La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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martedì, dicembre 16

Rassegna Stampa - 16.12.2008

COMUNICATO STAMPA
Federazione Nazionale Collegio I.P.A.S.V.I

Plauso dell’Ipasvi per l’operazione dei Nas che ha portato
a 72 arresti tra Cosenza e Roma

Annalisa Silvestro presidente dell’IPASVI dichiara:
’’ Caso gravissimo. Occorre un’azione immediata’’.


Roma, 10 dicembre – ‘’Plauso all’azione dei Nas nell’operazione che ha portato all’arresto dei falsi infermieri e completa disponibilità a supporto delle indagini’’. Così Annalisa Silvestro, presidente della Federazione dei Collegi Ipasvi, commenta la notizia del fermo di 72 persone tra Cosenza e Roma, accusate di truffa per l’acquisto del titolo di studio di infermiere e la pratica illecita della professione infermieristica.

‘’La notizia di infermieri che esercitano illegalmente, cioè senza il possesso del necessario titolo, è gravissima ed è fondamentale continuare a combattere l’esercizio abusivo della professione infermieristica a tutela di tutti i cittadini e degli assistiti.”

‘’La carenza di infermieri, che si protrae ormai da anni nel nostro Paese, ha evidentemente alimentato un illecito mercato che non è solo quello dell’acquisto di titoli falsi, ma anche quello di illecite forme di reclutamento sovrapponibili al caporalato. Un mercato delittuoso che è difficile contrastare per la estrema difficoltà a reperire notizie circostanziate e quindi utilizzabili dagli organi di competenza”.

“A fronte di questo grave episodio, l’impegno della Federazione e dei Collegi IPASVI sarà ancora più forte sia nell’accertamento puntuale e rigoroso dei requisiti previsti dalla legge per l’iscrizione agli Albi, sia nella verifica delle modalità attivate dalle strutture sanitarie pubbliche e private per il reclutamento e l’inserimento degli infermieri nei processi di lavoro e di assistenza”.

“Chiediamo – conclude Annalisa Silvestro, presidente dell’Ipasvi – la collaborazione di tutte le strutture sanitarie pubbliche e private nel riscontro dei requisiti necessari alle assunzioni, in modo da prevenire il verificarsi di episodi come quello di Cosenza. La serenità degli assistiti la fiducia e dei cittadini è un bene che deve essere assolutamente e da tutti salvaguardato”.


Sequestrato dal Pm il computer dell'Ipasvi

Gazzetta del Sud del 16/12/2008 , articolo di Arcangelo Badolati ed. COSENZA p. 32

I diplomi dell'Accademia Teatina e la misteriosa monaca romana evocata dal caposala Damiano Taraso Ci mancava solo la suora... Da Giovanni Boccaccio in poi non è mai mancata nelle storie italiane più intriganti. E così anche nell'inchiesta sui falsi infermieri compare all'improvviso una misteriosa monaca in servizio al policlinico "Gemelli" di Roma. Sarebbe lei - secondo quanto dichiarato da Damiano Taraso, personaggio centrale dell'indagine - l'astuta fornitrice dei diplomi falsi comprati nel Cosentino da decine di persone. Taraso l'ha indicata solo per nome, senza fornire altra indicazione utile all'identificazione. La storiella della religiosa non ha perciò incantato né il gip, Loredana De Franco, né il pm Francesco Minisci. Il caposala della clinica "Tricarico" di Belvedere rimarrà pertanto in carcere fino a nuove determinazioni, al contrario degli altri indagati che hanno, invece, ammesso le loro responsabilità. Quest'ultimi, infatti, nelle prossime ore lasceranno gli arresti domiciliari per essere assegnati all'obbligo di dimora. Il Natale lo trascorreranno insomma da uomini liberi.
L'inchiesta, nel frattempo, fa registrare un altro colpo di scena: il magistrato inquirente - d'accordo con il procuratore Dario Granieri - ha disposto il sequestro nella sede dell'Ipavsi (il Collegio degli infermieri professionali) del computer contenente i dati anagrafici dei paramedici iscritti all'albo. Il supporto informatico è stato prelevato negli uffici di via Don Minzoni dai carabinieri del Nas. L'iniziativa giudiziaria è tesa a verificare l'esistenza di eventuali complicità o connivenze che hanno consentito agli indagati di farla franca per un periodo di tempo tanto lungo. L'Ipavsi, dal canto suo, attraverso il presidente Adriana Imbrogno ha ribadito la piena collaborazione con la magistratura precisando pure che «tutto il personale infermieristico in carico presso le strutture pubbliche e private è composto da professionisti la cui serietà e preparazione è indiscussa».
Tanto indiscussa non dev'essere, invece, la preparazione dei finti infermieri che hanno ottenuto il diploma fittizio dell'Accademia Teatina di Roma. Già, perchè uno di loro ha svelato al gip De Franco, d'averlo acquistato per due milioni di lire a Reggio Calabria. Tutti gli altri possessori del titolo, invece, non risulta abbiano mai frequentato l'unico corso bandito dall'Accademia nel lontano 1976. Nonostante lo strano incendio che ha mandato misteriosamente in fumo gli archivi dell'istituto, i carabinieri sono infatti riusciti a risalire ai nominativi delle trentacinque persone che presero parte alle lezioni tenute quell'anno. Nominativi custoditi dal ministero della Sanità tra i quali, però, non figura nessuno dei paramedici che, nel Cosentino, risulta invece aver conseguito l'ambito diploma della "Teatina". Delle due l'una: o esiste un'accademia con lo stesso nome, oppure i titoli esibiti per iscriversi all'Ipavsi e, successivamente, partecipare ai concorsi sono fasulli. Sul punto si accettano scommesse. Magistrati e carabinieri propendono per la tesi della falsificazione, gl'incriminati per quella della veridicità, noi giornalisti e voi lettori aspettiamo di conoscere la verità dal prosieguo delle indagini.
Un prosieguo che s'annuncia foriero di altre sorprese. Sì, perchè non sarebbe solo Damiano Taraso l'uomo in grado nella nostra provincia di "fabbricare" infermieri professionali. C'è un altro "uomo dei miracoli" che ha - dietro adeguato corrispettivo - "inventato" infermieri professionali. Si tratterebbe di un paramedico identificato dai carabinieri che potrebbe a breve ritrovarsi raggiunto da un avviso di garanzia. Gl'investigatori, sul punto, sono abbottonatissimi. Com'è giusto che sia.


