La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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giovedì, dicembre 11

Rassegna Stampa - 11.12.2008


Falsi diplomi a infermieri l'inchiesta sfiora la città

La Stampa del 11/12/2008 ed. ALESSANDRIA p. 55

Anche Alessandria coinvolta nell'inchiesta del Nas sugli infermieri con falsi diplomi che ieri ha portato a una settantina di arresti, soprattutto in provincia di Cosenza? Una delle persone ricercate risultava domiciliata in città: ma un rapido controllo effettuato dai Nas alessandrini ha permesso di appurare che l'uomo aveva vissuto in città per tre mesi, nel 2004, per lavoro in ospedale. Poi era sparito dalla circolazione. «La mela marcia può sempre esserci, ma situazioni come quella individuata da noi sono assolutamente da escludere» precisa Salvatore Bellinceri, presidente provinciale Ipasvi, l'organismo di rappresentanza della categoria.


Infermieri grazie a diplomi comprati, 72 arresti

Il Messaggero del 11/12/2008 ed. Nazionale p. 11

Roma, in manette un funzionario della "Cattolica": avrebbe chiesto sesso in cambio delle risposte ai test d'ingresso TRA LORO ANCHE DEI CAPI REPARTO C'è anche chi aveva fatto carriera e lavorava in sala operatoriadi VALENTINA ERRANTE ROMA - La vista del sangue lo terrorizzava. Eppure era un infermiere diplomato. È così, con la segnalazione di un medico e la successiva denuncia del presidente del collegio degli infermieri di Cosenza, che parte l'inchiesta sul business dei diplomi fasulli: 72 arresti, 139 indagati e sequestri per milioni di euro. È scattata ieri in mezza Italia, l'operazione del Nas dei carabinieri di Cosenza, coordinato dal tenente colonnello Ernesto de Gregorio. Perché i diplomi confezionati alla perfezione portavano l'intestazione di università e istituti di tante regioni: Lazio, Campania, Calabria. Nessuno se n'era mai accorto, ma il "giro" d'affari era in piedi dal 1975. Truffa, concussione, corruzione ed esercizio abusivo della professione, le accuse contestate agli indagati a seconda delle posizioni. Damiano Taraso, caposala di una clinica privata in provincia di Cosenza, è finito in carcere. Ma non c'erano solo i diplomi falsi, comprati a un prezzo che oscillava tra gli ottomila e i diecimila euro. C'è un altro filone dell'inchiesta, un fronte aperto dalle intercettazioni: quello della cessione dei test per entrare alla facoltà di Medicina dell'Università cattolica Sacro cuore di Roma. Così, le porte del carcere si sono aperte anche per Antonio Pongetti, "direttore" della segreteria didattica dell'Università della capitale. Avrebbe fornito agli studenti i test. Si legge nell'ordinanza firmata dal gip Loredana De Franco: «Inquietante è la figura del Pongetti che è assolutamente spregiudicato nelle sue condotte illecite al punto di incontrare personalmente i destinatari dei suoi favori e di consegnare nelle loro mani i test di ammissione alla facoltà. Sintomatico di un'attività diffusa e capillare, di un meccanismo collaudato, oltre che di uno stretto e consolidato legame con il coindagato Taraso». E ai domiciliari sono finiti uno studente e i suoi genitori. Al telefono con Taraso confermano di avere ottenuto i test, ma dopo le prove del 2007, la mamma protesta: Io non pago. Avevate assicurato che mio figlio si sarebbe classificato tra i primi dieci. E il gip aggiunge: «Particolarmente riprovevole è la condotta tenuta da Pongetti nei confronti di una ragazza in occasione del concorso per l'accesso alla facoltà di scienze infermieristiche della Cattolica di Roma cui la giovane ha partecipato nel 2007. L'indagato non ha esitato ad approfittare sessualmente della ragazza di appena 20 anni, rappresentandole il suo interessamento come determinante per l'ingresso alla facoltà e prospettandole un esito negativo, qualora si fosse sottratta alle sue richieste». Ma il rifiuto di quella studentessa è chiaro: «Non voglio vederti proverò a farcela, altrimenti cercherò un'altra strada». Sono stati i primi tre infermieri "sospettati" ad ammettere di avere acquistato diplomi e a indicare Taraso. Per gli inquirenti responsabile della vendita e della falsificazione di diplomi. Poi le intercettazioni hanno rivelato che il giro era enorme. Falsi i diplomi con il timbro della Cattolica, delle Asl di Salerno, Paola e Frosinone. E ancora dell'Accademia Teatina per le Scienze di Roma, del Cardarelli di Napoli, del Fatebenefratelli Villa San Pietro di Roma. I finti infermieri, oltre sessanta, sono ai domiciliari. Non solo, il gip ha anche calcolato le indennità percepite in questi anni con la maxi truffa e ha sequestrato beni e conti agli indagati. In qualche caso anche più di 800 mila euro. Perché la truffa, tra indennità e contributi, sarebbe costata allo Stato 20 milioni di euro. Gli aspiranti infermieri arrivavano dalla provincia calabrese, intercettati da Taraso anche grazie all'aiuto del nipote, pure lui finto infermiere, diventato collaboratore dello zio. Le intercettazioni nei confronti del nipote aprono la pista di Pongetti. Chi acquistava un diploma aveva diritto anche a un breve tirocinio nella clinica dove lavorava Taraso: per imparare a misurare la pressione ed eseguire medicazioni e prelievi. Poi l'ingresso nel mondo del lavoro. Il Nas ha accertato che alcuni dei falsi infermieri lavoravano nelle sale operatorie, altri avevano fatto carriera raggiungendo posti di responsabilità. E le indagini continuano. Taraso si occupava dei titoli, ma anche dell'assuzione dei falsi infermieri, con l'iscrizione all'Ipasvi di Cosenza e di Roma «facendo evidentemente affidamento - scrive il gip - sulla complicità di pubblici ufficiali o comunque sfruttando le amicizie all'interno degli uffici».



«Le lauree sembravano vere, io medico truffato in corsia»

Il Messaggero del 11/12/2008 ed. Nazionale p. 10

ROMA - Il dottor Luigi Pansini dirige una residenza per anziani a Torano Castello, nel Cosentino. E' uno dei "truffati" dai falsi infermieri. E' uno dei primi, circa due anni fa, ad aver scoperto che nelle sue corsie avevano lavorato e lavoravano alcune persone che la laurea se l'erano comprata. E' stato lei a far scoppiare lo scandalo? «No, io sono stato informato dal collegio degli infermieri, l'Ipasvi, che uno dei dipendenti non risultava avere le carte in regola». Eppure a voi aveva presentato i documenti giusti per l'assunzione? «Per noi era tutto a posto. Il certificato di laurea era su pergamena con i timbri come quello vero. Nulla ci ha fatto insospettire». E allora che cosa è accaduto per arrivare a smascherare chi lavorava da voi? «A me è arrivata una segnalazione e poi sono venuti i carabinieri a fare le verifiche. Mi hanno spiegato che riescono a falsificare tutto meno il numero progressivo di iscrizione al collegio degli infermieri. Quando si va a fare quel controllo si scopre la truffa». Ma come lavoravano questi falsi infermieri? «La maggior parte bene. Molti di loro, dopo aver lavorato da noi che siamo una struttura convenzionata, hanno fatto il concorso e sono andati negli ospedali pubblici. Persone esperte, non certo alle prime armi». Vuol dire che un corso da qualche parte l'avevano fatto per non farsi smascherare? «Magari erano stati volontari, si erano fatti insegnare un po' il mestiere. Le vene del braccio sapevano prenderle, le operazioni per evitare il soffocamento negli anziani pure».



In manette 72 falsi infermieri «Erano anche in sala operatoria»

Il Resto del Carlino del 11/12/2008 ed. Nazionale p. 5

Cosenza, diplomi taroccati (ma perfetti) comprati per 10mila euro- COSENZA - ALCUNI erano dei veri e propri talenti naturali, tanto da diventare capisala o ferristi in sala operatoria. Altri erano negati al punto da svenire alla vista del sangue. Tutti e 72, comunque, sono stati arrestati dai carabinieri del Nas: settantadue falsi infermieri che avevano comprato per 8-10mila euro falsi diplomi realizzati «in modo impeccabile». Le accuse (che riguardano anche i 149 indagati) parlano di truffa aggravata ai danni del servizio sanitario nazionale, concussione, corruzione, falso materiale, falso ideologico ed esercizio abusivo della professione; in certi casi le manette hanno fatto clic attorno ai polsi di famiglie intere: padre, madre e figlio che s'erano assicurati una carriera ricorrendo agli impeccabili falsari cosentini. A MUOVERE le indagini (8200 ore di intercettazioni) è stato un medico di una clinica privata di Torano Castello; nel febbraio del 2007 spedì una lettera di protesta al presidente del Collegio professionale infermieri: lamentava la più totale incapacità di un trio di paramedici che, si fa per dire, lavoravano con lui. La palla è così passata ai carabinieri, che hanno verificato un fatto sconcertante: la truffa andava avanti dal 1975, tanto che alcuni falsi infermieri erano già andati in pensione (vera). A dir la verità, però, qualche infarinatura gli infermieri tarocchi l'avevano anche avuta: un breve corso in una clinica privata di Belvedere Marittimo, tenuto da un caposala della stessa che sarebbe anche l'organizzatore della truffa. Poche nozioni rapidissime: punture, pressione arteriosa e prelievo di sangue. Poi tutti al lavoro, in ospedali pubblici e cliniche private. «LA COSA più inquietante - ha sottolineato il tenente colonnello Ernesto Di Gregorio - è che nessuno, in tanti anni, abbia mai fatto una segnalazione: né medici, né altri colleghi». Il che fa pensare a connivenze e omertà, visto che se qualche infermiere finto ha fatto pure carriera, altri non erano neppure in grado di fare un'iniezione. Il sospetto, insomma, è che molti sapessero, ma per quieto vivere hanno preferito tacere. Tutti gli arrestati (70 ai domiciliari e due in galera) dovranno adesso risarcire il danno provocato all'Erario, restituendo gli stipendi indebitamente incassati nel corso degli anni: una cifra che si aggira attorno ai 20 milioni di euro e che deve essere raggiunta con il sequestro di beni mobili, immobili conti correnti eccetera. Una botta certamente non da poco. «MA QUESTI signori - ha detto ancora Di Gregorio - hanno tolto il pane a tanti ragazzi preparati che potevano lavorare con competenza». E che per diventare infermieri professionali studiavano tre anni a un regolare corso. «E' un caso gravissimo - ha inevitabilmente commentato Annalisa Silvestro, presidente della Federazione dei collegi infermieri -. La carenza di infermieri, che nel nostro Paese si protrae ormai da anni, ha evidentemente alimentato l'illecito mercato che non è solo quello dell'acquisto di titoli falsi, ma anche di illecite forme di reclutamento simili al caporalato». «OCCORRE un'azione immediata», ha poi invocato la presidente. Cosa che i carabinieri stanno facendo già anche sul fronte amministrativo. «Stiamo verificando se le autorità tenute a controllare le regolai procedure di assunzione del personale abbiano responsabilità nella vicenda», ha annunciato il tenente colonnello Di Gregorio. r. int.


Falsi infermieri, 72 persone arrestate a Cosenza

Avvenire del 11/12/2008 p. 14

Diplomi «comprati» per 8-1 Ornila euro Si indaga anche su test di ammissione alla Cattolica vendutiAvrebbero ottenuto diplomi di infermiere non seguendo un curriculum scolastico, ma pagando somme comprese tra gli 8 e i 1 Ornila euro le persone finite agli arresti in base all'ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Cosenza. Un altro filone dell'inchiesta riguarda invece la «vendita» agli studenti dei test per l'ammissione ai corsi delle facoltà di Scienze infermieristiche e Medicina dell'Università Cattolica di Roma da parte di un suo funzionario. E dall'ateneo viene un invito a fare piena luce sui fatti oggetto dell'indagine, mentre la Federazione nazionale degli ordini degli infermieri (Ipasvi) si è detta a disposizione degli inquirenti. D bilancio dell'operazione di ieri mattina (denominata Gutenberg) compiuta dai Carabinieri dei Nas e del comando provinciale di Cosenza parla di 72 arresti (70 ai domiciliari e 2 in carcere) e di 149 persone indagate a vario titolo per i reati di truffa, concussione, corruzione ed esercizio abisivo della professione. Il gip Loredana De Franco ha accolto le richieste del pm Francesco Minisci, che concludono un'attività investigativa durata più di un anno. Da Cosenza gli accertamenti dei carabinieri sono stati estesi alle province di Crotone, Roma, Varese e Alessandria: 34 sono i falsi diplomi scoperti. Il danno erariale è stato calcolato ih circa 20 milioni di euro: la truffa si protraeva dal 1975 e alcuni «infermieri» sono già in pensione. Il gip ha disposto il sequestro di peni immobili e conti correnti. A far partire l'indagine è stato, nel 2007, un medico di una clinica privata di Torano Castello che aveva rilevato l'incompetenza di tre infermieri, segnalandoli al loro ordine professionale. Risultò che le tre persone non erano regolarmente diplomate. Di qui l'avvio delle indagini a più largo raggio che hanno portato a identìficare una organizzazione che vendeva titoli falsificati di infermiere per somme tra gli 8 e i 1 Ornila euro. Un caposala di una clinica privata di Belvedere Marittimo sarebbe l'organizzatore del giro di diplomi falsi che sarebbero stati confezionati da due abili stampatori cosentini: in casa dell'infermiere si sarebbero svolte anche lezioni per fornire un'infarinatura della professione (prelievi, medicazioni). È risultato che alcuni lavoravano anche in reparti di emergenza e in sala operatoria. Indagando sulla truffa, i carabinieri hanno scoperto il filone dei test «venduti». Un funzionario della segreteria dell'Università Cattolica di Roma avrebbe collaborato ad anticipare i test di ammissione ai candidati alle selezioni per i corsi di laurea in Scienze infermieristiche einMedicina: 5 studenti sono già stati individuati. Oltre ai pagamenti in denaro, il funzionario avrebbe preteso, in almeno un caso, favori sessuali da una studentessa. L'Università Cattolica ha ribadito di avere «attuato le più severe misure per garantire uno svolgimento corretto e regolare delle prove di ammissione». Di fronte alle notizie delle agenzie di stampa, continua la nota, «l'Ateneo attende serenamente il rapido svolgimento dell'inchiesta, affinchè sia fatta piena luce su eventuali colpe o sull'assoluta estraneità e onestà dei suoi dipendenti».



In manette 72 falsi infermieri «Erano anche in sala operatoria»

Il Giorno del 11/12/2008 ed. Nazionale p. 5

Cosenza, diplomi taroccati (ma perfetti) comprati per 10mila euro- COSENZA - ALCUNI erano dei veri e propri talenti naturali, tanto da diventare capisala o ferristi in sala operatoria. Altri erano negati al punto da svenire alla vista del sangue. Tutti e 72, comunque, sono stati arrestati dai carabinieri del Nas: settantadue falsi infermieri che avevano comprato per 8-10mila euro falsi diplomi realizzati «in modo impeccabile». Le accuse (che riguardano anche i 149 indagati) parlano di truffa aggravata ai danni del servizio sanitario nazionale, concussione, corruzione, falso materiale, falso ideologico ed esercizio abusivo della professione; in certi casi le manette hanno fatto clic attorno ai polsi di famiglie intere: padre, madre e figlio che s'erano assicurati una carriera ricorrendo agli impeccabili falsari cosentini. A MUOVERE le indagini (8200 ore di intercettazioni) è stato un medico di una clinica privata di Torano Castello; nel febbraio del 2007 spedì una lettera di protesta al presidente del Collegio professionale infermieri: lamentava la più totale incapacità di un trio di paramedici che, si fa per dire, lavoravano con lui. La palla è così passata ai carabinieri, che hanno verificato un fatto sconcertante: la truffa andava avanti dal 1975, tanto che alcuni falsi infermieri erano già andati in pensione (vera). A dir la verità, però, qualche infarinatura gli infermieri tarocchi l'avevano anche avuta: un breve corso in una clinica privata di Belvedere Marittimo, tenuto da un caposala della stessa che sarebbe anche l'organizzatore della truffa. Poche nozioni rapidissime: punture, pressione arteriosa e prelievo di sangue. Poi tutti al lavoro, in ospedali pubblici e cliniche private. «LA COSA più inquietante - ha sottolineato il tenente colonnello Ernesto Di Gregorio - è che nessuno, in tanti anni, abbia mai fatto una segnalazione: né medici, né altri colleghi». Il che fa pensare a connivenze e omertà, visto che se qualche infermiere finto ha fatto pure carriera, altri non erano neppure in grado di fare un'iniezione. Il sospetto, insomma, è che molti sapessero, ma per quieto vivere hanno preferito tacere. Tutti gli arrestati (70 ai domiciliari e due in galera) dovranno adesso risarcire il danno provocato all'Erario, restituendo gli stipendi indebitamente incassati nel corso degli anni: una cifra che si aggira attorno ai 20 milioni di euro e che deve essere raggiunta con il sequestro di beni mobili, immobili conti correnti eccetera. Una botta certamente non da poco. «MA QUESTI signori - ha detto ancora Di Gregorio - hanno tolto il pane a tanti ragazzi preparati che potevano lavorare con competenza». E che per diventare infermieri professionali studiavano tre anni a un regolare corso. «E' un caso gravissimo - ha inevitabilmente commentato Annalisa Silvestro, presidente della Federazione dei collegi infermieri -. La carenza di infermieri, che nel nostro Paese si protrae ormai da anni, ha evidentemente alimentato l'illecito mercato che non è solo quello dell'acquisto di titoli falsi, ma anche di illecite forme di reclutamento simili al caporalato». «OCCORRE un'azione immediata», ha poi invocato la presidente. Cosa che i carabinieri stanno facendo già anche sul fronte amministrativo. «Stiamo verificando se le autorità tenute a controllare le regolai procedure di assunzione del personale abbiano responsabilità nella vicenda», ha annunciato il tenente colonnello Di Gregorio. r. int.



