La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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lunedì, settembre 1

Rassegna Stampa - 01.09.2008

Professioni, l'on line sbanca

Il Sole 24 Ore Sanita' del 29/08/2008,
articolo di Angelo Mastrillo N. 33 26 AGOSTO- 1 SETTEMBRE 2008 p. 8

Limiti solo alle procedure d'iscrizione - Infermieri ancora sotto organico

Aumenta per l'anno accademico 2008-2009 la disponibilità di posti a bando per le professioni sanitarie. Il totale dei 34.769 posti è superiore di 1.204 (+3,6%) rispetto ai 33.565 dello scorso anno. L'aumento riguarda in particolare le triennali delle professioni sanitarie che passano da 25.417 a 26.464 (+4,1%), e nello specifico Infermieristica a 14.635, con 403 in più rispetto ai 14.232 dello scorso anno (+2,8%). Lieve aumento anche per Medicina e chinirgia, con 41 posti da 7.366 a 7.547 (+2,5%)- Mentre diminuisce di 24 posti Odontoiatria da 782 a 758 (-3 per cento). L'esame di ammissione si terrà contemporaneamente in tutte le Università il 3 settembre per Medicina, il 4 per Odontoiatria, il 5 per Veterinaria, il 9 settembre per le professioni sanitarie triennali e il 28 ottobre per le specialistiche delle professioni sanitarie. Fanno eccezione per le triennali delle professioni sanitarie le tre Università non statali in cui si svolge in data diversa dal 9 settembre: Milano S. Raffaele l'8 settembre, Roma Cattolica e Roma Campus il 10 settembre. La novità dell'introduzione del curriculum con 25 punti aggiuntivi agli 80 punti dei quiz è stata invece rinviata al prossimo anno 2009-2010 con il decreto legge 3 giugno 2008. Per le professioni sanitarie è quasi stabile a 485 il numero dei corsi rispetto ai 484 dello scorso anno. Sale nel totale di 1.047 (+4,1%) il numero dei posti: da 25.417 a 26.464. L'aumento riguarda in particolare la professione di infermiere in alcune Università: Bari da 506 a 774, Cagliari da 120 a 211, Messina da 500 a 525, Napoli Sun da 340 a 370, Perugia da 202 a 253, Roma Sapienza 1 da 1.569 a 1.683, Torino da 720 a 745, Vercelli da 400 a 440 e Verona da 663 a 683. Tale disponibilità è però inferiore di 4.683 posti (-18%), rispetto alla richiesta di 31.147 proposti dal ministero della Salute e dalle Regioni. La carenza più significativa per 4.089 posti (-28%) riguarda il corso di infermiere con 14.635 posti rispetto ai 18.724 chiesti dalle Regioni e ai circa 22mila (-27%) proposti dalla Federazione Ipasvi. I posti assegnati in più rispetto allo scorso anno sono appena 403 (+2,8%). La carenza maggiore per circa 2.500 posti riguarda in particolare e come lo scorso anno le Università di Lombardia e Veneto. Per il resto, prosegue, anche se lentamente, il tentativo del ministro del Welfare e delle Regioni per una coerente programmazione rispetto alle proposte delle categorie. Tuttavia, resta una differenza" in negativo di 4.303 posti, data dall'esubero di 1.488 posti e una carenza di 5.791, di cui la maggioranza per infermiere (-3.249). Al contrario sull'esubero incidono oltre ai 500 di infermiere pediatrico, i 430 di tecnico di radiologia, 293 di fisioterapista, 212 di tecnico di laboratorio e infine i 30 di tecnico di neurofisiopatologia con gli attuali 129 posti. La maggiore novità di quest'anno sta nel fatto che quasi tutte le Università prevedono l'iscrizione su Internet, mentre restano ormai solo in 8 su 40 a non prevedere questo utilissimo servizio: Catania, Catanzaro, Firenze, Messina, Napoli seconda Università, Perugia, Sassari e Siena. La domanda può essere presentata solo di persona o per posta. Mentre l'invio per posta è escluso per Messina, Napoli Sun. Ogni Ateneo ha anche stabilito autonomamente la tassa di iscrizione che, in media è di 40 euro, con i costi più alti di Roma Cattolica a 95 euro, Milano S. Raffaele con 70 euro, poi Ferrara e Bologna a 60 euro. Mentre come costo più basso si conferma Foggia con 15 euro. Per la prima volta anche le due Università di Ancona e Cagliari che non prevedevano alcun costo da quest'anno applicano rispettivamente 25 e 20 euro. Inoltre, per la prima volta nessuna Università chiede la marca da bollo di 14,62 euro, l'ultima a richiederla lo scorso anno fu Varese Insubria. Situazioni particolari riguardano ancora alcuni atenei. Ferrara è ancora una volta l'unica Università a pubblicare giorno per giorno i dati sul numero di domande presentate per ogni corso. Genova, su 40 posti per educatore professionale, ne riserva 25 per i laureati del vecchio ordinamento in Scienze dell'educazione. Siena, pubblica sul proprio sito dal 20 al 31 agosto, la banca dati dei quiz da cui verranno estratti gli 80 dell'esame del 9 settembre. Sassari infine elabora la graduatoria finale sulla base del punteggio generale di merito, da cui gli studenti possono scegliere il corso. Sarebbe questo il criterio più corretto per favorire gli studenti più meritevoli.
I costi d'iscrizione (euro) Università Ancona Bari Bologna Brescia Cagliari Campobasso Catania Catanzaro Chieti Ferrara Tassa 25 35 60 25 20 50 26 25 52 60 Università Firenze Foggia Genova L'Aquila Messina Milano Milano Bicocca Milano S. Raffaele Modena Napoli Fed. 11° Tassa 30 15 30 35 40 50 50 70 50 50 Università Napoli Sun Padova Palermo Parma Pavia Perugia Pisa Roma Sapienza 1 Roma Sapienza 2 Roma Tor Vergata Tassa 50 26 25 26 30 50 55 30 30 55 Università Roma Cattolica Roma Campus Sassari Siena Torino Trieste Udine Varese Vercelli Verona Tassa 95 50 20 57 30 40 40 40 40 50


Noi medici per fiction vi curiamo con l'amore
Visto del 29/08/2008 , art. di Nicole Cavazzuti N. 36 - 5 SETTEMBRE 2008 p. 46

«Il chirurgo che interpreto è molto sensibile e passionale», spiega Sergio Muniz, protagonista del nuovo serial Tv con Daniela Scarlatti. Che dice: «Io sono un'infermiera affidabile e materna». Due ruoli che piacciono al pubblico: «Sì, perché raccontiamo la realtà, ma con... il cuore in mano», ammettono in coro

