La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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giovedì, aprile 24

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AVVISO A MEDICI E INFERMIERI
OROLOGIO FONTE DI INFEZIONI IN OSPEDALE

Barcellona,
(Adnkronos Salute)
Meglio diffidare di medici e infermieri che, in ospedale, non si tolgono l'orologio dal polso. Potrebbero essere potenziali untori di numerose infezioni batteriche. L'avvertimento proviene dal XVIII Congresso europeo di microbiologia clinica e malattie infettive (Eccimid), in corso fino a martedì a Barcellona (Spagna). Secondo uno studio condotto dai ricercatori britannici dell'università di Sheffield, infatti, camici bianchi e infermieri che lavorano in ospedale dovrebbero togliersi gliorologi per evitare che, tra cinturino e polso, si dia vita a una verae propria coltura batterica, potenzialmente pericolosa per i malati che sono più vulnerabili alle infezioni. Prima di puntare il dito contro gli orologi da polso, gli scienziati hanno misurato la contaminazione batterica di mani e polsi di due gruppi di operatori sanitari ospedalieri. Un gruppo abituato a portare sempre con se l'orologio, l'altro a toglierlo. Ebbene, i microbiologi hanno scoperto la presenza dello stafilococco aureo nel 25% dei primi, e percentuali molto più basse nei secondi. Non solo: ilpolso di chi non ama separarsi mai dal proprio orologio è risultato una vera e propria coltura dei più diversi batteri. ''Che per fortuna - aggiungono - non si propaga alle mani''. Le conclusioni fanno il paio con quelle di un'altra ricerca secondo cui ''solo il 40% del personale ospedaliero rispetta le regole igieniche - prima tra tutte il lavaggio delle mani - necessarie per ridurre al minimo la possibilità di propagare infezioni opportunistiche tra i pazienti ricoverati''. Tra i comportamenti sotto osservazione, l'abitudine o meno di lavarsi le mani dopo essersi recati in bagno, che i ricercatori olandesi del Canisius-Wilhelmina Hospital hanno misurato nel personale sanitario ospedaliero e in altre due categorie di persone: i partecipanti all'Eccimid dello scorso anno, e quanti visitano i bagni pubblici delle stazioni di servizio sulle autostrade. Il risultato, poco confortante, è che medici e ricercatori che lavorano in ospedale sono risultati la categoria che si lava meno le mani (46%), rispetto ai congressisti microbiologi che, forse per deformazione professionale, nell'84% dei casi dopo essere andati in bagno usano il lavandino. Anche i comuni cittadini che vanno nelle toilette pubbliche delle autostrade sono più attenti, con una percentuale del 75% di persone che prima di uscire si lavano le mani. In questo caso, ipotizzano i ricercatori olandesi, a suggerire questa sana abitudine anche in chi non la applica nella vita di tutti i giorni potrebbero essere l'ambiente circostante, non sempre paradigma dell'igiene. Come fare per convincere o ricordare ai medici che lavarsi le mani è una misura precauzionale necessaria? Gli scienziati olandesi suggeriscono carta igienica e salviette 'promozionali', con su scritti messaggi tipo 'ricordati che devi lavarti le mani'. Laddovesono stati usati, la sana abitudine è diventata più comune. ''Con modesti investimenti finanziari'', concludono.

AdnKronos Salute

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