La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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martedì, novembre 25

Rassegna Stampa - 25.11.2008


Oggi il consiglio direttivo degli infermieri

Cronaca Qui Torino del 25/11/2008 p. 8

Si riunirà oggi pomeriggio, alle ore 18, l'asse mblea del consiglio Direttivo del Collegio Ipasvi. Durante la riunione verrà deliberata l'iscrizione all'ordine degli Infermieri dei neolaureati in scienze infermieristiche che abbiano già presentato la richiesta, allegando l'idonea documentazione. Una soluzione che dovrebbe consentire ai giovani che hanno appena finito gli studi, di partecipare ai concorsi pubblici che ancora si svolgeranno prima della fine dell'anno o di cercare, da subito, una collocazione tramite un'agenzia interinale. «Le preoccupazioni manifestate da alcuni giovani infermieri appena laureati sono del tutto infondate sottolinea il presidente del collegio, Rovelli -. Non vi è mai stato alcun problema sulle procedure d'iscrizione e non vi è mai stata alcuna intenzione di non iscrivere persone che ne hanno il diritto. Sono profondamente sorpreso e colpito da questo tipo di polemiche, legate a questioni di natura tecnica, che non hanno giovato all'immagine della nostra professione». [a.mal.]

"Una piccola équipe che lavora in sintonia"

La Repubblica del 25/11/2008 ed. Firenze p. 02

ANDREA Bollini conosce benissimo il sistema dell'emergenza fiorentina perché ci lavora dal 1979. Da giovane faceva il volontario della Misericordia poi si è laureato e ha fatto il medico sull'ambulanza, successivamente ha lavorato con l'automedica e oggi è al pronto soccorso di Ponte a Niccheri. «Parte davvero la riforma basata sulla macchina? Non ci speravo più», commenta.Quali sono i pregi dell'automedica? «Secondo me la sua forza è il fatto che a bordo ci siano un infermiere, che detto per inciso guida la macchina, e un medico. Due professionisti che hanno prerogative diverse. E' una piccola équipe che arriva sul luogo dell'incidente o del malore e lavora in sintonia.Quando ero sull'ambulanza, senza infermiere, mi trovavo a fare anche il lavoro che spetta a quella figura professionale».E i volontari? «Il loro è un ruolo fondamentale, lo dico anche perché ho una tradizione familiare nella Misericordia. Nei casi gravi accompagnano i feriti in ospedale, in quelli meno complessi possono svolgere da soli l'intervento. Comunque ci sono sempre, si incontrano con l'automedica sul luogo della chiamata».Conta la rapidità di spostamento della macchina? «Dipende dall'intervento, in realtà non è quello il suo pregio principale. Anche se può capitare di arrivare su un intervento, sistemare il paziente e lasciarlo andare con l'ambulanza al pronto soccorso senza seguirlo perché non ha bisogno del dottore. In quel caso medico e infermiere non perdono tempo, sono subito pronti per una nuova chiamata». (mi.bo.)

