La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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martedì, ottobre 28

Rassegna Stampa - 28.10.2008


Ivrea dà l'addio a Ingegneria meccatronica

La Stampa del 28/10/2008 ed. AOSTA p. 71

Siamo all'anno da amarcord. Mentre l'Olivetti viene celebrata per la sua storia secolare, Ivrea si prepara a dire addio ai corsi di laurea che più si identificavano con lo spirito dell'azienda «madre»: Ingegneria informatica e Ingegneria Meccatronica. Sono iniziate le ultime lezioni per gli allievi del terzo anno: via loro, nel 2009, la sede di colle Bellavista verrà chiusa. E' il canto del cigno. Ma annunciato: perché è da due anni che le matricole non ci sono più. Vengono indirizzate a Torino ma anche a Verres. Sembra un colpo di «falce» del Ministro Gelmini, invece è solo una coincidenza. «Si è esaurito un ciclo storico - dice il direttore dei corsi, Maurizio Rebaudengo - . Dieci anni fa le industrie del Canavese facevano a gara per i nostri neo laureati. C'erano le condizioni giuste per dare lavoro a tutti. Adesso è cambiato lo scenario. E non ci sono più fondi». Che il tramonto sia vicino, si legge nelle cifre: i ragazzi sono rimasti in una cinquantina. Fino a pochi anni fa una cinquantina erano le matricole che si iscrivevano a questa laurea triennale: nel 2002 e nel 2003 la popolazione universitaria, nella sede distaccata del Politecnico, aveva raggiunto quota 220. Un piccolo boom, che si aggiungeva a quello degli studenti di Scienze della Comunicazione e di Scienze Politiche: almeno 900. Adesso il futuro si chiama Scienze Infermieristiche: nel primo anno a Ivrea di questo corso di laurea gli iscritti sono 75. Il quadro, insomma, sta cambiando radicalmente, e in fretta. E le matricole non sembrano aver gradito troppo le indicazioni del Politecnico. Almeno, gli studenti che vivono in Canavese: preferiscono Torino a Verres, lo dicono i dati sulle affluenze alle iscrizioni. «Questo lo sappiamo - ammette Rebaudengo - anche perché la Regione Valle D'Aosta ha investito parecchio sulla sua sede, che tra l'altro è comoda da raggiungere e molto ben organizzata». Ma non la pensano tutti come lui. «Ho l'impressione che la scelta di puntare su Verres sia un azzardo, e lo dimostra proprio "l'esodo" dei nostri studenti. Sarebbe stato meglio investire su Ivrea», commenta Giovanni De Witt, il presidente dell'associazione per gli insediamenti universitari in Canavese che sta per passare il testimone, dopo tre mandati consecutivi, a Sergio Primus. Un avvicendamento, quello deciso dalla giunta di Ivrea, che arriva in un momento delicato e tra l'altro è stato molto discusso. «Io avrei accettato di proseguire, se me l'avessero chiesto», taglia corto De Witt. E preferisce concentrarsi sulle prospettive dell'Università a Ivrea: «Ho accettato questa proposta come una sfida, le prospettive mi sembrano interessanti, in particolar modo per Scienze Infermieristiche e la sede delle Officine H». Il sindaco Carlo Della Pepa: «Piuttosto penso ai master, a collegare percorsi di studio con le richieste delle nostre aziende. Incontrerò nei prossimi giorni il rettore del Politecnico: ci sono opportunità da sfruttare, come la bio informatica».



Compromesso: medicina non chiude

Il Giorno del 28/10/2008 , articolo di ROBERTA RAMPINI ed. Milano p. 21

Infermieri ridistribuiti con l'accorpamento di alcuni repartidi ROBERTA RAMPINI - GARBAGNATE MILANESE - CARENZA di infermieri e accorpamento di reparti negli ospedali di Garbagnate Milanese e Rho. L'Azienda ospedaliera Salvini è stata costretta a correre ai ripari per scongiurare la chiusura dei reparti di medicina a causa della mancanza del personale infermieristico. Dal prossimo primo novembre, per tre mesi, nell'ospedale garbagnatese Santa Corona saranno unificati il reparto di urologia e quello di ortopedia; mentre in quello rhodense, o meglio al «Casati» di Passirana, saranno accorpati i reparti di cardiologia riabilitativa e pneumologia riabilitativa. Questo accorpamento dei reparti di specialistica consentirà di razionalizzare il lavoro di medici e infermieri, spostando questi ultimi nei reparti di medicina. «PURTROPPO la Finanziaria ci ha costretto a chiudere i rapporti con le cooperative che ci forniscono una parte del personale infermieristico, e questo ci ha messo in una grave situazione - spiega Paolo Moroni, direttore sanitario dell'azienda ospedaliera -. I reparti di medicina non si possono chiudere perchè sono collegati con il pronto soccorso, per questo abbiamo deciso di accorpare due reparti specialistici per un periodo di tre mesi. Nel frattempo faremo un concorso per assumere nuovo personale infermieristico». Una situazione non differente da quella che stanno vivendo altri ospedali della Lombardia, ma che nei nosocomi dell'azienda Salvini rischiava di bloccare la normale attività di ricovero in un periodo in cui influenza e malattie invernali sono alle porte. Dopo le voci allarmanti dei giorni scorsi, finalmente una buona notizia: non ci saranno tagli di posti letto per i pazienti di medicina, il reparto garbagnatese avrà i suoi 40 posti letto, quello rhodense 30. «IL PERSONALE infermieristico che recuperiamo accorpando i reparti specialistici verrà inserito nell'organico di medicina, la nostra priorità è quella di garantire un'assistenza di qualità a tutti i pazienti», aggiunge Moroni. Una situazione provvisoria che però potrebbe essere messa a dura prova dall'epidemia influenzale che solitamente porta nelle stanze degli ospedali molti anziani. «Speriamo che la vera epidemia arrivi a gennaio, come previsto dagli esperti, perchè anche negli altri ospedali della zona la ricettività di nuovi pazienti ormai è uguale a zero», conclude Moroni. Intanto per dare una mano agli altri reparti in sofferenza, l'azienda ospedaliera procederà anche all'assunzione di infermieri tramite un'agenzia interinale. Poi, a gennaio, concorso permettendo, il personale che si occupa dell'assistenza dei malati dovrebbe essere quasi a regime.



