La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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martedì, novembre 4

Rassegna Stampa - 04.11.2008


Crescere giocando con le proposte della «Giocagulp»

Eco di Bergamo del 04/11/2008 p. 47

Un novembre pieno di iniziative quello della ludoteca «Giocagulp» di via don Gnocchi a Bergamo (nel bellissimo Parco Turani». La ludoteca è comunale, aperta a tutti i bambini dai 3 agli 11 anni: la frequenza è gratuita ma per i laboratori è necessario iscriversi contattando il numero 035/360.320. Le proposte per la scuola dell'infanzia cominciano sabato con «Dolce autunnale», una soffice delizia da gustare. Il 15 sarà la volta della «Giornata per i diritti dei bambini», con manipolazione per grandi e piccini. Il 22 spazio agli infermieri professionali Ipasvi con «Il gioco dell'infermiere», mentre il 29 si chiude con «Bosco d'autunno», laboratorio di collage. Tutti gli appuntamenti iniziano alle 10,30. Per la scuola primaria l'appuntamento è invece al giovedì, sempre alle 16,30: il via il 6 novembre con «Mercagulp», mercatino degli scambi e dei baratti, mentre il 13 c'è «Naturalmente in gioco», ovvero la costruzione di un «quadro autunnale» nel giardino. Il 20 spazio alla manipolazione e alla «Giornata per i diritti dei bambini», mentre si chiude il 27 con il «Gioco dell'infermiere» e l'Ipasvi.



Infermieri, un nuovo codice

Messaggero Veneto del 04/11/2008 ed. Udine p. 6

Un nuovo codice deontologico per gli infermieri per orientarli nella complessa gestione delle attività quotidiane di assistenza: su questo tema si confronteranno oggi, a partire dalle 14.30 nella sala Astra del cinema Visionario di via Asquini, infermieri, assistenti sanitari e studenti universitari in occasione del convegno organizzato dal Collegio Ipasvi di Udine. Per introdurre l'argomento (sul quale, nella prima parte, si soffermerà anche la presidente del Collegio udinese Fabia Bassan) verranno proiettate alcune scene di film come "Lo scafandro e la farfalla", pellicole che evidenziano problematiche personali e professionali affrontate quotidianamente in molte strutture per il servizio alla salute. I film forniranno gli spunti per la tavola rotonda e il successivo dibattito al quale parteciperanno lo psichiatra Marco Bertoli, il giornalista Gianpaolo Carbonetto, don Pierluigi Di Piazza e il ricercatore pedagogista Davide Zoletto.



Prestigiosi riconoscimenti a stomaterapia

La Nazione del 04/11/2008 ed. Massa Carrara p. 10

NUOVO E PRESTIGIOSO riconoscimento per l'ambulatorio di stomaterapia del Monoblocco e per due dipendenti dell'azienda sanitaria. Al tredicesimo corso di aggiornamento Aioss, l'associazione italiana operatori sanitari di stomaterapia, tenutosi a Bellaria Igea Marina, l'infermiere stomoterapista Luigi Nardinelli, che lo scorso anno a Montesilvano fu nominato tra i tre probiviri nazionali, è stato chiamato a far parte della segreteria organizzativa del convegno. Grande il lavoro svolto e lusinghiero il successo, se si tiene conto che il corso è durato quattro giorni con la partecipazione di oltre 500 infermieri provenienti da tutta Italia. Allo stesso convegno-corso ha partecipato con grandi elogi, ma in qualità di relatore, la dottoressa Luisella Nelli, responsabile del coordinamento infermieristico dell'Asl locale. La nelli, dopo la lezione del docente universitario Zanotti, ha illustrato il modello organizzativo della nostra Asl, raccogliendo consensi dai numerosi partecipanti. Ancora conferme della qualità del lavoro svolto nell'azienda sanitaria grazie alle testimonianze portate da due operatori intervenuti al convegno. RICORDIAMO inoltre che l'ambulatorio stomizzati del nostro ospedale segue per tutto il decorso pre e post operatorio tutti gli stomizzati, accogliendo il paziente nella fase pre-operatoria, provvedendo al sostegno dopo l'intervento, all'addestramento sulle modalità d'irrigazione, offre anche consigli dietetici, interventi educativi agli utenti ed ai familiari, il monitoraggio della stomia, i controlli periodici, le consulenze psicologiche individuali, di coppia, alla famiglia o di gruppo.


