trentaquattresimo posto c'è Gianfranco Zanon, sindaco di Cunevo. La candidata più giovane è Roberta Bosetti, 28 anni, imprenditrice di Lavis, che nel maggio scorso, al secondo tentativo, è riuscita a centrare l'obiettivo di entrare nel consiglio di amministrazione della Cassa rurale di Lavis - valle di Cembra, sconfiggendo un'avversaria di grande peso, Elda Lucia Pedot. «In una settimana sono riuscita a raccogliere 712 voti contro i 703 della Pedot - racconta soddisfatta - e mi propongo di ripetere l'exploit. Sono molto determinata e, se corro, corro per vincere». Soddisfatto il segretario Marco Tanas che, mentre chiama a raccolta la squadra per le rituali foto di gruppo, non si stanca di ripetere: «È una lista molto forte, ed equilibrata a livello di genere, a livello generazionale, e di territorio. La distribuzione dei candidati tra valli e città, tra chi ha avuto un'esperienza nelle Margherita e i tanti volti nuovi che si sono avvicinati alla politica corrisponde appieno al progetto dell'Upt». A Tanas è affidata anche la risposta al sondaggio presentato dalla Lega Nord. «Mi hanno appena anticipato i risultati di un sondaggio dell'Udc, che sarà presentato tra un paio di giorni, e Dellai è decisamente davanti a Divina. Questo ci conforta, vuol dire che stiamo riuscendo a trasmettere la novità e l'affidabilità della nostra proposta».30/09/2008


Ordine dei medici, spunta una seconda lista

La Provincia Pavese del 30/09/2008 ed. Nazionale p. 14

Un gruppo alternativo al presidente uscente Belloni si ripresenterà con molti ex consiglieri - Circa 4600 elettori dovranno esprimersi tra sabato e lunedì
PAVIA. Sabato si vota. I 4600 medici iscritti all'Ordine di Pavia devono eleggere presidente e consiglio. E a quattro giorni dall'apertura delle urne le candidature vengono ancora sussurrate. Di sicuro c'è che il presidente in carica, Giovanni Belloni, si ricandida. Ma la lista, dice replicando a qualche allusione circolata nei giorni scorsi, «non è bulgara». «Non è ufficiale, nero su bianco, perché il presidente dell'Ordine non può fare una lista aperta e poi dire questo sì, questo no». Non è ufficiale ma un foglietto con il programma e i nomi stampati sul retro è stato diffuso. Non si sbilancia Belloni ma è chiaro che attorno a sè ha cercato di coagulare persone di sua fiducia, «sulle quali contare per portare avanti una serie di progetti».La lista di Giovanni Belloni di fatto è una riconferma per molti componenti dell'attuale consiglio direttivo dell'Ordine. Con qualche abbandono.Il professor Francesco Maria Avato, direttore del dipartimento di Medicina legale dell'Università di Ferrara, attuale vicepresidente uscente, farà parte di un'altra lista. Formalizzata ieri sera, in una riunione che ha definito gli ultimi dettagli e i nomi. «Deve essere chiaro che l'impostazione è quella della squadra - dice Avato che ancora non svela i nomi in attesa dell'incontro serale -. Siamo per una gestione collegiale dell'Ordine». Il suo nome è in cima alla lista, «ma solo perché abbiamo seguito un ordine alfabetico» precisa. «Nessuno chiede di fare il presidente».Tra le indiscrezioni ci sarebbe anche quella per cui pare che lascino l'incarico tre dei quattro revisori dei conti.La partita è aperta. Dopo tre anni l'Ordine si rinnova. Si vota da sabato 4 a lunedì 6 ottobre, dalle 9 alle 19.30 nella sede di viale Ludovico il Moro. Quindici consiglieri e quattro revisori dei conti: per uscire con i nomi dei nuovi eletti già alla prima tornata dovrebbero presentarsi a votare 1500 iscritti su 4600. Medici di famiglia, professionisti che lavorano in strutture pubbliche e private, pediatri di libera scelta e ospedalieri, liberi professionisti, molti dei quali iscritti all'Ordine pavese che però esercitano altrove. In caso di fumata bianca si tornerà alle urne ma in quel caso basteranno poche centinaia di schede.Belloni, dopo tre anni di gestione durante i quali ha avviato una serie di nuove commissioni territoriali, si ripresenta. Ma altro sulla sua formazione non vuole dire.«Chiedo solo che gli iscritti si presentino a votare numerosi - dice - per dimostrare il senso di appartenenza alla categoria...».Valorizzare e tutelare la professionalità del medico, avvicinarlo di più al cittadino-utente ma anche alle istituzione è un impegno che entrambe le liste condividono.Il futuro direttivo dovrà anche portare avanti il progetto di costruzione dela nuova sede. L'edificio, il cui cantiere si è rimesso in attività solo da qualche mese dopo una lunga interruzione, sorgerà accanto alla Città di Pavia, nell'area di piazzale Gaffurio. E la palazzina ospiterà anche gli uffici del collegio Infermieri Ipasvi ora troppo stretto in via Volta. Diventerà il riferimento come centro servizi anche per l'Ordine dei medici e come spazio per la formazione professionale. Pensavano di entrarci già nel Natale del 2007 ma il ritardo si è accumulato: problemi burocratici aveva detto la ditta appaltatrice, nessun intoppo aveva replicato il Comune. E ora i lavori sono ricominciati.