Policlinico Umberto I, un appalto da paura

Libero del 28/10/2008 , articolo di DIANA CROCI ed. Roma SANITÃ LAZIO p. 58

Esternalizzazioni ospedaliere: commessa per un anno ma 450 contratti a tempo indeterminato Tra i tanti pasticci del Policlinico universitario Umberto I di Roma ce ne sono di particolarmente difficili da districare. Come quello legato alle promesse di internalizzazione degli oltre 450 lavoratori dell'Osa in forza al nosocomio universitario, promesse, inutile dirlo, destinate a rimanere inevase. Perché la direzione del Policlinico ci ripensa, cambia rotta e capitolato di gara, detta condizioni capestro. E costringe la ditta che si aggiudicherà il servizio ad assumere a tempo indeterminato gli operatori che lo svolgeranno. Solo che l'appalto dura appena un anno. E poi? Che fine faranno quelle centinaia di dipendenti se il lavoro non verrà reiterato? O meglio, come potrà sopravvivere l'impresa portandosi sulle spalle tutti quei contratti? "Il nostro obiettivo rimane quello di assorbire il personale", dice oggi il direttore generale Montaguti. Che sulle modalità di questa assunzione collettiva, che riguardarebbe 1/5 del contingente in carico ai reparti dell'azienda ospedaliera, non si sbilancia. C'è il piano di rientro, dice, dovremo aspettare condizioni politiche più favorevoli. Nelle casse regionali non c'è il becco d'un quattrino? Siano i privati a dare seguito alle promesse fatte agli infermieri, agli ausiliari, agli addetti alle mense e alle pulizie che mandano avanti il Policlinico. Li stabilizzassero loro. Attorno al bando di gara, intanto, c'è il vuoto. Chi l'avrebbe mai detto, con la fame di commesse che c'è in giro. Nessun plico d'adesione consegnato, neanche quello della stessa Osa, di fatto per ora interlocutore diretto dell'azienda ospedaliera. "Saranno senz'altro loro ad aggiudicarsi il bando", dice Tonino Cordeschi, responsabile dei Cobas dell'Umberto I. "Gli Osa da anni lavorano fianco a fianco con i nostri dipendenti, conoscono i reparti, le procedure, il lavoro dell'azien da ospedaliera", conferma Montaguti. Solo che la cooperativa deve ancora decidere della propria partecipazione alla gara. È una scelta delicata, impegnativa. "Abbiamo dovuto rimandare la questione alla prossima assemblea dei soci - spiega Giuseppe Milanese, presidente dell'Osa - perché le condizioni imposte dal nuovo capitolato non ci convincono, non danno sufficienti garanzie ai lavoratori. Dove andranno a finire dopo un anno?" Appunto. "Da mesi si stava lavorando a una ipotesi di stabilizzazione del personale invece ora non si parla neanche più di coordinatori degli infermieri o di affidamento di reparti. Si richiede di fatto un generico affitto di manodopera. Ma a che cosa serve un soggetto esterno se poi tutto si riduce alla messa a disposizione del personale, che in realtà sarebbe addirittura coordinato direttamente dal Policlinico?". Sulla questione è intervenuto anche il presidente di Confcooperative, Carlo Mitra, con una lettera indirizzata al presidente della Regione Piero Marrazzo, al suo vice Montino e al ministro del Welfare Sacconi, per richiamare l'attenzione sulla "macroscopi ca anomalia - si legge nella missiva - che sta riguardando le modalità con cui l'azienda ospedaliera intende affrontare una delicata situazione che riguarda oltre 500 operatori coinvolti nei servizi infermieristici ed ausiliari". L'appalto, dicono a Confcooperative, prevede una somministrazione di mano d'opera non autorizzata, tra l'altro vietata dalla legge Biagi. "Il bando scade il prossimo 10 novembre alle ore 12. Dovremo decidere entro quella data se consegnare il plico d'adesione spiega Milanese - ma sono troppe le questioni ancora aperte e, se le cose rimangono in sospeso, saremo costretti a non prendere parte alla gara". Luigi Frati  Non si può dire che il vertice della sanità laziale brilli per chiarezza e capacità gestionale. Marrazzo go vernatore-commissario-commissaria to annaspa, come sfiancato dal lungo braccio di ferro con il Tesoro, il suo braccio armato, l'Agenzia di sanità pubblica partorisce un piano di riordino ospedaliero confuso, che sa di raffazzonato. Pasticciano con le delibere, con i ricorsi, con i manager Asl vecchi e nuovi. L'ansia di tagliare e risparmiare va a discapito del buon governo, della oculatezza delle scelte. Non merita la sufficienza la coppia Marrazzo- Montino, troppo avanti e indietro, troppe roboanti dichiarazioni: qualche imbarazzo suscitano le teste pensanti dell'Asp, ormai più impegnate a gestire i pasticci interni (l'Agenzia comincia a costare troppo, e in questo periodo di vacche magre....) che a monitorare l'evoluzione della sanità laziale. Galleggiano letteralmente per sopravvivere presidente e vice presidente della Commissione sanità. Canali interviene su tutto e tutti, si agita come un cane da gregge, ma talvolta gira a vuoto; si muove con misura, ma ancora con troppa prudenza Vincenzo Saraceni . Brillano gli eterni grilli parlanti, quel Robilotta che non perde occasione per criticare, chiosare, analizzare, suggerire, e quel Pallo ne che intasa le agenzie di comunicati. Saranno all'opposizione, ma almeno dimostrano di essere vivi, e dicono quasi sempre cose sensate. Dall'altra parte della barricata tacciono tutti, imbarazzati. Non è un bello spettacolo. Sul territorio fa cadere le braccia il direttore generale dell' Umberto I Montaguti . Non ne fa una di giusta. Non resta che sperare nel nuovo rettore Frat i per salvare il policlinico universitario dal suo destino. Ma da quella parte vengono segnali inquietanti.... Ubaldo Montaguti Piero Marrazzo Donato Robilotta



