La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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lunedì, novembre 17

Rassegna Stampa - 15.16.17-11.2008


In breve

Il Messaggero del 16/11/2008 ed. LATINA p. 39

Formia
Abusivismo Un ampliamento senza alcuna concessione ha portato all'ennesima denuncia. I carabinieri di Formia hanno segnalato all'autorità giudiziaria per abusivismo edilizio, violazione del vincolo idrogeologico e paesaggistico un uomo di 65 anni che aveva "trasformato" la sua terrazza.Formia/Screening
In occasione della Giornata mondiale della sanità sarà oggi allestito a Formia, in piazza della Vittoria, dalle 15 alle 20, a cura della struttura complessa di Diabetologia dell'ospedale di Gaeta e in collaborazione con l'Associazione Diabetici Sud pontino, un presidio diabetologico. Saranno presenti medici specialisti, dietiste e infermieri, che saranno a disposizione di quanti vorranno controllare la glicemia e avere chiarimenti sul diabete. Lo screening è gratuito.Vindicio, il ricorso Gli operatori balneari del litorale formiano di Vindicio hanno presentato ricorso al Tar di Roma contro due decreti della Regione Lazio con i quali vengono rinnovate le concessioni per gli impianti di itticoltura e mitilicoltura nel Golfo di Gaeta. Gli operatori turistici formiani hanno annunciato anche altre iniziative di lotta.



Crollo di una palazzina simulazione col Cives

Il Centro del 15/11/2008 ed. Pescara p. 15

CHIETI. Gli infermieri del Cives coinvolti in una maxiemergenza. Oggi dalle 9 alle 13, nella sala consiliare della Provincia, e dalle 15 alle 18 per la simulazione pratica in piazza Vico, convegno/corso dal titolo "La gestione delle maxiemergenze. Ruoli e compiti del personale infermieristico, integrazione con i volontari di protezione civile nel trattamento dei paziente politraumatizzati". L'iniziativa, organizzata dall'associazione di protezione civile Cives (coordinamento infermieri volontari emergenza sanitaria), presidente provinciale Michele Cozza, collegio infermieristico Ipasvi, rappresenta un'occasione importante per la formazione di infermieri, volontari del soccorso e protezione civile. Due le sessioni. La prima la mattina su maxiemergenze, compiti del 118, piani ospedalieri per i massicci afflussi. Nella seconda gestione di pazienti politraumatizzati. «Le tematiche legate al trauma», dice Cozza, «rivestono un'importanza fondamentale a causa dei molteplici incidenti stradali, sul lavoro e domestici oltre che a rappresentare la patologia maggiore in protezione civile nelle calamità naturali». La simulazione, con l'intervento dei vigili del fuoco, consiste nel crollo di una palazzina con 15 politraumatizzati (con i truccatori della Cri) da soccorrere.



Operatori e volontari riuniti per «Trieste abile»

Il Piccolo di Trieste del 16/11/2008 ed. Nazionale p. 23

Ampia partecipazione, l'altra sera, al ristorante Harry's Grill in piazza Unità, per la serata di Solidarietà promossa dal Collegio Ipasvi (Infermieri professionali) di Trieste in favore dell'associazione Centro Trieste Abile, che si rivolge a tutte le persone con disabilità e ai loro familiari, nonchè a tutti gli operatori ed alle realtà attive nel settore.L'iniziativa, che viene organizzata per tutti gli iscritti del collegio Ipasvi di Trieste a conclusione del mandato triennale 2006-2008 del consiglio presieduto da Flavio Paoletti (foto), ha registrato la presenza di oltre settanta operatori sanitari e rappresentanti di associazioni impegnate nell'ambito del volontariato e dell'assistenza.L'iniziativa ha offerto l'occasione per presentare le finalità e i progetti di Trieste Abile, che - come ha ricordato nel corso della serata il coordinatore dell'associazione, Stefano Marchioni - offre un ampio e aggiornato monitoraggio su disservizi e criticità, ma anche sulle opportunità e sui servizi che vengono garantiti agli utenti sul territorio.Alla serata in favore di Trieste Abile hanno preso parte anche Adele Pino, assessore provinciale alle Politiche attive dl lavoro, Flavio Paoletti presidente di Ipasvi Trieste, Emanuela Fragiacomo, direttore del Distretto 4 dell'Azienda sanitaria di Trieste e Vincenzo Zoccano, presidente della Consulta provinciale disabili, oltre ai rappresentanti di associazioni ed enti attive nell'ambito della sanità triestina.Nei prossimi giorni intanto giunge a scadenza il triennio del Consiglio direttivo del Collegio Ipasvi di Trieste, che sarà rinnovato con le elezioni in programma nel fine settimana del 26-28 novembre. Per eventuali informazioni ci si può rivolgere al sito ww.ipasvitrieste.it oppure telefonare al numero 040.370122.



INFORMAGIOVANI ORBETELLO

Il Tirreno del 17/11/2008 ed. Grosseto p. 3

Gli annunci che riportiamo di seguito sono pubblicati sul sito dello Spazio Giovani Orbetello all'indirizzo www.spaziogiovaniorbetello.com.2 addetti distribuzione volantini, prestazioni occasionali, orario part time, minimo 18 anni.1 barman, 1 pizzaiolo, 1 aiuto cuoco, tempo determinato con possibilità di trasformazione a tempo indeterminato, richiesta esperienza lavorativa.3 consulenti commerciali, contratti da verificare, età minima 24 anni, possesso diploma scuola superiore, patente B.1 addetto toilette per cani e commesso al pubblico, tempo indeterminato, età minima 18 anni, patente B.Manpower cerca: Inviare CV al fax 0564.439910 o all'email grosseto.ferrucci@manpower.it1 cuoco, contratto part time determinato con prospettive, orario diurno, gradita precedente esperienza, luogo di lavoro Monte Argentario.1 Magazziniere, disponibilità immediata a contratti full time tempo determinato, necessaria precedente esperienza nel settore, buona conoscenza del computer, luogo di lavoro Albinia.Ali cerca:1 infermiere professionale, lavoro come dipendente subordinato. Non necessaria l'iscrizioneall'IPASVI ma il possesso del titolo di studio. CCNL di categoria. Orario di lavoro tempo pieno con orari su turni senza orario di notte. Durata del contratto sei mesi conprobabile assunzione a tempo indeterminato. Luogo di lavoro provincia di Grosseto.Sei interessato ad un lavoro offerto dall'agenzia interinale Manpower, ma non hai la possibilità di recarti a Grosseto per un colloquio? Bene, da oggi lo Spazio Giovani in collaborazione con la Manpower ti danno la possibilità di fare un colloquio conoscitivo nella tua zona. Lunedì 24 novembre 2008 dalle ore 15,00 alle ore 17,00 un'addetta alla selezione del personale sarà presente nelle sale dell'ufficio informagiovani in Piazza della Repubblica 1 a Orbetello per conoscere te e le tue attitudini. Vieni a trovarci portando con te il tuo Curriculum Vitae con allegata una fototessera. Il tempo previsto per ogni colloquio è di circa 15 minuti. Per info e appuntamenti tel. 0564/867504.PRIVATILaureata impartisce ripetizioni di inglese, spagnolo, italiano, filosofia e storia per elementari, medie e superiori. Contattare Ilaria al num. 349/7750598.Laureata in giurisprudenza con voto 110 e lode, abilitata all'insegnamento delle materie giuridiche ed economiche, con pregressa esperienza di insegnamento preso istituti superiori, offresi per ripetizioni di diritto ed economia politica ad Orbetello. Cell. Michela 349/1868780.Ragazza diplomata e con esperienza professionale impartisce lezioni di canto. Per contatti yupppy84 yahoo.it.Svolgo piccoli e grandi lavori di sartoria: orli, ritocchi a vestiti ed abiti, giacche. Per contatti 0564-831083.Ragazza con esperienza offresi come baby sitter (da o a 6/7 anni) e per aiuto compiti (elementari e medie). Zona Albinia, Orbetello e Monte Argentario, cell. 333-9395958 Paola.



