La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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mercoledì, settembre 17

Rassegna Stampa - 18.09.2008


«Nessun dubbio sulla correttezza
dei nostri colleghi e iscritti»

La Libertà del 18/09/2008 p. 10

«Non mi stupisce che non abbiano trovato assenteisti fra gli infermieri. I fannulloni, se ci sono, non stanno certo nella nostra categoria».Antonella Gioia, presidente del collegio di Ipasvi (la Federazione degli infermieri professionali), non batte ciglio alla notizia che i controlli dei carabinieri, ieri all'ospedale di Piacenza, non abbiano trovato irregolarità fra gli infermieri (neanche fra il personale medico, peraltro). «La nostra - continua la Gioia - è l'unica categoria dello Stato che ha un carico di lavoro esagerato. Un infermiere non può certo lasciare scoperto il turno ed andare a fare la spesa. E' più facile riuscirci se si sta dietro a una scrivania». Giuseppe Miserotti, presidente dell'ordine dei medici, commenta: «I controlli è giusto che si facciano. Io sono molto contento, perché non ho mai avuto dubbi sul fatto che i miei colleghi facessero il loro lavoro con coscienza. Le dirò di più. Molti colleghi, per lungo tempo, hanno fatto straordinari, anche non remunerati. Questo problema è stato affrontato solo parzialmente. Adesso l'azienda invita i medici a prendere lunghi periodi di ferie in cambio del superlavoro praticato dai nostri colleghi». Sui farmaci scaduti, aggiunge: «Si tratta di un problema veniale. Sono farmaci, come gli antibiotici, che vengono presi ad hoc, nella farmacia dell'ospedale, e distribuiti ai reparti. Se il medicinale non viene utilizzato sul paziente, magari viene dimenticato lì. Ma non succede nulla».18/09/2008



L'hospice non aprirà fino a gennaio 2009
"Mancano infermieri"

La Stampa del 18/09/2008 ed. ALESSANDRIA p. 54

L'inaugurazione era avvenuta a febbraio, intitolando i locali al vescovo Germano Zaccheo morto a novembre. Poi si era parlato dell'operatività a giugno, ma anche quella data non era stata rispettata, facendola slittare a ottobre. Ora giunge notizia che l'hospice per malati terminali, ricavato tra Oncologia e Malattie Infettive al S. Spirito, non sarà attivo fino a gennaio. «Il motivo - afferma Gianfranco Ghiazza, direttore sanitario dell'Asl-Al - è legato alla carenza di personale infermieristico specializzato, perchè se parte del personale dai vari reparti del S. Spirito verrà trasferito all'hospice si verificheranno in alcuni casi criticità che stiamo cercando di risolvere con un'ottimizzazione del personale». Ci sarebbero cioè reparti in cui gli infermieri sono abbondanti e altri invece no. Ma la riorganizzazione deve prendere in esame l'intero complesso del Santo Spirito. Intanto, è all'esame della Regione la riapertura della degenza di Pediatria, che l'Asl-Al ha proposto. Anche in questo caso sarà necessario provvedere al personale del reparto, ma Ghiazza pare essere ottimista sulla positiva soluzione del problema.Chi invece è delusa è l'oncologa Daniela Degiovanni, che da anni attende che l'hospice sia operativo. Degiovanni presta da molto tempo opera di volontariato nell'associazione Vitas, nata proprio per assistere malati terminali. L'oncologa si è anzi già attivata anche sul progetto di un giardino esterno all'hospice, coinvolgendo volontari e floricoltori, per rendere più ospitale l'area esterna, per ora solo dotata di alberi. Coinvolgendo l'architetto alessandrino Irina Mantello, esperta di giardini terapeutici, è già stato messo a punto un progetto con panchine, fontane e varie essenze. Ma per tutto questo è necessario che la struttura venga attivata.A questo scopo l'oncologa Degiovanni avrà un incontro con il direttore generale dell'Asl, Gian Paolo Zanetta, nei prossimi giorni.



