La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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lunedì, febbraio 18

IN ITALIA OLTRE 20MILA INFERMIERI STRANIERI:

13MILA COMUNITARI, 7MILA EXTRACOMUNITARI




22/02/2008 22 Feb.

Sono 13mila comunitari e 7mila extracomunitari gli oltre 20mila infermieri che giornalmente lavorano nei nostri ospedali. E' quanto risulta da una inchiesta effettuata dal mensile gesuita "Popoli" che parla di una vera e propria "trasfusione dal Sud" degli infermieri stranieri.
Cifre importanti e anche in continua crescita, tutelate anche dalla legge Bossi-Fini, che prevede una corsia preferenziale proprio per gli infermieri, inseriti in una categoria privilegiata di stranieri classificati 'fuori-quota', come i calciatori.
L'Organizzazione mondiale della sanità stima, come garanzia per il funzionamento dei sistemi sanitari nazionali, il minimo di 100 infermieri ogni 100mila abitanti e l'Italia è tra i Paesi che richiedono al Sud del mondo schiere di personale sanitario specializzato.
In pochi anni nel nostro paese si sono 'travasati' 20mila infermieri, suddivisi in 13mila comunitari o neo-comunitari (romeni e polacchi compresi) e circa 7mila extracomunitari.
Sono più numerosi nelle regioni del Nord rispetto a quelle del Sud e a volte raggiungono quote importanti: a Trieste il 10% degli infermieri sono di nazionalità slovena, o in grandi strutture private, come nell'ospedale San Raffaele di Milano, che conta il 18% di infermieri non italiani.(mps)

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