La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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giovedì, maggio 29

Molti errori in sanità

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Pochi i sanitari che non sbagliano
Solo il 23% dei medici e il 37,5% degli infermieri italiani dichiara di non essere mai incappato in un evento avverso nella sua vita lavorativa. "Dunque il 77% dei primi e il 62,5% dei secondi ne ha vissuto almeno uno, soprattutto per colpa di stress e affaticamento (42,3%), cattiva organizzazione del lavoro o personale inadeguato (16,6%) e scarsa comunicazione (9,5%)". Lo ha riferito ieri a Roma Riccardo Tartaglia, vicepresidente Sisqt (Società italiana per la sicurezza e la qualità nei trapianti ) e direttore Gestione rischio clinico della Regione Toscana, illustrando i dati di un recente studio nazionale dell'Agenas (Agenzia nazionale servizi sanitari regionali), alla presentazione della nuova società. Una ricerca realizzata su un campione di 942 operatori sanitari di 18 aziende sanitarie italiane, che deve far riflettere. "Ridurre il più possibile frequenza e gravità degli eventi avversi che possono danneggiare la salute dei cittadini è un obiettivo importante", ha sottolineato Tartaglia. E se "il rischio zero in un settore delicato come i trapianti non esiste, occorre lavorare avendo come obiettivo la riduzione dei pericoli - gli ha fatto eco Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti - Quella italiana è comunque una realtà positiva, in cui sicurezza e qualità sono oggetto di normative". Tanto che, in base a quanto emerso sulla nuova normativa europea attesa per il 2009, "siamo in linea con i futuri standard del vecchio continente: l'Italia, dunque - ha detto Nanni Costa - non dovrà aggiornare la sua attività, perché già in regola".

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