LA CONFERMA GAGLIANO AL VERTICE DELL'IPASVI

Il Secolo XIX del 11/12/2008 ed. Nazionale p. 31

CARMELO GAGLIANO, responsabile del Servizio infermieristico del Villa Scassi, è stato riconfermato per la quinta volta al vertice dell'Ordine degli Infermieri, Infermieri, Pediatrici e Assistenti Sanitari di Genova. Del consiglio direttivo fanno parte: Marisa De Paoli (vice presidente), Laura Tibaldi, Maura Bonvento, Edoardo Arado, Stefano Chiesa, Marcello Del Papa, Antonio Fiorenza, Cinzia Lanzone, Donatella Passalacqua, Paola Profumo, Maria Assunta Porcu, Salvatore Ruggiero, suor Irene Pellissery, Diego Snaidero.



In manette 72 falsi infermieri «Erano anche in sala operatoria»

La Nazione del 11/12/2008 ed. Nazionale p. 5

Cosenza, diplomi taroccati (ma perfetti) comprati per 10mila euro- COSENZA - ALCUNI erano dei veri e propri talenti naturali, tanto da diventare capisala o ferristi in sala operatoria. Altri erano negati al punto da svenire alla vista del sangue. Tutti e 72, comunque, sono stati arrestati dai carabinieri del Nas: settantadue falsi infermieri che avevano comprato per 8-10mila euro falsi diplomi realizzati «in modo impeccabile». Le accuse (che riguardano anche i 149 indagati) parlano di truffa aggravata ai danni del servizio sanitario nazionale, concussione, corruzione, falso materiale, falso ideologico ed esercizio abusivo della professione; in certi casi le manette hanno fatto clic attorno ai polsi di famiglie intere: padre, madre e figlio che s'erano assicurati una carriera ricorrendo agli impeccabili falsari cosentini. A MUOVERE le indagini (8200 ore di intercettazioni) è stato un medico di una clinica privata di Torano Castello; nel febbraio del 2007 spedì una lettera di protesta al presidente del Collegio professionale infermieri: lamentava la più totale incapacità di un trio di paramedici che, si fa per dire, lavoravano con lui. La palla è così passata ai carabinieri, che hanno verificato un fatto sconcertante: la truffa andava avanti dal 1975, tanto che alcuni falsi infermieri erano già andati in pensione (vera). A dir la verità, però, qualche infarinatura gli infermieri tarocchi l'avevano anche avuta: un breve corso in una clinica privata di Belvedere Marittimo, tenuto da un caposala della stessa che sarebbe anche l'organizzatore della truffa. Poche nozioni rapidissime: punture, pressione arteriosa e prelievo di sangue. Poi tutti al lavoro, in ospedali pubblici e cliniche private. «LA COSA più inquietante - ha sottolineato il tenente colonnello Ernesto Di Gregorio - è che nessuno, in tanti anni, abbia mai fatto una segnalazione: né medici, né altri colleghi». Il che fa pensare a connivenze e omertà, visto che se qualche infermiere finto ha fatto pure carriera, altri non erano neppure in grado di fare un'iniezione. Il sospetto, insomma, è che molti sapessero, ma per quieto vivere hanno preferito tacere. Tutti gli arrestati (70 ai domiciliari e due in galera) dovranno adesso risarcire il danno provocato all'Erario, restituendo gli stipendi indebitamente incassati nel corso degli anni: una cifra che si aggira attorno ai 20 milioni di euro e che deve essere raggiunta con il sequestro di beni mobili, immobili conti correnti eccetera. Una botta certamente non da poco. «MA QUESTI signori - ha detto ancora Di Gregorio - hanno tolto il pane a tanti ragazzi preparati che potevano lavorare con competenza». E che per diventare infermieri professionali studiavano tre anni a un regolare corso. «E' un caso gravissimo - ha inevitabilmente commentato Annalisa Silvestro, presidente della Federazione dei collegi infermieri -. La carenza di infermieri, che nel nostro Paese si protrae ormai da anni, ha evidentemente alimentato l'illecito mercato che non è solo quello dell'acquisto di titoli falsi, ma anche di illecite forme di reclutamento simili al caporalato». «OCCORRE un'azione immediata», ha poi invocato la presidente. Cosa che i carabinieri stanno facendo già anche sul fronte amministrativo. «Stiamo verificando se le autorità tenute a controllare le regolai procedure di assunzione del personale abbiano responsabilità nella vicenda», ha annunciato il tenente colonnello Di Gregorio. r. int.


Pochi infermieri, gli ospedali assumono chiunque

City del 11/12/2008 ed. Napoli p. 5

"La notizia dei falsi infermieri di Cosenza è gravissima. I Carabinieri spiegano che sono stati assunti perché i certificati di laurea erano falsificati a perfezione. Tocca ai consigli provinciali dell'Ipasvi. l'ordine degli infermieri, verificare i diplomi di laurea per iscrivere all'albo i neolaureati. Non esiste un elenco nazionale dei diplomati in Scienze Infermieristiche. Così ogni anno ci troviamo di fronte una 50ina di diplomi "sospetti" e facciamo controlli in più.Ora li aumenteremo. Il punto, però, è come questa gente abbia potuto lavorare per anni prima che qualcuno si "notasse" la loro incompetenza. Questo deriva dalla perenne mancanza di infermieri in Italia: gli ospedali, così, assumono anche gli incapaci. E gli infermieri sono pochi perché troppo sottovalutati e, soprattutto, sottopagati".Annalisa Silvestro presidente dell'IPASV, l'ordine degli infermieri


Niente crisi per gli infermieri «Posto garantito in tre mesi»

Corriere del Veneto del 11/12/2008 ed. VENEZIA p. 14

MESTRE - Anna e Mauro lavorano già a Villa Salus. «A 15 giorni dalla laurea siamo stati assunti», raccontano. Giselle, 38enne camerunese, invece ha fatto un colloquio e attende una risposta ma aver conseguito la laurea in infermieristica è già una conquista. «Ho coronato un sogno», dice. Brigitte poi lavora in una cooperativa, «e pure vicino casa», spiega. Sono le storie di alcuni dei 96 infermieri neolaureati di Mestre. «Nell'arco di tre mesi troveranno tutti un impiego», ha detto ieri Luigino Schiavon, presidente di Ipasvi Venezia, a margine della cerimonia di consegna del tesserino professionale ai nuovi infermieri all'ospedale dell'Angelo. Anche in tempo di crisi diventare infermieri è infatti garanzia di lavoro.Ieri però all'Angelo non è stata solo la possibilità di trovare un'occupazione il tema centrale della cerimonia. «Un recente documento dell'Ocse dice che in Italia ci sono troppo pochi infermieri laureati - precisa Schiavon - servono dunque più facoltà decentrate». Al contrario di quanto si sostiene sul fronte accademico, ossia che è meglio ridurre le sedi universitarie per migliorarne la qualità e l'offerta, per gli infermieri la tendenza è opposta. A Venezia al momento operano 5.536 infermieri, per l'80 per cento donne. Le cose però stanno cambiando e quest'anno di 50 neoiscritti al corso mestrino 25 sono uomini. «Ho scelto di fare l'infermiere per passione», dice un giovane neolaureato. Oltre all'aumento della presenza maschile, crescono pure gli stranieri. E nel 2008 il 21 per cento degli iscritti è extracomunitario, il 21 proviene da paesi Ue e il 59 per cento è italiano. «Siete fortunati - dice il direttore dell'Asl 12 Antonio Padoan - perché farete un lavoro che dà gioia». E sulle recenti polemiche tra Asl e corpo infermieri ha aggiunto: «Ho solo fatto notare che è assurdo che in ospedale si lavora per 29 ore mentre fuori 22».G.B.Stranieri Cresce il numero degli stranieri che scelgono la professione, «solo» il 60 per cento è italiano



Falsi infermieri in corsia dal '75 Raffica di arresti in Calabria

Eco di Bergamo del 11/12/2008 p. 9

Cosenza, denaro in cambio di diplomi. La truffa andava avanti da trent'anni Indagine sui test d'ammissione all'Università di Roma, in cella un funzionarioCOSENZA Falsi infermieri che acquistavano i diplomi pagando dagli otto ai diecimila euro. Test di ammissione alla facoltà di Medicina e scienze infermieristiche venduti spesso anche in cambio di prestazioni sessuali: sono questi i due filoni d'indagine dell'inchiesta che ieri ha portato all'arresto di 72 persone tra Cosenza e Roma.I protagonisti di entrambe le vicende sono un funzionario della segreteria dell'Università Sacro cuore di Roma e un infermiere di Cosenza, per i quali ieri mattina si sono aperte le porte del carcere. Nell'indagine, oltre ai 72 arrestati, sono indagate anche altre 149 persone, tutte accusate a vario titolo di truffa, concussione, corruzione ed esercizio arbitrario della professione.la denuncia del 2007L'indagine ha avuto inizio nel 2007 quando un medico di Cosenza, stanco dell'incapacità professionale di un infermiere, ha deciso di presentare un esposto nel quale si chiedeva di accertare l'autenticità del titolo di studio. I carabinieri del Nucleo antisofisticazione (Nas) di Cosenza hanno così avviato una serie di accertamenti, durante i quali è stato individuato un gruppo di persone che avevano organizzato la vendita di falsi diplomi da infermieri.Per acquistare il titolo di studio bastava pagare dagli ottomila ai diecimila euro. Successivamente si svolgevano un brevissimo corso in un clinica privata della provincia di Cosenza e gli infermieri erano poi pronti per immettersi nel mondo del lavoro. Oltre che in Calabria, i carabinieri hanno compiuto accertamenti anche in altre regioni italiane dove i falsi infermieri avevano trovato lavoro.coinvolti anche capirepartoI carabinieri hanno accertato 34 falsi infermieri alcuni dei quali svolgevano attività nelle sale operatorie e altri, invece, erano riusciti persino a fare carriera raggiungendo posti di responsabilità dei reparti. La truffa è iniziata tra il 1975 e il 1976 e ora alcuni tra i beneficiari sono già andati in pensione. Oltre agli arresti, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Cosenza, Loredana De Franco, ha disposto anche il sequestro dei conti correnti e beni mobili e immobili dei falsi infermieri i quali, secondo gli inquirenti, hanno causato un danno erariale pari a venti milioni di euro, che ora dovranno risarcire allo Stato.l'altro filone d'inchiestaEd è proprio indagando sui falsi infermieri che gli investigatori si sono imbattuti in una compravendita di test di ammissione alla facoltà di Medicina e scienze infermieristiche dell'Università Sacro cuore di Roma. Un funzionario della segreteria dell'ateneo romano riceveva nel suo studio gli studenti interessati ad acquistare in anticipo i test e concordava il prezzo e le modalità di consegna del materiale.Nell'ordinanza di custodia cautelare, il gip di Cosenza fa riferimento anche a un episodio durante il quale il funzionario dell'Università non ha esitato ad «approfittare sessualmente di una ragazza di vent'anni rappresentandole il suo interessamento come determinante per l'ingresso alla facoltà e prospettandole un esito negativo qualora si fosse sottratta alle sue richieste». la cattolica: estranei ai fattiDal canto suo, l'Università cattolica del Sacro cuore ribadisce in una nota che la facoltà di Medicina «ha attuato le più severe misure per garantire uno svolgimento corretto e regolare delle prove di ammissione alla facoltà stessa». «Di fronte alle notizie riportate dalle agenzie di stampa - afferma la nota - l'ateneo attende serenamente il rapido svolgimento dell'inchiesta, affinché sia fatta piena luce su eventuali colpe o sull'assoluta estraneità e onestà dei suoi dipendenti».Di «caso gravissimo» parla Annalisa Silvestro, presidente della Federazione dei collegi infermieri professionali, assistenti sanitari, vigilatrici d'infanzia (Ipasvi). In particolare, «la notizia di infermieri che esercitano senza il possesso del necessario titolo - afferma il presidente dell'Ipasvi - è gravissima ed è fondamentale continuare a combattere l'esercizio abusivo della professione infermieristica, a tutela di tutti i cittadini».



Il presidente dell'Ipasvi plaude all'operazione «Un caso gravissimo»

Gazzetta del Sud del 11/12/2008 , articolo di Vincenzo Brunelli ed. COSENZA p. 38

Un «caso gravissimo», contro cui «occorre un'azione immediata». Così Annalisa Silvestro, presidente della Federazione dei Collegi Ipasvi (l'associazione degli infermieri) commenta la notizia del fermo di 72 persone tra Cosenza e Roma, accusate di truffa per l'acquisto del titolo di studio di infermiere e la pratica illecita della professione infermieristica. «Un plauso - sottolinea Silvestro - all'azione dei Nas e della Procura cosentina nell'operazione che ha portato all'arresto dei falsi infermieri e completa disponibilità a supporto delle indagini. La notizia di infermieri che esercitano illegalmente, cioè senza il possesso del necessario titolo, è gravissima ed è fondamentale continuare a combattere l'esercizio abusivo della professione infermieristica a tutela di tutti i cittadini e degli assistiti. La carenza di infermieri - prosegue - che si protrae ormai da anni nel nostro Paese, ha evidentemente alimentato un illecito mercato che non è solo quello dell'acquisto di titoli falsi ma anche quello di illecite forme di reclutamento sovrapponibili a forme di caporalato. Un mercato delittuoso che è difficile contrastare per la estrema difficoltà a reperire notizie circostanziate e quindi utilizzabili dagli organi di competenza». A fronte di questo grave episodio, l'impegno della Federazione e dei Collegi Ipasvi, «sarà ancora più forte sia nell'accertamento puntuale e rigoroso dei requisiti previsti dalla legge per l'iscrizione agli Albi, sia nella verifica delle modalità attivate dalle strutture sanitarie pubbliche e private per il reclutamento e l'inserimento degli infermieri nei processi di lavoro e di assistenza». «Chiediamo - conclude Annalisa Silvestro, presidente dell'Ipasvi - la collaborazione di tutte le strutture sanitarie pubbliche e private nel riscontro dei requisiti necessari alle assunzioni, in modo da prevenire il verificarsi di episodi come quello di Cosenza. La serenità degli assistiti la fiducia e dei cittadini è un bene che deve essere assolutamente e da tutti salvaguardato». Proprio dall'Ipasvi, infatti, e dalla denuncia del presidente del collegio cosentino dell'epoca, Francesco Spadafora, che aveva raccolto a sua volta la richiesta di verifiche da parte di un medico della clinica "Villa Torano", è partita nel febbraio del 2007 l'intera inchiesta della magistratura cittadina che vuole far luce su uno scandalo senza precedenti nella Sanità regionale. Il pm titolare delle indagini, Francesco Minisci, in collaborazione con i carabinieri dei Nas aveva chiesto al Gip Loredana De Franco ben 79 misure cautelari. Al vaglio degli inquirenti anche le autorità tenute a controllare le regolari procedure di assunzione del personale infermieristico e le eventuali responsabilità nella delicata e complessa vicenda giudiziaria. Il caso eclatante si sarebbe registrato nel pronto Soccorso dell'Ospedale dell'Annunziata di Cosenza, dove il responsabile e diversi infermieri avevano trovato lavoro con un falso titolo. La truffa sarebbe partita, secondo quanto specificato in conferenza stampa, a Cosenza, nel 1975. A capo dell'organizzazione un infermiere professionale che operava in una clinica del cosentino. Le indagini, intanto, proseguono e non si escludono ulteriori colpi di scena nelle prossime settimane.


News

La Repubblica Salute del 11/12/2008 N. 604 - 11 DICEMBRE 2008 p. 4

CERTIFICATI SENZA DIAGNOSI II datore di lavoro non può chiedere che i certificati di malattia dei dipendenti contengano, oltre alla prognosi, la diagnosi. E' stato ribadito dal Garante della privacy in occasione di una illegittima richiesta di dati effettuata dal ministero della Giustizia.
UN PORTALE CONTRO L'ANORESSIA II ministro della Gioventù. Giorgia Meloni, ha presentato il portale dedicato all'anoressia e alla bulimia: www.timshel.it
ANZIANI DEPRESSI A RISCHIO ICTUS Gli anziani depressi rischiano l'ictus. Lo dice uno studio dell'Università di Palermo su quindici pazienti fra i 66 e gli 80 anni.
FARMACIE, SERVIZIO DA APPLAUSI II servizio farmaceutico, con il 76.9% di gradimento, è il più apprezzato dagli italiani. Lo dice Federfarma sulla base di una indagine svolta fra 6mila cittadini. Il Servizio sanitario pubblico riscuote solo il 52,8% dei consensi. Intanto la Uè ha dichiarato illegittime le norme che proibiscono a un farmacista di avere più di una licenza.
QUANTI INFERMIERI SERVONO? Per calcolare l'effettivo bisogno di personale infermieristico sta per partire uno studio su 120 strutture sanitarie, promosso dalla Federazione nazionale dei collegi Ipasvi, teso a calcolare le necessità di organico in relazione a quelle di assistenza.
UN SITO PER GAY SIEROPOSITIVI Per aiutare i gay sieropositivi e diffondere fra loro il "safer sex", l'Arcigay di Bologna ha aperto il sito www.casserosalute.it
UÈ, SALVAGUARDIA DEGÙ EMBRIONI La Camera dei ricorsi Uè ha stabilito che non potranno essere brevettate le tecniche di ricerca sulle staminali che comportino la distruzione di embrioni umani.



