La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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martedì, dicembre 9

Rassegna Stampa - 6.7.8. 09.12.2008


SOLIDARIETÀ Stelle di Natale ...

Il Mattino del 07/12/2008 ed. CASERTA p. 43

SOLIDARIETÀ Stelle di Natale dell'Ail Oggi e domani in 41 comuni della provincia di Caserta l'Ail (Associazione italiana contro le leucemie) raccoglierà fondi per sostenere la ricerca. Negli stand saranno vendute al prezzo di 12 euro l'una, le stelle di Natale. A Caserta città le piazze dell'Ail sono piazza Dante, Cattaneo, Briano, Falciano, Vaccheria, rione Acquaviva, Puccianiello Sala e San Leucio. SANITÀ Nuovo direttivo Ipasvi Il Consiglio direttivo dell'Ipasvi (Infermieri, assistenti sanitari, vigilatrici d'infanzia) della provincia di Caserta ha rinnovato gli organi direttivi. Fra i primi eletti Concetta Galasso (549 voti), Ferdinando Chiacchio (548), Giuseppe Letizia (547), Mario Falco (544). Per i revisori dei conti effettivi: Emilio Ferraro, Giuseppe Freda e Pasquale Lamula. COMMEMORAZIONI Anniversario a Mignano Montelungo È in programma domani a Mignano Montelungo la tradizionale Commemorazione storica, con cerimonia al sacrario militare, in occasione del 65esimo anniversario della battaglia di Mignano Montelungo. Presenti autorità civili, religiose e militari. SCUOLA Caffè letterario fra i banchi Aprirà i battenti il prossimo 15 dicembre alle 16 presso l'Itc «Terra di Lavoro» il caffè letterario «Scusami se ti chiamo bar». All'allestimento hanno aderito numerosi artisti. La finalità è quella di creare un punto di incontro culturale, di discussione e di approfondimento e per avviare un'apertura tra la scuola e il territorio. Poeti casertani declameranno loro liriche accompagnati al pianoforte dall'alunno Dario Basso. Ogni 15 giorni sarà presentato un evento culturale e il locale è a disposizione per librerie, editori, associazioni e quanti interessati a manifestazioni letterarie e artistiche. All'inaugurazione interverranno, tra gli altri, il direttore generale Usr Campania Alberto Bottino, del presidente della Provincia Sandro De Franciscis, il sindaco Nicodemo Pettoruti, il provveditore Vincenzo Di Matteo.



Collegio infermieri Luigi Zappacosta rimane presidente

Il Centro del 08/12/2008 ed. Pescara p. 8

ELEZIONI CHIETI. Concluse le operazioni elettorali per il rinnovo del consiglio direttivo e del collegio dei revisori dei conti dell'Ipasvi della provincia di Chieti per il triennio 2009-2011. L'ente raccoglie oltre 3100 infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitari iscritti all'albo provinciale. L'organismo, rinnovato per quasi la metà dei componenti, vede riconfermati il presidente Luigi Zappacosta, infermiere laureato magistrale in scienze infermieristiche, il vice presidente Angelo De Luca, infermiere diabetologo e la segretaria Floriana Ottaviani, infermiera e docente in diversi corsi di laurea. Neo tesoriere dell'ente Tommaso Barbone, infermiere dell'area Ortonese. Di Ortona anche il neo eletto consigliere Luciano Leone. Riconfermati i consiglieri dell'area frentana Filomena Silverj e Filomena Caporale, infermiere dell'Asl di Lanciano. L'area Vastese è rappresentata da Luca Menichelli, infermiere di area critica e dall'assistente sanitaria Luciana Petrocelli. Per l'area teatina, la riconfermata consigliera Fulvia Porreca con i neo eletti Nadia De Camillis, infermiera e sociologa, Daniela Daniele, infermiera coordinatrice di oncologia, Michele Cozza, infermiere del 118 e responsabile del nucleo provinciale Cives di protezione civile, Fabio Cellini e Luca Germani, entrambi infermieri clinici. Il collegio dei revisori dei conti è costituito dal presidente Antonio Mennilli e dai membri Liliana Ceroli, Buda Concetta e Lorenzo Pomeridiano. L'Ipasvi è un ente ausiliario dello Stato che attraverso la vigilanza sull'esercizio delle professioni sanitarie e l'azione propositiva verso gli organismi di programmazione sanitaria, interviene per garantire un'assistenza infermieristica più vicina ai bisogni dei cittadini.



Infermieri, eletto il direttivo con il riconfermato Paoletti

Il Piccolo di Trieste del 06/12/2008 ed. Nazionale p. 26

Flavio Paoletti, 43 anni, dirigente Infermieristico del Distretto 4, è stato confermato per il terzo mandato consecutivo alla presidenza del Collegio Ipasvi (Infermieri professionali-Assistenti sanitari-Vigilatrici d'infanzia) di Trieste per il triennio 2009-2011.Al voto, in rappresentanza dei 2089 infermieri regolarmente iscritti al Collegio per la provincia di Trieste, ha preso parte lo scorso week end circa il 15% degli aventi diritto, con un deciso incremento percentuale rispetto alle elezioni del 2005, quando aveva votato solo il 4% degli iscritti. Flavio Paoletti, presidente Ipasvi dall'ottobre 2002, ha registrato il 75% delle preferenze.Il nuovo direttivo registra alla vice-presidenza Barbara Brajnik, e Cristiano Dimatteo alla carica di segretario, mentre Alba Michele è stata nominata tesoriere. Consiglieri eletti: Lorella Bucci, Andrea Cassone, Rita Colia, Paola Comuzzi, Marisa Fort, Stefano Grisan, Franca Masala, Massimiliano Pellizer, Lara Skarlovaj, Valentina Sossi, Erika Ubaldini. Revisori dei conti: Cristina Gaudenzi, Daniela Petrina, Patrizia Piriavic, supplente Giorgio Iurkic.



Una giornata e due totem all'Umberto I

La Provincia di Lecco del 06/12/2008 p. 28

(m. vas.) Il Centro psico sociale di Bellano ha celebrato la giornata mondiale della salute mentale con un'iniziativa di sensibilizzazione iniziata ieri, che si protrarrà fino a martedì. All'ingresso del presidio «Umberto I» sono stati messi due totem: uno riporta gli elementi della natura - terra, acqua, aria e fuoco -, mentre l'altro richiama il processo della generazione della vita.All'interno invece sono state posizionate alcune figure in cartongesso accanto a un monitor che propone la storia della legge 180, che trent'anni fa ha «liberato» il paese dai manicomi. L'iniziativa è stata orchestrata dal dottor Enrico Magni del Cps.Per i pazienti bellanesi del Cps, che sono stati presenti ieri, è stato un momento di socializzazione per far conoscere il disturbo, momento condiviso con i volontari dell'Avo che hanno allestito invece un mercatino natalizio.06/12/2008



