La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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venerdì, novembre 14

Rassegna Stampa - 14-11-2008

… ci sveglieremo mai?

“Svegliamoci adesso” Un Infermiere dell’ASL NA5

È con estremo dispiacere che si rileva ancora una volta, un atteggiamento vessatorio da parte della classe dirigenziale medica, nei confronti di noi infermieri dell’ASL NA5, o almeno contro alcuni di quelli che non sono disposti ad abbassare sempre la testa ed acconsentire servilmente, a tutte le pseudo-legali richieste, in modo incondizionato.Ed ecco che, emblematicamente viene fuori l’assoluta “MANCANZA DI QUELLO SPIRTO CORPORATIVISTICO” che contraddistingue la nostra figura professionale. Purtroppo dimostriamo di essere un gruppo privo della cosiddetta colonna vertebrale, completamente privi di quel "UNO PER TUTTI, TUTTI PER UNO”, che aggiunto alla nostra numerosità , nonché all’evoluzione della professione determinata dai nuovi ed articolati processi formativi (Laurea triennale, Master di I° livello, Laurea specialistica biennale, Master di II° livello, ecc.), dovrebbe darci, un potere tale da riuscire ad ottenere nient’altro che il giusto rispetto dalla classe, sia medica che dirigenziale.Eppure, nonostante siamo la figura professionale più numerosa presente in ogni processo assistenziale della Sanità, siamo talmente disgregati, completamente non coesi, da essere assolutamente incapaci di contrapporci in maniera ragionevolmente decisa e compatta, all’ atteggiamento di chi ci vuole relegare nel ruolo di semplici esecutori di ordini. Questo non vuole essere un proclama, ma semplicemente un’analisi della realtà che ci vede posti in una condizione di sudditanza, di inferiorità rispetto al ruolo che dovremmo ricoprire e soprattutto ci impedisce di espletare la tanto agognata indipendenza professionale, sancita dalle vigenti norme giuridiche. Il Coordinatore Infermieristico è merce sempre più rara ed i pochi che ci sono, troppo spesso allo scopo di “salvaguardare il proprio orticello”, sono disposti perfino a subire sostituzioni di ruolo da parte di direttori di Unità Operative, i quali, non avendo nessun rispetto per la nostra figura professionale, assumono direttamente il compito di gestire l’organico, dando un taglio gestionale di tipo “PADRONALE”, della cosa pubblica.Sarebbe bene chiarire a chi potrebbe essere affetto da “DELIRIO D’ ONNIPOTENZA” per l’incarico dirigenziale ottenuto (troppo spesso solo politicamente), che” Aziendalizzazione della Sanità Pubblica” non vuol dire affatto “Raggiungimento di obiettivi personali o privati”, bensì conseguimento di risultati nel rispetto di tutti coloro che partecipano al programma assistenziale e soprattutto, mai a scapito di quelli per cui infine lavoriamo: gli utenti!Ben misera cosa è salire a regnare su un trono posto sulla fatuità, sulla fragile apparenza e non sulla solida roccia, ma … ad alcuni … ciò basta!
Sicilia: in cura 51 mila morti

Indagine Gdf, esborso per l'erario e' di 14 milioni (ANSA) - PALERMO, 15 NOV
In Sicilia i medici di famiglia curano anche i morti, a spese del Servizio sanitario nazionale.Fondi pubblici incassati dai medici come indennita' per i pazienti inseriti negli elenchi dell'anagrafe sanitaria, tra cui figuravano anche migliaia di defunti, qualcuno era sepolto addirittura da 20 anni. In totale sono 51.287 i morti accertati per i quali la sanita' pagava l'assistenza come se fossero vivi. A scoprirlo e' stata la Guardia di finanza.Il danno erariale accertato dalle Fiamme Gialle e' di 14 milioni, ma potrebbe essere maggiore in quanto le indagini vanno avanti. I risultati dei controlli sono stati segnalati all'autorita' giudiziaria, ma dall'inchiesta, al momento, non emergono indagati perche' le leggi in vigore non chiarirebbero del tutto le responsabilita' rispetto a chi e' tenuto a comunicare il decesso: la regione, i comuni, le Ausl, i medici. 'E' una delle tante falle del nostro sistema - commenta l'assessore regionale alla Sanita', Massimo Russo - Ci sono situazioni al limite del reato, ma spesso frutto della disorganizzazione: i comuni, per esempio, dovrebbero comunicare alle Ausl i decessi degli assistiti ma accade, in malafede o in buonafede, che le carte non arrivino nei tempi giusti'. (ANSA).