Cosenza, in manette 72 falsi infermieri

ADN Kronos del 10/12/2008

Operazione dei Nas in diverse strutture private e pubbliche. I falsi diplomi sono stati pagati tra gli 8mila e i 15mila euro. Moltissimi coloro che aiutavano i medici in sala operatoria. Coinvolto anche un funzionario dell'Università Cattolica di RomaCosenza, 10 dic. (Adnkronos/Ign) - Ci sono anche infermiere dalla lunga ''esperienza'' tra i 72 falsi professionisti sanitari arrestati stamattina dai carabinieri del nucleo antisofisticazione di Cosenza. In tutto gli indagati sono invece 159. In molti casi non è stato possibile procedere per la prescrizione del reato, considerato che l'indagine ha scoperchiato un pentolone di illeciti e assunzioni di falsi infermieri risalenti fino al 1975.
Tra le persone finite in manette alcune hanno fatto carriera fino a diventare caposala in strutture private e pubbliche senza tuttavia avere mai conseguito il diploma di infermiere seguendo il corso di studi correttamente. Secondo gli investigatori inoltre sono moltissimi coloro che aiutavano i medici in sala operatoria durante gli interventi chirurgici, creando pericolo per la salute dei pazienti. I falsi diplomi sono stati pagati tra gli 8mila e i 15mila euro. La maggior parte delle persone coinvolte è residente nel cosentino ma ci sono arresti anche a Crotone, a Roma, in altri comuni del nord Italia e uno in Svizzera.
Le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip del Tribunale di Cosenza Loredana De Franco sono due e si riferiscono ai responsabili dell'organizzazione che consentiva di conseguire facilmente i diplomi di infermiere, mentre gli ''acquirenti del servizio'' sono agli arresti domiciliari.L'inchiesta denominata 'Gutenberg', ruota attorno alla figura del caposala di una clinica privata di Belvedere Marittimo. E' lui, secondo quanto dichiarato da alcune persone interrogate dai carabinieri sulla vicenda, ad aver procurato una falsa attestazione e aver organizzato addirittura degli stage nella struttura dove lavorava al fine di far acquisire alcuni elementi di base agli aspiranti falsi infermieri. Ma nulla di più che misurare la pressione arteriosa o fare un'iniezione. Anzi, in alcuni casi gli infermieri non erano capaci nemmeno di fare questo e in un caso addirittura una persona ha accusato un malore alla vista del sangue. Casi limite che la dicono lunga sulla vicenda.
''La cosa più inquietante è che nessuno in tanti anni ha mai fatto una segnalazione, ne' un medico ne' altri colleghi'' ha spiegato il tenente colonnello Ernesto Di Gregorio in conferenza stampa, annunciando che l'inchiesta è ancora aperta per verificare i casi sospetti di favoreggiamento. Solo nel 2007 il medico di una clinica privata di Torano Castello ha segnalato al presidente dell'Ipasvi (il collegio degli infermieri professionali) un'anomalia tra le competenze di tre infermieri che prestavano servizio in quella struttura. Uno di essi è proprio il nipote dell'organizzatore. Da qui è nata l'indagine che ha portato a scoprire la mancata iscrizione degli infermieri nel registro ufficiale della categoria e le responsabilità degli indagati nei confronti dei quali sono state emesse 68 misure cautelari ai domiciliari, 2 in carcere e 2 obblighi di dimora.
Ma non è tutto. I carabinieri del Nas hanno infatti scoperto un altro filone dell'inchiesta che riguarda la cessione ''in anteprima'' dei risultati dei test per l'ammissione alla facoltà di Medicina e Scienze infermieristiche dell'Università Cattolica di Roma. Secondo quanto è emerso, con questo sistema un funzionario della segreteria didattica dell'Università avrebbe favorito l'ingresso di 5 studenti dietro un compenso.
Mentre alle studentesse che volevano essere ammesse al corso di studi sarebbe arrivato a chiedere anche prestazioni sessuali . In un'occasione, secondo quanto riporta l'ordinanza di custodia cautelare, l'uomo ''non ha esitato ad approfittare sessualmente della ragazza di appena vent'anni rappresentandole il suo interessamento come determinante per l'ingresso alla facoltà e prospettandole un esito negativo qualora si fosse sottratta alle sue richieste''.
Intanto in una nota, il dipartimento 'Tutela della Salute' della Regione Calabria ha espresso soddisfazione per le 72 misure cautelari. Per il dipartimento si tratta di un'operazione a garanzia della tutela dei cittadini assistiti. ''Non si puo' più accettare - si legge nella nota dell'assessorato - che qualcuno ancora speculi sulla vita delle persone. La sanità in Calabria attraversa un periodo delicato di trasformazione, passando da uno stato di crisi acuta a una fase di normalizzazione. Continuando nella lotta ai crimini e alle situazioni di illegalità nel mondo sanitario, si potrà avviare finalmente un nuovo ciclo virtuoso per tutti i cittadini calabresi''. ''Un'azione positiva - ha confermato il dirigente generale Andrea Guerzoni - che si accompagna con successo a quel processo di riqualificazione delle nostre strutture sanitarie, e del personale che in esse opera, già avviato in Calabria dalla Regione e dal suo presidente Loiero''.


L'associazione di categoria basta reclutamenti illeciti

EPolis Roma del 11/12/2008 p. 21

Un caso gravissimo contro cui occorre un azione immediata . ono le parole con cui Annalisa ilvestro presidente della ederazione dei ollegi Ipasvi l'associazione degli in ermieri ha commentato la notizia del ermo di 2 persone tra osenzae Roma accusate di tru a perl ac uisto del titolo di studio di in ermieree la pratica illecita della pro essione. ilvestro ha sottolineato: a notizia di in ermieri che esercitano illegalmente cio senza il possesso del necessario titolo gravissima ed ondamentale continuarea combatterel esercizio abusivo della pro essione in ermieristica a tutela di tuttii cittadinie degli assistiti .A detta della presidente della ederazione dei ollegi Ipasvi ad alimentare le illecite orme di reclutamento sarebbe anche la carenza di in ermieri che si registra oggi in Italia. na lacunae che ha evidentemente alimentato un illecito mercato che non solo uello dell ac uisto di titoli alsi ma anche uello di orme simili al caporalato .I vertici della ederazionee dei ollegi Ipasvi hanno atto sapere che da ora in avanti sarà ancora pi orte sia nell accertamento dei reuisiti previsti dalla legge perl iscrizione agli Albi .


Sesso e soldi per diplomi e test

Corriere della Sera del 11/12/2008 ed. NAZIONALE p. 24

COSENZA - Sono 34 i falsi infermieri scoperti dai carabinieri del Nas guidati dal colonnello Ernesto Di Gregorio. Tutti con diplomi fasulli perché, pur rilasciati dall'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, erano ottenuti dietro compensi che si aggiravano tra gli 8 e i 10 mila euro che finivano nelle tasche di funzionari compiacenti dell'ateneo e procacciatori calabresi che «aiutavano» anche alcuni studenti a entrare nelle scuole di specializzazione dei corsi di laurea in medicina e scienze infermieristiche a Roma. La truffa andava avanti dal 1975. Ottanta gli indagati, 70 persone ai domiciliari e due in carcere: sono Antonio Pongetti, funzionario della segreteria dell'università, che chiedeva anche prestazioni sessuali per l'ammissione ai corsi, e Damiano Taraso, caposala della clinica «Ninetta Rosano Tricarico», di Belvedere Marittimo(Cs).
L'operazione Carabinieri mostrano diplomi fasulli a pagamento



Falsi infermieri, 72 arresti

Il Sole 24 Ore del 11/12/2008 p. 25

NETWORK CONSOLIDATO Gli attestati fatti ad arte e rilasciati a pagamento da un funzionario dell'università del Sacro Cuore di RomaFalsi infermieri acquistavano i diplomi pagando dagli otto ai diecimila euro. Test di ammissione alla facoltà di medicina e scienze infermieristiche venduti spesso anche in cambio di prestazioni sessuali: sono questi i due filoni d'indagine dell'inchiesta che ieri ha portato all'arresto di 72 persone tra Cosenza e Roma.In entrambi i casi protagonista è risultato un funzionario della segreteria dell'Università Sacro Cuore di Roma ed un infermiere di Cosenza che sono finiti in carcere.Nell'indagine, oltre ai 72 arrestati, sono indagate anche altre 149 persone tutte accusate a vario titolo di truffa, concussione, corruzione ed esercizio arbitrario della professione.L'indagine ha avuto inizio nel 2007 quando un medico di Cosenza, stanco dell'incapacità professionale di un infermiere, ha deciso di presentare un esposto nel quale si chiedeva di accertare l'autenticità del titolo di studio.I carabinieri del Nas di Cosenza hanno così avviato una serie di accertamenti durante i quali è stato individuato un gruppo di persone che avevano organizzato la vendita di falsi diplomi da infermieri. Per acquistare il titolo di studio bastava pagare dagli ottomila ai diecimila euro. Successivamente si svolgevano un brevissimo corso in un clinica privata della provincia di Cosenza e gli infermieri erano poi pronti per immettersi nel mondo del lavoro. Oltre che in Calabria i carabinieri hanno compiuto accertamenti anche in altre regioni italiane dove i falsi infermieri avevano trovato lavoro.I carabinieri hanno accertato 34 falsi infermieri alcuni dei quali svolgevano attività nelle sale operatorie ed altri, invece, erano riusciti persino a fare carriera raggiungendo posti di responsabilità dei reparti.La truffa è iniziata tra il 1975 e il 1976 ed ora alcuni tra i beneficiari sono già andati in pensione. Oltre agli arresti il Gip del tribunale di Cosenza, Loredana De Franco, ha disposto anche il sequestro dei conti correnti e beni mobili e immobili dei falsi infermieri i quali, secondo gli inquirenti, hanno causato un danno erariale pari a 20 milioni di euro che dovranno risarcire allo Stato.Ed è proprio indagando sui falsi infermieri che gli investigatori si sono imbattuti in una compravendita di test di ammissione alla facoltà di Medicina e scienze infermieristiche dell'Università Sacro Cuore di Roma.


Infermieri a lezione col cappotto

La Repubblica del 11/12/2008 , articolo di MICOL LAVINIA LUNDARI ed. Bologna p. 05

Duecento ragazzi in un'aula senza riscaldamento a 10 gradiIL PROFESSOR Marco Vivarelli è un mezzo eroe. Entra nell'aula già gremita e appoggia il cappotto sulla sedia, restando col maglione di pile e i pantaloni verdi da chirurgo. I suoi studenti no, non ce la fanno proprio. Dopo aver estratto quaderni e penne dalla borsa questi aspiranti infermieri, al secondo anno della laurea triennale, tirano fuori coperte colorate e ci si avvolgono. Perché in quell'aula del padiglione 23 del Policlinico Sant'OrsolaMalpighi ci dovranno restare cinque ore, dalle due del pomeriggio a ora di cena. E ci sono più o meno dieci gradi.I termosifoni, manco a dirlo, sono spenti. Il bidello che ha aperto l'aula un quarto d'ora prima dice che «sono rotti da tempo, ho avvisato il mio responsabile, ma quando qualcuno si lamenta gli indico il Polo Murri, dove ha sede la presidenza del corso di laurea, dall'altro lato del vialetto interno».Il presidente si chiama Bruno Barbiroli, insegna Biochimica clinica al primo anno ed è il destinatario delle tante mail di protesta scritte in questi giorni dagli alunni di Infermieristica.Per ora, nessuna risposta.Il padiglione che ospita questi ragazzi - circa duecento - doveva essere demolito, perché inagibile. E invece è ancora in piedi. Gli alunni del secondo anno passeranno qui tutto il primo semestre, cioè almeno fino al 19 dicembre, mentre i colleghi del primo e del terzo anno godono di sistemazioni più confortevoli. Difficile pensare che in questi giorni la temperatura esterna (e di conseguenza quella interna) subisca modificazioni in positivo, visto che ci si addentra sempre più nell'inverno; ne consegue che le coperte serviranno anche la prossima settimana. «E pensare che a ottobre c'era quasi caldo. Ma l'altro giorno si gelava davvero - racconta uno degli iscritti - abbiamo preso il termometro e misurato: si oscillava fra i 9 e gli 11 gradi». Una collega non fa che soffiarsi il naso per il raffreddore: «Noi paghiamo 1500 euro all'anno di tasse.Per avere cosa? Termosifoni spenti in aula, appena tiepidi in corridoio (ma bisogna fare davvero uno sforzo per considerarli tiepidi) e caldi in bagno, dove restiamo pochi minuti. E beffa delle beffe, in bagno la luce non c'è».Due giorni fa, durante la lezione di Anestesiologia, un ragazzo si è alzato, ha preso il microfono e ha invitato tutti a fare qualcosa, perché la situazione è insostenibile. Soluzioni definitive però non ce ne sono, almeno per il momento. «C'è da sperare che per il secondo semestre, che partirà a marzo dopo gli esami, ci venga assegnata un'altra aula». Per ora, c'è da accontentarsi, e indossare il doppio delle maglie («Come resisto senza piumino? Conti un po' quanti strati ho addosso», riesce a sorridere un futuro infermiere). Molti restano coi guanti, se li sfilano solo per prendere gli appunti. La sciarpa non è da mettere nemmeno in discussione.Siamo ancora nel pieno del quarto d'ora accademico quando uno degli studenti più anziani se ne va in cerca di una stanza riscaldata vuota, a Nuove patologie o alla Croce rossa; è lì che si rifugiano alunni e insegnanti quando proprio non resistono. Ma oggi la fortuna non li assiste, aule sgombre non ce ne sono e devono restare tutti al padiglione 23. «Termosifoni rotti? Ma davvero? E' la prima che sento, farò presente la rimostranza», commenta il professor Vivarelli prima di iniziare la lezione. Ma il pile molto spesso che indossa lascia a chi osserva più di qualche dubbio.
Il puntoI DISAGI Duecento ragazzi a lezione nel padiglione 23 del Sant'Orsola Malpighi a lezione con le coperte per il gran freddo LE PROTESTE "Paghiamo 1500 euro l'anno in tasse per avere i termosifoni spenti in aula e appena tiepidi nei corridoi.E' una beffa" LE MAIL Gli alunni di Infermieristica hanno scritto al presidente del corso di laurea: per ora, però, nessuna risposta PER SAPERNE DI PIÙ www.hospiceseragnoli.it www.psicoradio.it www.aosp.bo.it
Foto: Gli studenti con le coperte al padiglione 23



L'Ateneo :"Sempre garantiti i controlli"

La Repubblica del 11/12/2008 , articolo di MARIA ELENA VINCENZI ed. Roma p. 02

Ieri mattina la perquisizione del Nas. Gli studenti "Avevamo molti sospetti "«LA FACOLTÀ di Medicina e Chirurgia ha attuato le più severe misure per garantire uno svolgimento corretto e regolare delle prove di ammissione.L'Ateneo attende serenamente il rapido svolgimento dell'inchiesta, affinché sia fatta piena luce su eventuali colpe o sull'assoluta estraneità e onestà dei suoi dipendenti». È perentorio il tono con cui l'Università Cattolica del Sacro Cuore mette il punto sull'inchiesta sui falsi infermieri e sulle modalità di ammissione alla facoltà di Medicina che ha coinvolto il policlinico Gemelli.Intanto la notizia dell'indagine e della perquisizione dei carabinieri negli uffici per la didattica fa il giro della grande struttura ospedaliera. Passa dai reparti, si insinua negli uffici e nelle aule degli aspiranti medici e infermieri. Non si parla d'altro al Gemelli ma nessuno vuole commentare: «Non siamo autorizzati a parlare».Questa la frase dietro a cui si trincerano camici bianchi e infermieri. Gli unici a parlare sono alcuni studenti che affollano la biblioteca. Loro sorridono, si tirano gomitate, raccontano di quel responsabile dell'ufficio didattico. «Un uomo molto potente - racconta uno studente - Finalmente qualcuno se ne è accorto. Qui, quando si tratta di entrare, può succede di tutto. Lo sanno tutti ma nessuno lo dice». E, a quel punto anche, le compagne di corso prendono coraggio. «Il funzionario arrestato - spiega una ragazza - era uno dei pochi ad avere una posizione tale da permettergli cose del genere. Io non mi stupisco affatto».Un'amica però precisa: «I soldi per salire la graduatoria sono una cosa, e forse in tanti lo sospettavano. Ma i favori sessuali, quelli sinceramente non me le aspettavo».