Lasciamo uniti quel reparto e quei pazienti

La Repubblica del 08/12/2008 , articolo di ADRIANO SOFRI ed. Firenze p. 01

CARO Enrico Rossi, ho fatto - e continuoa fare- una tale scorpacciata di specialità ospedaliere che mi sento esperto, se non di medicina, certo di relazioni umane. E, sia per la medicina che per l'umanità, ho un'opinione molto buona e grata della sanità toscana, di cui lei è l'autorevole guida. C'è un reparto della sanità fiorentina per il quale provo un'affezione specialissima.L'ho frequentato non per me, ma perché vi è stata curata nell'ultimo anno della sua vita la mia compagna. E' il Day hospital per malati di cancro che fa capo alla dottoressa Ilaria Meucci. E' ubicato finora in via della Pergola, in una specie di appartamento del terzo piano. C'è una piccola stanza d'aspetto. E' molto importante la stanza d'aspetto, quando quello che si aspetta è una visita decisiva, o una seduta di chemioterapia, o un controllo sui postumi di una cura o di un intervento.Importa che sia confortevole, che permetta a chi vuole chiacchierare di farlo, e a chi non vuole di star in silenzio, di leggere - c'è lì uno scaffale di libri varii - o di guardare fuori da una finestra: dal terzo piano di via della Pergola ci sono tegole e cupole e cime di cipressi a piacere. Poi c'è un corridoio, e le stanze: la preparazione dei farmaci - che deve avere, ho imparato, la «cappa», come le cucine di casa - il magazzino, l'ambulatorio e la stanzetta delle dottoresse - tre, tutte donne - e poi una piccola cucina, e due stanze un po' più grandi con le poltrone - piuttosto di fortuna - e i letti per la terapia, e il viavai delle infermiere e delle volontarie, tutte donne: Beatrice, caposala, Cinzia, Patrizia, Donatella, Debora, Rossella, Francesca...Conosco loro e i loro nomi, perché le persone prendono subito una enorme importanza in certi luoghi, anche quando si tratti di cose minime, di arrivare in tempo a staccarti un ago, ad accompagnarti in bagno, a offrirti una caramella di gelatina di frutta - le gelatine di frutta sono una parte importante della terapia.E A parlare e ascoltare, quando occorre: arte difficile, perché fra le persone ammalate di cancro che dividono un'intimità forzata deve avvenire una delicata combinazione di riserbo e di confidenza. Avendo serbato un così grato ricordo di quel posto, delle sue dottoresse e infermiere e dei suoi pazienti, tornoa visitarlo, quando posso.E ho ora saputo che sono in pensiero, curati e curanti, perché devono traslocare, e soprattutto perché quel piccolo gruppo di persone, che ha imparato in cinque anni a lavorare insieme e con i suoi pazienti, col trasloco sarebbe smembrato e disperso. I pazienti sono tanti e fedeli, che è la testimonianza migliore della bontà scientifica e psicologica di un'esperienza abbastanza recente e, alle origini, marginale. Almeno un centinaio sono in chemioterapia, più o meno altri 900 fanno capo all'ambulatorio e alle terapie di supporto.Ogni giorno, almeno una trentina di persone passano dal Centro.Il trasloco era nel conto da tempo, perché l'edificio, con l'adiacente Dermatologia, appartiene alla facoltà di lettere, e anche le lettere reclamano i loro diritti. Da anni si annunciava una nuova destinazione allo IOT di viale Michelangelo, sempre rinviata e alla fine svanita per qualche ragione tecnica. Si parla ora dei tormentati spazi di Santa Maria Nuova - di cui il «Centro oncologico di riferimento diagnostico», questo il titolo ufficiale, è una diramazione - piuttosto che di Santa Chiara o di Torregalli o non so che altro. Ma, a parte la vaghezza, si scioglierebbe appunto quella équipe coesa di persone curanti, e il loro forte legame con le persone curate.Oltretutto, la competenza peculiare che le infermiere si sono fatte attraverso la pratica comune di questi anni andrebbe perduta in assegnazioni diverse e generiche. Lei sa che l'oncologia migliore fa meno affidamento sugli standard statistici, e più sulla terapia «mirata», sulla personalizzazione di diagnosi e cura. Il rapporto umano è un ingrediente della «personalizzazione», che non a caso si chiama così, altrettanto importante che l'anamnesi geneticao l'adattamento dei farmaci. L'esperienza del centro è per questo esemplare. Non mi sorprese, quando ne feci la conoscenza, e la generosa e trascinante cordialità di Ilaria Meucci mi ricordò da quale padre venisse: il Giampaolo Meucci presidente del tribunale dei minori, figura eminente di quella Firenze lapiriana che contò Gozzini e Pistelli, Balducci e Turoldo (e don Milani) e Fioretta Mazzei, e conta Margara e Deidda.Elenchi tanto più memorabili coi tempi che corrono. C'è un forte dolore e sconcerto fra i pazienti del Centro, che verrebbero a loro volta - da un momento all'altro, brutto regalo di Natale - sparpagliati qua e là, interrompendo un rapporto saldo e fiducioso.Raccolgono firme, progettano proteste: bella notizia, peraltro, perché fra le categorie della nostra società in crisi si può scommettere che i malati di cancro siano i più combattivi e valorosi. Nella lettera di una paziente del Centro, ho letto questo elogio di dottoresse e infermiere: «Convinti, tutti noi, di essere ad un passo dalla fine, sono riuscite a farci ridere e divertire; abbiamo imparato a sfotterci per le nostre miserie ed infine siamo diventati amici». Ho letto anche, in un comunicato dei pazienti, un pensiero doloroso: «Se la decisione dello sfratto e dello smembramento sarà mantenuta, forse non abbrevierà la vita di qualcuno di noi ma sicuramente la renderà più triste e difficile di quanto già non sia».Ecco, questa lettera è arrivata in fondo. Ho molta fiducia in lei, e anche, come sa, ragioni personali di riconoscenza, così forti da autorizzarmi a rincararle: può adoperarsi perché l'équipe della dottoressa Meucci e i suoi pazienti restino uniti, qualunque sia la loro nuova sede, in un ambiente che consenta loro di continuare la buona impresa comune? Molti affezionati saluti.



Amo, un calendario con medici, infermiere ed ex ammalate

Il Resto del Carlino del 09/12/2008 ed. Modena p. 21

-CARPI- NON SONO veline o top model, ma semplicemente donne normali con un unico desiderio: quello di contribuire a sostenere le attività dell'Amo, l'Associazione dei malati oncologici di Carpi, impegnata in un cammino di affiancamento a chi è afflitto da un male incurabile, o che fortunatamente ne è già uscito. Queste donne, tutte impegnate in attività professionali, dal vigile urbano in pensione, alla magliaia, alla manager, alla libera professionista, alle dottoresse e alle infermiere del reparto diretto dal primario dottor Fabrizio Artioli, hanno simpaticamente messo la loro 'faccia' sul calendario a colori per il 2009 , con immagini scattate da Roberto Pagliani che ha immortalato le 'modelle'. «GRAZIE al personale medico e infermieristico e alle tante volontarie - spiega il dottor Artioli - il day hospital oncologico non è solo un luogo di diagnosi e cura del terribile male, ma è divenuto un punto di riferimento, un ambiente accogliente nel quale molti restano anche al termine della terapia». La dottoressa Laura Scaltriti, oncologa del reparto, che compare nel mese di novembre con un abito da ballerina di flamenco, aggiunge che «il calendario contribuisce a rafforzare il legame e il sentimento di amicizia che si instaura tra medici e pazienti in uno spirito di grande umanità». Mentre Rita Amadei, infaticabile segretaria di Amo, è la protagonista insieme a Roberta Guerzoni del mese di giugno (nella foto). Cesare Pradella Image: 20081209/foto/5745.jpg



Gli infermieri: «Le false accuse di Padoan» E ...