Infermieri, nessun concorso

Il Giorno del 30/09/2008 , articolo di SILVIA VIGNATI ed. Legnano p. 6

«In 14 con contratto a termine e poche prospettive»
di SILVIA VIGNATI PRECARIATO: ancora di scena all'ospedale di Legnano. Questa volta non parliamo delle ex centraliniste del call center, ma del personale infermieristico. È questo uno dei punti "caldi" che ha fatto proclamare lo stato di agitazione di tutto il personale dell'Azienda ospedaliera di Legnano, indetto dalle Rappresentanze di base (rdb). «Abbiamo complessivamente 14 nuovi infermieri, tutti laureati: 10 a giugno, e 4 lo scorso novembre - spiega Riccardo Germani -. Al momento stanno solo facendo sostituzioni, dunque tutti lavorano con contratti in scadenza. L'Azienda non bandisce il concorso e gli infermieri, che pure sono stati formati a Legnano, si vedono costretti a cercare lavoro altrove. Uno di loro è passato all'Azienda ospedaliera di Varese, un altro sta facendo il concorso per lavorare all'ospedale di Gallarate. Secondo noi è assurdo formare personale qualificato e poi non permettergli di lavorare nei nostri quattro ospedali». «CONTRATTO a tempo determinato, o in sostituzione: è già la seconda sessione di laurea in Scienze infermieristiche della nostra scuola alla quale non corrisponde un concorso pubblico - rimarca Maurizio Zucca, sindacalista Rdb -. Il rischio è che questi giovani infermieri neolaureati, non solo potrebbero essere attratti da altre aziende della zona, ma anche scegliere di lavorare in strutture private. Come organizzazione sindacale, chiediamo che venga indetto nel più breve tempo possibile un concorso pubblico per assumere a tempo indeterminato questo personale, al fine di non perdere importanti risorse. Siamo stanchi di sentirci rispondere che non esiste carenza infermieristica nella nostra Azienda ospedaliera, quando invece è palese nei reparti». MA LO STATO di agitazione è determinato anche da altri motivi. «Per esempio l'accordo di produttività 2008: i progetti delle unità operative devono essere previsti all'interno dell'orario di lavoro e senza prestazioni aggiuntive - afferma Gianfranco Cattaneo, Rdb -. E poi: a più di un anno non è stato ancora riesaminato il progetto di omogeneizzazione di alcune sale operatorie. Sussistono problematiche inerenti il personale amministrativo e tecnico, si devono dare delucidazioni su come si intende procedere all'accorpamento dei servizi e sulle esternalizzazioni. Ci preoccupa il futuro delle ore effettuate dagli infermieri con salti di riposo mai pagati: a oggi non esiste alcun progetto per il pagamento di queste prestazioni, e la Regione ha bocciato il progetto. E poi i passaggi di fascia: vanno stabiliti da subito i criteri per i passaggi di fascia orizzontali, considerato anche l'accordo sottoscritto il 14 luglio».