E' boom di adesioni a Scienze infermieristiche

Il Resto del Carlino del 18/09/2008 ed. Ascoli p. 14

AL TEMPO della disoccupazione, della precarietà, del miraggio del posto fisso, c'è un mestiere veramente d'oro. Non ci sono abbastanza infermieri tra le corsie degli ospedali, non c'è abbastanza personale nelle cliniche private, nelle case di riposo. Ecco perché c'è la corsa all'iscrizione al corso di laurea in scienze infermieristiche a Fermo, quasi 170 domande di iscrizione a fronte di 65 posti disponibili. Sorride soddisfatto il coordinatore del corso, Adoriano Santarelli, sempre al telefono a organizzare, dare informazioni, chiamare docenti e studenti: «Il corso compie a Fermo il suo primo anno di vita, quasi tutti i primi iscritti passano al secondo anno con gli esami in regola e il tirocinio svolto. Io intanto continuo a ricevere telefonate dalle aziende sanitarie, dalle cooperative, tutti a chiedere se i miei infermieri sono pronti oppure no». Il boom di iscrizioni è dovuto alla promozione fatta nelle scuole, alle tante giornate di orientamento organizzate nei mesi scorsi per convincere i giovani a scegliere un corso di studi assolutamente sicuro. Dei 65 iscritti lo scorso anno ne sono arrivati fin qui ben 59, una media altissima rispetto alle altre università che vantano il triste primato degli abbandoni. Se tutto prosegue così, il prossimo anno ci saranno i primi laureati, le prime forze nuove pronte a lavorare. Spiega Santarelli: «Non capita tanto spesso che sia il lavoro ad aspettare te, non tutti i laureati trovano un impiego prima ancora di concludere gli studi». Santarelli spiega che quest'anno sono per lo più marchigiani, quasi tutti fermani gli aspiranti infermieri, anche se non mancano le richieste anche da fuori regione, dalla Puglia per esempio. I docenti arrivano dalla facoltà di medicina di Ancona, ma più spesso sono gli stessi medici del Murri a far lezione, come sottolinea ancora il coordinatore del corso: «Abbiamo voluto dare a questo corso un'identità profondamente fermana e i ragazzi hanno risposto alla grande, speriamo davvero di crescere sempre e di lavorare sempre meglio». Intanto c'è pure una sede definitiva in fase di sistemazione: i locali che il liceo classico Paolo VI sta liberando al seminario. Quando la scuola chiuderà definitivamente i battenti, ci sarà un'intera ala del seminario a disposizione. Gli studenti non si lamentano della distanza dal centro della città perché, conclude Santarelli, «qui abbiamo i parcheggi e tutte le comodità. Il centro storico sarà bello, ma prova a lasciare la macchina. A noi va benissimo così, la nostra sede sarà pronta a giorni; per l'inizio delle lezioni, il 6 ottobre, saremo pronti». Angelica Malvatani