Cattolica, sesso per i test universitari

La Repubblica del 11/12/2008 , articolo di FRANCESCO VIVIANO ed. Roma p. 02

Arrestato funzionario: chiedeva incontri hard e soldi alle studentesse I falsi infermieri lavoravano anche nell'Asl Rm A e all'ospedale FatebenefratelliCOSENZA - Negli ospedali e nelle Asl romane ci sono decine e decine di infermieri che da anni "assistono" ammalati e lavorano anche nelle sale operatorie. Sono sparsi alla Cattolica, al Fatebenefratelli, all'Accademia Teatina delle Scienze, al Sacro Cuore, all'Asl di Frascati. Ufficialmente sono tutti infermieri, tutti professionali, ma con diplomi tutti falsi prodotti in una "fabbrica" di Cosenza e distribuiti in tutta Italia, soprattutto nel sud Italia e a Roma. Il prezzo del falso diploma variava dagli 8 ai 10 mila euro.La truffa e i falsi infermieri sono stati scoperti dai Nas, al comando del colonnello Ernesto Di Gregorio che con i suoi uomini ha "radiografato" - è il caso di dirlo - migliaia e migliaia di diplomi per infermieri falsi a partire dal 1975 fino all'altro ieri. E così settantaquattro persone sono state arrestate, un altro centinaio sono indagate e altri ancora potrebbero presto finire nei guai. I protagonisti di questa vicenda, sono un vero infermiere (almeno così pare) che lavora a Cosenza, Damiano Taraso e altri componenti della sua famiglia e della sua parentela (tutti infermieri naturalmente qualcuno anche capo sala) e il direttore della segreteria didattica della Cattolica, Antonio Pongetti, specializzato nel rilasciare test di ammissione per l'ingresso alla facoltà di Scienze infermieristiche dell'Università. Entrambi sono finiti in carcere.Pongetti non si limitava soltanto a farsi pagare i test di ammissione ma, spesso, chiedeva anche prestazioni sessuali. Una studentessa però lo ha letteralmente mandato a quel paese, quando Pongetti, insistendo in maniera ossessiva, riceve dalla ragazza un sms: «Non ti voglio vedere più, se sarò capace tenterò di passare i test con le mie sole forze e tu vaffa...».La ragazza e altri aspiranti infermieri spesso venivano accompagnati da Damiano Taraso all'interno degli ospedali e delle università romane e li presentava anche a presunti professori o medici che avrebbero agevolato il loro ingresso nel mondo del lavoro e le loro future carriere.I carabinieri del Nas hanno scoperto la compravendita dei diplomi di falsi infermieri in seguito a una denuncia presentata nel 2007 dal collegio degli infermieri di Cosenza che aveva fatto delle indagini dopo che un medico di "Villa Torano" si era accorto che tra i suoi collaboratori c'erano degli infermieri "professionali" ma del tutto impreparati. Per centinaia di falsi infermieri, soprattutto quelli entrati negli anni '70, i reati sono già prescritti. Ma le amministrazioni sanitarie possono ancora prendere provvedimenti.L'inchiesta dei carabinieri è tutt'altro che conclusa, si sta ancora indagando per verificare casi di favoreggiamento da parte di medici o capi sala che, pur al corrente di quanto accadeva, non avrebbero preso provvedimenti. Ma adesso sono in molti a rischiare: il gip di Cosenza ha infatti disposto sequestri preventivi dei patrimoni dei falsi infermieri che, se processati e condannati, dovranno rimborsare migliaia di euro per gli stipendi incassati in tutti questi anni. LA CATTOLICA Ieri è stato arrestato il capo dell'ufficio didattica
L'operazioneLE TARIFFE I falsi diplomi per infermieri costavano fino 10 mila euro LA PERQUISIZIONE Il Nas ieri ha perquisito l'ufficio per la didattica


Cattolica, sesso per superare i test

La Repubblica del 11/12/2008 , articolo di BRERA, VINCENZI E VIVIANO ed. Roma p. 01

Superfunzionario chiedeva anche soldi agli aspiranti infermieri: arrestatoIL DIRETTORE della segreteria didattica della Cattolica, Antonio Pongetti, è stato arrestato perché chiedeva incontri a luci rosse e pretendeva soldi dalle studentesse in cambio del suo aiutoa superare i test di ammissione alla facoltà di Scienze infermieristiche. «Abbiamo sempre garantito i controlli», replica l'Ateneo che ora attende «l'esito delle indagini». La vicenda è inserita nella truffa dei falsi infermieri scoperta dai Nas e incentrata sui falsi diplomi prodotti a Cosenza e rivenduti in tutta Italia: molti sono finitia Roma,e negli ospedalie nelle Asl della capitale operano da anni decine e decine di finti infermieri. Sono sparsi dalla Cattolica al Fatebenefratelli, dal Sacro Cuore alla Asl di Frascati. E sullo stato della sanità romana piovono anche le critiche dei consumatori che hanno presentato ieri un'indagine rivelando i tempi di attesa lunghissimi per esami e visite: fino a un anno.ALLE PAGINE II E III



Infermieri con falsi diplomi: 72 arresti tra Calabria e Lazio

La Repubblica del 11/12/2008 ed. Nazionale p. 24

COSENZA - Per diventare infermieri bastava pagare dagli 8 ai 12 mila euro per un falso diploma. Per acquistare i test per l'ingresso alla facoltà di Medicina dell'università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, le cifre erano analoghe.Ma in alcuni casi era sufficiente acconsentire a richieste di natura sessuale.Sono queste le sconcertanti rivelazioni dell'inchiesta sui diplomi falsi per infermieri della Procura di Cosenza, che ieri ha portato all'arresto di 72 persone (gli indagati sono 149) tra la Calabria e il Lazio. I protagonisti della vicenda, che secondo le accuse andava avanti dal 1975, sono Antonio Pongetti, funzionario della segreteria dell'Università romana ed Damiano Taraso, infermiere di Cosenza. L'indagine dei Nas ha portato ad ipotizzare i reati di truffa, concussione, corruzione ed esercizio arbitrario della professione, gli infermieri infatti lavoravano in ospedali pubblici e privati. Gli investigatori si sono anche imbattuti in una compravendita di test di ammissione alla facoltà di Medicina del Sacro Cuore. (g.bal.)


In ospedale gli infermieri erano tutti falsi

La Stampa del 11/12/2008 , articolo di GUIDO RUOTOLO ed. NAZIONALE p. 22

COSENZAI primi imbroglioni, (falsi) infermieri che si erano comprati (falsi) diplomi per esercitare la loro professione, se ne sono già andati in pensione, dopo trent'anni e passa di disonorata carriera nella malasanità. Ma gli altri, invece, continuavano a timbrare il cartellino, a fare carriera, a lavorare nelle sale operatorie, al pronto soccorso, nei reparti di chirurgia, nelle cliniche psichiatriche sia pubbliche sia private. Persino il responsabile del Pronto soccorso dell'ospedale dell'Annunziata di Cosenza si era comprato il diploma di infermiere.L'ennesimo scandalo della sanità calabrese è stato scoperto dai Nas dei carabinieri del colonnello Ernesto Di Gregorio, che denuncia nauseato: «La cosa più inquietante è che nessuno - né un medico né un infermiere - in tanti anni ha mai fatto una segnalazione». Sono 159 gli indagati: due sono finiti in carcere, una settantina agli arresti domiciliari, per altri due c'è l'obbligo di dimora. Tutti devono restituire il maltolto. E, dunque, è stato disposto il sequestro preventivo di conti bancari, postali, titoli di Stato, azionari, beni immobili e mobili «fino alla concorrenza complessiva» di una somma pari a 20 milioni.E' vero, a differenza dei falsi invalidi i truffatori lavoravano per portare a casa lo stipendio. E per avere quel sospirato diploma e poi un posto di lavoro hanno sborsato anche 10 mila euro. Ma in questo caso in gioco c'è la salute dei cittadini. Sono rimasti senza parole gli investigatori quando hanno scoperto che gli «infermieri» - per apprendere il minimo necessario per svolgere la professione - hanno partecipato a corsi di tirocinio di un mese nella clinica dove lavorava l'artefice della truffa: Damiano Taraso, caposala del reparto di radiologia della clinica Ninetta Rosano Tricarico di Belvedere Marittimo. E' lui che ha ideato e costruito il diplomificio: aveva alle dipendenze due abili stampatori che sfornavano i falsi diplomi. Era lui che si occupava dell'iter che portava al conseguimento del titolo e all'assunzione dei falsi infermieri.In quei corsi succedeva anche che un aspirante infermiere alla vista del sangue sveniva. Chi ha comprato il «diploma» (ci sono anche famiglie composte da padre, madre e figli) ha ottenuto il posto. Ed è successo che uno dei falsi infermieri, una volta licenziato, aveva ottenuto dal giudice il reintegro del posto di lavoro.L'altro filoneTaraso è coinvolto anche nell'altro filone dell'inchiesta che vede come protagonista Antonio Pongetti, funzionario della segreteria didattica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma: garantiva a cinque studenti «raccomandati e paganti» copia dei test che avrebbero dovuto superare per accedere alla facoltà. Taraso era il referente dei giovani compaesani che volevano intraprendere gli studi in Medicina o nelle lauree brevi come Scienze infermieristiche. Li spediva a Roma dall'amico e sodale Pongetti che organizzava la truffa, consegnando ai ragazzi i test che avrebbero dovuto superare per entrare nelle facoltà del Sacro Cuore.In un caso Pongetti, dicono gli investigatori, «non ha esitato ad approfittare sessualmente di una studentessa di vent'anni, rappresentandole il suo interessamento come determinante per l'ingresso alla facoltà e prospettandole un esito negativo qualora si fosse sottratta alle sue richieste». La ragazza, però, non ha accettato il ricatto sessuale. Anzi, ha mandato al diavolo Pongetti, come documentano i carabinieri. «Mi dispiace dirti ke non mi va di vederti - è l'sms inviato al funzionario del Sacro Cuore - purtroppo non scenderò a compromessi x entrare all'università. Se non entro farò qualcos'altro. Buona giornata».



Senza etica E in ospedale la carica dei 72 falsi infermieri

Il Giornale del 11/12/2008 ed. Nazionale p. 19

Erano infermieri professionali a tutti gli effetti. Assistevano i medici durante gli interventi, facevano i turni in reparto e si prendevano cura dei pazienti. Ma non hanno mai conseguito l'abilitazione di infermieri. È l'ennesimo scandalo della sanità calabrese che ieri è finita di nuovo sotto la lente d'ingrandimento dei carabinieri del Nas nell'operazione Gutenberg. Gli investigatori del Nucleo antisofisticazione hanno controllato tutti i nomi sospetti trovando anomalie per 159 volte, tanti quanti sono gli indagati della maxi inchiesta. Per 70 di loro ieri è giunta un'ordinanza di custodia cautelare. Due in carcere e gli altri ai domiciliari. Destinatario del provvedimento più duro è un infermiere di una clinica privata di Belvedere Marittimo, sulla costa dell'altoTirreno cosentino, vero promotore della truffa. L'uomo non solo curava la stampa (insieme a due complici) dei falsi diplomi, ma organizzava veri e propri stage all'interno della struttura per insegnare agli aspiranti infermieri alcuni rudimenti del mestiere. Poche lezioni per costruire una professionalità inattendibile che in alcuni casi è stata mascherata per 33 anni. L'inchiesta infatti ha messo a nudo il sistema retrodatando gli illeciti fino a scoprire assunzioni di falsi infermieri avvenute nel 1975.Alcuni hannoanche fatto carriera, diventando caposala. Non sono mancati anche episodi in cui i falsi infermieri sono stati colti da malore dopo aver visto il sangue, segnali non colti da chi avrebbe dovuto percepirli. In tutti questi anni solo un medico ha fatto una segnalazione al presidente dell'ordine degli infermieri indicando i nomi di chi riteneva non avesse le competenze. Da quell'unica denuncia nel 2007 è partita l'inchiesta che ha portato al primo risultato di 70 arresti, molti reati sono però caduti in prescrizione.



«Le risposte del test? In cambio vieni a letto con me»

Il Resto del Carlino del 11/12/2008 , articolo di FILIPPO CUTRUPI ed. Nazionale p. 5

di FILIPPO CUTRUPI - COSENZA - SOLDI e sesso per entrare alla facoltà di medicina dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. E' il secondo filone dell'inchiesta che ha scosso per l'ennesima volta la sanità in Calabria, con 70 persone arrestate perché si spacciavano per infermieri professionali senza aver mai conseguito un titolo. Organizzatore della truffa, secondo l'accusa, lo stesso infermiere cosentino, caposala in una clinica privata: attivava i suoi contatti per inserire gli studenti nella facoltà di Medicina, corso di Scienze infermieristiche dell'ateneo. SUO COMPLICE, sostiene la procura, sarebbe un funzionario della segreteria didattica dell'Università Cattolica, che forniva in anticipo le risposte dei test d'accesso. Il funzionario era infatti anche il presidente della commissione. La consegna avvenivanel suo ufficio, dove il procacciatore calabrese portava gli studenti. E soprattutto le studentesse. IL FUNZIONARIO non si sarebbe lasciato scappare l'occasione di intrattenersi piacevolmente con ragazze che pur di entrare nella facoltà avrebbero accettato, oltre al pagamento di somme di denaro per diverse migliaia di euro, anche una seconda condizione per ottenere i risultati dei test. E così l'ingresso alla Cattolica sarebbe stato subordinato all'avere rapporti sessuali con lui. «Sai, sei molto carina, ti posso aiutare, con me non avrai nessun problema a superare i test d'entrata, e non solo». Era questo il tenore di conversazioni e sms intercettati. IL GIP cosentino Loredana De Franco, che ha firmato l'ordinanza di custodia, ha definito «particolarmente riprovevole» la condotta del funzionario. Il giudice fa la sintesi di un episodio avvenuto nel 2007, concorso per l'accesso alla facoltà di scienze infermieristiche. «L'indagato non ha esitato ad approfittare sessualmente della ragazza, di appena 20 anni, rappresentandole il suo interessamento come determinante per l'ingresso alla facoltà e prospettandole un esito negativo se si fosse sottratta alle richieste». Ma talvolta il funzionario ha ricevuto dei dinieghi, come nel caso di un'altra studentessa che - spiega il tenente colonnello Ernesto Di Gregorio, comandante del Nas - gli ha inviato un secco sms: «Mi dispiace, non scenderò a compromessi per entrare all'università. Se non riuscirò a entrare farò altro. Arrivederci».


Operatori socio sanitari, si apre uno spiraglio

Il Gazzettino del 10/12/2008 ed. VICENZA p. II

Dopo la "missione romana", forse un disegno di legge. Nel Vicentino il problema coinvolge 800 dipendenti dell'Asl 6Potrebbe presto nascere un disegno di legge volto a sanare definitivamente il ruolo degli infermieri generici e prendere il via un percorso legislativo finalizzato agli operatori socio sanitari (Oss), per mettere ordine alle professioni del comparto. Questo l'epilogo del recente incontro tra il presidente della Commissione sanità al Senato, onorevole Tommasini, ed il coordinamento nazionale dell'Rdb-Cub, svoltosi a Roma. L'Rdb-Cub, attraverso il proprio responsabile della Sanità di Vicenza, Federico Martelletto, non esita a dire che «occorre uscire dal mondo della confusione totale, per ristabilire un corretto ordine delle cose». La questione degli operatori socio sanitari non è affatto marginale, se si considera che riguarda ben 800 dipendenti dell'Ulss n. 6 di Vicenza, pagati 1.000 euro netti al mese, contro 1.500 infermieri, cui è riconosciuto uno stipendio di 1.500 euro netti al mese. «Una situazione che non può protrarsi ancora nel tempo - sottolinea Federico Martelletto - ingenerando un evidente sfruttamento di questi lavoratori, le cui mansioni spaziano dall'attività alberghiera (rifare i letti ed occuparsi della cucina) alle attività più prettamente sanitarie, nel cui ambito spesso c'è grande confusione tra le competenze degli Oss e quelle degli infermieri».
Positivo il risultato dell'incontro, che ha dimostrato anche l'attenzione del senatore Astore dell'Italia dei Valori: «È stato deciso - conclude Federico Martelletto - che sarà istituito un tavolo di lavoro volto a comprendere e risolvere la gravità della situazione. Importante, poi, il fatto che anche a livello regionale saranno istituiti dei tavoli di confronto, per arrivare quanto prima a fare chiarezza su compiti e ruoli dei professionisti della sanità».
Matteo Crestani

Omicidio in ospedale: 1 anno a medico e infermieri

Il Giorno del 11/12/2008 , articolo di ROBERTA RAMPINI ed. Milano p. 23

Il 23enne aresino fu accoltellato dal vicino di letto nel reparto psichiatria di Passiranadi ROBERTA RAMPINI - ARESE - UN MEDICO e due infermieri del reparto di psichiatria dell'ospedale di Passirana di Rho sono stati condannati a un anno di reclusione e al risarcimento dei danni per la morte di Paolo Bulgheroni, 23 anni, di Arese. La sentenza è stata emessa dopo oltre un anno di udienze davanti alla quinta sezione del Tribunale penale di Milano. Il fatto risale alla notte tra il 15 e il 16 gennaio 2003: il giovane aresino fu accoltellato da un suo vicino di letto, Giuseppe Campagna, di 81 anni, ricoverato erroneamente nella stessa stanza. Secondo l'accusa sostenuta dal Pm Maria Vittoria Mazza, il medico di guardia, al momento del ricovero dell'anziano omicida, avrebbe disposto la sistemazione del paziente nella stessa stanza di Paolo nonostante fosse a conoscenza dell'incompatibilità tra i due, a causa delle loro patologie; inoltre successivamente non avrebbe riferito ai medici le lamentele di entrambi e la necessità di separare i due pazienti. I due infermieri invece sono stati condannati in quanto, pur essendo addetti all'accoglienza dei pazienti e al controllo degli oggetti personali, non si sarebbero accorti che l'ottantunenne aveva un coltellino serramanico che successivamente ha usato per colpire il vicino di letto. La loro «negligenza, imprudenza e imperizia» li ha resi complici in concorso dell'omicidio colposo del ventitreenne aresino. I condannati dovranno risarcire 70.000 euro ai genitori e 15.000 euro a ciascuno dei quattro fratelli di Paolo Bulgheroni, che si sono costituiti parte civile con il patrocinio dell'avvocato milanese Massimo Bassi. Condannata anche l'azienda ospedaliera Salvini, mentre sono stati assolti il primario del reparto e altri tre infermieri. L'omicida, dichiarato incapace di intendere e volere, quindi non rinviato a giudizio, nel frattempo è deceduto. CON QUESTA sentenza si chiude una vicenda giudiziaria durata alcuni anni, non certo la ferita nella famiglia Bulgheroni. «È stata fatta giustizia: per questo esprimiamo la nostra soddisfazione - spiega la madre di Paolo, Giusy -. Certamente questa sentenza ha rievocato in noi il dolore per la perdita di nostro figlio». Poi aggiunge: «Paolo è ancora vivo grazie al progetto di solidarietà che stiamo sostenendo in Romania con l'aiuto di tantissimi amici aresini e non solo». La famiglia infatti ha trasformato il dolore per l'assurda morte del figlio in uno straordinario gesto di solidarietà: il ricordo di Paolo è vivo anche a Ciocanari, un piccolo villaggio a 15 chilometri da Bucarest, in Romania, nel «Villaggio dei ragazzi Fabio, Sergio e Guido», realizzato dalla Caritas locale, per accogliere, educare alla vita e formare al lavoro quei giovani che si trovano in stato di abbandono e marginalità sociale. Tra le iniziative che ricordano il 23enne aresino anche uno skatepark inaugurato a Garbagnate.