Letti raddoppiati, ma il medico resta solo uno

Gazzetta di Mantova del 30/09/2008 ed. Nazionale p. 13

Da domani si amplia l'Osservazione breve. Il Poma: presto arriveranno i rinforzi - Il problema nella fascia notturna Da subito però un infermiere in piùDa domani il servizio di Osservazione Breve del pronto soccorso del Poma (la zona dove vengono temporaneamente ricoverati i pazienti per valutare il ricovero o le dimissioni) raddoppia i posti letto e sarà trasferito sempre nell'ambito della stessa divisione nell'area fino a poco tempo fa occupata dalla Medicina d'Urgenza. Attualmente l'Osservazione Breve (4 posti letto che diventano 8) è situata tra i due ambulatori del pronto soccorso, quindi sotto il continuo controllo dei medici. Da domani si sposterà di alcuni metri, per finire in fondo al corridoio del pronto soccorso.Lo spostamento del servizio rientra nel piano di ristrutturazione e ampliamento del pronto soccorso cittadino, i cui lavori però, come ammesso dalla stessa direzione del Poma alcuni giorni fa, procedono a rilento.Il primo problema che si presenterà a partire da domani sarà inevitabilmente quello del personale notturno. Attualmente dalle 24 alle 8 di mattina al pronto soccorso sono presenti un solo medico e quattro infermieri, un numero sufficiente per coprire le emergenze e per valutare, vista la vicinanza con gli ambulatori, la situazione dei pazienti nell'Osservazione Breve. Da domani però con il trasferimento del servizio l'unico medico a lavoro nella fascia notturna avrà qualche difficoltà a verificare le condizioni dei pazienti ricoverati nell'Osservazione Breve.Nei giorni scorsi il direttore generale del Poma Luca Stucchi ha garantito, alla presenza del direttore sanitario Pier Vincenzo Storti, che a breve sarà assunto un medico in più al pronto soccorso, proprio per ovviare a questa situazione. Dalle 24 alle 8 al pronto soccorso saranno quindi presenti due medici, anziché uno, con un prevedibile miglioramento anche dei tempi di attesa delle visite. Nel momento del bisogno un medico potrà quindi staccarsi per andare in Osservazione Breve, senza lasciare sguarnito l'ambulatorio del pronto soccorso. Sull'ingresso al pronto soccorso del nuovo medico, però, i tempi non sono ancora certi e quindi per il momento domani si partirà con un solo camice bianco di notte. Per quanto riguarda invece gli infermieri, i vertici del Poma hanno garantito che già da domani ci sarà una figura in più da utilizzare proprio per l'Osservazione Breve.


«Infermiere col cuore»

Il Mattino di Padova del 30/09/2008 ed. Nazionale p. 29

Sono Simonetta di Solesino, sul mattino ho letto la lettera che parla di Antonio Stasolla, infermiere nell'ambulatorio di Terapia del dolore di Monselice. Ho conosciuto Antonio tempo fa, avendo avuto bisogno di terapie. E' una persona dal cuore grande, molto gentile, sempre disponibile e paziente (virtù rara). Sa ascoltare, infondere coraggio e fiducia. Ha sempre una buona parola per tutti. Il suo lavoro lo fa con amore e dedizione. I pazienti dopo la cura, dopo un po' ritornano per dargli un salutino perchè Antonio ti resta nel cuore. Lui vuole poter lavorare nel giusto, sta lottando non solo per se stesso, ma per tutte le persone che soffrono e per i loro diritti. Perché mandare via un infermiere a cui tutti vogliono bene? Io e quanti l'hanno conosciuto Antonio chiediamo che resti lì.Simonetta Piatto (Solesino)