Milano, agosto. L'appuntamento per il servizio fotografico e l'intervista a Sergio Muniz e Daniela Scarlatti è alle 11 di mattina. Il primo a presentarsi, nonostante un leggero ritardo, è proprio Sergio. Ci vuole un po' di tempo perché si lasci andare, ma poi diventa disinvolto. Non per niente ha fatto il modello per anni. Daniela arriva qualche minuto dopo, e di fronte all'obiettivo è meno spontanea. «Non amo essere fotografata», ammetterà durante l'intervista. Sono loro, il fascinoso reduce dell' Isola dei famosi e l'amatissima ex protagonista di Vivere , la coppia «impossibile» di Terapia d'urgenza , la nuova fiction ospedaliera in onda dal 29 agosto su Raidue. Impossibile perché i loro due personaggi non avranno alcun legame sentimentale. Eppure sono proprio Muniz e la Scarlatti i due volti più amati dai telespettatori, ed è su di loro soprattutto che conta la produzione per garantire il successo a questo ambizioso lavoro. Perché avete accettato l'offerta di recitare in Terapia d'urgenza ? Sergio: «Per diverse ragioni. In primo luogo perché credo che questa fiction sia davvero un buon prodotto, addirittura migliore dell'originale spagnolo. Non solo: recitare tutti i giorni per oltre nove mesi è una bella esperienza e un'ottima palestra, che mi fa creNella vita sono un timido. E vivo nel terrore di essere abbandonato dalle donne che amo scere professionalmente. Poi spero venga rafforzata la mia visibilità». Daniela: «Nella mia carriera ho sempre cercato di differenziare i personaggi interpretati. Sono stata un magistrato, una psicologa, una borghese snob... Ma non avevo mai vestito i panni della caposala di un ospedale. Per questo ci tenevo moltissimo ad accaparrarmi questo ruolo, tanto che ho sostenuto ben tre provini per la parte. E poi devo ammettere che per un attore firmare un contratto a lungo termine dà sicurezza, economicamente ed emotivamente. In passato sono stata disoccupata per due anni e l'ho vista davvero nera. Partecipare a questa fiction mi rende più serena, insomma». Parliamo dei vostri personaggi. Che tipo è il tuo Nicola Palumbo, Sergio? Sergio: «È un chirurgo di grande etica, un uomo sensibile e sfortunato in amore. Si incasina la vita con Laura Costa [ interpretata da Milena Miconi , ndr], che non saprà decidersi tra lui e il ricco Valerio Santamaria [ Marco Basile , ndr], collega in corsia. In definitiva, il problema di Nicola è che si lascia troppo coinvolgere dai sentimenti». Mentre Giulia Graziosi che donna è? Daniela: «È una donna di 43 anni, che fa la capo infermiera. È energica, efficiente e precisa, un'organizzatrice nata, materna e rassicurante sul lavoro. Nella vita privata ha invece una situazione molto meno chiara e definita: pur essendo sposata cederà a Sergio Danielli [ interpretato da Cesare Bocci , ndr], un suo superiore. I due vivranno una storia clandestina e passionale all'insaputa dei colleghi». Dalla fiction alla realtà: cosa avete in comune con i vostri personaggi? Sergio: «Quasi niente, se non una certa difficoltà a vivere serenamente l'amore. Se Palumbo si lascia coinvolgere troppo, io invece sono terrorizzato dall'idea di soffrire, di essere abbandonato. Sono molto insicuro e quindi per me l'amore, quando arriva, è sempre una questione un po' complicata da vivere». Daniela: «Per quanto mi riguarda, le differenze stanno soprattutto nella situazione sentimentale. Sono una donna ferma e passionale come Giulia, ma non sono mai stata sposata e attualmente sono single. Sarà che sono particolarmente esigente, sarà che desidero un uomo molto intelligente e altrettanto affascinante, sarà che sono troppo complicata... Di fatto, pur guardandomi in giro, negli ultimi tempi non ho incontrato proprio nessuno di stimolante». Sergio, potrebbe capitarti nella vita di avere una storia con una donna più grande di te, come Daniela? Sergio: «Certo, in passato ho avuto molte donne più grandi di me. Oggi però, onestamente, preferisco quelle più giovani». E a te, Daniela, potrebbe succedere di avere interesse per un uomo più giovane, come Sergio? Daniela: «No. Sergio è indubbiamente un bel ragazzo, simpatico e carino, ma non mi piacciono i ragazzi più giovani. Ho sempre avuto relazioni con uomini più maturi, li ritengo più interessanti». Preferite corteggiare o essere corteggiati? Sergio: «Preferisco essere corteggiato. Sono troppo timido per fare io il primo passo, non mi capita davvero mai». Daniela: «Non saprei. Non sono certo una cacciatrice, non cerco di conquistare a tutti i costi, ma poi mi rendo conto di essere spesso inconsapevolmente seducente. In compenso non mi accorgo mai di essere corteggiata, se non proprio quando l'uomo in questione ci prova». A proposito di donne: Sergio, come va con la tua fidanzata Silvia Roggero, con cui stai da due anni? Sergio: «Non voglio parlarne, non è il momento. Potrebbero poi esserci delle conseguenze che preferisco evitare a priori». Torniamo allora a parlare di lavoro: che progetti hai per il futuro? Sergio: «Spero che Terapia d'urgenza vada talmente bene da indurre la produzione a realizzare una seconda serie. Ci lavorerei volentieri, mi sto davvero arricchendo molto dal punto di vista professionale». Daniela: «Vale lo stesso per me: mi auguro che la serie abbia successo: parteciperei volentieri a una seconda stagione». Per concludere, qual è il vostro sogno professionale? Sergio: «Voglio fare l'attore, mi sembra chiaro. Pur amando molto posare e sfilare, per accreditarmi come attore ho rinunciato alla mia carriera di modello. Era l'unico modo per evitare di essere etichettato solo come un bello e per cercare di essere preso sul serio. I risultati a oggi mi incoraggiano a perseguire nell'obiettivo: ho fatto di tutto, dal cinema al teatro, fino alla televisione. E per il momento voglio continuare su questa strada». Daniela: «Il mio sogno è fare cinema, andare un giorno a Hollywood. Rimanendo coi piedi per terra, però, per me la cosa importante è lavorare in modo continuo, cosa che in Italia non è facile, perché c'è poco spazio per le attrici. Nonostante la produzione di fiction sia in crescita, ci sono molti più ruoli maschili. Per fortuna negli ultimi anni sto lavorando con maggiore regolarità, e spero che la bravura c'entri qualcosa...». Nicole Cavazzuti


Una squadra salvavita Terapia d'urgenza , in onda su Raidue in prima serata dal 29 agosto, è la prima produzione Rai interamente realizzata a Milano dopo 26 anni. Ispirato al format spagnolo Hospital Central , il serial (18 puntate lunghe 100 minuti) vede in azione un'équipe di 15 professionisti, tra medici e paramedici. «Una fiction dalle storie attuali e moderne, con poche concessioni alla retorica», spiega Muniz. «Storie che parlano di problemi che affliggono realmente medici e pazienti, per trasformarli in casi esemplari». Poderoso il cast in cui troviamo anche Marco Basile, 34 anni, e Milena Miconi (nella foto grande con Muniz e la Scarlatti), 36, Antonella Fattori, 48, e Rodolfo Corsato (riquadro al centro), 44, e Cesare Bocci, 50 (nel riquadro qui a sinistra, con la Scarlatti).
chi è lui


Nome: Sergio Luogo: Bilbao (Spagna) Cognome: Muniz Data di nascita: 24 settembre 1975 Segno zodiacale: Bilancia Hobby: l'impegno sociale Carriera: è diventato famoso vincendo l' Isola dei famosi nel 2004 (foto sotto). Ha partecipato a varie fiction ( La signora delle camelie , Caterina e le sue figlie ) Amore: è fidanzato da due anni con Silvia Roggero
chi è lei

