La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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martedì, novembre 11

Rassegna Stampa - 11-11-2008

… ci sveglieremo mai?

“Svegliamoci adesso” Un Infermiere dell’ASL NA5

È con estremo dispiacere che si rileva ancora una volta, un atteggiamento vessatorio da parte della classe dirigenziale medica, nei confronti di noi infermieri dell’ASL NA5, o almeno contro alcuni di quelli che non sono disposti ad abbassare sempre la testa ed acconsentire servilmente, a tutte le pseudo-legali richieste, in modo incondizionato.Ed ecco che, emblematicamente viene fuori l’assoluta “MANCANZA DI QUELLO SPIRTO CORPORATIVISTICO” che contraddistingue la nostra figura professionale. Purtroppo dimostriamo di essere un gruppo privo della cosiddetta colonna vertebrale, completamente privi di quel "UNO PER TUTTI, TUTTI PER UNO”, che aggiunto alla nostra numerosità , nonché all’evoluzione della professione determinata dai nuovi ed articolati processi formativi (Laurea triennale, Master di I° livello, Laurea specialistica biennale, Master di II° livello, ecc.), dovrebbe darci, un potere tale da riuscire ad ottenere nient’altro che il giusto rispetto dalla classe, sia medica che dirigenziale.Eppure, nonostante siamo la figura professionale più numerosa presente in ogni processo assistenziale della Sanità, siamo talmente disgregati, completamente non coesi, da essere assolutamente incapaci di contrapporci in maniera ragionevolmente decisa e compatta, all’ atteggiamento di chi ci vuole relegare nel ruolo di semplici esecutori di ordini. Questo non vuole essere un proclama, ma semplicemente un’analisi della realtà che ci vede posti in una condizione di sudditanza, di inferiorità rispetto al ruolo che dovremmo ricoprire e soprattutto ci impedisce di espletare la tanto agognata indipendenza professionale, sancita dalle vigenti norme giuridiche. Il Coordinatore Infermieristico è merce sempre più rara ed i pochi che ci sono, troppo spesso allo scopo di “salvaguardare il proprio orticello”, sono disposti perfino a subire sostituzioni di ruolo da parte di direttori di Unità Operative, i quali, non avendo nessun rispetto per la nostra figura professionale, assumono direttamente il compito di gestire l’organico, dando un taglio gestionale di tipo “PADRONALE”, della cosa pubblica.Sarebbe bene chiarire a chi potrebbe essere affetto da “DELIRIO D’ ONNIPOTENZA” per l’incarico dirigenziale ottenuto (troppo spesso solo politicamente), che” Aziendalizzazione della Sanità Pubblica” non vuol dire affatto “Raggiungimento di obiettivi personali o privati”, bensì conseguimento di risultati nel rispetto di tutti coloro che partecipano al programma assistenziale e soprattutto, mai a scapito di quelli per cui infine lavoriamo: gli utenti!Ben misera cosa è salire a regnare su un trono posto sulla fatuità, sulla fragile apparenza e non sulla solida roccia, ma … ad alcuni … ciò basta!
83% disavanzo 2007 da tre regioni
Doctornews33 11 novembre 2008 - Anno 6, Numero 186

Il buco della sanità italiana? Nel 2007 si concentra per l'82,9% in tre Regioni: Lazio, Campania e Sicilia
E' quanto emerge da una rielaborazione di The European House - Ambrosetti sul 'Rapporto Isae: Finanza pubblica e Istituzioni' del 2008. Il quadro del disavanzo accumulato nei bilanci delle Regioni è stato tracciato e discusso ieri a Cernobbio, durante il terzo forum Meridiano Sanità, che quest'anno è stato focalizzato sui temi del federalismo e dell'innovazione in sanità. Secondo i dati presentati, la maglia nera per il buco da record spetta al Lazio che ha accumulato un debito di 1,4 mld di euro nel 2007. Alle spalle, staccati di parecchie lunghezze, la Campania con -697 milioni di euro alla voce sanità del bilancio regionale e la Sicilia, che si guadagna l'ultimo gradino del podio con un deficit di 524 milioni di euro. Le Regioni che seguono hanno invece un debito più contenuto, da 200 mln di euro in giù.
Si tratta di Puglia (-200 mln),
Liguria (-141),
Abruzzo (-117),
Piemonte (-96),
Sardegna (-68),
Molise (-62),
Calabria (-24),
Valle D'Aosta (-14)
Basilicata (-13).
Persino nel bilancio di Trento non figura il segno + alla voce sanità, anche se il debito si limita a 2 milioni di euro. Si tratta dell'ultima regione con i conti in rosso. Restano le sette Regioni virtuose, fra cui spicca la Toscana con un bilancio sanitario in attivo di 95 milioni di euro lo scorso anno. Seguono Marche e Friuli con 24 milioni di euro.
Conti in positivo anche per
Bolzano (+17),
Umbria ed Emilia (con +13 milioni di euro).
Sotto i dieci milioni di euro hanno risparmiato la Regione
Lombardia (9 milioni di euro) e il Veneto, che per appena due milioni di euro rientra nel 'club' delle Regioni virtuose.