Si riuniscono i medici del Cuam piemontese

La Stampa del 14/11/2008 ed. BIELLA p. 64

Si svolgerà sabato dalle 10,30 al Collegio Ipasvi (piazza Curiel 11) la riunione d'autunno del Cuamm Piemonte (Medici per l'Africa). Suddivisi in piccoli gruppi, i partecipanti lavoreranno su vari argomenti che saranno poi dibattuti nella discussione collettiva. La giornata si concluderà con l'incontro con don Luigi, proveniente da Padova, e la Messa. Tra gli argomenti trattati la preparazione e presentazione di mini-progetti, reclutamento e inserimento nuovi soci, viaggi di turismo impegnato iniziative a sostegno di un miglior inserimento degli immigrati in Italia. Info: 339/56.27.232.


Al voto tremila tra infermieri,
assistenti e vigilatrici per l'infanzia

Il Resto del Carlino del 14/11/2008 ed. Ferrara p. 9

DOMANI, sabato e domenica i 3000 infermieri, assistenti sanitari e vigilatrici d'Infanzia della provincia di Ferrara, sono chiamati alle urne, per il rinnovo del consiglio direttivo e del collegio dei revisori dei conti per il triennio 2009-2011. Il seggio unico, situato presso la sede del Collegio Ipasvi (Infermieri, Assistenti Sanitari, vigilatrici d'Infanzia) a Ferrara in Via del Naviglio 33/A, sarà accessibile agli iscritti dalle ore 9 alle 19 nelle giornate di oggi, domani e domenica.



Infermieri, corso oggi e domani sulla
«prevenzione degli errori»

La Nazione del 14/11/2008 ed. La Spezia p. 7

L'EVENTO formativo sulla «prevenzione degli errori», dedicato agli infermieri, riconosciuto dal Ministero della Salute con 26 crediti Ecm e organizzato dal Collegio Ipasvi spezzino ha avuto ottimi riscontri nell'edizione di ottobre e sarà replicato oggi, venerdì e domani al Collegio. I relatori, Francesco Falli e Gianluca Ottomanelli, sono stati invitati a Budrio all'Inail, centro di eccellenza internazionale: qui ha ricevuto assistenza e tecnologia protesica il noto pilota Alessandro Zanardi.


Laurea vicina per 31 infermieri

Corriere Adriatico del 14/11/2008 , articolo di valentina galli p. 5

Universita'e lavoro pesaro - "Mi riempiono di orgoglio i primi laureati del corso in infermieristica di Pesaro tanto più se questo momento coincide con il mio mandato�?.E' soddisfatto e pieno d'orgoglio Luca Ceriscioli, nella doppia veste di Presidente di Pesaro Studi e sindaco della città. "Un primo passo importante lo abbiamo fatto con l'approvazione della variante del campus universitario a Villa San Martino, ora - dice il sindaco - guardiamo al futuro con il progetto di nuove facoltà di medicina come quella di tecnico radiologo. Tutto dipende però dalla Regione�?.Le basi comunque sono buone e solide. Le cifre del corso di laurea in infermieristica del polo didattico di Pesaro, ne sono la conferma.Sono 65 gli immatricolati nel 2007 e 2008, 70 nell'anno precedente e 51 quelli dell'anno accademico 2005 e 2006. Il 32 per cento degli studenti proviene dalla città di Pesaro, il 62 per cento dalla Provincia e solo il 6 per cento da fuori. Di questi 82 hanno svolto o stanno svolgendo attività formativa professionalizzante - il tirocinio - presso l'azienda ospedaliera e la Zona territoriale numero uno di Pesaro, 64 studenti nell'ospedale di Fano e 29 in quello di Urbino. "La nostra provincia ha bisogno di altre figure professionali in questo settore, per questo la facoltà di infermieristica deve essere potenziata - dice Antonio Benedetti, presidente del corso di laurea - ; anche le strutture ospedaliere ne ricavano beneficio. Il corso ha sbocchi professionali quasi certi dopo la laurea�?.Su 51 iscritti nell'ottobre 2005, 31 riceveranno il prossimo 20 novembre il diploma. I venti studenti rimanenti, si laureeranno nella prossima sessione utile per l'anno accademico 2007-2008 che si svolgerà nei mesi di marzo e aprile 2009.Tutti i diplomati saranno inseriti nel mondo del lavoro. Il polo didattico di Pesaro - ce ne sono cinque in tutta la regione - è inserito nella programmazione dell'università politecnica delle Marche che conta una media di 400 iscritti l'anno per il corso di infermieristica a fronte di mille domande all'anno."Questo corso di laurea rappresenta un'evoluzione fondamentale per l'ospedale stesso che diventa in questo modo un luogo dove crescere la cultura e la formazione - sottolinea Gabriele Rinaldi, direttore generale del San Salvatore - ; l'impegno è quello di trattenere le figure professioniste sul nostro territorio. Circa il 50 per cento dei docenti proviene dagli ospedali�?.A rompere l'ottimismo è il coro di protesta sollevato dagli iscritti al collegio degli infermieri, assistenti sanitari e vigilatrici d'infanzia della Provincia di Pesaro e Urbino. Gli iscritti - sono circa duemila nella Provincia - tornano a chiedere le elezioni del Collegio Ipasvi, dopo un anno dall'annullamento delle precedenti elezioni. Queste erano state riconosciute invalide dalla Commissione centrale per l'esercizio delle Professioni sanitarie con sede al Ministero della salute, per una serie di violazioni.Anche la Corte Suprema di Cassazione e il Giudice amministrativo di Pesaro, avevano supportato il verdetto di nullità. Di fatto, il vecchio consiglio rimane e la "lotta continuerà - si legge in una nota degli infermieri - finchè gli organi del collegio professionale faranno rispettare le leggi�?. Rinaldi, Ceriscioli e Benedetti ieri mattinaalla presentazione della cerimonia di laurea La soddisfazionedel sindaco Ceriscioliche ora puntaad ottenere altrefacoltà connesseal settore medico