Doppio lavoro, sospesi nove infermieri

Il Messaggero del 15/11/2008 ed. ANCONA p. 49

La direzione di Torrette: tre mesi di stop. In sette fanno ricorsodi MARINA VERDENELLI
Infermieri con il doppio lavoro, notificati i primi provvedimenti disciplinari per il personale dell'ospedale di Torrette. L'azienda Ospedali Riuniti ha deciso di applicare tre mesi di sospensione dal servizio ai 9 dipendenti finiti nella rete del Nas. Decisione che in 7, difesi dall'avvocato Paolo Campanati, hanno subito deciso di impugnare. «Faremo ricorso - annuncia il legale - alla magistratura del lavoro. Il provvedimento è spropositato e ingiustificato». Il controllo dei carabinieri del nucleo antisofisticazione, scattato per il periodo 2006-2007, aveva portato a fine luglio alla denuncia per truffa di 9 infermieri. Sei della rianimazione, 1 ad ortopedia, 1 in neurologia e 1 in servizio al 118. Altre irregolarità erano state riscontrate all'Inrca della Montagnola e nell'ambito della zona territoriale 7 per un totale di 14 denunce. L'azienda Ospedali Riuniti aveva fatto partire un'inchiesta interna per andare a fondo ai casi scoperti dal Nas che avevano rilevato la doppia attività dei dipendenti pubblici vietata per contratto. Oltre a lavorare per l'ospedale i carabinieri avevano scoperto prestazioni a strutture di cura private. Ma stando alla difesa le motivazioni per contestare il provvedimento disciplinare deciso dall'azienda di Torrette, che inizialmente si era mossa minacciando addirittura il licenziamento, ci sarebbero tutte. «Quanto contestato ai miei clienti - spiega Campanati - non è rilevante dal punto di vista disciplinare. La decisione presa è dunque immotivata e spropositata. Questo è dimostrabile dallo stesso regolamento disciplinare del contratto di lavoro collettivo degli infermieri di Torrette. Tanto per fare un esempio, il regolamento prevede solo 10 giorni di sospensione dal lavoro per mancanze più gravi come l'assenza ingiustificata del dipendente ripetuta per 10 giorni. Vale a dire che chi sta a casa per 10 giorni consecutivi senza lavorare e avvisare l'azienda del motivo si prende solo 10 giorni di sospensione. Perché allora 3 mesi a chi dal lavoro non si è mai assentato ? I miei clienti sono stati accusati di svolgere la doppia attività al di fuori dell'orario di servizio. Non sottraevano tempo e risorse a Torrette. Per questo - ribatte l'avvocato - il provvedimento è esagerato. Ci sono comportamenti peggiori che hanno pene meno severe. Come la falsa testimonianza o il comportamento minaccioso verso l'azienda o verso terze persone. Anche per questi casi ci sono solo 10 giorni di sospensione dall'attività». Campanati sottolinea inoltre che gli infermieri, prima della denuncia del Nas, avevano sospeso la doppia attività volontariamente e non perché sorpresi fisicamente a prestare servizio nelle strutture private. I controlli cartacei poi hanno portato ad evidenziare la doppia attività dei soggetti. Un'attività saltuaria, stando ai dipendenti, svolta per pochi mesi. Fino alla decisione del giudice il provvedimento deciso da Torrette è comunque sospeso.



Nasce la prima scuola "transnazionale"
per medici, infermieri e amministratori

Il Gazzettino del 16/11/2008 ed. NAZIONALE p. 12

FORMAZIONE Trieste
Una scuola euroregionale per il personale sanitario di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Carinzia, che coinvolge medici, infermieri e altri operatori del settore, amministratori compresi: il progetto, nato due anni fa per volontà delle tre regioni a cavallo della frontiera, assumerà concretezza operativa entro l'anno in corso con l'attivazione dei primi corsi di formazione e aggiornamento.
L'istituzione si chiama Sanicademia, è presieduta dalla Regione Friuli Venezia Giulia attraverso la Direzione dei rapporti internazionali ed è retta da un amministratore delegato: si tratta del direttore generale dell'ospedale di Villach Karl Wulz. In effetti la Sanicademia ha sede centrale proprio a Villach, ma sedi decentrate delal struttura sanitaria si trovano a Trieste e a Venezia.
Il progetto anticipa sul campo i principi di integrazione euroregionale rilanciati di recente dai governatori del Nordest Giancarlo Galan e Renzo Tondo, dopo la scomparsa del collega carinziano Jörg Haider che dell'Euroregione era stato fino all'ultimo un attivissimo promotore.
Le idee sono molte e suffragate dall'attivazione di fondi strutturali europei sul programma Italia-Austria. Previsti, nella fase d'avvio operativo, corsi per l'emergenza e due progetti: uno si chiama Inform e affronta i problemi dell'obesità infantile, l'altro invece è un piano di formazione generale.
Altri "soci" del club euroregionale di formazione sanitaria entreranno prossimamente, a cominciare dalla Bulgaria. La Slovenia, da parte sua, sta decidendo in queste settimane sulla propria adesione al programma.
Il progetto di Sanicademia prevede uno scambio sistematico d'informazioni fra i sistemi sanitari regionali, una sorta di "campus" diffuso e permanente. E siccome finora i crediti di formazione professionale di medici e infermieri risultavano attivabili soltanto in patria, grazie a Sanicademia verrà abbattuta anche questa "frontiera" di carattere amministrativo: si stanno infatti studiando le modalità per consentire accreditamenti anche per la formazione (comune) predisposta comunemente dalle Regioni del Nordest italiano e dalla Carinzia. Già numerose risultano le adesioni di Aziende sanitarie e ospedaliere del Friuli Venezia Giulia per perfezionare i livelli di preparazione del proprio personale.
M.B.