Infermieri in corsia con diploma falsificato

Il Manifesto del 11/12/2008 , articolo di Eleonora Martini ed. Nazionale p. 18

Decine di falsi diplomi da infermiere venduti ad altrettanti finti paramedici assunti poi negli ospedali pubblici e privati calabresi. Dopo almeno quattro morti sospette e i tanti casi di malasanità che negli ultimi anni hanno caratterizzato i nosocomi della regione Calabria, ieri 72 persone sono finite in manette e 149 sono investigate nell'ambito di un'indagine condotta dai Nas di Napoli e di Cosenza. Truffa, concussione, corruzione, esercizio abusivo della professione e persino un caso di tentata concussione sessuale. Sono questi i reati ipotizzati dal sostituto procuratore di Cosenza Francesco Minisci nell'inchiesta denominata «Gutenberg» che ha portato gli inquirenti non solo a indagare su Cosenza, ma anche a Crotone, Roma, Varese e Alessandria. Un patrimonio di venti milioni di euro è stato sequestrato preventivamente a titolo di risarcimento per i danni procurati allo Stato dai finti infermieri, avendo gli inquirenti calcolato che ciascuno di loro ha rubato alle risorse pubbliche l'equivalente di 400-500 mila euro. Coinvolto nella mega truffa ai danni della salute pubblica anche un funzionario dell'Università cattolica del Sacro Cuore di Roma che, secondo un secondo filone dell'inchiesta, avrebbe ceduto le risposte ai test di ingresso per la facoltà di Medicina e scienze infermieristiche in cambio di soldi e sesso.I primi falsi diplomi da infermiere sarebbero stati venduti nel 1975. Da allora decine di finti infermieri, persone che non avevano la minima idea di come prendersi cura dei malati, sarebbero stati assunti negli ospedali calabresi dove, secondo gli inquirenti, hanno potuto mettere le mani su migliaia di pazienti. In alcuni casi hanno fatto perfino carriera, sono stati promossi caposala o trasferiti in sala operatoria. In tanti, sono arrivati indisturbati al termine della loro vita lavorativa e oggi, dopo aver truffato lo Stato per anni, percepiscono anche una pensione. E in tutto questo tempo un solo medico, uno solo, si è accorto che qualcosa non andava in un infermiere: timoroso del sangue e incapace di fare un'iniezione. E così lo ha denunciato all'ordine degli infermieri. Da qui è nata l'inchiesta. Ma per decenni caposala, infermieri, medici, primari, direttori sanitari, parenti dei malati, nessuno ha mai visto o si è mai accorto di nulla, nessuno ha mai denunciato.Delle 72 persone raggiunte da provvedimenti restrittivi emessi dal Gip del tribunale di Cosenza, Loredana De Franco, 2 sono finite in carcere, 68 agli arresti domiciliari e 2 hanno l'obbligo di dimora. Durante l'ultima perquisizione, come ha raccontato il comandante dei Nas di Napoli, il tenente colonnello Ernesto De Gregorio, sono stati ritrovati 34 diplomi da infermiere falsificati «in maniera impeccabile». I falsi titoli di studio sarebbero stati venduti tra gli 8 mila e i 10 mila euro. Poi spesso i falsi paramedici venivano inseriti in corsia nottetempo in una nota clinica privata della provincia di Cosenza fornendo loro un camice bianco e, in alcuni casi, anche alcune nozioni su come si misura la pressione o si fa un'iniezione. «Al centro della nostra inchiesta - ha spiegato De Gregorio - ci sono due figure, un infermiere professionale ed un dipendente dell'Università Sacro Cuore di Roma. Per avvicinare persone interessate ad acquistare i falsi diplomi, l'infermiere si serviva di alcuni procacciatori. Una volta pattuita la somma, i richiedenti ottenevano il falso titolo». A Roma, poi, si è aperto un secondo filone dell'inchiesta e in manette è finito anche uno studente accusato di aver pagato un funzionario dell'Università cattolica Sacro Cuore al fine di ottenere le risposte ai test di ingresso per la facoltà di Medicina. Ad una ragazza di vent'anni, invece, il dipendente dell'università cattolica avrebbe chiesto non soldi ma sesso. Tentativo vano perché la ragazza, secondo quanto racconta il colonnello De Gregorio, gli avrebbe risposto con un secco sms: «Mi spiace, non voglio vederti, proverò solo con le mie forze, altrimenti farò qualcos'altro». «Non è che l'inizio», ha assicurato De Gregorio. «Stiamo verificando se le autorità tenute a controllare le regolari procedure di assunzione del personale hanno responsabilità sulla vicenda».



Funzionario vendeva accesso a Medicina

Libero del 11/12/2008 ed. Roma p. 44

C'è anche un funzionario dell'Università Sacro Cuore di Roma tra le persone arrestate ieri nell'operazione dei carabinieri del Nas sui falsi infermieri. Uno dei filoni dell'inchiesta riguarda gli esami di accesso alla facoltà di Medicina dell'Università Sacro Cuore. Il funzionario avrebbe fornito in anticipo agli studenti le risposte ai test di accesso ai corsi di medicina e scienze infermieristiche. L'uomo avrebbe favorito l'ingresso di cinque studenti di cui uno è stato arrestato proprio ieri. L'inchiesta fa parte del filone seguito dai carabinieri del Nas di Cosenza nell'ambito del quale sono stati arrestati 70 falsi infermieri, impiegati presso varie strutture della Regione Calabria. Costoro avrebbero acquistato da un'organizzazione criminale falsi diplomi di "infermiere professionale" riuscendo così ad inserirsi nel mondo del lavoro ospedaliero nonostante fossero del tutto privi di conoscenze mediche. I finti infermieri erano spesso coinvolti anche in sala operatoria e in altre delicate mansioni. Altri ancora avevano anche fatto carriera diventando caposala. Secondo quanto appurato dagli investigatori, l'organizza zione falsificava i titoli di studio vendendoli per somme che variavano tra 8 e 10mila euro. E garantiva anche stage truffa insegnando a misurare la pressione arteriosa, medicare e prelevare sangue. Sono stati sequestrati anche beni mobili e immobili del valore di 20 milioni di euro, pari a quanto indebitamente percepito nel tempo dagli arrestati. L'Uni versità Cattolica del Sacro Cuore ribadisce in una nota «che la facoltà di Medicina e Chirurgia ha attuato le più severe misure per garantire uno svolgimento corretto e regolare delle prove di ammissione alla Facoltà stessa. Di fronte alle notizie riportate, l'Ateneo attende serenamente il rapido svolgimento dell'inchiesta, affinché sia fatta piena luce su eventuali colpe o sull'assoluta estraneità e onestà dei suoi dipendenti».



Un esercito di infermieri al lavoro con diplomi falsi

Il Riformista del 11/12/2008 p. 12

CONTROPARTITA. Soldi e prestazioni sessuali per un funzionario della Cattolica di Roma. 72 arresti.Cosenza. Il medico dell'ospedale Annunziata (foto accanto al titolo) è allibito: quella infermiera non riesce nemmeno a infilare nel braccio di un paziente l'ago per la flebo. Si vede che non ne è capace. Incuriosito, chiama l'ufficio regionale competente e chiede notizie sul conto della signorina. Ma dall'altro capo del telefono gli viene risposto che quel nome è sconosciuto e comunque non corrisponde a nessuna infermiera diplomata. Scatta l'allarme. Si è arrivati così alla scoperta di un piccolo esercito di falsi infermieri per i quali sono scattati 72 ordini di arresto firmati dal gip Loredana De Franco ed eseguiti dai carabinieri in Calabria, Lazio, Lombardia e Svizzera, con sequestro di beni mobili e immobili per un ammontare di 20 milioni di euro. Le accuse: truffa ai danni del sistema sanitario nazionale e corruzione. Due i filoni investigativi condotti dai Nas. Nella prima inchiesta i carabinieri hanno scoperto una organizzazione che forniva a giovani disoccupati il diploma di infermiere e attestazioni di frequenza a corsi professionali. I costi? Dagli otto ai quindicimila euro. Nella seconda indagine, denominata "Gutenberg", è coinvolto anche un funzionario della segreteria dell'Università Cattolica di Roma con il nipote che vive a Cosenza. L'uomo avrebbe consentito a cinque giovani di superare i corsi dell'università Cattolica fornendo loro in anticipo le risposte esatte dei quiz: naturalmente previo pagamento per gli allievi maschi mentre dalle allieve, agganciate dal nipote, avrebbe preteso prestazioni sessuali. Nell'ordinanza del gip Loredana De Franco si legge che il funzionario «non ha esitato ad approfittare sessualmente di una ragazza di appena vent'anni rappresentandole il suo interessamento come determinante per l'ingresso alla facoltà e prospettandole un esito negativo qualora si fosse sottratta alle sue richieste». In tutto gli indagati sono 159, compresi medici e funzionari. Per molti scatta la prescrizione perché l'origine dell'imbroglio risale al 1975. Il dipartimento Tutela Salute della Regione Calabria esprime soddisfazione perché gli arresti arrivano «quando la sanità in Calabria sta passando da uno stato di crisi acuta a una fase di normalizzazione».



La terapia scoperta dai medici Asl? Far ridere

Il Secolo XIX del 11/12/2008 , articolo di ELENA ROMANATO ed. Savona p. 37

Holy Day Hospital è il titolo dello spettacolo che verrà portato in scena da dottori, infermieri e informatori. Il ricavato in aiuti umanitariSONO "Medici in prima linea" ma non vanno sullo schermo televisivo bensì sul palco del teatro Chiabrera quelli che si esibiscono domani sera alle 21 con "Lo spettacolo dei medici" (Holy Day Hospital) . Uno spettacolo a scopo benefico promosso da Comune, Provincia e Asl 2 al quale partecipano medici, infermieri, informatori del farmaco il cui ricavato andrà a favore dell'associazione "Savona nel cuore dell'Africa". e nell'ambito del quale verranno anche premiati i pensionati 2007 di Asl2, Comune e Provincia. Ma con questo show i medici dell'Ospedale San Paolo vogliono trovare anche un'occasione per smettere il camice e avvicinarsi ai cittadini e fare loro gli auguri di natale. Lo spettacolo prevede musica e scenette scritte dai medici e ambientate nel "vecchio" ospedale e nel nuovo ospedale in Valloria. Presentatore ( e allo stesso tempo autore e attore) è il dottor Roberto Tassara, uno degli ideatori storici dell'evento «Nel 1987 ­ spiega il dottor Tassara ­ alcuni medici, infermieri, tecnici dell'Ospedale San paolo di savona, informatori scientifici del farmaco o altri che avessero a che fare con la sanità savonese decisero di mettere insieme uno spettacolo "contenitore" dove chi sapeva "fare qualcosa" , cantare, recitare, raccontare barzellette ballare o altro lo facesse sul palco di un teatro per divertirsi , cercare di divertire e fare un po' di beneficenza. piano piano, nel corso degli anni, questo gruppo di persone aumentò di numero , si dedicò con impegno sempre maggiore ascrivere i testi e le musiche dello spettacolo un anno per l'altro e si diede una veste più ufficiale fondando quello che per molti anni fu conosciuto come il "Medical mystery tour" parafrasando la nota canzone dei Beatles "Magical mystery tour" che divenne il loro inno. ». Con fortune alterne lo spettacolo andò in scena per diversi anni al Chiabrera i e in altri teatri ella provincia, poi i "medici­attori" si presero un periodo di riflessione.«Da tre anni ­ prosegue Tassara ­ alcuni "vecchi" del gruppo storico hanno riportato alcuni professionisti della salute sul palco e anche quest'anno andrà in scena al Chiabrera uno spettacolo di musiche, scenette per portare un po' di buonumore ai savonesi e al contempo fare gli auguri di natale. Il momento sarà particolarmente piacevole anche perchè durante la serata si coglierà l'occasione per premiare u pensionati del 2007 di Asl. Provincia e Comune». L'ingresso alla serata sè libero e senza prenotazione e il ricavato delle offerte raccolta finanzierà l'avviamento di un ospedale che l'associazione "Savona nel cuore dell'Africa" sta curando in collaborazione con un ordine religioso di Gemona del Friuli che ha costruito l'ospedale. I medici savonesi si occuperanno della formazione del personale che dovrà gestire la sala operatoria dell'ospedale in nella cittadina di Maigaro della Repubblica Centroafricana
Un momento dello spettacolo del 2007 al Palacrociere



Falsi infermieri in sala operatoria

Il Tempo del 11/12/2008 ed. Nazionale

COSENZA Falsi infermieri che acquistavano i diplomi pagando dagli otto ai diecimila euro. Test di ammissione alla facoltà di medicina e scienze infermieristiche venduti spesso anche in cambio di prestazioni sessuali: sono questi i due filoni d'indagine dell'inchiesta che ieri ha portato all'arresto di 72 persone tra Cosenza e Roma. I protagonisti di entrambe le vicende sono un funzionario della segreteria dell'Università Sacro Cuore di Roma ed un infermiere di Cosenza per i quali si sono aperte le porte del carcere. Nell'indagine, oltre ai 72 arrestati, sono indagate anche altre 149 persone tutte accusate a vario titolo di truffa, concussione, corruzione ed esercizio arbitrario della professione. L'indagine ha avuto inizio nel 2007 quando un medico di Cosenza, stanco dell'incapacità professionale di un infermiere, ha deciso di presentare un esposto nel quale si chiedeva di accertare l'autenticità del titolo di studio. I carabinieri del Nas di Cosenza hanno così avviato una serie di accertamenti durante i quali è stato individuato un gruppo di persone che avevano organizzato la vendita di falsi diplomi da infermieri. Per acquistare il titolo di studio bastava pagare dagli ottomila ai diecimila euro. Successivamente si svolgevano un brevissimo corso in un clinica privata della provincia di Cosenza e gli infermieri erano poi pronti per immettersi nel mondo del lavoro. Oltre che in Calabria i carabinieri hanno compiuto accertamenti anche in altre regioni italiane dove i falsi infermieri avevano trovato lavoro. I carabinieri hanno accertato 34 falsi infermieri alcuni dei quali svolgevano attività nelle sale operatorie ed altri, invece, erano riusciti persino a fare carriera raggiungendo posti di responsabilità dei reparti. La truffa è iniziata tra il 1975 e il 1976 ed ora alcuni tra i beneficiari sono già andati in pensione. Oltre agli arresti il gip di Cosenza, Loredana De Franco, ha disposto anche il sequestro dei conti correnti e beni mobili e immobili dei falsi infermieri i quali, secondo gli inquirenti, hanno causato un danno erariale pari a 20 milioni di euro che dovranno risarcire allo Stato. Ed è proprio indagando sui falsi infermieri che gli investigatori si sono imbattuti in una compravendita di test di ammissione alla facoltà di Medicina e scienze infermieristiche dell'Università Sacro Cuore di Roma. Un funzionario della segreteria dell'ateneo romano riceveva nel suo studio gli studenti interessati ad acquistare in anticipo di test e concordava il prezzo e le modalità di consegna del materiale. Il funzionario dell'Università non avrebbe esitato ad «approfittare sessualmente di una ragazza di 20 anni rappresentandole il suo interessamento come determinante per l'ingresso alla facoltà e prospettandole un esito negativo qualora si fosse sottratta alle sue richieste».