Parte il corso per infermieri

Il Tirreno del 30/09/2008 ed. Lucca p. 8

LUCCA. Per i 40 studenti del primo anno inizia oggi - alle 15.30 nel complesso di Maggiano - il corso universitario in Infermieristica, presente per il secondo anno a Lucca. Dopo aver formato per anni gli infermieri nel tirocinio pratico, nell'ambito del corso di laurea infermieristica dell'università di Pisa, un anno fa è infatti partito per la prima volta il corso completo, che prevede sia gli insegnamenti teorici che il tirocinio in corsia e sul territorio.In base ad una convenzione firmata esattamente un anno fa da Regione, azienda Usl 2, Conferenza dei sindaci e università di Pisa, a partire dall'anno accademico 2007-2008 è stato istituito il corso di laurea completo, triennale, in Scienze infermieristiche dell'università di Pisa presso le strutture di formazione professionale dell'azienda sanitaria lucchese.Anche per questa seconda edizione 40 giovani aspiranti infermieri sono stati ammessi a partecipare a questo corso, che consente di intraprendere una professione qualificata e oggi molto richiesta.L'iniziativa - oltre a venire incontro alle problematiche dei giovani della Lucchesia che intendono formarsi in questa specifica qualifica - è la dimostrazione di quanto possa essere utile e importante il decentramento delle attività didattiche.Il corso di laurea vede impegnati sia docenti universitari pisani che professionisti lucchesi, mentre per la parte di tirocinio continua l'impegno del personale infermieristico dell'azienda Usl 2 (tutor aziendali).Tra l'altro la presenza degli allievi infermieri all'interno delle strutture sanitarie permette un'adeguata formazione sul campo per chi svolgerà un compito importante e molto delicato e determina complessivamente una crescita dei livelli di risposta professionale. Dopo alcuni anni a Lucca si sta quindi ricostruendo quella scuola di formazione che era patrimonio delle Usl, ma che adesso assume una rilevanza ancora maggiore perché l'infermiere è un professionista laureato che innalza i livelli di qualità dell'assistenza e che gestisce sempre più in modo autonomo l'assistenza sanitaria alla cittadinanza.La sede del corso di laurea è ubicata anche quest'anno a Maggiano, in una struttura che offre risposte adeguate alle necessità didattiche.