Scuola infermieri arriva lo sfratto

Il Secolo XIX del 16/11/2008 ed. La Spezia p. 17

La Provincia rivendica i locali per gli uffici, 150 allievi in strada SARA' una caldaia a porre fine alla lunga agonia della scuola infermieri spezzina sulla quale da sette anni incombe l'incubo dello sfratto. La caldaia in questione è quella del riscaldamento del palazzo di via Migliari che ospita il corso di laurea triennale in scienze infermieristiche. Il proprietario dell'immobile, l'amministrazione provinciale, ha intimato lo sfratto sette anni fa per ristrutturare l'edificio e ricavarvi spazi per i propri uffici e nel marzo di quest'anno l'intimazione a liberare i locali è diventata esecutiva senza che nessuno si sia preoccupato di trovare una sede alternativa al corso di laurea. Ora a dare il colpo di grazia all'annosa vicenda ci ha pensato la caldaia del riscaldamento. La Provincia che intende ristrutturare il palazzo e ha sfrattato l'inquilino non vuole spendere i soldi della riparazione, l'Università e l'Asl, che da un giorno all'altro potrebbero essere costretti a traslocare, sono sulla stessa posizione e non mettono mano al portafogli. In questo empasse la caldaia è destinata a rimanere spenta, l'inverno si avvicina e a patire il freddo saranno i cento studenti che seguono le lezioni nell'edificio. Al di là del problema contingente del riscaldamento c'è, ben più grave, quello della sede del corso di laurea. Sette anni non sono bastati a trovarne una alternativa e ora l'unica proposta emersa è quella di trasferire studenti e insegnanti in locali del centro Tiresia, alla Bellavista di Lerici. Non è neppure ben chiaro se i locali necessari ci siano e soprattutto se siano sufficienti ad ospitare i 150 iscritti al corso oggi spezzato in due tronconi. Cento allievi sono sistemati in via Migliari nell'immobile la cui capienza fu parzialmente ridotta dopo un sopralluogo dei carabinieri del Nas i quali fissarono a cento il numero massimo di studenti che poteva frequentare le aule. I cinquanta in eccesso sono stati sistemati nella sala multimediale dell'Asl in via XXIV Maggio dopo un fallimentare tentativo di trasloco proprio al centro Tiresia durato qualche mese nei quali sono emersi i mille disagi per docenti e allievi del corso costretti a saltare da una sede all'altra. Ora l'ipotesi di utilizzare le aule del Tiresia torna d'attualità e incassa le critiche del segretario della Uil Walter Andreetti e quelle del responsabile della sanità di Forza Italia, Giampaolo Giusti. Entrambi temono che alla fine la città perda il corso di laurea ed entrambi criticano duramente la scelta del Tiresia e i sette anni di inerzia della classe politica. Durissimo Giampaolo Giusti: «Il destino di questi ragazzi che, con un indice di occupazione del 97 per cento, frequentano un corso universitario ­ dice ­ non rientra negli interessi dell'amministrazione comunale. La Provincia? Meglio non parlarne. Barricata sulle sue posizioni da anni non ha mai prospettato una soluzione al problema». Andreetti boccia senza possibilità di appello l'ipotesi del Tiresia : «E' già stata svolta con esiti negativi ­ dice per alcuni mesi nel 2005», Giusti sottolinea di disagi per gli studenti e in La sede del Tiresia alla Bellavista di Lerici dove si pensa di trasferire il corso di laurea in scienze infermieristiche particolare quelli che utilizzano il treno e, nel caso di un trasloco alla Bellavista, dovranno sobbarcarsi spese e disagi utilizzando uno degli scarsi bus che collegano la città con la località lericina. Per Giusti poi è altrettanto grave che salti anche un importante tassello dell'operazione di rivitalizzazione del quartiere umbertino anche attraverso la presenza della scuola. Entrambi poi manifestano un timore che pare una quasi certezza: la possibilità che altre provincie "scippino" il corso alla Spezia. Da molti anni il Tigullio e l'Asl 4 premono per ottenere il corso di laurea e naturalmente sono pronti ad offrire locali adeguati.


Infermieri sospesi a Torrette

Corriere Adriatico del 16/11/2008 p. 1

ANCONA - Nove infermieri sospesi per il doppio lavoro. L'azienda ospedaliera di Torrette impone lo stop di tre mesi ad alcuni dei dipendenti che erano finiti nel mirino dei carabinieri del Nas. I numeri del fenomeno sono più ampi, fonti interne al sindacato parlano di una quarantina di casi sospetti. E auspicano un intervento a livello governativo per mettere ordine alla materia. Serve una normativa che permetta agli infermieri di fare la doppia professione, al pari dei medici. E' la posizione del Nursind, che attende una comunicazione ufficiale da parte del ministero della Salute. La diversità di trattamento tra le due categorie di operatori della sanità viene percepita come un'anomalia dagli infermieri. Che mal volentieri accettano che i medici, che percepiscono uno stipendio decisamente superiore, possono svolgere anche un'altra attività e loro no. Non c'è pari dignità tra i camici bianchi. Il sindacato ha motivato le proprie argomentazioni ad alcuni parlamentari delegandoli ad adoperarsi a far luce su questa situazione. "Ci sono realtà in Italia per cui se dovessero sospendere o licenziare tutti quelli che fanno il secondo lavoro rischiano di mandare tutti nel settore della sanità�?, fa notare qualcuno. E c'è chi sottolinea come la legge viene applicata in modo differente sul panorama nazionale: in maniera blanda al nord e rigida al centro-sud. Occorre anche sottolineare come gli infermieri fanno determinate scelte per necessità. Difficile rovinarsi la vita con turni di notte dopo una giornata massacrante in ospedale se non c'è una impellente esigenza economica. Il sindacato punta lo sguardo sulla sanità privata che si mantiene anche grazie al secondo lavoro dei dipendenti pubblici. E lamenta che la pubblica amministrazione si muove contro quei lavoratori non tanto per avere l'esclusiva delle loro prestazioni ma per avere invece una piena gestione dei propri dipendenti.



Bertolotti, testimone del "bell'amore"

