La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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venerdì, settembre 26

Rassegna Stampa - 26.09.08

IN BREVE

Il Messaggero del 25/09/2008 ed. ABRUZZO p. 42

Proteste: strade al buio
Via Celestino V, ex strada Cetrullo, è al buio da molti giorni. I lampioni dell'illuminazione stradale sono spenti, così come già accaduto nella vicina via Colle Renazzo. Inutili, fino a oggi, le proteste dei residenti. Altre proteste, per la stessa ragione, nella centralissima via Carlo Poerio, nei pressi di piazza Santa Caterina: anche qui strada al buio da diverso tempo nonostante le ripetute segnalazioni dei cittadini.
Proteste: segnaletica
Proteste anche dalla Pineta. Su viale Primovere, direzione Francavilla, le indicazioni stradali per Francavilla, via celomni, Stale 16, San Silvestro. Chi non è del posto, segnala Antonio Taraborrelli, un residente che ha cuore la vivibilità del quartiere, spesso entra nel Villaggio Alcyone e si perde nel dedalo di vie.
L'Ugl e le infermiere:
convegno e premio
Sabato alle 10, nell'aula consiliare del Comune di Pescara, l'Ugl del segretario regionale Geremia Mancini organizza il convegno su Storia e filosofia dell'assistenza infermieristica. Intervengono il dottor Luigi Zappacosta coordinatore regionale dell'Ipasvi; il professor Loreto Lancia, la dottoressa Alessandra Fiumi, la presidente della Cri regionale Maria Teresa Letta, Rosa Roccatani dell'Ugl sanità e il dottor Edoardo Manzoni autore del libro da cui prende il titolo il convegno. Riconoscimenti andranno al personale del reparto di rianimazione dell'ospedale di Pescara che il 21 novembre 2002 seppe reagire ad un incendio che, se non arginato, avrebbe potuto causare numerose vittime. Infine vi sarà la consegna del "Florence Nightingale" 2008, che andrà ad Emanuela Setti Carraro, la donna e la crocerossina che con incredibile amore e coraggio seppe rimanere accanto al proprio uomo fino all'ultimo, e quell'uomo era il generale-prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Maccheronic Day
You want du antipasts? Il Wall Street Institute, scuola d'inglese di piazza Duca d'Aosta, celebra domenica il "Maccheronic day" con una giornata all'insegna del divertimento: dalla "maccheronic girl" alla sfida gastronomica, giochi e mystery: ci scapperà il "morto". Dalle 10,30 alla sera.


Il sindaco tra i ribelli del San Giacomo

Corriere della Sera del 26/09/2008 , art di Simona De Santis Francesco Di Frischia ed. ROMA p. 5


