La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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giovedì, novembre 6

Rassegna Stampa - 06.11.2008


IN BREVE

Il Gazzettino del 05/11/2008 ed. VENEZIA p. VII

POLICLINICO S.MARCO
Corso di formazione per le cure palliative
Il Policlicnico S. Marco organizza, con il Patrocinio dell'Ordine dei Medici di Venezia - del Collegio Ipasvi Venezia - della Lega Italiana per la lotta contro i Tumori Venezia - il Corso di Formazione "La Globalità del Paziente nelle Cure Palliative" che si svolgerà nei giorni 17 e 18 novembre 2008 presso la sala corsi di Via Zanotto 6/B a Mestre. Il corso nasce dalla necessità di creare un momento di riflessione e condivisione delle esperienze e problematiche cliniche che gli operatori vivono quotidianamente al fine di ricercare e definire alcuni strumenti comuni finalizzati al prendersi cura globale e individualizzato della persona morente e della famiglia.



Arriva urologia, l'ospedale perde quindici posti letto

Il Secolo XIX del 06/11/2008 ed. La Spezia p. 33

Per far posto al nuovo reparto, che dal Sant'Andrea viene a Sarzana, saranno sacrificati spazi in chirurgiaL'OSPEDALE San Bartolomeo di Sarzana "perderà" una quindicina di posti letto per far posto al nuovo reparto di urologia che sarà trasferito dal nosocomio spezzino. L'avvio del trasferimento del reparto del Sant'Andrea inizierà il 13 novembre. Per il 24 i lavori di trasferimento dovranno essere terminati ed entro fine mese inizieranno le sedute operatorie nel nuovo ospedale di Santa Caterina. In contemporanea, il "modulo di urologia" presente attualmente al San Bartolomeo sarà trasferito alla Spezia. Insomma l'Asl invertirà le parti tra La Spezia e Sarzana. Con il trasferimento del reparto, a Sarzana dovrebbero arrivare anche gli infermieri attualmente in servizio al Sant'Andrea. Ma al momento nessuna comunicazione ufficiale pare sia giunto al personale interessato . Non ne sanno molto neppure a Sarzana, dove per "far posto" ad urologia, i reparti di chirurgia sono costretti a ridurre i posti letto. Al momento, nonostante le voci che in questi giorni si rincorrono nei corridoi del San Bartolomeo, il numero di posti letto ceduti per ospitare urologia non dovrebbero essere meno di 12 e non più di 16. Ma la definizione non è ancora nota e pertanto nelle degenze sarzanesi il "toto posti letto", insieme al numero di infermieri che arriverà dalla Spezia, impazza e si aggiorna di ora in ora. "Navighiamo a vista", è questo il commento diffuso tra gli addetti nelle corsie del San Bartolomeo che attendono le nuove decisioni prese dai vertici della Sanità spezzina. «Il fatto che a livello ufficiale non vi sia stata alcuna comunicazione al personale, ci lascia intendere che anche questa volta nelle scelte della sanità locale, vi sia qualcosa di poco chiaro ­ commenta un infermiere di lungo corso ­ Abbiamo sentito anche i nostri colleghi alla Spezia: anche a loro non è stato comunicato nulla. Questo non è certo un modo trasparente di gestire un settore tanto delicato quale è la sanità».Insomma all'orizzonte per Sarzana, nonostante l'arrivo del nuovo reparto di urologia, si potrebbero configurare altri problemi a partire dalla gestione della convenzione con la Fondazione Don Gnocchi, da sempre al centro di aspre polemiche da parte dei comitati popolari nati in Val di Magra. In pra­ L'ospedale sarzanese di San Bartolomeo tica, secondo la denuncia dei comitati, vi sarebbero in corso dei contenziosi pesanti tra l'Asl e la Don Gnocchi sulle somme ancora da liquidare del 2006. «Contenziosi dovuti a carenze di controlli oppure ad un capitolato d'appalto mal congegnato scrivono i comitati ­ Anche in questo caso è evidente la strutturalità dell'appalto che non consente all'Asl di poter giocare il ruolo forte nella trattativa contrattuale con il privato, a pena di privare gli utenti di un servizio essenziale. Val ricordato che il costo dell'appalto è di 11 milioni all'anno per 1100 ricoveri, 28 mila prestazioni ambulatoriali e 30 mila territoriali».