Il direttivo degli infermieri si congeda con cena solidale

Il Piccolo di Trieste del 11/11/2008 ed. Nazionale p. 29

È in dirittura d'arrivo il mandato triennale del Consiglio direttivo del Collegio Ipasvi di Trieste, al quale sono iscritti oltre duemila infermieri professionali della provincia di Trieste: nel weekend dal 26 al 28 novembre si voterà infatti per rinnovare il direttivo del Collegio, che dal 2006 è presieduto da Flavio Paoletti. Sono state davvero numerosissime le iniziative prodotte nell'arco di questo triennio: dalla realizzazione di un Osservatorio per la revisione delle reti infermieristiche in Friuli Venezia Giulia all'impegno per il riordino della professione e l'applicazione della nuova legge per la dirigenza infermieristica; dagli incontri rivolti alla cittadinanza sui temi sanitari di interesse diffuso ai convegni dedicati a contenuti di stretta attualità, come il recentissimo confronto sulla responsabilità professionale.Come sottolinea Flavio Paoletti, «fra le priorità di Ipasvi, in questi tre anni, spicca certamente l'attività condotta a sostegno di associazioni per la difesa della salute, come Azzurra Malattie Rare, o impegnate a favore dei bambini, come la Fondazione Luchetta Ota D'Angelo Hrovatin. Non a caso, proprio associazioni triestine come Azzurra, Hyperion, il Circolo Cardiopatici Sweet Heart, il Circolo Auser Pino Zahar, l'Associazione Università della Liberetà, avevano aderito sin dall'inizio alla proposta Ipasvi di un Osservatorio per l'ottimizzazione delle reti sanitarie cittadine e regionali.«A conclusione di questo mandato - spiega ancora Paoletti - abbiamo deciso di congedarci con una serata di impegno in favore dell'associazione Centro Trieste Abile, che si rivolge a tutte le persone con disabilità e ai loro familiari, nonchè a tutti gli operatori e alle realtà attive nel settore, offrendo un ampio monitoraggio su disservizi e criticità, ma anche sulle opportunità e sui servizi garantiti agli utenti sul territorio».A favore di Trieste Abile sarà dunque la serata benefica con cena di solidarietà in programma venerdì prossimo all'Harry's Grill in Piazza Unità d'Italia 2, con inizio alle 20.30. All'iniziativa, alla quale presenzieranno anche rappresentanti istituzionali della Sanità e diversi altri ospiti, possono partecipare tutti gli iscritti del Collegio Ipasvi di Trieste. La prenotazione avverrà solo tramite e-mail ipasvitrieste@virgilio.it a partire dalle 9 del 10 novembre e sino alle 19 del 13 novembre. Farà fede la data e l'ora di arrivo dell'e-mail. Info: www.ipasvitrieste.it tel. 040.370122.



Il Nursind: «Carenza di infermieri, è allarme»

Il Messaggero del 10/11/2008 ed. LATINA p. 47

Il 70% dei precari al "Goretti" che rischia la paralisi se i contratti non verranno rinnovatiIl sindacato degli infermieri Nursind lancia l'allarme: «Se al 31 dicembre non verrà rinnovato il contratto ai precari, si avrà una carenza di infermieri che colpirà soprattutto l'organico, già limitato del "Goretti"». L'ultimo concorso è del '94 e la situazione è tutt'altro che rosea. Nell'azienda di Latina lavorano 1565 infermieri, di questi 285 sono precari e il 70% di loro è in servizio presso il "Goretti". Dei 285 precari 150 dovrebbero essere stabilizzati in base alla Finanziaria 2007, mentre dall'ospedale San Giacomo di Roma arriveranno 19 infermieri. I problemi però restano e non sono di poco conto: «Da giugno il nostro ospedale è sede di Dea di II livello - spiega Giovanni Santucci, segretario del Nursind - e deve dare risposta alle urgenze ed emergenze, oltre che di tutta la provincia pontina, anche a quelle che afferiscono dalla vicina provincia di Frosinone. In alcuni dei reparti del dipartimento di emergenza l'organico è composto in parte da personale infermieristico precario, si sottolinea il fatto che soprattutto nei reparti specialistici un neoassunto infermiere, per fornire un adeguata ed elevata qualità assistenziale ha bisogno di 3/6 mesi almeno di affiancamento da parte di colleghi più esperti». Cosa che difficilmente avviene, con il rischio di «inficiare la qualità dei livelli di assistenza». Ipotesi reale già oggi, secondo il Nursind, per una serie di situazioni: sovraccarico nel reparto di ostetricia/ginecologia di Latina «dove spesso l'infermiere è chiamato ad assistere il medico nella sala di ecografia al di fuori del reparto lasciando un unico collega»; il servizio di salute mentale «dove molto spesso viene lasciato solo un infermiere a turno» ma soprattutto «nel reparto di Utic dove ci sono 8 posti di teraipa intensiva più una barella fissa e 8 di sub intensiva, con solo 4 infermieri a turno». Ancora «Pronto soccorso sovraffollato e, per mancanza di posto fisso di polizia molti colleghi sono stati aggrediti».