Città paralizzata per 3 ore dal sit-in sul Lungotevere. Tolti i blocchi, Alemanno incontra i dipendenti La protesta paralizza il centro. Alemanno: «Da oggi scendiamo in campo. Manca un piano sanitario regionale»Quattro ore di blocco di Lungotevere in Augusta di medici, infermieri e malati del San Giacomo contro la chiusura dell'ospedale. Il traffico va in tilt. Il sindaco Alemanno allora accetta di incontrare lavoratori e pazienti in un'infuocata assemblea: «Da oggi il Comune scende in campo».Il sit in comincia alle 14: il corteo con primari, camici bianchi e verdi e tanti dializzati parte dal San Giacomo diretto all'Ara Pacis. Pochi minuti e scatta improvvisa l'occupazione del Lungotevere. Le forze dell'ordine fanno un cordone tra via Tomacelli e l'imbocco di Ponte Cavour per fare defluire il traffico verso il Vaticano. Tra i 300 manifestanti si alza un coro: «Alemanno subito!». Verso le 16.30 arriva il suo delegato, Dino Gasperini: «Perchè non organizzate una delegazione e andate in Campidoglio?», propone a uno dei mediatori, Felice Occhigrossi, anestesista. L'ala irriducibile della protesta non molla. «Da qui non ci muoviamo», grida Gianfranco Calligaris, infermiere seduto sui sampietrini. E nella folla spunta Mario Falconi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma: «La Regione doveva fare un Piano sanitario regionale 3 anni fa: così non ci sarebbe stata questa emergenza». I manifestanti la spuntano alle 18. E subito mezza carreggiata di Lungotevere viene liberata, ma l'infernale serpentone di lamiere ha paralizzato le arterie principali del centro e non solo.Rivolgendosi ad Alemanno nel San Giacomo, Felice Occhigrossi attacca: «Se qui chiudiamo, la salute di cittadini e turisti non è garantita: le chiediamo di prendere un impegno formale affinchè l'ospedale possa continuare ad esistere». Più duro Ferdinando Aiuti, presidente della Commissione comunale sanità: «La Regione ha deciso di chiudere l'ospedale senza confrontarsi con nessuno». Al sindaco arriva un megafono: «Chiederemo a Marrazzo di farci avere, entro domani, il piano sanitario per quanto riguarda la città di Roma e poi istituiremo una conferenza permanente cittadina aperta alle delegazioni dei lavoratori». Applausi. «La Regione non ha ancora inviato il Piano che definisce la ristrutturazione della rete ospedaliera - precisa il sindaco -. Questo documento è il primo passo per capire quale sarà la localizzazione dei presidi, garantire i servizi senza creare problemi ai malati e ricollocare il personale. Non concederemo alcun cambio di destinazione d'uso per il San Giacomo finchè la situazione non sarà chiarita». La battaglia prosegue.
La protesta A sinistra un momento del blocco su Lungotevere in Augusta. corteo di medici, infermieri e malati davanti all'ingresso dell'ospedale
Gli slogan
«Lotta dura». «Chirurgo da spalmare?»Sulla maglia una scritta elequente: «Mi manda l'ospedale... San Giacomo». Ad indossarla ieri su Lungotevere in Augusta tanti i medici, gli infermieri e i malati della struttura in rivolta. «Era bravo pure 'sto... (bip bip) a governare come Marrazzo», era lo striscione più grande che campeggiava sul muro bianco dell'Ara Pacis. E negli altri slogan l'ironia lasciava il passo ai problemi più seri sulla ricollocazione del personale: «Chirurgo da spalmare?», era la scritta appesa al collo di un manichino con la divisa celeste da sala operatoria. E cori a squarciagola stile anni '70: «Lotta dura contro la chiusura». «Marrazzo palazzinaro», accusava un altro striscione alludendo alla eventuale trasformazione dell'ospedale in alberghi e abitazioni. «Sindaco non concedere il cambio di destinazione d'uso - gli ha gridato un infermiere - Sennò per noi è finita».


San Giacomo, la protesta blocca il lungotevere

La Repubblica del 26/09/2008 , art di VALERIA FORGNONE ed. Roma p. 03

I manifestanti in corteo. Alemanno: "Non cambierò destinazione d'uso" In strada anche pazienti, medici e infermieri. Lo slogan: lotta dura contro la chiusura Una commissione comunale guidata da Aiuti per capire la localizzazione dei presidi sanitari FISCHIETTI in bocca, megafoni in mano e un presidio durato cinque ore sul ritmo dello slogan "Lotta dura contro la chiusura". Erano centinaia i manifestanti, tra medici, infermieri, pazienti e associazioni di cittadini, che ieri pomeriggio hanno organizzato un sit-in di protesta per ribadire ancora una volta il proprio "no" alla chiusura dell'ospedale San Giacomo prevista dal piano di rientro sanitario della regione Lazio. Il corteo, partito poco dopo le 14, ha bloccato completamente il lungotevere in Augusta all'altezza di via Tomacelli mandando in tilt il traffico del centro storico, da Prati fino alla Nomentana. Seduti a terra con addosso una maglia con la scritta rossa "Mi manda il San Giacomo", i manifestanti hanno atteso un incontro con il sindaco che si è presentato intorno alle 18 all'ospedale. «Il San Giacomo non si tocca - ha urlato Lucia Perucca, che da più di 20 anni lavora come infermiera - Con il tempo è diventato un punto di riferimento non solo per i residenti, ma anche per tanti turisti. La nostra lotta andrà avantie non ci fermeremo davanti a nulla». E hanno promesso dura battaglia anche i molti dottori presenti al sit-in, come Terenzio Mari da oltre 30 anni al reparto di Epatologia: «Nonostante sia stato definito un ospedale marginale, il San Giacomo è una struttura d'eccellenza per tutte le branche specialistiche che lo compongono». Angosciato per la sorte dell'ospedale è anche Agostino Valenti medico del pronto soccorso che ha spiegato: «In un anno qui sono arrivate circa 30mila persone. Chiudere significa andare a intasare altri pronto soccorsi che già risultano congestionati». Ma la preoccupazione maggiore è per i pazienti attualmente ricoverati presso la struttura. E anche molti ex ricoverati ieri hanno voluto esprimere il proprio attaccamento alla struttura.«Il San Giacomo mi ha ridato mio figlio dopo un gravissimo incidente avvenuto sul lungotevere - ha ricordato ancora tra le lacrime una madre, Patrizia Caracci - Per fortuna che in zona c'era questo ospedale, qualche minuto in più e mio figlio non si sarebbe salvato». Anche Laura Serra ha raccontato la sua esperienza: «Sono la moglie di un ex paziente, due volte portato d'urgenza al San Giacomo. Io sono qui per combattere contro questa vergogna. Sono vicina a tutto il personale medico, tutte persone qualificate ed esperte, dai medici agli infermieri». E mentre la protesta andava avanti, i manifestanti hanno più volte chiesto un incontro con il sindaco. Si sono rifiutati di formare una delegazione che venisse ricevuta in Campidoglio e hanno atteso seduti in terra l'arrivo di Alemanno. Dopo un lungo braccio di ferro, intorno alle 18 il sindaco si è presentato al San Giacomo e al megafono ha spiegato che «non sarà concesso alcun cambio di destinazione d'uso fino a quando la situazione non verrà chiarita. Il Comune poi chiederà al presidente della Regione Lazio di farci avere, entro domani, il piano sanitario della città di Roma. E sulla base di questo istituiremo una conferenza permanente cittadina aperta alle delegazioni dei lavoratori». Questo documento, ha aggiunto Alemanno, è il primo passo «per capire quale sarà la localizzazione dei presidi sanitari, per assicurarci che verranno comunque garantiti i servizi senza creare problemi ai malati e per avere un quadro sulla ricollocazione del personale. E sarà Fernando Aiuti, il presidente della commissione capitolina sulla sanità, incaricato a esaminare il piano insieme con le delegazioni».
Le tappe IL CORTEO Centinaia di manifestanti tra medici, infermieri e pazienti sono partiti in corteo alle 14 dal San Giacomo e sono arrivati fino al lungotevere IL BLOCCO In segno di protesta contro la chiusura dell'ospedale del centro storico hanno bloccato per tre ore il lungotevere.Traffico in tilt IL SINDACO La protesta dei 300 manifestanti si è sciolta quando è arrivato il sindaco Alemanno che si è presentato alle 18 al San Giacomo NESSUN CAMBIO Alemanno: "Nessun cambio di destinazione d'uso finché la situazione non sarà chiarita e una conferenza permanente di cittadini e lavoratori" PER SAPERNE DI PIÙ www.regione.lazio.it www.aslromaa.it