La pediatra si è dimessa

La Nazione del 04/11/2008 , articolo di MARIA ELENA ed. Livorno p. 6

E nessuno degli interpellati accetta la proposta UslDi MARIA ELENA MANZI AAA, PEDIATRI e infermieri cercansi: la carenza di queste figure professionali, infatti, si fa sempre più pesante in Valdicecina. Da ieri, i comuni di Castelnuovo e Pomarance sono senza un medico dell'infanzia perché - si legge nel comunicato dell'Asl 5 - "la dottoressa Oronza Tomasi, medico pediatra convenzionata con l'Azienda Sanitaria per i comuni di Castelnuovo Valdicecina e Pomarance ha cessato - per dimissioni volontarie - la propria attività. Nonostante però la Azienda Usl abbia attivato tempestivamente le procedure previste per legge, ad oggi, nessun pediatra iscritto nella graduatoria regionale né altro specialista interpellato, compresi quelli specializzati in questi giorni, ha accettato l'incarico di sostituzione". Un problema che, almeno per ora, la Asl tamponerà coi medici di famiglia "cui i genitori potranno rivolgersi per le visite ambulatoriali e domiciliari". Nei presidi di Pomarance, Larderello e Castelnuovo, inoltre, sarà attivato un ambulatorio pediatrico di supporto ai medici di famiglia e al consultorio, e gestito da uno specialista in pediatria. Ma se l'assenza del medico per l'infanzia è un problema insorto ora, quello della carenza di infermieri non è invece una novità, e la Valdicecina è costretta da tempo a fare i salti mortali per coprire il fabbisogno di organico. Lo conferma il presidente dell'Auxilium Vitae Brunale, spiegando come la sua associazione sia riuscita ad arginare il problema dello squilibrio tra la forte richiesta di infermieri, e i pochi che escono dalle università italiane. "Abbiamo assunto persone che vengono da molto lontano - dice Brunale - come degli infermieri rumeni trovati tramite agenzie interinali e uno del Lazio assunto in forma diretta. La carenza di infermieri affligge un po' tutta Italia e credo che uno dei motivi sia l'inadeguata retribuzione: i ragazzi infatti scelgono altre facoltà universitarie perché quella di infermiere è una professione che richiede professionalità e implica responsabilità, e 1.300-1.400 euro al mese sono poche rispetto alle funzioni e al ruolo richiesto". "Adesso, all'Auxilium Vitae abbiamo l'organico infermieri completamente coperto, ma non sappiamo quanto durerà e va detto che per tutto l'anno siamo stati con 1, 2 e addirittura 7 infermieri sotto organico su una dotazione complessiva di 48. Lavorare in queste condizioni crea ovviamente delle difficoltà perché, sotto organico, i turni non girano come dovrebbero, sono più concentrati e più faticosi di come dovrebbero essere e non rispettano le regole sul lavoro che invece andrebbero rispettate - continua Brunale -. Inevitabilmente, a rimetterci in tutto questo sono i più deboli, ossia i pazienti, che dovrebbero essere assistiti con la massima cura e attenzione ma che risentono di infermieri stressati e surclassati di lavoro". Un super lavoro che - da cittadino e nonno - Brunale ha riscontrato essere un problema che tocca anche il pediatra di Volterra: "Qui ce n'è uno solo, e posso dire che quando un mio nipote è stato male difficilmente è riuscito a venire a casa, a visitarlo. Inoltre le file in ambulatorio sono interminabili, e le attese anche di ore. Credo invece che soprattutto i servizi all'infanzia dovrebbero essere più strutturati, e maggiormente fruibili".