DIARIO



La Citta di Salerno del 16/12/2008 ed. Nazionale p. 23

• roccadaspide • Sofferenti psichici in visita al museo I pazienti del locale Dipartimento di salute mentale in visita al museo naturalistico di Corleto Monforte e nel centro storico. L'iniziativa rientra nelle attivitá finalizzate la reinserimento sociale delle persone con problemi psichiatrici. Con questa stessa finalitá in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, qualche giorno fa è stato organizzato un pranzo con tutti gli ospiti della struttura diretta da Michele Di Genio, presso un agriturismo della zona. Le iniziative sono state promosse nell'ambito del progetto che prevede l'istituzione di alcune borse lavoro per il reinserimento sociale, il cui referente è il coordinatore infermieristico Pasquale Galardo• agropoli • Gara gastronomica di dolci tipici Via agli appuntamenti natalizi al centro sociale. Oggi l'appuntamento è con "I dolci natalizi della nonna", una gara gastronomica e di degustazione di prodotti e dolci tipici del periodo natalizio preparati dalle nonne agropolesi. Venerdì l'appuntamento in programma ha per titolo "Scambiamoci i regali di Natale" con la preparazione di regalini natalizi, mentre martedì prossimo è in programma "Suoni e canti di Natale" con lo scambio di auguri e brindisi con "murzeddette e vino tuosto

Infermieri, ecco i nuovi quindici eletti

La Provincia Pavese del 16/12/2008 ed. Nazionale p. 12

Domani il consiglio nominerà il presidente e le altre cariche
PAVIA. Il collegio infermieri ha eletto ieri il suo nuovo direttivo e domani mattina consiglio e revisori dei conti si riuniranno per eleggere il presidente (Enrico Frisone è quello uscente) e le altre cariche. Gli infermieri della provincia iscritti all'Ipasvi si sono recati alle urne nel weekend appena trascorso. E nel nuovo consiglio si sono affacciati alcuni nomi nuovi.Del consiglio fanno ora parte: Enrico Frisone, Duilio Loi, Giuseppe Braga, Gabriele Ciancio, Salvatore Quattrocchi, Annamaria Rampi, Anna Bergonzi, Attilio Quaini, Ruggero Rizzini, Annamaria Tanzi, Jannette Gerletti, Elena Baglioni, Daniela Bongiorno, Enrica maiocchi e NUnzio Greco. Il Collegio dei revisori dei conti è composto da Raffaella Di Martino, Claudia Cavallaro Giorgio Maggi, supplente Giovanna Viscari.Toccherà al nuovo direttivo affrontare le ultime discussioni di natura etica che coinvolgono la categoria. E giusto sabato scorso, a palazzo San Tommaso, si è tenuto il convegno organizzato da Ipasvi sul nuovo Codice Deontologico degli infermieri che è in corso di approvazione a livello europeo. E' stato un confronto aperto tra esperti del settore, filosofi, eticisti e docenti di scienze infermieristiche delle principali università lombarde, che nei loro interventi hanno percorso le tappe di sviluppo e le compelssità legate all'esercizio della professione infermieristica. Al convegno hanno partecipato quasi 200 infermieri da tutta la Provincia. «Questo convegno è anche l'occasione per ribadire la nostra forza e professionalità - spiega Frisone - in un momento così delicato. Dopo i recenti e spiacevoli fatti di cronaca, sono fiero di poter affermare che i nostri infermieri (3600 in provincia) hanno competenze e requisiti per svolgere al meglio una professione così delicata». Presente al convegno anche Loredana Sasso presidente della Federazione Europea.