La manifestazione per il San Giacomo
ha bloccato il lungotevere
Conegliano (el.ga.) Niente slogan, niente urla ma un ...

Il Gazzettino del 25/09/2008 ed. TREVISO p. XII

Conegliano
(el.ga.) Niente slogan, niente urla ma un picchetto silenzioso e qualche striscione che sintetizzava le loro richieste: hanno manifestato così, ieri mattina, i rappresentanti delle Rdb, le Rappresentanze sindacali di base, new entry tra le sigle sindacali dell'Usl7. Siamo in pochi, perché molti hanno paura e manifestare il loro disagio per quello che non va all'interno dell'Azienda sanitaria, hanno esordito i circa dieci tra infermieri, operatori socio-sanitarie e tecnici che, per un paio d'ore, hanno manifestato davanti all'ospedale.
E' toccato a loro, dunque, farsi portavoce dei malumori: Ci
sono grossi problemi in tutti i reparti ha ribadito Federico Martelletto, responsabile regionale dell'Rdb manca personale, quello che c'è viene usato anche per mansioni improprie, infermieri e operatori socio-sanitari vengono spostati da un reparto all'altro per tamponare le carenze di organico. Noi chiediamo che, invece, si proceda con nuove assunzioni. Lavoro nel reparto di psichiatria - ha denunciato una delle manifestanti - reparto per il quale la legge prevede che ci siano tre infermieri e due operatori socio-sanitari sia al mattino che al pomeriggio e due infermieri e un operatore la notte. Numeri che, al Santa Maria dei Battutti, non vengono mai rispettati con tutte le conseguenze che ciò comporta, sia per i carichi di lavoro che sul versante sicurezza. Noi operatori socio-sanitari veniamo usati anche per compiti di pulizia, che non ci spettano e che dovrebbero venir svolti dalle apposite squadre pulizie, ha rincarato un altro dipendente. Le situazioni che più richiedono una sistemazione urgente sono presenti alla De Gironcoli - hanno fatto presente alcuni dipendenti dell'ex clinica -: dobbiamo lasciare sguarniti i reparti per scendere a prendere i pazienti portati in ambulanza perché non li trasportano ai piani, quelli tra noi che sono inquadrati nel ruolo tecnico A svolgono mansioni superiori, a volte anche infermieristiche e da due anni aspettano una riqualificazione che non è ancora arrivata.


