La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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martedì, dicembre 30

Rassegna Stampa - 30.12.2008


«Mancano gli infermieri. E il Pronto Soccorso è nel caos»

La Nazione del 30/12/2008 ed. Pisa p. 6

IL PERSONALE non basta e, in alcuni casi, ci si mettono anche i problemi strutturali. Come in pronto soccorso al "Santa Chiara", dove i pazienti sono costretti a stazionare, in barella, nei corridoio, a volte anche per ore. A denunciare la situazione è il sindacato delle professioni infermieristiche 'Nursind'. «Innanzitutto - spiegano - siamo ancora in attesa dell'arrivo del numero di infermieri che era stato promesso ad aprile in base all'accordo che prevedeva, appunto, l'assunzione di 87 infermieri: in realtà finora ne sono arrivati soltanto venti». E LA CARENZA di infermieri si fa sentire. «I problemi, purtroppo, sono sempre di stessi di otto mesi fa, tant'è vero che l'azienda sta prendendo misure abbastanza inconsuete dal punto di vista contrattuale, per esempio imponendo la reperibilità al personale perché non si riesce più a far fronte alle urgenze». I problemi ci sono ancora, insomma. «Anzi, in questo momento l'azienda è molto poco collaborativa sul fronte sindacale: in trattativa non si riesce ad andare avanti e questo vale sia per gli infermieri che per gli 'o.s.s.'. Siamo ancora molto indietro rispetto ai numeri necessari a garantire l'efficienza dei reparti». POI C'E' il problema del pronto soccorso, dove la situazione - spiegano al 'Nursind' - è ancora pesantissima: la struttura è quella che è , ci sono fino a quindici persone in barella nei corridoi e il personale fa quello che può nelle medicherie. Il problema è sia strutturale che per il personale, che no riesce a far fronte a tutti quei pazienti che arrivano là e stazionano per ore in attesa di essere visitate».


Infermieri, nuovo ruolo

Corriere Adriatico del 30/12/2008 ed. NAZIONALE p. 11

ANCONA - Valorizzare e responsabilizzare il personale infermieristico, ostetrico, tecnico, della riabilitazione e della prevenzione. E' l'obiettivo dell'accordo con le organizzazioni sindacali (Fp Cgil, Fp Cisl, Fpl Uil e Fsi) che la giunta ha recepito, prevedendo l'istituzione dei Dipartimenti delle professioni sanitarie presso l'Asur, le Aziende Ospedaliere di Ancona (Ospedali Riuniti) e San Salvatore di Pesaro, l'Inrca e le 13 Zone territoriali. Il Dipartimento partecipa alla definizione delle politiche aziendali che coinvolgono le professioni sanitarie (infermieri, ostetrici, tecnici, riabilitazione e prevenzione), in sinergia con le altre componenti professionali del sistema sanitario regionale. La Regione riserva un'attenzione particolare alle professioni sanitarie, "che l'evoluzione normativa ha ridisegnato, riconoscendo loro la direzione delle attività assistenziali e l'inserimento nel governo clinico delle aziende�? ha spiegato l'assessore alla Salute Almerino Mezzolani. Secondo l'assessore c'è bisogno di "un lavoro di squadra, dove ogni professionista è conscio della propria dipendenza dall'impegno degli altri e della necessità di confrontarsi con i colleghi in modo interdisciplinare, per conseguire l'obiettivo comune della salvaguardia della salute dei cittadini�?. I dipartimenti delle Zone territoriali verranno costituiti dopo i concorsi per i dirigenti delle professioni sanitarie presso le Aziende ospedaliere, l'Asur e Inrca: comunque, entro il 31 dicembre 2009.