Scarsa sicurezza al Pronto soccorso
Esplode la protesta degli infermieri

Il Tempo del 28/10/2008 ed. Latina

Stefania Belmonte Dieci infermieri in protesta, dalle 9 alle 12 di ieri, presso la direzione della Asl, al piano sopraelevato del centro commerciale «Latina Fiori». Il problema è sempre lo stesso: la sicurezza, che al nosocomio pontino manca. "Una richiesta che appare semplice e legittima, ma che al Santa Maria Goretti, in particolare al pronto soccorso, sembra essere un'utopia". Da anni lo affermano gli infermieri, che lo hanno ribadito al direttore generale della Asl di Latina, la dott.ssa Ilde Coiro, e al direttore sanitario Carlo Saitto, che ieri mattina li hanno ricevuti e con i quali hanno parlato del problema sicurezza all'interno dell'ospedale, nonché dei lavori che avrebbero già dovuto avere inizio al pronto soccorso e che invece non hanno ancora visto la luce. Per oggi alle 12 è previsto un nuovo incontro negli uffici dell'azienda sanitaria, cui parteciperanno anche la caposala e il primario del pronto soccorso. "La situazione sicurezza al Goretti è grave", ripetono, ormai da tempo, gli infermieri. A scatenare la protesta di ieri è stato l'ultimo episodio di violenza contro il personale sanitario del pronto soccorso, avvenuto dieci giorni fa e in cui era rimasto ferito un infermiere, Marco De Marco (già al terzo episodio in pochi anni), che ha denunciato alla polizia il suo aggressore. L'uomo, un setino di 34 anni, era arrivato in ospedale con una sospetta colica renale e, secondo il racconto dei sanitari, pretendeva di essere curato subito, senza attendere il proprio turno secondo il criterio di urgenza. In attesa c'erano anche diversi altri pazienti che, come lui, risultavano meno gravi di un codice rosso che era in corso in quel momento. Il 34enne, arrivato con la madre verso le 20.30, avrebbe iniziato prima con l'inveire contro medici e infermieri, poi avrebbe continuato lanciando una sedia - rompendone la spalliera - contro la porta sul retro dell'accettazione, danneggiando anche quest'ultima. Prima di andare via, infine, avrebbe anche schiaffeggiato l'infermiere.



Attese di ore e proteste, una domenica «bestiale»

La Nazione del 28/10/2008 , articolo di LARA SANFILIPPO ed. Siena p. 2

di LARA SANFILIPPO DISAGI E PROTESTE per i tempi di attesa al pronto soccorso delle Scotte. Numerose le segnalazioni che a volte denunciano una tempistica imbarazzante per l'accesso alle visite mediche. Ancora più grave quando ad essere coinvolti sono i bambini, notoriamente molto più «sensibili» rispetto agli adulti. La giornata di domenica è stata un' autentica «odissea» per quanti hanno avuto bisogno di cure mediche, il pronto soccorso è stato infatti letteralmente invaso. «Domenica pomeriggio - ha raccontato la madre di un bambino di 2 anni e mezzo - intorno alle 14.15, sono andata con mio figlio al pronto soccorso, in seguito ad una caduta che gli provocava un forte dolore al collo. Dopo un'attesa di tre ore dentro una stanza (in cui, peraltro, c'erano altri bimbi con stati febbrili, malattie infettive ecc...) siamo stati indirizzati al reparto ortopedico e alle 19.15, siamo usciti finalmente con la diagnosi di una clavicola fratturata ed un tutore». La domanda che gli utenti si pongono è: quale il motivo di attese così lunghe? Probabilmente le cause sono più d'una e la più importante è sicuramente la carenza di personale medico e non, anche se il quadro, l'altro ieri, è stato aggravato dalla giornata festiva. Comunque il disagio c'è stato. «La giornata di domenica è stata molto particolare - ammettono alle Scotte - , durante il pomeriggio, nel giro di quattro ore, è arrivato per ben tre volte l' elisoccorso, quindi codici rossi che necessitavano di un trattamento urgente». Fra questi anche il quarantenne grossetano (ne parliamo qui a fianco), che ha avuto un grave malore durante la Sagra del tordo. AL MOMENTO dell'ingresso al pronto soccorso, infatti, gli infermieri del triage infermieristico attribuiscono un codice colore per stabilire la priorità di accesso alle cure, al fine di evitare le attese per i casi urgenti: codice rosso, molto critico, accesso immediato alle cure; codice giallo, mediamente critico, accesso rapido alle cure; codice verde, poco critico, accesso di bassa priorità; codice bianco, non critico, non urgente. «Solitamente - hanno spiegato ancora all'ospedale - non ci sono casi molto gravi, ma l'altro pomeriggio, oltre all'elicottero, sono arrivati in pronto soccorso un quarto codice rosso e ben diciotto codici gialli». A causare questi disagi sarebbero state, dunque, le emergenze. La domenica infatti non ci sarebbe una diminuzione significativa del personale, essendo la turnazione pressoché uguale agli altri giorni della settimana. Probabilmente, l' aumento dei bisognosi di cure in questa giornata, è dovuto al fatto che, non essendo, per la maggiorparte dei cittadini, lavorativa, si sta più in giro per le strade e si è potenzialmente più esposti al rischio. «NONOSTANTE la lunga attesa - ha raccontato un altro paziente - abbiamo però potuto contare su un personale infermieristico molto disponibile». Lamentele dunque, ma anche notazioni positive; forse servirebbe una maggiore collaborazione tra le due parti: implementazione del personale sanitario da un lato, maggiore pazienza e tolleranza da parte dei pazienti (anche se spesso non è così facile). Va ricordato inoltre che ogni giorno al pronto soccorso arrivano molte persone, spesso contemporaneamente, pertanto la priorità del trattamento deve rispettare la gravità clinica e non l'ordine di arrivo. L'attesa, spesso, può prolungarsi, ma il cittadino - è il senso del «messaggio» che arriva dagli operatori - deve comprendere che il personale medico e infermieristico è impegnato ad assistere persone con problemi più urgenti o con maggiore criticità. Laddove i tempi di attesa, fossero invece ascrivibili a cause di negligenza - aggiungiamo noi - , sarà bene invece denunciare l'accaduto e tentare, nella maniera più incisiva possibile, di porvi rimedio.