Sanità, emergenza ambulanze

Il Gazzettino del 25/09/2008 ed. PORDENONE p. V

La Cisl denuncia: un servizio che comincia male anche perché gli operatori saranno presi "in affitto" Pronto il nuovo piano di soccorso, ma per la montagna il mezzo è «fuori norma»Il nuovo servizio di emergenza che servirà la Valcellina con una postazione fissa per un'ambulanza a Cimolais sarà operativo dal primo ottobre. Il mezzo di soccorso è stato previsto per accorciare i tempi di intervento eccessivamente lunghi - oltre quaranta minuti a sirene spiegate - che attualmente impiegano le ambulanze dell'ospedale di Maniago a raggiungere l'alta Valcellina. Tutto bene, allora? Nemmeno per sogno. «Il servizio previsto attraverso la postazione di Cimolais sarà comperto da un'ambulanza fuori norma poiché tutte le ambulanze in servizio negli ospedali di Maniago e Spilimbergo hanno superato i 250 mila chilometri e quindi non sarebbero più utilizzabili nei servizi di emergenza ma sotanto come trasporto ordinario. E quindi, a Cimolais farà servizio un'ambulanza che non potrebbe essere utilizzata per il soccorso in emergenza». La pesante denuncia è stata lanciata dalla Cisl a pochi giorni dall'avvio del nuovo servizio.
Ma la contestazione sul mezzo "fuori norma" (per avere superato i limiti chilometrici e per come dovrebbe essere attrezzato un mezzo di soccorso) non è l'unica "pecca" che il sindacato ha messo in evidenza. «Il servizio - ha sottolineato Paolo Florean, responsabile della Sanità per la Cisl - sarà attivato attraverso un contratto dell'Azienda sanitaria con un'agenzia di lavoro interinale. Gli infermieri e gli autisti faranno base nella casa di riposo di Cimolais e dovranno dormire su alcune brande reclinabili in una situazione di particolare difficoltà, visto anche il luogo di montagna piuttosto disagiato. La spesa stanziata dall'Azienda è di 250 mila euro che copre sostanzialmente solo i costi degli stipendi dei dipendenti della società interinale. Forse costava meno assumere direttamente infermieri professionali». Sei infermieri e cinque autisti che si alterneranno in turni di dodici ore su sette giorni la settimana. «L'ambulanza - continua Paolo Florean che ha espresso diverse critiche al piano con il segretario della Cisl provinciale Renato Pizzolitto - partirà dall'ospedale di Maniago e dovrà raggiungere l'alta Valcellina. E visto il territorio gli equipaggi di infermieri si troveranno di fronte a situazione anche difficili come incidenti stradali con motociclisti, soccorsi di escursionisti in montagna oppure interventi a favore della popolazione anziana. Ci chiediamo - aggiunge il sindacalista - se le persone assunte hanno avuto l'opportunità di fare un'adeguata formazione? E poi - è un ulteriore punto di domanda che il sindacato pone sul piano dell'Ass6 - se qualcuno di questi operatori si ammalerà o sarà assente per altri motivi con chi dovrà essere sostituito? È chiaro - aggiunge - che il personale di Maniago non potrà farlo poiché è già sotto organico e deve ancora fare tutte le ferie del 2007». Infine Florean si toglie un sassolino dalla scarpa: «E dire che a luglio eravamo stati accusati di avere boicottato la partenza dell'ambulanza in Valcellina. Credo di poter dire che volevamo solo che il servizio fosse più efficiente e in grado di dare risposte adeguate. Noi ci ervamo impegnati a concordare un piano dell'emergenza per tutto il territorio non a spot, che servono a poco».
«Mi pare una posizione strumentale - taglia corto Nicola Delli Quadri, direttore generale dell'Ass6 - visto che era stata spiegata più volte la difficoltà nel reperire infermieri. L'unica possibilità di attivare il servizio era data dalla strada che abbiamo seguito. Quanto alle ambulanze c'è già un piano concordato per acquistarne una all'anno in modo da superare le criticità».
D.L.