Lo sciopero al Pronto soccorso Botta e riposta con il Nursind

Il Centro del 06/11/2008 ed. Edizione unica regionale p. 28

LANCIANO. Continua il botta e risposta tra il Nursind - sindacato delle professioni infermieristiche - e i responsabili del Pronto soccorso dell'ospedale, in merito allo sciopero indetto dagli infermieri lo scorso 31 ottobre. Ad intervenire, in una nota, è la coordinatrice del Pronto soccorso e dirigente sindacale del Nursing Up, Cinzia Caporrella. «In occasione dello sciopero sono state garantite le prestazioni indispensabili perché per legge chi lavora nei servizi d'emergenza non può scioperare e la precettazione è automatica», si legge in una nota, «non c'è stata alcuna paralisi, non è vero che l'infermiere assente abbia aderito allo sciopero e, chi l'ha sostituito, ha lavorato dalle 18,30 alle 21,30 senza effettuare la notte». Il Nursind, da parte sua, ribadisce la sua posizione tramite il segretario Ucovel (ufficio coordinamento vertenze e legale) Enzo Palladino.


È l'ora del pronto soccorso pediatrico

Il Cittadino di Lodi del 06/11/2008 p. 13

Sarà inaugurato nel 2011 all'interno del dipartimento di urgenzan Da anni gli Amici di Serena lo chiedevano. Finalmente arriverà. L'ospedale Maggiore di Lodi avrà il suo pronto soccorso pediatrico. A partire dal 2011, all'interno della ristrutturazione del nuovo dipartimento per l'emergenza urgenza. I bambini, circa 6mila all'anno, avranno un percorso differenziato da quello degli adulti e del personale medico e infermieristico apposta per loro. «Per i bambini - spiega il primario del Pronto soccorso Pierdante Piccioni - abbiamo previsto una sala d'attesa ad hoc, di fianco all'area del triage, con 20 posti a sedere e una sala visite adiacente. Il percorso di cura sarà accelerato. I piccoli pazienti saranno visitati subito lì dallo specialista». Oggi, invece, i bambini devono andare al pronto soccorso dei grandi e successivamente salire in pediatria. Solo con il progetto finanziato dagli Amici di Serena, di tre infermiere pediatriche dedicate, per tamponare la mancanza di una struttura ad hoc, e ora proseguito dall'Azienda ospedaliera, si riusciva a tutelare meglio i malati. Ma con il pronto soccorso pediatrico le cose andranno ancora meglio. «La nostra filosofia aziendale - ricorda Piccioni, citando il direttore generale Giuseppe Rossi - è che devono essere i medici a spostarsi, non i pazienti. Dal 27 dicembre, inoltre, abbiamo segnalato il percorso che devono fare i genitori con i loro piccoli ammalati, per andare dal pronto soccorso al reparto di pediatria. Con i cantieri in corso era un labirinto e le persone si perdevano. Ogni anno abbiamo circa 6mila bambini che dal pronto soccorso passano al reparto di pediatria. A questi poi se ne aggiungono altri 2mila che invece sono dirottati negli altri reparti, in ortopedia con un braccio rotto, piuttosto che in otorino o in chirurgia con un intervento urgente da fare. L'arrivo del pronto soccorso pediatrico per loro sarà sicuramente un vantaggio». D'accordo con il primario anche gli Amici di Serena, l'associazione che ha come scopo quello di fornire servizi al bambini, in particolare al bambino in difficoltà. «Abbiamo instaurato dei rapporti di collaborazione stretti con il primario dell'unità operativa di pronto soccorso Piccioni. Il primario, molto sensibile alle esigenze dell'utenza pediatrica, ha richiesto all'associazione il supporto e la collaborazione per la preparazione e lo svolgimento di corsi dedicati alla formazione del personale infermieristico per il triage pediatrico. Un corso è già stato svolto e un secondo, dedicato al triage pediatrico avanzato, è previsto per l'anno 2009: per l'associazione si tratta, ancora una volta, di un pesante impegno economico, a cui si farà fronte con i finanziamenti raccolti per il progetto "Una corsia preferenziale per il bambino malato". I contributi sono arrivati grazie alla fondazione comunitaria della provincia di Lodi (circa 29mila euro) e con le donazioni che i lodigiani ancora una volta sapranno elargire». L'associazione ha ricevuto dal ministero delle Finanze l'importo di 13 mila euro corrispondenti al 5 per mille del 2006, quando 422 contribuenti avevano scelto di sostenere gli Amici di Serena. Nel 2007 le scelte sono state 522, ma non si conosce ancora la cifra.Cristina Vercellone