«Ci preme ribadire che,
se c'è stato errore, l'errore va riconosciuto e censurato

L' Adige del 14/11/2008 p. 29

«Ci preme ribadire che, se c'è stato errore, l'errore va riconosciuto e censurato. Nello specifico dei fatti, confermiamo come la prescrizione dei farmaci sia atto di esclusiva competenza medica ma ricordando che la sola prescrizione senza la gestione della terapia garantita dai professionisti infermieri non può risolvere i problemi di salute degli ospiti presenti nelle Rsa: se il farmaco prescritto non viene somministrato in maniera sicura e corretta dall'infermiere, controllando e monitorando gli effetti attesi, il problema dell'ospite non viene risolto». Luisa Zappini, presidente del Collegio Ipasvi di Trento (nella foto), interviene sulla vicenda dei 23 infermieri della Casa di riposo di Cles, a processo per presunto esercizio abusivo della professione medica, per avere somministrato dei farmaci senza prescrizione. Ribadendo «l'impegno che la professione infermieristica ha nei confronti degli ospiti presenti nelle Rsa», Zappini ricorda che per «una corretta gestione della terapia, un ruolo fondamentale è attribuito ai contesti organizzativi in quanto, il rapporto tra il numero di ospiti ed il numero di personale dedicato all'assistenza (infermieri, oss), i tempi dedicati all'assistenza, gli aspetti logistici, i presidi e le procedure a disposizione, sono tutti fattori che direttamente incidono sui risultati finali in termini di qualità e sicurezza per la salute ed il benessere degli ospiti». Per quanto riguarda la Rsa di Cles, frattanto, c'è chi fa notare che dal 2006 la struttura avrebbe a disposizione un «armadio automatizzato» che consente di verificare la corrispondenza fra i medici prescritti e quelli somministrati nella struttura. Sistema che sarebbe tuttora inutilizzato.14/11/2008