Policlinico, 'buco' da 5 milioni di euro


Il Resto del Carlino del 16/12/2008 , articolo di ALESSIA PEDRIELLI ed. Modena p. 5

Di ALESSIA PEDRIELLI SONO cinque i milioni di euro da recuperare entro la fine del 2008. Questa l'entità di un 'passivo di bilancio' che il Policlinico, come altre realtà sanitarie regionali, tollerava da anni e che ora, anche per effetto della leggi nazionali, deve essere riassorbito in tutta fretta. Prende origine da qui, da una ristrutturazione interna volta al risparmio, il piano taglia-letti che il Policlinico ha preannunciato e che dovrebbe partire già dai prossimi giorni. In teoria, dovrebbero essere ridotti a zero con una sola operazione, quei 40 posti letto in più che la struttura manteneva, sforando il numero massimo consentito (e finanziato) dalla Regione. UN REPARTO fantasma fatto di 40 malati sparsi per l'ospedale ospitati dove si può, inseguiti dai medici e tollerati dagli infermieri. Pare però che, nella pratica, i 40 letti tagliati non saranno quelli 'abusivi', ma 40 posti regolari di reparti che dal primo gennaio non esisteranno più. TOSSICOLOGIA, gastroenterologia, reumatologia e dermatologia potrebbero essere tra i primi ad essere colpiti: «Tagliare i posti in un ospedale è sempre sbagliato - spiega Massimo Tassinari responsabile provinciale sanità Cgil - Farlo così, però, è una scelta ancora peggiore: infermieri e personale di assistenza dal primo dell'anno, potrebbero trovarsi, senza preavviso, a lavorare in situazioni completamente nuove senza ricevere una formazione adeguata, senza poter dare, quindi un servizio adeguato, mentre il problema dei letti in appoggio continuerà ad esistere e sarà, se possibile, peggiorato». Lancia l'allarme per la qualità dei servizi la Cgil di Modena, che vede i tagli gestiti male come un doppio boomerang sul cittadino. «LA LEGGE nazionale impone alla sanità di rientrare delle spese - spiega Alfredo Maglitto responsabile aziendale Cgil - ma ogni struttura può farlo nel modo in cui ritiene: questo sarebbe il momento di rivedere tutte le relazioni professionali interne che troppo spesso rendono alienante il mestiere dell'infermiere e che è invece fondamentale per la guarigione o l'aggravamento dei pazienti ». Il piano di rientro del Policlinico (tagli ai turn over, alle spes e ai posti letto) avrebbe, secondo i sindacati, recuperato a oggi circa 3 milioni di euro. Per gli altri due le manovre partiranno nel 2009: «La situazione sarà ancora più difficile - conclude Maglitto - bisogna fare un pianoche guardi al futuro».

