La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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lunedì, settembre 29

Rassegna Stampa - 27.28. 29.09.08


Morte di Bruno Neri,
risolto il giallo non fu malasanità ma un delitto

Gazzetta del Sud del 27/09/2008 ,
art di Paolo Toscano ed. REGGIO CALABRIA p. 39

Matteo Carmelo Gatto accusato di omicidio preterintenzionale
Quella morte aveva assunto fin dall'inizio i contorni del giallo. Tanti sospetti avevano accompagnato il decesso dell'operaio reggino Bruno Neri, 51 anni, avvenuto in ospedale dopo un intervento chirurgico. In attesa di chiarire l'accaduto nove tra medici e infermieri erano finiti sul registro degli indagati. A cinque mesi dalla morte la procura aveva disposto la riesumazione. Nel cimitero di Croce Valanidi il medico legale Mario Matarazzo aveva eseguito l'autopsia.
Adesso viene fuori la verità accertata dalle indagini coordinate dal sostituto procuratore Francesco Mollace e che hanno visto impegnato il personale della sezione di pg dei carabinieri presso la procura, diretti dal maggiore Francesco Blasa: l'operaio era stato vittima di un pestaggio, i calci e i pugno ricevuti gli avevano provocato una lesione alla regione surrenale sinistra e una emorragia addominale, determinando il decesso. Il responsabile di quell'aggressione belluina è stato individuato in Matteo Carmelo Gatto, 37 anni. L'uomo è stato arrestato ieri mattina con l'accusa di omicidio preteritenzionale, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Filippo Leonardo. All'indagato viene contestato di aver agito per futili motivi, provocando senza alcuna ragione un diverbio con la vittima dopo aver bevuto del vino in una bottega. Gatto avrebbe aggredito e picchiato selvaggiamente Bruno Neri soltanto perché questi si era permesso di fare un apprezzamento non gradito che riguardava il suo cane di razza rottweiler.
L'episodio risale al 24 marzo 2007. Bruno Neri era stato ricoverato in gravi condizioni ai Riuniti. L'uomo che viveva da solo in un appartamentino nella zona dello Stadio, accudito dalla sorella, era morto due giorni dopo.
La vicenda sembrava finita nel dimenticatoio ma il 22 giugno successivo alla stazione carabinieri rione Modena si presentava Domenico Neri, fratello della vittima, infermiere professionale in servizio nel reparto malattie infettive dei Riuniti. Neri con una denuncia chiedeva lo svolgimento di accertamenti in ordine alla morte del congiunto. Dai sanitari aveva appreso che Bruno era stato sottoposto a intervento perché aveva uno spappolamento della regione surrenale. L'infermiere professionale aveva manifestato nella sua denuncia dubbi sulla somministrazione dei farmaci e cure ricevute dal fratello, ma anche sulla tempestività delle stesso. Le indagini dei carabinieri puntavano preliminarmente ad accertare le modalità con le quali la vittima aveva riportato il trauma risultato fatale e se vi fosse stata imperizia nel trattamento sanitario. L'inchiesta ha escluso qualsiasi responsabilità da parte medica. È emerso che i sanitari dei Riuniti avevano fatto fino in fondo il loro dovere. Ma per la morte di Bruno Neri c'erano le responsabilità di chi aveva provocato i traumi alla regione renale e all'addome.
Non è stato un lavoro semplice per gli uomini del maggiore Blasa ricostruire gli avvenimenti che avevano provocato il ricovero d'urgenza ai Riuniti dell'operaio. Anche perché la pista seguita inizialmente, quella che portava a una lite scoppiata nella bettola frequentata dalla vittima e degenerata in pestaggio, era risultata priva di fondamento. Con pazienza gli investigatori dell'arma hanno messo insieme i pezzi del puzzle e alla fine la ricostruzione è stata possibile. Le dichiarazioni di un testimone chiave sono state decisive. L'uomo aveva riferito di aver visto Neri e un'altra persona litigare e scambiarsi pugni e calci. A un certo punto, secondo quanto riferito dal testimone, Neri avrebbe cercato di ripararsi dai colpi sferrati dal rivale. Avrebbe anche provato ad allontanarsi ma era stato inseguito e il pestaggio era proseguito.
I carabinieri sono risaliti al presunto responsabile, Matteo Carmelo Gatto, e su provvedimento del gip l'hanno arrestato.