Sotto stress e spaventati:
anche i medici hanno bisogno dello psicologo

Il Resto del Carlino del 14/11/2008 ed. Rimini p. 11

CI SONO casi in cui anche i medici si trovano di fronte a situazioni che mettono a dura prova anche quelli più 'corazzati': la comunicazione ai familiari della morte di un congiunto, la scoperta di un male che non perdona, il decesso di un bambino. Cosa fare, come reagire allo stress emotivo che tali situazioni comportano, in quale modo comunicare il tragico evento. Sono tutti casi in cui non solo i medici, ma anche il personale infermieristico, ritengono necessaria la presenza di uno psicologo in corsia. E non si pensi che tale necessità sia avvertita solo dagli operatori di reparti come l'oncologia e le cure palliative: sotto grande stress finiscono anche quelli dei pronto soccorso, delle neonatologie, delle pediatrie, delle rianimazioni. IL BISOGNO di un sostegno psicologico emerge da un'indagine effettuata su 592 tra medici e infermieri dell'ospedale di Rimini, i cui risultati sono stati presentati ieri nel corso di un convegno di Area Vasta, organizzato dall'Ausl di Rimini e coordinato da Maria Maffìa Russo, direttore del programma di Psicologia dell'Azienda Usl riminese. «Emerge che tutte le figure professionali coinvolte gradiscono o gradirebbero - spiega Maffìa Russo - la presenza di figure di psicologi a sostegno del loro lavoro per aiutarli a gestire al meglio le emozioni e la relazione col paziente e con i suoi famigliari. Secondo gli operatori sanitari, inoltre, lo psicologo potrebbe essere utile nella gestione delle emozioni del paziente rispetto alla diagnosi e soprattutto alla prognosi della sua malattia». Medici e infermieri, come sottolinea ancora la dottoressa «devono gestire emozioni fortissime, e questo porta una grossa fatica, un coinvolgimento. Di certo un operatore consapevole delle relazioni che si instaurano in particolari momenti della vita, come quello della malattia, sarà un operatore che può lavorare meglio». QUELLO che il convegno ha voluto anche mettere in evidenza, è la necessità di un approccio medico che prenda sempre più in carico il paziente nella sua totalità, quindi non solo un approccio bio-medico, ma bio-medico-sociale. Nell'Ausl di Rimini è attivo da due anni un progetto che vede la presenza di psicologi in varie Unità Operative, tra cui quelle di Pediatria, Terapia intensiva neonatale, Oncologia, Hospice-Terapia Antalgica, Nefrologia. «Abbiamo iniziato a lavorare con il personale infermieristico da un paio di anni, organizzando dei corsi di formazione - prosegue ancora Maffìa Russo -. Proguiremo poi cercando di individuare quali possano essere gli strumenti di pratica clinica migliori per collaborare coi professionisti medici». Monica Raschi



Proposta di legge per introdurre la figura dell'infermiere ...

Il Gazzettino del 13/11/2008 ed. PADOVA p. V

Proposta di legge per introdurre la figura dell'infermiere di famiglia. A lanciare quella che è molto più di un'idea ma una vera rivoluzione assistenziale sono Piergiorgio Cortelazzo e Raffaele Zanon, rispettivamente capogruppo di An in Consiglio regionale e consigliere. La novità è stata illustrata ieri a Padova all'assemblea regionale del sindacato Nursing up che, insieme al presidente nazionale Antonio De Palma, il referente veneto Guerrino Silvestrini, la responsabile padovana Patrizia Ferrato, ha analizzato la situazione nel Veneto dove, ogni anno, si perdono per strada settecento infermieri. Si stancano, cambiano lavoro, vanno in pensione o preferiscono espatriare verso Paesi (l'Inghilterra in primis) dove la professione è maggiormente tutelata e meglio pagata (3 mila euro netti al mese, contro i nostri 1.300).
«Il settore infermieristico necessita di una riforma e di una riorganizzazione: le risorse umane impiegate negli ospedali sono insufficienti e spesso costrette a svolgere pratiche burocratiche, è necessario introdurre l'infermiere di famiglia». Così Cortelazzo e Zanon che ne discuteranno domani a Venezia, nell'audizione in V commissione del progetto di legge 319 sulla riorganizzazione della funzione infermieristica nel sistema sociosanitario veneto. «Fondamentale diventa la figura dell'infermiere di famiglia, una figura prevista dal protocollo Oms, già adottata da Gran Bretagna e presto dalla Spagna - spiegano gli esponenti di An - Si tratta di una professionalità specializzata nell'assistenza domiciliare, per malati cronici, anziani, o pazienti che richiedono terapie farmacologiche e medicazioni, per favorire interventi tra le mura di casa e alleggerire quindi il flusso ospedaliero e gli accessi al pronto soccorso».
Sono circa 27 mila gli infermieri presenti nel nostro sistema sanitario regionale: ne mancano oltre 4 mila unità per rispondere alle esigenze delle strutture ospedaliere pubbliche e private e delle residenze per anziani. Nel 2007 sono andati in pensione circa 2 mila infermieri professionali mentre sono solo circa 800 quelli formati dalle Università. «Urge ripensare alla professione infermieristica - sottolinea Ferrato - affinché sia sempre più rispondente alle necessità di personalizzazione dell'assistenza».