Non ci fu eutanasia


Il Resto del Carlino del 16/12/2008 , articolo di CARLO RAGGI ed. Faenza p. 2
Il rianimatore era accusato di averdi CARLO RAGGI ASSOLTO dall'accusa di omicidio volontario a fini di eutanasia - attraverso iniezioni di curaro, potassio o altre sostanze - perchè il fatto non sussiste, per tutti e sei i capi di imputazione con riferimento, nel dispositivo, sia alla formula piena, sia alla prova insufficiente o contraddittoria. Il gup Cecilia Calandra ha letto la sentenza poco prima delle tredici, dopo quasi tre ore di camera di consiglio. Per il rianimatore ravennate che da oltre quattro anni ha convissuto con una tal pesantissima accusa, è la fine di un incubo. Alla lettura della sentenza era presente la moglie, infermiera professionale, che in tutti questi anni ha seguito l'inchiesta passo per passo assieme ai difensori, gli avvocati Carlo Benini e Silvia Brandolini. E' lei che ha aiutato i legali a penetrare nel mondo della medicina, della rianimazione, a comprendere meccanismi, terminologie, atmosfere di un reparto dove il confine fra la vita e la morte è estremamente dinamico, labile, impalpabile, dove non a tutti riesce facile fare i conti con l'opportunità di una professionale convivenza con la morte. E proprio grazie allo studio capillare delle migliaia di incartamenti del processo, è anche saltato fuori, nelle ultime settimane, un dato che in precedenza era sfuggito e cioè che per uno dei sei pazienti deceduti, ovvero Giacinto Berardi Iacobelli, nella cartella clinica era annotato il livello di potassio riscontrato nel suo sangue nell'immediatezza della morte. Un dato importantissimo, fondamentale, ai fini dell'esclusione dell'accusa, che era sfuggito anche ai consulenti tecnici a suo tempo nominati dai pm Gianluca Chiapponi e Stefano Stargiotti; un valore di potassio assolutamente rientrante nella norma, ovvero 4,1. E allora, se questo era uno dei sei casi di asserita eutanasia, allora ha avuto buon gioco la difesa a puntare sulla generalizzazione del dato e all'esclusione della sussistenza dell'accusa. A maggior ragione se si pensa che quella morte fu l'unica in cui si verificò l' arresto cardiaco in asistolia (caratteristica tipica della morte da iniezione di potassio). Insomma, quella prova scientifica invano ricercata dall'accusa attraverso le autopsie ai sei cadaveri riesumati nel marzo del 2004, per almeno uno dei casi era lì, nei documenti. Ed era contro l'accusa. Non solo. I difensori hanno preparato sei diverse e corpose memorie per ognuno dei casi, evidenziando contraddizioni fra le deposizioni testimoniali delle infermiere del reparto, o fra queste e i medici, individuando le discrasie fra le accuse indicate nei capi di imputazione e le evidenze delle cartelle cliniche o delle consulenze tecniche. Fino a giungere a ipotizzare che l'inchiesta sia sorta esclusivamente per la suggestione di qualche infermiera, cui hanno poi fatto da sponda testimonianze di altre infermiere: «Qui il problema non sei tu, è quel medico...» è la frase che ha dato un po' il 'là' all'inchiesta, riferita da un'infermiera professionale a quella collega che era rimasta sconvolta dal fatto che in una mattina - l'8 febbraio 2004 - ben due pazienti della rianimazione fossero morti a breve distanza l'uno dall'altro. Poi le testimonianze hanno aggiunto un gravissimo sospetto, parlando di fiale di potassio scomparse (ma la difesa le ha 'ritrovate' analizzando le cartelle cliniche), addirittura di una fiala lasciata cadere dal medico in un cestino dei rifiuti, di infermiere che si trasformano in investigatrici, per finire con il dato statistico di un'asserita 'impennata' delle morti in rianimazione. Fu sulla base di un esposto dell'Ausl che nel marzo 2004 la Procura avviò l'indagine con l'autopsia a sei pazienti morti fra il 21 gennaio e il 12 febbraio e per i quali si riferiva una morte da arresto cardiaco in asistolia (poi, come si è visto, i casi si sono ridotti a una sola unità). L'esame autoptico non fece che confermare quanto si sapeva, ovvero l'impossibilità scientifica di individuare il dato del livello di potassio nel sangue di un cadavere dopo le sei ore dalla morte. Evidenziarono i consulenti che per due casi la morte era nell'ordine naturale della malattia, per due forse potevano profilarsi condotte colpose, per altri due era inspiegabile. Mancando la prova scientifica a sostegno dell'accusa, i pm chiesero l'archiviazione, ma il gip per due volte non la concedette fino a imporre le imputazioni coatte. E i pm, costretti a formulare il capo d'accusa, coerentemente al processo, con rito abbreviato, hanno chiesto l'assoluzione, sia pure con la formula della prova insufficiente. Il gup, nel dispositivo, non ha indicato i casi relativi alla formula piena e quelli per i quali è individuata una prova non sufficiente: lo farà con la motivazione, ma si può ipotizzare che l'incidenza dei secondi sui primi sia veramanente infinitesimale. I familiari di cinque dei sei deceduti erano costituiti parti civili (assistiti dagli avvocati Aldo Guerrini, Annalisa Porrari, Lucia Pappalettera, Vanni Valandro e Claudio Marzocchi): potranno avere aspettative di ristoro dei danni da parte dell'Ausl, in un procedimento civile, solo nel caso di una assoluzione per non sufficienza o contraddittorietà delle prove.