Il dottore lascia l'ambulanza viaggerà sull'automedica

La Repubblica del 25/11/2008 ed. Firenze p. 02

Volontariato e professionisti d'accordo sulla rivoluzione
MICHELE BOCCI LE MACCHINE già ordinate alla concessionaria, il volontariato e i professionisti d'accordo: il sistema del 118 fiorentino è pronto per la rivoluzione dell'automedica. Uno dei progetti sanitari più dibattuti degli ultimi anni, che ha attraversato polemiche, inversioni di marcia da parte della Asl e richieste di sperimentazioni, arriva in fondo. Dall'anno prossimo il sistema dell'emergenza cambierà radicalmente. Nella provincia fiorentina viaggeranno 6 macchine con a bordo il medico e l'infermiere. Una piccola équipe specializzata che si incontrerà sul luogo degli incidenti con l'ambulanza dei volontari, che poi se necessario trasporterà il ferito in ospedale.Il cambiamento sarà molto significativo anche per le associazioni di volontariato, Misericordie, Pubbliche Assistenze e Croce Rossa. Il medico non starà più nelle loro sedi ma partirà da strutture dell'azienda sanitarie. Già dal 2001 era stata avviata una automedica sperimentale che oggi parte da Montedomini. In base alla riforma, a cominciare da gennaio e fino all'estate si aggiungeranno via via quelle nuove.La prima sarà quella di Torregalli, che si occuperà dell'area dell'Isolotto e di Scandicci. Le altre faranno base a Ponte a Niccheri (per il Quartiere 3 di Firenze e Bagno a Ripoli), all'ospedale di Borgo San Lorenzo, al Serristori di Figline Valdarno, e a Pontassieve, probabilmente nella sede della Misericordia. In città e dintorni rimarranno poche ambulanze con il medico, la maggior parte saranno le cosiddette Bls, cioè mezzi con a bordo soli volontari (e in alcuni casi pure dipendenti delle associazioni), il cui numero è aumentato di una ventina di unità di recente. All'inizio di questo 2008, infatti, direzione del 118 e Asl fiorentina hanno stanziato i fondi per avviare la riforma che nella prima fase prevedeva proprio l'aumento di ambulanze senza professionisti per reggere l'enorme numero di chiamate per problemi non gravi e semmai per supportare i medici.Ora inizia la seconda fase, quella dell'introduzione dell'automedica. La Asl ha già concluso la gara per la fornitura delle macchine, e la consegna è prevista per il gennaio del 2009.Nel frattempo altre cose sono state decise dalla centrale del 118. Ad esempio ci si è accorti che in città il numero dei codici rossi, quelli gravi, sul totale degli interventi era più basso della media italiana (il 7% contro il 15-20) e si è deciso di "drammatizzare" le segnalazioni in arrivo per non perdere casi importanti. Una maggiore allarmismo per non rischiare. Oggi i codici rossi sono più del 10% del totale. L'obiettivo adesso è fare in modo che sui casi gravi arrivi sempre il professionista sanitario (o medico o infermiere), a meno che non ci si renda conto, magari attraverso l'ambulanza dei volontari, che si trattava di un falso allarme. La macchina con il medico e infermiere servirà anche a far funzionare questo sistema. pido possibile delle automediche. Per essere pronta al nuovo regime la Asl sta lavorando sugli organici, che ultimamente sono un punto debole. Si stanno formando gli infermieri ed è stato fatto un altro concorso per assumere una quindicina di medici. Si spera si presentino abbastanza candidati.Alla fine degli anni Novanta le associazioni di volontariato si opposero duramente al progetto dell'automedica e bloccarono quello già messo in piedi dall'allora direttore della Asl Paolo Menichetti. Si temeva che senza il medico in sede l'attrazione, soprattutto verso i giovani volontari, sarebbe stata minore. Si parlò anche di un servizio meno efficace. Così restò solo la macchina sperimentale a Campo di Marte, con la delusione dei medici, che sono sempre stati favorevoli al cambiamento. Oggi le cose sono completamente diverse. Le associazioni chiedono addirittura un avvio più ra- GLI INTERVENTI Nel 2007 la centrale del 118 fiorentino, che copre tutta la provincia tranne Empoli, ha coordinato 99.020 interventi, di cui 66.400 di giorno e 32.620 di notte I MOTIVI Circa 26mila gli interventi per traumi, 23mila per problemi cardiocircolatori, 10mila neurologici, 7mila respiratori, 2.600 psichiatrici, 1.400 etilici e altrettanti per intossicazioni I LUOGHI Oltre la metà degli interventi, circa 55mila, sono stati fatti in casa, 18mila in strada, 8mila in esercizi pubblici, 2.200 in luoghi di lavoro, 900 in impianti sportivi e 700 in scuole
CAMBIA COSÌ Il soccorso non prevede più il medico sulla ambulanza ma solo i volontari: il medico viaggerà sull'auto medica: ciò garantirà tempi più rapidi di intervento

"Cresce la qualità, calano gli operatori?