Il Gazzettino del 07/12/2008 ed. VENEZIA p. XIV

Gli infermieri: «Le false accuse di Padoan»
E rieccoli i nostri politici pronti a parlare male dei lavoratori. Ma chi può credere che gli infermieri vengano pagati per lavorare solamente 22 ore alla settimana? C'è chi crede ancora alla Befana che distribuisce doni ai bambini buoni?
Non lo sa il nostro caro direttore generale dell'Ulss 12, Antonio Padoan che se una settimana lavoriamo 22 ore, quella seguente ne lavoriamo 48 e che, comunque, a fine mese il totale delle ore da fare è dato dalla semplice formuletta "6 ore al giorno per il numero dei giorni lavorativi"? Perché non dice quanti rientri siamo costretti a fare per integrare il personale che manca e che sono anni che lavoriamo tutti i giori come se fossimo in emergenza?
Perché Padoan non dice che per lavorare una notte, sia essa Pasqua o Natale, prendiamo 2,70 euro all'ora lordi? Perché non dice che lavoriamo tre domeniche su quattro? Perché non dice che sopperiamo a tutte le carenze della struttura?
Per favore, basta parlare a vanvera. Ai riposi e alle ferie tutti hanno diritto, o forse il nostro caro direttore vorrebbe che fossimo tutti cinesi?
Un gruppo di infermieri dell'ospedale di Mestre
(seguono 50 firme)
I nizioleti spariti e i quadri del Canaletto
Mantenere la memoria storico-culturale di una città come Venezia significa anche proteggere i nizioleti. A parte quello scomparso dopo che un privato ha rifatto l'intonaco: Calle del Formager in una calle laterale di S.Margherita, ne ho trovato un altro ai SS. Apostoli Cannaregio: Calle dell'Oca si è trasformata in calle del duca. Anche ai Frari la Calle Stretto di Gallipoli è diventata Calle Stretta Lipoli. Quest'ultimo caso però potrebbe starci visto che Lipoli era una famiglia di Venezia.
Mi meraviglia che dove si usano le pitture del Canaletto per rifarsi alla città vecchia (per i fruttivendoli potrebbe andarmi bene, salvo le dimensioni dei banchi), non si usano tali pitture per altre tipologie di occupazione di suolo pubblico (souvenir, plateatici di bar o ristoranti esagerati, chioschi vari in vari campi e campielli).
Mi si potrebbe rispondere che la città è cambiata come pure la domanda e l'offerta turistica è modificata. Certo ma allora lasciate da parte il grande Canaletto che dovrebbe essere usato per altre tipologie di commercio sopra elencate (o quantomeno per tutti).
Danilo Rosan
Venezia
Docenti fannulloni? Magnani verifichi di persona
Ho letto l'articolo pubblicato il 29 novembre scorso con la critica fatta dal rettore dello Iuav Carlo Magnani agli studenti, affinché denuncino mancanze di presenza dei docenti nello svolgimento dei loro doveri. Mi domando da semplice cittadino perché lo stesso rettore non faccia qualche giro per verificare se i docenti facciano il proprio dovere. Non ha mai visto nulla? Ha preso qualche provvedimento?
Io lavoravo in una ditta privata, in marittima, e il mio direttore all'epoca veniva a trovarci per vedere come si lavorava (ed era giusto): se sei pagato per un compito lo devi svolgere con impegno e onestà.
Le persone lavative, se ci sono, devono essere messe in regola. Altrimenti vadano a fare altri lavori.
Franco Scarpi
Venezia
Quei primi cittadini che si credono monarchi assoluti
Sono trascorsi più di quindici anni da quando venne introdotta l'elezione diretta del sindaco. Nel contesto di Tangentopoli le degenerazioni della partitocrazia avevano portato le forze politiche di allora a fare una sorta di pubblica ammenda dando un impianto decisionista all'amministrazione del Comune, l'ente locale più diretto e immediato interlocutore del cittadino.
Alla luce dell'esperienza dei 15 anni trascorsi l'investitura diretta del sindaco da parte dei cittadini, il potere attribuito al primo cittadino di scegliere gli assessori (e di allontanarli senza spiegazioni, una volta venuto meno, a suo insindacabile giudizio, il rapporto fiduciario), sono stati veramente risolutori? A parte il deprecabile esproprio agli elettori italiani del potere di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento con lo strumento della preferenza, affidando alle segreterie nazionali dei partiti il compito di «nominare» i parlamentari, non può non essere manifestato un profondo disagio di fronte ai comportamenti di taluni sindaci che, col pretesto dell'investitura popolare, fanno il bello e il cattivo tempo, utilizzando il loro potere come monarchi assoluti e non come rappresentanti dei cittadini. E soprattutto dimenticano, con scelte decisamente da censurare di essere espressione di una coalizione di forze politiche che rappresentano i cittadini.
Alcuni recenti episodi verificatisi in comuni della provincia di Venezia sono significative spie delle contraddizioni insite in una disinvolta gestione del ruolo di sindaco che approfitta dell'investitura popolare per sottrarsi agli impegni presi con le forze politiche e con i cittadini elettori che lo hanno sostenuto e votato; le frizioni hanno avuto al centro i rapporti tra sindaco e un assessore nei comuni di Mira, Concordia Sagittaria e Chioggia. I sindaci di questi comuni, nell'ordine Carpinetti, Geromin e Tiozzo hanno motivato il venir meno del rapporto fiduciario, il licenziamento di altrettanti assessori, nell'ordine D'Anna, Carnieletto e Malaspina.
Non sono forse altrettanto da biasimare le decisioni assunte da questi sindaci? Sulle colonne de Il Sole 24 Ore, Luciano Canfora scriveva qualche settimana fa che «Cesare fu il primo dittatore democratico», modello di tanti altri che l'hanno imitato in tempi più recenti». Fra quest'ultimi collocherei i nostri benemeriti sindaci, di centrodestra o centrosinistra che sia, comunque dimentichi degli impegni assunti con le coalizioni e con i cittadini che li hanno sostenuti.
Nicola Funari
Coordinatore provinciale Italia dei Valori Il sindaco Tiozzo avrebbe dovuto dimettersi
Quale elettore del comune di Chioggia mi sento in dovere di esprimere la mia modesta opinione sulla crisi che investe questo comune. Dai giornali ho appreso che detta crisi è frutto solo del fatto che l'assessore leghista avrebbe "remato contro". Contro la persona del Sindaco o contro l'operato dell'amministrazione presieduta dal sindaco?
Nel primo caso il sindaco avrebbe dovuto investire la Magistratura mentre nel secondo caso che, se vero (non sarebbe isolato e unico), avrebbe potuto prima di prendere una qualsiasi decisione, interpellare l'altra parte costituente la coalizione. La democrazia è sinonimo di rispetto verso tutto e verso tutti senza alcun condizionamento o remora.
In una coalizione, le parti che la compongono assumono proporzionali diritti e doveri. Qualsiasi decisione può essere assunta dal sindaco solo dopo la consultazione con le altre parti che formano la coalizione. È basilare principio di rispetto verso i collaboratori. L'operato del sindaco, ignorando nella sua decisione totalmente la Lega, ha costituito grave offesa alla dignità e all'etica di questo partito. Senza il quale non vi sarebbe l'amministrazione.
Mi sembra che l'unica cosa che il sindaco possa fare, in democrazia e senza una consultazione preventiva con le altre parti della coalizione, siano le sue dimissioni.
Pretendere che oggi la Lega ingoi tranquillamente quanto ha subito credo sia un semplice sogno. Se il sindaco ha a cuore gli interessi di Chioggia faccia un attento esame dell'operato dei suoi collaboratori, tutti, e stabilisca, con loro, un atteggiamento più consono alla tutela del rispetto della dignità dei cittadini, senza alcun autoritarismo.
Dino Brombo
Chioggia
Lo stato di calamità per Mestre è stato chiesto nel 2006
Il refuso di stampa sulla mia lettera pubblicato sull'edizione di ieri del Gazzettino è abbastanza sostanziale. Riferendomo allo stato di calamità richiesto per Mestre avevo scritto "2006" e non "2007", una cosa diversa che cambia il senso del mio ragionamento . Non vorrei che qualcuno, agganciandosi a tale refuso, ricominci a fare confusione sull'argomento . Gianni De Checchi Confartigianato Venezia