VINCE LA LOGICA DEL RISPARMIO A TUTTI I COSTI

Il Resto del Carlino del 14/12/2008 ed. MODENA p. III

SONO bastate quattro chiacchiere con gli infermieri per cogliere il malumore che serpeggia nei reparti del Policlinico. Nessuno mette in dubbio l'alto livello della sanità modenese, che brilla per le molte eccellenze e per l'alta professionalità del personale medico e paramendico. Ma è necessario fare i conti (nel senso letterale del termine) con la logica 'aziendale' e manageriale: risparmio a tutti i costi. I bilanci devono quadrare e soprattutto non avere segni meno. Non importa se gli infermieri si affannano da un reparto all'altro e si misurano con patologie diverse da quelle che normalmente trattano. Siamo fortunati: la maggior parte ha una professionalità tanto solida da consentire loro di affrontare al meglio qualunque evenienza (ed emergenza). Ma hanno ragione quando si chiedono se le competenze specifiche e la storia personale, fatta di un'esperienza che non ha prezzo, valgono ancora qualcosa. Per esempio, un' infermiera che ha sempre lavorato in ginecologia sa bene come trattare le 'sue' pazienti, sa cosa può accadere, come può reagire un'ammalata, cosa è meglio fare o dire al momento opportuno. Poi, improvvisamente, si trova in reparto degenti catapultati da altre 'specialità' ed è costretta a trattare situazioni del tutto diverse. Per farlo lo fa, non c'è dubbio. Ma nessuno ha pensato che - come gli stessi infermieri chiedono - sarebbe meglio fornire una preparazione specifica prima? Perchè l'errore, in un ospedale, è sempre in agguato. E in caso di eventuale errore, chi pagherebbe oltre al malato? E' giusto quindi sacrificare al risparmio il bagaglio professionale di un'intera categoria?



«Noi infermieri come 'pedine' E il malato ne paga le spese»

Il Resto del Carlino del 14/12/2008 ed. MODENA p. III
Di ALESSIA PEDRIELLIPOCO personale, vacanze in arrivo e turni da coprire: sotto Natale l'infermiere diventa un numero, spostato da un reparto all'altro senza formazione a spese del malato. E' questa la difficile situazione che, anche quest'anno, sta per affrontare il Policlinico di Modena: alcuni reparti chiuderanno già nei prossimi giorni e, a partire dal prossimo sabato, comincerà la 'guerra dei turni'. «Ogni anno in estate e in inverno succede così - raccontano gli infermieri - per permettere ai colleghi di andare in ferie veniamo assegnati ad altri reparti che non sono i nostri per una ventina di giorni. Lì dobbiamo gestire pazienti e casi che non abbiamo mai visto e spesso veniamo lasciati soli». DA ORTOPEDIA a ginecologia, da reumatologia a chirurgia, dall'area dozzinanti a pediatria: non sembrano esserci regole nei trasferimenti degli infermieri se non quelle dettate dalla necessità di coprire i turni. «Veniamo assegnati a reparti diversi quando l'emergenza ferie è nel pieno - spiegano preoccupati alcuni infermieri - Ma quello che manca davvero è la formazione. Non ci viene data una preparazione adeguata a questi spostamenti. Nè durante l'anno, nè nel momento del passaggio. I colleghi ci spiegano le cose principali, ma poi rimaniamo soli e ci troviamo in gravi difficoltà. Ogni reparto ha le sue specificità: i malati hanno esigenze diverse, i farmaci sono diversi e noi non possiamo sapere tutto di tutto».SAREBBE, sempre secondo il personale, un preciso indirizzo aziendale, improntato soprattutto su logiche di risparmio, il considerare la professionalità dell'infermiere intercambiabile da un reparto all'altro. Un indirizzo basato sul fatto che, in teoria, la formazione della figura, in teoria, lo consentirebbe.L'alto numero di pazienti da gestire (nei reparti meno rischiosi arrivano a 15 per infermiere), i turni pesanti, i riposi non rispettati e la carenza di una formazione adeguata, però, sembrano rendere la realtà un po' diversa.«SE MI TROVO improvvisamente catapultato in un reparto in cui mi devo occupare di pazienti appena operati di cui non so nulla, o se devo coprire pediatria, sono turnista, e non conosco i dosaggi dei farmaci o, al peggio, se devo fare un gesso senza averne mai fatto uno - racconta un giovane infermiere - chi ne fa le spese è solo il malato a cui non è più garantita la stessa professionalità. Tutte queste cose capitano. Frequentemente e non per caso: siamo spostati come pedine, i corsi di formazione mancano e la situazione è sempre più difficile».



«Gli operatori socio sanitari utilizzati come paramedici»


Il Resto del Carlino del 14/12/2008 ed. MODENA p. II
INFERMIERI o operatori socio sanitari? Le loro divise sono diverse come le loro mansioni. Rispetto a quelli dell'infermiere, i compiti dell'oss sono limitati. Niente medicazioni, niente preparazione o somministrazione dei farmaci, niente prelievi, nè iniezioni: «Gli oss dovrebbero solo accudire il paziente negli aspetti che non sono medici, come l'igiene, le piaghe da decubito, l'alimentazione - spiegano gli infermieri - in realtà non accade così. E come potrebbe se i turni notturni che prima erano coperti da due infermieri per reparto, da un anno a questa parte, il Policlinico li vuole gestiti da un infermiere e uno (in rari casi due) operatori socio sanitari? Se gli oss sono costretti a fare cose che non sono di competenza e noi dobbiamo affidare a loro compiti per cui ci assumiamo comunque la responsabilità diretta, di chi è la colpa? Quello che è certo è che ancora una vola a farne le spese sarà il malato».