Infermieri e case di riposo Riuscito il convegno alla Boni

Gazzetta di Mantova del 27/09/2008 ed. Nazionale p. 26

SUZZARA. Promosso dalla «Fondazione Luigi Boni Onlus» di Suzzara nell'ambito della programmazione del proprio bisogno formativo triennale e sponsorizzato da una nota casa farmaceutica svedese, c'è stato nella sala civica di via Montecchi un convegno per infermieri, educatori e operatori avente come tema conduttore le problematiche riguardanti gli atteggiamenti comportamentali dei pazienti ospiti di varie e specifiche «residenze». I partecipanti sono stati un'ottantina provenienti da diverse Rsa e da strutture sanitarie della Provincia di Mantova e al termine ad ognuno sono stati attribuiti sei crediti formativi validi per il programma di educazione continua in medicina.Roberto Affini ha evidenziato il fatto che «il lavoro quotidiano nei luoghi di cura residenziali incontra spesse volte alcune difficoltà determinate da pazienti che manifestano comportamenti tali da rendere difficile i confronti relazionali per cui la conoscenza dei meccanismi fisiopatologici che stanno alla base dei deficit cognitivi, dei disturbi del comportamento e della depressione, possono aiutare gli infermieri e i fisioterapisti ad individuare nuove strategie per assistere questi pazienti senza rinunciare a perseguire obiettivi di assistenza infondendo anche nel personale di supporto la consapevolezza che è possibile prendersi cura anche di loro». Dal canto suo, Diego Ghianda medico specializzato in neurologia, affrontava le varie problematiche elencando quelle relative alle demenze primarie e degenerative. (g.c.)


«Legge Brunetta, così le asl l'hanno strumentalizzata»

Il Giornale del Piemonte del 28/09/2008 ed. Nazionale p. 3

Gli infermieri denunciano due casi al San Luigi e alle Molinette: « I part time negati per una applicazione sbagliata e arbitraria della norma »« Ci ò che avevamo temuto si sta avverando. I primi casi ci sono stati segnalati al San Luigi di Orbassano e alle Molinette. Si tratta di alcune mamme le quali pi ù di sei mesi fa avevano fatto richiesta del part time e ora si sono viste sospendere la pratica o rimandare con una lettera che riportava la fantomatica necessit à di un incontro con le parti sindacali prima della concessione di quello che invece è un diritto del lavoratore. Un fatto che ha messo in gravissima difficolt à queste persone » . Dalle parole ai fatti, Claudio Delli Carri, responsabile regionale di Nursing up, la sigla che maggiormente rappresenta gli infermieri, porta alla luce le prime testimonianze della denuncia fatta dal sindacato qualche settimana fa quando parl ò di una applicazione « sbagliata e arbitraria » di un norma della cosiddetta Legge Brunetta, nella parte che regola la concessione del part time introducendo la discrezionalit à delle aziende. « Ricordo che le aziende sanitarie possono arrivare ad avere una percentuale di dipendenti parttime pari al 25 per cento del totale - afferma Delli Carri -. Quello che si sta configurando è invece un atteggiamento puramente strumentale delle aziende, che nulla ha a che vedere con il principio del decreto Brunetta, il quale andrebbe applicato solo dopo la riforma imprescindibile degli orari di lavoro, con una redistribuzione dei turni operativi, che riordini un volta per tutte la sanit à pubblica » . Insomma, la chiave di lettura scelta dalle asl e quindi dalla Regione sarebbe ingiustamente penalizzante nei confronti dei lavoratori. « Il sospetto inoltre è che il part time oggi non venga pi ù concesso in quei reparti dove ci sono problemi per la necessit à di personale, o per la complessit à dell ' impegno lavorativo, tentando cos ì di tamponare la necessit à di assunzione di nuovi infermieri - prosegue Delli Carri -. Si tratterebbe di un atteggiamento strumentale che va contro ogni principio di rispetto per il lavoratore » .
PRIMI CASI Sospese le pratiche per la richiesta del part time


Pochi medici e infermieri Ci si salva con i "gettoni"