E 800 operatori sanitari chiedono giustizia a Roma

Il Gazzettino del 06/12/2008 ed. VICENZA p. III

Federico Martelletto (Rdb Cub) ha incontrato il sottosegretario del ministero della Sanità Francesca Martini: «Lavorano come gli infermieri ma vengono pagati molto meno»«Non possiamo tollerare che le aziende sanitarie continuino ad assumere operatori socio sanitari, i così detti oss, adibendoli alle medesime mansioni a carico degli infermieri, per il semplice fatto che ciò comporta un consistente vantaggio economico ed approfittando della tardiva disposizione un preciso inquadramento professionale degli stessi operatori socio sanitari».
Con queste parole Federico Martelletto, responsabile della Sanità per l'Rdb-Cub di Vicenza, si è espresso a seguito dell'incontro avvenuto l'altro giorno a Roma con il sottosegretario del ministero della Sanità, Francesca Martini. Un incontro che ha visto attorno ad un tavolo i rappresentanti del sindacato autonomo di tutte le province venete, ciascuno dei quali spalleggiato da un oss, in rappresentanza della categoria, per descrivere la recente proposta di legge presentata per il riconoscimento giuridico degli operatori socio sanitari.
«Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione di estrema gravità - spiega Martelletto - in quanto gli oss sono inquadrati come operatori tecnici, ma di fatto svolgono mansioni pressochè analoghe a quelle degli infermieri, pur rappresentando una figura di supporto agli infermieri stessi. Ma ciò che più rattrista è che nel nuovo contratto collettivo del comparto, valevole per il biennio 2008-2009, gli oss non sono neppure citati». Per l'Rdb-Cub «occorre uscire dal mondo della confusione totale, per ristabilire un corretto ordine delle cose».
La questione degli operatori socio sanitari non è affatto marginale, se si considera che riguarda 800 dipendenti dell'Asl 6 di Vicenza, pagati 1.000 euro netti al mese, contro 1.500 infermieri, cui è riconosciuto uno stipendio di 1.500 euro netti al mese. «Una situazione che non può protrarsi ancora nel tempo - prosegue Martelletto - ingenerando un evidente sfruttamento di questi lavoratori, le cui mansioni spaziano dall'attività alberghiera (rifare i letti ed occuparsi della cucina) alle attività più prettamente sanitarie, nel cui ambito spesso c'è grande confusione tra le competenze degli oss e quelle degli infermieri».
Positivo il risultato dell'incontro: «È stato deciso - conclude Martelletto - che verrà istituito un tavolo di lavoro volto a comprendere e risolvere la gravità della situazione. Importante, poi, il fatto che anche a livello regionale saranno istituiti tavoli di confronto, per arrivare quanto prima a fare chiarezza su compiti e ruoli dei professionisti della sanità».
Matteo Crestani



Un 118 giovane e all'avanguardia grazie a professionalità e tecnologie

La Nazione del 06/12/2008 ed. EMPOLI p. III

Di SARA BESSILA PROFESSIONALITA' degli operatori, l'organizzazione dei soccorritori volontari e il ricorso alle tecnologia avanzate sono stati gli assi vincenti che hanno fatto crescere il 118, attivato il primo novembre di dodici anni fa. E se dal 2003 è in funzione il progetto «Prendi a cuore la vita» con la distribuzione di defibrillatori ad associazioni di volontariato e polizie municipali, il servizio 118 sta mettendo a punto per il 2008 il progetto ictus, dopo aver già sperimentato con successo il percorso preferenziale per il paziente con sospetto infarto e con edema polmonare. «In questi anni abbiamo messo a punto un percorso efficiente, che ci permette di ridurre le conseguenze in termini di mortalità e di disabilità conseguenti a rilevanti eventi traumatici - afferma il dottor Stefano Pappagallo, direttore del Deu - Risultati che sono stati possibili grazie alla elevata qualità della formazione di tutti gli operatori, dai medici, agli infermieri, ai volontari che ringrazio per l'impegno e la passione dimostrate sul campo». Una squadra composta da 35 medici e 37 infermieri, che si dividono fra la sala operativa del 118 posta al sesto piano del vecchio ospedale di viale Boccaccio, e le emergenze sul territorio, come ricorda Luca Schauer, infermiere coordinatore della centrale. Nella sala del 118 si alternano al centralino 21 infermieri: sono loro i primi importanti anelli fra i cittadini e il servizio di intervento ed emergenza, sono loro che con grande professionalità, usando il triage telefonico, inviano mezzi di soccorso medicalizzati o infermierizzati in risposta alla richiesta di aiuto dei cittadini. E il direttore generale della Asl 11 Eugenio Porfido pensa già a ulteriori miglioramenti per il futuro come «sviluppare l'attività diagnostica nel luogo in cui si interviene».C'E' poi la rete territoriale di emergenza formato da due automediche (con medico e infermiere), da ambulanze medicalizzate (con medico, due soccorritori di livello avanzato ed un autista) da ambulanze india (con infermiere, due soccorritori di livello avanzato ed un autista) e da ambulanze di primo soccorso (con un soccorritore ed un autista entrambi soccorritori di livello avanzato). Le automediche sono dislocate presso i locali degli ex pronto soccorso di Castelfiorentino e di Fucecchio. Le ambulanze sono presso le sedi delle associazioni di volontariato (Pubbliche Assistenze, Misericordie, Croce Rossa) e quelle medicalizzate sono 9 durante il giorno (8-20) e 4 durante la notte, distribuite in tre zone (Empolese, Valdelsa e Valdarno) per complessive 156 ore giornaliere. In orario 8-20, il medico presente nelle le sedi della Misericordia di Castelfiorentino, della Croce d'Oro di Montespertoli, della Pubblica Assistenza di Santa Croce e di Montopoli.Le ambulanze india, sono presenti nelle zone Empolese e Valdarno e sono posizionate a Vinci, Empoli, San Miniato Basso, Castelfranco di Sotto, per garantire una presenza infermieristica di 24 ore. Le ambulanze ordinarie di Primo Soccorso sono 5 durante il giorno (8-20) e 6 durante la notte. Gli equipaggi sono costituiti da soccorritori delle associazioni di volontariato, mentre i medici di emergenza e gli infermieri sono dipendenti o convenzionati con l'Asl 11.IL 118 DI EMPOLI si avvale anche dell'intervento dell'elicottero sanitario, che si dimostra efficace nel trattamento sul posto dei gravi traumatizzati e nell'abbattimento dei tempi di trasporto dei pazienti nei centri ospedalieri.


Policlinico, si assume: regolarizzati 215 precari

Corriere del Mezzogiorno del 07/12/2008 ed. BARI p. 7

BARI - Duecentoquindici dipendenti del Policlinico tra infermieri, ausiliari e tecnici radiologi e di laboratorio hanno firmato un contratto a tempo indeterminato. Si tratta della prima tranche di stabilizzazione del personale del centro d'eccellenza. Per la precisione, con tre delibere diverse firmate dal direttore generale Vitangelo Dattoli, sono stati assunti 105 ausiliari, 90 infermieri, 14 tecnici di laboratorio e sei tecnici radiologi.All'appello, però, mancano almeno altri 500 infermieri per completare la pianta organica.Secondo un recente studio, infatti, il rapporto tra i posti letto presenti nel Policlinico e numero di infermieri è sbilanciato. Il centro d'eccellenza avrebbe bisogno di 600 infermieri per poter riempire i vuoti e garantire ad ogni reparto un numero congruo di dipendenti sanitari.V. Dam.


Sei part-time per le mamme infermiere

Corriere delle Alpi del 09/12/2008 ed. Nazionale p. 22

Un anno dopo la petizione, accolta la richiesta delle dipendenti con figliFELTRE. I sei ambìti posti di part time, mai richiesti e utilizzati dagli infermieri psichiatrici che ne sarebbero stati i beneficiari, sono tornati sul mercato e sono già stati attribuiti alle madri di famiglia con due o più figli. I contratti avranno durata biennale e saranno soggetti a revisioni per verificare, prima di un eventuale rinnovo di altri due anni, se le assegnatarie continueranno ad avere i requisiti. Sei posti in più forse non fanno la differenza a fronte di un bisogno crescente da parte delle infermiere con famiglie numerose a carico, ma è pur sempre una piccola conquista, frutto di una mediazione fra i sindacati e l'Usl.Come è noto, infatti, un anno fa era stata presentata e posta all'attenzione delle istituzioni, una petizione sottoscritta da 64 infermiere che chiedevano alcune cose: la revisione periodica di contratti assegnati a loro tempo a colleghe con i requisiti ormai "decaduti"; la possibilità per le infermiere con più figli piccoli di lavorare in servizi e ambulatori, quindi non più a turno. E appunto l'apertura di posti part time con una quota ulteriore del 10 per cento di durata biennale.La notizia buona è l'assegnazione dei cinque posti, già destinati agli infermieri psichiatrici ma mai richiesti, per far fronte ad alcune richieste emergenti. Quella cattiva è che nel caso dei nuovi posti part time, decade la facoltà di poter concordare un orario con la direzione aziendale. «Questo significa», spiega il segretario Cisl, Fabio Zuglian la cui sigla ha interpretato la richiesta delle infermiere portando avanti l'istanza con l'Usl, «che l'orario del part time dovrà essere stabilito sui tre turni. Ora come ora non è più possibile rivendicare un orario che non tenga conto della turnazione. Comunque sia, viste le necessità emergenti soprattutto da parte delle madri lavoratrici, questi posti in più ci volevano. Resta inteso che i contratti andranno rivisti di due anni in due anni. Come requisiti fanno fede il numero di figli e l'età dei bambini, oltre alla presenza in famiglia di un congiunto disabile».Se prima il contingente del 25 per cento di posti part time era già saturo, adesso con il decreto Brunetta si può mettere una pietra sopra, almeno per il sanitario. «Abbiamo chiesto di estendere il part time ai profili amministrativi», conclude Zuglian. (l.m.)



