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La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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giovedì, novembre 13

Rassegna Stampa - 13-11-2008


A Lodi il pronto soccorso è a misura di bimbo

Il Giorno del 13/11/2008 , articolo di GAETANO ECOBI ed. Lodi p. 3

di GAETANO ECOBI - LODI - IL PRONTO SOCCORSO Pediatrico dell'Ospedale Maggiore di Lodi è oggi una realtà molto apprezzata. E ci sono tutti i presupposti perché nel nuovo Pronto Soccorso, in fase di realizzazione, ci sia un settore riservato, una corsia preferenziale per le emergenze dei più piccoli. «L'amministrazione dell'Azienda ospedaliera - spiega Maristella Abbà, presidente dell'associazione Amici di Serena, promotrice dell'iniziativa - ha mantenuto la promessa e d'ora in avanti si fa carico degli oneri per garantire la presenza di personale qualificato. Un compito che volentieri, anche se con grossi sacrifici, la nostra associazione si era finora sobbarcata per fornire un aiuto serio ed importante alle famiglie: accogliendo i bambini, accompagnandoli dal Pronto Soccorso al reparto di Pediatria, fornendo la necessaria assistenza e soprattutto la tranquillità di non lasciare i bambini soli in attesa del medico». LA DIREZIONE dell'ospedale ha ora garantito la continuità di servizio «andando oltre le aspettative cui la stessa Associazione si era prefissata». Infatti «le Operatrici socio sanitarie, che avevano svolto un lodevole lavoro, sono state sostituite con personale infermieristico a carico della Pediatria. La presenza di queste figure professionali ha permesso di realizzare un'accoglienza più adatta ai bambini». Gli Amici di Serena concludono così con piena soddisfazione un percorso che li ha visti impegnati in un settore molto importante e delicato nel rispetto dell'utenza più indifesa. «Dobbiamo ringraziare - sottolineano Maristella Abbà e i suoi collaboratori - Giuseppe Rossi, Agostino Cardana e Franco Pavesi, rispettivamente direttore generale, amministrtativo e sanitario, il responsabile dell'ufficio infermieristico Pietro Cipolla e i loro predecessori. In riconoscimento va anche, naturalmente, a tutto il Reparto di Pediatria coordinato dal primario Cesare Belloni». L'IMPEGNO dell'associazione Amici di Serena è andato oltre, stimolando e sostenendo gli interventi a favore dell'utenza pediatrica anche a livello del Pronto Soccorso Generale. «Un primo passo in questa direzione - sostengono i responsabili - si è compiuto grazie ai rapporti di collaborazione stretti con il primario dell'Unità Operativa di Pronto Soccorso Pierdante Piccioni. Il primario, molto sensibile all'esigenze dei bambini, ha richiesto all'Associazione il supporto e la collaborazione per la preparazione e lo svolgimento di corsi dedicati alla formazione del personale infermieristico per l'accoglienza e la selezione dei casi pediatrici. Un corso è già stato svolto e un secondo è previsto per il 2009. Per l'Associazione si tratta ancora una volta di un pesante impegno economico, a cui si farà fronte con i finanziamenti raccolti per il progetto "Una corsia preferenziale per il bambino malato" tramite la Fondazione Comunitaria della Provincia di Lodi e con le donazioni che ancora una volta il territorio lodigiano saprà elargire».