Il Giornale di Vicenza del 28/09/2008 p. 26

di Nicola Rezzara L'Ulss 5 è a corto di medici e infermieri. La carenza di personale costringe l'azienda sanitaria dell'Ovest Vicentino a fare affidamento in alcuni reparti su camici bianchi esterni "a gettone", ad assegnare molte ore di straordinari e a far funzionare alcune sale a ritmo ridotto. Il direttore generale Renzo Alessi chiede alla Regione di allargare il "mercato" da cui attingere professionisti: «Con la situazione attuale è difficile programmare e dare continuità ai reparti». Se da alcuni mesi l'attenzione dell'Ovest Vicentino in tema di sanità è concentrata soprattutto sull'ospedale unico di Arzignano e Montecchio Maggiore, per il quale il via libera politico potrebbe arrivare nelle prossime settimane, è soprattutto la ricerca di personale a preoccupare il direttore generale Renzo Alessi: «Il problema non è attivare i concorsi per le assunzioni: la Regione Veneto li autorizza e li finanzia in continuazione. - spiega Alessi - Le difficoltà nascono piuttosto perché ci sono pochi infermieri e medici specialisti che escono dall'università, molti meno di quelli che servono». Per gli infermieri ci sono corsi di laurea a numero chiuso che, sia nell'università di Padova, sia in quella di Verona, non riescono a coprire le necessità di tutta la sanità pubblica regionale. I posti sono scelti in base ad un complesso meccanismo che coinvolge la Regione, i Ministeri della Salute e dell'Università e le varie Università sparse in tutto territorio nazionale: «Alla fine ci si trova quindi con regioni che hanno più posti per infermieri di quelli che servono, mentre altre, come il Veneto, che ne hanno meno - sottolinea Renzo Alessi -. All'Ulss 5 ne servirebbero circa venti in più di quelli che abbiamo in organico; ma non riusciamo a trovarli, a malapena copriamo il turn over di quelli che vanno in pensione. Inoltre, ora il Cric, il centro regionale per malati di Alzheimer, sarà spostato da villa Margherita di Vicenza all'ospedale di Valdagno: ma nessuno dei sette infermieri addetti al servizio nella struttura privata ha accettato di passare al pubblico». Anche per i medici specialisti la ricerca è difficile, in particolare per radiologi, pediatri, nefrologi, ginecologi e per il pronto soccorso. Pochi gli specialisti "sfornati" dalle Università, nonostante le borse di studio attivate dalla Regione e troppo forte la concorrenza dei privati: «Per il pronto soccorso cercavamo cinque medici; ne abbiamo trovati solo due con il concorso, ma nel frattempo altri due sono andati in pensione e quindi siamo al punto di partenza. E c'è chi è costretto, con impegno encomiabile, a fare turni massacranti con molte ore di straordinari - conclude Alessi -. Cerchiamo quattro pediatri per rendere stabile il reparto ma non li troviamo e così dobbiamo pagare a gettone medici esterni. Stesso discorso per i tre radiologi di cui avremmo bisogno».

«Ecco come si può risolvere il problema»

Il Giornale di Vicenza del 28/09/2008 p. 26

Il direttore Renzo Alessi ha in mente alcune soluzioni per risolvere i problemi di carenza del personale, sia per quanto riguarda gli infermieri sia per quanto concerne i medici. Ha, infatti, chiesto alla Regione Veneto di attivare dei corsi per infermieri nel centro di formazione di Lonigo, nel Basso Vicentino, che è stato recentemente inaugurato, in collaborazione con l'Università di Padova, e di autorizzare anche dei master per medici e capisala in collaborazione con l'Ulss 4. Si tratterebbe insomma di formare il personale medico ed infermieristico che poi dovrebbe rimanere all'interno del territorio dell'Ulss 5. «Ora in Regione stanno valutando la nostra proposta e credo che non ci saranno particolari ostacoli alla sua autorizzazione» spiega ancora Renzo Alessi, che chiede anche a Venezia di intervenire direttamente per aumentare i posti per la laurea breve in infermeria a Padova e Verona, ipotizzando «finanziamenti diretti senza passare per il Ministero». Non è tutto. Il direttore generale Alessi auspica infatti che i corsi di specializzazione dei medici seguano in parallelo le programmazioni dei servizi ospedalieri, per non lasciare alcuni reparti scoperti, a causa delle difficoltà a sostituire chi va in pensione dopo anni di lavoro con nuovi medici. N.REZ.