Civile, studenti in corsia Il Bo apre a Venezia

Corriere del Veneto del 28/10/2008 ed. VENEZIA p. 9

Facoltà di Medicina in laguna, primi sette iscrittiL'accordo tra ateneo e Asl 12 prevede la possibilità di fare il triennio clinico in città. In arrivo master e corso per infermieri VENEZIA - I primi sette studenti cominceranno a girare per i reparti di Medicina e Chirurgia già dalle prossime settimane. Per loro c'è stata una piccola inaugurazione, quasi informale, ieri all'ospedale Civile, in attesa di quella vera con parterre istituzionale. Sette studenti dell'ultimo anno di Medicina: è lo sbarco della facoltà di Padova a Venezia. Se ne parla da almeno sei anni, da quando dopo il lungo lavoro preparatorio del direttore generale Antonio Padoan, il presidente della Regione Giancarlo Galan firmò il protocollo con le tre università, Ca' Foscari, IuaV e Bo perché l'ospedale Civile diventasse il cuore dell'attività universitaria collegata alla sanità, una iniezione di energia contro tutte le tentazioni e i timori di chiusura della struttura lagunare.Il percorso è stato lungo, faticoso e pieno di ostacoli (soprattutto tra le fila universitarie padovane): prima sono arrivati gli studenti del master in management sanitario di Ca' Foscari, poi quelli di design delle strutture medicali di IuaV e ancora, gli aspiranti infermieri dell'Università di Udine. E finalmente la facoltà. Potrebbe essere solo il primo passo che l'università patavina fa in laguna: in programma c'è anche la sede del master in salute pubblica, oltre al corso di laurea per infermieri (se l'accordo sarà ampliato).I primi sette studenti, accolti ieri al Civile dal preside della facoltà Giorgio Palù, dal vice preside Giovanni Franco Zanon, dal Ermanno Ancona, primario della Chirurgia IV alla clinica universitaria di Padova (ex vicesindaco nella giunta Destro), luminare della chirurgia dell'esofago, dal professor Giovanni Battista Ambrosio, primario di Medicina a Venezia e titolare della cattedra di Terapia medica al Bo e dal direttore generale dell'Asl 12, Antonio Padoan, sono quelli che hanno scelto di fare a Venezia e non a Padova il tirocinio dell'ultimo anno. L'accordo tra il Bo e l'Asl 12 prevede che possa essere svolto a Venezia il triennio clinico (dal quarto al sesto anno): quest'anno inizia il sesto, l'anno prossimo arrivano gli studenti del quinto e del sesto, nel 2010 l'intero triennio. Intanto si parla di triennio sperimentale, ma nel progetto del nuovo padiglione Jona è previsto uno spazio con 24 camere per studenti. Non un caso insomma.Per Padova significa trovare una valvola di sfogo autorevole alla cronica mancanza di spazi, ma anche la possibilità di sfruttare il «marchio Venezia» per quelle attività più aperte al palcoscenico internazionale (per esempio il master in public health). Per Venezia la collaborazione con il Bo rappresenta la possibilità di agganciare il Civile al mondo universitario, con tutto quello che significherà l'arrivo di giovani, di docenti (oggi i due primari di Medicina, Ambrosio e Chirurgia, il professor Giuseppe Zaninotto, sono già professori della clinica universitaria) e di presenze internazionali. Senza contare la sperata iniezione di ottimismo per chi è convinto che dietro l'angolo della sanità lagunare ci sia solo la graduale chiusura dell'ospedale.Claudia Fornasier Da Padova alla laguna Gli studenti di Medicina arrivano al Civile



Laurea per diventare infermieri
211 candidati per soli 21 posti

Gazzetta di Modena del 28/10/2008 ed. Nazionale p. 19

Sono 211 gli studenti che ambiscono a conquistare uno dei 21 posti disponibili per la laurea specialistica in Scienze infermieristiche ed ostetriche dell'Università di Modena. Praticamente, 10 candidati per ogni studente ammesso. Molto più numerose le donne, che saranno 148 (70,14%). Il test di ammissione, in programma oggi, stabilirà la graduatoria degli ammessi. L'esame si articola in 80 domande a risposta multipla su temi di teoria e pratica della professione di infermiere e ostetrica, di legislazione sanitaria, di cultura generale e logica, matematica statistica informatica e inglese e di scienze umane e sociali. Dati alla mano, sottolinea intanto una nota dell'ateneo di Modena, "anche quest'anno il corso di laurea specialistica in Scienze infermieristiche ed ostetriche, che l'anno scorso ha fatto per la prima volta il suo esordio nell'offerta didattica dell'Università, ha registrato un eccezionale boom di domande di ammissione". L'iniziativa formativa ospitata a Reggio Emilia, al Padiglione Livi nel Campus San Lazzaro, mira a preparare personale in grado di intervenire nei processi gestionali, formativi e di ricerca in qualità di infermiere, ostetrica, infermiere pediatrico, con competenze di tipo assistenziale p educative. La prova di ammissione di oggi si terrà nelle aule del Centro servizi didattici della facoltà di Medicina e Chirurgia a Modena, dove i candidati sono invitati a presentarsi tassativamente alle 9. L'esame inizierà alle 11. I candidati non dovranno portare con sè cellulari, appunti, libri, carta e penne.