Una cooperativa entra in corsia
Scontro fra infermieri e manager

Il Giorno del 13/11/2008 , articolo di DANIELE DE ed. Lecco p. 6

Il personale del Mandic contesta Ambrogio Bertogliodi DANIELE DE SALVO - MERATE - IL NUOVO ANNO sarà ricco di sorprese per l'ospedale. Dal 2009, infatti, il servizio infermieristico dei reparti di Ortopedia e Oculistica, che condividono gli stessi spazi del San Leopoldo Mandic, sarà affidato a una società esterna: a una cooperativa che potrà avvalersi anche di collabortori extracomunitari. L'operazione, tuttavia, non piace affatto al personale del presidio di Merate, tanto che i dipendenti hanno inviato una petizione ad Ambrogio Bertoglio, direttore generale dell'Azienda ospedaliera, per domandare di bloccare l'iniziativa. Il documento è stato firmato da quasi 500 tra infermieri, medici, ausiliari, altri addetti e semplici cittadini che hanno a cuore il presidio di via Cerri e temono una diminuzione della qualità assistenziale dei pazienti. A quanto pare, però, i vertici della sanità lecchese intendono andare avanti per la strada prescelta, anche perché non hanno molte altre soluzioni per fronteggiare la grave carenza di organico e non possono assumere direttamente per via delle leggi nazionali. LA SOLUZIONE inoltre non è certo nuova a livello lombardo e in altre strutture della regione, tra cui lo stesso Manzoni di Lecco, già da tempo si ricorre a manodopera esterna. «L'alternativa è quella di diminuire l'attività o di sospendere la programmazione di altre proposte, come ad esempio l'osservazione breve in Pronto soccorso - hanno spiegato i responsabili dell'ospedale di Merate -. Vigileremo comunque costantemente sulla qualità del servizio proposto perché corrisponda agli indici prestabiliti. La cooperativa a cui verrà affidato l'appalto sarà costretta a sostituire le unità ritenute non idonee e non all'altezza del compito». Bocciata anche la proposta di «smistare» gli infermieri esterni in vari reparti invece che in uno solo, perché renderebbe più difficile l'organizzazione dell'attività e il controllo. In molti tuttavia propongono di non intervenire in Ortopedia, un servizio considerato tra i più efficienti, ma in altre strutture meno delicate, come la Medicina, o comunque esterne al Dea, il Dipartimento di Emergenza e urgenza, che richiede molto affiatamento tra gli operatori. CONTRARI alla scelta anche le rappresentanze sindacali, almeno a parole. Perché in realtà nei fatti non hanno organizzato nulla di concreto per opporsi e ai tavoli della trattativa hanno sostanzialmente avvallato la decisione, per paura che una vertenza porti a risultati peggiori.



Open day al servizio infermieristico: test gratuiti

Eco di Bergamo del 13/11/2008 p. 30

Si mettono in vetrina i servizi sanitari di Nembro. Domenica il servizio infermieristico e il centro prelievi presenti alla Casa Bonorandi, la struttura comunale di via Ronchetti, nel quartiere di San Nicola, apriranno le porte.Il centro prelievi è operativo già da un anno e mezzo, gestito dal «Laboratorio San Paolo» di Lomazzo, in provincia di Como. Quanto al servizio infermieristico, attivo dallo scorso maggio, una tessera del costo annuo di 10 euro dà diritto a ogni nucleo famigliare ad usufruire gratuitamente della misurazione della pressione arteriosa e della glicemia, di iniezioni, della rimozione dei punti di sutura e medicazioni. Fino allo scorso mese sono state acquistate 120 tessere e gli infermieri hanno erogato circa 500 prestazioni. Il servizio è organizzato dall'assessorato ai Servizi alla persona. Domenica dalle 7,30 alle 10,30 test gratuito del diabete del colesterolo, dalle 9 alle 11, misurazione gratuita della pressione arteriosa e somministrazione del vaccino antinfluenzale, da portare con sé.T. P.