Aggredisce infermiere del Sert
per avere metadone, arrestato

La Nuova Sardegna del 27/09/2008 ed. Nazionale p. 27

ALGHERO. I carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Alghero hanno arrestato per tentata rapina, porto abusivo di coltello, interruzione di pubblico servizio e lesioni personali, Salvatore Milo, 42 anni, algherese, già noto alle forze dell'ordine per reati di droga, personali e contro il patrimonio.L'uomo si era presentato nel primo pomeriggio di giovedì scorso nella sede del Serd, in via Degli Orti, pretendendo la consegna del metadone. Al rifiuto del medico, dovuto al fatto che l'assegnazione della sostanza non era prevista dalla terapia in corso, Milo è andato in escandescenze, è entrato con violenza nell'ambulatorio e ha colpito l'infermiere di turno, che gli era andato incontro e tentava di calmarlo, con una violenta testata al viso. L'uomo ha quindi tentato di impossessarsi di alcuni flaconi di metadone custoditi all'interno di una vetrinetta, ma non ne ha avuto il tempo per l'intervento tempestivo delle pattuglie di pronto intervento dei carabinieri, allertate da alcuni cittadini che avevano sentito le urla provenire dai locali del poliambulatorio di via Degli Orti e avevano chiamato il 112. Milo, che ha cercato di opporre resistenza anche ai militari ma è stato reso subito inoffensivo, è stato trovato in possesso di un coltello a serramanico di genere proibito.Dopo aver immobilizzato l'aggressore, i carabinieri hanno accompagnato al pronto soccorso dell'ospedale civile l'infermiere colpito dalla testata. I sanitari gli hanno accertato lesioni al volto giudicate guaribili in 15 giorni di cure.L'algherese Salvatore Milo è stato arrestato e immediatamente trasferito nella casa circondariale di San Sebastiano a Sassari. L'uomo dovrà ora comparire davanti al Giudice del Tribunale per la convalida del provvedimento restrittivo adottato dai Carabinieri.


I Cobas: «Diritto al lavoro degli infermieri licenziati»

La Sicilia del 28/09/2008 ed. Nazionale p. 42

Il coordinamento provinciale dei Cobas ha chiesto al prefetto un incontro «per discutere della delicata vertenza volta a rivendicare il diritto al lavoro degli infermieri-precari dell'Ausl 2» che sono stati licenziati e sostituiti con altro personale. Lorenzo Petix del coordinamento provinciale dell'organizzazione sindacale, ha ricordato di avere chiesto all'Ausl 2 un incontro per l'adozione della nuova delibera per la selezione pubblica per titoli della figura professionale di infermiere, per la formazione della nuova graduatoria di merito per incarichi a tempo determinato di tre anni, ma «tale legittima richiesta di incontro - ha detto - è rimasta inevasa». Petix ha aggiunto: «Confido ora nella sensibilità del prefetto verso le varie problematiche che si presentano sul nostro territorio provinciale». Ha nel contempo annunciato che «l'organizzazione sindacale Cobas, se constaterà nel prossimo futuro la consueta sordità e la perdurante insensibilità a risolvere questa vertenza, si riserva altre iniziative di lotta, precisando che la pedagogia della passività non è dei Cobas».


Il coraggio delle crocerossine

La Voce di Romagna del 29/09/2008 p. 21

CESENA (Lu.Ca.) - Cento anni al servizio del prossimo, dando prova di grande coraggio e ancor più grande solidarietà. Sono state diverse le iniziative che hanno celebrato quest'anno il primo secolo di vita delle infermiere volontarie - crocerossine, per il linguaggio comune - e il loro fortissimo impegno, tanto silenzioso quanto prezioso. L'ultima è andata in scena la scorsa settimana a Cesena, dove, alla Galleria Ex Pescheria, il Corpo infermiere volontarie della città ha allestito una mostra fotografica e documentaria, attingendo da diversi fondi privati e della Bibloteca Malatestiana per testimoniare la scelta di tante donne coraggiose durante i principali eventi che hanno segnato la storia dell'umanità negli ultimi cento anni. Amare, confortare, lavorare e salvare: sono questi i principi ispiratori delle crocerossine, nate nel 1908 e, all'inizio quasi, sempre donne di famiglia agiata, desiderose di donare il proprio tempo libero al servizio dei più bisognosi. La mostra permette di scoprire il prezioso operato di queste donne sul territorio. A cominciare dal servizio svolto durante la Prima guerra mondiale, quando in città si trovava un ospedale militare ospitato nei locali della scuola elementare Carducci e di Palazzo Guidi. Sotto la guida della fondatrice del movimento locale, Albina Bratti , trentatré infermiere volontarie operarono fin dal 1910, ricevendo quasi tutte il prestigioso riconoscimento della medaglia d'argento al merito della Croce Rossa. Le foto e i documenti non raccontano solamente la storia di un'associazione, ma svelano quella di tante donne capaci di compiere scelte controcorrente o di pagare con la propria vita le atrocità di un mondo caduto nella violenza più cupa del nazismo, come accadde a Diana e Dina Jacchia , sorelle di origine ebrea che morirono ad Auschwitz nel 1944. Furono circa una ventina le infermiere volontarie che durante il secondo conflitto mondiale prestarono servizio negli ospedali militari, sui campi di battaglia e nei rifugi antiaerei: anche dopo la fine della guerra la loro presenza garantì un supporto concreto a chi si trovava in condizioni di bisogno. Gli ultimi scenari di guerra nei quali sono state impegnate le infermiere volontarie di Cesena sono stati il Kossovo e l'Iraq (Nassirya), mentre oggi nessuna di loro è impegnata in missioni all'estero.