Corriere Adriatico del 25/11/2008 , articolo di GIUSEPPE MILITO p. 7

La denuncia del responsabile del reparto di chirurgia del Santa Colomba
OBIETTIVO SULLA SANITA' Pergola - Dopo che la tattica di irrisione verso chi segnalava i problemi della sanità pergolese ha portato quasi tutti i cittadini del capoluogo cesanense a iscriversi al partito di chi dice che "tutto va bene madama la marchesa", abbiamo letto con stupore che è sempre la carenza di personale il tallone d'Achille del reparto di chirurgia (e non solo) dell'ospedale di Pergola.Lo afferma in un intervento sul bollettino locale "L'Eco del Cesano" (ora diventato bimestrale) Augusto Verzelli, responsabile incaricato del reparto.Il dottor Verzelli dichiara testualmente che la chirurgia di Pergola è cresciuta come qualità ma diminuita come operatori, visto che prevede sei medici chirurghi, ma allo stato attuale sono solo in quattro.E lo stesso discorso vale per il personale infermieristico. Dato un contentino all'azienda ("bisogna dare atto che almeno su questo versante sta cercando di venirci incontro"), Verzelli parla poi delle inevitabili conseguenze sulle liste d'attesa."Se fossimo in sei, con due anestesisti, con un numero di infermieri adeguato, i tempi si potrebbero accorciare notevolmente. Carenze di organico che riguardano un po' tutti i servizi. Non solo chirurgia, ma anche medicina, radiologia...�?.Vogliamo vedere se adesso qualcuno avrà il coraggio di inserire il nome di Verzelli nell'elenco dei seminatori di falsi allarmi che dicono che l'ospedale di Pergola ha dei seri problemi, mentre invece tutto va meravigliosamente.Guai poi a mettere in dubbio la situazione idilliaca del reparto di chirurgia, come la scorsa estate quando addirittura qualche sprovveduto mise in evidenza i gravi disagi che dovevano affrontare gli infermieri per preparare le colazioni per le persone ricoverate.Il responsabile della chirurgia dà comunque anche delle buone notizie: la chirurgia lavora moltissimo, grazie a un personale che supplisce alle carenze raddoppiando l'impegno; l'ospedale di Pergola è l'unico nella provincia di Pesaro e Urbino a fare chirurgia laparoscopica avanzata; le donazioni della Banca di Credito Cooperativo e dell'Associazione di Solidarietà, hanno dotato il reparto di macchinari all'avanguardia; i pazienti arrivano anche da fuori Regione. In pratica grazie all'impegno del personale e alle donazioni il reparto ha raggiunto livelli eccellenti, ma i problemi di personale richiedono provvedimenti urgenti.Inoltre Verzelli chiarisce, si spera in modo definitivo, la questione delle urgenze: "Per quello che riguarda i pazienti che afferiscono all'ospedale di Pergola, sono di competenza della locale chirurgia e vengono operati in loco. Nel caso le condizioni generali necessitino di interventi particolari, allora possono essere trasferiti nella sala operatoria di Fano, dove, comunque, opererà la nostra equipe chirurgica".Non è una notizia del tutto positiva per le condizioni del tratto Pergola-Marotta che rende il viaggio a Fano a rischio per chi è in gravi condizioni.E' successo, anche recentemente, che (purtroppo) qualcuno all'ospedale di Fano non sia mai arrivato. Ma questo è un problema che la valle del Cesano conosce da secoli.Nel nosocomio cesanensepunto di riferimento dell'altavallata le carenze d'organicoriguardano tutti i reparti e nonsoltanto quello di Chirurgia Con sei medici, due anestesisti e un numeroadeguato di infermierisi ridurrebbero i tempid'attesa dei pazienti