Letti trasferiti, rischio chiusura

Il Giorno del 11/11/2008 , articolo di ROBERTA RAMPINI ed. Milano p. 23

Senza i due reparti resterebbero meno di 100 posti: pochi per la Regionedi ROBERTA RAMPINI - GARBAGNATE MILANESE - NO AGLI ACCORPAMENTI e alle chiusure dei reparti. No ai tagli di posti letto. Giù le mani dall'ospedale di Passirana. Slogan vecchi per un problema quanto mai attuale: la chiusura di due reparti all'ospedale di Passirana e il loro trasferimento altrove, con riduzione dei posti letto, negli ospedali di Rho e Garbagnate Milanese. Dopo l'assemblea di giovedì scorso, ieri mattina i dipendenti dell'ospedale di Passirana hanno organizzato un presidio di protesta davanti alla direzione generale dell'Azienda ospedaliera a Garbagnate Milanese per ribadire la loro posizione e chiedere certezze sul futuro del nosocomio rhodense. «HANNO DECISO di trasferire il reparto di cardiologia riabilitativa e quello di pneumologia riabilitativa - spiega Rosario Pizzo, sindacalista Rsu - due fiori all'occhiello del presidio di Passirana. Questo dimostra che la volontà dei dirigenti dell'azienda ospedaliera non è quella di valorizzare ma di smantellare l'ospedale: se è vero il contrario che lo mettano nero su bianco, perchè noi crediamo ai fatti e non alle parole». Secondo Cgil, Cisl, Uil e Fials il trasferimento dei due reparti è l'anticamera della chiusura dell'ospedale Casati: «In questo modo perderemo circa l'80% dei posti letto, andremo sotto i 100 posti letto e le nuove direttive della Regione parlano chiaro: gli ospedali con meno di 100 posti letto dovranno essere chiusi», aggiunge il sindacalista. Da qui proteste e malumori da parte di tutto il personale, che teme di restare senza lavoro e ironicamente si è già messo sul mercato con cartelli che recitano, «affittasi infermiere specializzato in medicina riabilitativa». L'OSPEDALE di Passirana, specializzato nella riabilitazione, è nato come presidio polifunzionale nel 1975. Si occupa delle attività sanitarie di riabilitazione, cioè quelle terapie finalizzate a portare il soggetto disabile a muoversi, camminare, parlare, vestirsi, mangiare, insomma farlo ritornare attivo nel proprio ambiente familiare, lavorativo, scolastico e sociale. Queste attività coinvolgono anche la famiglia e richiedono un impegno terapeutico complesso e spesso lungo, da parte del personale medico, infermieristico, tecnico riabilitativo e degli operatori sanitari. Ma i medici del Casati seguono e aiutano a tornare a una vita normale anche persone colpite da ictus o da infarto e Pneumologia si occupa di prevenzione e cura di malattie respiratorie acute e croniche, dalla broncopolmonite all'enfisema. Lo spostamento dei reparti, con riduzione dei posti letto, secondo alcuni operatori, creerà disagi al paziente e all'equipè medico-sanitaria, mentre la riduzione dei posti letto costringerà molti pazienti a cercare strutture per la riabilitazione anche fuori dalla nostra Regione. «Noi riteniamo che l'ospedale di Passirana abbia accolto e soddisfatto i bisogni riabilitativi dei cittadini dei Comuni della zona e ci chiediamo chi possa farlo nel caso venisse smantellato», spiega un infermiere specializzato in medicina riabilitativa. «IO LAVORO nel reparto di cardiologia riabilitativa - spiega Anna Frisinghelli, dirigente medico di 1° livello dell'U.O.S.D. di cardiologia riabilitativa -. Saremo spostati a Rho dove verranno garantiti 20 posti letto. Credo che siano sufficienti per la popolazione dell'Asl, mentre probabilmente non potremo più accogliere pazienti che vengono da fuori Asl. Questa dovrebbe essere una fase transitoria perchè la direzione sanitaria ha garantito che a gennaio, con l'assunzione di nuovi infermieri, la situazione tornerà come prima. Mi auguro che le promesse dell'azienda siano mantenute. Qualche timore per il futuro dell'ospedale resta». Dipendenti, ma non solo. «E' giusto che anche i cittadini sappiano quello che sta accadendo, la sanità è un problema che interessa tutti - conclude Pizzo - nelle prossime settimane organizzeremo un'assemblea pubblica per informare la gente».