Nome: Daniela Data di nascita: 28 luglio 1963 Luogo: Merano (Bolzano) Amore: si dichiara single Cognome: Scarlatti Segno zodiacale: Leone Carriera: è diventata popolare nel ruolo di Silvana Canale in Vivere (nella foto sotto è con l'attore Gabriele Greco, 31). Ha recitato anche nel Maresciallo Rocca e La squadra 4 Hobby: lettura, restauro e giardinaggio
L'Ordine professionale insorge

"Basta con i telefilm ospedalieri"

Proprio mentre si moltiplicano le fiction di ambientazione ospedaliera (a Terapia d'urgenza seguirà presto Crimini bianchi e l'ironico Medici miei , su Mediaset), i medici, quelli veri, cominciano a osservarle con insofferenza. «Questi programmi finiscono per esaltare solo alcuni aspetti della nostra professione, come l'ospedale e il pronto soccorso, trascurando invece i medici di famiglia», ha detto Mario Falconi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma. Anche gli infermieri si lamentano: «Entriamo in scena solo se abbiamo una relazione con il chirurgo o per recitare frasi banali, in dialetto, con la sigaretta in mano», dice Annalisa Silvestro, dirigente della categoria. A difendere le fiction mediche è Giulio Scarpati, 52 anni, l'indimenticato dottor Lele di Un medico in famiglia : «Io ho sempre cercato di interpretare un personaggio rassicurante, rasserenante».


Infermieri: sindacati contro la Asl

Il Messaggero del 30/08/2008 ed. LATINA p. 41

I sindacati attaccano la direzione dell'Asl di Latina per la nomina, giudicata irregolare, del responsabile del servizio infermieristico provinciale. Il segretario generale dela Uil-Fpl di Latina, Tullio Romano, ha indirizzato un esposto al direttore generale dell'Asl di Latina e al presidente della Regione Lazio chiedendo la revoca immediata della delibera di nomina dell'8 luglio scorso, già sollecitata anche da altre sigle sindacali. Nell'esposto si fa rilevare che sono stati commessi errori vistosi nell'attribuzione di titoli professionali e curriculum alla persona cui è stato affidato l'incarico di responsabile provinciale della struttura semplice "Servizio infermieristico", il privernate Giovanni Venditti. «Perché, in attesa di un pubblico concorso - si chiede la Uil - non si è prorogata la vecchia nomina, risparmiando tempo e risorse? E perché, con la vacanza dell'atto aziendale e senza la consultazione delle organizzazioni sindacali, si è proceduto con l'aumento delle strutture semplici, nonostante il blocco imposto anche dalla Regione Lazio?».


Sicurezza in strada, mancano mezzi

Il Gazzettino del 31/08/2008 ed. PORDENONE p. III

Con gli organici attuali impossibile organizzare i posti di controllo con ambulanze e medici

La necessità di potenziare i controlli sulle strade in particolare sul fronte dell'abuso di alcol e di sostanze stupefacenti per cercare di limitare gli incidenti hanno confermato che il fenomeno è sicuramente esteso. L'altra sera, infatti, in alcune località del Veneto sono stati organizzati i "posti di blocco" che associano oltre che alle forze dell'ordine anche ambulanze e medici con il nuovo test che rileva oltre all'alcol anche la presenza di droga. Ebbene, il 45 per cento dei giovani fermati sono risultatipositivi. Una percentuale elevata che fa il paio con i numeri che la Polizia stradale ha già raccolto (e archiviato) sulle strade del Friuli Occidentale. Resta però il fatto che - almeno nella Destra Tagliamento - istituzionalizzare la task force che dovrebbe cercare di evitare lestragi del sabato sera non sarà facile. Già, perchè mancano uomini e mezzi. Se da un lato, infatti, la volontà del Prefetto, Elio Maria Landolfi, è quella di cercare di potenziare al massimo queste verifiche che in alcuni week end sono già state eseguite, dall'altro gli operatori devono fare i conti con i problemi reali. Intanto capita sempre più spesso che sulle strade della provincia ci sia una sola pattuglia della Polizia Stradale. Con questi presupposti, quindi, risulta complicato se non impossibile istituzionalizzare i controlli e magari attuarli ogni fine settimana. È pur vero che possono operare anche i carabinieri e nel capoluogo i vigili urbani, ma le verifiche, proprio a fronte della disponibilità di uomini e mezzi, non consentono certo di svolgere l'attività più di un volta al mese. Non è tutto. All'appello, infatti, manca anche la disponibilità di ambulanze, impegnante per l'emergenza e soprattutto di operatori professionali, medici e infermieri. «Al 118 - spiegano dall'ospedale di Pordenone - non siamo certo in grado di avere sempre i mezzi disponibili. A questo si aggiunge il fatto che il personale scarseggia e quello presente deve garantire i turni di soccorso. Con la dotazione attuale non saremmo certo in grado di svolgere il servizio aggiuntivo». In passato la task force provinciale è già stata attivata. Oltre a Polizia o Carabinieri sulle strade era presente anche un'ambulanza con un medico. «Vero - spiegano ancora dal 118 - ma è anche necessario ricordare che tutto il personale adoperato era su base volontaria. In pratica gli infermieri avevano deciso di rinunciare al turno di riposo per poter essere disponibili. Questa impostazione può essere valida una volta ogni tanto, ma nessuno può pensare di rendere operativo il servizio di controllo sulle strade senza prima aver messo mano agli organici e al numero dei mezzi in servizio».
Più o meno la stessa segnalazione arriva anche dal comando della Polizia stradale. «Certo - spiega un agente - se arriva l'ordine di effettuare il servizio questo viene allestito, ma l'organizzazione è legata alla volontarietà del singolo, oppure si devono sacrificare altri tipi di controlli, comunque legati alla prevenzione degli incidenti». Come dire, insomma, che per avere un task force allestita con pattuglia delle forze dell'ordine, ambulanza, medico e infermieri ogni fine settimana disponibile sulle strade della provincia è necessario rimettere mano agli organici. Altrimenti le verifiche resteranno episodiche.