Il 118: cure a casa ai malati non gravi

Il Piccolo di Trieste del 06/11/2008 ed. Nazionale p. 27

Il 118 punta a curare i pazienti a casa, per diminuire ancora i ricoveri ospedalieri e per contenere ulteriormente gli ingressi al Pronto soccorso. Sul sito dell'Azienda sanitaria appare una notizia, aggiornata allo scorso settembre, addirittura rivoluzionaria se non inquietante: dice che per il paziente classificato dai medici dell'emergenza come «codice rosso», ovvero in palese pericolo di vita e con almeno due organi vitali a rischio, «qualora si ipotizzi la possibilità di evitare un trattamento sanitario ospedaliero la centrale operativa attiverà le strutture territoriali dedicate (distretti sanitari e servizio infermieristico domiciliare) a fornire le medesime prestazioni a domicilio per l'utente».«Non è vero, non è possibile - corregge con sorpresa il responsabile del servizio, Vittorio Antonaglia, da pochi mesi alla guida del 118 -, non sono al corrente di questa dicitura e non so come sia stata inserita un'informazione simile, una persona in pericolo di vita la portiamo sempre in ospedale, è il ''codice giallo'', cioé il paziente che ha bisogno comunque di cure urgenti, non rimandabili, che tentiamo di assistere direttamente a casa sua e che dopo il primo intervento di emergenza vogliamo affidare al distretto sanitario o all'assistenza infermieristica». Una novità estremamente delicata, e che comunque non sarà semplice introdurre in modo sistematico, anche se l'Azienda sanitaria sta per rafforzare i distretti con la presenza pomeridiana di un medico di famiglia, a turno.In primo luogo, riferisce Antonaglia, di fronte alle nuove responsabilità gli infermieri hanno subito chiesto corsi di formazione, «e ne hanno bisogno». Poi non ci sono medici sufficienti: «Siamo cinque in tutto, dovremmo essere almeno sei o sette». In terzo luogo mancano anche ambulanze attrezzate: «Dobbiamo il prima possibile avere una nuova macchina per il soccorso avanzato». Oggi sono disponibili tre con il medico a bordo (due si alternano nelle 24 ore), mentre lo standard richiesto sarebbe di una ogni 35-40mila abitanti. Altre tre sono dotate di infermieri professionali specializzati, e le restanti sette viaggiano solo con autista e operatore socio-sanitario. Una ventina in tutto gli autisti delle ambulanze, circa 40 gli infermieri in organico, «e la carenza è continua». Per un servizio che (dati di settembre) su 14.500 chiamate alla centrale operativa ha effettuato 2800 interventi sul territorio.«Le risorse non sono tante - dice ancora il responsabile -, e con 100mila anziani a Trieste bisogna trovare criteri di assistenza nuovi, mentre l'ospedale si concentra sempre più sulla medicina di alta specialità». Per questo intento di portare anche le cure salvavita a casa non bastano però un medico e qualche infermiere in più. Servono probabilmente anche attrezzature per ottenere una diagnosi che sia corretta e non approssimativa, in grado di fornire lo stesso grado di sicurezza che il cittadino oggi si aspetta dalla struttura ospedaliera. Antonaglia rassicura: «Non costano moltissimo, si possono avere». E molto si punta sulla telemedicina, con la trasmissione a distanza di cartelle cliniche ed esami. «È già possibile inviare al Centro cardiologico - spiega il responsabile del 118 - gli elettrocardiogrammi, e fra non molto ci sarà una comunicazione telematica anche con i reparti ospedalieri: l'impianto tecnologico è già a disposizione, mancano solo gli accordi tra le parti».«La miglior cosa, nel nuovo sistema, sarebbe comunque un'organizzazione che prevede un successivo controllo a casa da parte dello stesso medico del 118 che ha prestato le prime cure»..