Alt alla gara, adesso ci pensa il Tar

Libero del 11/11/2008 , articolo di DIANA CROCI ed. Roma p. 58

Sospensiva sull'appalto per i servizi infermieristici. In ballo 15 milioni di euroSull'appalto per l'affidamento dei servizi infermieristici ed ausiliari del Policlinico Umberto I è calata come una mannaia la sospensiva del TAR del Lazio. Il tribunale amministrativo vuole vederci chiaro, alcuni punti del capitolato di gara vanno approfonditi, spiegati, forse rivisti. In ballo ci sono oltre 500 posti di lavoro, tra infermieri, ausiliari, addetti alle mense e alle pulizie. Personale che costituisce 1/5 del contingente in carico ai reparti dell'azienda ospedaliera e che, a detta del direttore generale Montaguti, avrebbe dovuto essere internalizzato entro il 2008. Mentre oggi si ritrova appeso al filo di un appalto che dura appena un anno e non chiarisce la natura dei servizi richiesti dal nosocomio, né specifica gli obiettivi da raggiungere. Con una postilla a dir poco fuori dal comune: a fronte di dodici mesi di commessa, l'azienda appaltatrice dovrebbe assumere a tempo indeterminato tutti i lavoratori. Una condizione capestro, che, a rigor di logica, avrebbe dovuto creare il vuoto attorno al bando di gara. E invece no. Intorno all'appalto dell'Umberto I ronzano privati, gruppi, imprese noprofit. Nessuno sembra preoccupato dalla prospettiva di caricarsi sulle spalle tutti quei contratti e di dover poi sopravvivere alla scadenza. Neanche in tempi di tagli indiscriminati come questi, in cui a traballare è persino l'ospedalità religiosa, che nel Lazio copre circa il 30% dell'offerta sanitaria. Fatto sta che nei corridoi del Policlinico circolano voci inquietanti. «La verità - dice un operatore che non vuol farsi riconoscere - è che quel bando vale 15 milioni di euro. Se per arraffarli bisogna fallire dopo un anno e mandare i lavoratori a casa, pazienza. La logica è quella del "prendi i soldi e scappa". Tanto più che non si specificano le mansioni che i dipendenti andrebbero a ricoprire e questo significa aprire la porta a personale poco qualificato, a basso costo per il datore di lavoro». Perché, pur non potendo assumere direttamente i lavoratori, il Policlinico non ha fatto ricorso a soluzioni alternative, come ad esempio la creazione di una società mista pubblico-privata, che avrebbe potuto gestire i servizi garantendo al contempo i dipendenti? Perché un appalto di un anno appena? Sulle singolari condizioni del capitolato di gara è intervenuto un mese fa anche Carlo Mitra, il presidente di Confcooperative, che ha denunciato a chiare lettere il rischio di mettere in vendita il lavoro di centinaia di dipendenti attraverso una somministrazione di manodopera non autorizzata, per altro vietata dalla legge Biagi. Il Policlinico intanto prende tempo e posticipa di un mese la data di consegna dei plichi di adesione, mentre il Tar vuole fare chiarezza e sentire chi fin qui ha gestito il servizio con il vecchio bando di gara, ovvero l'Osa. «L'udienza presso il tribunale è fissata a mercoledì 19 novembre», dice Giuseppe Milanese, il presidente della cooperativa. L'Osa è uno dei pochi erogatori di servizi infermieristici ed ausiliari a non essersi fatta avanti per la gara. «Vogliamo continuare a lavorare per una seria stabilizzazione - spiega Milanese - Abbiamo sottoposto la questione ai nostri soci nell'ul tima assemblea ha stabilito di rimandare ogni decisione al 4 dicembre, pochi giorni prima della scadenza del bando, sperando che per quella data l'azienda ospedaliera abbia emesso un nuovo capitolato».
UNA STORIA INFINITA "Esternalizzare"i servizi è un problema o una strategia? Non si capisce bene. Ma intanto è in gioco il futuro di 500 lavoratori


