La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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lunedì, maggio 26

Alla ricerca di modelli organizzativi e assistenziali moderni

Il 28 e 29 marzo si è svolta a Bologna la 2^ Conferenza nazionale delle politiche della professione infermieristica.
Tra le diverse tematiche presentate, particolare interesse ha suscitato l’argomento inerente l’organizzazione ospedaliera e la presentazione di due metodi per rilevare il fabbisogno di infermieri e operatori socio sanitari nelle unità operative degenziali.
È significativo che i partecipanti – dirigenti infermieristici, coordinatori dei corsi di laurea in Infermieristica, presidenti delle associazioni e dei Collegi – abbiano:
- condiviso la necessità di individuare un percorso per superare l’attuale organizzazione ospedaliera ancora prevalentemente impostata su modelli organizzativo assistenziali obsoleti e non rispondenti alle necessità degli assistiti e dei professionisti;
- seguito con particolare interesse la proposta di un’organizzazione ospedaliera per intensità di cure o ancora di più per complessità assistenziale infermieristica.
Complessità assistenziale definita con metodi e strumenti specifici e professionali e resa operativa con l’attivazione di aree omogenee definite attraverso il livello di complessità degli assistiti e con una diversificata presenza sia in termini numerici che di competenze, di infermieri e operatori socio-sanitari.
Interessante ancora l’ulteriore condivisione, anche da parte degli ospiti e dei relatori non appartenenti al nostro gruppo professionale, che le criticità che vive il sistema salute siano legate in maniera importante all’asimmetria esistente tra le risorse infermieristiche presenti e quelle ritenute necessarie per raggiungere predefiniti livelli di produzione e di qualità assistenziale.
Muovendo da tale considerazione, molto apprezzamento ha suscitato sia la presentazione dei due metodi per definire in tutte le aree e i settori assistenziali ospedalieri e territoriali il fabbisogno di infermieri e dei loro principali loro collaboratori, sia la proposta della FCN di sostenere/attivare una sperimentazione multicentrica su tali metodi.
Dalla 2^ Conferenza è emerso il bisogno di proporre, sperimentare, commentare, diffondere i risultati che già abbiamo raggiunti sia per le specifiche competenze che possediamo, sia per la volontà più volte manifestata di diventare fattore di cambiamento e di innovativa progettualità dell’intero sistema.
I nostri sono obiettivi realistici anche perché gli elementi tipici del paradigma disciplinare infermieristico – la centralità dell’assistito, l’approccio olistico, la continuità, il superamento
della frammentazione e della sequenza prestazionale per la logica della presa in carico della persona – stanno diventando sempre più parte del patrimonio valoriale dell’intero sistema salute.
Si fa sempre più strada l’idea non solo che l’assistenza infermieristica non è un’enclave della cura, ma anche l’idea che l’organizzazione deve ruotare attorno alla persona assistita con processi e percorsi che proseguono anche al di fuori dei luoghi delle acuzie per dipanarsi nei luoghi della estensività assistenziale.
Sappiamo che gli obiettivi che poniamo sono difficili, perché le resistenze al cambiamento sono molteplici e diffuse. Sappiamo anche, però, che l’impegno di chi oggi ha la responsabilità di orientare e governare un gruppo ampio, complesso e, per certi versi, disomogeneo nella sua stratificazione anagrafica, culturale e professionale come
quello infermieristico, non può che essere quello di continuare il cammino e di cercare il dialogo nell’idea e consapevolezza che i toni urlati, il muro contro muro e la
ruvidità delle relazioni, non giovano a nessuno.
Innanzitutto non giovano agli assistiti, che non capiscono, non capirebbero e, comunque, chiedono un’assistenza di qualità.
Ed allora, come sempre e con la convinzione che possiamo dare valore aggiunto al sistema di cui siamo parte importante, l’auspicio e l’augurio a tutti noi di Buona assistenza!

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