Consegnato l'Esculapio d'Oro ecco il premio di "buona sanità"

Corriere Mercantile del 08/12/2008 p. 20

HIAVARI - Cerimonia per grandi occasioni quella che si è svolta sabato sera al Cinema Cantero dove sono stati premiati i due professionisti che hanno vinto l'Esculapio d'Oro 2008. L'infermiera Tamara Mannori e il professor Matteo Vita hanno ricevuto dalle mani del presidente del "Comitato Malati Tigullio onlus" la prestigiosa statuetta. E' stata la 19ª volta. Un traguardo importante per questa manifestazione, una tappa che la dice lunga sull'attività benefica svolta dal presidente Giancarlo Mordini e dai suoi più stretti collaboratori. Basti pensare che in 25 anni di attività il Comitato ha distribuito quasi quattro milioni di euro destinandoli a varie iniziative. Che sono state: spese per malati, attrezzature ospedaliere, aggiornamenti tecnici, ricerca, borse di studio ed enti assistenziali. «Tutti noi non speravamo che sarebbe durato così a lungo e con tanto successo - ha ammesso Giancarlo Mordini -. Privilegiare il rapporto umano tra medico e malato, tra infermiere e malato era ed è lo spirito e lo scopo di questo premio. Credevamo e crediamo nell'uomo, siano convinti che ognuno di noi, al momento giusto, può trasformarsi e trasmettere il meglio di se. Ecco perché abbiamo istituito il Premio Esculapio d'Oro: per onorare il medico e l'infermiere che, tra tanti tutti meritevoli, sa mettersi nei panni del malato e aiutarlo nel suo difficile percorso con tutta la sua umanità e professionalità». La riprova di quanto affermato è che tutti gli anni vengono segnalati medici e infermieri che esaltano la buona medicina intesa come servizio e aiuto a chi si trova in difficoltà. «Siamo profondamente ottimisti, se non lo fossimo, il Comitato Assistenza Malati Tigullio non sarebbe nato e siamo grati a quanti, medici e infermieri, continuerano la loro nobile professione con la "P" maiuscola». Tamara Mannori e il professor Matteo Vita


Chirurgia d'urgenza senza infermieri
«Impossibile organizzare il 5° turno»

Gazzetta del Sud del 07/12/2008 ed. MESSINA p. 46

Il commissario dell'azienda: «Il personale c'è, è solo questione di organizzazione»Natalia La Rosa
Manca il personale: il reparto resta scoperto. Invece no: gli infermieri ci sono, è solo questione d'organizzazione. È botta e risposta a distanza fra il sindacato Snals Confsal Università e la direzione dell'azienda Policlinico su un argomento delicato: i turni degli infermieri.
L'organizzazione autonoma, con una nota firmata dal responsabile Santo Crisafi, aveva denunciato nei giorni scorsi una situazione di grave precarietà nel reparto di Chirurgia d'urgenza, diretto dal prof. Ciro Famulari. In particolare, si evidenziava che «gli infermieri erano lasciati in turno da soli anche con diciotto ricoverati ed anche quando il reparto era di turno per il pronto soccorso chirurgico». E si aggiungeva addirittura che «anche infermieri semestrali, al loro primo incarico venivano lasciati da soli in turno, anche di notte». «I responsabili dell'ufficio organizzativo infermieristico «hanno risposto di conoscere perfettamente la situazione», affermando che «non è possibile organizzare un quinto turno in un reparto che ha in organico otto infermieri». «Abbiamo - continua Crisafi - contattato il prof. Famulari che ha detto di non sapere più a chi rivolgersi per trovare una soluzione alla carenza di infermieri», mentre il direttore sanitario Sebastiano Coglitore «ha dichiarato la propria disponibilità a risolvere il problema». Il commissario straordinario Giuseppe Pecoraro, invece, «insiste nel considerare anche troppi gli infermieri attualmente in servizio al Policlinico» Il rappresentante sindacale poi riferisce la situazione venutasi a creare nei giorni scorsi, quando, una mattina, «l'unico infermiere che doveva montare in servizio non si è presentato, ed è stato prelevato da un altro reparto un infermiere, mandato in Chirurgia ad assistere pazienti dei quali non sa nulla. «Abbiamo sperato fino all'ultimo - aggiunge il rappresentante di Snals Confsal - in questi difficili momenti di potere risolvere il problema all'interno, abbiamo tentato di collaborare, com'è giusto che sia. Ma la collaborazione non può diventare complicità. Quando un'organizzazione ospedaliera non riesce a dare soluzioni a problemi di tale gravità è giusto che ciascuno si assuma le proprie responsabilità».
Decisa la replica del commissari dell'azienda ospedaliera Giuseppe Pecoraro: «In quel reparto - ribadisce - ci sono in organico dodici infermieri per sedici posti letto, dunque non c'è alcuna carenza. Semmai, è questione di organizzazione da parte del responsabile dell'unità operativa. So che di frequente ci sono numerosi infermieri, anche cinque, nei turni antimeridiani, dunque è probabile che per questo quelli notturni rimangano scoperti. Ma, ripeto, è un problema inesistente: è solo questione di migliore distribuzione delle risorse umane». Dunque, il manager difende a spada tratta il provvedimento da lui adottato nei mesi scorsi, con l'accordo delle organizzazioni sindacali, per l'istituzione del quinto turno di lavoro ordinario del personale: ciò, al fine di garantire ugualmente le prestazioni durante le 24 ore, ma senza ricorso a costose prestazioni straordinarie, la cui incidenza sulle voci di spesa aveva raggiunto livelli davvero eccessivi.
Ma sull'inefficienza dell'attuale assetto organizzativo dei reparti nel loro complesso ci sono pochi dubbi e il primo ad averne piena consapevolezza è proprio il commissario, che sta predisponendo un rigoroso piano di rimodulazione. Previsti accorpamenti e una nuova rivoluzionaria distribuzione: ad esempio, proprio nel settore delle chirurgie, che diverranno soltanto tre. Ciò, in generale, per arginare sprechi e costose discrasie, come quelle che portano alcuni reparti ad avere un livello di occupazione dei posti letto non superiore al 50%.



Infermieri del carcere La Asl garantisce gli stipendi arretrati

Il Centro del 08/12/2008 ed. L aquila p. 7

SULMONA. «Da domani ed entro 24 ore saranno liquidate le somme dovute a infermieri e medici del carcere di Sulmona». A garantirlo è Franco Ventura, dirigente amministrativo della Asl Avezzano-Sulmona. «Nonostante l'impegno dell'azienda sanitaria e della direzione del carcere», sottolinea Ventura, «qualche meccanismo si è inceppato e si è determinata questa situazione spiacevole, di cui non ero al corrente, ma che sarà risolta in tempi rapidissimi».Nei mesi scorsi, il servizio sanitario all'interno del carcere è passato dalla competenza dell'amministrazione penitenziaria alla Asl.In via Lamaccio gli infermieri sono 12, i medici una decina e dal momento del passaggio (avvenuto a ottobre) non percepiscono denaro per le prestazioni. «I medici e parte degli infermieri», aggiunge Ventura, «lavorano a fatturazione. Quindi è improprio affermare che non percepiscono lo stipendio. Certo è che non hanno ricevuto i soldi dovuti e comprendo bene le difficoltà che, in questi casi, devono fronteggiare i lavoratori alle prese con pagamenti e mutui. Per chi lavora a fatturazione, per il momento, si farà riferimento alle retribuzioni storiche salvo eventuale reintegro al momento della presentazione delle fatture». Venerdì scorso, Ventura ha dato mandato per la liquidazione delle somme, ma considerati i giorni di festa per il ponte dell'Immacolata, domani emanerà un altro provvedimento per sanare definitivamente la posizione della Asl. Per fronteggiare i disagi determinati dal passaggio di competenza, nei mesi scorsi, l'azienda ha costituito un gruppo di lavoro formato da 5 dipendenti. La protesta del personale medico e paramedico in servizio in via Lamaccio è scoppiata nei giorni scorsi. Nella struttura di via Lamaccio sono reclusi 400 detenuti, alcuni dei quali con problemi psichici. (c.b.)