Letti da tagliare, al «Goretti» sono 55

Il Tempo del 11/11/2008 ed. Latina

Marco Battistini Da settimane si discute sul tagli dei posti letti previsti dal nuovo piano di riorganizzazione della rete ospedaliera. Ma a fare scalpore sono i dati emersi dallo stesso documento della Regione, che indica un cospicuo numero di posti letto da «tagliare» e riconvertire. Le cifre più significative riguardano il Presidio Nord ed in particolare l'ospedale «Goretti». Sono 55 i posti letto «non performanti», cioè quelli che la Regione ritiene opportuno tagliare. Le situazioni più incresciose si registrano nel reparto di Ortopedia e Traumatologia, dove i posti letto non «performanti» sono 22 sui 44 complessivi. Tagli in arrivo anche ad Oncologia, dove ne verranno ridotti 9 dei 26 attuali. Interessante anche il dato per quelli della Neuropsichiatria infantile (4 su 6 verranno tagliati). Per non parlare dell'Oculistica dove il rapporto è altrettanto negativo (6 sui 9 complessivi). I numeri forniti dal piano regionale, indicano indirettamente la necessità di provvedere ad un potenziamento delle risorse già esistenti. Al problema dei posti letto, si va aggiungendo quello della carenza di personale soprattutto nell'ambito infermieristico. Una situazione che rischia di aggravarsi se il settore paramedico subirà un ulteriore ridimensionamento. Gli infermieri complessivi dell'Asl di Latina sono 1565. Fra questi però occorre «isolare» il numero di precari (285). L'ospedale con i problemi maggiori è proprio il «Goretti». Qui lavora il 70% dei collaboratori professionali sanitari «atipici». Un vero e proprio esercito. Dei 285 precari solo 150 dovrebbero essere stabilizzati in base alla Finanziaria 2007. Il destino dei restanti infermieri appare un rebus. L'Asl dovrà in qualche modo risolvere al più presto la «grana», dal momento che il 31 dicembre prossimo scadranno i contratti dei precari. Urge dunque una soluzione rapida, per il bene degli infermieri, ma anche dei pazienti.


Tranquillanti agli anziani, 23 infermieri a giudizio

Corriere dell'Alto Adige del 11/11/2008 ed. TRENTO p. 17

TRENTO - Due infermieri erano già stati multati il sei febbraio scorso con trecento euro, ma adesso a giudizio, per esercizio abusivo della professione, c'è quasi tutto il personale infermieristico della casa di riposo di Cles. Ben 23 infermieri sono infatti finiti a processo per aver somministrato medicinali agli anziani ospiti della struttura senza la prescrizione medica. L'udienza è già stata fissata per il 4 marzo prossimo.Il caso, che ha creato non poco scalpore in valle, era scoppiato lo scorso anno quando una dottoressa, all'epoca impiegata nella casa di riposo, aveva segnalato il presunto comportamento abusivo di due infermieri, Cristian Marinelli di Caldes e Maria Grazia Pedergnana, di Rabbi. I due erano stati denunciati. Secondo quanto ricostruito dalla Procura, le indagini erano state coordinate dal pm Giuseppe De Benedetto, in almeno due episodi, il 15 maggio e il 28 maggio, il medico si sarebbe accorto del comportamento dei due sanitari controllando le cartelle mediche dei due pazienti e quando aveva chiesto spiegazioni loro avrebbero risposto che era un comportamento normalissimo per fare stare meglio e più tranquilli gli anziani. Questo almeno secondo l'accusa, ma i due infermieri si erano invece difesi spiegando che erano stati costretti ad agire in questo modo perché alcuni anziani avevano bisogno di stare tranquilli e di riposare e non sarebbero mai riusciti a contattare la dottoressa per informarla. Il giudice aveva però accolto la difesa della Procura e aveva multato i due sanitari.Dopo la chiusura del primo procedimento le indagini dei carabinieri del Nas, incaricati dei controlli, non si erano fermate e adesso, a distanza di mesi, spuntano nuovi guai per la casa di riposo di Cles. Sono ben ventitrè ora gli infermieri impiegati nella struttura nonesa. Secondo la Procura anche questi ultimi avrebbero usato lo stesso sistema di Marinelli e Pedergnana somministrando tranquillanti e altri tipi di farmaci, come il «Dicolreum», «Contramal», «Lexotan», non solo senza la prescrizione medica, ma pare, senza neppure avvisare il medico. Alcuni medicinali, come il «Malox», ad esempio, non necessitano di una vera e propria prescrizione, ma la maggior parte dei pazienti, ospiti della casa di riposo, sono sottoposti a cure mediche e assumono farmaci quotidianamente. Somministrare altri tipi di farmaci senza sentire il parere del medico ad avviso della Procura poteva essere pericoloso per la salute dell'anziano paziente, ma gli infermieri, pur di fare stare tranquilli gli ospiti, avrebbero somministrato tranquillamente i medicinali senza chiedere il permesso a nessuno.In alcuni casi, contesta la Procura, sarebbero stati somministrati farmaci senza prescrizione più di trenta volte. Un fatto decisamente grave, secondo il magistrato, che metteva in serio pericolo la salute degli anziani. A tutti è stato contestato l'esercizio abusivo della professione medica.D. R.