Oggi il test: in 211 per 21 posti

Gazzetta di Reggio del 28/10/2008 ed. Nazionale p. 22

La sede del corso di laurea è al Campus San LazzaroSono 211 gli studenti che ambiscono a conquistare uno dei 21 posti disponibili per la laurea specialistica in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche dell'Università degli studi di Modena e Reggio. Un test di ammissione stabilirà la graduatoria degli ammessi; la prova si terrà oggi a Modena. Anche quest'anno il corso di laurea specialistica in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche della facoltà di Medicina e Chirurgia, che l'anno scorso ha fatto per la prima volta il suo esordio, ha registrato un eccezionale boom di domande di ammissione.L'iniziativa formativa ospitata a Reggio, al Padiglione Livi all'interno del Campus San Lazzaro, e che mira a preparare personale sostenuto da una formazione culturale e professionale, per intervenire nei processi gestionali, formativi e di ricerca nel complesso delle professioni sanitarie di infermiere, ostetrica/o, infermiere pediatrico, esprimendo competenze avanzate di tipo assistenziale, educativo e preventivo nei confronti dei problemi di salute della popolazione e di qualità dei servizi e gestire le esigenze della collettività, lo sviluppo di nuovi metodi di organizzazione del lavoro, l'innovazione tecnologica e informatica, l'omogeneizzazione degli standard operativi a quelli dell'Unione Europea, ha ripetuto il successo dell'anno scorso.A contendersi uno dei 21 posti disponibili si presenteranno in 211, praticamente si avranno 10 candidati per ogni studente ammesso. Molto più numerose le donne che saranno 148 (70,14%).La prova di ammissione si terrà oggi nelle Aule del Centro Servizi Didattici della facoltà di Medicina e Chirurgia a Modena, dove i candidati sono invitati a presentarsi tassativamente per le ore 9 in modo da consentire alla commissione di espletare le procedure di identificazione ed il controllo dei documenti in tempo utile per iniziare l'esame per le ore 11.


Precari, Asl contro Regione

Il Centro del 28/10/2008 ed. Edizione unica regionale p. 30

Il manager accusa i funzionari per la revoca dei contratti
LANCIANO. Da un lato l'incontro con una rappresentanza dei 27 precari che dal 1° novembre concluderanno i contratti con la Asl, per spiegare perché devono andare via nonostante sia stato redatto un piano per la loro stabilizzazione. Dall'altro formulazione e controllo delle graduatorie di tecnici di laboratorio e infermieri, che dovranno sostituire i colleghi che da lunedì saranno senza lavoro. Questi i fronti sui quali la Asl Lanciano-Vasto si sta muovendo. «La direzione sanitaria non vuole mandare a casa i lavoratori di cui ha bisogno», afferma il manager, Michele Caporossi.«La Asl è stata costretta a sospendere le proroghe», aggiunge il manager, «perché i funzionari regionali hanno bloccato la stabilizzazione, nonostante sia stata redatta in base alla Finanziaria. L'atteggiamento è quello del "o tutti o nessuno": o la stabilizzazione per tutte le Asl o tutti a casa. Una scelta che non può essere imposta a chi lavora rispettando le leggi».«Sono tre le lettere che la Regione ha inviato all'azienda, in cui impone di "porre nel nulla" la stabilizzazione», spiega il direttore amministrativo, Antonello Maraldo. C'è un problema normativo, «una sovrapposizione di leggi nazionali e regionali che bloccano la stabilizzazione e la redazione del nuovo piano assunzioni. In attesa di conoscere le direttive regionali», aggiunge, «e per evitare disagi agli utenti si lavora sulle nuove graduatorie». Quindi dal 1° novembre fuori i 17 precari col contratto scaduto (3 infermieri, 11 tecnici di laboratorio, 3 collaboratori) e dentro altri precari. «La difficoltà maggiore è nel trovare tecnici di laboratorio. La graduatoria è lunga» afferma Maraldo, «ma solo 7-8 hanno le caratteristiche giuste, ovvero non aver superato i 3 anni di attività nella stessa azienda negli ultimi 5 anni». Mancano 4 tecnici. «Saranno sostituiti dal personale in servizio e dalla tecnologia», precisa Alfredo Cordoni, direttore sanitario «con i laboratori che immettono in rete i dati per fare i referti, così si evitano disagi e attese». Le attese maggiori potrebbero esserci per i referti delle analisi (in media oggi un paio di giorni), dell'anatomia patologica (oggi 15 giorni) e della citologia.Diversa la situazione degli infermieri. Sono 224 le domande pervenute per i 3 posti lasciati dai precari, ma anche in questo caso bisognerà fare la selezione in base ai mesi di lavoro già effettuati. Da un lato i 27 precari che hanno i contratti sospesi, hanno lavorato anche per 10 anni per la Asl, che sperano che la Regione dia il via libera alla stabilizzazione; dall'altro i nuovi precari che, seppure per un tempo determinato, avranno la possibilità di lavorare.Teresa Di Rocco