Pronto soccorso, escluso lo stop

Il Centro del 04/11/2008 ed. Edizione unica regionale p. 27

La replica del primario, ma il segretario del NurSind insisteLANCIANO. «Nessuna paralisi totale, nessun blocco: l'attività del Pronto soccorso non è stata mai a rischio. Respingo con sdegno l'accusa del Nursind di aver rischiato la paralisi dell'attività nel corso dello sciopero di venerdì e dalla procura della Repubblica ci vado io». Il primario Antonio Caporrella replica stizzito all'accusa del NurSind - sindacato degli infermieri - di aver messo a rischio la salute dei cittadini durante lo sciopero della categoria di venerdì scorso. Un fatto che per il sindacato poteva essere denunciato alla Procura. «Il servizio di pronto soccorso non può aderire alla protesta perché è tra i servizi pubblici essenziali, insieme a quello della Rianimazione, che devono essere sempre garantiti», ribatte Caporrella. «E' stata registrata l'assenza di un solo infermiere, nel turno di pomeriggio», fa rilevare il primario, «ma per motivi di salute, non per lo sciopero, ed è stato prontamente sostituito». Ma la replica del primario del Pronto soccorso, non spinge il Nursind a tornare sui propri passi. Anzi, il sindacato conferma le accuse, prendendosi a questo punto tutte le responsabilità. «Ribadisco che l'azienda non ha avvisato gli infermieri dello sciopero» rimarca Enzo Palladino, segretario nazionale Nursind, «non ha attuato le iniziative previste per garantire le cure minime indispensabili agli assistiti, l'informativa sulla contingentazione, ossia il numero minimo di dipendenti in servizio per ogni reparto durante uno sciopero, è stata data due giorni prima dello sciopero e non cinque come previsto dalla legge e in maniera generica, non nominativa. Chiunque poteva scioperare», aggiunge Palladino, «ed un'assenza c'è stata». Che sia stata per "motivi di salute" è una motivazione che non convince il segretario del sindacato, arrivato, racconta, in città domenica da Ancona proprio per verificare l'adesione allo sciopero e vedere con i propri occhi come lavorano gli infermieri del Renzetti.Lo scontro con il primario sul Renzetti a questo punto si acuisce. «L'assenza ha causato problemi, qualunque ne sia stata la causa», spiega Palladino, «perché l'infermiere che doveva fare il turno di notte è stato richiamato in servizio già dal pomeriggio. E questa oltre ad essere motivo di stress per l'infermiere, è una decisione che va contro le previsioni normative e contrattuali».Lo sciopero e l'errata gestione da parte dell'azienda è, per il sindacato delle professioni infermieristiche, la classica "goccia che ha fatto traboccare il vaso", l'evidente manifestazione di un «modus operandi da parte di chi detiene il potere decisionale che fa rabbrividire». «Arrivano segnalazioni di infermieri costretti a fare doppi turni, a cambiarli e a saltare i riposi, ad essere reperibili anche durante le ferie», conclude Palladino, «e così non si rischia solo la salute degli infermieri».Teresa Di Rocco



