La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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lunedì, luglio 28

LATINA, 15 DENUNCE Infermieri senza titolo
lavoravano in ospedale

Il Tempo del 28/07/2008 ed. Nazionale
Continuavano a svolgere la professione di infermieri, nonostante fossero stati cancellati dal relativo albo. Quindici dipendenti della Asl di Latina sono stati denunciati dai carabinieri del Nas per esercizio abusivo della professione. Gli infermieri non avevano pagato le relative quote al collegio Ipasvi (infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici d'infanzia) e di conseguenza erano stati radiati. Senza l'iscrizione non è possibile svolgere l'attività e adesso anche la Asl verificherà la posizione degli infermieri che, privati del titolo, hanno continuato a lavorare negli ospedali del territorio.
L’unica consolazione è che almeno sono infermieri. Hanno regolarmente superato gli esami e magari hanno anche diversa esperienza. Il problema? Non pagavano la quota di iscrizione al Collegio Ipasvi (Infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici d'infanzia)ed erano stati cancellati dall’elenco. L’iscrizione, però, è un titolo indispensabile a poter lavorare e quindi è scattata la denuncia per esercizio abusivo della professione. Un provvedimento che i carabinieri del Nas, agli ordini del capitano Massimo Minicelli, per il momento hanno notificato a quindici infermieri, tutti operanti presso strutture della Asl tranne uno, ma che presto potrebbe riguardarne altri. Per poter esercitare la professione, infatti, occorre essere iscritti al Collegio e partecipare agli interventi di educazione continua (i cosiddetti “ecm”) per l’aggiornamento professionale. Senza iscrizione niente formazione, tra l’altro, quindi un ulteriore “abuso” nei confronti dei colleghi che invece pagano regolarmente le quote e si aggiornano. Tra l’altro si parla di cifre irrisorie, 80 euro l’anno. Se non vengono versati arriva il sollecito del Collegio, quindi si viene informati della proposta di cancellazione. Insomma, chi non ha pagato può accampare poche scuse: ha deliberatamente deciso di non fare più parte del Collegio. Nei suoi confronti è stato applicato quanto previsto dalla normativa sulla cancellazione dell’albo che può avvenire su richiesta dell’interessato, per «un provvedimento disciplinare di radiazione» e per il «mancato pagamento delle quote dovute». Si ha il titolo di infermiere, in sostanza, ma non si è abilitati a esercitare la professione. Per di più in un ospedale . A segnalare la cosa alla Asl e a chiedere una verifica erano stati gli stessi vertici del collegio Ipasvi di Latina - che conta 2.759 iscritti - di fronte ai mancati pagamenti registrati. Una serie di accertamenti sulle professioni sanitarie, però, erano già in atto da parte dei carabinieri del Nas e dopo i medici - con diversi casi scoperti negli ultimi mesi - i militari si sono concentrati anche sugli infermieri. Un accertamento che va avanti, mentre nei confronti dei quindici scoperti adesso la Asl valuterà come intervenire.

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