«Salari bassi e super lavoro» La rabbia degli infermieri

Il Tirreno del 28/10/2008 ed. Pontedera p. 2

LA PROTESTA Venerdì sciopero nella sanitàPONTEDERA. Acque agitate nella sanità. «Gli infermieri non ci stanno... riparte la protesta. Il 31 ottobre sciopero di 24 ore dei lavoratori del servizio sanitario nazionale», recita un documento del Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche.«L'Asl 5 - accusa il Nursind - è inadempiente rispetto alla normativa sul diritto di sciopero in quanto non ha provveduto ad effettuare le comunicazioni al personale che dovrebbe prestare i servizi minimi in quanto contingentato. Oggi l'organizzazione aziendale è così diversa da quella su cui è stato fatto l'accordo sui servizi minimi in caso di sciopero, tanto da non prevedere nei contingenti minimi molte unità operative e servizi che, seguendo la normativa sul diritto di sciopero, rischiano di essere completamente sguarnite di personale infermieristico qualora questo volesse aderire allo sciopero, dovendo nel caso ricorrere alla precettazione. Le notizie sulla possibile adesione allo sciopero che giungono dai 200 infermieri iscritti a Nursind rendono tale rischio da non sottovalutare».«Le motivazioni che hanno portato alla proclamazione dello sciopero nazionale - prosegue il Nursind - sono conseguenti allo stato di estrema sofferenza in cui versano, per condizioni di lavoro e stipendio, gli infermieri italiani e per i continui attacchi al sistema sanitario pubblico portato avanti dalla politica del governo».Queste alcune delle richieste che gli infermieri avanzano attraverso il Nursind: eliminare la sottrazione di risorse economiche dai fondi per la contrattazione aziendale verso i bilanci aziendali in caso di malattia; togliere il dirottamento del 20 per cento dei risparmi derivanti dal rapporto di lavoro part-time, dal fondo della produttività al bilancio aziendale; eliminare il discrimine rispetto al lavoro privato nella fruizione dei permessi di cui alla legge 104/92; eliminare le penalizzazioni di stipendio per chi effettua donazione di sangue o midollo; rivedere le modifiche introdotte al decreto legislativo 66/2003 che aumentano la flessibilità del lavoro e riducono il diritto al riposo dopo il turno di reperibilità, aumentando così la possibilità di eventi negativi in un settore così delicato come quello della salute; il riconoscimento del carattere usurante del lavoro infermieristico; l'aumento ragionevole nello stanziamento economico per il rinnovo dei contratti; l'istituzione dell'ordine degli infermieri; la detassazione delle ore straordinarie. A livello locale il Nursind pone l'attenzione sulle carenze degli organici all'Azienda ospedaliera pisana e all'Asl 5.



«Attenti, venerdì 400 infermieri incroceranno le braccia»

Il Tirreno del 28/10/2008 ed. Pisa p. 3

PISA. Si prevede che almeno quattrocento infermniei aderenti al Nursin dpossano aderire allo sciopero nazionale proclamato dallo stesso sindacato per venerdì.«L'Aoup - dicono i sindacati - nonostante fosse stata diffidata è adempiente rispetto alla normativa sul diritto di sciopero perché non ha provveduto a fare le comunicazioni al personale che dovrebbe prestare i servizi minimi in quanto contingentato così come previsto nell'accordo nazionale del 2001».«Ma allora - aggiunge il Nursind - l'organizzazione aziendale era molto diversa da oggi, tanto da non prevedere nei contingenti minimi molte unità operative e servizi che, seguendo la normativa sul diritto di sciopero, rischiano di essere completamente sguarnite di infermieri se dovessero aderire, dovendo nel caso ricorrere alla precettazione. E finora pare che aderiscano in 400, rischio da non sottovalutare.Due anni fa solo il senso di responsabilità degli infermieri e del sindacato aveva scongiurato il ricorso al Prefetto. Oggi siamo esattamente nella stessa situazione non avendo l'azienda provveduto a rinegoziare e aggiornare l'accordo sui contingenti minimi di personale in caso di sciopero». Si legge nelle motivazioni dello sciopero: «Dopo le continue riorganizzazioni dei vari sistemi sanitari regionali che mirano alla diminuzione del personale di assistenza, con la cronica carenza nel mercato del lavoro della risorsa infermieristica, nonostante la reale usura degli infermieri che per tutta la carriera svolgono il lavoro notturno e garantiscono la copertura del servizio nelle 24 ore, nonostante i magri stipendi che non valorizzano una professione indispensabile per ogni sistema sanitario pubblico o privato, si è ritenuto di fare ulteriori tagli dei fondi contrattuali e degli stipendi degli infermieri, piuttosto che adeguarli alla media salariale europea e far riconoscere l'alto valore sociale della professione».



«Poco personale per i pazienti gravi»

L'Arena di Verona del 28/10/2008 p. 14

Una lettera-esposto al prefetto di Verona, Italia Fortunati, affinchè li aiuti «a lavorare meglio, garantendo la necessaria assistenza ai degenti». È un'iniziativa del Cub-confederazione unitaria di base, che l'anno scorso - per la prima volta - ha eletto due rappresentanti tra le Rsu dell'Azienda ospedaliera. «Un passo obbligato a fronte del silenzio dell'Azienda ospedaliera», annota Paola Piazzola, una dei due delegati sindacali, «che non si è degnata di rispondere a una delle tante lettere scritte dall'agosto 2005 a oggi». Lettere che hanno lo stesso oggetto. «Nella clinica Neurologica di Borgo Roma il personale paramedico è carente al punto che siamo costretti a saltare turni di riposo e ferie», denuncia Piazzola, «per garantire adeguata assistenza ai ricoverati. Che nove volte su dieci sono totalmente non autosufficienti: parliamo di malati di Alzheimer o morbo di Parkinson, malati di sclerosi multipla, soggetti in stato vegetativo permanente che richiedono assitenza al cento per cento, di giorno e di notte». Nella lettera-esposto, il responsabile regionale della Sanità dei Cub, Federico Martelletto, chiede al prefetto di convocare entro cinque giorni il tavolo sindacale di conciliazione e annuncia, nel contempo, la proclamazione dello stato di agitazione «del personale dell'Azienda ospedaliera». I rappresentanti sindacali evidenziano, dati alla mano, come l'organizzazione del lavoro necessiti di correttivi. «Il reparto consta di 28 posti letto ufficiali», dichiara Piazzola, «ma i letti bis sono all'ordine del giorno: dal primo gennaio al 3 ottobre scorso sono stati ben 232. Il personale? Siamo 16 infermieri, suddivisi in tre turni e 5 operatori socio-sanitari. Le assenze per malattia non vengono integrate: ci danno una mano i tirocinanti, ma non va bene. Noi infermieri siamo ancora tenuti a operare per compiti, è un approccio datato che non va bene, perchè manca la responsabilizzazione complessiva che ogni operatore sanitario vorrebbe avere dei pazienti che assiste». «In queste condizioni di carenza cronica», aggiunge Piazzola, «non possiamo farci carico di una novità che dovrebbe essere attivata a breve, la Stroke Unit per chi ha avuto un ictus. Sono pazienti subintensivi e abbisognano di assistenza a nostra opinione diversa». Il primario Nicolò Rizzuto dice di «trasecolare nell'apprendere dell'iniziativa sindacale. In questo reparto non massacriamo nessun lavoratore. Ospitiamo pazienti acuti e in emergenza, ma non mi risulta ci siano problemi. Se non quello della mancanza di una lungodegenza dove inviare i pazienti, una volta dimessi da noi. Ma perchè gli infermieri non sono venuti da me?»