Loris Del Frate



I nuovi reparti aprono fra le polemiche

Il Giorno del 31/08/2008 , articolo di MARCO GALVANI ed. Brianza p. 4

di MARCO GALVANI LA NUOVA era dell'ospedale San Gerardo comincia domani. Con il trasloco dei reparti di Oculistica e Ginecologia dal Vecchio al Nuovo. Un altro passo verso il completo smantellamento dell'Umberto I di via Solferino che, secondo i piani del direttore generale dell'azienda ospedaliera, Giuseppe Spata, si concluderà entro la fine dell'anno. IERI MATTINA è diventato operativo il pronto soccorso di oculistica all'interno del pronto soccorso generale, mentre le altre unità operative entreranno in servizio domani mattina. In particolare, l'ambulatorio di oculistica sarà al piano terra fra i settori B e C, mentre per la degenza è stato ricavato un reparto al settimo piano del settore A. Al piano terra dello stesso settore, invece, sono state spostate le sale visita di Ginecologia, e al terzo piano i letti per i ricoveri. Le emergenze ostetriche e ginecologiche continueranno a essere svolte soltanto al San Gerardo Vecchio. Nei vecchi padiglioni di via Solferino, infatti, resteranno i reparti di Ostetricia e patologia della gravidanza, e Neonatologia. Trasferimento rimandato, invece, per la tanto contestata palazzina degli Infettivi, che dovrebbe andare in via Pergolesi comunque entro l'autunno. Ma quello che più preoccupa gli infermieri è la giornata di domani. Si attendono un battesimo di fuoco. Perché, spiegano, «si è voluto a tutti i costi partire in fretta e furia quando sarebbe stato meglio pensare al trasloco con maggiore tranquillità». Certo, il settore dedicato all'ambulatorio di oculistica è nuovo, ma «è in una posizione angusta, le sale visita sono piccole, senza finestre, le sedie per l'attesa dei pazienti sono poche e tutte ammassate», criticano i rappresentanti del sindacato Cub. MEDIAMENTE l'ambulatorio di Oculistica ogni giorno visita 200 persone. «Per tutta quella gente ci sono soltanto due bagni, uno per i disabili, l'altro è unico per uomini e donne - fanno notare i sindacalisti -. A noi, medici e infermieri, non è stata riservata neanche una toilette di servizio». «Speriamo in bene», incrociano le dita gli infermieri in vista di domani. Il direttore generale, comunque, ha promesso che puntuale, alle 8, in reparto ci sarà anche lui.


Università,via alle lezioni il 6 ottobre

Il Secolo XIX del 30/08/2008 ed. Basso Piemonte p. 32


Tortona. Il 6 ottobre via alle lezioni della nuova sede universitaria di Tortona e in attesa che si completino i lavori di riqualificazione del nascente polo universitario cittadino all'interno dell'area Dellepiane, l'attività didattica e formativa inizierà provvisoriamente nei locali della sala polifunzionale della ex Caserma Passalacqua, in via Milazzo. Le iscrizioni al corso di laurea triennale in Scienze infermieristiche, ospitato per il primo anno a Tortona e dipendente dal corso di laurea in Scienze infermieristiche ed ostetriche di Novara della facoltà di Medicina dell'ateneo "Amedeo Avogadro", si sono chiuse il 29 agosto. Sono 40 i posti disponibili per il polo tortonese. Le prove di ammissione si svolgeranno il 9 settembre nella sede del Rettorato, a Novara, nel polo didattico della facoltà di Medicina, in via Perrone 18.
Per chi supererà la rpova di ammissione le lezioni inizieranno il 6 ottobre a Tortona. Ad accoglierli sarà una "settimana di orientamento" sull'approccio alle nuove materie e si terrà, come tutte le lezioni del corso di laurea, nella sala polifunzionale del Comune: «I locali rispondono a tutte le necessità didattiche del corso - commenta il sindaco, Francesco Marguati -. L'attivazione del corso rappresenta un importante risultato per l'amministrazione, in considerazione anche delle strategie attivate con l'Asl e con l'ateneo per garantire al territorio una presenza universitaria di qualità e duratura, grazie alla programmazione di investimenti volti a offrire strutture valide, in grado di garantire la creazione di professionisti richiesti dal mercato del lavoro e nel settore sanitario».
Si è operato a una soluzione logistica alternativa e temporanea, per mettere la facoltà in condizioni di avviare regolarmente la propria attività, nonostante i ritardi nei lavori per il recupero e la conversione della vecchia area industriale dismessa Dellepiane ad uso universitario. Il cantiere procede, molto è stato fatto e presto saranno disponibili, sui 2.500 metri destinati all'università all'interno dell'ex reparto filatura dello storico cotonificio tortonese, 3 aule da 100 posti a sedere, dove si terranno le lezioni delle materie di base; 3 aule da 30 posti, destinate allo svolgimento delle lezioni specialistiche; una sala informatica ed un'aula di simulazione professionale da 30 posti; una biblioteca ed un'aula studio da 50 posti, oltre agli uffici, per docenti e personale, ai locali tecnici e di servizio. Un complesso didattico destinato a occupare 1.700 metri quadri.
Per completare il percorso triennale ed ottenere il titolo di infermiere lo studente deve completare il tirocinio previsto, superare i 18 esami di profitto e i 3 esami di tirocinio e superare la discussione della tesi finale.
Tutte le informazioni in merito alla didattica ed all'accesso sono disponibili sul sito www.unipmn.it, al link della facoltà di medicina.
Filippo Bertone
Il 9 settembre si terranno
a Novara le prove
di ammissione al corso
di Scienze infermieristiche: 40 i posti disponibili


S. Filippo Neri,
pronto soccorso al collasso e pochi infermieri

Il Tempo del 01/09/2008 ed. Nazionale p. 2

Viviana Spinella
La carenza di infermieri è cronica al pronto soccorso dell'ospedale San Filippo Neri. Lo confermano operatori e sindacati. Si attende l'autorizzazione della Regione per assumere. E intanto si va avanti. Per superare l'emergenza estiva si è fatto ricorso all'istituto delle «risorse aggiuntive»: lo straordinario pagato 30 euro l'ora invece di 15 per alcuni turni. Una misura per invogliare i lavoratori a trattenersi qualche ora in più e fronteggiare così i picchi di affluenza estiva.
Il personale è al completo per i periodi più caldi: garantito uno standard sufficiente, per una struttura che impiega circa cinque/sei infermieri a turno (mattina, pomeriggio, notte, cambio turno e riposo) spalmati su cinque cicli mensili, più tre ausiliari ogni frazione. Il tutto per gestire le attese, che possono arrivare anche a sfiorare le sette ore a seconda dei casi, e gli accessi, stimati in circa 150 al giorno.
Ma le lamentele di chi lavora ogni momento a contatto con pazienti e familiari sono forti. «C'è un atteggiamento aggressivo dei cittadini - ribadiscono con sofferenza - Ci rendiamo conto della situazione, ma non possiamo essere quotidianamente trattati male». A farne le spese soprattutto gli addetti al triage per il loro ruolo di front office. «Ci urlano dietro anche per i tempi d'attesa, ma non capiscono che non dipendono da noi». Vari i fattori che causano il rallentamento delle prestazioni sanitarie: uno su tutti la carenza di posti letto in ospedale, dovuta ai tagli compiuti con il piano regionale di rientro dal deficit. Ecco perché, raccontano alcuni infermieri, capita che i pazienti stazionino su una barella, ore ed ore, in attesa del ricovero.
Ma non solo. Tra i corridoi del padiglione di Roma Nord circola anche un'altra spiegazione. I medici impegnati nel fronteggiare le emergenze sono sotto organico. Una carenza problematica per un Dea di II livello di alta specializzazione come quello ospitato dall'azienda ospedaliera San Filippo Neri. Quasi 9 mila e cinquecento gli accessi in pronto soccorso registrati tra gennaio, febbraio e marzo secondo i dati dell'Agenzia di Sanità Pubblica. Pochi i codici bianchi, solo 228, ancora meno dei codici rossi che sono invece stati 340. Oltre seimila i casi registrati al triage come «verde», 2.600 i gialli. Più di 2.800 i ricoveri disposti, quasi 7.700 i pazienti che si sono presentati spontaneamente, 1.150 trasportati con le ambulanze del 118.
L'organizzazione del Dipartimento emergenza e accettazione prevede due strutture complesse di anestesia e rianimazione, medicina e chirurgia d'urgenza, chirurgia maxillo-facciale, e le strutture semplici di chirurgia laparoscopica, neurochirurgia, analgesia al parto, terapia del dolore e cure palliative. I vari reparti, comunque, proprio in questo periodo stanno subendo dei lavori strutturali. Lo scopo è quello di realizzare una sala dedicata per brevi osservazioni, esami del sangue e dove sottoporre i pazienti giunti in pronto soccorso alle prime cure, la flebo come altri controlli di routine, in attesa del ricovero. Una stanza che dovrebbe così risolvere lo stallo delle barelle che stazionano nei corridoi dei vari reparti. Ristrutturazione edilizia, ma non solo.
Il timore dei sindacati è ben altro: «Il San Filippo Neri è una Dea di II livello di altissima specializzazione - spiega Mauro Menghi, coordinatore RSU segreteria aziendale della Cgil - con professionisti di alto profilo, medici e infermieri, che accrescono l'eccellenza di Chirurgia cardiovascolare, Neurochirurgia e Radiologia. Ci preoccupano le voci insistenti di un declassamento a Dea di I livello e l'ipotesi ventilata nel piano strategico regionale di accorpare San Filippo e Sant'Andrea per farne una unica Asl. Se queste indicazioni fossero attuate - commenta - sarebbe una follia».