Niente metadone E sferra un pugno all'infermiere

Unione Sarda del 27/09/2008

Pretendeva una dose di metadone e al rifiuto del medico di turno ha cercato di servirsi da solo, con le buone o con le cattive.Salvatore Milo, quarantadue anni, di Alghero, giovedì pomeriggio si è presentato nell'ambulatorio del Sert di via Degli Orti e ha sferrato un cazzotto all'infermiere di turno. In piena crisi di astinenza l'uomo avrebbe fatto di tutto pur di arrivare a mettere le mani sui flaconi di droga sintetica. Ha insistito, invano. Ha gridato e preteso, ormai fuori di senno, accecato dall'astinenza. Non si è fermato nemmeno davanti al camice bianco che tentava di calmarlo. Lo ha assalito e malmenato.Lesioni giudicate guaribili in quindici giorni, questa la prognosi per l'infermiere colpito in pieno viso. Le manette, per l'aggressore, sono scattate poco dopo l'allarme. I carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Alghero hanno arrestato il pregiudicato per tentata rapina, interruzione pubblico servizio, lesioni personali e porto abusivo di coltello. Durante la perquisizione personale Salvatore Milo è stato trovato in possesso di una lama a serramanico, subito sequestrata dai militari. Le divise sono intervenute tempestivamente grazie alla segnalazione giunta al 112 da parte di alcune persone che a quell'ora si trovavano nel Palazzo della sanità e hanno sentito le urla provenire dal poliambulatorio. Dopo essere stato riportato alla calma l'aggressore è stato accompagnato presso la casa circondariale di Sassari, a disposizione del procuratore della Repubblica al quale i carabinieri hanno inoltrato un dettagliato rapporto. Questa mattina è prevista l'udienza di convalida.A Ittiri, invece, nella serata di giovedì i militari nel corso di un servizio finalizzato al controllo della presenza di clandestini sul territorio, hanno tratto in arresto Diallo Malal, 44 anni originario del Senegal, senza fissa dimora, responsabile della violazione del divieto di rientrare in Italia.Il senegalese era già stato raggiunto da un provvedimento di espulsione emesso dal Prefetto di Sassari. Malal ha trascorso la notte nelle camere di sicurezza dell'arma in attesa dell'udienza di convalida. C. F. 27/09/2008


'Un infermiere anche di notte'

La Provincia di Cremona del 27/09/2008 p. 38

Boldrighi: «Serve per il 118»di Stefano Sagrestano
SORESINA - «Serve un infermiere per la nostra base del 118 del Robbiani anche nelle ore notturne». E' l'appello lanciato dal vicepresidente di 'Soresina Soccorso Onlus' Vittorio Boldrighi. L'associazione ha avanzato la sua richiesta al direttore generale dell'Ospedale di Cremona.Il vicepresidente Vittorio Boldrighi analizza la situazione. «Abbiamo già ottenuto l'appoggio delle istituzioni locali e provinciali - spiega -. Gli interventi di emergenza riguardano spesso casi più gravi durante la notte che nelle ore diurne. Basta pensare agli incidenti nei fine settimana o agli anziani che vivono soli. Con il nostro servizio copriamo oltre 30 comuni, una presenza strategica. Per poter lavorare al meglio è importante avere anche dalle ore 20 alle 8 una figura professionale a sostegno dei nostri soccorritori». Di giorno l'equipaggio si muove con tre soccorritori, di cui uno è l'autista, più l'infermiere. Di notte scende a tre sole unità. Intanto le amministrazioni locali dovranno decidere come utilizzare i 4000 euro di contributo elargiti all'associazione. «Ci erano stati assegnati per ristrutturare la nostra base operativa presso il Robbiani - conclude Boldrighi - ma vista la situazione, con la chiusura del reparto e il progetto del nuovo nosocomio, dove anche noi avremo la nuova base operativa, abbiamo deciso di aspettare. L'ipotesi è impegnare questi fondi per l'acquisto di materiali necessari, come il defibrillatore e altre attrezzature».

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