Analisi, parte il servizio

Messaggero Veneto del 28/10/2008 ed. Gorizia p. 13

Mariano: da giovedì in ambulatorio i prelievi del sangue
MARIANO. Il servizio di prelievi del sangue a Mariano sarà attivato a partire da giovedì, 30 ottobre, dalle 8 alle 8.30 presso l'ambulatorio comunale. Era già da diversi mesi che l'amministrazione comunale intendeva aprire questo sportello medico.Il sindaco di Mariano, Adriano Nadaia, si era incontrato con la responsabile del distretto sanitario di Cormòns, dottoressa Marcella Bernardi, i medici di base che operano a Mariano del Friuli, Maria Pia Cisilin e Albino Visintin e i responsabili del servizio infermieristico sul territorio isontino per discutere in merito dell'apertura di questo servizio.Un vertice che ha fatto seguito a una serie di confronti che si erano tenuti in passato e che avevano coinvolto anche la direttrice generale dell'Azienda sanitaria, Manuela Baccarin. Gli incontri hanno avuto esito positivo e, alla luce di tale considerazione, il servizio dei prelievi del sangue è pronto a partire.In concomitanza con l'avvio dei prelievi era previsto anche l'inizio del servizio infermieristico per altri tipi di esami come, per esempio, la misurazione della pressione e l'esame delle urine, da effettuarsi al mattino, dalle 10.30 alle 12.La partenza è stata invece rimandata , solo momentaneamente in attesa che l'organizzazione perfezioni l'organigramma per l'attività infermieristica. In novembre, tuttavia, dovrebbe essere tutto pronto.Questo servizio non è da confondere con quello che ricevono oggi le persone non autosufficienti e che viene svolto dall'unità operativa dell'Adi (Assistenza domiciliare integrata), che offre prestazioni sanitarie di carattere medico e infermieristico (prelievi, iniezioni) e servizi di assistenza sociale che sono garantiti dall'amministrazione municipale.Sarà un servizio che sarà messo a disposizione delle persone anziane che hanno difficoltà a recarsi presso le strutture distrettuali e sarà utile a tutti coloro che hanno bisogno di tenere sotto controllo la pressione e i valori del sangue per ricevere, in seguito, le adeguate cure mediche.Il servizio, come detto, si inizierà giovedì e sarà a disposizione tutti i giovedì con il seguente orario: dalle 8 alle 8.30 per i prelievi del sangue per un massimo di 15 persone, sarà quindi indispensabile programmare l'attività dando la precedenza ai casi più urgenti.Marco Silvestri



Infermieri, sciopero di 24 ore

Messaggero Veneto del 28/10/2008 ed. Gorizia p. 2

Proclamato per il 31 ottobre dopo il sit-in a Montecitorio - PROTESTAGli infermieri non ci stanno. Riparte la protesta come preannunciato e dopo il sit-in davanti a Montecitorio (avvenuto il 23 ottobre), il 31 ottobre vi sarà uno sciopero nazionale di 24 ore.«Abbiamo chiesto ai deputati - afferma il segretario provinciale del NurSind Luca Petruz - di farsi carico delle difficoltà della categoria e stimolare il Governo ad adottare idonei provvedimenti. Le motivazioni che stanno alla base della mobilitazione sono conseguenti allo stato di estrema sofferenza in cui versano gli infermieri italiani». Petruz cita «le continue riorganizzazioni dei vari sistemi sanitari regionali, lo sviluppo delle conoscenze scientifiche e tecnologiche che richiedono una continua formazione ed un aumento della responsabilità professionale nella presa in carico dello stato di salute dei cittadini, la cronica carenza nel mercato del lavoro della risorsa infermieristica, l'usura dei lavoratori che per tutta la carriera svolgono il lavoro notturno e garantiscono la copertura del servizio nelle 24 ore, i magri stipendi che non valorizzano una professione indispensabile per ogni sistema sanitario pubblico o privato».«Accanto a tutto ciò - continua - si è ritenuto di procedere a tagli dei fondi contrattuali e degli stipendi degli infermieri, piuttosto che adeguarli alla media salariale europea e far riconoscere l'alto valore sociale della professione». Fra le richieste avanzate dagli infermieri attraverso il NurSind figurano il riconoscimento del carattere usurante del lavoro infermieristico; l'aumento nello stanziamento economico per il rinnovo dei contratti (inflazione programmata all'1,7 per cento contro un'inflazione reale del 4,1 per cento); l'istituzione di un'area contrattuale separata per il personale infermieristico e per le professioni sanitari, per la specificità del mandato e l'appartenenza ad una categoria dov'è prevista l'iscrizione all'albo professionale; la possibilità di svolgere l'attività libero professionale in regime di esclusività o aperta all'extramoenia senza incompatibilità; - l'istituzione dell'Ordine professionale degli Infermieri; - la detassazione delle ore straordinarie, come previsto per i lavoratori dipendenti del privato.«I punti sopra citati - conclude Petruz - rappresentano solo alcune delle ragioni dello sciopero nazionale di 24 ore proclamato per il 31 ottobre 2008. E per l'occasione abbiamo realizzato un documento, denominato "Le 10 note", ovvero i dieci punti che stanno più a cuore agli infermieri italiani, che auspichiamo venga seriamente preso in considerazione dai parlamentari italiani, per risolvere l'annosa questione infermieristica».