San Matteo, si dimettono 28 infermieri

La Provincia Pavese del 30/09/2008 ed. Nazionale p. 14

«Un mercato difficile, chi viene dal sud cerca di riavvicinarsi a casa» - Il direttore Bosio: «La graduatoria rimane sempre aperta per il turn over»
PAVIA. La scorsa settimana la sala operatoria della Chirurgia del San Matteo è andata di nuovo in sofferenza. Sull'organico la coperta è sempre troppo corta. Per 50 nuovi infermieri assunti ce ne sono 28 che si sono dimessi. A macchia di leopardo, in tutte le unità operative senza distinzione. E nemmeno la graduatoria per le assunzioni mantenuta aperta risolve il problema. «Speriamo nei diplomati della scuola universitaria per infermieri - dice Barbara Mangiacavalli, direttore del Sitra, il servizio infermieristico -. Nel mese di ottobre si diplomeranno venti studenti. Ma il mercato non è facile».Ci sono infermieri che rispondono all'avviso e poi trovano una collocazione vicina a casa e si licenziano. Ci sono candidati stranieri, soprattutto dall'Est, giudicati non idonei perchè non hanno nemmeno una basilare conoscenza della lingua italiana «e trattare con i pazienti o ricevere informazioni dai medici diventa difficile» spiegano al Sitra. «Queste fughe - conferma il direttore sanitario Marco Bosio - non sono imputabili al San Matteo. Speriamo ora di poter fermare almeno una parte dei 20 nuovi diplomati della scuola pavese e stiamo ipotizzando altre alternative. L'eccellenza delle cose che si fanno qui al San Matteo dovrebbe esercitare una certa attrattiva». Ma non tutti i neo-diplomati si fermano al policlinico. E i neo assunti che arrivano dal Sud, alla prima occasione, tornano a casa. O cercano di avvicinarsi. Anche perché vivere in Lombardia è dispendioso. «Su 50 assunzioni si sono verificate, in un periodo piuttosto ampio, 29 dimissioni - conferma Barbara Mangiacavalli -. Ma siamo comunque in attivo di 18 unità, che salgono a 25 se si considerano anche le ostetriche, un punto dolente che è stato rinforzato».«Non vediamo alcun saldo positivo - replica Mimmo Galeppi della Uil -. Anche perchè le 50 assunzioni non bastavano comunque a colmare la carenza di almeno un'ottantina di infermieri. Le difficoltà in organico quindi restano, a fronte di nuovi servizi aperti. Come l'Obi, l'osservazione breve del Pronto Soccorso, partita in sordina ad agosto senza informare i sindacati». Proprio dell'Obi si dovrà parlare venerdì nella riunione tra la delegazione trattante del San Matteo e i sindacati. La carenza, fa notare la Uil, riguarda anche gli operatori socio sanitari: su 19 assunti se ne sono dimessi 13. «C'è un'altra questione aperta - dice ancora Galeppi -. L'azienda chiede che il personale infermieristico garantisca la libera professione istituzionale. Significa che un infermiere della clinica chirurgica, terminato il suo turno, dovrebbe andare in Intra Moenia, senza sapere quando finirà». (m.g.p.)