Ambulanze in ostaggio di sosta selvaggia

Il Centro del 06/12/2008 ed. Pescara p. 21

Caos nel parcheggio dell'ospedale, gli infermieri denunciano abusi - I DISAGI AL RENZETTI
LANCIANO. Riattivare il tesserino magnetico per l'ingresso nel parcheggio interno dell'ospedale solo agli autorizzati: dipendenti, disabili, malati che hanno bisogno di terapie salvavita e urgenze. E' la richiesta che il Nursing up, il sindacato infermieri, rivolge alla Asl. «I parcheggi sono occupati da chi non ne ha diritto», denuncia la sindacalista, Patrizia Bianchi «le ambulanze per uscire devono fare lo slalom tra le auto, i pazienti non riescono a entrare e il personale è costretto a lasciare l'auto fuori».Sosta selvaggia all'interno dell'ospedale Renzetti. Auto lasciate davanti l'ingresso dei pedoni in via Milano, posteggiate di fronte alla palazzina della Geriatria, nella piccola area a ridosso del Pronto soccorso e in quella riservata ai dipendenti dell'ospedale. Ambulanze che, per uscire, devono farsi largo tra le auto in sosta, diversamente abili e dializzati che non riescono ad entrare.«La situazione è al limite, va avanti da mesi e occorre trovare un rimedio»: a chiedere l'intervento della Asl è il Nursing Up, il sindacato degli infermieri, che, quattro anni fa portò avanti la battaglia per consentire ai dipendenti di posteggiare gratis nel parcheggio interno del Renzetti. Fino al 2005, infatti, infermieri, ausiliari e medici dell'ospedale per lasciare l'auto e andare al lavoro, dovevano sborsare 6 euro e 71 centesimi al mese.Oggi è di nuovo il parcheggio, malgrado sia gratis, al centro dell'attenzione del sindacato, ma le richieste sono diverse: farvi accedere soltanto coloro che hanno un apposito tesserino magnetico.«Prima si pagava, adesso il parcheggio non si trova proprio», afferma la rappresentante regionale del Nursing Up, Patrizia Bianchi, «e i dipendenti dell'ospedale Renzetti sono costretti a parcheggiare fuori dagli spazi riservati». Ma a destare maggiore preoccupazione è soprattutto «l'occupazione dei posti riservati ai dializzati da mezzi senza autorizzazione, con gravi disagi per i pazienti che devono sottoporsi con urgenza a terapie salvavita «e gli spazi ridotti destinati al passaggio delle ambulanze».«Nell'area del Pronto soccorso entrano e sostano mezzi estranei e le ambulanze sono costrette a fare lo slalom tra le auto per uscire», continua Bianchi che rileva che, fra le auto parcheggiate male, vi sono anche quelle di dirigenti medici. «Se arriva una chiamata d'urgenza, in particolare la mattina, siamo costretti a fare diverse manovre prima di poter uscire con l'ambulanza», incalzano autisti e infermieri che da alcuni mesi fanno i conti anche con la presenza del cantiere per la ristrutturazione del blocco operatorio e la realizzazione della scala antincendio del laboratorio analisi, che è vicino al Pronto soccorso.Per risolvere il problema sono due le soluzioni che propone il Nursing Up alla direzione aziendale: riattivare il tesserino magnetico per consentire l'apertura della sbarra soltanto a chi ne ha diritto e un maggiore controllo delle autorizzazioni da parte degli addetti alla vigilanza. Forse così le ambulanze troveranno i varchi sgombri.Teresa Di Rocco



Fiamme in reparto. È un'esercitazione

Il Giornale del Piemonte del 07/12/2008 ed. Nazionale p. 13

La prova ha coinvolto medici, infermieri e addetti dell ' ospedale L ' allarme suona. C 'è un incendio al reparto di Radiodiagnostica del « Cardinal Massaia » . Ma fortunatamente si è trattato solo della simulazione organizzata dal Servizio di Protezione e Prevenzione dell ' Asl astigiana che ha coinvolto una grossa fetta di medici, infermieri e addetti dell ' ospedale. L ' esercitazione, l ' ultima compiuta nel 2008, segue alle 18 portate a compimento negli ultimi dieci anni, riguardanti, tra gli altri, anche l ' ospedale Valle Belbo di Nizza Monferrato. Impegnati sul campo, la squadra di primo intervento dell ' Azienda affiancata naturalmente dai vigili del fuoco. La scelta del luogo non è stata certo casuale: all ' area della Risonanza Magnetica pu ò infatti accedere solo il personale dell ' Asl, chiamato in questo caso anche ad intervenire per limitare le fiamme. I magneti infatti impediscono l ' accesso a soggetti in possesso di peacemaker o protesi, oppure vestiti con indumenti (come gli stessi vigili del fuoco) incompatibili con essi. Per questo, durante l ' esercitazione, i pompieri hanno operato solo dall ' esterno del reparto che delimita la Risonanza Magnetica. Altro grado di difficolt à , il fatto che la simulazione si sia svolta in presenza di utenti ignari di quanto stava accadendo. E per molti di loro la paura che si trattasse di un vero e proprio incendio è stata palpabile tanto da creare panico. Ma subito hanno potuto constatare che si trattava solo di un ' esercitazione. Il personale dell ' Asl coinvolto ha ricoperto ruoli diversi: accanto agli operatori del servizio di protezione e prevenzione sono intervenuti anche il primario Federico Cesarani, insieme a medici e infermieri del reparto, mentre altri addetti si sono finti pazienti e sono stati soccorsi nell ' area invasa completamente dal fumo. L ' intera azione di simulazione si è svolta in tempi estremamente contenuti: alle 10.05 è stato dato l ' allarme e due minuti dopo i finti pazienti erano gi à tutti in salvo, al sicuro. I vigili del fuoco hanno raggiunto il reparto in soli sei minuti, nonostante la difficolt à creata da diverse auto parcheggiate irregolarmente lungo la rampa d ' accesso e negli spazi intorno all ' ospedale. « L ' ostacolo dei mezzi privati - spiega Carlo Bosca, responsabile dello Spresal - è stato l ' unico elemento ad incidere negativamente sul risultato dell ' intera esercitazione. Spero che sottolinearlo possa servire a far comprendere ai cittadini che rispettare le regole è un comportamento di civilt à che, nel nostro caso, pu ò rivelarsi fondamentale per salvare vite umane. La gestione dell ' emergenza è stata comunque tempestiva grazie al fatto che il nostro personale è abituato a lavorare da sempre in situazioni di forte criticit à e, soprattutto attraverso l ' esperienza delle simulazioni, ha saputo sviluppare nel tempo un forte spirito di squadra e senso di appartenenza » .



Professione infermiere

L'Arena di Verona del 07/12/2008 p. 24

Prendendo spunto da un articolo pubblicato su L'Arena, dove si parla genericamente di "infermieri", non posso che constatare ancora una volta quanto la nostra figura professionale sia quotidianamente confusa e bistrattata. Quasi sempre sui giornali si tende a confondere i ruoli e le professioni sanitarie che non siano prettamente mediche. In genere la logica è: colui che lavora in ospedale indossando un camice, se non è un medico, sicuramente è un infermiere. Non è così. La cosa personalmente non mi turba, però mi fa pensare, soprattutto considerando cosa succede quando l'infermiere svolge mansioni altamente professionali e d'impatto. Allora per i media e per l'immaginario collettivo immediatamente si trasforma in medico! " I medici dell'elicottero, i medici dell'ambulanza, ecc." Bisognerebbe rispettare la professionalità dell'infermiere, professionista ancora oggi troppo bistrattato da tutti. Con immutata stima un vostro attento lettore quotidiano.