Il Consiglio chiede la facoltà per infermieri

Il Giornale di Vicenza del 04/11/2008 p. 39

di Lorenzo Parolin Se il dibattito sulle torri di Portoghesi è stato interminabile e particolarmente accesso, su un'altra questione particolarmente rilevante il consiglio comunale si è trovato concorde, rispondendo unanime alla proposta avanzata da Paola Facchinello (Un'altra Bassano) e sottoscritta da tutti i capigruppo. Si è trattato della mozione con la quale il Consiglio ha invitato il primo cittadino Gianpaolo Bizzotto ad attivarsi, di concerto con la conferenza dei sindaci, l'Azienda sanitaria Ulss 3 e una sede universitaria vicina a Bassano, per portare in città un corso di laurea triennale in scienze infermieristiche. Le strutture sanitarie (di accoglienza per anziani o ospedaliere) dell'area bassanese lamentano una cronica scarsità di personale infermieristico, scarsità che dipende per buona parte dall'onerosità della formazione universitaria alla quale la costituzione in loco di un corso di laurea specifico potrebbe ovviare a costi contenuti: questo, in sintesi, il testo della mozione votata in chiusura di Conisglio. Sul tema ha preso ufficialmente posizione il Pd, che tramite il proprio portavoce Giovanni Reginato ha allargato i termini della questione. «La carenza di infermieri nelle strutture del Bassanese è nota da tempo ed è in buona parte determinata dal blocco delle assunzioni deciso dalla giunta regionale a carico delle Ulss». «Le conseguenze - ha aggiunto Reginato - sono sotto gli occhi di tutti: carenza di organico, sovraffollamento di reparti e disagi continui, soprattutto per i pazienti. Da tutto ciò discende che condividiamo il suggerimento del presidente regionale degli istituti per anziani Volpe, di istituire un corso di laurea triennale per infermieri professionali, rispetto al quale la presenza al San Bassiano di personale qualificato, consentirebbe un'attivazione senza eccessivo aggravio di spese». «Chiediamo tuttavia il rispetto di una condizione imprescindibile - ha concluso il rappresentante del Pd - quale la possibilità di assumere gli infermieri neolaureati nelle strutture del Bassanese, con particolare riferimento alle case di accoglienza per anziani: in caso contrario un'offerta formativa in loco risulterebbe un vero e proprio controsenso. Come abbiamo già detto in sede di commissione consiliare, il problema della percentuale di anziani (già ora particolarmente rilevante) è destinato ad aggravarsi in futuro: è pertanto necessario rispondere adeguando i servizi e la disponibilità di risorse umane all'invecchiamento della popolazione».



Infermiere precettato per salvare una donna

Il Giornale di Vicenza del 04/11/2008 p. 25

di Franco Pepe Una donna di 47 anni di Vicenza. Un aneurisma che improvvisamente esplode nel cervello. L'ambulanza. La corsa in ospedale. È sabato. È essenziale operare subito. Questa è una competenza del neuroradiologo interventista. Al S. Bortolo l'unico che fa questo mestiere, e lo fa anche bene, è il dott. Francesco Causin, il quale però, ovviamente, non può essere presente in servizio 365 giorni all'anno. Causin, comunque, viene raggiunto. E arriva subito. A questo punto ci vuole un infermiere, altrimenti il medico non può fare nulla. Solo che a neuroradiologia nei fine-settimana non è prevista la presenza di infermieri. Non esiste reperibilità. La cosa, ancora dai tempi del primario Stefano Perini, non è stata mai codificata per la carenza di personale, e nulla è stato fatto neppure dopo per ovviare a questa esigenza che si ripropone ogni volta che si verifica un'emergenza. Il fatto è che in casi come questo, se non si interviene rapidamente, il paziente può rimetterci la vita. Anche per la donna giunta priva di conoscenza al S. Bortolo non c'è tempo da perdere. La parete dell'arteria cerebrale si è rotta. È in atto un'emorragia. Urge chiudere il colletto dell'aneurisma. Non si può aspettare. Causin rintraccia il direttore medico Livio Dalla Barba. L'unica possibilità è di precettare un infermiere reperibile della radiologia. Dalla Barba lo fa. Non ci sono alternative. Un infermiere viene "comandato". Arriva. Così Causin può finalmente operare. L'intervento, che è molto delicato, riesce alla perfezione. Al termine la donna viene trasferita in rianimazione dove la sedano e la intubano. La situazione sembra disperata. Si teme che il sanguinamento abbia provocato danni al cervello, e, invece, la donna si sveglia anche se in stato confusionale, respira spontaneamente, una tac rivela che le conseguenze sono meno gravi di quanto si poteva pensare, e le sue condizioni iniziano lentamente a migliorare. Un miracolo, o quasi. Ma, senza la determinante operazione del neuroradiologo interventista, la donna sarebbe stata in serio pericolo. Aspettare lunedì per embolizzare l'aneurisma con un'emorragia in atto poteva essere troppo tardi. Né si può improvvisare. La terapia è di qualità. Solo un neuroradiologo abile e esperto può fare una manovra del genere per disostruire l'arteria. Ma non si può pretendere che Causin sia sempre disponibile, e che si trovi un infermiere altrettanto disponibile ad aiutarlo. Fra gli addetti ai lavori c'è malumore. Si sollecita la direzione generale a risolvere una questione ormai cronica. «Noi lo abbiamo segnalato più volte». Il problema è strutturale. La scopertura di questo servizio il sabato e la domenica preoccupa. Si rischia sempre. «Ci attendiamo - dice un medico - un'interpellanza sindacale». E attenzione: perché Causin ha già preannunciato che a gennaio se ne andrà a Padova, dove fra qualche anno potrebbe fare il primario. Per la verità ha promesso che, prima di partire, preparerà un suo successore. Ma, in questo momento, sostituti non se ne vedono.