Oncologia, i "super infermieri"

Corriere di Romagna del 11/11/2008 ed. Forlì p. 12

Meldola, al via ieri all'Irst il master di primo livello
MELDOLA. E' stato inaugurato ieri pomeriggio, all'Istituto scientifico per la ricerca e la cura dei tumori di Meldola, il master di primo livello in "Infermieristica in Oncologia", promosso dalle Azienda Usl di Area Vasta Romagna: Forlì, Cesena, Rimini e Ravenna. Il benvenuto ai 25 iscritti è stato dato dal direttore del master Gaetano La Manna, docente alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Bologna, dal direttore scientifico dell'Irst Dino Amadori, dal direttore generale dell'Ausl forlivese Claudio Mazzoni e dal direttore del servizio infermieristico e tecnico dell'Azienda sanitaria Silvia Mambelli. «Non è un caso che il master nasca in Romagna - ricorda Gaetano La Manna, docente della facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Bologna e direttore del Master - si tratta, infatti, di un questo territorio a vocazione oncologica ». Soddisfazione è stata espressa anche dal direttore generale Claudio Mazzoni. «E' il riconoscimento del lavoro che ha trovato nell'Irst un punto di eccellenza. Il master rappresenta un altro passo nel solco che ha portato alla creazione dell'istituto tumori di Meldola nel più articolato ambito di Area Vasta Romagna». «Il nuovo infermiere - ricorda Silvia Mambelli - è la risposta alla crescente necessità di disporre di personale che sia in grado di fornire prestazioni di alta qualità assistenziale in specifiche aree». «L'attività di educazione e formazione continua è fondamentale - conclude l'oncologo Dino Amadori, direttore scientifico dell'Irst - con questo master offriamo a tutti gli infermieri dell'Area Vasta la possibilità di crescere professionalmente». Il corso mira alla formazione di professionisti in grado di rispondere ai bisogni di natura preventiva, curativa, riabilitativa e palliativa in campo oncologico e delle cure palliative. Al via ieri il master di "Infermieristica in Oncologia"


«Nessun disagio al servizio trasfusioni»

Il Piccolo di Trieste del 11/11/2008 ed. Gorizia p. 6

«Nessun disagio dei servizi trasfusionali nella giornata del 31 ottobre scorso, quando gli infermieri hanno scioperato in tutta Italia». La sezione goriziana del Nursind, il sindacato unico delle professioni infermieristiche, replica seccamente alle segnalazioni dell'Associazione dei donatori di sangue che contestava un malfunzionamento del prezioso servizio durante l'agitazione sindacale. «I donatori sono persone perfettamente sane, in grado quindi di programmare, ed eventualmente rimandare, la donazione del plasma tenendo conto delle agitazioni sindacali - spiega il segretario isontino Luca Petruz -. In più, l'attività di raccolta è programmata e qualora ci fosse stata un'emergenza l'equipe infermieristica in forza al servizio trasfusionale si sarebbe scordata dello sciopero, senza alcuna recriminazione, pur di far fronte alle esigenze della popolazione». Parole con le quali il Nursind «vuole ribadire il diritto allo sciopero degli infermieri». Petruz, poi ricorda che «la domenica il plasma non viene raccolto» e si chiede: «Come mai bisognerebbe farlo in una giornata di sciopero?».(n.c.)