Mancano infermieri all'azienda sanitaria

Il Gazzettino del 25/09/2008 ed. UDINE p. VII

ALTO FRIULI Pochi fanno i concorsi Deve chiudere la Rsa di Paluzza Gemona
Decentrare le sedi dei corsi unversitari per risolvere il problemadella carenza di personale infermieristico nelle zone meno agevoli come quelle montane? L'idea si fa avanti negli ambienti sindacali dell'alto Friuli di fronte ad una problematica, quella della mancanza di infermieri, molto sentita nelle zone di montagna.
«Da diversi anni - spiega Antonietta Rossi del Servizio inferimieristico dell'Azienda sanitaria 3 - abbiamo difficoltà a reperire infermieri con i concorsi: nella media, la buona parte di quelli che abbiamo sono residenti in Alto Friuli; è difficile che da Udine vengano a lavorare negli ospedali di Gemona e Tolmezzo. Da tempo, in base anche a convenzioni firmate a livello regionale dal Centro Servizi Condivisi, facciamo riferimento ad agenzie interinali e se fino a qualche tempo fa contavamo su personale straniero, ora abbiamo difficoltà a trovare pure quello».
A conferma di ciò, il recente avviso di incarico a tempo determinato emesso a giugno dagli uffici dell'azienda sanitaria e in scadenza il 16 luglio scorso per 14 posti di infermieri, di fronte al quale soltanto due persone si sono presentate. Così che il bando resta tuttora aperto fino a dicembre, in attesa che si facciano avanti altri offerenti lavoro infermieristico, mentre nei programmi dell'azienda c'è la volontà di addivenire ad un concorso nei prossimi mesi.
Ad evidenziare la problematica relativa alla mancanza di infermieri anche la recente decisione, comunicata dalla direzionedell'azienda ai sindacati, di chiudere l'Rsa di Paluzza: troppopochi 8 posti occupati per giustificare l'impegno di 5 infermieriper un servizio attivo 24 ore su 24. La questione di questa carenza è stata affrontata di recente anche dalle rappresentanze sindacali dell'Alto Friuli: «Oggi - spiega Enrico Barberi della Cgil - manca ancora una normativa di riferimento con i relativi parametri sui numeri degli infermieri che un' azienda deve avere, in base alle sue caratteristiche. Due commissioni ed una sperimentazione sono state avviate negli ultimi anni, ma nessuna ha dato risultati. Abbiamo fatto una richiesta specifica all'assessore regionale Vladimir Kosiç. Riguardo alla carenza di infermieri in Alto Friuli, già da tempo abbiamo chiesto di verificare con l'Università la possibilità di trasferire sul territorio i corsi di laurea: se difficilmente gli infermieri vengono da Udine a lavorare presso la zona montana, l'unica maniera per aumentare il loro numero è formarli sul luogo. In passato c'erano le scuole che permettevano lo sviluppo di compentenze sul territorio: oggi, è giusto che sia qualificato il lavoro di infermiere con studi universitari, ma se questi non vengono portati a formarsi sul territorio, è difficile che scelgano poi di rimanere dopo la laurea».
Piero Cargnelutti


I cento anni delle Infermiere volontarie

Il Tempo del 26/09/2008 ed. Abruzzo Pe

Accadeva cento anni fa. Nel 1908 la Regina Margherita di Savoia fondava il corpo delle infermiere volontarie, componente femminile della Croce Rossa Italiana. Un traguardo notevole, costellato di sacrificio e dedizione in ogni luogo della Terra, che verrà festeggiato oggi e domenica con una serie di iniziative. Si inizia questa mattina alle ore 10.30 con una Messa alla cattedrale di San Cetteo per poi proseguire con una cerimonia commemorativa al monumento dei Caduti in piazza Garibaldi e una conferenza alle ore 18 presso l'auditorium De Cecco. Domenica invece alle ore 10.30 le infermiere incontrano i cittadini in piazza della Rinascita e alle 18 la conclusione sarà affidata al concerto della Fanfara dei Bersaglieri "La D'Annunziana" diretta da Donato Di Domenico.


Le infermiere della Cri

Corriere Adriatico del 26/09/2008 p. 3

il centenario pesaro - Domani si celebrerà il Centenario della fondazione del Corpo Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana, Comitato Locale di Pesaro. Il Corpo delle Infermiere Volontarie è una componente esclusivamente femminile della CRI ed è a tutti gli effetti un Corpo Ausiliario delle Forze Armate. Domani in Cattedrale si svolgerà la celebrazione eucaristica, seguita nel Palazzo Comunale da una Cerimonia sobria e nel contempo solenne per consegnare attestati e lampada alle 5 nuove Infermiere Volontarie. Interverranno le autorità. Oggi lampada intende ricordare l'attività di Florence Nightingale (detta appunto Signora della lampada): quella luce si ravviva ogni volta che una nuova Infermiera Volontaria viene investita del suo compito importantissimo verso gli altri.


"Manca personale nel reparto di pediatria" ?