Poma, primi 10 pazienti curati a casa

Gazzetta di Mantova del 13/11/2008 ed. Nazionale p. 12

L'ospedale a domicilio: assistenza ai malati in fase terminale - Medici, infermieri e psicologi dell'Hospice vanno in trasferta per visite, terapie e consegna farmaciE' un ricovero in tutto e per tutto, con tanto di visita del medico, somministrazione di farmaci, assistenza infermieristica e psicologica. Ma non è in ospedale, è a casa. Sono già una decina i pazienti oncologici terminali che usufruiscono del servizio di ospedalizzazione domiciliare per le cure palliative messo in piedi un paio di settimane fa dall'Hospice del Carlo Poma. Una novità assoluta per la sanità mantovana, attualmente in fase sperimentale. Medici, infermieri e psicologi si recano a casa del paziente seguendo le procedure standard adottate nel ricovero ospedaliero. Il servizio è destinato ai malati oncologici terminali residenti in provincia di Mantova che hanno un'aspettativa di vita non superiore ai 90 giorni.I primi dieci pazienti presi in carico - età media 60 anni - risiedono nel distretto di Mantova (il primo ad essere inserito nel progetto sperimenta). Successivamente, con il reclutamento di altro personale, il servizio sarà esteso anche agli altri distretti socio-sanitari della provincia, con una presa in carico di 80 pazienti contemporaneamente. «La procedura di ospedalizzazione domiciliare - spiega il primario dell'Hospice del Poma Antimo De Salve - è uguale a quella per il ricovero in reparto. Il paziente viene valutato e se risponde ai requisiti previsti dal progetto può decidere di essere assistito a domicilio come qualsiasi altro paziente ricoverato in ospedale».Orari. Il servizio di ospedalizzazione domiciliare ha un'attività diurna nella fascia oraria 8- 20. Ad ogni paziente viene assegnato un medico e una equipe infermieristica, comprensiva di psicologo che seguirà i famigliari del paziente anche dopo il decesso del congiunto. Dalle 8 alle 16 dal lunedì al venerdì viene espletata l'attività programmata (valutazione delle necessità del paziente, percorso settimanale, livelli assistenziali).Centrale operativa. L'Hospicce ha attivato anche una centrale operativa dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 15.30 (0376 - 201408) dove un medico risponderà ad ogni esigenza (informazioni, richieste di ricovero domiciliare e altro) e in caso di necessità attiverà la centrale del 118. Sempre dal lunedì al venerdì, ma dalle 15.30 alle 20 e al sabato, domenica e nei festivi dalle 8 alle 20 è attiva la reperibilità del medico (338 - 7357314) e dell'infermiere (338 - 7357366). Reperibilità notturna dalle 20 alle 8 (338 - 7357370). Il tempo di assistenza medio per ogni paziente seguito a domicilio è orientativamente di circa un'ora. Il servizio eroga anche i medicinali a domicilio e attualmente il rapporto massimo paziente-medico e di 12 a 1, mentre per l'assistenza infermieristica è di 8 a 1.Domanda. Per chiedere l'attivazione del servizio occorre compilare la domanda (scaricabile dal sito del Poma; home page in basso a sinistra: modulo cure palliative) e inoltrarla per fax allo 0376 - 201237. In base alle informazioni descritte e alla successiva convocazione di un familiare si valuta se il paziente rientra nelle caratteristiche previste dal progetto.



È infermiere, ma fa il medico

Il Tirreno del 13/11/2008 ed. Viareggio p. 2

Scoperto dalla Finanza dopo i sospetti di un paziente - Sottoponeva i pazienti a visite e firmava ricette con tanto di timbro. Pedinamenti e appostamenti da parte delle Fiamme Gialle
VIAREGGIO. E' infermiere professionale ma si spacciava anche per medico, a Lucca, sottoponendo i suoi pazienti a visite, firmando ricette con prescrizioni di farmaci, utilizzando ricettari in bianco dove metteva un timbro con il titolo di «dottore in medicina e chirurgia» e un codice regionale di fantasia, che attestava la sua presunta appartenenza all'albo professionale dei medici chirurghi.Alla fine però il raggiro è stato scoperto dalla guardia di finanza che ha denunciato F.M., 30 anni, nativo di Cosenza ma residente a Viareggio, dove si è trasferito recentemente, dipendente di una clinica privata lucchese.L'indagine è nata dalla segnalazione di uno dei molti pazienti del finto medico, il quale si era insospettito e aveva iniziato a dubitare della competenza del «dottore», perchè gli aveva prescritto dei medicinali inadeguati al malessere lamentato.Data la gravità del fatto, gli uomini della Guardia di Finanza lucchese hanno effettuato una serie di accertamenti, con pedinamenti e con appostamenti, per accertare la condotta illecita dell'infermiere.Dopo aver raccolto elementi ritenuti sufficienti a provare le accuse, hanno ottenuto dall'autorità giudiziaria il mandato di perquisizione per l'indagato e per i locali dove operava. Il falso medico riceveva i pazienti in alcuni locali a Lucca e a Viareggio, dove stando alle contestazioni degli investigatori, riceveva anche presso la propria abitazione. Sono così stati rinvenuti e sequestrati i falsi timbri, nonché la strumentazione medico-chirurgica e un centinaio di confezioni di medicinali.L'uomo è stato denunciato alla Procura della Repubblica per esercizio abusivo della professione e per falso.