L'Azienda Salvini: «Non chiuderemo l'ospedale Casati»

Il Giorno del 14/11/2008 , articolo di ROBERTA RAMPINI ed. Milano p. 18

di ROBERTA RAMPINI - GARBAGNATE MILANESE - «NON C'È alcuna volontà da parte di questa azienda di chiudere l'ospedale di Passirana. L'accorpamento e lo spostamento di alcuni reparti è temporaneo». All'indomani della manifestazione di protesta dei dipendenti dell'ospedale di Passirana di Rho, preoccupati per il loro futuro, la direzione generale dell'azienda ospedaliera Salvini di Garbagnate Milanese ribadisce le ragioni che l'hanno costretta a chiudere i due reparti, quello di cardiologia riabilitativa e quello di pneumologia riabilitativa, e precisa che «la decisione di smantellare un ospedale non spetta a un'amministrazione ospedaliera, ma deve essere un atto politico della Regione». Come è noto la decisione di chiudere e trasferire i due reparti da Passirana a Garbagnate e Rho è stata presa per tamponare la cronica carenza di infermieri nei reparti di medicina. In attesa di fare nuovi concorsi per reclutare il personale, non potendo l'azienda ospedaliera chiudere i reparti di medicina, ha deciso di trasferire due reparti di specialistica, riducendone i posti letto, per razionalizzare il lavoro e recuperare infermieri da mettere nelle corsie dove c'è più bisogno. «QUESTO accorpamento durerà 3-4 mesi e ci consentirà di continuare a garantire prestazioni efficienti e di qualità nei reparti medicina - spiegano dalla direzione generale -. Non stiamo svendendo nè chiudendo alcun ospedale, ma stiamo cercando di far fronte a una gravissima situazione di mancanza di infermieri senza tagliare i servizi ai pazienti. Basta fare un giro negli ospedali per vedere che questa azienda ha aperto nuovi servizi sanitari per i cittadini». Anche la preoccupazione dei dipendenti di Passirana in merito al rischio di chiusura del presidio - in quanto restano meno di cento posti letto - sembra essere infondata. L'azienda ospedaliera precisa infatti che la Regione, la quale deve prendere le decisioni in merito al futuro dell'ospedale, è informata che si tratta di una situazione temporanea e di emergenza. Ma la preoccupazione dentro e fuori dall'ospedale resta e nei prossimi giorni a Passirana si terrà un'assemblea pubblica per discutere del problema.



Infermiere coraggioso
blocca il malvivente arrestato per rapina

Corriere Mercantile del 14/11/2008 p. 6

CHIAVARI - L'infermiere fa arrestare un ladro mentre deruba un degente e il difensore lo fa tornare in liberà al termine del processo per direttissima: è accaduto ieri mattina. L'arresto risale a mercoledì pomeriggio quando, grazie all'attenta presenza di un infermiere di una Rsa di Chiavari, un ventitrenne di Lavagna, è stato sorpreso a frugare fra gli effetti personali di un anziano degente. Il ladro, aveva sfruttato l'orario di visita per intrufolarsi nella struttura ma, mentre stava arraffando alcune banconote (100 euro in totale) da una borsa e alcuni monili, è stato sorpreso dall'infermiere. Sulle prime il giovane ha cercato di scappare, divincolandosi ingaggiando anche un "corpo a corpo" poi ha provato a tirare fuori un giravite di oltre venti centimetri e durante la colluttazione che avveniva di fronte ad alcune persone in visita riusciva a divincolarsi e a scappare. Una fuga, però, la sua che durava solo pochi metri: l'azione dell'infermiere, infatti, aveva permesso ai carabinieri del Nucleo Operativo radiomobile del comando di Chiavari di arrivare sul posto in tempo per ammanettarlo. Dopo la notte trascorsa in carcere il ventritreenne, Andrea F., lavagnese, con precedenti penali, è stato portato di fronte al giudice per il processo con rito direttissimo. Il suo difensore, Claudio Zadra, dopo la convalida dell'arresto ha chiesto la scarcerazione ed ha patteggiato la pena, insieme al pubblico ministero, Giulia Del Bene, a un anno e sei mesi di reclusione con i benefici della condizionale. Il ventritrenne era accusato, oltre che di rapina impropria anche di lesioni (nei confronti dell'infermiere) e di un arnese atto allo scasso, come il giravite, usato in questo caso come "arma".



Casa Emmaus alla Cgil: aumentata l'assistenza

Il Piccolo di Trieste del 14/11/2008 ed. Nazionale p. 25

«Siamo sorpresi delle affermazioni della sigla sindacale Cgil in quanto non riflettono l'effettiva organizzazione del lavoro nella nostra struttura». Risponde così, il presidente della Casa Emmaus, alle accuse lanciate ieri dalla Cgil. «Casa Emmaus - afferma -, a fronte di uno standard regionale che prevede la presenza in organico di un infermiere ogni 15 ospiti (quantificabile, nello specifico caso, in 8 infermieri), si è dotata da tempo di 12 unità infermieristiche (di cui 1 a part time), per rispondere adeguatamente agli aumentati bisogni sanitari dell'utenza. Si precisa altresì che quattro di questi infermieri coordinano i rispettivi nuclei in cui è stata organizzata la casa e che un infermiere è sempre presente durante la notte». «Indicatore dell'aumentato livello di tutela garantito agli ospiti - conclude - è, peraltro, la flessione dei giorni di ospedalizzazione che, negli ultimi mesi, sono andati incontro a un calo del 25% rispetto all'anno precedente».