Corriere Adriatico del 26/09/2008 p. 9

Il grido d'allarme viene lanciato dal gruppo di Cittadinanzattiva
SAN BENEDETTO - Pediatria come Oculistica? Quesito che riecheggia nei corridoi del Madonna del soccorso, dove sono tante le preoccupazioni sorte attorno a questo reparto che vede una scarsa presenza di medici e infermieri, oltre a mancare ad oggi un primario. Da qui il rischio che anche per questo reparto venga applicato il progetto di Area vasta che porterebbe a condividere la dirigenza con il nosocomio di Ascoli. A lanciare il grido di allarme è l'associazione Cittadinanzattiva che si dice fortemente preoccupata per le sorti del futuro della Zona 12. Motivo preponderante è la scarsa chiarezza con cui si sta procedendo nella gestione della programmazione sanitaria dettata evidentemente da altre logiche distanti dai bisogni reali della collettività. "Siamo preoccupati sulla sorte della Pediatria dell'ospedale civile- si legge in una nota di Cittadinanzattiva - lo siamo perché non si vede strada per nominare un primario, ma soprattutto perché la disparità di trattamento che subisce rispetto alle altre Pediatrie della Regione Marche è marcatamente squilibrata. Rispetto ai dati del 2007 basti pensare che mentre alla Zona 13 di Ascoli, in Pediatria sono in servizio 10 medici con circa 725 nascite, a San Benedetto nella Zona 12 sono in servizio 4 pediatri, di cui 2 non fanno reperibilità, con circa 830 nascite, senza tralasciare che presso la il reparto a di Ascoli il numero di infermieri è anch'esso notevolmente superiore. Ne consegue che presso la Pediatria del capoluogo c'è una guardia attiva 24 su 24, mentre a San Benedetto esiste la reperibilità domiciliare con chiamata urgenza dalle 20 alle 8. I conti però non tornano perché la Pediatria di Ascoli, considerata di secondo livello, quindi ad alta specializzazione, pur avendo meno nascite rispetto alla Pediatria di San Benedetto, possiede più medici e più infermieri e quindi maggiore assistenza. Non capiamo quindi con quale concezione si interpretano i rapporti di programmazione sanitaria nella cosiddetta area vasta. Alla luce dei fatti sembra proprio che il tutto sia ingegnato al fine di ridurre la spesa a scapito dell'assistenza senza tenere conto delle reali esigenze territoriali. Esprimiamo quindi preoccupazione attraverso questa forte denuncia pubblica perché la emergente situazione della Pediatria si inserisce in un quadro di allarmante programmazione sanitaria dove si vedono prevalere gli aspetti della dismissione. Assumendosi le dovute responsabilità si dica cosa si vuole fare di questo reparto se considerarlo in maniera dignitosa, oppure se chiuderlo attraverso un lento smembramento del personale in servizio�?.