GLI INFERMIERI: «PRONTI AD ADIRE LE VIE LEGALI»

La Sicilia del 29/09/2008 ed. Nazionale p. 53

lu.gam.) Sono sul piede di guerra gli infermieri che operano, nel Calatino e in altre aree della provincia etnea, sulle autoambulanze del 118. Da circa nove mesi sono stati «congelati» i pagamenti delle indennità d'incentivazione. Sulla vicenda è intervenuto il Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche, che ha ufficialmente chiesto, in una nota, un incontro con il direttore generale dell'Azienda Usl 3 di Catania, dott. Antonio Scavone. Per il segretario provinciale del Nursind, Salvatore Vaccaro, «il personale infermieristico resta ai margini di qualsiasi comunicazione, accusando disagi professionali e personali. Non esiste alcuna garanzia, dallo scorso gennaio, sulla liquidazione degli emolumenti. Il sindacato, che attende una risposta concreta, potrebbe decidere di procedere per le vie legali».


Infermieri e ausiliari licenziati
dall'Asl giovedì i Cobas incontrano il manager

La Sicilia del 29/09/2008 p. 1

Il geom. Lorenzo Petix, del Coordinamento provinciale dell'organizzazione sindacale Cobas di Caltanissetta, informa «a nome degli infermieri e degli ausiliari precari licenziati e licenziandi, sindacalizzati Cobas, che grazie all'interessamento necessario del Prefetto, una delegazione Cobas sarà ricevuta dall'Ausl 2 di Caltanissetta il 2 ottobre, giovedì prossimo, alle ore 16,30. Le lavoratrici ed i lavoratori licenziati del Cobas si sono dati appuntamento a partire della prima mattinata avanti il già esistente presidio ad oltranza sito in via Cusmano». Petix ricorda poi «che giorno 2 coinciderà con il 16° giorno di presidio ad oltranza che il Cobas porterà avanti sino a quanto la vertenza Infermieri-Ausiliari non produrrà effetti positivi, su una richiesta ufficiale avanzata da questa organizzazione sindacale l'11 giugno scorso, richiedente l'adozione della nuova Delibera per la Selezione pubblica per titoli della figura professionale di Infermiere, per la formazione della nuova graduatoria di merito per incarichi a tempo determinato avente la durata di anni tre, ai sensi dell'art. 49 L.R.15 del 5/11/04 e dell'art. 9 della Legge 207 del 20/5/1985 (procedura per espletamento dei concorsi): tale legittima richiesta di incontro è rimasta inevasa». «L'organizzazione - conclude la nota di Petix - sicura dei frutti che produrrà l'incontro, coglie l'occasione di ringraziare a nome dei propri sindacalizzati un vivo e sincero grazie».