«Troppo pochi i medici per i casi d'emergenza»

L'Arena di Verona del 04/11/2008 p. 19

di Gerardo Musuraca «È emergenza sulle ambulanze che operano nel territorio di Verona e della intera provincia scaligera perchè mancano i medici». A lanciare l'allarme e a intervenire nella delicata problematica, a pochi giorni dalla denuncia de L'Arena secondo cui una delle due automediche della Croce Verde è ferma per mancanza di dottori, è il dottor Francesco Buonocore, direttore sanitario della Ulss 21 di Legnago e coordinatore provinciale di tutti i Pronto Soccorso del Veronese. Il medico è responsabile anche del Coordinamento Regionale Urgenza- Emergenza, il cosiddetto Creu, della Regione Veneto. ESPERIENZA E PROSPETTIVE. Buonocore ha lavorato per 27 anni come dirigente medico al Maggiore e, dal 2002 al 2008, è stato primario del Pronto Soccorso più importante della nostra città: di certo non gli mancano l'esperienza sul campo o la competenza per poter parlare:«Questa situazione non è più sostenibile», spiega, «perché su circa 18 Croci che operano nel Veronese, solo una, la Croce Verde, ha ormai a disposizione medici da fare uscire in ambulanza». Spesso insomma, o meglio, quasi sempre, «sono i camici bianchi dei Pronto Soccorso a doversi imbarcare sui mezzi di soccorso per le urgenze. Così si creano aree sguarnite nei rispettivi dipartimenti di criticità di Verona e provincia». SPECIALIZZANDI. Il problema si è acuito ancora di più di recente quando, grazie al nuovo contratto dei medici specializzandi, gli stessi non possono più svolgere servizi a bordo delle ambulanze come prima accadeva. «Ma il male viene da molto più lontano», afferma il responsabile del Creu, «perché non si può pensare di affidare un compito così importante solo a medici in formazione, quasi sempre specializzandi in anestesia e rianimazione». Una piaga insomma, per contrastare la quale non sono ancora state individuate, o meglio, messe in atto strategie convincenti. MEDICINA D'URGENZA. «Dopo circa 30 anni di discussione, l'Italia è l'unico Paese a non avere istituito la scuola universitaria di specializzazione in Medicina d'urgenza», rincara Buonocore, «e questo non può certo essere un vanto per l'università italiana». Manca insomma quella branca dedicata a formare i medici in grado sia di presidiare i Pronto Soccorso degli ospedali, che di stare in prima linea sulla strada, intervenendo in caso di incidenti o di avvelenamenti, malori, sindromi coronariche acute e molto altro ancora. A livello nazionale anche l'Associazione italiana degli anestesisti si è messa di traverso, con varie università d'Italia, per evitare l'avvio della scuola di specializzazione in Medicina d'urgenza. Forse si temeva una sorta di «scippo» della gestione delle criticità. Risultato: oggi, sia a Verona che in provincia, «non ci sono medici a sufficienza per fare uscire un'auto medicalizzata, che costa circa 650 mila euro l'anno per un servizio 24 ore su 24. Troppo spesso è passato il concetto che la gestione della urgenza debba essere appannaggio solo ed esclusivamente degli anestesisti. Invece non è così». LA DENUNCIA. «Nelle sette centrali operative del 118 Veneto i medici sono pochissimi, nettamente insufficienti», spiega Buonocore. «Per non parlare poi delle cifre, davvero offensive con cui finora sono state mandate avanti le cose. Nella nostra regione, il medico che esce in ambulanza fa turni massacranti e percepisce mediamente 25 euro lordi l'ora». Ancora più tragica la situazione per gli infermieri, «che vengono pagati addirittura 13 euro lordi l'ora». Il denaro, aggiunge Buonocore, «è importante, però deve essere l'ultima molla in sanità, non la prima. Bisogna rispondere alle esigenze dei cittadini. Perciò serve un cambio di mentalità da parte universitaria, da parte della Regione e anche dei medici ospedalieri». LA PROPOSTA. E Buonocore lancia alla Regione, alle università venete e agli ospedalieri la sua ricetta:«Con l'ex assessore alla sanità e oggi sindaco di Verona, Flavio Tosi, oltre che con il segretario regionale del compartimento sanità, Giancarlo Ruscitti, avevamo deciso di creare, a Valeggio, un Centro di Formazione e Simulazione regionale sfruttando gli enormi spazi vuoti di quell'ospedale. Perché non dare seguito a quella decisione? Lì si potrebbero concentrare, in periodici corsi, i 7.700 medici e i circa 25 mila infermieri, seguendo un ordine di priorità di addestramento». GLI INFERMIERI-PARAMEDICI. Buonocore lancia anche una seconda proposta. «Visto che di medici non ce ne sono a sufficienza bisogna spostarsi verso il modello anglosassone e valorizzare il ruolo dell'infermiere, bisogna cioè creare la figura americana del paramedico, che deve potere assolvere, in casi di urgenza e sempre sotto il coordinamento dei medici della Centrale Operativa del 118, interventi di soccorso. È inutile nascondersi dietro parole come urgenza o emergenza, che tanto diventano roboanti in bocca ai politici. Attiviamo un master di un anno per infermieri in modo da addestrali adeguatamente. Iniziamo a essere concreti».