La prassi: gli altri ospedali veneti non staccano la spina

Corriere del Veneto del 25/11/2008 ed. PADOVA p. 3

L'Usl di Vicenza: «Non esiste». A Verona: «Le cure proseguono fino alla fine»VENEZIA - La bufera che ha travolto l'ospedale di Treviso (che assicura l'arrivo di molti sms ed e-mail di solidarietà) dopo le esternazioni della dottoressa Nadia Battajon spinge il direttore sanitario, Michele Tesserin, a uscire di nuovo allo scoperto. «Continuiamo come sempre a lavorare in perfetta serenità - dice - in tutti gli ospedali del mondo ci si comporta così. Non sentiamo alcun disagio per la mancanza di una normativa in questa delicata materia, perchè c'è la completa condivisione dell'ambiente medico sul fatto che interrompere inefficaci se non dannosi accanimenti terapeutici sia doveroso. Superato il punto di non ritorno, abbiamo sempre applicato lo stesso modo di procedere e così si fa ovunque».Non è proprio così, nelle altre Patologie Neonatali venete non si interrompono le terapie ai bambini senza speranze. «Noi non stacchiamo mai la spina - conferma Eugenio Santuz, direttore sanitario dell'Usl 6 di Vicenza - ovvio, ogni caso è a sè e si decide di affrontarlo secondo le linee nazionali di bioetica ed eventualmente consultando il nostro Comitato interno, ma non si dice mai stop alle cure. Proseguono fino alla fine, con delicatezza, prudenza, attenzione e modalità diverse, magari limitandole ad antidolorifici. E sempre in accordo con i genitori». Lo stesso avviene all'ospedale Borgo Trento di Verona. «Non smettiamo mai di prenderci cura del bambino - dice il dottor Paolo Biban, responsabile della Terapia intensiva pediatrica - da noi non esiste il concetto di staccare la spina. Se non c'è possibilità di ripresa e il piccolo accusa solo sofferenza, evitiamo interventi invasivi che prolungherebbero l'agonia e li sostituiamo con la terapia anti-dolore, ma non con lo scopo di abbreviare la vita. Non acceleriamo mai il decesso, bensì accompagniamo il neonato alla morte, salvaguardandone la dignità e permettendo ai genitori di essere presenti ».Nemmeno nella Patologia neonatale di Padova, centro di riferimento regionale, vengono interrotte le terapie. «In casi disperati sostituiamo le cure intensive, che aggiungerebbero dolore e stress al paziente, con quelle palliative - spiega il primario, professor Lino Chiandetti -. Nel rispetto della dignità del bambino, non lo facciamo morire noi sospendendo ogni trattamento, ma lo accompagniamo alla fine della vita, che deve avvenire in modo naturale. E' obbligo morale del medico lavorare per la vita e quando questo non è possibile alleviare la sofferenza. Ma sono decisioni sempre molto dolorose». A Padova il problema è un altro: la carenza di spazi e infermieri. Lo denunciano da anni i genitori aderenti all'«Associazione Pulcino», che raccoglie un centinaio di famiglie di piccoli prematuri. «Medici e infermieri fanno miracoli, salvano bimbi anche di quattro etti, però il reparto è completamente abbandonato dalla Regione - denuncia la presidente, Elisabetta Ruzzon -. La Terapia intensiva dispone solo di 10 letti ma si arriva sempre a 13 degenti, quella subintensiva ne ha 15, ai quali ne vengono regolarmente aggiunti due. Essendo un centro di eccellenza arrivano neonati da tutto il Veneto, e non solo, eppure c'è un infermiere ogni cinque degenti, pur gravissimi. Siamo arrivati al paradosso - aggiunge Ruzzon - i gemelli vengono divisi e messi uno a Padova e l'altro, o gli altri, trasferiti negli ospedali di altre città, perchè non c'è posto. Ma un piccolo in quelle condizioni ha bisogno di sentire i genitori sempre vicini, anche se nel nostro reparto devono fare i turni, tutti non ci stanno».Allarga le braccia il direttore generale dell'Azienda ospedaliera, Adriano Cestrone: «Non ho spazi nè risorse per allargare il reparto e in organico mi mancano cento infermieri, quindi non sono in grado di assicurarne un turno in più alla Terapia intensiva neonatale. Infine la programmazione ospedaliera regionale non mi permette di aumentare i letti, quindi ho le mani legate».M.N.M.

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