Selezione politica nei test per diventare infermiere

Il Manifesto del 18/09/2008 , articolo di Sara Menafra p. 7

ROMA Facciamo un test. Volete fare l'infermiere, oppure l'ostetrico o meglio ancora il fisioterapista. E il 9 settembre scorso avete deciso di provare il quiz di ammissione per una laurea triennale delle Professioni sanitarie, all'università la Sapienza di Roma. A voi, come alla studentessa E. V. e ad altri tremila ragazzi, viene sottoposto un questionario in cui vi chiedono di ricordare l'articolo di Asor Rosa sul manifesto - e pazienza se non lo comprate e volete solo fare gli infermieri: «Prescindendo dal pensiero difficilmente condivisibile di Asor Rosa - vi chiede il questionario già alla quarta domanda - che dimentica certe leggi fasciste che poco ebbero a che fare col bene della nazione», la sua dichiarazione sul «fascismo migliore del governo Berlusconi» ha come «possibile spiegazione» (possibile, avete letto bene) che il fascismo proponeva: a) di dare nuovo spazio a quel socialismo a cui aveva aderito il giovane Mussolini; b) di rendere l'Italia autarchica; c) di dichiarare guerra alle plutocrazie occidentali; d) di mettere fine ad un sistema, quello liberale, opposto alla logica marxista; e) di mettere fuori legge la massoneria. Oppure, dovete decidere quale sia il principale paradosso dell'ultimo documentario sulle Brigate rosse («Il Sol dell'avvenire» quello criticato dal ministro Bondi): a) la diaspora comunista non consente interviste; b) la diaspora socialista non consente interviste; c) non si cita la teoria degli "opposti estremismi"; d) i dirigenti politici di sinistra dichiarano di non ricordare; e) la diaspora democristiana non consente interviste. O, ancora, attenzione perché qui c'è un tranello: Ignazio Silone - dice l'autore del quiz - è stato un intellettuale anticomunista, differente dall'intellighenzia di sinistra «prostrata davanti a Togliatti». Di questa «tendenza anticomunista democratica e laica decisiva per la libertà e democrazia dell'Occidente funestato dai totalitarismi» facevano parte anche: a) Quasimodo, Vincenzo Monti; b) Repaci, Alessandro Manzoni; c) Moravia, Leopardi; d) Carducci, Arthur Miller; d) Camus, Orwell. «Se vogliamo dire che chi era contro il comunismo sovietico era anticomunista, allora la risposta è l'ultima. Ma mi pare una definizione opinabile Orwell ha combattuto in Spagna coi trozkisti», spiega Pierpaolo Poggio, ricercatore della Fondazione Micheletti. E scettico è pure lo storico Giovanni De Luna: «Senza troppe sottigliezze possiamo dire che nel '900 un antisovietico era un anticomunista, quello che non capisco è perché proporre una domanda così complessa a degli aspiranti fisioterapisti. Sarebbe una domanda difficile persino per i miei studenti di storia». «Perché?» è esattamente la domanda che si è fatta E. V. la studentessa che, dopo aver partecipato all'esame, ha inviato una copia del quiz al manifesto : «Ho passato l'estate a studiare, ho risposto a centinaia di domande di cultura generale, ma non capisco perché sugli 80 quesiti che mi hanno proposto 33 fossero di questo tono». E. V. voleva fare l'infermiera: «E non capisco perché un infermiere debba conoscere nel dettaglio questi argomenti». Pochi suggerimenti arrivano dalla facoltà Medicina e Chirurgia 1 dell'università la Sapienza di Roma. «Il test di quest'anno non può essere diffuso, i risultati sono stati pubblicati sul sito internet della facoltà due giorni fa». Al rettorato, invece, chiariscono che il questionario di ammissione alle lauree di primo livello nelle «Professioni sanitarie» era lo stesso per tutti i corsi. Ed è stato scritto dai docenti della facoltà. Forse sono loro, i professori, a sapere quale sia la risposta giusta ad una domanda dedicata al perché i giovani di Berlino abbiano «una idea positiva ed idealizzata della Repubblica democratica tedesca». «Perché la loro rappresentazione del passato è influenzata: a) dal ricordo felice dell'ordine garantito dalla polizia segreta; b) dal progresso garantito dall'economia statale; c) dai numerosi premi Nobel in medicina conseguiti; d) dalle grandi realizzazioni del comunismo internazionale; e) più dai ricordi nostalgici di nonni e genitori, che dai libri di storia». Chi non sa risolvere l'arcano è, di certo, il professor Asor Rosa, tirato in ballo dal questionario: «Mi chiedo - risponde - se questo test sia: a) ai limiti della follia; b) ai limiti dell'idiozia; c) ai limiti della disonestà; d) ai limiti della fornicazione. E sulla fornicazione berlusconiana avrei qualcosa da dire».



