La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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martedì, giugno 10

"Noi il nostro e loro il loro" non piu', ma tutti insieme

Medici a scuola di umanità
"Corsi di umanità" nelle facoltà di medicina delle università italiane. Per insegnare ai camici bianchi del futuro che "curare non significa solo somministrare farmaci", ma anche e soprattutto "parlare al malato". Perché "se gli dai coraggio, il paziente vive di più" e meglio. Parola del medico-paziente Gianni Bonadonna, 73 anni, volto simbolo dell'oncologia italiana che, "riemerso dall'ictus", denuncia i limiti di una medicina ipertecnologica e detta la sua 'cura' nel libro 'Medici umani, pazienti guerrieri'. Il volume, scritto con Giangiacomo Schiavi del "Corriere della Sera" ed edito da Baldini Castoldi Dalai, è stato presentato ieri all'Istituto nazionale tumori (Int) di Milano dove Bonadonna è impegnato da oltre 40 anni. E da dove ha contribuito a rivoluzionare la lotta al cancro con successi riconosciuti e premiati sulla piazza mondiale.
"Da medico ho commesso anch'io i miei errori", confessa Bonadonna ai giornalisti. "La fretta", per esempio, "è una cosa terribile perché i pazienti hanno bisogno di parlare anche nell'era della tecnologia". In passato "io stesso sono stato salvato dalla penicillina", racconta, e "da allora sul fronte delle cure sono stati fatti progressi incredibili". Ma il problema è che "oggi i medici non sono più umani". L'oncologo denuncia la crisi di "una classe medica schiacciata tra burocrazia, lottizzazione, corsa ai facili guadagni". Insieme ad altri colleghi che hanno vissuto o ancora vivono il dolore della malattia sulla propria pelle, Bonadonna ha fondato il gruppo "Dall'altra parte". E nella sua nuova opera dà voce ai timori per un sistema universitario da ripensare. "Nelle facoltà di medicina si insegna il distacco, si ragiona col computer - scrive nel capitolo 'Esame di umanità' - L'uomo è sezionato in tanti pezzi, come in un quadro di Picasso". Col risultato che "alla scuola del malato i giovani medici arrivano impreparati". Troppa tecnica, poco cuore. Negli ambulatori medici, come nelle corsie degli ospedali, "l'approccio al malato somiglia a quello verso una macchina in avaria": scopri il guasto e, se c'è, provi un rimedio.

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