Calmanti agli anziani, infermieri nei guai

Il Trentino del 11/11/2008 ed. Nazionale p. 47

A processo 23 dipendenti della Rsa di Cles: «Serviva la prescrizione» - «Davano tranquillanti e analgesici agli ospiti, non potevano farlo» Per la stessa vicenda già condannate due persone per esercizio abusivo della professione medicaTRENTO. Somministravano agli ospiti della casa di riposo di Cles medicinali senza la prescrizione medica. E' con questa accusa (esercizio abusivo della professione medica) che la Procura ha rinviato a giudizio 23 infermieri che lavorano nella struttura assistenziale. L'indagine è il colpo di coda di un precedente procedimento che aveva già portato nello scorso febbraio alla condanna (300 euro di ammenda) di due infermieri della casa di riposo di Cles.Proprio in seguito a quella vicenda la Procura di Trento - il fascicolo è nelle mani del pm Giuseppe de Benedetto - aveva ordinato ai Nas un controllo a tappeto delle cartelle degli ospiti della struttura assistenziale. Secondo gli inquirenti, proprio sulla base delle annotazioni fatta dagli stessi infermieri sulle cartelle, era prassi somministrare medicinali che in teoria possono essere prescritti solamente da un medico: in particolare si parla di tranquillanti o analgesici. Inoltre, secondo l'accusa, alcuni medicinali, pur non necessitando di prescrizioni, potevano interagire con altre sostanze: in ogni caso, quindi, sarebbe servito il parere preventivo di un medico.Per tutti gli indagati l'accusa è di esercizio abusivo della professione medica: l'udienza di fronte al giudice monocratico è stata fissata per il 4 marzo del prossimo anno presso il tribunale di Cles.La vicenda era esplosa nel maggio del 2007, quando la casa di riposo di Cles ricevette la visita dei carabinieri del Nucleo anti sofisticazione (Nas) di Trento.I Nas dovevano effettuare un controllo mirato dopo una segnalazione dell'Ordine degli infermieri di Trento a sua volta attivato da una precisa sollecitazione arrivata dall'interno della stessa Casa di riposo. L'ispezione ha portato alla luce due episodi, del 15 e 28 maggio. Nel primo caso l'infermiera Maria Grazia Pedergnana aveva somministrato ad un'anziana ospite un antidolorifico, il Nimesulide, farmaco assimilabile all'Aulin; nel secondo l'infermiere Cristina Marinelli 10 gocce del neurolettico Serenase ad un'altra anziana. Fatti accertati e non contestati dai due imputati che aveva comunque spiegato, in dichiarazioni spontanee, come e perché erano arrivati a quelle somministrazioni. «Quel pomeriggio l'anziana era particolarmente agitata, è stata lei a chiedere qualcosa che la tranquillizzasse: così le ho dato dieci gocce di Serenase, un farmaco le era stato già stato prescritto in precedenza anche in dosi giornaliere di 40 gocce» ha detto Marinelli. Dello stesso tenore la spiegazione di Pedergnana: erano le 23.30, era in turno di notte quando l'anziana ha chiesto qualcosa per alleviare i dolori insopportabili. Le dichiarazioni dei due imputati erano arrivate a conclusione del dibattimento che aveva visto sfilare davanti alla giudice una serie di testimoni, tra cui la dottoressa Maria Gabriella Cescatti, medico convenzionato con la Casa di Riposo di Cles dal febbraio 2006 al giugno 2007. Un anno turbolento per i rapporti fra Cescatti e il personale e concluso con le dimissioni della dottoressa.Il pm De Benedetto aveva chiesto la condanna dei due infermieri, pur con tutte le attenuanti, a 530 euro di ammenda cadauno, somma poi ridotta a 300 dalla giudice Miori.(g.f.p.)



Riaperto il centro degli alpini infermieri

L'Arena di Verona del 11/11/2008 p. 27

È ritornato a funzionare al centro sociale della parrocchia di Santa Maria Maggiore, recentemente restaurato, l'ambulatorio infermieristico gestito dal gruppo volontario alpini. Questo servizio funziona dal lunedì al venerdì dalle 18 alle 19 e al sabato dalle 10 alle 11. Sono sopratutto anziani che si rivolgono agli infermieri volontari alpini. Nell'ambulatorio ogni anno si effettuano oltre mille prestazioni. Oltre a medicare, misurare la pressione e fare iniezioni si cura la solitudine. La maggior parte delle persone che si rivolge agli alpini infermieri è anziana. «Il futuro della nostra associazione, ora che la leva obbligatoria è stata abolita, e il senso della sua esistenza», spiega Sebastiano Fasol segretario del gruppo alpini di Bussolengo, «saranno sempre più legati alle attività in favore di chi si trova in stato di bisogno». Il gruppo infermieristico volontario alpini organizza serate culturali di informazione sanitaria. L'ultima, che si è svolta qualche settimana fa, ha avuto come protagonista il dottor Roberto Dal Negro direttore della divisione di pneumologia dell'ospedale Orlandi e del centro studi nazionale di farmacoeconomia e farmacoepidemiologia respiratoria, che ha parlato delle malattie croniche dei bronchi. L.B.