All'Usl 1 di Venosa opportunitá per venti infermieri

La Citta di Salerno del 26/09/2008 ed. Nazionale p. 24

Gazzetta Ufficiale• l'Azienda sanitaria Usl n. 1 di Venosa. (Gazzetta Ufficiale n. 73 del 19 settembre 2008 - scadenza 20 ottobre 2008) ha indetto un concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura di venti posti di collaboratore professionale sanitario - infermiere. Il termine di presentazione delle domande, corredate dei documenti prescritti, ed indirizzate al Direttore generale dell'Azienda sanitaria Usl (via Roma, 187 - 85029 Venosa Potenza), scade il trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del presente estratto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Il suddetto bando di concorso è pubblicato integralmente nel Bur della Regione Basilicata n. 41 del 1 settembre 2008 ed è consultabile e scaricabile all'indirizzo internet: Asl1venosa.it, nella sezione «bandi e avvisi». Per ulteriori informazioni rivolgesi all'Azienda sanitaria Usl n. 1 di Venosa (0972/39476-39455-39465 dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle ore 11). • I requisiti. I candidati devono avere cittadinanza italiana, salve le equiparazioni stabilite dalle leggi vigenti, o cittadinanza di uno dei Paesi dell'Unione Europea; idoneitá fisica all'impiego. L'accertamento della idoneitá fisica all'impiego, con l'osservanza delle norme in tema di categorie protette, è effettuato, a cura dell'Azienda Sanitaria, prima dell'immissione in servizio; titolo di studio per l'accesso al posto messo a concorso: Laurea o diploma universitario di infermiere, conseguito ai sensi dell'art. 6, comma 3, del D. Lgs. N. 502/92 e s.m.i., ovvero diplomi o attestati conseguiti in base al precedente ordinamento, riconosciuti equipollenti, ai sensi delle vigenti disposizioni, al diploma universitario ai fini dell'esercizio dell'attivitá professionale e dell'accesso ai pubblici concorsi; iscrizione al relativo Albo Professionale degli Infermieri, attestata da certificato rilasciato in data non anteriore a 6 mesi rispetto alla scadenza del bando. L'iscrizione al corrispondente albo professionale di uno dei paesi dell'Unione Europea, ove prevista, consente la partecipazione al concorso, fermo restando l'obbligo dell'iscrizione all'albo in Italia prima dell'assunzione in servizio.• Non possono accedere all'impiego coloro che siano esclusi dall'elettorato attivo nonché coloro che siano stati destituiti o dispensati dall'impiego presso una pubblica amministrazione ovvero licenziati a decorrere dalla data di entrata in vigore del primo contratto collettivo.I requisiti di cui sopra devono essere posseduti alla data di scadenza del termine stabilito nel presente bando per la presentazione delle domande di ammissione. Come previsto dall'art. 3 della legge 15 maggio 1997 n. 127, la partecipazione ai concorsi indetti da pubbliche amministrazioni non è soggetta a limiti di etá.• Alla domanda di partecipazione al concorso i candidati devono allegare, in originale o copia legale o autenticata ai sensi di legge ovvero autocertificati nei casi e nei limiti previsti dal D.P.R. n. 445/2000, tutte certificazioni relative al possesso dei requisiti specifici di ammissione di cui al punto 2, lett. a) e b) del presente bando. Inoltre, i candidati devono allegare tutte le certificazioni relative ai titoli che ritengano opportuno presentare agli effetti della valutazione di merito e della formulazione della graduatoria, ivi compreso un curriculum formativo e professionale, datato e firmato, redatto in carta semplice. I titoli ed i documenti devono essere prodotti in originale o copia legale o autenticata ai sensi di legge ovvero autocertificati nei casi e nei limiti previsti dal D.P.R. n. 445/2000 e con le modalitá previste dalla normativa vigente. In caso di utilizzo dell'autocertificazione occorre che essa sia completa in maniera da consentire la valutazione da parte della Commissione e/o gli accertamenti da parte dell'Amministrazione. Nel caso che ciò non sia riscontrabile, le circostanze contenute nell'autocertificazione medesima potrebbero, a giudizio insindacabile della Commissione, non essere oggetto di valutazione, se riferite a titoli, ovvero potrebbero comportare la esclusione del candidato, se riferite a documenti richiesti come essenziali. Si rammenta altresì che, in caso di ricorso a dichiarazioni sostitutive, le stesse devono essere accompagnate dalla fotocopia di un documento di riconoscimento del candidato, in corso di validitá.


Onorificenza agli eroi del Gris

La Tribuna di Treviso del 26/09/2008 , art di RUBINA BON ed. Nazionale p. 24

I 4 infermieri salvarono 28 pazienti dal crollo dell'edificio
MOGLIANO. Un attestato al merito civile per gli eroi del Gris che nel luglio del 2006 portarono in salvo 28 pazienti durante le fasi concitate del crollo del soffitto del reparto. Cristina Severin, Marina Gomiero, Gianfranco Cestaro e Luigino Vecchiato: questi i quattro infermieri, tre dei quali sono ancora oggi dipendenti del Polo Disabilità dell'Usl 9, che sabato 11 ottobre riceveranno l'attestato di pubblica benemerenza al merito civile per la loro condotta civica. Il riconoscimento sarà consegnato agli operatori dalle mani del prefetto di Treviso Vittorio Capocelli nel corso della cerimonia che si terrà nella sede dell'Istituto Gris, proprio a testimoniare la riconoscenza ai quattro infermieri non solo da parte dello Stato, ma anche da parte delle famiglie degli ospiti. Durante il crollo di un padiglione, a rischio della propria incolumità, gli operatori erano riusciti a mettere in salvo i 28 ospiti a loro affidati, scongiurando la tragedia senza creare allarmismi ed tuttavia esponendosi al rischio personale. E' stato direttamente il Ministero dell'Interno a comunicare la concessione del riconoscimento ai quattro infermieri, su segnalazione del direttore generale dell'Usl 9 Claudio Dario. «All'indomani stesso del grave fatto - sottolinea Dario - mi sentii in dovere di comunicare alle autorità competenti quello che ho ritenuto un vero atto di eroismo. Con perizia e prontezza di riflessi, gli operatori sono riusciti a portare al sicuro fuori dell'edificio tutti i pazienti, molti dei quali non erano in grado di farlo senza un aiuto. Hanno dimostrato sangue freddo, altruismo, grande capacità di gestire le emergenze ed il rischio in una situazione resa ancor più complessa e delicata proprio dalla particolarità delle persone a loro affidate. Un comportamento che ha confermato un attaccamento professionale ed una dedizione ai pazienti che va oltre la sicurezza dell'incolumità personale ed un non comune senso civico».«Trovavo giusto che un simile esempio trovasse la gratitudine di tutta la società - prosegue Dario - e sono felice che il Ministero dell'Interno abbia accolto la mia proposta. Il riconoscimento, infatti, premia un comportamento eccezionale ma, indirettamente, rende onore al lavoro generoso e alla professionalità che ogni giorno non viene risparmiata all'Istituto Gris come nelle altre strutture. Severin, Gomiero, Cestaro e Vecchiato sono un esempio».La tragedia sfiorata risale all'11 luglio 2006. Erano le 13.40. Uno scricchiolio improvviso, il rumore delle tegole che cadono, poi l'inferno. Il tetto di una delle palazzine anni Cinquanta di via Tommasi è collassato sulla sala mensa e sull'attiguo soggiorno al primo piano, dove i disabili stavano guardando la televisione. Nel crollo, le travi hanno trascinato il soffitto e parte del muro. Tutti gli ospiti, grazie alla prontezza dei quattro infermieri eroi, sono stati portati in salvo e nessuno ha riportato ferite gravi. Solo Marcello Sandrin, 39 anni, sordomuto e impossibilitato a camminare, ha riportato qualche escoriazione. Si è salvato perchè era steso su un divano appoggiato ad un muro che non è crollato. Il bilancio poteva essere però quello di una vera e propria strage.