VOLONTARI che fanno sorridere i bambini

Medico e Paziente del 25/10/2008 N. 7 SETTEMBRE 2008 p. 42

Dal 2000 la Fondazione Operation Smile Italia aiuta i bambini che necessitano di interventi di chirurgia facciale ricostruttiva. Ogni anno sono circa 12mila i piccoli trattatiDal 1982, anno nel quale negli Stati Uniti fu fondata Operation Smile International, 110.000 bambini di diverse parti del mondo, che non avrebbero potuto accedervi altrimenti, sono stati sottoposti a interventi di chirurgia facciale ricostruttiva e hanno potuto finalmente sorridere. Un sorriso conquistato grazie all'attività volontaria di medici e altri operatori sanitari, ma anche di persone comuni, che hanno scelto questo impegno come missione di vita Spostarsi in diverse aree del mondo offrendo professionalità e buona volontà rappresenta, infatti, l'obiettivo del lavoro di questa Onlus. Anche la sezione italiana dell'Organizzazione, nata nel 2000, ha contribuito, e continua a farlo, a raggiungere questi importanti risultati. L'attività di volontariato si compone di diverse fasi, che vanno dalla sensibilizzazione verso il problema alla raccolta fondi, fino all'organizzazione delle missioni in cui operano medici e personale di supporto. Per conoscere meglio la complessa macchina che muove tali iniziative, abbiamo rivolto alcune domande a Beatrice Menis dalla Chiesa, vice presidente della Fondazione Operation Smile Italia. Quali sono le difficoltà maggiori che un'Assodatone come la vostra si trova a dover affrontare? Com'è intuibile, il primo problema è raccogliere i fondi per i sempre più numerosi progetti di cui ci dobbiamo occupare; ogni anno operiamo circa 12.000 bambini, ma le richieste sono molte di più e migliaia non possono essere soddisfatte. È un impegno quotidiano al quale si dedicano più persone, alcune concentrate sui donatori individuali, altre sugli eventi di raccolta fondi, anche se tutti ci diamo da fare per assicurare un iiituro più sereno ai bambini che vengono da noi per trovare una speranza di vita migliore. Per il prossimo anno l'obiettivo è di restituire il sorriso a 17.000 bimbi. L'impegno richiesto ai volontari è tanto, soprattutto a quelli che partono ogni mese per le missioni. Ma si può aiutare il nostro operato in tanti modi: per esempio, dando visibilità alle nostre inizitive, come potrebbero fare i Medici di famiglia mettendo a disposizione nei loro ambulatori materiale informativo sulla nostra Fondazione e, soprattutto, sull'attività scientifica che essa compie Cosa riuscite a finanziare? Finanziamo una missione all'anno, quasi tutta composta da volontari italiani e ogni mese riusciamo a far partire i nostri volontari in tutti i Paesi in cui la Fondazione attua i suoi progetti medici. I Paesi nei quali compiere le missioni vengono scelti dalT'head quarter" che ha sede a Norfolk, negli Stati Uniti, e dal nostro comitato scientifico. Medici, infermieri, personale d'assistenza sono tutti volontari e l'organizzazione paga loro solo il viaggio, l'alloggio e un pasto giornaliero. Oltre ai volontari medici, ci sono anche i fotografi, i medicai record e i terapisti del gioco. Nella prima fase di ogni missione viene fatto uno screening dei bambini che si presentano nella speranza di poter essere aiutati; è il momento nel quale si selezionano i casi che possono essere operati. Si tratta di un momento dove lo spirito umanitario che ci anima è messo a dura prova dalla necessità di scegliere con razionalità chi può trarre giovamento dal nostro intervento. Occorre essere molto concreti e, a volte, si devono rifiutare proprio i casi più drammatici, che necessitano di strutture più attrezzate. Per quanto riguarda l'atmosfera che si respira durante le missioni, è molto bello constatare che persone che non si conoscono e hanno competenze diverse si trovano a lavorare gomito a gomito e in situazioni non certo ottimali, senza che questo crei tensioni: si è tutti accomunati dallo stesso spirito e dallo stesso fine; è incredibile vedere operare insieme chirurghi e infermieri, ferristi, anestesisti che parlano lingue diverse e che, il più delle volte, non si sono nemmeno mai visti. Svolgete anche assistenza a distanza? No, ma abbiamo dei team medici che ritornano nel Paese dove si è compiuta la missione dopo circa sei mesi dagli interventi ed effettuano i controlli con l'ausilio delle Fondazioni locali. In molti Paesi stiamo aprendo dei Centri di cura di Operation Smile per garantire la sostenibilità della nostra azione e lasciare un'eredità duratura, che si completa con la formazione dei medici e degli infermieri locali, affinchè possano garantire continuità alla nostra opera. Chi fosse interessato può trovare ulteriori informazioni sul sito www.operationsmile.it. Attualmente, l'unica sede italiana è quella di Roma; chi fosse interessato a collaborare con la Fondazione, soprattutto per raccogliere fondi, può contattare direttamente il numero 06 8530 5318.

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