Farmaci senza il medico Nei guai 23 infermieri

L' Adige del 11/11/2008 p. 65

Ventitrè infermieri della della casa di riposo «Santa Maria» di Cles vanno a giudizio per esercizio abusivo della professione medica. Sarà una sorta di maxiprocesso quello che si aprirà a Cles il 4 marzo dell'anno prossimo. Un procedimento su cui saranno puntati gli occhi di tutti gli infermieri che lavorano presso le case di riposo perché ciò che si discuterà in aula - cioè la presunta abusiva somministrazione di farmaci agli ospiti da parte di personale non medico - è probabilmente una prassi che non riguarda la sola struttura nonesa. Il procedimento prendeva le mosse da un altro processo celebrato a carico di altri due infermieri della «Santa Maria». Quel primo dibattimento a carico di Cristian Marinelli di Caldes e Maria Grazia Pedergnana di Rabbi, anche loro accusati di esercizio abusivo della professione, si era concluso con la condanna a 300 euro di multa, pena poco più che simbolica contro cui non è stato presentato appello. In quel caso i due erano finiti nei guai per la somministrazione di alcune gocce di Serenase e di Aulin. Il procedimento giudiziario era nato da tensioni sorte tra la dottoressa Maria Gabriella Cescatti, che dal febbraio 2006 era stata responsabile dell'attività sanitaria della casa di riposo. Nella deposizione resa nel corso di quel processo, la dottoressa spiegò che «attorno a se, ad un certo punto, è stata fatta terra bruciata», tanto da essere costretta, nel giugno del 2007, a dimettersi. In particolare la teste riferì di essere entrata in contrasto con il personale infermieristico quando seppe che in sua assenza venivano somministrati farmaci senza la sua prescrizione. Furono poi i Nas a condurre le indagini che portarono a quel primo processo. Proprio i carabinieri, su sollecitazione della procura, allargarono poi il raggio dei controlli. Per verificare se ci fossero stati in passato altri episodi oltre a quelli segnalati dalla dottoressa, i Nas acquisirono tutte le cartelle cliniche. Dagli accertamenti sarebbe emerso che presso la casa di riposo di Cles era prassi consolidata che, specie in orario notturno, gli infermieri somministrassero farmaci come i tranquillanti. Naturalmente tutto ciò è consentito anche semplicemente a fronte di una prescrizione generica che consente di somministrare un farmaco "alla bisogna". Ma secondo la procura, a Cles non ci sarebbe stata neppure questa autorizzazione: Malox, Tavor, Serenase, Oki, En, Lexotan venivano somministrati quando i pazienti ne avevano necessità, certo nel loro stesso interesse, ma forse non rispettando in toto la rigida normativa in materia. Ma di tutto questo si parlerà nel processo a carico dei 23 infermieri, cioè quasi tutti quelli in servizio presso la casa di risposo.11/11/2008



Una scuola per super Infermieri

La Voce di Romagna del 11/11/2008 ed. Forlì Cesena p. 16

MELDOLA - All'Irst ha preso il via il master di I° livello in "Infermieristica in Oncologia" con la prima giornata di studi per i 25 iscritti. A dare il benvenuto agli studenti, il direttore del Master, Gaetano La Manna (docente Medicina e Chirurgia Università Bologna) Dino Amadori (direttore scientifico Irst), Claudio Mazzoni (dg Ausl Forlì) e Silvia Mambelli (dir. Servizio infermieristico Ausl Forlì). "Non è un caso che questo master nasca in Romagna - ha commentato Gaetano La Manna -: il territorio è un punto di riferimento internazionale per l'oncologia". "Siamo molto soddisfatti che l'Università abbia scelto la nostra azienda quale sede - ha detto Claudio Mazzoni -, è un riconoscimento del lavoro svolto in questi anni". "Nei nostri programmi l'attività di educazione e formazione continua ha un'importanza particolare - ha dichiarato Dino Amadori -, con questo master offriamo a tutti gli infermieri dell'Area Vasta la possibilità di crescere professionalmente creando figure superspecializzate". "Il nuovo infermiere esperto clinico - ha aggiunto Silvia Mambelli - è una risposta alla crescente necessità di disporre di infermieri che oltre a esser preparati per coordinare e organizzare, siano anche in grado di fornire prestazioni di alta qualità assistenziale". Il Master vuol formare figure con competenze professionali specifiche per rispondere ai bisogni di natura preventiva, curativa e riabilitativa dell'oncologia; l'infermiere arricchisce le proprie competenze per fornire un'assistenza mirata alla soluzione dei problemi del paziente oncologico, alla necessità di aiuto alla persona, alla collaborazione multi professionale. I docenti sono della facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Bologna. Sono previsti 10 insegnamenti per 60 crediti formativi e 1500 ore complessive. Lezioni suddivise in 2 semestri: da ieri al 10 aprile 2009; dal 21 Settembre 2009 al 10 Febbraio 2010. Foto di gruppo per il gruppo di studenti del Master per infermieri oncologici dell'Irst

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