Speranze sulla Pace Piace alla Provincia

La Cronaca di Cremona del 06/11/2008 p. 9

Per la nuova sede ritorno di fiamma per l'ex clinica L'unico diaframma nel futuro parco dei monasteriservizi di riabilitazione. Il personale che vi operava era rappresentato da 19 medici, due anestesisti, 4 consulenti, 4 medici per guardia medica, un biologo, undici infermieri professionali, sette infermiere religiose oltre ostetriche, fisioterapisti, tecnici una trentina di ausiliari, amministratori e religiose. A nulla erano valsi gli sforzi dei sindacati, dei medici e di oltre 5000 cremonesi per far cambiare parere all'ordine religioso. In buona sostanza era accaduto che la Regione Lombardia non aveva potuto fare altro che prendere atto del fatto che la proprietà dell'immobile aveva rinunciato all'autorizzazione a svolgere l'attività ospedaliera. In questo modo la convenzione in atto tra l'Asl e la clinica veniva automaticamente a cadere in quanto quest'ultima non era più autorizzata a svolgere l'attività medico-sanitaria. Questa decisione aveva fatto anche venir meno i motivi del ricorso dei medici e del personale infermieristico ed ausiliario. Quando cessò di funzionare come clinica e divenne ricovero per le suore Adoratrici malate o anziane, la clinica "la Pace" arrivò ad ospitare anche una settantina di suore. L'area è vincolata dal piano regolatore ad utilizzo pubblico o sanitaria per cui potrebbe prendere sempre più corpo l'ipotesi della vendita per farla ritornare casa di cura o tutt'al più residenza per anziani. L'area è di pregio, dotata di un parco verde e di un ampio parcheggio. La ricerca di un'area per la nuova sede degli uffici decentrati della Provincia (la presidenza e l'economato resterebbero in corso Vittorio Emanuele) risale ormai a diversi mesi fa. Le ultime notizie sono emerse durante l'esate di un paio d'anni fa, quando le ipotesi 'forti'(le aree disponibili in sostanza) sulle quali si è appuntata l'attenzione del presidente si sono ridotte sostanzialmente a quattro aree. La prima era quella compresa nel comparto dell'ex macello/mercato ortofrutticolo, a ridosso dello stadio Zini. La seconda e la terza opzione erano quelle dell'ex Armaguerra, sul piazzale della Castelleonese, di fronte all'Itis, e l'area dell'ex cascina 'Colombera' di proprietà dei fratelli Bonetti, collocata tra via Bergamo e la Tangenziale. La quarta ipotesi, infine, era quella dell'Incrociatello di via Milano, in sostanza l'area di fronte all'ex Piacenza Rimorchi, in passato utilizzata dalla ditta come parcheggio per i rimorchi. L'area è di proprietà delle Coop, che l'hanno acquistata tre o quattro anni fa. Naturalmente l'ipotesi sulla quale si è sempre cercato di trovare la quadra è quella dell'ex macello: il problema è che Comune e Provincia hanno tempi ed esigenze distanti anni luce. Se per il primo le priorità restano la riqualificazione del comparto con l'installazione di un Polo Tecnologico, per la Provincia l'obiettivo è quello di accelerare al massimo i tempi per risparmiare quel milione di euro l'anno che l'ente di Corso Vittorio Emanuele sborsa per l'affitto delle sedi decentrate, in particolare quella di via Dante. Quanto ai requisiti dell'area, due sono le esigenze maggiormente avvertite in corso Vittorio Emanuele: la prima riguarda la metratura dell'area, che deve essere sufficientemente ampia, in grado di ospitare il parcheggio per i dipendenti e tale da consentire futuri ampliamenti. L'area alla quale punta la Provincia, inoltre, dovrebbe essere tale da poter ospitare una sede di pregio, realizzata secondo i moderni canoni di costruzione, così come ha spiegato lo stesso presidente Torchio tempo fa.

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