La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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venerdì, luglio 11

Infermieri, lavoratori discriminati

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Lavoratori Discriminati

Il Gazzettino del 10/07/2008 ed. VICENZA p. II
Decine di iscritti si sono rivolti al proprio sindacato di categoria contro il decreto Brunetta.
Decine di infermieri vicentini si sono rivolti al Nursind nei giorni scorsi per avere chiarimenti sulle nuove disposizioni relative alla reperibilità dei dipendenti pubblici in malattia. Il decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008, meglio noto come "manovra Brunetta", infatti, prevede importanti novità per i dipendenti pubblici, tra cui la modifica delle fasce di reperibilità durante la malattia. «È grave che i dipendenti pubblici», commenta il segretario nazionale del Nursind, Andrea Bottega, in forza come infermiere al San Bortolo di Vicenza, «siano trattati diversamente rispetto a tutti gli altri lavoratori. Evidenziamo, infatti, che tutti i lavoratori nel periodo di malattia, prima del 25 giugno scorso, dovevano essere reperibili dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19. Dalla data di entrata in vigore delle novità normative, invece, i soli dipendenti pubblici dovranno restare asserragliati in casa dalle 8 alle 13 e dalle 14 alle 20. Una disparità di trattamento assolutamente ingiusta, che pone i dipendenti pubblici su un piano differente rispetto agli altri lavoratori».
Non sono pochi, infatti, gli infermieri vicentini che, non conoscendo le nuove disposizioni, entrate in vigore il giorno stesso della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, non si sono fatti trovare dal controllo fiscale della malattia. Ma non è tutto. A complicare le cose si aggiunge un'ulteriore disposizione, che prevede che «nell'ipotesi di malattia protratta per un periodo superiore a dieci giorni e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell'anno solare, il lavoratore debba presentare esclusivamente certificazione medica rilasciata da struttura sanitaria pubblica. Fortunatamente è giunto un chiarimento del ministero, che ha chiarito che i medici di famiglia sono autorizzati a redigere queste certificazioni».
Il segretario Andrea Bottega inveisce anche contro questa disposizione, ma soprattutto riflette sulle modalità del pagamento della malattia: «La norma potrebbe subire degli emendamenti prima di diventare legge, ma certamente sta creando non poca confusione, costringendo le organizzazioni come la nostra ad improvvisare delle interpretazioni. Non si sa ancora, ad esempio, chi sia preposto a rilasciare la certificazione per la malattia che si protrae oltre i dieci giorni. Assurda appare la modalità di pagamento della malattia: nei primi dieci giorni di assenza, infatti, è corrisposto il trattamento economico fondamentale, con esclusione di ogni indennità o emolumento accessorio».
Kafkiano, infine, appare il fatto che i soldi risparmiati vadano a risanare i bilanci delle aziende pubbliche. «Dal testo del decreto», conclude il segretario Andrea Bottega, «sembra che i risparmi derivanti dalla assenze per malattia, essendo pagato soltanto il trattamento economico fondamentale, vadano a bilancio dell'azienda ospedaliera, quindi i dipendenti in malattia contribuiscono a risanare il bilancio delle strutture pubbliche».
Matteo Crestani

1 commento:

max ha detto...

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