Il Cittadino di Lodi del 15/11/2008 p. 12

Ricordato il medico barasino con una targa nella clinica di Pavian Sono passati tre anni dalla sua morte, eppure il ricordo del dottor Giancarlo Bertolotti, medico ostetrico-ginecologo presso il Policlinico di Pavia e direttore del Consultorio Centro per la famiglia di Lodi, è vivissimo. «Anzi, man mano che si vengono a conoscere i molteplici aspetti della sua straordinaria ed esemplare testimonianza di amore - spiega don Ermanno Livraghi di Lodi che sta raccogliendo gli scritti e le stestimonianze del medico barasino - e servizio alla vita, la sua figura si fa sempre più luminosa». Egli si è speso con tutte le sue energie, sia nella sua professione, sia nella sua opera di volontariato, è stato infatti fra i fondatori del Centro di aiuto alla vita (Cav.) a Lodi, a Pavia e a Sant'Angelo, inoltre è stato direttore del Centro per la famiglia di Lodi e consulente sanitario alla Casa-Famiglia "La fucina" a Vigevano, per la Casa dell'accoglienza della vita a Belgioioso e per il consultorio familiare a Binasco .Mercoledì 5 Novembre, terzo anniversario della sua morte, è stata celebrata una Santa Messa presieduta da monsignor Carlo Ferrari a Sant'Angelo Lodigiano, suo paese natale. «Coloro che vi hanno partecipato, più che pregare per il suffragio, hanno ringraziato il Signore per il dono della sua testimonianza di fede e di carità. Ormai da più parti - sottolinea don Livraghi - ed in termini convergenti si auspica che si avvii il processo per la sua beatificazione». Sabato 8 vovembre, il dottor Bertolotti è stato ricordato a Pavia con un'intensa e commossa celebrazione presso l'aula magna della Clinica ostetrico ginecologica del Policlinico, dove egli per più di trent'anni ha prestato servizio. L'aula era gremita: oltre al personale medico ed infermieristico, erano presenti molte persone che l'anno conosciuto ed apprezzato, molti che hanno beneficiato della sua opera e fra questi i bambini della Casa-Famiglia "La Fucina" di Vigevano, inoltre era presente il coro di Cl a cui per un certo tempo ha partecipato, in quanto aveva una particolare passione per il canto corale. All'inizio della celebrazione la dottoressa Laura Montanari, ha espresso la stima e l'ammirazione dei colleghi medici e degli infermieri che hanno lavorato con lui. Ha messo in rilievo il suo impegno senza risparmio di energie per evitare le interruzioni di gravidanza: «Si sentiva spinto da una missione da compiere, urgente e decisiva, all'inizio degli anni 80 con l'approvazione della legge 194. Un impegno difficile per lui, che ha sofferto per la solitudine e per l'incomprensione su questo argomento, proprio nella sua clinica, tra i suoi colleghi. Ma ha sempre perseverato nel suo impegno, con caparbietà unita alla pacatezza, con rispetto e sensibilità, con attenzione ai casi umani che gli si presentavano. Il suo esempio ha contagiato molti, così che si è formata una rete di sostegno alle donne in difficoltà: dalle infermiere, agli anestesisti, agli ecografisti, pronti a seminare una parola o un suggerimento». È seguita la celebrazione della Santa Messa. Ha presieduto monsignor Angelo Comini e concelebrato da don Livraghi. Monsignor Comini che ha conosciuto Giancarlo fin dagli anni dei suoi studi in medicina a Pavia, ha commentato il programma di vita che Giancarlo si era proposto negli anni della gioventù, a cui è sempre stato fedele: "Creando gli uomini liberi, Dio rivolse a tutti l'invito a fare il bene; io umilmente accetto"; ha poi messo in rilievo che Giancarlo, seguendo tale programma, ha vissuto con originalità ed intensità il vangelo delle beatitudini. Dopo la Santa Messa il dottore Assanelli, presidente del Cav di Pavia ha meso in luce, annunciandolo pubblicamente, l'apertura presso la clinica stessa di un ufficio-sportello del Centro di Aiuto alla Vita dedicato alla memoria del dottor Bertolotti con una targa benedetta nel corso della celebrazione.



In Regione il caso infermieri

Il Piccolo di Trieste del 17/11/2008 ed. Nazionale p. 15

«Gli infermieri professionali che operano nel sistema pubblico sono distribuiti in modo non equo. Questa situazione non permette l'entrata in funzione delle nuove sale operatorie costruite a Cattinara e costate complessivamente sette milioni di euro. Chiedo un immediato intervento a benefico dei malati che non possono attendere oltre».E' questo il contenuto dell'interrogazione presentata dal consigliere regionale Bruno Marini sull'emergenza che attanaglia l'Azienda ospedaliero universitaria di Trieste. In sintesi l'esponente del Popolo delle libertà chiede al presidente della Giunta Renzo Tondo e all'assessore alla Sanità Vladimiro Kosic cosa intendono fare per ovviare a questa situazione.Secondo Marini il numero degli infermieri «presenti sul territorio, è costantemente aumentato, non di rado a scapito dell'Azienda ospedaliero-universitaria. Di fronte a questo aumento risulta una diminuzione del numero di prestazioni territoriali fornite ai cittadini, come è facilmente riscontrabile dai dati dell'Agenzia regionale della Sanità».



«Apriamo uno o più corsi per
formare tecnici specialisti e infermieri»

La Nuova Sardegna del 15/11/2008 ed. Nazionale p. 40

NUORO. Università, corsi di medicina? Su questo Asl e sindacato sono d'accordo. O quasi. La proposta della Cgil è di uno o più corsi collegati alla facoltà di medicina per formare personale medico, paramedico, e infermieristico all'altezza dei bisogni. «In occasione dello sciopero generale del 17 ottobre - ricorda la Funzione pubblica - abbiamo portato all'attenzione della Politica la proposta della costituzione di una Agenzia per la formazione gestita dalla Asl come ramo d'azienda e in convenzione con le universtà di Cagliari e Sassari, nell'ambito del polo nuorese». La Cgil dopo aver precisato che la proposta è stata fatta propria dell'assessore provinciale Franca Carroni sottolinea che l'Agenzia come soggetto di eccellenza su tre obiettivi: 1) la formazione di professionisti e dipendenti di settore sanitario e socio sanitario; 2) la gestione di corsi universitari delle professioni sanitarie; 3) l'alta formazione post universitaria. Alla fine il sindacato della Funzione pubblica ricorda anche quali potranno essere i corsi universitari da creare a Nuoro: 1) lauree triennali per infermieristica, fisioterapia, ostetricia, tencniche di prevenzione e radiologia; 2) lauree magistrali in scienze infermieristiche; della prevenzione; e scienze tecniche della diagnostica.(n.b.)