Nomina Asl contestata La Uil va in Tribunale

Il Tempo del 31/08/2008 ed. Latina

Marco Battistini
Arriva quasi come un fulmine a ciel sereno, la polemica innescata dalla Uil-Fpl nei confronti del vertice dell'Asl di Latina. Il sindacato, per bocca del segretario provinciale Tullio Romano, ha deciso di ricorrere in Tribunale contro la nomina del nuovo dirigente del servizio infermieristico. Dopo aver inviato una lettera alla direzione generale Asl, e allo stesso governatore della Regione, Piero Marrazzo, la Uil ha preannunciato un ricorso nelle sedi giudiziarie competenti. «Perché l'amministrazione, nonostante un'attribuzione nominativa di titoli e meriti palesemente errati e infondati, non ha proceduto tempestivamente alla revoca e successiva correzione degli atti ? - ha affermato il dirigente sindacale della Uil-Fpl - nonostante le puntuali richieste di sospensione e revoca degli atti, l'Asl ha continuato sorda e intransigente il proprio arrogante cammino. Come si possono conferire incarichi dirigenziali apicali, attribuendo titoli professionali e curriculum di altre persone ?. Ad ogni modo stiamo preparando il ricorso». Secondo Tullio Romano, l'incarico sarebbe stato affidato ad un dirigente che non avrebbe avuto titoli sufficienti o comunque minori rispetto ad altri. E quì si arriva alla nota più curiosa della vicenda. Perché l'Asl aveva scelto Giovanni Venditti per ricoprire il ruolo di dirigente del servizio infermieristico, inserito nello staff della direzione sanitaria aziendale. Al contrario, la Uil-Fpl ritiene che ci sia un candidato con molti più titoli ed un curriculum migliore: anch'esso guarda caso si chiama Giovanni Venditti, infermiere dell'ospedale «Goretti». Un caso di omonimia che per qualcuno avrebbe indotto l'Asl all'equivoco. La Uil-Fpl ha preso le difese anche dell'ex responsabile del servizio infermieristico, Roberto Palmacci. «Non era forse il caso di prorogare il vecchio incarico, in attesa di un concorso pubblico, risparmiando tempo e risorse ?» ha messo in evidenza Tullio Romano nella missiva spedita al direttore generale.
Il manager Ilde Coiro dal canto suo ha voluto gettare acqua sul fuoco, respingendo le accuse al mittente.
«Il signor Tullio Romano dovrebbe provare ciò che sostiene - ha dichiarato la Coiro - è stata inoltrata un'istanza di accesso agli atti da parte di uno degli aspiranti dirigenti. Per quanto mi riguarda, sono disposta a confrontarmi con tutti, ma resto perplessa per i toni utilizzati dal segretario della Uil-Fpl. Noi abbiamo agito nella massima trasparenza. È stata indetta una selezione interna in attesa del bando di concorso pubblico. Non capisco per quale motivo si debba creare questa polemica».
La parola adesso passerà agli avvocati.


Urgenze fino a scoppiare

Il Tempo del 31/08/2008 ed. Abruzzo Pe

Domenico Di Roberto
Le sale operatorie dell'ospedale di Teramo «assediate» dalle urgenze. Il loro numero si è addirittura triplicato rispetto alle cifre degli anni passati. La spiegazione è semplice ed allarmante al tempo stesso. La chiusura di numerosi reparti e la crisi sempre più macroscopica di personale negli altri presidi ospedalieri della provincia ha avuto come conseguenza un'enorme mole di interventi dirottati al Mazzini. Nel periodo di Ferragosto ci sono stati giorni in cui le sale operatorie sono state sotto pressione 24 ore su 24. Il personale medico e paramedico di alcuni divisioni - soprattutto chirurgia generale, neurochirurgia, ortopedia e ginecologia - non ha avuto momenti di pausa neppure durante le ore notturne. A questo punto .c'è il rischio che, di questo passo, anche l'ospedale di Teramo vada prima o poi in tilt. Nemmeno al Mazzini, infatti, la situazione del personale, soprattutto tecnico e infermieristico è rosea. Alcuni operatori fanno notare, a questo proposito, che tra novembre a dicembre scadranno i contratti degli infermieri professionali assunti con rapporto professionale a termine. Se questi contratti non verranno rinnovati ci saranno già grossissimi problemi. E già a settembre ci potrebbero essere novità non proprio piacevoli per alcuni reparti accorpati. Gli accorpamenti potrebbero slittare di una e forse anche due settimane per fronteggiare nuove situazioni di emergenza (malattie, maternità, pensionamenti) nel frattempo intervenute. Sempre a settembre, sempre secondo alcune indiscrezioni, potrebbero finalmente aprire le nuove sale operatorie rimaste «congelate» da aprile dopo la passerella elettorale dell'ex Ministro Livia Turco. Ma anche in questo caso insorgerebbero ostacoli non indifferenti. L'attuale personale infermieristico non è sufficiente per assicurare il funzionamento di sale vecchie e nuove. L'unica soluzione potrebbe essere quella di chiudere le vecchie sale che tra l'altro non sono a norma da decenni.


"Questo ospedale è ridotto al lumicino?