«Ero disperato, dovevo fidarmi»

Unione Sarda del 14/11/2008

Il racconto di una vittima del raggiro all'ospedale MarinoUno delle presunte vittime del raggiro architettato da Danilo Meloni, venticinquenne ex tirocinante di Ortopedia, è un asseminese di 19 anni.Si sono conosciuti in un locale notturno, zona via Dante. Erano allo stesso tavolo di fronte ad una birra. Amici di amici. È nata una simpatia («nessuna avance sessuale però»), poi qualche giorno dopo è arrivata la proposta: «Quel ragazzo mi ha detto di essere il responsabile del "Centro assunzioni dell'Ospedale Marino". Io ci ho creduto». Uno delle presunte vittime del raggiro architettato da Damiano Meloni, venticinquenne operatore sanitario ed ex tirocinante del reparto di Ortopedia, è un asseminese di 19 anni. Giura di non aver dato denaro: «Neanche un euro. E neppure altro». La firma sotto quel contratto taroccato però, l'ha messa. LA DISPERAZIONE «Ero e sono disperato, stavo cercando un lavoro. Vivo da solo, mi devo mantenere e pagare l'affitto. Avevo bisogno di quel posto, ho provato a fidarmi». Era metà ottobre, lui avrebbe dovuto prendere servizio qualche giorno dopo. Così era il patto. Sul foglio in formato A4 , poche righe in un italiano zoppicante e l'intestazione "Azienda ospedaliera Marino". «Poi è sparito, non si è fatto più sentire e ho capito di essere stato preso in giro». Il ragazzo non ha iniziato a lavorare nel reparto di Ortopedia, a differenza di un altra vittima, un uomo di 44 anni (che avrebbe ceduto ad un ricatto sessuale pur di firmare il contratto), che ha prestato servizio per una sera, insieme a Meloni. LA GIORNATA DI LAVORO Al secondo piano il venticinquenne era un viso conosciuto: aveva appena concluso un periodo di tirocinio nel dipartimento, previsto da un corso di formazione professionale per operatore sanitario, regolarmente frequentato. Uno stage durante il quale il giovane aveva registrato movimenti e abitudini del personale. Infermieri, medici e ausiliari. Quelli veri. Così, approfittando dell'assenza della caposala, i due entrano in corsia vestiti da operatori sanitari e si presentano come tirocinanti. «Ma come, la caposala non vi ha detto nulla?». È il 16 ottobre, alle tre del pomeriggio. I falsi infermieri lavorano per una sera nel reparto di Ortopedia. Lavano i pazienti immobilizzati, li imboccano all'ora di cena e fanno le pulizie nel dipartimento. Fino alle sette di sera, quando salutano tutti e tornano a casa.L'INCHIESTA Le denunce, raccolte dai militari della stazione di San Bartolomeo, sono finite sul tavolo del pm Alessandro Pili. Al momento l'ipotesi di reato è quella di violenza sessuale, anche se l'inchiesta è ancora nelle prime fasi. Proseguono invece le indagini dei carabinieri, che in questi giorni stanno raccogliendo altre testimonianze per accertare il numero esatto delle persone che sarebbero rimaste coinvolte nel raggiro.MICHELE RUFFI 14/11/2008



Dalle Alpi all'Etna,
Tonda delle Utap fa "traballare" la Pianta organica

Il Giornale del Farmacista del 13/11/2008 , articolo di Alessandro Santoro N. 14 20 OTTOBRE 2008 p. 2