Sanità, inchiesta Cgil sulle liste della vergogna

La Nuova Sardegna del 15/11/2008 ed. Nazionale p. 40

La Funzione pubblica in campo contro le lunghe attese per una visita medica - «Sei mesi per prostata 4 per mammografia e sei per il cuore»NUORO. Sanità, ma non è tutto oro ciò che luccica nelle conferenze stampa. Ora la Cgil torna all'attacco e spara su tutto il fronte: a cominciare dalle lunghe liste d'attesa, che salgano di anno in anno, lasciando a terra anche i malati gravi e le donne incinte. L'inchiesta fatta dal sindacato mette il dito anche in altre piaghe, come la carenza di personale. Infine l'accusa alla Regione di dare pochi soldi a Nuoro e tanti, invece, ai soliti poli forti. Ma tanti anche a Sanluri.L'inchiesta della Cgil comincia dai livelli minimi di assistenza. E scopre che nelle diverse Unità ospedaliere vi è carenza di quasi tutte le figure professionali, medici compresi. E in particolar nelle Unità di emergenza. Alcuni esempi? Neurochirurgia, Rianimazione, ma soprattutto Emodinamica, dove la notte - denuncia la Cgil - il servizio è chiuso per «mancanza di infermieri e di posti letto». E non ci sono «garanzie per gli infartuati». Nel Pronto soccorso poi i pazienti sono costretti a lunghe ore di attesa.Liste d'attesa. Ma sono le liste di attesa a fare impressione. La Funzione pubblica Cgil nuorese dà questo grafico allarmante: 4 mesi di attesa per una mammografia; 6 mesi per una ecografia cardiaca; 4 mesi per una visita odontoiatrica; 4 mesi per una ecografia addome; 3 mesi per una visita oculistica; 7 mesi per ecodoppler tronchi sovraortici; 5 mesi per una visita nefrologica; 6 mesi per una visita urologica; 5 mesi per una visita allergologica pediatrica; e addirittura 1 anno per una visita odontoiatrica.Investimenti. L'altro dato negativo viene dalla distribuzione delle risorse che «penalizza» la Asl di Nuoro. I 862 milioni di euro della Regione sono finito così: alla Asl di Cagliari 249,8 milioni di euro; Asl di Sassari 208 milioni; Asl di Nuoro 7,5 milioni; Asl di Oristano 13,7 milioni; Asl di Olbia 16,4 milioni; Asl di Carbonia 42,2 milioni; Asl di Sanluri 52,3 milioni; Asl di Lanusei 5,6 milioni.«Dopo lo sciopero generale del 17 ottobre - commenta Michelangelo Gaddeo della Cgil - ci aspettavamo un attenzione maggiore dal governo regionale al dramma delle zone interne, invece basta esaminare la ripartizione dei fondi straordinari del piano di investimento sanitario 2008, per capire che non c'è assolutamente un cambio di rotta nelle politiche regionali. La delusione che proviamo è tanta. Ancora una volta sono le popolazioni del centro Sardegna ad essere penalizzate in modo pesante».Project financing. «Ci si era illusi, sbagliando - continua Gaddeo - che con l'ingresso del privato e con il progetto di finanza si sarebbe realizzato il terzo polo sanitario e tutte le problematiche dell'Azienda sanitaria n. 3 sarebbero state risolte. Purtroppo bisogna prendere atto che la situazione è molto diversa». Il Progetto Finanza per la Cgil comporterà un costo di circa un miliardo di euro da restituire in 27 anni dal proprio bilancio.Prestazioni aggiuntive. Secondo la Cgil per fronteggiare l'emergenza l'Asl sta ricorrendo a prestazioni aggiuntive, a traordinari per medici, tecnici e infermieri,orari prolungati, doppi turni.Il San Francesco starebbe scoppiando.Turni di servizio. Il sindacato denuncia che molti turni non sono conformi alle norme e che nei nei reparti di degenza si capisce chiaramente che la dotazione organica attuale è carente. I turni vengono dunque modificati quasi ogni giorno rendendo problematico il recupero psicofisico dei lavoratori. In molte unità operative vi è la presenza di un solo infermiere per turno. In altre non sono presenti le figure ausiliarie di supporto. Ne deriva che infermieri e tecnici sono costretti all'attribuzione forzata di mansioni improprie. Il demansionamento diventa regola. L'Asl inoltre tiene in piedi diversi servizi e attività facendo ricorso alle prestazioni aggiuntive e soprattutto agli istituti della pronta disponibilità e dello straordinario. Qualche esempio: nei nuovi Servizi come l'Emodinamica, Pronto Soccorso, Sala Operatoria e Traumatologia lavorano medici, infermieri e tecnici che svolgono turni dalle 18 ore alle 24 ore e più, con una ricaduta negativa sulla qualità delle prestazioni. Ulteriore causa di disorganicità nella gestione delle risorse umane per la Cgil deriva dall'utilizzo di decine di infermieri, tecnici, personale ausiliario, in funzioni amministrative. Ciò determina la carenza nei servizi sanitari.Part time e maternità. Secondo la Cgil con un atto unilaterale l'Asl avrebbe modificato l'orario di lavoro del personale Part time disorganizzando la vita familiare delle donne. Inoltre non si applicano correttamente i benefici previsti dal D.Lgs 151 a tutela delle lavoratrici madri.Parcheggi. Sempre con un atto unilaterale anche la società che gestisce i parcheggi avrebbe modificato il pagamento in alto anche per gli operatori sanitari.



La Svizzera paga il doppio Infermieri di nuovo in fuga

La Provincia di Como del 14/11/2008 p. 20

Il franco si rafforza rispetto all'euro, stipendi migliori in Canton Ticino Oltre venti gli specialisti che in tre mesi hanno lasciato il Sant'Anna In tre mesi, da giugno a settembre, l'Azienda Ospedaliera Sant'Anna ha assistito alle dimissioni di diciannove infermieri e di quattro ostetriche. Non sono i grandi numeri degli anni scorsi, quando la sanità comasca perdeva fino al 10-15 per cento di infermieri nel volgere di poco tempo, reclutati nelle cliniche d'oltreconfine che offrono un salario doppio, 3.000 euro contro i 1.500 al mese che comprendono turni e reperibilità. E il controvalore sul cambio è in rivalutazione per l'indebolimento dell'euro sul franco svizzero. Diciannove infermieri su 1.050 in forza nella più grande e più complessa azienda ospedaliera provinciale non sono comunque irrilevanti e più ancora significativo è il numero delle ostetriche, quattro su 27 che erano a fine giugno. Sono dati anche un po' a sorpresa, perchè sembrava che la richiesta da parte del Canton Ticino fosse cessata o molto rallentata. Bilanci, peraltro non recenti, indicano in 1300 i frontalieri della sanità, residenti nelle province di Como e di Varese che lavorano negli ospedali ticinesi, fin oltre Bellinzona, sia nel comparto pubblico che in quello privato e farebbero pure bella figura, perchè dalle nostre parti la preparazione è rigorosa e di qualità. E per trattenere esperienze e competenze sul nostro territorio, la Regione Lombardia aveva disposto incentivi particolari che però non raggiungono certo le cifre offerte dalla Svizzera, particolarmente interessanti in questo periodo di bassi salari ed alto costo della vita. Poi, le assunzioni si sono riaperte ed è stato chiamato chi aveva già inoltrato domanda e i nuovi candidati al pendolarismo. Ora, la richiesta è di nuovo rallentata e si infittiscono gli interrogativi sulle conseguenze per gli italiani quando la Svizzera allargherà ai Paesi dell'Est la libera circolazione dei lavoratori, un'apertura ormai imminente. Qualche comasco, comunque, sarebbe già tornato indietro, al vecchio posto di lavoro lasciato per il Ticino: le condizioni salariali, ha argomentato, sono migliori, oltre frontiera, tanto da riuscire pure a mettere da parte qualche risparmio, ma la qualità della vita personale e le possibilità di avanzamento professionali sono risultate inferiori rispetto a quelle italiane.Nessuna possibilità di fermare l'esodo, però l'Azienda Ospedaliera ha reagito subito con gli strumenti a disposizione per non lasciar sguarniti turni e servizi, addossando maggiori carichi di lavoro e maggiori responsabilità per chi è rimasto. Inoltre, ha in progetto nuovi potenziamenti dell'attività, possibili solo con adeguate risorse umane, come dice il direttore generale, Andrea Mentasti, che procede con il programma di miglioramento sull'esistente, in attesa del trasferimento del Sant'Anna a Como sud. In attesa dei concorsi, l'anno prossimo, l'ufficio infermieristico ha avuto il via libera per mettere in atto le misure che il caso richiede: si avvale, innanzitutto, della mobilità da altri ospedali e già da martedì (18 novembre), effettuerà la selezione sulle 24 domande giacenti, assegnando un incarico temporaneo in attesa di aprire il ruolo. E i neo infermieri diplomati il 30 ottobre scorso sono pronti per entrare in servizio in un settore dove il lavoro non è mai mancato, né mancherà, un lavoro sempre più specializzato, in grado di rispondere ad esigenze tradizionali ed avanzate. Maria Castelli14/11/2008