Vittorio Emanuele, per Rabuffi «i conti non tornano»

La Libertà del 07/12/2008 , articolo di Mattia Motta p. 15

Il presidente non firma la convenzione con il Distretto: mancano gli oneri aggiuntivi (56mila euro) e i rimborsi per gli infermieri (38mila)Un gesto di contestazione simbolico. Ma fino ad un certo punto. La casa protetta Vittorio Emanuele, con il presidente Luigi Rabuffi, non ha ancora firmato la convenzione con il Distretto sociosanitario Urbano per gli anni 20082009, ossia il "contratto" grazie al quale assiste 230 ospiti nella struttura di via Campagna, di cui oltre il 90% non autosufficienti. I conti, per Rabuffi, non tornano dopo la mancata corresponsione degli oneri aggiuntivi a rilievo sanitario, 56mila euro circa, e i rimborsi per il personale infermieristico dall'Ausl fermi a 38mila e 500 euro dal 2006, nonostante nel frattempo i costi del personale, causa rinnovi contrattuali, siano aumentati. "E' vero, non ho ancora firmato e non lo farò finche non avrò un colloquio con il Distretto che ho richiesto e mai ottenuto - spiega il presidente della principale struttura per anziani della città - dopo il mio allarme per le rette lanciato ai rappresentanti sindacali, rette che comunque non aumenteranno nel breve periodo, ho scritto al distretto e all'Asl due lettere in cui anticipo che sono nelle condizioni di non firmare la convenzione, e in cui chiedo un incontro". "Se fossimo una struttura privata - prosegue Rabuffi - dovrei dire: "tutti fuori", e poi quando firmiamo l'accordo "tutti dentro"". Una provocazione, questa, che nella realtà si manifesta con alcune piccole e grandi rinunce della struttura. "Se oggi tappiamo un buco con il bilancio previsionale, domani se ne apriranno altri - spiega Rabuffi - spese già preventivate, come certa manutenzione e l'acquisto di nuovi letti per gli ospiti a 1700 euro l'uno saranno rinviate. Ma andranno fatte. Eppure queste considerazioni - prosegue - sui letti speciali che hanno bisogno i nostri ospiti che ci passano la quasi totalità del loro tempo, non ho potuto ancora farli al Distretto".Le questioni sul tavolo per il Vittorio Emanuele, e a quanto pare anche per le altre case protette della città, sono due. La prima riguarda la quota di oneri aggiuntivi a rilievo sanitario, ossia una cifra di 75 centesimi al giorno per ospite (in totale 56mila euro per il 2008) che arrivano dalla Regione grazie alla "tassa di scopo" per la non-autosufficienza, che paghiamo tutti. Nel bilancio previsionale ("che per legge deve essere in pareggio"), il Vittorio Emanuele aveva fatto affidamento su questi fondi. Ma non aveva fatto i conti con il Tavolo tecnico del Distretto che, in agosto, non ha creduto di dover corrisponderli. Il motivo è il bilancio sostanzialmente sano del Vittorio Emanuele. In una nota infatti, il Distretto sociosanitario urbano - subito dopo "l'allarme" lanciato da Rabuffi - aveva fatto sapere che quei fondi devono andare, per legge, ai bilanci delle case protette in difficoltà per scongiurarne l'aumento delle rette.La seconda questione riguarda il rimborso che l'Asl riconosce al Vittorio Emanuele per gli infermieri. Nell'accordo non firmato da Rabuffi, corrisponde a 38mila 500 euro l'anno, comprensivo di un 15% di sostituzione. "E' uguale al 2006/2007, ma intanto - denuncia Rabuffi - i rinnovi contrattuali sono entrati in vigore e le spese per il personale sono aumentate". 07/12/2008



A Venezia c'è l'emergenza infermieri «Affitti agevolati per trattenerli qui»

La Nuova Venezia del 09/12/2008 ed. Nazionale p. 3

VENEZIA. «Qui a Venezia c'è anche un'altra emergenza. Sono gli infermieri che non si trovano e, quando si trovano, non si riescono a fidelizzare». Vittorio Selle, direttore dell'Igiene Pubblica e dell'ospedale civile di Venezia, commenta con queste parole la lettera della direttrice amministrativa. «Non faccio considerazioni politiche - precisa - Tanto meno mi permetto di commentare una comunicazione di un mio superiore. Quello che posso dire è che finora non è mancato nulla». Come dire: i servizi sanitari sono garantiti. Al massimo, per rispettare i conti, si ricorrerà a qualche artificio contabile (legale), si faranno slittare al bilancio 2009 certe poste che avrebbero potuto appesantire i conti di quest'anno. Non lo dice il dottor Selle, ma è ovvio che questi saranno i margini di manovra resi possibili di qui alla fine dell'anno. C'è dunque anche un'altra emergenza che si vive in centro storico. Sono gli infermieri che con i loro stipendi non possono permettersi di vivere in centro storico. E se fanno i pendolari fanno una vita d'inferno. Ore di viaggio perdute prima e dopo un lavoro più che impegnativo, stressante. Appena possono, poi, gli infermieri fanno un concorso. E quando vengono chiamati altrove non ci pensano un secondo e accettano senza indugio. «Dobbiamo far fronte a un turn over elevato - continua Selle - C'è la difficoltà a fidelizzare questa categoria. E ci sono obiettive difficoltà per chi a Venezia vive e lavora». Qualcosa, però, si starebbe facendo per cercare di agevolare questa categoria. Non tanto puntando a rendere più pesanti le buste paga quanto ad alleggerire il costo della vita. Comune, Asl ed altre istituzioni stanno lavorando a un progetto che punta all'individuazione di alloggi a prezzo agevolato. Potrebbe essere un buon inizio a vantaggio di tutti: azienda, sanitari e, di riflesso, pazienti. (m.sca.)


Un nido aziendale al Manzoni? «Sì, ma con i finanziamenti»

La Provincia di Lecco del 08/12/2008 p. 13

Un asilo nido aziendale all'ospedale Manzoni potrebbe diventare realtà con il nuovo anno. Per ora si tratta ancora di un progetto, ma il direttore generale dell'azienda, Ambrogio Bertoglio (nella foto), ci sta seriamente pensando, e i primi contatti in questo senso con gli enti locali e con la Regione sono già stati presi. Del resto, quella di Bertoglio è una carriera dirigenziale che si lascia alle spalle ben due asili nido aperti ex novo, rodati e oggi perfettamente funzionanti, uno a Cinisello e uno a Monza. «Inaugurare un asilo nido aziendale al Manzoni ci sembra una cosa estremamente importante» sottolinea il dg, ribadendo un progetto che era già stato annunciato all'indomani del suo insediamento in via dell'Eremo. Un progetto, quello del nido aziendale, che adesso si ripropone in maniera ancora più urgente, dopo le polemiche delle ultime settimane sull'introduzione di una società privata, la Hcm, come prestatrice di manodopera infermieristica nei reparti di ortopedia del Manzoni e, entro breve, del Mandic. Il direttore aveva annunciato a più riprese l'intenzione di rendere quanto più attraente alle nuove leve di infermieri l'ospedale lecchese, per rimpolpare l'organico. In questo scenario, un asilo nido aziendale rappresenterebbe di certo una buona agevolazione per le mamme infermiere. «L'asilo dovrà avere innanzitutto orari molto flessibili e ampi, con apertura prima delle 7 del mattino e chiusura intorno alle 21, per venire incontro ai vari turni infermieristici. Non sarà in questo senso, una ?replica? degli altri asili nido». Come dire che la mamma potrà arrivare e andarsene dall'ospedale in compagnia del proprio bambino, e variare gli orari di ingresso e uscita all'asilo in linea con i propri turni. Non solo. Anche per l'estate la chiusura sarà brevissima: «Una settimana scarsa, ad agosto, e poi si ricomincia. D'estate poi potrà avere un centro diurno per accogliere anche gli altri eventuali fratelli del bambino» sottolinea il dg, sulla scorta dell'esperienza già vista, appunto, nei precedenti nosocomi dove il nido oggi è una realtà ben rodata, con ampia fascia di apertura e centro diurno per i familiari degli ospiti. Una proposta che come è ovvio ha raccolto parecchio successo viste le difficoltà di ogni madre lavoratrice a conciliare gli orari di lavoro con quelli della famiglia. Un nido sul posto di lavoro faciliterebbe di molto la vita delle infermiere.E proprio per questo anche nel numero degli ospiti l'asilo aziendale dovrà essere fuori misura standard. A Monza, ad esempio, il nido aziendale del San Gerardo ?Le coccinelle? può ospitare fino a cinquanta bambini. E così, sarà indicativamente, anche per Lecco. «Ci auguriamo che arrivino i finanziamenti dalle istituzioni perché l'idea diventi adesso un progetto realizzabile. Non dispero che potrà esserlo anche tra qualche mese». ribadisce il dg.Laura Bosisio08/12/2008