SCLEROSI MULTIPLA, PADOVA STRUTTURA DI ECCELLENZA NAZIONALE IL TRATTAMENTO PRECOCE 'BLOCCA' SUL NASCERE LA MALATTIA AL CENTRO DI RIFERIMENTO REGIONALE: SEGUITI 1.500 PAZIENTI. IL PROF. GALLO "ABBIAMO INFERMIERI DEDICATI A FORMARE I NUOVI PAZIENTI". NUOVA

Marketpress del 29/09/2008

Padova, 29 settembre 2008 - Assistenza 24 ore su 24, un filo diretto con il neurologo per tre ore ogni giorno, due infermiere dedicate all'educazione del nuovo paziente: sono questi i punti di forza che rendono il Centro Sclerosi Multipla di Padova una vera garanzia per il malato. Struttura di riferimento regionale, segue attualmente 1. 500 casi, di cui il 60% arriva da altre province e il 20% da fuori regione. Il Veneto conta circa 4. 500 malati, in Italia sono 57. 000. "Oggi disponiamo di terapie efficaci per contrastare la malattia fin dal primo attacco - afferma Paolo Gallo Professore Associato di Neurologia, Dipartimento di Neuroscienze, Clinica Neurologica I, Università degli Studi di Padova : le evidenze dimostrano che gli Interferoni, se utilizzati all'esordio, sono in grado di rallentare significativamente la progressione della malattia". In particolare un recente studio che ha utilizzato l'Interferone beta- 1b dopo il primo episodio, ha dimostrato che intervenire precocemente diminuisce del 40% la probabilità di avere un secondo episodio e quindi di sviluppare pienamente la sclerosi multipla. A supporto del trattamento precoce, è stata inoltre messa a punto una nuova confezione di siringa monodose, a disposizione in Italia dal giugno scorso, che semplifica l'autosomministrazione del farmaco e migliora l'adesione alla terapia. "Nel nostro centro cerchiamo soprattutto di garantire un'assistenza continuativa al malato e un adeguato supporto psicologico. Abbiamo attivato un numero per le consulenze telefoniche e per un'ora al giorno il day hospital è dedicato alle emergenze. I pazienti possono recarsi da noi senza appuntamento: in questo modo non si creano accessi impropri al pronto soccorso e il malato riceve nel più breve tempo possibile la migliore assistenza". Il centro patavino è stato fra i primi in Italia ad introdurre le terapie immunosoppressorie, oltre 15 anni fa, e rimane un'eccellenza nazionale in questo campo. L'età media dei pazienti assistiti, soprattutto donne, è piuttosto bassa: 25-30 anni "È importante - continua Gallo - che i malati di sclerosi multipla, che presentano esigenze e caratteristiche molto particolari, siano seguiti in centri specialistici, con operatori dedicati e formati". Proprio a loro si rivolge il progetto "Question Time in sclerosi multipla", un vero e proprio talk show itinerante di sensibilizzazione e formazione rivolto a neurologi, infermieri, psicologi e farmacisti. Sono oltre 100 i professionisti coinvolti oggi a Padova, la tappa conclusiva del 2008 che segue Milano, Roma, Bari, Firenze e Genova. La sclerosi multipla è più frequente nelle donne rispetto agli uomini e si manifesta prevalentemente fra i 20 e i 40 anni, con un picco intorno ai 20-30: rappresenta la prima causa di invalidità di origine neurologica nel giovane adulto. "Oggi sappiamo che la disabilità si riduce quanto più precocemente si interviene per impedire alla malattia di danneggiare il tessuto cerebrale - spiega il prof. Gallo -. I dati più recenti di un importante trial internazionale sul trattamento con interferone beta-1b, lo studio Benefit, dimostrano infatti come un inizio tempestivo, subito dopo il primo sintomo, riduca del 40% il rischio di sviluppare un ulteriore evento infiammatorio potenziale causa di un danno neurologico permanente". I sintomi iniziali della sclerosi multipla possono essere piuttosto variabili, imprevedibili e spesso sfumati, come debolezza e affaticamento, disturbi della vista, della sensibilità o motori, e per questo spesso i pazienti attendono troppo, prima di rivolgersi al medico. Una grande attività di informazione per diffondere una corretta informazione sulla sclerosi multipla e per sensibilizzare l'opinione pubblica e tutti coloro che sono coinvolti è quella svolta dall'Associazione Italiana Sclerosi Multipla che, dal 1968, interviene nel nostro paese per promuovere ed erogare servizi sociali e sanitari, per promuovere e sostenere la ricerca scientifica e per affermare i diritti delle persone con sclerosi multipla. "La nostra Associazione richiama l'attenzione già da molti anni sull'importanza della terapia precoce, così come dimostrato da numerosi studi scientifici - dichiara il prof. Mario Alberto Battaglia, presidente della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla - . La scelta terapeutica più opportuna deve essere concordata tra il neurologo curante e la persona con sclerosi multipla, che deve poter scegliere il trattamento precoce senza ostacoli, per questo l'Associazione chiede la rimborsabilità del farmaco a carico del Servizio Sanitario Nazionale per la terapia precoce e garantisce l'informazione attraverso, il proprio sito, le riviste e tutti gli altri canali". Contro la progressione della disabilità il trattamento precoce rappresenta un´opportunità unica per fermare un processo irreversibile e intervenire prima che la malattia assuma percorsi imprevedibili.