Chiude la scuola infermieri per la rottura della caldaia

La Nazione del 11/12/2008 ed. La Spezia p. 9

CHIUDE temporaneamente la scuola infermieri di via Migliari per la rottura della caldaia. I vertici dell'Asl hanno dichiarata inagibile la sede fino al 15 gennaio. Ed è scattata la protesta dei centocinquanta studenti del corso di laurea in infermieristica alla facoltà di Medicina e chirurgia dell'università di Genova, che hanno manifestato pacificamente ai piani alti della direzione generale dell'Asl reclamando una nuova scuola dove poter continuare a studiare. «E' una situazione impossibile, il disagio è cresciuto sempre di più negli ultimi due anni - afferma Serena Ferrari, portavoce del gruppo, che frequenta il terzo anno - la caldaia da due anni fa le bizze. Questa volta abbiamo toccato il fondo. Non è giusto avere chiuso la scuola perchè questo significa di fatto interrompere il diritto allo studio». Per Giulia Menchini, il problema è anche il pagamento delle tasse (ben 1.800 euro l'anno) a fronte di un servizio assolutamente inadeguato. «Basti pensare - dice Giulia - al servizio mensa che in via Migliari non abbiamo mai utilizzato. Paghiamo 158 euro senza avere mai consumato un pasto. L'unica cosa decente sono i computer ma il loro numero è assolutamente insufficiente: sono appena sette». Per Simone Drovandi, che frequenta il primo anno, mancano le più elementari norme di sicurezza. Non solo: ma al secondo piano le aule con banchi da cinque posti sono anguste e l'igiene non è garantita. Mancano anche le aule di emergenza». Incalza Carmen Mennillo:« Le due stufe sono assolutamente insufficienti per garantire caldo alla scuola. E l'impianto elettrico non è a norma». Il direttore generale dell'Asl, Gianfranco Conzi, presenti il direttore sanitario Andrea Conti e il direttore amministrativo MarcoTorrini, ha rassicurato gli studenti che l'Asl si impegnerà nel reperimento di una nuova sede. «Abbiamo individuato i locali del Da Passano in via Fontevivo. Faremo il possibile per trovare questa collocazione anche se l'ultima parola spetta alla Provincia». Da parte sua, il presidente della Provincia, Marino Fiasella, ha osservato che la sede di via Migliari fa parte di un progetto finanziato dalla Regione per trasformarla in «Casa delle donne», un centro di ascolto contro la violenza delle donne. «Questa struttura era era stata concessa provvisoriamente alla scuola infermieri che deve restare alla Spezia anche se la soluzione ottimale resta il Centro Tiresia. Una soluzione temporanea resta quella del Fossati-Da Passano e qui procederemo per garantire la ripresa delle lezioni dopo la pausa natalizia». Gian Paolo Battini



«La casa di riposo è accogliente, qualcuno del personale meno»

La Nazione del 11/12/2008 ed. Empoli p. 4

«SIAMO stati convocati venerdì scorso nella sede della Asl di via dei Cappuccini per una riunione, che riguardava i nostri parenti ospiti della Rsa di via delle Chiassatelle. Un incontro al quale ha partecipato lo stesso direttore generale della Asl: siamo stati informati di una faccenda alquanto triste. All'interno della struttura è stato lamentato un caso in cui sono stati usati metodi un po' troppo 'ruvidi' verso gli ospiti. Ci è stato comunicato che la stessa azienda si è attivata con verifiche interne per capire cosa sia effettivamente accaduto nella casa di riposo, che è sempre stata accogliente e ben gestita». A parlare è il parente di un ospite della residenza sanitaria assistita che si trova proprio nel centro di Empoli e che preferisce rimanere nell'anonimato. Per questa persona è stato un fulmine a ciel sereno, come per molti altri parenti di anziani che vivono nella Rsa: una comunicazione imprevista da parte della dirigenza della Asl, ma che è stata apprezzata dagli stessi familiari per la trasparenza e la correttezza dell'azienda. LA CONFERMA giunge dal direttore generale Eugenio Porfido, che ha preso a cuore la situazione per giungere ad una giusta soluzione. «Ci sono stati segnalati comportamenti scorretti nei confronti di alcuni ospiti - dice - abbiamo attivato momenti di verifica e a seguire c'è stata la segnalazione all'autorità giudiziaria. Sulla base di questo ci siamo mossi chiedendo alla cooperativa che gestisce i servizi non infermieristici una verifica: per il caso specifico lamentato, ci risulta che sia stato interrotto il rapporto di prestazione d'opera per una persona e sospesa un'altra in via cautelare. Ai familiari abbiamo voluto rappresentare quello che si sta facendo e abbiamo ritenuto opportuno scusarsi. Abbiamo istituito, secondo prassi, un gruppo di lavoro per verificare quali fossero i livelli di controllo sulla qualità di servizio e sulla selezione del personale; è in corso una revisione completa. Il rapporto di fiducia verso la Rsa non è mai venuto meno da parte dei familiari». Nella struttura di via delle Chiassatelle possono essere accolti fino a una ventina di anziani non autosufficienti; a fianco degli infermieri che sono dipendenti della Asl 11, svolgono attività operatori di una cooperativa e seguono la gestione dei servizi non infermieristici.



«Le risposte del test? In cambio vieni a letto con me»

La Nazione del 11/12/2008 , articolo di FILIPPO CUTRUPI ed. Nazionale p. 5

di FILIPPO CUTRUPI - COSENZA - SOLDI e sesso per entrare alla facoltà di medicina dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. E' il secondo filone dell'inchiesta che ha scosso per l'ennesima volta la sanità in Calabria, con 70 persone arrestate perché si spacciavano per infermieri professionali senza aver mai conseguito un titolo. Organizzatore della truffa, secondo l'accusa, lo stesso infermiere cosentino, caposala in una clinica privata: attivava i suoi contatti per inserire gli studenti nella facoltà di Medicina, corso di Scienze infermieristiche dell'ateneo. SUO COMPLICE, sostiene la procura, sarebbe un funzionario della segreteria didattica dell'Università Cattolica, che forniva in anticipo le risposte dei test d'accesso. Il funzionario era infatti anche il presidente della commissione. La consegna avvenivanel suo ufficio, dove il procacciatore calabrese portava gli studenti. E soprattutto le studentesse. IL FUNZIONARIO non si sarebbe lasciato scappare l'occasione di intrattenersi piacevolmente con ragazze che pur di entrare nella facoltà avrebbero accettato, oltre al pagamento di somme di denaro per diverse migliaia di euro, anche una seconda condizione per ottenere i risultati dei test. E così l'ingresso alla Cattolica sarebbe stato subordinato all'avere rapporti sessuali con lui. «Sai, sei molto carina, ti posso aiutare, con me non avrai nessun problema a superare i test d'entrata, e non solo». Era questo il tenore di conversazioni e sms intercettati. IL GIP cosentino Loredana De Franco, che ha firmato l'ordinanza di custodia, ha definito «particolarmente riprovevole» la condotta del funzionario. Il giudice fa la sintesi di un episodio avvenuto nel 2007, concorso per l'accesso alla facoltà di scienze infermieristiche. «L'indagato non ha esitato ad approfittare sessualmente della ragazza, di appena 20 anni, rappresentandole il suo interessamento come determinante per l'ingresso alla facoltà e prospettandole un esito negativo se si fosse sottratta alle richieste». Ma talvolta il funzionario ha ricevuto dei dinieghi, come nel caso di un'altra studentessa che - spiega il tenente colonnello Ernesto Di Gregorio, comandante del Nas - gli ha inviato un secco sms: «Mi dispiace, non scenderò a compromessi per entrare all'università. Se non riuscirò a entrare farò altro. Arrivederci».



Falsi infermieri, 72 arresti Coinvolto anche un ateneo

Corriere Adriatico del 11/12/2008 p. 9

COSENZA - Falsi infermieri che acquistavano i diplomi pagando dagli otto ai diecimila euro. Test di ammissione alla facoltà di medicina e scienze infermieristiche venduti spesso anche in cambio di prestazioni sessuali: sono questi i due filoni d'indagine dell'inchiesta che ieri ha portato all'arresto di 72 persone tra Cosenza e Roma. I protagonisti di entrambe le vicende sono un funzionario della segreteria dell'Università Sacro Cuore di Roma ed un infermiere di Cosenza per i quali ieri si sono aperte le porte del carcere. Nell'indagine, oltre ai 72 arrestati, sono indagate anche altre 149 persone tutte accusate a vario titolo di truffa, concussione, corruzione ed esercizio arbitrario della professione. L'indagine ha avuto inizio nel 2007 quando un medico di Cosenza, stanco dell'incapacità professionale di un infermiere, ha deciso di presentare un esposto nel quale si chiedeva di accertare l'autenticità del titolo di studio. I carabinieri del Nas di Cosenza hanno così avviato una serie di accertamenti durante i quali è stato individuato un gruppo di persone che avevano organizzato la vendita di falsi diplomi da infermieri. Per acquistare il titolo di studio bastava pagare dagli ottomila ai diecimila euro. Successivamente si svolgevano un brevissimo corso in un clinica privata della provincia di Cosenza e gli infermieri erano poi pronti per immettersi nel mondo del lavoro. Oltre che in Calabria i carabinieri hanno compiuto accertamenti anche in altre regioni italiane dove i falsi infermieri avevano trovato lavoro. I carabinieri hanno accertato 34 falsi infermieri alcuni dei quali svolgevano attività nelle sale operatorie ed altri, invece, erano riusciti persino a fare carriera raggiungendo posti di responsabilità dei reparti. La truffa è iniziata tra il 1975 e il 1976 ed ora alcuni tra i beneficiari sono già andati in pensione. Oltre agli arresti il Gip del tribunale di Cosenza, Loredana De Franco, ha disposto anche il sequestro dei conti correnti e beni mobili e immobili dei falsi infermieri i quali, secondo gli inquirenti, hanno causato un danno erariale pari a 20 milioni di euro che dovranno risarcire allo Stato. Ed è proprio indagando sui falsi infermieri che gli investigatori si sono imbattuti in una compravendita di test di ammissione alla facoltà di Medicina e scienze infermieristiche dell'Università Sacro Cuore di Roma.Il colonnello dei Nasmostrai diplomidei falsi infermieri arrestati dai carabinieriQualcuno aveva fatto anche carriera In cambio a volteerano richieste prestazioni sessuali Venivano impiegati pure in sala operatoria



Futuri infermieri, stop al tirocinio in ospedale

Corriere Adriatico del 11/12/2008 , articolo di m. teresa bianciardi p. 17

la sanita'in fermento SENIGALLIA - Il presidente del corso di laurea infermieristica ha fatto una promessa ai suoi studenti: farà di tutto affinchè il tirocinio nell'ospedale di Senigallia possa tornare ad essere pienamente efficiente da gennaio, dopo uno stop forzato di sette mesi. Non solo: si impegnerà anche a riattivare l'attività di Jesi, bloccata dall'inizio dell'anno accademico per mancanca di tutor. Il professor Marcello Mario D'Errico ha passato le ultime settimane a parlare con i futuri infermieri, attualmente tutti dislocati a Torrette, a confrontarsi con i coordinatori, i dottori Sandro Ortolani e Augusta Cucchi, il corpo docente ed i referenti in Regione proprio con l'intento di risolvere una situazione che a Senigallia è diventata esplosiva, scatenando il malcontento degli iscritti al corso e suscitando anche una dura reazione del sindacato interno dell'ospedale. Tutti, nessuno escluso, chiedono che venga riattivata la possibilità di svolgere il tirocinio nei reparti del nosocomio senigalliese.Ma risolvere il rebus non è facile. Soprattutto perchè, come spiegano anche i portavoce sindacali, per far sì che questo avvenga servono i tutor: ovvero personale infermieristico in grado di seguire gli studenti in questo importante momento di apprendimento diretto della professione. Il corso di laurea al momento ne ha a disposizione solo sette per 400 studenti, quando invece per legge dovrebbero essere venti: tra i presenti, poi, uno è un tutor part-time e un' altra è appena andata in maternità. La situazione dunque è incandescente. A Senigallia, però, c'è la disponibilità del personale di fare di tutto affinchè il tirocinio in ospedale venga riattivato: questi giovani corsisti infatti rappresentano una marcia in più nei reparti dove vengono inseriti per l'avviamento ad una professione tutt'altro che semplice. La voce che la sede senigalliese sarebbe stata "congelata�? a tempo indeterminato era cominciata a girare tra gli studenti già da marzo ma la notizia non è stata confermata che due mesi dopo, ovvero quasi al termine dell'anno accademico. Con la ripresa delle lezioni è arrivato anche il nuovo presidente di corso, il professor D'Errico, che ascoltando le istanze degli iscritti ha cominciato a sondare il terreno con l'intenzione di risolvere la mancanza dei tutor per riaprire le sedi di tirocinio di Senigallia e di Jesi. Al momento la situazione è in divenire, ma i futuri infermieri sperano molto nell'impegno del loro presidente che in queste settimane ha convocato più volte la commissione paritetica in Regione per arrivare a una soluzione definitiva.Il regolamento didattico del corso, che si può scaricare dal sito Internet, prevede un tirocinio clinico per 1800 ore da dividere nel triennio e che si realizza in diverse aree. Gli studenti del primo anno fanno esperienza nell'area medica, di chirurgia generale, nell'area territoriale e dei servizi e nell'area geriatrica. Quelli del secondo anno svolgono il tirocinio anche nell'area medica e di chirurgia specialistica, nell'area materno infantile, e nell'area della salute mentale. Gli studenti dell'ultimo anno di corso di laurea vengono impegnati pure nelle cosiddette aree critiche: svolgono 20 settimane di pratica con turnazioni intensive, che comprendono anche quelle notturne. Tra coloro che hanno deciso di intraprendere questa professione non ci sono solo giovani freschi di diploma ma disoccupati, madri e padri che vedono nel settore infermieristico un futuro occupazionale certo: chi aveva scelto la sede di Senigallia per il proprio percorso formativo si è trovato improvvisamente costretto ad andare a Torrette praticamente da un giorno all'altro. Questo è accaduto per i tirocinanti del terzo anno che a maggio ancora proseguivano la loro preparazione in ospedale. Ovviamente la situazione è delicata e nessuno possiede la bacchetta magica: gli iscritti al corso sperano però che la soluzione arrivi davvero col nuovo anno.Il pronto soccorso è uno dei reparti dovei futuri infermieridel corso svolgevano attività di tirocinio prima di conseguire il diploma di laurea e iniziare a lavorare Il nuovo presidente del corso di laurea ha incontrato coordinatori e referenti in Regione per cercare di sbloccarela situazione entro il nuovo anno



Anche qui infermieri con titoli falsi

Gazzetta del Sud del 11/12/2008 ed. CROTONE p. 41

Ci sono anche tre infermieri abusivi residenti in città e provincia tra i settanta destinatari delle ordinanze di custodia cautale emesse nell'abito della dell'operazione "Gutenberg", condotta all'alba dai Nas dei Carabinieri contro un'organizzazione che operava per realizzare ed utilizzare falsi attestati e diplomi per infermieri professionali.
I carabinieri del Nucleo antisofisticazione insieme ai militari del locale Comando provinciale hanno notificato una delle 68 ordinanze di arresti domiciliari a una persona residente in città che svolgeva abusivamente la professione di infermiere in una struttura pubblica ospedaliera. Un posto di lavoro ricoperto grazie a un diploma fasullo così come erano fasulli anche i titoli di infermiere professionale esibiti da due di Cotronei, che grazie a questi diplomi "taroccati" erano stati assunti alle dipendenze di strutture sanitarie private ubicate nella cittadina presilana. Anche a loro due ieri mattina i carabinieri del Comando provinciale e dei Nas di Cosenza hanno notificato la detenzione in casa.
Come è noto nell'ambito dell'operazione sono finiti in carcere sono finiti la mente della frode, un cosentino, e un funzionario del servizio didattica dell'Università Sacro Cuore di Roma. Sarebbero stati loro due a realizzare e vendere i diplomi fasulli infermiere a decine di clienti.(l. ab.)



Hanno gabbato Stato e pazienti per più di trent'anni

Gazzetta del Sud del 11/12/2008 ed. COSENZA p. 39

Ci hanno curati per più di trent'anni, hanno infilato aghi nelle nostre vene e deciso la posologia delle medicine con cui venivamo curati in cliniche private e ospedali pubblici. Infermieri professionali senza alcun titolo, diplomati dalla speciale università privata che secondo l'accusa era stata messa in piedi da Damiano Taraso e dai suoi complici.
Sfogliando le quasi settecento pagine dell'ordinanza di custodia cautelare dell'operazione "Gutenberg", emergono storie inquietanti. A cominciare proprio dal racconto dei falsi infermieri che non solo a metà degli anni Settanta hanno trovato lavoro mostrando quel foglio di carta falsificato dalla stamperia cosentina, ma hanno lavorato per decenni sino a quando hanno pure maturato il diritto ad andare in pensione. E l'hanno lasciato davvero quel posto di lavoro che non avrebbero meritato, tornando a casa per godersi la vecchiaia, il ricco assegno mensile, i nipotini. E se in tutti questi anni, magari nei primi tempi della "professione", qualche sfortunato paziente finito sotto le loro cure è rimasto ucciso da un errore, una dimenticanza o un'imperizia, chi lo risarcirà? E chi darà pace ai familiari che per anni, magari, hanno chiesto inutilmente giustizia gridando al mondo che il loro parente era stato ucciso dall'errore d'un infermiere?
È l'ennesimo, incredibile volto di un'inchiesta che lascia senza parole.(d.m.)



