La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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martedì, maggio 27

Emergenza infermieri

TROPPI ASPIRANTI INFERMIERI AL SUD,
NON EMIGRANO AL NORD ITALIA PER CARO VITA.

(Adnkronos Salute)
L'emergenza infermieri in Italia? Colpa del caos che domina ormai in ogni regione della Penisola.
Il Sud ha troppi aspiranti infermieri rispetto ai posti disponibili negli atenei e alle scarse prospettive di lavoro.
Il Nord, che di spazio ne avrebbe un po' di più, è attanagliato dalla crisi di vocazione dei propri giovani e non è più attrattivo per i 'cervelli' meridionali spaventati dal carovita.
Il risultato finale è che l'Italia, con 5,4 infermieri ogni mille abitanti, resta notevolmente al di sotto dei parametri fissati dall'Unione europea, che ne vorrebbe 9.
E il record negativo spetta alla Lombardia, che conta 4,9 infermieri ogni mille abitanti.

Un bilancio amaro, analizzato oggi a Milano durante un incontro promosso dal collegio interprovinciale Ipasvi (Infermieri professionali, assistenti sanitari, vigilatrici d'infanzia) Milano-Lodi che ha voluto mettere attorno a un tavolo università, Regione, sindacati per stimolare il confronto e portare allo scoperto le criticità.

I dati nazionali sullo stato dell'arte parlano chiaro: ogni regione ha i suoi ingranaggi difettosi e spesso manca il coordinamento fra i soggetti coinvolti nella formazione e nell'inserimento lavorativo delle professioni sanitarie.
Così in Puglia la laurea da infermiere è fra le più gettonate: un posto in università se lo contendono in sei.
In Campania le domande presentate per accedere ai corsi hanno sfondato quota tremila nell'anno accademico 2007-2008, ma i posti disponibili negli atenei della regione erano solo 640. In Sicilia e in Calabria, gli aspiranti infermieri in eccesso sono rispettivamente 1861 e 1705.
Ma in Sicilia la situazione è aggravata dal fatto che l'università forma un numero inferiore di professionisti rispetto al fabbisogno medio della Regione, e all'appello, a conti fatti, mancano 847 unità.

Le stime dell'Ipasvi sono impietose, soprattutto per la Lombardia: "Andando avanti su questa strada - sottolinea Giovanni Muttillo, presidente del collegio degli infermieridi Milano-Lodi - non faremo che allargare la forbice fra domanda e offerta. Soprattutto in Regioni come la Lombardia, che forma pochi giovani rispetto a quanti ne servono alle strutture sanitarie locali enon riesce ad attrarre professionisti dal Sud, per via del costo dellavita".

L'emergenza infermieri, qui come in Veneto, è frutto di un basso turno over, osserva Angelo Mastrillo, segretario della Conferenza permanente delle classi di laurea delle professioni sanitarie: "I nuovi professionisti, presto, non riusciranno più a rimpiazzare nemmeno i posti lasciati vacanti dai pensionati. In 11 anni il gap a livello nazionale ha superato le 60 mila unità".

Ma non solo. "In molti casi i giovani meridionali 'emigrano' in Lombardia per studiare e poi, da laureati - spiegano - tornano al Sud o dove vitto e alloggio non pesano drammaticamente sullo stipendio".
Un fenomeno che preoccupaanche il preside della facoltà di Medicina dell'università degli studidi Milano, Virgilio Ferruccio Ferrario, che sottolinea: "Noi non formiamo persone che poi se ne vanno a lavorare in Spagna perché lì la vita costa meno. E' importante che si faccia qualcosa per incentivare i professionisti a restare nella nostra Regione".

AdnKronos Salute

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