OSPEDALE
Pediatri e infermieri a lezione di «emergenza»

La Nazione del 16/12/2008 ed. La Spezia p. 12

PEDIATRI e infermieri a «lezione» per soccorrere i neonati nelle situazioni di emergenza. Il corso di rianimazione e stabilizzazione del neonato critico si è svolto nei giorni scorsi all'ospedale San Bartolomeo di Sarzana, organizzato dal professor Parmigiani, direttore del reparto spezzino di Pediatria e Neonatologia-Cure Intensive, in collaborazione con il professor Serra della Patologia Neonatale dell'Istituto Gaslini e nell'ambito di un progetto regionale. L'incontro era riservato alle Neonatologie liguri ed organizzato a Sarzana per tutto il levante ligure. In «aula» un folto gruppo di pediatri ed infermieri degli ospedali di Spezia, Sarzana, Lavagna, Chiavari. Oltre agli aspetti teorici, il corso era incentrato soprattutto sulla parte pratica degli interventi e sugli aspetti di clinico-organizzativi dell'emergenza neonatale. Nelle prove pratiche anche la simulazione di possibili scenari di intervento. Soddisfatto per il successo il professor Parmigiani che ha annunciato per il prossimo futuro ulteriori esperienze con l'obiettivo di implementare ulteriormente le competenze del personale per affrontare in modo sempre più organico l'emergenza neonatale.


Anziani a San Biagio, triplicata l'offerta

Il Domani del 16/12/2008 p. 17
La rinnovata struttura è destinata ad utenti non autosufficienti con patologie croniche e in fase di riacutizzazione. A seconda dei gradi di autonomia si predispongono piani di assistenza personalizzatiPiero Pisano n C ASALECCHIO. Triplica l'offerta della Residenza Sanitaria per Anziani di S. Biagioa Casalecchio di Reno: 5770 metri quadri, rispetto ai precedenti 2500, 60 posti letto rispetto ai precedenti 20, a cui se ne aggiungono altri 15 posti letto per l'hospice che sarà attivato nel 2009. È questa la nuova situazione per gli anziani di San Biagio dopo l'inaugurazione avvenuta domenica. La struttura di San Biagio è destinata ad anziani non autosufficienti con patologie cronichee in fase di riacutizzazione, compresa la demenza senile. La particolarità della residenza di San Biagioè quella di fornire assistenza ad anziani con diversi gradi di non auto sufficienza mediante la predisposizione di un piano di assistenza personalizzato.A seconda del miglioramento, o dell'agg rava rsi delle sue condizioni, l'anziano potrà ottenere cure adeguate rimanendo comunque nella stessa struttura senza dover subire trasferimenti che si rivelerebbero traumatici per l'anziano stesso. Con il nuovo intervento, migliorano anche gli spazi comuni per l'accoglienza e per il centro diurno, grazie ad un investimento complessivo dell'azienda Usl di Bologna di quasi4 milioni di euro. «È con grande soddisfazione che l'amministrazione comunale di Casalecchio di Reno e i cittadini dei nove comuni del Distretto socio-sanitario accolgono l'inaugurazione e l'apertura del secondo stralcio della residenza sanitaria per anziani di San Biagio» ha commentato il sindaco di Casalecchio Simone Gamberini. «L 'amministrazione comunale mise a suo tempo a disposizione dell'Ausl i terreni per la realizzazione di questa importante opera che, grazie all'investimento di questi ulteriori4 milioni di euro previsti nel Piano triennale dell'Azienda Sanitaria, completa la realizzazione del più importante tassello del sistema pubblico di supporto alla non autosufficienza nel nostro distretto. Con la disponibilità di questi 40 posti, che si aggiungono ai 20 già presenti, potrà essere notevolmente ridotta la lista di attesa dei posti convenzionati grazie al fondo regionale per la non autosufficienza. inoltre, attendiamo con molta fiducia entro il 2009 l'apertura dei 15 posti di hospice per i malati terminali che forniscono un aiuto importante alle famiglie». L'approccio della residenza nell'assistenza fornite all'anziano è quello multidisciplinare. Lavorano, infatti, a stretto contatto nella struttura oltre a infermieri professionali, assistenti di base,e geriatri, anche fisioterapisti, fisiatri, psicologi e animatori. L'assistenza e la cura degli anziani sono garantite da personale qualificatoe continuamente formato fornito dalla cooperativa sociale Cadiai, che gestisce il servizio fin dall'apertura, in nomee per conto dell'azienda Usl di Bologna, distretto di Casalecchio di Reno. Operano oggi nella struttura 11 assistenti di base,2 infermieri professionali, 1 fisioterapista, 1 animatore, 1 psicologa, 1 medico di base e un medico specialista geriatra (questi due dell'azienda Usl di Bologna) e 1 fisiatra oltre alla responsabile di struttura. Quando la struttura saràa pieno regime faranno parte degli operatori un numero ulteriore di assistenti di base e infermieri adeguato alla severità assistenziale degli ospiti.I primi ospiti entreranno nei nuovi locali già entro la fine dell'anno. «In questo modo si compie il disegno dell'offerta di servizi per la non autosufficienza che in questi anni ci ha portato ad azzerare le liste per gli assegni di cura, aumentare notevolmente le ore di assistenza domiciliare, i posti nei centri diurni e i posti convenzionati nelle residenze protette del nostro distretto socio-sanitario» ha aggiunto Simone Gamberini. La scelta, nel realizzare la nuova struttura di San Biagio, è stata quella di superare il concetto di struttura chiusa. Infatti la Residenza di San Biagioè un punto di riferimento per numerose attività del territorio di Casalecchioe dintorni che riguardano gli anzianie le loro famiglie: dalla fisioterapia, per cuiè attiva la palestra del centro, all'attività del centro diurno, di cui va segnalato il ciclo di incontri del San Biagio Caffè dedicato ai malati di alzheimer e ai loro famigliari, fino a tutte le attività di consultorio per anzianie malati di alzheimer e loro famiglie. In questo senso, dunque, nella struttura di San Biagio l'assistenza nonè intesa solo come accudimento, ma tutta l'attività è tesa a stimolare le capacità residue degli anziani, da quelle motorie a quelle sensoriali e intellettuali.