Personale senza titolo in sala operatoria

Gazzetta del Sud del 11/12/2008 ed. COSENZA p. 39

Infermieri fasulli in sala operatoria. Uomini e donne che dopo anni di fatica quotidiana in corsia hanno meritato sul campo la promozione, diventando assistenti dei primari durante delicati interventi chirurgici. Infermieri in servizio giorno dopo giorno in strutture sanitarie di mezza Italia. C'è anche chi, dopo anni d'attività, aveva fatto carriera ed ora svolgeva attività di caposala. Peccato che non aveva il titolo di studio per fare tutto ciò.
Nel provvedimento cautelare del gip De Franco c'è un passaggio esplicito in cui si evidenzia come l'attività svolta anzitutto dai capisala, assieme a quanti assistevano i chirurghi, poteva mettere in pericolo la salute dei pazienti. Perché i finti sanitari non avevano svolto alcun percorso di studio per diventare infermieri professionali. O meglio, per essere precisi, avevano frequentato solo un breve corso durante il quale veniva spiegato come misurare la pressione arteriosa, medicare e prelevare sangue. Eh sì, perché i novelli "Gutenberg" erano persone serie, e quindi lo stage era fondamentale(d.m.)


Il ruolo di Tricarico e le amnesie degli indagati

Gazzetta del Sud del 11/12/2008 , articolo di Domenico Marino ed. COSENZA p. 39

Il pm Francesco Minisci aveva chiesto l'arresto del proprietario e direttore sanitario della strutturaL'imprenditore sfuggito alle manette. Il pm Francesco Minisci aveva chiesto l'arresto di Rosano Pasquale Tricarico, proprietario e direttore sanitario dell'omonima clinica di Belvedere Marittimo, fiore all'occhiello della sanità tirrenica. E, secondo i riscontri investigativi dell'operazione "Gutenberg", anche anello del presunto castello di truffe e raggiri mandato in frantumi all'alba di ieri dalle settantadue ordinanze di custodia cautelare vergate dal gip Loredana De Franco. Lo stesso giudice che non ha accolto la richiesta del pm, lasciando a piede libero il titolare della struttura sanitaria, alla quale però il gip dedica molte pagine: «La clinica Tricarico di Belvedere Marittimo, nelle sue varie componenti, è risultata coinvolta sotto vari profili nei fatti oggetto di indagine. Taraso Damiano - cristallizza il giudice delle indagini preliminari - è caposala in questa struttura sanitaria; alcuni dei falsi infermieri hanno svolto il tirocinio; altri falsi infermieri vi svolgono la propria attività lavorativa; il direttore sanitario e proprietario della clinica, la cui posizione sarà ulteriormente analizzata, ha posto in essere condotte favoreggiatrici a beneficio di due falsi infermieri». Nel giugno dell'anno passato la clinica è stata perquisita dal Nas, che hanno controllato documenti e personale proprio nell'ambito dell'inchiesta "Gutenberg". Del blitz dei nuclei antisofisticazioni si parla anche in un'intercettazione telefonica tra Damiano Taraso e sua moglie, che lo contatta proprio per segnalargli «che ci sono problemi gravi nella clinica».
Anche in questa inchiesta le intercettazioni hanno avuto un ruolo fondamentale. Hanno permesso agli investigatori di annodare decine di fili. Altrettanto importanti le testimonianze di alcuni infermieri, all'epoca indagati e ieri finiti in manette. Come il racconto di Marco Foggia, il quale ha ammesso d'avere falsificato il diploma di infermiere professionale poiché non sarebbe riuscito a trovare l'originale, e quindi sarebbe stato quasi costretto a taroccarlo per non perdere un'occasione di lavoro. E quando gli inquirenti lo incalzano, chiedendogli di svelare come è riuscito a entrare in possesso della copia del diploma che poi ha alterato, l'indagato ha chiamato in causa la cooperativa "Salus Brutia". Ma ha soprattutto svelato che sarebbero stati degli altri candidati a suggerirgli di falsificare un diploma per non perdere la possibilità di lavorare. Successivamente, carabinieri e procura hanno verificato le strutture nelle quali l'indagato ha lavorato in maniera illegale quale infermiere professionale.
Gli interrogatori di altri indagati, invece, pur non facendo emergere evidenti tracce accusatorie, aiutano gli inquirenti a delineare i tratti del sistema. Carmela Greco, anch'essa destinataria di un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, quando i carabinieri le hanno chiesto dove aveva conseguito il titolo professionale, ha citato senza esitazioni l'ospedale "Fatebenefratelli" di Roma. Ma non ha saputo essere altrettanto precisa sulle materie svolte e il tipo di didattica. Né ha saputo indicare il nome dei docenti. Ovviamente le accuse sono ancora tutte da dimostrare, e gli indagati vanno considerati innocenti sino a sentenza definitiva.



Le amicizie romane del potente Taraso

Gazzetta del Sud del 11/12/2008 , articolo di Arcangelo Badolati ed. COSENZA p. 38

I quiz forniti prima della prova di ammissione e le richieste di denaro avanzate al "raccomandato"Le "entrature" romane. Damiano Taraso tutto sembrava tranne che un anonimo infermiere di provincia. A Belvedere aveva ormai la fama dello "sbrogliatutto". Dispensava diplomi da infermiere e garantiva, a tutti gli aspiranti studenti in grado di pagare, l'ammissione ai corsi universitari di Medicina e Chirurgia banditi dall'antica università Cattolica del Sacro Cuore. Da tempo, infatti, l'intraprendente paramedico manteneva buoni rapporti con Antonio Pongetti, direttore della segreteria didattica dell'ateneo capitolino, che avrebbe anzitempo fornito, in talune occasioni, i quiz di ammissione ai candidati "raccomandati" da Taraso. La circostanza, sostenuta dal pm Francesco Minisci e dal gip, Loredana De Franco, troverebbe riscontro in una serie di colloqui telefonici intercettati dagli investigatori del Nas. Le conversazioni riguardano Cesare Marino per il quale Damiano Taraso s'impegna fino al punto di consegnargli gli ambiti quiz. Le risposte fornite prima della prova di ammissione, tuttavia, non corrisponderanno alle domande poi realmente sottoposte in sede di prova dalla commissione di esame al candidato. E il fatto determinerà una furente reazione da parte delle persone che s'erano rivolte a Taraso. Tutta questa fase caratterizzata da recriminazioni e dall'indisponibilità di corrispondere la somma dovuta all'infermiere da parte dei familiari di Marino, è stata seguita "in diretta" dai carabinieri. Con Taraso impegnato a ripetere: «Se non fosse stato per quella persona non sarebbe entrato... adesso sta alla vostra coscienza...io non voglio fare nessuna brutta figura...sappia che io devo andare a Roma ad assolvere a degli obblighi...»; e gli altri pronti a ripetere che i quiz usciti in sede d'esame erano diversi da quelli forniti in precedenza.
Tra l'infermiere e Pongetti vi sono invece delle conversazioni durante le quali si fa esplicito riferimento a delle donazioni assicurate al dipendente universitario a titolo di corrispettivo per l'impegno garantito. In un'occasione, per esempio, Taraso comunica di voler consegnare al Pongetti una «cernia». Di soldi, però, non si parla.
Agli atti dell'inchiesta, coordinata dal procuratore capo Dario Granieri, vi sono inoltre precisi riferimenti alla prova di ammissione sostenuta - sempre all'università del Sacro Cuore - dal figlio di Taraso, Giampiero. Il giovane concorre per accadere al primo anno accademico del corso per tecnico di radiologia. Ignaro d'essere intercettato, l'indagato rivela al telefono: "Eravamo proprio pochi, infatti abbiamo copiato tutti quanti, ci siamo aiutati...Ho copiato». La confessione telefonica integrerebbe, ad avviso dei magistrati inquirenti, una ipotesi di reato. Una ipotesi che, se riscontrata, potrebbe alla fine cagionare conseguenze serie anche in seno al prestigioso ateneo.
Le amicizie romane di Damiano Taraso rischiano, insomma, di provocare un terremoto negli ambienti accademici. Con conseguente annullamento di prove e concorsi.
In sintesi
Dall'inchiestaemerge un triste spaccato riferito alle prove di ammissione ai corsi allestiti dalla prestigiosa università del Sacro Cuore di Roma. I carabinieri del Nas hanno intercettato colloqui nel corso dei quali si fa esplicito riferimento alla consegna dei quiz previsti, prima della convocazione della seduta di esame. I magistrati inquirenti hanno riportato nell'ordinanza di custodia cautelare notificata agli indagati lunghi brani delle conversazioni. Brani che sembrano dimostrare l'esistenza di una vera e propria contrattazione tra chi sollecitava raccomandazioni e Damiano Taraso che si poneva nella veste di intermediario con il responsabile della segreteria didattica dell'ateneo capitolino



Sequestrati beni per 20 mln

Gazzetta del Sud del 11/12/2008 ed. COSENZA p. 37

Beni mobili ed immobili per un valore di circa 20 milioni di euro sono stati sequestrati dai carabinieri del Nas di Cosenza nell'ambito dell'operazione "Gutenberg", scattata ieri mattina, per l'esecuzione di 70 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti infermieri, accusati di di aver conseguito con diplomi falsi la qualifica. Il valore del beni sequestrati, secondo quanto reso noto dal comandante dei carabinieri per la tutela della salute di Napoli, che ha competenza sul Sud, tenente colonnello Ernesto Di Gregorio, corrisponde a quanto indebitamente percepito dai falsi infermieri nel corso del loro lavoro «abusivo» in ospedali pubblici e strutture sanitarie private della Calabria.
Tutti i particolari dell'operazione sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa nella sede della compagnia dei carabinieri di Cosenza, in piazza dei Bruzi. Tra gli infermieri arrestati dai carabinieri c'è anche chi, dopo anni di attività, aveva fatto carriera ed ora svolgeva attività di caposala ed altri che aiutavano i medici nelle sale operatorie. Dalle indagini dei carabinieri, è emerso che le persone destinatarie dell'ordinanza di custodia cautelare avevano conseguito il diploma da infermiere senza aver seguito il corso di studi. Diverse persone arrestate, secondo quanto si è appreso, erano state assunte in strutture sanitarie private fin dagli anni settanta. Nell'ordinanza di custodia cautelare, è evidenziato come l'attività svolta da alcuni degli arrestati, in particolar modo gli addetti alle sale operatorie, poteva mettere in pericolo la salute dei pazienti.(vin. bru.)



Decine le strutture sanitarie dove lavoravano i finti infermieri


Gazzetta del Sud del 11/12/2008 ed. COSENZA p. 37

I settantadue infermieri arrestati nell'operazione "Gutenberg" che secondo l'accusa avrebbero svolto il loro lavoro per anni senza averne i titoli, che gli stessi avrebbero invece "comprato" dagli organizzatori della presunta truffa, ora si trovano ai domiciliari e molte strutture sanitarie locali da stamattina, paradossalmente, dovranno fare meno dei loro "falsi infermieri". Alcuni degli indagati sono già in pensione ma la maggior parte lavorava regolarmente, almeno fino agli arresti della scorsa notte. Gli indagati del procedimento giudiziario sono circa 238 in totale e tutti gli infermieri arrestati prestavano servizio in numerose strutture sanitarie dislocate in gran parte in provincia. Alcuni indagati, ad esempio, lavorano presso le sedi dell'Asp cosentina, altri ancora presso l'ospedale civile dell'Annunziata.
Ma le strutture che avevano assunto i "finti infermieri", del tutto inconsapevolmente, sono tante. "Villa Torano", la clinica "Villa verde" di Donnici, "La quiete" di Castiglione Cosentino, il presidio ospedaliero "Luis Pasteur" di san Marco Argentano.
E ancora: la clinica "Tricarico" di Belvedere Marittimo", la casa di cura "Madonna della Catena" di Laurignano, la casa di cura "Misasi" di Cosenza, il "Santa Rita" di Mesoraca, la clinica "San Luca" di Praia a Mare", l'Asl di Salerno, l'Asl di Roma, "Villa Santo Stefano" di Rogliano, "Villa Betania" di Roma, il "S. Anna" di Catanzaro, l'ospedale "Ferrari" di Castrovillari, la clinica "Scarnati" di Cosenza, la clinica "La Madonnina" sempre di Cosenza, "Villa degli Oleandri" di Mendicino, il Poliambulatorio di Rende, il Poliambulatorio di Montalto Uffugo, il "Centro di igiene mentale" di Acri, il Poliambulatorio di Scalea e quello di Praia a Mare, "Villa Gioiose " di Crotone, l'ospedale "Sacco" di Milano, l'Inrca, l'ospedale di San Marco Argentano, "Villa Paradiso" di Savona e "Salus" di Alessandria, "Villa Ortensia" di Cosenza e molte altre. Un terremoto sanitario dalle mille implicazioni future.(vin. bru.)
E il caposala ci provò con la studentessaGazzetta del Sud del 11/12/2008 , articolo di Giovanni Pastore ed. COSENZA p. 37

La ragazza troncò il "corteggiamento" con un sms: non scenderò a compromessi per entrare all'UniversitàFaceva il caposala ma si sentiva una divinità. «Tante cose dipendono anche da me», disse un giorno Damiano Taraso ad una ventunenne di Belvedere che sognava l'ammissione al primo anno del corso di laurea in Infermieristica all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. L'indagato avrebbe cercato inutilmente di portarsi a letto quella ragazza in cambio del suo "determinante" intervento per farle spalancare le porte dell'ateneo. Nel luglio del 2007, la studentessa accompagnò Taraso nella Capitale e l'infermiere di Belvedere telefonò al responsabile del Servizio Didattica del "Sacro Cuore", Antonio Pongetti, per fargli conoscere quella ragazza che avrebbe dovuto aiutare. Un incontro che sarebbe stato "fruttuoso" per via di certi preziosi "suggerimenti" che il funzionario le fornì in previsione degli esami futuri.
Nell'inchiesta sulla presunta tangentopoli della sanità cosentina svelata dai detective del Nas, guidati dal luogotenente Vitaliano Ruga, s'intrecciano storie di malaffare nelle corsie degli ospedali, nelle stanze delle cliniche private, nei laboratori di analisi, nelle stanze delle università. Ipotetiche truffe, saccheggi, piccoli e grandi interessi, anche sentimentali, pilotati, secondo il pm Francesco Minisci, dal caposala della casa di cura di Belvedere. L'inchiesta su questo nuovo capitolo di malagestione nella sanità è comunque solo all'inizio. Quella sui falsi infermieri promette di essere la prima parte di un grande scandalo che ha già varcato i confini regionali, come ha spiegato ieri, in conferenza stampa, il capo del Nas Napoli, il colonnello Ernesto De Gregorio: «Ci sono da valutare connivenze. Non è possibile che in 33 anni un solo medico si sia accorto della negligenza degli infermieri che gli stavano a fianco. Qui si parla di professionisti senza titolo anche in sale operatorie».
E Damiano Taraso, secondo il gip Loredana De Franco che ha vergato l'ordinanza cautelare, sarebbe stato uno dei manager di questo megaimbroglio. Una grande mente contaminata da umane debolezze. S'era invaghito di quella ventunenne e non nascondeva neppure troppo quel suo "sentimento": «Vorrei darti un bacio... Mi hai folgorato... Speriamo di poterci frequentare, sempre con la dovuta accortezza...». Ed un bacio, alla fine, il caposala riuscì a strapparlo. Erano in auto, si fermarono a chiacchierare e lui osò: «Ci sarei rimasto male se mi avessi lasciato senza un bacio».
Ma fu proprio la ragazza ad interrompere quel corteggiamento con un sms: «Non scenderò a compromessi per entrare all'università. Se non ci riesco, pazienza. Vorrà dire che mi dedicherò ad altro.