Sanità nel mirino C'è una denuncia

Corriere Adriatico del 18/09/2008 p. 9

RECANATI - Il Tribunale per i diritti del malato denuncia un caso di presunta malasanità che sarebbe avvenuto all'ospedale Santa Lucia nei giorni scorsi. Protagonista della disavventura, una malata ricoverata nel nosocomio leopardiano che nonostante una situazione preoccupante avrebbe dovuto attendere a lungo l'arrivo dell'assistenza medica. I fatti sono stati riferiti dalla coordinatrice di Cittadinanzattiva-Tdm Silvana Magini, che si trovava nella struttura sanitaria per una visita di cortesia ad una sua lontana parente ed ha assistito di persona a quello che lei stessa definisce un brutto episodio. "Arrivata al capezzale della malata (tra l'altro degente in una camera a pagamento), ho trovato - scrive la Magini - la nipote, che l'assiste e con la quale convive, molto preoccupata, poiché la temperatura corporea era salita oltre i 39° C ed il personale infermieristico le aveva detto di avvisare se la febbre avesse raggiunto il valore suddetto. Avendolo fatto alle 18.30 e constatato che la situazione andava peggiorando, al punto che la paziente era prostrata ed in stato soporoso, non vedendo nessuno, la nipote richiamava, chiedendo la visita del medico". Ma alle 19 nulla ancora si muove , come scrive Silvana Magini, ed a quel punto, in qualità di coordinatrice del Tdm, è lei in prima persona a recarsi dall'infermiere per chiedere spiegazioni di come mai potesse accadere che in un ospedale si dovesse attendere così tanto a lungo per vedere apparire un medico: laconica - sempre secondo la Magini - la risposta dell'infermiere, che avrebbe spiegato di aver già chiamato il dottore. "Ritornata in stanza - continua il racconto della Magini - ho avuto il sentore che il medico non fosse in reparto, e siccome la parente della persona malata si agitava sempre di più, le ho consigliato di recarsi presso il Punto di Primo Intervento del nosocomio per richiedere l'opera di un medico". Ma anche questo tentativo si rivela inutile, perché dopo che il personale non medico in servizio aveva riferito al sanitario la richiesta della signora, questi rispondeva che toccava non a lui ma al reparto visitare i proprio degenti. "La situazione della malata era grave, venivano gli infermieri e dicevano che la chiamata al medico del reparto (reperibile) era stata inoltrata da tempo. Per fortuna, verso le 19.30 la febbre incominciava a scemare un po', dando l'impressione che la malata fosse un pochino più vigile. Alle ore 20 circa compariva il medico". Questa denuncia è stata inoltrata alla magistratura tramite i carabinieri. L'ingresso dell'ospedale