Bertoglio non si ferma, in arrivo infermieri esterni

La Provincia di Lecco del 16/11/2008 p. 26

MERATE (f. alf.) Il prossimo anno anche all'ospedale di Merate arriveranno gli infermieri forniti da una società esterna. Questo nonostante nelle scorse settimane infermieri e medici abbiano raccolto 440 firme di protesta per bloccare l'operazione. Resta solo da chiarire in quale reparto lavoreranno. Il direttore generale dell'azienda ospedaliera di Lecco, Ambrogio Bertoglio, conferma l'intenzione di proseguire sulla strada intrapresa al Manzoni di Lecco. Ma, allo stesso tempo, getta acqua sul fuoco. «Per noi si tratta di una scelta obbligata. O chiudiamo i reparti, oppure ricorriamo a questa soluzione. Siccome Merate è un ospedale con 300 posti letto e chiudere un reparto significherebbe renderlo troppo piccolo, non ci sono alternative».Non è tutto. «Solo se possiamo disporre di più infermieri al Mandic possiamo attivare servizi aggiuntivi oggi inesistenti. Sto parlando dell'osservazione breve, che diverrebbe l'alternativa tra le dimissioni e il ricovero in medicina, quindi l'abbattimento di ricoveri inappropriati». Entro la fine dell'anno, il servizio infermieristico verrà appaltato. «Sino ad oggi ci siamo avvalsi di un'agenzia esterna alla quale ricorrevamo in caso di emergenza. Con una gara d'appalto potremo avere un rapporto più stabile. Con i sindacati abbiamo preso accordi precisi. Ci limiteremo al 2-3% della forza infermieristica di tutta l'azienda. Stiamo parlando di 50-60 persone al massimo».16/11/2008



«Oggi i service privati hanno maggiore appeal»

La Provincia di Lecco del 15/11/2008 p. 18

Ma perché i service infermieristici trovano infermieri da reclutare, e l'ospedale no? Questa, più o meno, la domanda che in tanti si pongono dopo che, da mesi, l'azienda ospedaliera ha annunciato il ricorso ad una agenzia esterna per rimpolpare le fila del personale infermieristico. Una scelta che al Mandic di Merate ha scatenato le proteste del personale ottenendo, pochi giorni fa, una petizione di oltre 400 firme. Ma l'azienda boccheggia per mancanza di infermieri e la scelta del service (l'Hcm, nella fattispecie) è inevitabile. «Oggi il privato, le cooperative, le società, esercitano sui giovani un grande appeal: in primis, credo, perché offrono un ventaglio più ampio di tipologie di lavoro, dalle rsa alle cure domiciliari, oltre a formule di lavoro più flessibile, come il part time. Tutte ragioni che invogliano i neoinfermieri a optare per il privato invece che per l'ospedale pubblico» spiega Anna Cazzaniga, direttore del Sitra, il servizio infermieristico aziendale. «Prima il pubblico dava dei vantaggi indiscussi: posto fisso, garanzie pensionistiche. Solo 15 anni fa, ad ogni concorso si presentavano mille infermieri. Adesso, se ne presenta un decimo. Chi esce dal corso in infermieristica ha almeno tre proposte di lavoro. E può permettersi qualsiasi scelta». Poi, va detto che l'assunzione in ospedale segue procedure più vincolanti: due o tre concorsi l'anno, con accesso solo a chi è cittadino italiano. E il concorso è selettivo: «A parte il fatto che un buon 20% di quanti si iscrivono poi non si presentano ai test perché hanno trovato altre soluzioni, un altro 25% non risulta idoneo, cioè non passa il test. I service assumono più facilmente: ad esempio anche chi non ha la cittadinanza». Poi, c'è la questione vitto e alloggio: chi viene a lavorare a Lecco da fuori zona, deve provvedere da sé alla casa: «Invece, tanti service, in qualche modo, aiutano i propri infermieri con agevolazioni riguardanti l'alloggio o il trasporto». L'azienda ospedaliera ha bussato alla porta di alcune istituzioni lecchesi, per studiare la possibilità di ?accogliere? gli infermieri in appositi convitti, ma senza successo. Uno degli obiettivi del Sitra e dell'azienda sarà dunque quello di rendere più appetibile l'ospedale alle nuove leve. «Chi sceglie l'ospedale sa che qui ha la possibilità di crescere molto sul piano professionale?.L. Bos.15/11/2008



Il budget? Sforato,
perché siamo rimasti alla ?
spesa storica? prima dell'euro

La Provincia di Lecco del 15/11/2008 p. 18

La gente deve capire che l'ospedale non sta nuotando nell'oro. Gli infermieri? Ce li diano, se li trovano. Li assumeremmo subito». Il direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Lecco, Ambrogio Bertoglio, deve fare i conti con la più grossa impresa lecchese, e i conti non tornano. Non solo. Dall'opinione pubblica piovono critiche, petizioni popolari contro scelte impopolari, come il ricorso al service infermieristico esterno per supplire alla carenza cronica di personale. E poi c'è chi rema contro, da sempre, politicamente parlando. E il direttore non ci sta. Dopo le ultime proteste al Mandic per via del service infermieristico, il dg dà libero sfogo alle ?sue? rimostranze, mettendo i puntini sulle ?i?. «Partiamo dalla questione infermieri - dice a «La Provincia di Lecco» - Per il comparto infermieri, l'ospedale si appoggia su quattro gambe: le assunzioni tradizionali, i turni aggiuntivi chiesti agli infermieri, la riorganizzazione aziendale interna che stiamo attuando delegando funzioni non strettamente infermieristiche ? come rifare i letti o funzioni ?alberghiere? ? al personale ausiliario. E infine, ultima gamba che regge il tavolo, il service infermieristico». Però, dice, quest'ultimo è davvero una quota esile, minima, nella compagine totale degli infermieri assunti in azienda. E nonostante tutto questo, i conti ancora non tornano. «Ogni anno, solo per coprire il turn over dei posti lasciati vacanti da chi va in pensione, o si trasferisce, ci servirebbero 160 nuovi infermieri» spiega il dg, che a breve incontrerà i neolaureati del Polo didattico invitandoli caldamente a scegliere l'azienda.«Dal nostro polo universitario se ne laureano 40 ogni anno. Anche se scegliessero tutti il nostro ospedale, cosa che non avviene, rimarrebbero ancora 120 posti da coprire - sottolinea Bertoglio - Gli infermieri del service sono pochissimi, il 2-3 per cento. Una cinquantina. Ma c'è un'altra ragione per cui ci serve averli: fino a 7-10 anni fa, ricorrevamo al service solo nei periodi di maggior bisogno, come agosto. Adesso sono i service a chiedere continuità. E così ricorriamo al service. Altrimenti, quest'estate avrei dovuto chiudere l'ospedale» afferma lapidario il dg. «Per ora abbiamo chiesto alla società Hcm: la conoscevamo, segue reparti nevralgici come l'ematologia al San Gerardo. Insomma, di esperienza ne ha e ci fidiamo. Ma di certo indiremo presto una gara d'appalto. Eppure ?c'è chi pensa che, facendo queste scelte, noi stiamo ?rovinando? l'ospedale. C'è chi pensa che se non ci fosse l'opinione pubblica a fermarci, chissà dove andremmo. Roba da non crederci. Su tutte le scelte si può discutere, per carità. Ma la gente deve sapere che dietro ogni nostra scelta c'è la volontà di far crescere questo ospedale» ribadisce il direttore generale. Un ospedale che, ahimè, dice, soffre le conseguenze di una lodevole politica di parsimonia praticata nelle amministrazioni degli anni '90. «C'era una spesa da fare? I dg di allora ragionavano: rimandiamo finché siamo nella ?casa nuova?. Idea giusta, per carità: ma siamo arrivati qui, in via dell'Eremo, in una struttura cinque volte più grande del vecchio ospedale, nel 2001, con l'avvento dell'euro e il Patto di Stabilità che ha imposto il blocco della spesa pubblica. E così adesso, cerchiamo di far quadrare i conti come possiamo». Cosa che non impedisce l'acquisto di nuovi macchinari di ultima generazione: come la nuova tac in arrivo, o la nuova risonanza magnetica, o gli ecografi tridimensionali. «Dobbiamo tagliare dove possiamo. Ad esempio, a Natale ridurremo alcuni servizi ambulatoriali. Se sospenderemo le laparoscopie fino al 2009? Macché. È una altra voce priva di fondamento, messa in giro da chi rema contro».Laura Bosisio15/11/2008