È infermiere, ma faceva il medico

Il Tirreno del 13/11/2008 ed. Lucca p. 1

Scoperto dalla guardia di finanza dopo i sospetti di un paziente - Nei guai è finito un trentenne che lavora in una casa di cura Firmava ricette con timbri falsiLUCCA. E' infermiere professionale, ma per la Finanza si spacciava anche per medico, sottoponendo i suoi pazienti a visite, firmando ricette con prescrizioni di farmaci, utilizzando ricettari in bianco dove metteva un timbro con il titolo di «dottore in medicina e chirurgia» e un codice regionale di fantasia, che attestava la sua presunta appartenenza all'albo professionale dei medici chirurghi. Alla fine però il raggiro è stato scoperto dalla guardia di finanza che ha denunciato F.M., 30 anni, nativo di Cosenza ma residente a Viareggio, dove si è trasferito recentemente, dipendente di una clinica privata lucchese.L'indagine è nata dalla segnalazione di uno dei molti pazienti del finto medico, il quale si era insospettito e aveva iniziato a dubitare della competenza del «dottore», perchè gli aveva prescritto dei medicinali inadeguati al malessere lamentato. Data la gravità del fatto, gli uomini della guardia di finanza lucchese hanno effettuato una serie di accertamenti, con pedinamenti e appostamenti, per accertare la condotta illecita dell'infermiere.Dopo aver raccolto elementi ritenuti sufficienti a provare le accuse, hanno ottenuto dall'autorità giudiziaria il mandato di perquisizione per l'indagato e per i locali dove operava. Il falso medico riceveva i pazienti in alcuni locali a Lucca e a Viareggio, dove stando alle contestazioni degli investigatori, visitava anche presso la propria abitazione.Sono così stati rinvenuti e sequestrati i falsi timbri nonchè la strumentazione medico-chirurgica e un centinaio di confezioni di medicinali.L'uomo è stato denunciato alla procura della Repubblica per esercizio abusivo della professione e per falso.



Il «medico» era solo infermiere

Il Tirreno del 13/11/2008 ed. Cecina p. 14

Scoperto dalla Finanza dopo i sospetti di un paziente - Riceveva a Lucca e Viareggio. Erano falsi timbri e un attestato
LUCCA. E' infermiere professionale ma si spacciava anche per medico, sottoponendo i suoi pazienti a visite, firmando ricette con prescrizioni di farmaci, utilizzando ricettari in bianco dove metteva un timbro con il titolo di «dottore in medicina e chirurgia» e un codice regionale di fantasia, che attestava la sua presunta appartenenza all'albo professionale dei medici chirurghi.Alla fine però il raggiro è stato scoperto dalla guardia di finanza che ha denunciato il giovane - F.M., trenta anni, nativo di Cosenza ma residente a Viareggio, dove si è trasferito recentemente - dipendente di una clinica privata lucchese.L'indagine è nata dalla segnalazione di uno dei molti pazienti del finto medico, il quale si era insospettito e aveva iniziato a dubitare della competenza del «dottore», perchè si era accorto che gli aveva prescritto dei medicinali inadeguati al malessere lamentato.Data la gravità del fatto, gli uomini della guardia di finanza lucchese hanno effettuato una serie di accertamenti, con pedinamenti e appostamenti, per accertare la condotta illecita dell'infermiere.Dopo aver raccolto elementi ritenuti sufficienti a provare le accuse, hanno ottenuto dall'autorità giudiziaria il mandato di perquisizione per l'indagato e per i locali dove operava. Il falso medico riceveva i pazienti in alcuni locali a Lucca e a Viareggio, dove stando alle contestazioni degli investigatori, riceveva anche presso la propria abitazione.Sono così stati rinvenuti e sequestrati i falsi timbri nonchè la strumentazione medico-chirurgica e un centinaio di confezioni di medicinali.L'uomo è stato denunciato alla procura della Repubblica con la configurzione dei reati di esercizio abusivo della professione e per falso.Sono ancora in corso accertamenti per far luce sul giro della clientela ed è probabile che siano convocati i pazienti per ricostruire nei dettagli l'attività del falso medico.