Ospedale, trasferiti 11 infermieri

La Citta di Salerno del 16/12/2008 ed. Nazionale p. 23
Il sindacato si scaglia contro la Asl 3 «Concesso il nullaosta dopo 10 giorni» - Alcuni reparti rischiano l'accorpamento - «Prima bisognava sostituirli con altro personale»• Agropoli. Non c'è pace per l'ospedale di Agropoli: i reparti ancora una volta a rischio accorpamento. Il disagio potrebbe crearsi a seguito del trasferimento di 11 infermieri presso altre strutture sanitarie. L'Asl 3 ha concesso il nullaosta dopo dieci giorni dalle richieste. Contro il provvedimento si scaglia il segretario generale Rolando Scotillo, della Federazione sindacati indipendenti di Salerno. «Non si comprende la fretta - afferma Scotillo- della direzione generale di concedere i nullaosta prima dei novanta giorni previsti per legge in caso di richiesta di trasferimento da parte di altre Asl».• «Prima bisognava attivare le procedure di assunzione per scorrimento delle graduatorie degli infermieri aspiranti alla mobilitá presso l'Asl 3, peraltro, ancora in corso di validitá, per un numero almeno pari di personale» aggiunge. Scotillo sostiene che il nullaosta, in base ad una specifica normativa, vista anche la carenza cronica che da tempo caratterizza il presidio sanitario, «può essere posticipato fino a tre mesi. Il posticipo è consentito per permettere alle amministrazioni cedenti il personale di attivare le procedure previste per legge per sostituire il personale trasferito». Il rappresentante sindacale si sofferma sulle possibili conseguenze che il provvedimento può avere per l'ospedale di Agropoli. «Preoccupa la carenza di personale infermieristico che tra qualche giorno - evidenzia Scotillo - sará inevitabile nell'ospedale dove giá si registra una notevole carenza di organico: la struttura non sará più in grado di fornire un'adeguata assistenza al territorio. Al manager Saracino chiediamo che, con la stessa celeritá, siano attivate le procedure di reintegro del personale fuoriuscito, attingendo dalla graduatoria degli infermieri aspiranti alla mobilitá presso l'Asl 3». La Fsi annuncia che nel caso la richiesta non fosse soddisfatta «il sindacato si attiverá con il comitato di lotta e con l'amministrazione affinché questa assurda ed unilaterale decisione dell'Asl 3 sia ritirata e siano subito attivate le procedure di assunzione per il ripristino di migliori condizioni di assistenza». • Il trasferimento degli infermieri infuoca ancora di più le proteste relative all'uscita dell'ospedale dalla rete di emergenza regionale. Gli ultimi incidenti gravi verificatesi ad Agropoli hanno riproposto la necessitá della presenza dell'ospedale e soprattutto del pronto soccorso rivendicato dal Comitato civico costituitosi in difesa dell'ospedale. Angela Sabetta