Prelievi del sangue dal medico di base

Corriere Adriatico del 30/12/2008 , articolo di c.p. ed. ASCOLI p. 2

ASCOLI - Da qualche giorno è stato portato a termine l'annunciato trasferimento degli ambulatori, dal vecchio ospedale dell'Annunziata, nella nuovissima piastra dell'ospedale Mazzoni a Monticelli. Trasferimento riuscito in breve tempo per la dedizione di infermieri e tecnici, che hanno lavorato in periodo di feste e ferie natalizie. Ovviamente funzionano tutti quegli ambulatori per i quali sono presenti i relativi medici specialisti. Come sempre accade, il primo avvio per diventare subito funzionale, ha sempre bisogno di quello che si chiama tempo d'assestamento. Stando però al primo monitoraggio, tutto sembra procedere in maniera soddisfacente.S'era appalesato qualche sparuto rilievo circa i prelievi di sangue, ma ci è stato precisato - dalla cortese dottoressa Teresa Nespeca - che al momento funzionano due punti di riferimento per i cittadini: quello consueto all'interno dell'ospedale e quello nuovo nel gruppo degli ambulatori.Ci è stato poi anticipato che nel prossimo mese di gennaio, il direttore dottor Giuseppe Zuccatelli, unitamente ai suoi collaboratori, studieranno e metteranno in attuazione un servizio quanto mai utile sul piano sociale, a favore degli assistiti. Si tratta, in breve, di predisporre un infermiere ospedaliero - in associazione - che si porterà presso le sedi dei medici di base o di medicina generale (nuova denominazione) che calendarizzeranno prelievi di sangue per i propri pazienti.Per tantissimi cittadini, specie se anziani, dovrebbe risultare come la più razionale iniziativa. Perché donare il sangue? Il sangue è un tessuto fluido, indispensabile alla vita e soprattutto non riproducibile artificialmente. Attualmente non esiste un mezzo che lo possa sostituire, l'unico modo per ottenerlo per le trasfusioni è attraverso un atto di responsabilità, sensibilità e amore per il prossimo che ci farà sentire fieri di noi stessi: la donazione. Il suo larghissimo impiego terapeutico rende il sangue sempre insufficiente. Foto:I prelievi di sangue saranno fatti anche negli ambulatori dei medici di base



Professioni sanitarie, Forlì vince su Cesena

Corriere di Romagna del 30/12/2008 ed. Forlì p. 11

FORLÌ. Orientamento all'innovazione, efficacia e concretezza dei risultati, sviluppo e integrazione delle professioni. Sono queste le prerogative che hanno permesso all'Unità di valutazione multidimensionale (Uvm) dell'Ausl di Forlì di sbancare il convegno nazionale di Reggio-Emilia "Lo sviluppo inizia qui: assistenza, ricerca, didattica nelle professioni sanitarie", che si è svolto la scorsa settimana. Il poster relativo all'iniziativa forlivese, con pochi eguali in Italia, ha infatti vinto il primo premio nella categoria professioni sanitarie, davanti a Verona e Cesena. L'elaborato, a cura di Germano Pestelli, direttore del dipartimento Post-Acuti, di Silvia Mambelli, direttore del servizio infermieristico, di Azzurra Bernabei, dirigente infermieristico, di Marinella Terrasi, infermiera case-manager, e di Mariangela Fumagalli, dirigente infermieristico, è valso poi il dono di una videocamera Philips. L'Unità di valutazione ha risposto pienamente a quelli che erano gli obiettivi del convegno, volto a valorizzare le esperienze professionali e organizzative nell'area sanitaria caratterizzate da integrazione multi-professionale, continuità assistenziale e sicurezza delle cure.



Taraso assegnato dal TdL di Catanzaro
agli arresti domiciliari

Gazzetta del Sud del 30/12/2008 ed. COSENZA p. 37

Il Tribunale della libertà ha annullato il provvedimento con cui, nelle scorse settimane, erano stati assegnati agli arresti domiciliari gli infermieri professionali Franca Maria Pastore, Maria Francesca Ambrosi, Anna Casella, Catia Grosso Lavalle Francesca Vigna e Ada Benvenuto. L'organo giudiziario del riesame ha accolto il ricorso presentato dagli avv. Francesco Chiaia, Salvatore Tropea, Roberto Lepera, Tommaso Sorrentino e Nicola Guerrera. Gli indagati, come altri 38 loro colleghi, sono accusati di aver comprato il diploma professionale ottenendo poi l'assunzione in strutture sanitarie pubbliche e private. I giudici catanzaresi - come già era avvenuto nei giorni scorsi per altri indagati - hanno ritenuto venir meno le esigenze cautelari. E sempre il Tribunale della libertà, in accoglimento del ricorso presentato dagli avvocati Sergio Sangiovanni e Lucio Esbardo, ha assegnato agli arresti domiciliari il caposala d'una clinica privata di Belvedere, Damiano Taraso, indicato dalla procura come il personaggio centrale della vicenda giudiziaria. I magistrati hanno ritenuto, in relazione ai sette capi d'imputazione riferiti alle ipotesi di reato del falso, che le esigenze cautelari possano essere pienamente rispettate con la sola detenzione domiciliare. Taraso, fino a ieri, era infatti ristretto in carcere. È stata invece annullata la parte di ordinanza di custodia cautelare che lo riguardava in merito alle ipotesi di reato di corruzione (per i rapporti mantenuti con un funzionario dell'università romana del Sacro Cuore), di violenza privata (per via dei rapporti avuti con una ragazza che aspirava ad ottenere l'iscrizione a una facoltà universitaria), di ricettazione e di truffa. Damiano Taraso veniva indicato dagli investigatori del Nas (Nucleo antisofisticazioni dell'Arma) come il fornitore abituale dei diplomi falsi. I titoli di studio - questa la tesi della Procura cittadina - venivano venduti a prezzi che variavano dai tremila ai settemila euro. Durante il blitz che aveva portato all'esecuzione del provvedimento restrittivo firmato dal Gip di Cosenza erano stati, tra l'altro, sequestrati numerosi diplomi di dubbia produzione poi esibiti in condferenza stampa dagli investigatori. Nell'indagine condotta in tutta la Penisola, peraltro, i carabinieri del Nas non avevano risparmiato la sorella e due nipoti di un sottufficiale della Benemerita in servizio presso la sede cosentina dello speciale nucleo impegnato nella complessa inchiesta.
Gli accertamenti investigativi stanno al momento continuando per individuare altri fornitori di diplomi fittizi e una ventina di falsi infermieri professionali non ancora smascherati.