Nuove infermiere dalla Bosnia

La Libertà del 13/11/2008 , articolo di Donata Meneghelli p. 26

Fiorenzuola, progetto con ateneo di Zenica
FIORENZUOLA - Il problema della penuria di infermiere in Italia è noto. L'associazione "Fiorenzuola oltre i confini", che ha costanti contatti con la Bosnia dove effettua viaggi umanitari e incontri con le istituzioni, sta portando avanti un progetto per dare una risposta alla carenza di infermiere nei nostri ospedali e nelle strutture sanitarie. «Nell'ultimo viaggio in Bosnia a fine ottobre - spiega il presidente dell'associazione Luigi Danesi - abbiamo incontrato il rettore dell'università di Zenica (Sabahudin Ekinovic) che da tre anni ha istituito nel suo ateneo un corso di laurea per infermiere. Ora ha attivato anche la laurea specialistica, uniformandola a quella in uso negli altri Paesi d'Europa perché possa essere riconosciuta anche in Italia. L'università di Zenica - prosegue Danesi - è disposta a integrare il corso universitario per infermiere con un corso di italiano, in modo che le ragazze siano già pronte anche dal punto di vista della lingua, ad affrontare il lavoro nelle nostre strutture sanitarie». L'associazione fiorenzuolana è pronta a portare in Italia le infermiere formate, con stage di lavoro ma anche vere e proprie esperienze occupazionali. Questo incontro istituzionale con i vertici dell'ateneo di Zenica, è stata solo una delle azioni messe in campo dall'associazione nell'ultimo viaggio in Bosnia, a cui hanno partecipato, oltre a Danesi, alcuni volontari veterani (Gino Rossini, Luigi Marenghi, Luca Frati e Stefano Morelli) ma anche tre giovani di Piacenza: Matilde Capilupi, Alessia Rapetti e Simone Cherchi, oltre a Dzevad Nurkic, pedagogo e responsabile dell'orfanotrofio di Zenica che per un certo periodo si è trasferito in Italia dove è stato operato al cuore. «La partecipazione dei giovani ai nostri viaggi umanitari - sottolinea Danesi - è un'esperienza pregnante. Quando partecipano ad una missione, difficilmente la dimenticano». "Fiorenzuola oltre i confini" fa anche questo: allarga gli orizzonti delle nuove generazioni. Le nuove generazioni ci sono anche in Bosnia: qui, ad oltre 12 anni dalla fine della guerra ancora, si fanno ancora i conti con i rischi di conflittualità etnica. L'associazione di insegnanti Sezam, che il sodalizio fiorenzuolano sta sostenendo, lavora con le scuole bosniache, per insegnare la gestione del conflitto e l'educazione alla pace. L'associazione fiorenzuolana promuove anche frequenti scambi: «La prossima estate - annuncia Danesi - organizzeremo alcuni viaggi in Bosnia, non tanto di natura umanitaria, ma di tipo turistico, per apprezzare il patrimonio artistico e monumentale della Bosnia, i suoi straordinari paesaggi, e poi purtroppo i luoghi di guerra come Mostar o Sarajevo, che oggi è tornata ad essere la città più multietnica d'Europa». I vertici della città di Zenica (la città gemellata con Fiorenzuola) hanno rinnovato al sindaco Giovanni Compiani, l'invito a visitare la loro terra. Intanto in primavera il coro di giovani di Zenica diretti dal Maestro Milenko Karovic, effettuerà una tournée in Italia e il teatro di Fiorenzuola verrà proposto come una delle tappe. L'opera di "Fiorenzuola oltre i confini" in Bosnia, è anche sostenuta da un finanziamento della Federazione pensionati della Cisl regionale. Nell'ultimo viaggio umanitario, vanno ricordati anche gli aiuti materiali - farina, alimenti, vestiti, beni di prima necessità - consegnati all'associazione Merhamet (l'equivalente della Caritas in Bosnia) che gestisce una mensa con 120 pasti serviti al giorno a persone bisognose. Aiuti anche ai campi profughi, dove oggi sono accolte persone seguite dai servizi sociali, e all'orfanotrofio. In una scuola di economia sono stati portati 15 computer che una banca piacentina ha donato tramite l'associazione "Bosnia Erzegovina oltre i confini". All'associazione per anziani Rhuama, sempre di Zenica, sono stati consegnati indumenti e due tonnellate di farina. 13/11/2008



«Più attenzione verso gli anziani»