Infermieri in più e slitta l'apertura della stroke unit

L'Arena di Verona del 04/11/2008 p. 19

Gli infermieri e gli operatori sociosanitari della clinica Neurologica di Borgo Roma hanno sospeso lo stato di agitazione, proclamato dalla Raprpesentanza sindacale di base. «La decisione è stata presa», informano i delegati delle Rsu dell'Azienda ospedaliera, Davide Franchini e Paola Piazzola, «è stata presa alla luce del positivo esito dell'incontro di conciliazione convocato su nostra richiesta dal prefetto, Italia Fortunati. Venerdì scorso siamo stati convocati a Borgo Trento, presenti il direttore generale, Sandro Caffi, i direttori sanitario e del personale, quello di sede, i responsabili degli uffici infermieristici, i delegati sindacali Rdb e diversi infermieri della Neurologia». «È stato un confronto piuttosto dibattuto di quasi due ore», chiarisce il responsabile regionale delle Rdb, Federico Martelletto, «al termine del quale si è deciso di sospendere temporaneamente lo stato di agitazione sindacale. La direzione generale ha preso atto che le condizioni attuali di lavoro dei dipendenti non erano più sostenibili ed è stata disponibile a accogliere le loro necessità. In particolare», aggiunge Martelletto, «non verranno collocati nel reparto i quattro posti letto subintensivi della stroke unit, anche perchè manca la relativa delibera regionale. Già in novembre verrà assegnata al reparto un'unità infermieristica aggiuntiva nel turno del mattino e in gennaio verrà potenziato l'organico dopo una rivalutazione dei carichi di lavoro e dell'organizzazione».