Corriere Adriatico del 30/08/2008 , articolo di Giovanni Bartoli p. 3

La situazione generale è stata esaminata insieme al personale sanitario

CAGLI - I responsabili di Forza Italia, di Cagli Matteo Maidani e di Acqualagna Mauro Damiani hanno fatto una analisi, insieme al personale medico e paramedico dell'Ospedale di Cagli; un viaggio dentro la vita e la storia della struttura cagliese, e si sono resi conto che nel tempo essa ha perso la sua identità dimezzandosi nei servizi e nel personale, per divenire poi l'ombra di ciò che era in passato per la popolazione, abbandonato anche dalla parte politico-istituzionale."I reparti come la Ginecologia Ostetricia, la Pediatria, l'Ortopedia, le Chirurgia, un tempo esistenti e molto attivi oggi sono tutti morti, o quasi. Gli ambulatori attivati solo per giustificare qualche chiusura. La Dialisi, servizio che funzionava già da vent'anni, spostato, è stato detto: "è un nuovo servizio", ma noi sappiamo che così non è. Nasce il reparto di "Riabilitazione" e il politico ha aggiunto "questa per me è la felicità"; un affare economico per il privato, fatto passare come un affare per la comunità; l'affare forse c'è ma non per la popolazione"."E mentre la cattiva gestione avanza, vediamo ambulanze entrare e uscire dall'Ospedale: dove portano i pazienti ? Quanto costa quest ? Con la spesa dei viaggi si poteva comperare ed installare una Tac anche a Cagli, come ha fatto per Pergola e Fossombrone l'Asur Fano. Mentre l'Ospedale ormai è ridotto al lumicino, esce l'ambulanza di notte e nell'ospedale restano solo due infermieri ed un medico. Si può definire ospedale una struttura sanitaria con due infermieri ed un medico ?""Mentre i responsabili di Forza Italia Maidani di Cagli e Damiani di Acqualagna fanno queste considerazioni, il politico di turno, getta il fumo negli occhi e parla di spendere oltre 200 mila euro per dipingere la facciata, e noi che guardiamo gli ambulatori fatiscenti che ci sono al piano terra e la camera mortuaria, un ambiente dove oltre la vita si è perduto anche il rispetto della dignità umana, restiamo attoniti, senza parola, per dire cosa combina Urbino". "Addirittura - conclude la nota - ci hanno raccontato che alcuni cinesi, chieste prestazioni di ortopedia a Cagli hanno dichiarato che è meglio andare a Gubbio piuttosto che Urbino. Noi riportiamo ciò che la popolazione cagliese chiede: essere rassicurata affinchè l'ospedale non chiuda. Si hanno infermieri e medici sempre meno numerosi e con carichi di lavoro crescenti, al limite dell'impossibile. La chirurgia di Urbino non può chiedere solo Day Surgey a Cagli, perché, a detta degli esperti, togliere chirurghi (come si prospetta) a Cagli per trasferirli ad Urbino non significa solo azzerare la Chirurgia, ma smantellare l'intero ospedale. Perché anzichè svolgere il loro lavoro specifico, i chirurghi coprono metà turni mensili al Ppi e il servizio di endoscopia�?.L'ospedaledi Caglia pareredei dueresponsabilidi Forza ItaliaMaidanie Damianiè in uno statodi gravedifficoltà La struttura avrebbe personel tempo la sua identitàdimezzando servizi e personaleI cittadini vogliono garanzie


Aumentano gli aspiranti medici
Boom di richieste ai test d'ingresso

Gazzetta del Sud del 30/08/2008 , articolo di Giovanna Cucé ed. MESSINA p. 34

Chiesta la collaborazione della Questura per l'attività di controllo

Un piccolo esercito di 4.740 candidati per una manciata di posti a Medicina e nelle altre facoltà dell'area sanitaria con corsi di laurea a numero chiuso. Sono state 234 le domande in più, rispetto allo scorso anno, presentate alle segreterie per partecipare ai tanto temuti test d'ingresso.
É questa la tendenza registrata dall'Università, con picchi di richieste che vanno da Odontoiatria a Infermieristica passando per Veterinaria. Tutti sul nastro di partenza già dalla prossima settimana, dove all'interno di alcuni dei padiglioni della Fiera - e in concomitanza con il resto d'Italia - si svolgeranno le prove scritte. Le scene saranno esattamente quelle viste un anno fa, quando si è parlato di boom a proposito dei partecipanti alle Professioni sanitarie (una galassia di corsi che vanno dagli infermieri ai fisioterapisti). Quasi in tremila si sono presentati ai cancelli dodici mesi or sono (i posti a disposizione erano soltanto 600). E la musica quest'anno non cambierà. Tornando alle cifre, infatti, nelle sole Scienze Infermieristiche le domande di partecipazione sono 1.255 (l'anno scorso 1.123) per 540 posti .

Sarà comunque Odontoiatria ad avere il maggior numero di concorrenti: 559, a fronte dei 501 del 2007 (29 quelli che saranno ammessi). Massiccia la partecipazione prevista anche al corso di Tecniche di radiologia medica, per immagini e radioterapia con 201 domande (13 i posti assegnati) contro le 126 dell'anno accademico passato, e a Veterinaria, dove gli aspiranti a un posto saranno in 399 (82 dovranno essere gli iscritti) rispetto ai 345 di dodici mesi fa.

Le date dei test a risposta multipla varieranno a seconda delle facoltà: il 3 settembre sarà la volta di Medicina, il giorno dopo di Odontoiatria, il 5 di Veterinaria e, infine, il 9 delle Professioni sanitarie.

Numeri a parte, sotto il sole c'è un'altra novità. Nei giorni scorsi, è stato il rettore, Francesco Tomasello, a chiedere sia al questore, Vincenzo Mauro, sia al Prefetto, Francesco Alecci, il supporto nell'attività di vigilanza nel corso delle prove. Un segno sicuramente di trasparenza, dopo la bufera dell'anno scorso sulle presunte irregolarità avvenute proprio nelle giornate delle selezioni per l'ingresso a Medicina. Irregolarità che erano state prima al centro di una lettera spedita dall'allora ministro dell'Università, Fabio Mussi, alla Procura di Messina con cui venivano messe in luce le "anomalie statistiche" dei risultati dei test (come, per esempio, quelle della stessa Medicina dove, su 17 studenti che in tutta Italia avevano conseguito un punteggio superiore a 70, otto avevano svolto le prove nella città dello Stretto) e successivamente finite al centro dell'inchiesta avviata dalla stessa magistratura.

Intanto, è attesa per lunedi la prima riunione del Senato accademico dopo la pausa estiva. All'ordine del giorno, il monitoraggio dei centri di spesa non dipartimentali e dei progetti cofinanziati, il rinnovo dell'adesione al consorzio "Istituto superiore di Catania per la Formazione di eccellenza", l'offerta formativa del 2008/2009 e la modifica dello Statuto.

I numeri

1.255: il totale delle domande di partecipazione ai test per l'accesso a Scienze Infermieristiche (1.123 lo scorso anno).

559: le richieste dei candidati a Odontoiatria (501 per le prove svolte nei padiglioni della Fiera nel settembre del 2007).