Blitz del Nas, infermiere polacche scagionate

La Tribuna di Treviso del 16/12/2008 ed. Nazionale p. 36

Non erano iscritte al registro provinciale ma avevano regolare titolo
SAN PIETRO DI FELETTO. Erano accusate di aver esercitato la professione di infermiere professionali in una casa di riposo di San Pietro di Feletto, senza esser iscritte all'albo di categoria. Il giudice Deli Luca le ha assolte perché il fatto non sussiste. Le due donne polacche, infatti, avevano conseguito regolarmente il titolo in Polonia, il Paese d'origine, ma questo titolo non era ancora stato convertito per la validità in Italia. Secondo il capo d'imputazione, dunque, Jolanda Teresa Zelazowkja e Danuta Krystyna Jajkolowiec, era accusate di aver esercitato la professione di infermiere professionali in assenza della necessaria iscrizione al relativo collegio professionale. Il 25 novembre 2004 in un istituto di San Pietro di Feletto c'era stato un controllo da parte dei Nas, che avevano rilevato la presenza di queste due lavoratrici polacche, che non erano iscritte nel registro degli infermieri di Treviso. Le due erano state regolarmente assunte tramite una cooperativa sociale. A distanza di una settimana avevano sostenuto l'esame di lingua, che permetteva l'iscrizione nel registro degli infermieri provinciali. Ieri mattina nel tribunale di piazzale Beccaria a Conegliano, il giudice Deli Luca ha assolto le due infermiere perché il fatto non sussiste. Ieri mattina in tribunale un altro procedimento, per appropriazione indebita, invece non è neanche «partito», nonostante la presenza di numerosi testimoni. Il giudice Deli Luca ha infatti disposto il rinvio degli atti in procura a Treviso, in quanto è la sezione di Montebelluna a essere competente per i fatti contestati, che secondo l'ipotersi accusatoria sarebbero stati commessi a Valdobbiadene. (sa.b.)


E così facile avere un falso diploma da infermiere?

Gente del 15/12/2008 N. 52- 22 DICEMBRE 2008 p. 23
INas di Cosenza hanno arrestato 72 falsi infermieri che avrebbero acquistato i diplomi da un'organizzazione criminale. Come è stata possibile una truffa così vasta?• II livello della falsificazione dei certificati di abilitazione professionale era talmente alto da far pensare a una mente raffinata che dirigeva l'estesa attività criminale. Una sorta di sistema parallelo alle nostre opere, che evidentemente ha dequalificato l'assistenza sanitaria. Com e è potuta durare così a lungo questa truffa? Per gli organi di controllo che presiedono ogni concorso del personale era impossibile accorgersi dei titoli "taroccati", tanto erano ben falsificati. Un'esperienza che ora ci deve spingere a controllare con scrupolo i requisiti di tutto il personale infermieristico presso le aziende sanitarie e ospedaliere. E a ripetere tale controlio nel corso delle future, nuove assunzioni. Lottando contro questi crimini nel mondo della sanità, si potrà avviare finalmente un nuovo ciclo virtuoso per la salute di tutti i cittadini italiani.
Risponde ANDREA GUERZONI direttore del Dipartimento "Tutela della salute" della Regione Calabria



Infermieri, è scontro per le elezioni dell'Ordine

Il Giornale della Toscana del 16/12/2008 p. 8

Le elezioni per il rinnovo del Consiglio dell'ordine provinciale degli Infermieri di Firenze (a cui hanno diritto di voto più di 6000 infermieri) ha scatenato un putiferio a Firenze. Quest'anno, infatti, la novità è stata rappresentata da una lista chiamata «Dalla parte degli Infermieri» che ha proposto il proprio programma in modo innovativo e molto diverso dal passato intraprendendo una campagna elettorale vera e propria, con spazi pubblicitari sui giornali, spot televisivi, distribuzione di gadget, vele pubblicitarie, un sito internet e una infoline telefonica. La lista è guidata da Filippo Festini, 44 anni, uno dei 30 infermieri italiani che ricoprono il posto di professore universitario di ruolo. La lista di Festini si propone di esigere maggiore attenzione da parte delle istituzioni verso la professione infermieristica e di darle il ruolo sociale che merita per l'enorme contributo che gli infermieri garantiscono quotidianamente alla prevenzione delle malattie e al mantenimento e al recupero della salute dei cittadini. «Lo scopo della nostra campagna - dice Festini - è stato non solo quello tradizionale di promuovere una lista in una competizione elettorale ma soprattutto quello di rendere visibile la nostra professione a tutta l'opinione pubblica, ricordando a tutti le nostre caratteristiche di professionisti autonomi, responsabili e indispensabili al benessere della società». La lista ha un proprio sito http://www.dallapartedeglinfermieri.com/ e una infoline dedicata 366 177 6066.

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