In piazza Matteotti un servizio infermieristico

La Sicilia del 06/12/2008 ed. Nazionale p. 51

Palma di Montechiaro. L'iniziativa del distretto sanitario di base per favorire soprattutto la popolazione anzianaLA SEDE DELLA GUARDIA MEDICA P ALMA DI M ONTECHIARO . Un'altra iniziativa per migliorare l'assistenza sanitaria è stata intrapresa dal dirigente del Distretto sanitario di base Licata-Palma dott. Francesco Racalbuto. Dopo avere istituito al Poliambulatorio «Giulio Castellino» l'ambulatorio per gli stomizzati, un ufficio decentrato da Licata degli invalidi civili e disposto le visite in loco per permettere ai richiedenti di essere riconosciuti invalidi civili in grado di godere dei benefici previsti dalla legge 104, il dirigente distrettuale ha deciso di creare un servizio infermieristico nei locali a piano terra della guardia medica di piazza Matteottti. La sede del presidio sanitario da martedì prossimo sarà aperta anche di mattina dalle ore 8.30 alle ore 10.30 e il compito di curare il servizio infermieristico da Racalbuto, è stato affidato a Baldassare Rumè, uno dei paramedici più esperti dell'organico del Distretto sanitario di base. All'infermiere professionale è stato affidato il compito di curare il rilievo pressorio nella vasta utenza palmese composta perlopiù da persone anziane, potendo così evitare l'incombenza ai medici di famiglia i cui ambulatori nelle ore diurne sono particolarmente affollati. Il dipendente Baldassare Rumè, oltre a misurare la pressione sanguigna, potrà fornire agli utenti ogni utile consiglio esclusivamente nell'ambito delle sue competenze professionali ed anche dare informazioni sull'espletamento delle pratiche amministrative occorrenti per i servizi di medicina di base, tra i quali la richiesta di esenzione dei tickets e la fornitura di ausili e presidi. La guardia medica di piazza Matteotti nelle ore



Giovedì e venerdi in fiera i medici a convegno sulle terapie intensive

Messaggero Veneto del 07/12/2008 ed. Pordenone p. 4

Giovedì 11 e venerdì 12 dicembre si terrà al centro congressi della Fiera di Pordenone il 22º congresso nazionale della Società italiana di terapia intensiva (Siti).Il convegno, coordinato dal dottor Willy Mercante, direttore del dipartimento di emergenza-urgenza e cure intensive dell'azienda sanitaria "Santa Maria degli Angeli", focalizzerà temi importanti quali l'analisi delle moderne terapie nell'arresto cardiaco e la qualità della vita di chi sopravvive all'evento; le infezioni gravi che ancor oggi rappresentano un problema gravato da alta mortalità; la sessione di informatica clinica con esperienze a confronto e la proposta di una piattaforma regionale per alcuni specifici problemi in urgenza-emergenza.Un bioetico dell'università di Roma parlerà poi dei rischi dell'accanimento terapeutico. I destinatari del convegno saranno medici e infermieri che operano nelle aree critiche; per gli infermieri è prevista una sessione (venerdì mattina) parallela incentrata sui medesimi temi, con presentazione e dibattito a dimostrazione della necessità di alta specializzazione per gli operatori del settore. Oltre quaranta saranno i relatori provenienti dal Friuli e da altre regioni che si alterneranno per lo svolgimento dei temi.



Dal 16 l'infermiere di comunità

Messaggero Veneto del 07/12/2008 ed. Udine p. 15

TRICESIMO.Presentato in sala consiliare a Tricesimo il progetto "Infermiere di comunità" che partirà il 16 dicembre. La professionista che opererà nella cittadina morenica sarà Piera Mansutti. A illustrare il progetto Bruna Mattiussi, responsabile del distretto sanitario di Tarcento. «L'Azienda per i servizi sanitari 4 Medio Friuli - ha spiegato - garantirà alla comunità di Tricesimo la presenza di questa figura che sarà in grado di collaborare con i professionisti e le risorse già attive sul territorio, per creare e sviluppare le condizioni più adeguate a favorire una cultura sanitaria attenta alla promozione e al mantenimento della salute della singola persona e della comunità di appartenenza». L'infermiere di comunità svolgerà l'attività a domicilio dell'assistito e alla sede periferica del Distretto che a Tricesimo si trova in via dei Carpini dove sarà avviato il "Punto di ascolto".L'orario sarà: dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 11, martedì dalle 14 alle 14.30, negli stessi giorni sarà mantenuto l'ambulatorio infermieristico dalle 9.30 alle 10.30; al "Punto di ascolto" l'infermiere sarà presente per accogliere le segnalazioni di medici, assistente sociale e cittadini. In pratica l'infermiere di comunità farà opera di promozione e prevenzione collaborando ai progetti di salute avviati dalle agenzie territoriali e ai programmi individuali, finalizzati all'autocura, questo d'intesa con i medici di famiglia, in particolare per malati affetti da malattie croniche quali, per esempio, il diabete mellito. Suo compito sarà anche garantire l'assistenza infermieristica in collaborazione con il medico di famiglia , mediante la valutazione iniziale per la presa in carico di assistiti segnalati, da medici di famiglia, servizi sociali, familiari, mediante l'erogazione diretta degli interventi infermieristici, in accordo con il medico di famiglia. Inoltre, avrà il ruolo di sviluppare il lavoro di rete garantendo gli opportuni raccordi nella gestione dell'assistito con i servizi coinvolti, cioè il medico di famiglia, servizi sociali, familiari, volontariato. «A noi - sottolinea l'assessore alle politiche sociali e sanità Renato Barbalace - interessa l'avvicinamento dei servizi al cittadino. Tale iniziativa si prefigura come punto di riferimento e risposta concreta alle diverse necessità quotidiane della popolazione locale in relazione alle comuni prestazioni infermieristiche».Mariarosa Rigotti



Sospesi da professione per due mesi infermieri

EPolis Milano del 06/12/2008 p. 23

Non sono più ai domiciliari, ma per nove infermieri finiti nello scandalo del tangenti pagate da imprenditori di agenzie funerarie non è ancora tempo di ritornare al lavoro. Il gup Giuseppe Vanore, su richiesta del pm Grazia Colacicco, ha firmato una misura che sospende gli indagati dalla professione per due mesi. I camici bianchi, finiti agli arresti insieme agli imprenditori che li pagavano, si sono quasi tutti difesi sostenendo che le bustarelle intascate per segnalare i decessi, erano una sorta di consuetudine cristallizzata nel tempo. Allo stato i principali indagati sono ancora detenuti. Non è escluso dopo alcune audizioni da parte della Procura che l'inchiesta possa allargarsi. Gli imprenditori hanno sostenuto che non avessero pagato gli infermieri avrebbero perso il lavoro.

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