E l'Asl assume 58 infermieri

Il Tirreno del 01/09/2008 ed. Prato p. 2

Si attingerà a due graduatorie, molti sono stranieri

PRATO. L'Azienda sanitaria ha dato in questi giorni il via libera a una vera e propria infornata di infermieri. Saranno una sessantina - 58 per la precisione - i nuovi assunti, per due terzi a tempo determinato (sei mesi) e il resto a tempo indeterminato.
E' l'ennesimo tentativo di far fronte alla cronica carenza di infermieri che da anni affligge il "Misericordia e Dolce", ma anche altri ospedali della regione. Una carenza che è provocata un po' dal mercato del lavoro, perché c'è un numero relativamente basso di infermieri professionali a cui attingere, ma soprattutto dall'alto turn over del personale. Molti si fanno assumere a Prato e risiedono in altre province o in altre regioni e alla prima occasione utile si fanno trasferire più vicino a casa.
Negli ultimi anni l'Asl ha cercato di molti modi di sopperire al fabbisogno di infermieri, indicendo concorsi propri, oppure consorziandosi con altre Aziende sanitarie per creare una graduatoria unica, oppure stipulando onerose convenzioni con associazioni infermieristiche in base alle quali si sono presi in prestito infermieri per un periodo di tempo determinato.
Ora l'Asl ci riprova, battendo due strade. La prima è l'assunzione di 20 infermieri attingendo a una graduatoria stilata dall'Asl di Grosseto ma ancora valida. I primi 20 ancora disponibili verranno contattati e se accetteranno saranno assunti. La seconda strada è il ricorso a un'altra graduatoria per assunzioni a tempo indeterminato, che prevede l'ingaggio di infermieri di categoria D con contratti di sei mesi. Questi sono già stati individuati e la particolarità è che su 38, ben 13 hanno nomi stranieri, in gran parte donne dell'Europa dell'Est.
Anche questa è un'indiretta conferma del fatto che gli italiani, nonostante la crisi strisciante, sembrano sempre meno interessati a lavorare in ospedale. Già in passato l'Asl aveva tentato di assumere infermiere rumene, tramite una cooperativa laziale, ma dopo qualche mese si scoprì che le assunte non avevano il permesso di soggiorno per motivi di lavoro e dunque l'Asl fu costretta ad annullare la convenzione. Memore di quell'esperienza, l'Asl ha deciso di controllare i titoli professionali e di soggiorno dei nuovi assunti stranieri quando questi accetteranno, prima di stipulare il contratto.


«Lo stipendio è più povero»

La Provincia Pavese del 30/08/2008 ed. Nazionale p. 13

Azienda ospedaliera, la protesta degli infermieri

PAVIA. Fine estate amaro per una cinquantina di infermieri dell'azienda ospedaliera che lavorano nel settore Psichiatrico (nel reparto ospitato dal policlinico San Matteo e al centro il Torchietto di via Vivai): per un errore, nello stipendio del mese di agosto, i lavoratori non si sono visti accreditare alcune voci: niente festivi, niente straordinari notturni, niente indennità di presenza. Voci che riguardano circa il 35 per cento dello stipendio di un infermiere con un'anzianità media.
«Tradotto in cifre significa che abbiamo perso circa 400 euro questo mese - dice un dipendente - E molti di noi hanno i libri di scuola da comprare, visto che siamo in settembre, il mutuo o l'affitto da pagare. Abbiamo chiesto spiegazioni e ci è stato candidamente detto che ci verranno accreditati il mese prossimo. Neanche una scusa. O una spiegazione di cosa è accaduto». Forse un errore nel conteggio da parte di chi prepara le buste paga o un problema nell'inserimento dei dati nel computer. I lavoratori, una cinquantina in tutto, la metano la poca informazione da parte dell'azienda. «Questa volta ci perdiamo una bella cifra, ma gli errori e le dimenticanze di questa o quella voce sono frequentissimi. Ogni mese qualcuno trova una discrepanza in busta paga rispetto al reale lavoro svolto. Chiediamo più attenzione».


Le scienze infermieristiche Oggi lo stop alle iscrizioni

La Provincia Pavese del 29/08/2008 ed. Nazionale p. 25

TORTONA. Si chiudono oggi le iscrizioni al corso di laurea triennale in Scienze Infermieristiche, ospitato per il primo anno a Tortona e dipendente dal Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche e Ostetriche di Novara della Facoltà di Medicina dell'Ateneo Avogadro.
Sono quaranta i posti disponibili per il polo tortonese e proprio a Novara, il 9 settembre prossimo, si svolgerà il test di ammissione per tutti gli aspiranti laureandi in una disciplina che, per l'alto numero di richieste che si registrano ogni anno, in tutta Italia è ad accesso programmato con un numero di posti stabilito in base alle esigenze delle singole Regioni ospitanti i corsi.
Per i quaranta iscritti che avranno superato il test del 9 settembre, le lezioni inizieranno il 6 ottobre: sarà una «settimana di orientamento» sull'approccio alle nuove materie e si terrà, come tutte le lezioni del corso di laurea, nella Sala Polifunzionale del Comune di Tortona.
«In attesa che si completino i lavori alla nuova sede del Polo universitario, ospitato all'ex Dellepiane, il Comune ha dato la piena disponibilità della Sala Polifunzionale, che risponde a tutte le necessità didattiche del corso - dichiara il sindaco di Tortona Francesco Marguati - l'attivazione del corso rappresenta un importante risultato per l'Amministrazione, in considerazione anche delle strategie attivate con l'ASL e con l'Ateneo per garantire al territorio una presenza universitaria di qualità e duratura, grazie alla programmazione di investimenti volti ad offrire strutture valide, in grado di garantire la creazione di professionisti richiesti dal mercato del lavoro e nel settore sanitario, in forte sviluppo per il nostro territorio e a livello nazionale. Siamo convinti, infatti, che il modo migliore per assicurare risultati a lungo termine per la città sia quello di lavorare a delle politiche del territorio, all'interno delle quali collocare interventi finalizzati tutti ad obiettivi finali comuni».
Il test di accesso si svolge il 9 settembre a Novara, al Polo Didattico della Facoltà di Medicina (in Via Perrone 18). Per completare il percorso triennale ed ottenere il titolo di infermiere lo studente deve completare il tirocinio previsto, superare i 18 esami di profitto e i 3 esami di tirocinio e superare la discussione della tesi finale. Tutte le informazioni in merito alla didattica e all'accesso sono sul sito www.unipmn.it, al link della Facoltà di Medicina.


Il «118» chiede di essere... soccorso

La Sicilia del 31/08/2008 ed. Nazionale p. 47

Drammatica situazione delle ambulanze nella provincia a causa dei tagli regionali alla Sanità