Traffico al Policlinico,
divieti soft Accessi limitati solo fino alle 14

Corriere del Mezzogiorno del 18/09/2008 ed. BARI p. 7

Via libera ai dipendenti nelle ore pomeridiane e serali
Previsti controlli dei vigili urbani dalle 8 alle 20. Affidata ai primari la gestione dei pass BARI - Quattro vigili pattuglieranno, ogni giorno, dalle otto alle venti i viali del Policlinico per sanzionare gli automobilisti indisciplinati e i trasgressori. Ma l'accesso a medici, infermieri e universitari sarà impedito solo dalle sei alle 14. Nelle ore pomeridiane e notturne (quindi dalle 14 alle 20 e dalle 20 alle 6) il personale sanitario e accademico potrà parcheggiare liberamente all'interno dell'area ospedaliera, basterà mostrare il tesserino aziendale. Bocciato e rimesso nel cassetto il piano sulla viabilità che era stato predisposto dall'ex direttore generale, Antonio Castorani, l'attuale manager del centro d'eccellenza, Vitangelo Dattoli, prova a mettere fine alla sosta selvaggia tra i viali dell'ospedale e a regolamentare il traffico attraverso nuove soluzioni. In realtà, il manager applicherà un regolamento datato 2005 (firmato dall'allora direttore generale, Pompeo Traversi), ritoccato e riveduto in alcune parti. Il provvedimento che entra in vigore tra due giorni - è meno restrittivo rispetto a quello di Castorani. Una rivoluzione soft, in attesa di un piano più dettagliato. Il progetto prevede il ritiro di tutti i pass attualmente in circolazione: i nuovi permessi saranno rilasciati dai singoli reparti e dal direttore generale. Ecco la prima differenza con la proposta Castorani: i contrassegni potranno essere gestiti anche dai primari delle cliniche e non solo dal manager dell'ospedale. La loro validità, inoltre, non sarà giornaliera, ma mensile o anche annuale. L'ingresso sarà garantito a tutti i pazienti non in grado di camminare, alle aziende fornitrici, oltre che ai dipendenti ospedalieri (medici e infermieri) e agli universitari impossibilitati a deambulare. L'accesso a medici, infermieri e universitari non autorizzati sarà impedito solo dalle sei alle 14. Il personale sanitario in servizio nelle ore pomeridiane e notturne (dalle 14 alle 20 e dalle 20 alle 6) potrà percorrere i viali del Policlinico liberamente. Basterà mostrare il tesserino aziendale.L'accesso al pronto soccorso verrà garantito in tutti i casi di urgenza, ma non consentirà agli utenti di raggiungere con la propria vettura altre zone dell'area ospedaliera. I percorsi obbligati guideranno i pazienti esclusivamente nella direzione del pronto soccorso generale, ginecologico, pediatrico e oculistico. Le auto e le moto potranno essere parcheggiate solamente nelle zone di sosta predisposte: sono circa 250 i posti a disposizione. Ai vigili urbani il compito di far rispettare le regole: Dattoli ha trovato un accordo con la polizia municipale. Due pattuglie gireranno tra i viali del Policlinico e avranno facoltà di multare e rimuovere le vetture non autorizzate o quelle che occupano spazi non riservati alla sosta. In futuro i vigilantes verranno sostituiti dai tesserini magnetici.«Sono già allo studio - afferma Dattoli - ulteriori aspetti organizzativi che renderanno più efficaci i provvedimenti e miglioreranno l'accoglienza e la vivibilità. Anche in questo caso cercheremo la piena condivisione delle regole con i sindacati e l'Università».Vincenzo Damiani 2 i parcheggi a pagamento nelle immediate vicinanze del Policlinico: il Poly park e il parcheggio di piazza Giulio Cesare 250 i posti che saranno a disposizione degli automobilisti. A quattro pattuglie dei vigili urbani il compito di far rispettare le regole