Le Utap e i poliambulatori in cui si stanno progressivamente raggruppando i medici di famiglia mettono a rischio la stabilità delle farmacie rurali o alterano gli equilibri della rete territoriale a causa di spostamenti di utenza e quindi di fatturati. Lo si paventa da tempo (da un paio di anni Federfarma segue preoccupata il fenomeno) e ora se ne ha la certezza. La casistica è abbondante e il Veneto, regione che sulle Utap scommette da anni, offre parecchi casi emblematici. C'è per esempio la farmacia rurale di Cison Valmarina, in provincia di Treviso: il medico di base in servizio nel comune si è trasferito nell'Utap di Follina, la cui sede dista pochi metri dalla farmacia del paese; morale, il farmacista di Cison ha visto calare del 70% il proprio fatturato. «Se non si trova una soluzione» conferma il presidente di Federfarma Treviso, Franco Gariboldi Muschietti «l'esercizio rischia di chiudere». Altro caso in provincia di Belluno: l'Utap che ha scatenato i problemi ha sede a Longarone, la farmacia in difficoltà è quella di Castellavazzo: «L'esercizio è uno dei tanti aperti in deroga nel bellunese» spiega il presidente di Federfarma provinciale, Roberto Grubissa «e qui sta la contraddizione più palese: prima l'amministrazione regionale fa di tutto per assicurare un presidio ai piccoli centri montani, poi li mette in difficoltà aprendo un'Utap da un'altra parte. E oltre al danno la beffa: il sindaco di Castellavazzo vuole istituire un servizio-navetta che colleghi il paese con la struttura di Longarone». Stessi problemi in provincia di Rovigo: l'Utap aperta a Lendinara ha danneggiato la farmacia della frazione di Ramodipalo, la struttura inaugurata a Taglio di Po ha tolto clienti a una delle due farmacie del paese e li ha "regalati" all'altra. «E a Rovigo città» rincara Giorgio Bonetto, presidente di Federfarma provinciale «stanno aprendo una terza Utap, i cui locali sono di proprietà di un titolare e collocati proprio sopra il suo esercizio». Le aggregazioni dei medici di famiglia suscitano malcontento anche altrove. Nelle Marche, per esempio, danno grattacapi le "medicine di gruppo", poliambulatori meno "sofisticati" dell'Utap (da tre a otto medici anziché dieci-dodici, collocati in una struttura unica con personale di supporto ma senza medici specialisti, vedi riquadro a sinistra) ma non per questo meno "spinosi": «Lo sviluppo delle medicine di gruppo» conferma Giampaolo Zecchini, presidente di Federfarma Marche «ha danneggiato diverse rurali e spostato fatturati. In più alcune di queste aggregazioni hanno sede in locali contigui alla farmacia che li ha affittati, cosa che non rasserena i titolari danneggiati dalle aggregazioni. Il binomio farmacista locatoremedico locatario andrebbe evitato a priori, per trasparenza». Anche la Liguria vanta diverse Utap. E pure qui si registrano strascichi: «A Savona» racconta Roberto Ranaldo, presidente di Federfarma provinciale «l'Utap cittadina - che raggruppa 16 medici - ha messo in crisi tutte le farmacie della città tranne una, quella che gli sta accanto». Quel che è peggio, nei mesi a venire la casistica rischia di intensificarsi seriamente: la Sicilia ha inserito le Utap nel suo Piano sanitario, la Sardegna sta per scommettere sulle Case della salute e la Toscana si prepara a lanciare le Umg (vedi cartina). La domanda allora è: che cosa fare? «A Savona» è la replica di Ranaldo «alcuni cittadini si sono lamentati con il Tribunale per i diritti del malato per lo spostamento del proprio medico: le associazioni dei consumatori possono essere lo strumento con cui premere su Asl e Regioni». «Capisco i problemi dei farmacisti» obietta Brunello Gorini, segretario regionale della Fimmg (il principale sindacato dei medici di famiglia) «ma le Utap non peggiorano l'assistenza, bensì la migliorano. Perché permettono l'erogazione sul territorio di servizi e prestazioni oggi dell'ospedale. Il Ssn cambia e noi con lui». «Le Utap» chiude Gariboldi Muschietti «stanno solo acuendo la rigidità del nostro sistema. Sta succedendo ciò che temevamo: altri cambiano più velocemente di noi e ci trascinano come pesi morti. Va finalmente preso atto che occorre più flessibilità nella Pianta organica e nelle regole che normano il servizio». Lo mappa in dettaglio ABRUZZO // piano sanitario 2008-2010 prevede la trasformazione dei Nuclei di cure primarie in Utap. I Nuclei sono una ventina in tutto, offrono assistenza h24, hanno a disposizione personale infermieristico e erogano servizi diagnostici di base. BASILICATA La Convenzione regionale per la medicina di famiglia prevede l'avvio in forma sperimentale di un 'Utap. Ai medici aggregati è consentita la possibilità da dividersi tra sede centrale e studi