Da Imola agli studi di "Uno Mattina"

La Voce di Romagna del 30/12/2008 p. 14

Protagonisti i volontari di Aviat e i progetti in Togo
IMOLA - Nella trasmissione "Uno Mattina" di Rai 1 venerdì 2 gennaio alle 9 si parlerà di Imola. Ad essere intervistato nell'ambito dello spazio riservato alla presentazione di realtà di volontariato nei Paesi in via di sviluppo, sarà Gianfranco Mirri, medico ginecologo e membro del Consiglio direttivo dell'associazione cittadina Aviat (associazione volontari italiani amici Togo). In particolare si racconterà del progetto "Con la vista un'opportunità in più", cui l'Aviat darà il via a partire dal 15 marzo. Insieme a Mirri sarà presente il responsabile di Amoa (associazione medici oculisti per l'Africa), realtà bolognese gemellata all'iniziativa e già attiva in vari Paesi bisognosi come Kenya, Zimbawe e Ghana. "Per noi è una bella possibilità per far conoscere la nostra associazione in tutta Italia - spiega Mirri -. Questo è importante per sensibilizzare le persone a un tema tanto importante come è quello dell'aiuto alle migliaia di persone che in Togo, come in moltissime parti dell'Africa, vivono in una situazione di estrema povertà che nega loro l'accesso a beni fondamentali quali cibo e medicine. Non solo. Farci conoscere sul territorio nazionale significa consolidare la nostra credibilità, a conferma della fiducia che gli imolesi da sempre ci riservano, e per ampliare il bacino degli aiuti a sostegno dei nostri progetti". Grazie alla generosità di privati ed esercizi commerciali della città, molto è già stato fatto in favore del Togo dal 2005, data di nascita dell'Aviat, ad oggi. A partire dalla costruzione di due dispensari (centri di assistenza sanitaria) a Dague ed Avepozoo a quella della "Casa degli angeli", punto di riferimento per i bambini adottati a distanza e per le équipe imolesi che si recano periodicamente in Togo. "Nel 2005 grazie all'opera di 3 medici e 2 infermieri sono state eseguite in loco mille ecografie e 800 visite mediche - prosegue Mirri -. Nel 2007 undici volontari hanno somministrato oltre 1600 vaccini contro la febbre gialla, eseguito 250 test Hiv specie a donne in gravidanza, rilevato 200 emoglobine, eseguiti 250 Tine test per valutare la ricettività alla Tbc, effettuato circa 300 visite mediche e ginecologiche con ecografie e somministrazioni di farmaci". Ora ci si concentra invece su un altro flagello: la cecità. Questa si diffonde tra la popolazione per cause facilmente rimovibili come: la cataratta congenita, che colpisce anche bambini; il tracoma, un'infezione oculare da scarse condizioni igieniche facilmente risolvibile con una pomata antibiotica; l'oncocercosi (cecità fluviale) causata dalla filaria contratta dalle mosche. "Al dramma della persona che si trova a perdere la vista - prosegue Mirri - si somma quello della ripercussione sociale della malattia. L'invalido per vivere ha infatti bisogno di un 'tutor', che generalmente è un minorenne cui viene impedito di andare a scuola e fare quello che un ragazzo dovrebbe fare: semplicemente il bambino". A questo scopo a marzo per due settimane si recheranno in Togo in 19 tra medici, infermieri e personale vario; opereranno nell'ospedale pubblico "De Bè" a Lomè, la capitale, e nei dispensari di Daguè e Togoville. L'associazione sta seguendo altre attività: la costruzione di un pozzo nella Casa degli angeli, di un nuovo centro medico a Togoville, l'acquisto di un ecografo portatile. Tra i progetti in via di definizione: la prevenzione e cura della malaria (causa di morte per moltissimi bambini), l'invio periodico di volontari per seguire l'attività dei dispensari, l'incremento delle adozioni a distanza, la campagna "Adottiamo un infermiere". Il sito dell'associazione è www.aviatonlus.altervista.org La sede è in via Selice 53/a, tel. 0542 30311. Medico Gianfranco Mirri è membro di Aviat (associazione volontari italiani amici Togo), nata a Imola tre anni fa

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