Emergenza posti letto in Psichiatria,
ricoveri anche fuori provincia

Eco di Bergamo del 18/09/2008 p. 14

Nella Bergamasca sono 76, per legge dovrebbero essere 103 Reparti affollati. E mancano anche medici e infermieriLa vera emergenza nel mondo della psichiatria bergamasca? La mancanza di posti letto per acuti negli ospedali del territorio, cui si associa la carenza di personale medico e paramedico specializzato, oltre a una lunga serie di altri problemi, primo fra tutti le norme legislative che prevedono la «riabilitazione a tempo» dei malati. Documenti alla mano (il Progetto obiettivo nazionale e regionale di tutela della salute mentale), già da tempo gli ospedali della Bergamasca dovrebbero avere 103 posti letto riservati alla cura di pazienti psichiatrici acuti. Oggi, nei Servizi psichiatrici di diagnosi e cura delle strutture ospedaliere (gli «Spdc»), ce ne sono 76, che consentono di seguire circa 10 mila malati, mentre i 27 mancanti servirebbero per aiutare ameno 2 mila malati dei 5 mila ancora oggi senza un sostegno adeguato proprio per la mancanza dei letti necessari. Sia lo Stato sia la Regione indicano la necessità di riservare un posto letto di questo tipo ogni 10 mila abitanti, il che, per la Bergamasca (1 milione 33 mila 848 abitanti al 1° gennaio del 2006), equivarrebbe ad avere appunto 103 posti anziché i 76 in funzione negli ospedali di Bergamo (30 posti letto, 6 in più del minimo previsto), Alzano (15), Calcinate (16) e Treviglio (15 anziché 43). La scarsità di posti letto a livello provinciale determina una forte pressione dell'utenza sui reparti disponibili, un vero e proprio «superlavoro» certificato anche dagli indicatori di utilizzo: gli «Spdc» dell'azienda ospedaliera di Treviglio e di Seriate presentano infatti tassi di occupazione vicini al 100%, mentre quelli dei «Riuniti» vanno ben oltre questo significativo indicatore (101,3%). Un simile stato di cose costringe inesorabilmente gli operatori del settore a cercare rifugio per i propri malati fuori provincia: a oggi sono circa 170 i pazienti psichiatrici bergamaschi ricoverati in strutture ospedaliere extra provinciali, per oltre 2.000 giornate di degenza. Tassi di occupazione al di sopra del 100%, inoltre, fanno sì che in una realtà come quella di Bergamo le dimissioni dei malati dall'ospedale non vengano decise sulla base delle loro esigenze psicopatologiche, ma sulla base della maggior gravità delle condizioni di chi ha bisogno di un ricovero urgente. Uno stato di cose che determina un deprecabile affollamento del reparto, dove convivono sia i ricoverati a tempo pieno sia quelli «part-time». Tra le possibili soluzioni, l'attivazione di altri 10 posti letto ai «Riuniti» (dando cioè vita a un terzo Spdc), resa già operativa da alcuni recenti adeguamenti strutturali degli «Spdc» in funzione. Alla carenza di posti letto si associa anche quella dei medici e degli infermieri. La carenza di personale nelle strutture per acuti è oltremodo intollerabile anche perché i costi ospedalieri della psichiatrica sono sostanzialmente limitati al personale medico e infermieristico: i farmaci utilizzati hanno un costo risibile rispetto agli antiretrovirali di ultima generazione o ai farmaci biologici antitumorali, senza contare che nei reparti non servono né apparecchiature sofisticate né sale operatorie.Sulla questione dei posti letto interviene anche Orazio Amboni, del Dipartimento Welfare della Cgil Bergamo, segnalando la necessità di valutare con grande attenzione le ripercussioni che avrebbe sul sistema il trasferimento del Spdc da Calcinate ad Alzano: «Si sostiene - sottolinea Amboni - che ci sarebbe la perdita di un solo posto letto rispetto agli attuali (30 invece di 31); una previsione tutta da verificare e che non concorda con le valutazioni e previsioni raccolte tra gli operatori. Una soluzione, poi, che lascerebbe scoperta l'Area Est della provincia e senza supporto psichiatrico il Pronto soccorso dell'ospedale di Seriate».Alberto Ceresoli


BREVI
Gazzetta di Modena del 18/09/2008 ed. Nazionale p. 15

COL VESCOVO
Sagra a S.Pancrazio
Il mese di settembre per San Pancrazio è l'occasione per unire alla sagra una serie di alcuni avvenimenti importanti. Venerdì alle 19 la messa sarà celebrata dal vescovo Cocchi, sabato serata benefica e spettacolo musicale.
POLICLINICO
Corso per infermieri Offrire ai coordinatori infermieristici gli strumenti per motivare il proprio team e quindi gestire correttamente le dinamiche del gruppo. Questo lo scopo del primo corso interaziendale "Il ruolo del coordinatore dei team infermieristici" che si tiene al centro didattico dell'università da oggi fino al 3 ottobre.
MOTORIZZAZIONE
Guasti al centralino
La motorizzazione si scusa per il disagio e comunica che causa un guasto al centralino è possibile contattare gli uffici della motorizzazione utilizzando il numero 059.343414.
CAMERA DI COMMERCIO
Finanza pubblica
Il decreto legge 112 "Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria" sarà il tema al centro del seminario che si volge oggi presso la sala Leonelli della Camera di Commercio dalle 9.30 alle 13.30.