periferici. CALABRIA La Convenzione regionale per la medicina generale sancisce lo sviluppo delle forme associative complesse, tra le quali le Utap. Allo scopo Regione e sindacati dei medici di famiglia concluderanno un accordo a parte che ancora dev'essere discusso. FRIULI // ddl di riassetto del Servizio sanitario regionale, "parcheggiato" in Consiglio dopo il cambio di governo, prevede l'istituzione di Utap (ribattezzate Uap, Unità di assistenza primaria) in tutto il territorio friulano. Le strutture dovranno erogare assistenza h24 e fare da "ponte" tra ospedale e cure territoriali. I medici aggregati potranno dividersi tra ambulatorio centrale e studi periferici. LIGURIA Regione e sindacati della medicina di famiglia stanno trattando per un accordo che prevede l'apertura di un'Utap in ogni Asl ligure. Al momento le posizioni restano distanti soprattutto sui compensi. MARCHE Nella Regione sono diffuse le medicine di gruppo, aggregazioni meno sofisticate delle Utap per numero di medici e personale di supporto. MOLISE // Piano sanitario regionale prevede la sperimentazione di «forme associative complesse» della medicina generale. In particolare si propone l'istituzione di Unità di cure primarie (Ucp) basate sul lavoro in gruppo, anche con sede unica. Tali unità dovranno garantire la continuità assistenziale e vari servizi sociosanitari. SICILIA Nel Piano sanitario regionale viene adottato il modello delle Case della salute, ma per dimensioni, numero di medici aggregati e servizi erogati le strutture siciliane assomiglieranno molto alle Utap. Da definire tempi e avvio delle prime esperienze. TRENTO L'Accordo integrativo per la medicina generale prevede lo sviluppo di «forme associative innovative», tra le quali le Utap. ,,•••• TOSCANA // Piano sanitario regionale 2008-2010 prevede l'istituzione delle Umg (Unità di medicina generale), aggregazioni a livello di distretto per l'erogazione di servizi sociosanitari. A breve la legge di riorganizzazione del Ssr ne detterà caratteristiche e configurazione. VENETO Nel Piano sanitario regionale 2007-2009 è prevista l'istituzione di almeno due Utap per ogni Asl. La Convenzione regionale con i medici di famiglia definisce tre diversi modelli di Utap, uno dei quali - il più diffuso - prevede orario di lavoro "sdoppiato" tra sede centrale e studio periferico.
La scheda
Il dizionario delle aggregazioni tra medici di famigliaUtap A teorizzare il modello fu l'ex ministro della Salute, Girolamo Sirchia. Le Utap (Unità territoriali di assistenza primaria) sono polimabulatori in cui operano medici di famiglia (dagli otto ai dodici), personale di supporto (infermieristico e di segreterìa), Guardia medica per I'h24 (due-quattro operatori), pediatra di base e medici specialisti. Attualmente questo tipo di strutture, dove vengono erogate prestazioni diagnostiche di base, risulta diffuso soprattutto in Veneto e Liguria, ma esperienze dello stesso genere si registrano anche in altre Regioni. In Veneto, il Piano sanitario locale prevede la costituzione di due Utap per Asl, secondo una tipologia definita dalla Convenzione regionale per la medicina di famiglia (in via di aggiornamento). La formula più diffusa prevede che i medici aggregati nell'Utap dividano il loro orario di visita tra la sede centrale e i loro vecchi ambulatori. Medicina di gruppo È la più avanzata tra le «forme associative complesse» previste dalla vecchia Convenzione della medicina di famiglia, in ridiscussione mentre scriviamo. Più piccola di un'Utap, la medicina di grup- po è costituita da un numero di medici non superiore a otto, riuniti in un'unica sede (eventuali ambulatori distaccati sono consentiti, ma l'orario di lavoro dev'essere aggiuntivo rispetto a quello dedicato al gruppo) e collegati telematicamente in modo da condividere cartelle cllniche e dati dei pazienti. Tale forma associativa consente di mettere in comune il personale infermieristico e di segreteria, ma l'assenza di Guardie mediche e medici specialisti riduce la possibilità di erogare h24 e prestazioni diagnostiche. Case della salute Teorizzate dall'ex ministro Livia Turco, le Case della salute sono presidi distrettuali per l'accesso unico alle cure primarie. Oltre a un numero variabile di medici di base, nella Casa della salute sono infatti in servizio personale dell'AsI, operatori sociosanitari e servizi sanitari distrettuali. Nuclei di cure primarie e Unità di cure primarie Diffusi in Toscana ed Emilia Romagna, Ncp e Ucp sono raggruppamenti di dimensione distrettuale in cui i medici svolgono a turno parte della propria attività Negli Ncp/Ucp sono previsti sportelli di accesso ai servizi distrettuali.

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