La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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lunedì, luglio 14

"Orgoglioso di essere Infermiere"
La lotta e dura e lunga
Ai vertici Aziendali ci devono essere gli Infermieri non solo medici
Savona, Infermieri senza cognome
"Cartellini di serie B se non sei medico"
La Repubblica del 12/07/2008 , articolo di MARCO PREVE ed. Genova p. 07
Alla Asl la protesta di un gruppo di dipendenti: "Solo per i dottori indicata l'identità per intero"
SAVONA - I cartellini della discriminazione sono quelli che nell'ospedale San Paolo di Savona riconoscono ai medici l'onore del cognome, mentre riservano ad infermieri e tecnici la famigliarità forzata, quasi da garzone di bottega, del nome di battesimo. Una situazione alla quale il nuovo direttore generale Flavio Neirotti assicura di voler rimediare: «Per la dignità dei lavoratori, che sono tutti uguali, e per dovere di trasparenza nei confronti del pubblico».La vicenda è particolare anche perché altrove, perlomeno nei grandi ospedali genovesi, i cartellini di identificazione sono uniformati per tutto il personale ospedaliero, sia che venga adottata la scelta del cognome, oppure che si sia optato per il numero di matricola. A Savona, invece, la situazione è decisamente diversa.«Ci siamo domandati il perché di questa disparità di trattamento - scrive un gruppo di dipendenti a Repubblica - e abbiamo domandato chiarimenti ai sindacati. Ci è stato risposto che è così per la legge sulla privacy. Questione chiusa. A noi però non pare possibile, la legge è generale quindi deve raggiungere tutti gli individui in quanto tali. Questa interpretazione sembra voler incoraggiare il diffuso malcostume di rivolgersi agli infermieri come se fossero i propri famigliri, chiamandoli per nome se non per diminutivo tipo Peppino o Baciccia, mentre soltanto ai medici esorta a rivolgersi nella maniera corretta pronunciando "dottor Tal dei Tali"».La questione sarebbe stata sottoposta agli organismi sindacali interni ma secondo la lettera inviata al nostro giornale, era stata «ritenuta marginale a fronte di un riferito impegno delle stesse su ben altri fronti a tutela dei lavoratori».«Noi però - proseguono i dipendenti della Asl 2 - ci sentiamo di aggiungere che la tutela della dignità dei lavoratori dovrebbe essere cura dei sindacati al pari della tutela economica e giuridica. Se si vogliono tutelare i dati confidenziali dei lavoratori, se ne indichino semplicemente le qualifiche e i numeri di matricola. Il luogo di lavoro non è certamente il luogo della confidenza ma, casomai, della fiducia».Il direttore generale della Asl 2 savonese Flavio Neirotti è sulla stessa lunghezza d'onda.«Nelle mie precedenti esperienze ho sempre sollecitato il massimo della trasparenza - dice -. A mio parere, meglio del numero di matricola, sono il nome e cognome. Sono dell'idea che se mi comporto bene, non ho motivo di aver paura a rivelare la mia identità. Purtroppo a volte ci sono interpretazioni della privacy macchinose ed esagerate. Se avessi ricevuto dei solleciti avrei già provveduto, ma adesso me ne occuperò senz'altro».

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