«No agli infermieri becchini»

Il Centro del 18/09/2008 ed. Avezzano p. 1

Secondo il sindacato non devono più vestire le salme -
PESCINA Chiesto il ritiro del provvedimento
AVEZZANO. Gli infermieri devono assistere i pazienti vivi o quelli morti? E' il dubbio sollevato da Antonio Santilli, segretario provinciale del NurSind, il sindacato delle professioni infermieristiche, dopo che il direttore dell'ospedale di Pescina ha firmato un ordine di servizio e un'integrazione al regolamento di polizia mortuaria - regolarmente accreditati dalla Asl di Avezzano-Sulmona - indirizzati a caposala e coordinatori infermieristici, infermieri professionali e ausiliari.Santilli contesta innanzitutto i vari punti dell'ordine di servizio in cui si parla dell'impiego degli infermieri per la vestizione della salma e per l'apertura e la chiusura della camera mortuaria. «Non è compito né dell'infermiere, né di altro personale ospedaliero, eseguire queste mansioni» ha sottolineato Santilli. «La vestizione della salma viene eseguita dalla ditta delle pompe funebri nella camera ardente».Anche per l'apertura e la chiusura della camera ardente, il segretario del NurSind ritiene che ci debba essere del personale non sanitario addetto a questo servizio. «Il compito degli infermieri, infatti, è quello di assistere il malato e prestargli tutte le cure possibili fino all'ultimo respiro. Una volta poi accertato il decesso del paziente, gli infermieri, che ricordiamo sono dei professionisti dell'assistenza, devono provvedere a ricomporre la salma e rimuovere cateteri, flebo e quant'altro, per poi consegnare il defunto agli addetti delle pompe funebri che si occuperanno del resto».Il segretario Santilli contesta anche al direttore medico di Pescina il punto 4 dell'integrazione di "Procedura di polizia mortuaria", nel quale si specifica che durante le ore notturne gli infermieri devono provvedere al trasporto della salma nella camera mortuaria. «In alcuni reparti dell'ospedale di Pescina», continua Santilli «durante il turno di notte c'è un solo infermiere che se accompagna la salma abbandona il reparto, eludendo così l'assistenza ai pazienti. Questa inadempienza al servizio è vietata da vari articoli del codice di comportamento e del codice disciplinare». Il segretario del NurSind consiglia quindi di istituire la reperibilità del personale del comparto che si occupi del trasporto delle salme per evitare proprio che ci sia l'abbandono dei pazienti del reparto.Infine, il segretario degli infermieri ha chiesto alla Asl e al direttore dell'ospedale di Pescina di «rimuovere questa procedura per non esporre il personale a commettere delle illegalità», ricordando che «gli infermieri devono prestare assistenza alle persone vive e non a quelle decedute».Eleonora Berardinetti


Emergenza pediatrica,
tre giorni di confronto tra medici e infermieri

Il Piccolo di Trieste del 18/09/2008 ed. Nazionale p. 24

Fornire un sistema integrato di cure per l'emergenza pediatrica, migliorare la qualità dell'assistenza sanitaria del bambino in emergenza, sviluppare la ricerca sulla natura e sul trattamento delle emergenze mediche pediatriche. Sono alcuni degli obiettivi di cui discuteranno i partecipanti alla tre giorni di lavori oraganizzata dalla Società italiana di medicina d'emergenza-urgenza pediatrica alla Stazione Marittima.Dal 18 al 20 settembre medici e infermieri si confronteranno per realizzare un assetto organizzativo che integri ed armonizzi tutte le figure professionali impegnate nell'emergenza. Il dibattito sulle diverse problematiche partirà da casi clinici per arrivare all'analisi delle più recenti evidenze scientifiche in moltissimi campi emergenziali. Temi fondamentali come l'importanza del ruolo dell'infermiere in campo emergenziale con la realizzazione della vera equipe medico-infermieristica, o il lavoro delle Commissioni anche in campo preventivo ed umanitario e la formazione degli specializzandi sono e restano al centro degli interessi della Simuep. In prospettiva la Società ha allo studio anche altri progetti come l'insegnamento delle manovre di rianimazione di base e di tecniche di rimozione di corpi estranei a genitori e insegnanti, tra cui il personale degli asili nido e della scuola dell'infanzia. In questo delicato settore, infatti, ogni evento deve esserestudiato e pianificato con linee guida, protocolli, procedure e percorsi diagnostico terapeutici, da sottoporre a periodiche verifiche di qualità.

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