«Ortopedia, il reparto rischia il tracollo»

La Nuova Sardegna del 04/11/2008 , articolo di FEDERICO SPANO ed. Nazionale p. 25

Il sindacato Nursing Up denuncia una grave carenza di infermieriSASSARI. «Il reparto di Ortopedia dell'ospedale civile rischia il tracollo. La dotazione organica di personale infermieristico è sottodimensionata rispetto alle reali esigenze della struttura. Basti pensare che nella giornata di ieri gli infermieri hanno dovuto sovrintendere a 30 malati ricoverati, otto malati in day surgery e quattro ricoveri programmati. In tutto, due infermieri hanno dovuto fornire assistenza a 42 pazienti». È la denuncia del referente provinciale del sindacato Nursing Up, Alessandro Nasone, e del referente aziendale, Sergio Frassetto, che chiedono alla direzione aziendale di intervenire per evitare che l'«abnorme intensità lavorativa faccia aumentare i rischi per la salute degli infermieri e la sicurezza degli stessi pazienti».Il sindacato Nursing Up, raccogliendo le rimostranze dei colleghi dell'Ortopedia di Sassari, denuncia la grave sofferenza in cui versa l'organico infermieristico. «Ricordiamo che l'ortopedia sez. A consta di 28 posti letto adulti e 4 posti letto bambini, a fronte di un organico di 10 infermieri turnisti più 2 part-time - spiega il sindacalista Alessandro Nasone -. Un sovraccarico di lavoro per gli infermiri si può tradurre in uno scadimento della qualità assistenziale. Appare evidente che un operatore stanco sia più esposto a rischi e comunque abbia una minore capacità di prendersi cura del paziente».La giornata di ieri, con oltre 40 pazienti gestiti da due soli infermieri, ha messo in evidenza la carenza d'organico del reparto.«Il Nursing up chiede alla Direzione Medica dell'Ortopedia e alla Direzione Sanitaria Aziendale di intervenire su un aspetto dell'organizzazione interna del reparto che potrebbe semplificare il lavoro nelle unità di degenza - spiega il sindacato -. Chiediamo infatti che tutte le attività ambulatoriali e di pronto soccorso, che attualmente vengono espletate a giorni alterni dalle due unità operative venga svolto dalla sala gessi, che attualmente, alla nostra osservazione, è sottoimpiegata. Chiediamo inoltre ancora una volta, che un certo numero delle persone che attualmente percepiscono lo stipendio da operatori socio-sanitari (oss), svolgendo funzioni di ausiliario, possano essere messe nelle condizioni di svolgere le mansioni per cui sono pagate e possano entrare nella dotazione organica dell'Ortopedia».I problemi dell'Ortopedia dipendono dalle molteplici incombenze a cui sono sottoposti gli infermieri. Per ovviare a tutto ciò il Nursing Up ha fatto da tempo le sue proposte (un migliore impiego della sala gessi, l'inserimento a pieno regime degli oss e la rivisitazione della dotazione organica infermieristica). «Il perdurare di questa situazione - conclude Alessandro Nasone - produce solo personale infermieristico stanco e degenti sempre più insoddisfatti delle cure ricevute».



Carta igienica nei lettini d'ospedale

Unione Sarda del 04/11/2008

Nei reparti ospedalieri manca la carta per i lettini per i pazienti; al suo posto si deve utilizzare la carta igienica. Non solo: mancano anche le siringhe, e in qualche occasione i pazienti se le portano da casa. La paradossale situazione, che sembra dovuta a ritardi nell'effettuazione di gare d'appalto, si lega anche alla mancanza di organico a più riprese segnalata dal Nursind anche con l'effettuazione di uno sciopero che era in programma per il 31 ottobre, ma che non ha avuto i risultati sperati: la Asl non ha garantito nei reparti un numero minimo di personale, e quindi chi aveva in programma di scioperare è dovuto rientrare in servizio. Per questo una nota di protesta è stata inviata dai responsabili nazionali Nursind ai vertici della Asl. Numerose le richieste inevase che avevano portato il Nursind a proclamare lo sciopero: rivalutazione sostanziale dello stipendio; l'aumento degli accessi a Scienze infermieristiche; l'adeguamento del numero degli infermieri alla media europea; l'adeguamento del numero degli operatori di supporto (O.S.S.); infine il riconoscimento del lavoro degli infermieri come usurante. (p. p.) 04/11/2008

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