Finti infermieri professionali smascherati dall'Arma, 70 arresti

Gazzetta del Sud del 11/12/2008 , articolo di Arcangelo Badolati ed. CALABRIA p. 11

cosenza
L'«uomo dei miracoli». E la Calabria dell'impossibile. Una regione dove può accadere che infermieri incapaci di fare una iniezione rimangano in servizio per anni in strutture ospedaliere oppure in cliniche, senza che nessuno batta ciglio. Dove può succedere che si diventi infermiere pur non avendo la più pallida idea di cosa siano il corpo umano e la medicina. Dove pagando profumatamente si può ottenere un diploma da operatore sanitario e poi essere assunti in strutture pubbliche e private prestando servizio sino all'età della pensione. Dove, addirittura, versando del denaro si possono avere in anteprima i quiz riservati ai candidati che intendono accedere all'università del Sacro Cuore di Roma. Questo genere di miracoli in Calabria non li faceva il Padreterno ma un anonimo infermiere di Belvedere Marittimo (Cosenza), Damiano Taraso, 54 anni, dispensatore di false attestazioni e coordinatore d'improvvisati stage in una clinica dell'area tirrenica del Cosentino. Stage durante i quali - dietro adeguata corresponsione - insegnava a sprovveduti disoccupati come si usa un ago, si misura la pressione e si disinfetta una ferita.
Dal 1975 a ieri mattina, l'«uomo dei miracoli» ha sfornato decine di infermieri professionali quasi fossero brioches, inquinando una intera categoria e alterando il sistema di reclutamento del personale paramedico in provincia di Cosenza. Nei confronti di Taraso e di altre 71 persone il gip della città dei bruzi, Loredana De Franco, ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare con l'accusa di truffa ai danni dello Stato, corruzione, concussione, falso ideologico e materiale, esercizio arbitrario della professione. Il magistrato, accogliendo le richieste del procuratore capo Dario Granieri e del pm Francesco Minisci, ha pure disposto il sequestro preventivo di beni mobili e immobili per venti milioni di euro. Cifra equivalente agli ingiusti profitti ottenuti dagli indagati che per lungo tempo hanno percepito retribuzioni senza averne alcun diritto. Per Taraso - autentico campione meridionale del raggiro - è stata disposta la reclusione in carcere. Analogo destino giudiziario è stato riservato al suo presunto "compare" capitolino, Antonio Pongetti, responsabile della segreteria didattica dell'università del Sacro Cuore, e fornitore in anteprima delle domande poste agli aspiranti studenti dell'ateneo, durante i test di ammissione. Ad altri 68 infermieri - fino a ieri temuti operatori di reparto in Calabria e Settentrione - sono stati invece imposti gli arresti domiciliari. Per due indagati, infine, è stato disposto l'obbligo di dimora nel comune di residenza. Trecento i carabinieri entrati in azione all'alba di ieri, sotto la direzione del colonnello Aldo Iacobelli, per notificare i provvedimenti restrittivi frutto di un'articolata indagine condotta dagli investigatori del Nas (Nucleo antisofisticazione dell'Arma) di Cosenza. Le persone complessivamente coinvolte nell'inchiesta, caparbiamente coordinata dal pm Minisci, sono 228. Il magistrato inquirente aveva richiesto 79 misure cautelari ma il Gip ne ha concesse solo 72.
Per individuare i falsi infermieri i carabinieri del tenente colonnello Ernesto De Gregorio, hanno compiuto accertamenti a Cosenza, Crotone, Roma, Varese ed Alessandria. I primi falsi diplomi furono venduti nel lontano 1975. Taraso rilasciava fittizie attestazioni dell'Asl di Roma, dell'università "Cattolica", delle Asl di Polla, Cosenza, Frosinone, Frascati, Terni, Latina e Paola, della Scuola per infermieri "Suore della misericordia" di Roma, dell'"Accademia Teatina per le Scienze" con sede sempre nella Capitale, dell'Azienda ospedaliera "Cardarelli" di Napoli, dell'ospedale "Fatebenefratelli" di Roma. Una volta pattuita la somma, che variava dagli 8.000 ai 10.000 euro, i richiedenti ottenevano il falso titolo e il tanto agognato posto al sole.
I finti infermieri, infatti, dopo aver svolto anche un breve corso in una nota clinica privata del Cosentino, entravano poi nel mondo del lavoro. Siccome, però, spesso il diavolo fa le pentole senza i coperchi, un medico lo scorso anno s'è accorto che tre operatori sanitari che prestavano servizio nel suo reparto non erano in grado di far nulla. Si sentivano mancare quando vedevano il sangue, tremavano quando bisognava praticare una iniezione. Così ha chiesto al presidente del Collegio degli infermieri professionali di Cosenza di compiere delle verifiche sul loro reale stato di preparazione. E il controllo, scrupoloso ed efficace, ha riservato il colpo di scena che nessuno si sarebbe mai aspettato: i diplomi dei tre paramedici erano carta straccia. Segnalato il caso alla magistratura inquirente, è partita l'indagine affidata ai militari del Nas, guidati dal luogotenente Vitaliano Ruga. Gli accertamenti compiuti a ritroso hanno rivelato uno spaccato ancora più inquietante: c'erano decine di persone che erano state assunte in strutture sanitarie presentando diplomi fittizi. Alcune, addirittura, erano persino andate in pensione dopo quasi trent'anni di lavoro. Incredibile ma vero.
Una "cimice" piazzata sull'auto adoperata da Damiano Taraso e centinaia d'intercettazioni telefoniche hanno definitivamente messo in crisi il sistema. Aggiungendo vergogna a vergogna: già perchè i carabinieri hanno pure scoperto che esisteva il mercato dei quiz d'accesso all'ateneo del Sacro Cuore. Bastava pagare per ottenerli in anteprima. In un'occasione, addirittura, l'«uomo dei miracoli» li aveva offerti ad una avvenente ventenne del suo paese che aspirava a frequentare l'università, chiedendole però in cambio prestazioni sessuali. Prestazioni che, tuttavia, la ragazza ha sdegnosamente deciso di non concedere. I carabinieri hanno intercettato il messaggio sms inviato dall'aspirante studentessa a Damiano Taraso. Questo il testo: «Mi dispiace dirti ke non mi va di vederti, purtroppo non scenderò a compromessi per entrare all'università. Se non entro farò qualcos'altro. Buona giornata». Giusto. E dignitoso.



Infermieri, turni massacranti La Fp Cgil chiede rinforzi

l Centro del 11/12/2008 ed. L aquila p. 17

GIULIANOVA. Infermieri costretti a turni massacranti, spesso anche di 10-12 ore consecutive pur di garantire un servizio di alta qualità. La Cgil funzione pubblica dell'ospedale di Giulianova è tornata a denunciare la difficile situazione in cui si trovano alcuni reparti. Quella di medicina è la divisione più in affanno perché servono infermieri, ma soprattutto serve personale ausiliario. Solo in questo reparto ne servirebbero almeno altri due. Ma i problemi riguardano anche l'ortopedia e la geriatria.Il sindacato è fortemente preoccupato per le difficoltà in cui si trovano alcuni reparti dell'ospedale di Giulianova. Una preoccupazione ribadita anche nell'assemblea che si è tenuta l'altro giorno e a cui hanno preso parte anche i dipendenti della Piccola opera Carithas di padre Serafino per organizzare la partecipazione alla giornata di sciopero di domani con comizi e cortei a Teramo, al largo Madonna delle Grazie. La Cgil alla direzione generale della Asl aveva chiesto l'assunzione di almeno 10 operatori addetti all'assistenza. Ma dalla Regione è arrivato il blocco delle assunzioni. L'unica soluzione possibile ora è rappresentata dalla cooperativa che ha in appalto la fornitura di personale per l'attività assistenziale. La Cgil spera che possa mettere a disposizione almeno altre 4-5 unità lavorative da destinare ai reparti in affanno. Ma per ora non ci sono state risposte positive. (l.n.)



Infermieri, stranieri 4 neo-iscritti su 10
La Nuova Venezia del 11/12/2008 ed. Nazionale p. 18

Avvertimento dell'Ocse: «Non saranno comunque sufficienti» - Si stringono i tempi per la chiusura dell'affare Umberto I: firma del contratto martedì 30 dicembreSempre meno italiani e sempre più extracomunitari nelle fila degli infermieri. Il dato è emerso ieri in occasione della Giornata dell'accoglimento, cerimonia dedicata ai 98 neo-laureati iscritti al Collegio provinciale di Venezia. Dei 5.536 infermieri in provincia di Venezia gli stranieri sono appena l'8 per cento. Tra i nuovi iscritti, però, (passati dai 201 del 2006 ai 258 dell'anno scorso ai 185 di quest'anno) la quota di cittadini comunitari ed extracomunitari è salita dal 32 per cento del 2006 al 41 per cento di quest'anno, mentre gli italiani sono parallelamente scesi dal 68 al 59 per cento. Italiani o stranieri, però, poco conta. In un recente rapporto l'Ocse ha precisato che che i laureati delle scuole infermieristiche sono di gran lunga inferiori ai numeri necessari per sostituire chi va in pensione. E la cura degli anziani è in gran parte delegata ai «lavoratori informali immigrati», ovvero alle badanti. Un sondaggio a livello europeo su come viene percepita l'assistenza sanitaria dai consumatori-pazienti, poi, pone l'Italia a centro classifica. Il motivo? L'eccellenza tecnica non è in discussione. A farle perdere posizioni, però, ci sarebbe l'atteggiamento autocratico dei medici. E proprio nei confronti dei medici, ha sottolineato il presidente del Collegio infermieri Luigino Schiavon, gli infermieri rivendicano precise competenze e il diritto-dovere di compartecipare, pur su un piano diverso, alla definizione del percorso di cura del paziente e alla gestione del budget di reparto.Alla cerimonia ha partecipato anche il direttore generale dell'Asl 12. «Il vostro è un lavoro affascinante - ha detto Antonio Padoan ai neolaureati - Avete un compito più delicato e nobile di quello del medico. Perchè il medico cura il male, voi dovete rispondere al bisogno di comprensione umana e psicologica del paziente». (m.sca.)



Falsi infermieri, accertamenti anche a Saronno

La Prealpina del 11/12/2008 ed. BUSTO p. 1

Sono 34 i falsi infermieri scoperti dai carabinieri del Nas di Cosenza nell'ambito di una inchiesta che ieri ha portato all'arresto di 72 persone. Nei confronti degli arrestati e dei 149 indagati vengono ipotizzati a vario titolo i reati di truffa, concussione, corruzione ed esercizio abusivo della professione. Per individuare i falsi infermieri i carabinieri hanno compiuto accertamenti a Cosenza, Crotone, Roma, Saronno ed Alessandria. Sono due le figure al centro dell' inchiesta, un infermiere professionale ed un dipendente dell'Università Sacro Cuore di Roma. Per avvicinare persone interessate ad acquistare i falsi diplomi l'infermiere si serviva di alcuni procacciatori. Una volta pattuita la somma, che variava dagli 8.000 ai 10.000 euro, i richiedenti ottenevano il falso titolo. I falsi infermieri svolgevano anche un breve corso in una clinica privata di Cosenza e poi entravano nel mondo del lavoro.



Giro di falsi infermieri, 72 arresti a Cosenza

La Provincia Pavese del 11/12/2008 ed. Vigevano p. 8

Diplomi comprati con 8-10mila euro. Test universitari in vendita a RomaCOSENZA. Falsi infermieri che acquistavano i diplomi pagando dagli otto ai diecimila euro. Test di ammissione alla facoltà di medicina e scienze infermieristiche venduti spesso anche in cambio di prestazioni sessuali: sono questi i due filoni d'indagine dell'inchiesta che ieri mattina ha portato all'arresto di 72 persone tra Cosenza e Roma.I protagonisti di entrambe le vicende sono un funzionario della segreteria dell'Università Sacro Cuore di Roma ed un infermiere di Cosenza per i quali si sono aperte le porte del carcere.Nell'indagine, oltre ai 72 arrestati, sono indagate anche altre 149 persone tutte accusate a vario titolo di truffa, concussione, corruzione ed esercizio arbitrario della professione. L'indagine ha avuto inizio nel 2007 quando un medico di Cosenza, stanco dell'incapacità professionale di un infermiere, ha deciso di presentare un esposto nel quale si chiedeva di accertare l'autenticità del titolo di studio. I carabinieri del Nas di Cosenza hanno così avviato una serie di accertamenti durante i quali è stato individuato un gruppo di persone che avevano organizzato la vendita di falsi diplomi da infermieri. Per acquistare il titolo di studio bastava pagare dagli ottomila ai diecimila euro. Successivamente si svolgevano un brevissimo corso in un clinica privata della provincia di Cosenza e gli infermieri erano poi pronti per immettersi nel mondo del lavoro. Oltre che in Calabria i carabinieri hanno compiuto accertamenti anche in altre regioni italiane dove i falsi infermieri avevano trovato lavoro. I carabinieri hanno accertato 34 falsi infermieri alcuni dei quali svolgevano attività nelle sale operatorie ed altri, invece, erano riusciti persino a fare carriera raggiungendo posti di responsabilità dei reparti. La truffa è iniziata tra il 1975 e il 1976 ed ora alcuni tra i beneficiari sono già andati in pensione.Ed è proprio indagando sui falsi infermieri che gli investigatori si sono imbattuti in una compravendita di test di ammissione alla facoltà di Medicina e scienze infermieristiche dell'Università Sacro Cuore di Roma. Un funzionario della segreteria dell'ateneo romano riceveva nel suo studio gli studenti interessati ad acquistare in anticipo di test e concordava il prezzo e le modalità di consegna del materiale.Nell'ordinanza di custodia cautelare il gip di Cosenza fa riferimento anche ad un episodio durante il quale il funzionario dell'Università non ha esitato ad «approfittare sessualmente di una ragazza di vent'anni rappresentandole il suo interessamento come determinante per l'ingresso alla facoltà e prospettandole un esito negativo qualora si fosse sottratta alle sue richieste».



Disturbi sessuali, infermiere "confidente"

La Repubblica Salute del 11/12/2008 N. 604 - 11 DICEMBRE 2008 p. 41

MEDICINA sessuale ed Andrologia per infermieri: forse, per la prima volta in Italia, all'ospedale Forlanini di Roma (dal 17 al 19 dicembre, infr www.aidass.it), si tiene un convegno "mirato" a tale figura. Durante il convegno sarà presentato il decalogo (vedi a fianco) della prevenzione per la salute sessuale dei maschi. Come sottolinea, l'andrologo (e organizzatore del convegno), Giuseppe LaPera del San Camillo-Forlanini, «l'infermiere è la persona con la quale ci si confida più facilmente; un uomo impiega 3 anni prima di parlare al medico di disturbi sessuali. L'infermiere preparato potrebbe molto aiutare». 11 40% di over 40 soffre di disfunzione erettile, il 30% tra i 18 e i 70 di eiaculazione precoce. Il disturbo sessuale è, poi, un allarme di disturbi gravi: infarto, diabete, aneurismi, depressione. •
Le dieci regole d'oro per i maschi1 II benessere sessuale è il barometro della salute sessuale. Non sempre la disfunzione sessuale è colpa di una partner poco partecipativa 0 poco audace. 2 Non fumare. Il fumo danneggia le arterie del pene, sia in modo immediato che in modo permanente. 3 Curare l'alimentazione evitando i grassi e aumentando i vegetali e la frutta, non mangiare fuori dai pasti e fare sempre colazione. 4 Non bere alcolici e non usare droghe. 5 Attenzione allo stress e alla depressione. S Fare attività sportiva con regolarità, evitando prolungate attività in bicicletta senza accorgimenti protettivi. Non aumentare la quantità di cibo perché si fa più sport. 7 In età pediatrica: controllare la discesa dei testicoli nello scroto, controllo per fimosi varicocele, insegnare l'autopalpazione del testicolo. 8 In età adolescenziale: controllo del regolare sviluppo puberale e stabilire una comunicazione adeguata coni figli per potersi informare sulle loro prime esperienze sessuali. Se non è possibile stabilire questo tipo di comunicazione affidare questo compito all'Andrologo 9 Dopo i 50: controllo del PSA e controllo della prostata una volta all'anno: controlli clinici regolari, controllo della pressione arteriosa ogni due anni, quadro lipidico ed esami del sangue ogni anno. 1 0 Avere l'Andrologo come amico: un medico che ti accompagna in ogni stagione della vita.



COSENZA: INCHIESTA NAS SU FALSI INFERMIERI,
FINO A 15MILA EURO PER UN DIPLOMA

ADN Kronos del 10/12/2008

Cosenza, 10 dic. (Adnkronos) - Ci sono anche infermiere dalla lunga ''esperienza'' tra i destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare eseguite stamattina dai carabinieri del nucleo antisofisticazione nei confronti di 70 falsi professionisti sanitari. Alcune hanno fatto carriera fino a diventare caposala in strutture private e pubbliche senza tuttavia avere mai conseguito il diploma di infermiere seguendo il corso di studi correttamente. Secondo gli investigatori inoltre sono moltissimi coloro che aiutavano i medici in sala operatoria durante gli interventi chirurgici, creando pericolo per la salute dei pazienti. I falsi diplomi sono stati pagati tra gli 8mila e i 15mila euro. Diverse persone arrestate erano state assunte nelle strutture private fin dagli anni Settanta.



INFERMIERI CON DIPLOMI FALSI, 70 ARRESTI

AGI del 10/12/2008

(AGI) - Cosenza, 10 dic. - Sono 70 gli arrestati dell'operazione 'Gutenberg', condotta all'alba dai Nas dei Carabinieri contro un'organizzazione che operarava per realizzare ed utilizzare falsi attestati e diplomi per infermieri professionali. Nell'ambito dell'operazione sono state emanate anche due ordinanze di obbligo di dimora. In carcere sono finiti la mente della frode, un cosentino, e un funzionario del servizio didattica dell'Universita' Sacro Cuore di Roma. Arresti domiciliari per i "clienti", tutti falsi infermieri, alcuni che operavano da decenni. Il caso eclatante si sarebbe registrato nel pronto Soccorso dell'Ospedale dell'Annunziata di Cosenza, dove il responsabile e diversi infermieri avevano trovato lavoro con un falso titolo. La truffa sarebbe partita, secondo quanto specificato in conferenza stampa, a Cosenza, nel 1975.


COMPRAVANO DIPLOMI DA INFERMIERE: 72 ARRESTI

WallStreetItalia del 10/12/2008

Smascherata una gigantesca truffa tra la Calabria e la Capitale. I titoli da infermiere ven...Smascherata una gigantesca truffa tra la Calabria e la Capitale. I titoli da infermiere venivano venduti a 10mila euro, tutti "falsi" emessi da un funzionario dell'università Cattolica di Roma. Le persone lavoravano in cliniche e ospedali



Sanità, in manette 72 falsi infermieri

Ventiquattro Minuti del 10/12/2008 ed. Milano p. 9

Alcuni erano diventati caposala. Il diploma costava 8mila euro■ Falsi infermieri in sala operatoria. I carabinieri del Nas di Cosenza hanno arrestato 72 persone accusate di truffa nell'ambito di una inchiesta sull'acquisto di falsi diploma da infermiere. Secondo gli inquirenti, i finti infermieri hanno pagato tra 8mila e 10mila euro a una organizzazione che falsificava i titoli di studio. Gli acquirenti hanno poi trovato lavoro presso strutture ospedaliere pubbliche e private in Calabria fin dagli anni '70, riuscendo in alcuni casi a fare carriera diventando caposala. Nell'operazione sono stati anche sequestrati beni per 20 milioni di euro. Tra gli arrestati c'è un funzionario dell'Università Sacro Cuore di Roma che avrebbe venduto le risposte per i test di ingresso di medicina e scienze infermieristiche.

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