LORENZO ROSSO D'accordo, la situazione di Agrigento non è così grave come quella della grandi città, ma anche qui da noi stanno soffiando venti di crisi. Stiamo parlando del servizio di emergenza «118» che ad Agrigento e provincia occupa, in diciotto postazioni, ben 252 dipendenti (autisti soccorritori) che si alternano, nell'arco delle 24 ore, a bordo delle autoambulanze in servizio sul territorio. La scure dei tagli economici si sta abbattendo a partire da una circolare dell'assessorato regionale alla Sanità del novembre 2007 che ha decretato la decurtazione del cinquanta per cento degli incentivi ai medici e agli infermieri del «118» e una drastica riduzione dei mezzi, quantificata in sessanta ambulanze in meno in tutta la Sicilia. Che poi in termini di provincia agrigentina, vuol dire l'eliminazione di sei automezzi su diciotto che ogni giorno coprono il nostro territorio. Dunque, un sistema, quello del 118, che, almeno dal punto di vista economico, pare essere vicino al collasso. Soprattutto da quando, prima delle penultime elezioni regionali, 3.500 «volontari» ottennero l'assunzione con uno stipendio di poco superiore ai mille euro al mese, grazie alla convenzione stipulata tra la Regione Sicilia e la Sise (Società italiana servizi d'emergenza) con sede a Messina nei locali della Croce Rossa. Annullando di fatto l'esistenza dei «volontari» che invece ancora esistono come figure in altre regioni italiane. «Tanto per dare delle cifre - spiega il dottor Elio Barnabà, 58 anni, dal 2000 responsabile del Servizio 118 di Caltanissetta cui fanno capo pure le provincie di Agrigento ed Enna - una sola ambulanza con a bordo il medico rianimatore, l'autista e l'infermiere, in servizio nell'arco delle 24 ore, viene a costare, complessivamente, alla Regione, qualcosa come 500 mila euro l'anno!». Ambulanze, aggiungiamo noi, che ormai sono vecchie, mediamente, di almeno di otto anni; che spesso sono ferme per manutenzione e che, con i chiari di luna che s'intravvedono, non se ne parla neppure di sostituirle con altre più nuove. Tra l'altro la sostituzione dei pezzi di ricambio dei mezzi, normalmente avviene in tempi lunghissimi. In questi giorni, ad esempio, l'ambulanza della postazione di San Leone, situata nei locali della Guardia medica, è ferma per manutenzione e quindi, quando alla sala operativa di Caltanissetta arriva una chiamata di soccorso da quella borgata, gli operatori sono costretti a dirottare sul luogo, mezzi e soccorritori di un'altra postazione, allungando i tempi e sguarnendo altre zone. Ad Agrigento città, le postazioni sono tre: una all'ospedale San Giovanni di Dio, che utilizza un'unità mobile di rianimazione con medico rianimatore a bordo; un'altra si trova nel presidio del viale della Vittoria (ma la postazione è dotata di un'ambulanza semplice equipaggiata da un autista, un infermiere e un soccorritore) e quella di San Leone in cui operano solo due autisti soccorritori. In caso di emergenze in contemporanea, la centrale, se un mezzo è fermo, è costretta a far intervenire altri automezzi dai comuni più vicini. In provincia sono 15 le postazioni del «118», alcune situate negli ospedali, come quelle di Sciacca, Ribera, Canicattì e Licata; altre nelle Guardie mediche dei principali comuni: Cianciana, Menfi, Santa Margherita Belice, Raffadali, Favara, Ravanusa, Cammarata, Casteltermini, Porto Empedocle, Siculiana e Palma di Montechiaro. E in tutta la provincia agrigentina una sola unità, oltre a quella di Agrigento, è in servizio con il medico rianimatore a bordo. Si tratta di quella che fa capo all'ospedale di Sciacca. Altri due medici, non rianimatori, ma di Guardia medica, all'occorrenza si possono trovare invece a bordo delle ambulanze del 118 delle postazioni di Cianciana e di Cammarata, nella zona montana. A tutto questo però, va aggiunto il servizio di elisoccorso della base di Caltanissetta, con medico rianimatore a bordo, che ha competenza sulla provincia agrigentina. «In sostanza in provincia, fortunatamente solo il 10 per cento delle chiamate di soccorso è da codice rosso - continua il dottor Barnabà - mentre il più delle volte si tratta di interventi che in realtà non avrebbero quel codice di priorità assoluta richiesto per utilizzare il nostro servizio». Questa la situazione attuale, ma il quadro sembra destinato a peggiorare. La Regione sta studiando nuovi tagli nel settore sanitario e starebbe valutando la possibilità di ridurre ulteriormente i costi del servizio 118 con accorpamenti o altre diavolerie finanziarie del genere. Con un servizio di soccorso pubblico ormai, purtroppo, sempre più in rosso!


"Rsa I Tigli, un infermiere ogni 94 anziani"

Repubblica.it del 30/08/2008 ed. Parma

Il Comitato ospiti e famigliari della residenza protetta si rivolge all'Ausl e al difensore civico: "La direzione di Ad Personam fornisce dati ingannevoli". Non un infermiere in servizio ogni 24 persone non autosufficienti, ma solo uno per tutti e 94 gli ospiti"

Dopo avere denunciato i conti in rosso dell'Asp ad Personam (il bilancio di gestione 2007 avrebbe un deficit di 400mila euro), il Comitato ospiti e famigliari della residenza de I Tigli torna all'attacco. Nel mirino l'assistenza infermieristica "così come si evidenzia dal raffronto tra i dati ufficialmente forniti con il Procollo di lavoro e lo schema organizo 2008 dei singoli nuclei e quelli che abbiamo rilevato di persona".
I documenti a cui fa riferimento Raffaele Zinelli, presidente del Comitato, assicurano nero su bianco una costante presenza d'infermieri: "Terzo piano: mattino, 1 infermiera professionale dalle 6 alle 13 (le emergenze dalle 13 alle 14 vengono eseguite dalla IP del 4° piano), pomeriggio, 1 infermiera professionale dalle 14 alle 20.30 (le emergenze dalle 20.30 alle 22 vengono eseguite dalla IP del 4° piano), notte, 1 infermiera professionale dalle 22 alle 6. Quarto piano: mattino, 1 infermiera professionale dalle 7 alle 14, pomeriggio, 1 infermiera professionale dalle 15.30 alle 22 (le emergenze dalle 14 alle 15.30 vengono eseguite dalla IP del 3° piano), notte, 1 infermiera professionale dalle 22 alle 6 (le emergenze dalle 6 alle 7 vengono segnalate alla IP del 3° piano)".
Anche solo prendendo in esame i dati ufficiali, il Comitato non si sente tranquillo: "Viene a mancare nella Rsa la continuità della presenza dell'infermiere professionale verso gli ospiti e l'indispensabile passaggio verbale delle consegne tra i diversi turni dalle 13 alle 14 e dalle 20.30 alle 22 del 3° piano, e, dalle 14 alle 15.30 e dalle 6 alle 7 del 4° piano". Inoltre, secondo Zinelli, "dai documenti parrebbe essere assicurata nei turni di notte dalle 22 alle 6, una presenza di 1 infermiere professionale per ogni nucleo e piano della Rsa, per un totale di 2 persone (una al terzo piano più una al quarto piano".
E qui inizia l'incrocio dei dati ufficiali con quelli che il comitato avrebbe verificato sul campo: "Abbiamo appurato nuovamente che non si tratta di 2 infermiere ma di una sola al terzo piano e con presenza condivisa su tutti e quattro i piani (2 di Rsa e 2 di Casa Protetta). Quindi non una infermiera professionale ogni 24 ospiti Rsa, ma una sola infermiera professionale per tutti i 94 ospiti della struttura".
Da qui una lettera infuocata inviata all'Amministrazione, ma anche al Difensore civico e all'Ausl, affinchè qualcuno intervenga. Nel testo si denuncia la politica di privatizzazione dei servizi di assistenza, le modalità di assunzione degli infermieri e soprattutto il loro numero, per concludere con un appello a tutte le autorità competenti, affinchè "condannino la condotta ingannevole della Direzione di Ad Personam" e applichino le sanzioni amministrative e disciplinari per la mancata osservanza della direttive regionali.



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