Il medico? È in agenzia

Il Mondo del 26/09/2008 N. 40 - 3 OTTOBRE 2008 p. 84

Mancano specialisti al Nord. E le Asl li cercano sul mercato
Anche i medici potranno trovare un posto attraverso un'agenzia del lavoro: Gi group (250 filiali in Italia e un fatturato di 670 milioni di euro nel 2007) ha infatti creato il primo servizio strutturato di ricerca di specialisti. «La richiesta è partita dal mercato», spiega Stefano Tomasi , direttore di Gi group corporate, business unit del gruppo. «Ospedali e cliniche, soprattutto nel Nord Italia, hanno difficoltà a trovare medici con alcune specializzazioni. Una Asl di Rovigo a cui già forniamo personale infermieristico sta per esempio cercando un ortopedico e non è riuscita a trovarlo con un bando tradizionale». La società sta attualmente selezionando dieci specialisti per le strutture di Belluno, Bergamo, Milano, Venezia, Rovigo e Firenze che hanno fatto richiesta (la ricerca è condotta anche attraverso gli ordini professionali provinciali). «Ma le modalità di gestione saranno molto diverse rispetto a quelle del personale infermieristico», precisa Tomasi. «I medici non verranno assunti da Gi group con contratto di somministrazione ma solo selezionati sulla base del curriculum e messi in contatto con la clinica o l'ospedale, che poi valuterà in maniera autonoma la competenza tecnica». Proprio per questo finora la selezione di medici è rimasta un campo poco esplorato dalle agenzie per il lavoro. Etjca, Synergie e Assioma Selezione e Sviluppo, che ricercano abitualmente infermieri e operatori socio sanitari, se ne sono occupate in maniera sporadica e solo per conto di cliniche private. C.B.


Part time negato a mamme infermiere: «Daremo battaglia»

Cronaca Qui Torino del 26/09/2008 p. 12

Hanno chiesto un part time che però non è mai arrivato. È quantoè successo ad alcune infermiere degli ospedali San Luigi di Orbassanoe Molinette di Torinoea denunciarlo è il Nursing Up che per questo potrebbe aprire un'azione legale. Si tratterebbe di alcune mamme che avendo fatto richiesta del part time più di sei mesi fa si sarebbero viste sospendere la pratica (o rimandare) con una lettera che riportava la necessità di un incontro con le parti sindacali prima della concessione del loro diritto. «Prima della legge Brunetta - spiega il responsabile regionale Nursing Up Claudio Delli Carri - dalla domanda per un part time alla sua concessione potevano passare al massimo sei mesi, ora, grazie al concetto della discrezionalità, possono passare anche degli anni. È un fatto vergognoso che penalizza tutti i lavoratori del comparto pubblico». «Il sospetto - aggiunge - è che il part time oggi non venga più concesso in quei reparti dove ci sono problemi per la necessità di personale o per la complessità dell'impegno lavorativo, tentando così di tamponare la necessità di assunzione di nuovi infermieri». Il sindacato attende delle risposte da parte dell'assessore alla Sanità. «Nel frattempo - conclude Delli Carri - stiamo valutando, tramite il nostro ufficio legale, se vi siano i presupposti per una azione di tutela dei lavoratori che sono stati penalizzati da questa applicazione del tutto arbitraria della Legge 133». [l.c.]

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