La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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sabato, luglio 5


Muore per una iniezione sbagliata i figli: "Allergico all'antibiotico"

Roma, malasanità al San Filippo Neri. La famiglia: "E' stata un'eutanasia involontaria"L'anziano, 72 anni, era ricoverato da un mese per by-pass intestinale di MARIA ELENA VINCENZI e LAURA MARI

L'ospedale San Filippo Neri

ROMA - Muore in ospedale per shock anafilattico dopo la somministrazione di un antibiotico che lo ha ucciso: era allergico alle cefalosporine. Un'intolleranza segnalata con tanto di certificati nella cartella clinica e ribadita dai parenti in ogni occasione a medici e infermieri. Ma a qualcuno quell'avvertenza deve essere sfuggita: nella flebo somministrata ieri pomeriggio c'erano proprio le cefalosporine. Qualche goccia e Giovanni Fazzini, ricoverato da un mese nell'ospedale romano San Filippo Neri, ha iniziato ad urlare. Dopo pochi minuti l'uomo, 72 anni, originario di Ciampino, si è spento sotto gli occhi disperati della moglie e dei due figli. Un mese fa era stato operato per un by-pass intestinale nel reparto di chirurgia oncologica: da tre mesi gli era stato diagnosticato un tumore al pancreas. Un male contro il quale l'uomo, ancora in forma nonostante la malattia, stava combattendo con tutte le sue forze. Ma quell'allergia, segnalata anche con una piastrina, non lasciava tranquilli i parenti. "Volevamo essere sicuri che tutti sapessero che mio padre non poteva assumere quella molecola. Anni fa aveva avuto due shock anafilattici e avevamo paura che un terzo potesse essergli fatale - racconta il figlio, Claudio - e così abbiamo tormentato tutti i dottori e tutti gli infermieri per essere sicuri che avessero capito bene". Ieri pomeriggio, come sempre, il momento della flebo. L'infermiera entra in stanza e fa uscire i parenti. "È stato strano: era la prima volta che ci faceva accomodare fuori - continua Claudio - ma noi abbiamo rispettato la richiesta". Giusto il tempo di inserire l'ago e la paramedica è uscita. "Un istante dopo ho sentito le urla di mio padre: ci siamo precipitati. Era rosso in viso. La nostra reazione, immediata, è stata quella di guardare il flacone con il liquido della flebo: tra i componenti c'era la cefalosporina. L'ho immediatamente staccata, ma era troppo tardi. Hanno cercato di rianimarlo, ma non c'è stato niente da fare".
Piange, Claudio. "Non avrei mai creduto di poter essere io una vittima della malasanità. Quello che è successo è di una gravità assurda: lo sapevano che era allergico. Dovevano saperlo. Lo hanno ucciso loro. In una maniera brutale". E la famiglia della vittima è stata immediatamente contattata dal medico di turno che si è assunto la responsabilità di quanto è successo. "Sono stato io a somministrare quell'antibiotico", ha detto il medico. Che, secondo il figlio della vittima, avrebbe aggiunto: "Ma tanto suo padre sarebbe morto comunque". Una frase che ha aggravato il dolore della famiglia. "Forse un giorno sarebbe morto per questo tumore. Ma non oggi e non così. Anche se avesse avuto ancora solo tre mesi, io avrei voluto viverli. E invece gli hanno praticato un'eutanasia involontaria". Oggi i parenti denunceranno l'ospedale.

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