Sanità, Cammisuli contesta i tagli

La Sicilia del 16/11/2008 ed. Nazionale p. 47

Portopalo. All'Asl 8 dice: «Come sindaco ho il diritto di chiedere degli adeguati servizi per la mia gente»Portopalo. E' scontro tra il sindaco Cammisuli e l'Asl 8. Motivo del contendere è ancora una volta la situazione del laboratorio prelievi che a Portopalo è attivo due volte la settimana e per un numero massimo di dieci prelievi alla volta. «E' una situazione inaccettabile e, cosa ancora più grave, è che il responsabile del subdistretto, già il 3 settembre scorso, ha inviato al direttore del distretto sanitario di Noto una relazione in cui spiegava la situazione riguardante la carenza di infermieri professionali. In quel documento, che faceva riferimento anche a Portopalo, - aggiunge il sindaco Fernando Cammisuli - si palesava anche il rischio di danno economico per l'azienda a causa di mancati introiti per prestazione non effettuate o per disaffezione dell'utenza. Il responsabile del subdistretto, quindi, evidenziava la necessità di provvedere ad assicurare urgentemente l'assegnazione del personale. Il colmo è stato che l'infermiere in servizio a Portopalo è stato spostato ad Avola. Il quadro è chiaro: il direttore sanitario di Noto è stato informato da Vaccaro. Bisogna vedere se l'informativa sia poi arrivata anche alla direzione sanitaria di Siracusa. Sta di fatto che gli ultimi passaggi relativi a Portopalo denotano un assoluto pressappochismo circa le esigenze di questo territorio di frontiera». Portopalo, come spiega Cammisuli, forniva un numero maggiore di prelievi rispetto a Pachino. Anche l'orario è motivo di malcontento. Prima il laboratorio prelievi apriva alle 7,30, adesso apre un'ora più tardi e qualche volta fino alle 9 è ancora chiuso. «Come sindaco ho il diritto di chiedere servizi sanitari all'altezza della situazione per il mio territorio. Servizi che sono oltretutto a costo zero. L'infermiere, ad esempio, invece di cominciare alle 7,30 a Pachino potrebbe marcare a Portopalo tramite il bedge e non ci sarebbe alcun problema. Non si capisce perché il centro prelievi debba funzionare solo due volte e non tre giorni a settimana come prima. Non si comprende perché la presenza dell'ortopedico e quella del cardiologo sia stata tolta a Portopalo, con il risultato che qui da noi non c'è più alcuna specialistica. Non voglio entrare nel merito dell'organizzazione ma un cardiologo presente una volta a settimana a Portopalo, per un'ora, non penso sia una richiesta allucinante». Inoltre, i problemi, soprattutto per gli anziani, riguardano anche il limitato numero di prelievi che vengono eseguiti nei giorni di apertura del laboratorio. E non va dimenticato l'inghippo ulteriore del pagamento del ticket che spesso costringe gli anziani a recarsi a Pachino per effettuare questa operazione prima del ritiro delle analisi. SERGIO TACCONE



Medici e infermieri: «Era ora»

Messaggero Veneto del 15/11/2008 ed. Gorizia p. 3

Tutti concordi: ben venga il trasferimento nel nuovo ospedale, non ne potevamo più«Finalmente, non ne potevamo più». È stato questo il commento più diffuso fra medici e infermieri, ieri, nel vecchio ospedale di via Vittorio Veneto, alla notizia che la nuova struttura di via Fatenefratelli sarà inaugurata il prossimo 5 dicembre, data ufficializzata dal direttore generale dell'Azienda sanitaria, Manuela Baccarin, ai primari, durante l'incontro di giovedì sull'organizzazione del trasloco. «Certo, ci aspetta un periodo decisamente impegnativo - rimarca un medico - perché ci sarà tutto l'"ambaradan" del trasferimento, ma almeno sarà finita l'estenuante attesa che stava logorando tutti».E' evidente che gli operatori sanitari non vedono l'ora di "passare" dall'altra parte e non perché siano particolarmente felici della scelta dell'ex San Giovanni, ma per il semplice fatto che, perlomeno, «da quel momento in avanti si lavorerà in una struttura nuova. Non possiamo dimenticare che il vecchio ospedale di via Vittorio Veneto sta cadendo a pezzi - concorda un gruppo di infermiere - e ormai da tempo non venivano più effettuati lavori di manutenzione, per cui la situazione era ormai insostenibile. Poi bisogna anche pensare che ci troviamo in una struttura decisamente datata e, quindi, non certo adatta a svolgere la sua funzione in quella che è la sanità odierna».C'è però anche la consapevolezza, in qualcuno, che non saranno rose e fiori all'inizio, neppure nel nuovo ospedale.«Sicuramente ci sarà qualcosa che non sarà stato fatto a regola d'arte - evidenzia un altro medico -, purtroppo è una cosa che accade sempre quando vengono realizzate queste strutture: alla fine o si è dimenticato qualcosa oppure non si sono seguite le indicazioni dei sanitari in qualche elemento. Ma, come i miei colleghi, non vedo comunque l'ora che entri a regime il nuovo ospedale, perché così almeno sarà finita questa telenovela durata decenni».Va ricordato che una settimana dopo l'inaugurazione ufficiale del 5 dicembre, alla quale parteciperà anche il governatore, Renzo Tondo, sarà effettuato il trasloco, che avverrà nei giorni 12, 13 e 14 dicembre, in modo tale da riuscire a far "partire" l'ospedale il 15, che "casca" di lunedì.Come detto più volte, i pazienti ricoverati nel vecchio ospedale di via Vittorio Veneto che non potranno essere mandati a casa saranno trasferiti a Monfalcone, così come le emergenze che dovessero verificarsi in quel di Gorizia. Ma il periodo di "vuoto", come detto, durerà soltanto tre giorni, in quanto il 15, finalmente, il capoluogo isontino potrà utilizzare il suo nuovo ospedale.Patrizia Artico