Alla sanità italiana piace la cartella elettronica

Corriere delle Comunicazioni del 29/09/2008 , articolo di PAOLO LOCATELLI E PAOLA CAPOFERRO RONCHETTA N. 16 - 29 SETTEMBRE - 12 OTTOBRE 2008 p. 23

Nell'ambito dell'assistenza ospedaliera comincia a farsi strada l'adozione delle applicazioni Mobile & Wireless a supporto dei processi di cura nel giro visite
La Cartella Clinica Elettronica (CCE) è uno degli ambiti applicativi dell'Ict che sta riscuotendo forte interesse in campo sanitario. Ed è per questa ragione che la tematica è stata approfondita nel corso della ricerca 2007-2008 condotta dall'Osservatorio Ict & Cio in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano. Il ruolo della Cartella Clinica Elettronica è focalizzato sul supporto della relazione tra il personale medico-infermieristico ed il paziente, in ambito di reparto ospedaliero, ambulatoriale o domiciliare. Questo ruolo risulta essere centrale oggi nelle aziende sanitarie anche per le sue forti potenzialità di gestione del rischio e per la capacità di integrare e far leva anche sugli ambiti più diffusi della Telemedicina, cioè il Telemonitoraggio e il Teleconsulto. Il panorama dei processi clinici supportati dalla Cartella Clinica Elettronica (chiamata anche Cartella medica, Dossier clinico o Fascicolo sanitario, tanto per citare alcune delle denominazioni emerse dai casi di studio effettuati) è soggetto ad un rilevante grado di variabilità: nella maggior parte dei casi analizzati è presente un supporto integrato alle informazioni relative ad un paziente, ma in altre strutture la Cartella Clinica Elettronica supporta solo la raccolta e l'accesso a singole registrazioni cliniche o a singoli documenti (senza automatizzare flussi articolati di lavoro o processi sanitari), ed in altre ancora viene utilizzata come supporto alle decisioni dell'operatore sanitario (con l'ausilio di meccanismi di alert e l'identificazione di situazioni critiche in conformità a protocolli clinici, fino ad arrivare a funzionalità di supporto automatico alla diagnosi). La ricerca dell'Osservatorio Ict & Cio in Sanità si è posta l'obiettivo di identificare le aree funzionali che le soluzioni di Cartella Clinica Elettronica supportano maggiormente. Dall'analisi è emerso come siano molto diffuse le soluzioni che supportano la gestione dei dati amministrativi e relativi alla diagnostica (immagini e dati di laboratorio), con presenza di sistemi esecutivi in tutta la struttura rispettivamente nel 70% e nel 62% dei casi. La situazione è molto diversa invece per i dati medici ed infermieristici e, soprattutto, per la gestione della prescrizione e somministrazione, dove sono molteplici le realtà che non hanno ancora attivato sperimentazioni (28% e 38% rispettivamente) e solo in pochi casi sono presenti strumenti esecutivi a livello di intera azienda o di una sua parte rilevante (22% e 16% rispettivamente). A livello di promozione e gestione, i progetti di Cartella Clinica Elettronica hanno tipicamente un livello di sponsorizzazione elevato, con l'azione diretta della Direzione Generale e della Direzione Sanitaria, ma spesso sono promossi anche dal responsabile dei sistemi informativi aziendali. Solo in rari casi la promozione del progetto parte da Primari, Dipartimenti Diagnostici o direttamente dalle strutture infermieristiche. Inoltre è ancora marginale, e comunque inferiore rispetto alle aspettative, il ruolo di sponsorizzazione di questa tipologia di progetti da parte delle strutture di farmacia. Dal punto di vista delle soluzioni tecnologiche utilizzate per realizzare la Cartella Clinica Elettronica, la ricerca ha permesso di rilevare la presenza di sistemi informatici eterogenei e compositi, soprattutto nei casi che hanno un livello di supporto più esteso nelle differenti aree funzionali. In molti dei casi analizzati, e soprattutto nelle strutture intervistate nella regione Lombardia, la realizzazione di un sistema di Cartella Clinica Elettronica prevede l'integrazione di componenti fornite dalle strutture regionali (come, ad esempio, per quel che riguarda il repository dei referti e gli strumenti di integrazione dei diversi applicativi) con prodotti specialistici acquisiti sul mercato (a partire dai dipartimentali diagnostici - LIS, RIS, sistemi di Anatomia Patologica, ecc. - ma anche per la gestione farmaci o per la gestione dei dati medici e infermieristici) e componenti sviluppate ad hoc dai Sistemi Informativi interni all'azienda o da fornitori esterni. Sono presenti però anche scenari più focalizzati su soluzioni integrate, basate su prodotti di mercato che vengono adeguati alle esigenze della singola realtà sanitaria. Nell'ambito dell'assistenza ospedaliera, che include le prestazioni svolte all'interno di Asl, Aziende Ospedaliere e Case di cura, infine, è interessante osservare come si stiano diffondendo le applicazioni Mobile & Wireless direttamente a supporto dei processi di cura. Tali applicazioni supportano principalmente le attività svolte nell'ambito del giro visita, consentendo a medici e a infermieri di accedere in mobilità ai dati del paziente, e le attività del personale infermieristico, che riguardano prevalentemente la registrazione dell'avvenuta somministrazione della terapia e, in alcuni casi, dei parametri vitali. Gli strumenti più utilizzati dal personale in questo contesto sono soprattutto i Pda (Personal digital assistent), connessi ai sistemi informativi ricorrendo alla rete wireless basata su sistema WiFi, oppure tramite rete fissa, una volta terminato il giro visite.

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