La Sicilia del 12/11/2008 ed. Nazionale p. 38

S. Teresa di Riva. La minoranza consiliare chiede l'impegno di medici e infermieri in pensioneS ANTA T ERESA DI R IVA . Più attenzione verso gli anziani, specialmente quelli che vivono in condizioni precarie, attraverso l'impegno di medici e infermieri in pensione. La singolare proposta è stata avanzata dai quattro consiglieri di minoranza ed è contenuta in una mozione indirizzata al sindaco, Alberto Morabito e al presidente dell'Assemblea, Carmelo Lenzo. Danilo Lo Giudice, Fabio Palella, Vittorio Chillemi ed Enzo Filoramo, chiedono all'Amministrazione «interventi finalizzati a verificare la possibilità di avvalersi di medici e infermieri in pensione, che abbiano comunicato la loro disponibilità a titolo gratuito, in favore degli anziani». La mozione impegna inoltre l'Amministrazione comunale a emanare apposito bando per verificare la disponibilità di medici e infermieri in pensione, per aiutare i vecchietti del Centro diurno. «Il nostro intento - ha spiegato il giovane consigliere Danilo Lo Giudice - è quello di rendere un servizio, mediante la pubblica Amministrazione, a persone spesso sole, che vivono in condizioni precarie, per le quali l'assistenza sanitaria che noi proponiamo, a costo zero, sarebbe molto preziosa. Ci riferiamo anche alla semplice misurazione della pressione arteriosa. Attendiamo una risposta concreta - conclude Lo Giudice - dal primo cittadino e dal resto dell'Amministrazione santateresina». CARMELO CASPANELLO



Il caporalato degli infermieri e gli stipendi

La Repubblica Salute del 13/11/2008 N.600 - 13 NOVEMBRE 2008 p. 21

CAMICI Salute e stranieri «Nell'ambito della discussione in Senato del cosiddetto "Pacchetto Sicurezza" (atto 733), è stato depositato da cinque senatori un emendamento che mina radicalmente uno dei principi base della politica sanitaria nei confronti dei cittadini stranieri nel nostro paese e cioè la garanzia di accessibilità ai servizi per la componente irregolare e clandestina. (...). Riteniamo estremamente pericoloso il provvedimento. L'effetto vanificherebbe il lavoro fatto negli ultimi 13 anni che ha prodotto importanti successi nell'ambito sanitario tra gli immigrati, testimoniato, ad esempio, dalla riduzione dei tassi di Aids, dalla stabilizzazione di quelli relativi alla Tubercolosi, dalla riduzione degli esiti sfavorevoli negli indicatori materno infantili.... E tutto questo con evidente effetto sul contenimento dei costi, in quanto l'utilizzo tempestivo e appropriato dei servizi si dimostra non solo più efficace, ma anche più "efficiente" in termini di economia sanitaria. Come medici ed operatori sanitari ci appelliamo perché piuttosto che logiche di partito prevalga un approccio intelligente e concreto di sanità pubblica, come è già avvenuto nel 1995». Il Consiglio di Presidenza della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, www.simmweb.it PIGIAMI Se imitano il medico «Nel suo libro "La Casta Bianca" siamo stati colpiti dalla segnalazione del fenomeno del caporalato infermieristico. Anche a noi è capitato...», AS, Cagliari. Gli infermieri sono pagati male a fronte di un lavoro duro. Fanno il secondo lavoro legalmente, scegliendo il part-time e imitano ciò che vedono fare ai medici del loro reparto: reclutano dienti dalle corsie pubbliche e li trasformano in privati paganti. Altri lo fanno illegalmente. C'è perfino chi organizza il reclutamento di mano d'opera dell'Est, organizzando un vero e proprio caporalato. Il problema esiste. Come si risolve? Aumentare i salari; chi recluta clienti dalla corsie pubbliche, e lavora in nero, va licenziato. Mantenetevi sani «Prendo sul serio la sua raccomandazione: fate una vita sana e non ammalatevi. Mi sembra il modo migliore per difendermi dalla Casta Bianca. Ma come faccio se mangio e respiro un sacco dì schifezze?» GA, Roma. Prevenzione primaria è ciò in cui non si vuole investire. Anzi, si dice ora che abbassare le emissioni nocive costa troppo. E per mangimi ai pesticidi e coloranti dobbiamo anche aspettare, signor ministro? E per quanto? camidpigiarni@grnaiLoorn

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