Più poveri degli ospedalieri

Corriere Medico del 14/11/2008 , articolo di MASSIMO MASSARO N. 26 6 NOVEMBRE 2008 p. 3

Igeneralisti costano il 30 per cento in meno al SsnII medico ospedaliero vale di più del medico di famiglia. E precisamente il 30 per cento in più per il servizio sanitario nazionale e probabilmente anche una mensilità in più per sua moglie e i suoi figli. E' la conclusione dopo la lettura di uno studio congiunto tra il medico di famiglia Ernesto Mola e l'ospedaliero Lino Puzzonìa, entrambi esponenti del sindacato medici italiani (Smi) e già nel 2001 autori di uno studio dove dimostrano che il generalista ha una retribuzione meno appetibile del medico dipendente del Ssn. Mola e Puzzonìa sono partiti dalla convenzione, che equipara il carico settimanale di un massimalista a 40 ore a quello di un dipendente (1 ora ogni 37,5 scelte) e hanno moltiplicato l'onorario di euro 38,62 per 1.500, aggiungendoci l'assegno ad personam, il fondo ponderazione qualitativa, l'aumento di euro 15,49 per ogni ultrasettantacinquenne, quello di euro 18,08 per ogni under 14, la quota capitaria regionale. Hanno infine aggiunto 10.500 euro ("presumendo" che il medico lavori in gruppo) e altri 7.530, pari al 13 per cento di aumento stimato medio derivante da accordi integrativi regionali, ma non ci hanno messo gli incentivi per collaboratore, infermiere e computer che vengono abbondantemente superati dalle spese. L'unico onere che non hanno potuto ignorare erano le spese di studio. Il medico di famiglia è stato così raffrontato al dirigente di struttura semplice, apicale più basso in grado, posto che apicali diventano in media 40 medici dipendenti su 100. Non hanno considerato gli aumenti del nuovo contratto ospedalieri... Ebbene. Un massimalista di gruppo, con oltre 27 anni di laurea e un carico di anziani pari al 10 per cento delle scelte e di ragazzini pari a 45 unità, inclusi contributi Enpam e di assicurazione malattia versati per lui dall'AsI, costa al Ssn 108.015 euro da cui vanno tolti quantomeno 12.000 euro - un forfait - di oneri sostenuti per l'affitto del locale e si arriva a 96.015 euro annui. 11 dirigente ospedaliero, invece, costa al Ssn 136.558 euro inclusivi dei benefit della dipendenza quantificati in un aumento medio del 17 per cento: ferie retribuite per 36 giorni/anno, assenze per malattia per le quali invece il generalista paga il sostituto, 8 giorni/ anno di aggiornamento professionale. In conclusione, tenendo presenti i livelli diversi di responsabilità tra le due figure, ne deriva che il Ssn spende per l'ospedaliero neo-dirigente di 50 anni il 29,68 per cento in più che per un medico di famiglia di circa cinque anni in più, percentuale che scende al 28,83 considerate le maggiori spese per incentivi di personale e computer. Il dislivello è simile (29,62 per cento) se compariamo lo stesso medico senza più incentivi regionali per gruppo e collaboratore (ma la sede la paga ugualmente) con un Milano - aiuto ospedaliero non responsabile di s t r u t t u r a : 84.433 euro al netto delle spese di studio contro 120.086 euro. Se invece il nostro medico di famiglia fosse un "guardista" con 650 scelte da aggiungere a 24 ore di lavoro settimanali (massimo tollerabile, che in genere si verifica alle soglie dei 40 anni) costerebbe al Ssn 60.984 euro al netto delle spese di studio contro gli 82.578 euro del trentenne neoassunto in ospedale. Due anni di specialità in più valgono una maggiorazione da 12 mila euro annui, che salgono a 24 mila con gli oneri sostenuti dal generalista per l'affitto? Vediamo ora la retribuzione grezza in busta paga. 11 massimalista anziano in gruppo porta a casa 86.433 euro annui (ovvero 98.633 meno circa 12.000 di affitto); e dai 7202,75 euro per 12 mensilità deve defalcare un'imposta di circa il 40 per cento, per uno stipendio intorno a euro 4.300 netti (ma senza le spese di collaboratore e infermiere). Il dirigente di struttura semplice che Puzzonìa e Mola gli affiancano divide 88.508 di stipendio (che evitiamo di a u m e n t a r e del 1 7 per cento in termini di benefit, ferie retribuite etc altrimenti si va a 107.508 euro) per 13 mensilità che, tassate, gli danno una busta paga superiore a 4 mila euro. In pratica stipendi equivalenti, ma da una parte ci sono i benefit del dipendente e dall'altra ci sono collaboratori, infermieri e sostituti da pagare, disciplinare contro gli infortuni sul lavoro da redigere, studi da informatizzare e tenere a norma. Nella ricerca del 2001 la retribuzione grezza mensile del generalista a 1.500 scelte (circa 9 milioni di lire mensili al netto delle indennità gruppo/info/collaboratore) era vicina a quella dell'ex 10° livello (10,5 milioni senza integrativo aziendale). Adesso rispetto al "pari grado", c'è uno stacco. «La forbice non solo esiste ma si allarga rispetto a sette anni fa - spiega Mola - e l'indicazione è che la categoria dei medici di famiglia chieda un investimento alla parte pubblica e proprio dove il dente duole, cioè agendo sulle spese che il medico sostiene per il personale e l'affitto dello studio. Tutti i servizi che offriamo onerosamente ai cittadini nell'ambito della convenzione dovrebbero essere oggetto di rimborsi a pie di lista nel futuro accordo nazionale. Quello vogliamo ancor più dell'aumento in quota capitaria».
QUANTO SPENDE LA SANITÀ PER IL GENERALISTA38,62 6,73 13,46 3,08 15,49 18,08 3,08 7,00 57.930,00 10.095,00 7.530,90 4.620,00 2.323,50 813,60 4.620,00 10.500,00 QUOTA (EURO) Retribuzione del m e d i c o " * RETRIB. GREZZA MEDICINA GRUPPO** 87.933,00 98.433,00 96.493,28 108.015,45 Compenso forfettario Assegno ad personam Quota aggiuntiva per le prime 500 scelte * Fondo di ponderazione qualitativa Compenso aggiuntivo per >75 anni Compenso aggiuntivo per < complessive =" 1500"> 75 anni = 150 <14anni = 45 '
I ...E QUANTO PER IL DIRIGENTE DI STRUTTURASTIP. LORDO ANNO LORDO MESE TOT. ONERI ENTE* COSTI TOT. GENERALI INCREM. INDIR. ( 1 7 % ) * * Dir. struttura semplice 88508,23 6.808,33 28.208,16 116.716,38 136.558,17 Dirigente equiparato 68.571,56 5.966,06 25.079,57 102.638,33 120.086,85 * Previdenza e assicurazione malattia - ** permessi retribuiti, 36 giorni/anno ferie e festività soppresse, 16 giorni media assenze malattia retribuite, 8 giorni di aggiornamento professionale. Fonte: Ernesto Mola (Assimefac), Lino Puzzonia (Dirigente medico Smi)

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