La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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mercoledì, gennaio 21

Partorisce a casa, l'ambulanza prende a bordo solo la bambina

Cinquanta minuti per soccorrere la donna e portarla in ospedale La denuncia in Procura del marito pilota: Sedici minuti per fare quattro chilometri «Ho implorato l'infermiere di aiutare mia moglie» «Hanno detto di avere un civico sbagliato»
di GIULIO MANCINI
Ha partorito in piena notte sul letto di casa sua. Ma per riuscire ad arrivare in ambulanza all'ospedale ha impiegato cinquanta lunghissimi, interminabili e maledettissimi minuti. Quasi un'ora di tempo per coprire una manciata di chilometri mentre, dopo aver partorito la sua bambina che aveva fretta di nascere grazie all'assistenza del marito, la donna era immersa in un lago di sangue. E' oggetto di una denuncia alla Procura della Repubblica e di un'indagine intema all'organizzazione regionale Ares 118 l'incubo vissuto nella notte tra mercoledì e giovedì scorso da una famiglia che vive a Casal Palocco. Fortunatamente tutto è finito per il meglio. Irene, la piccolina, pesa quasi tré chili e mezzo e sorride beata in una culletta della Neonatologia del "Grassi". Mamma Marta, di 38 anni, allatta regolarmente e abbraccia la sua bimba insieme all'altra figliola, la primogenita Elena. Chi non riesce a scrollarsi di dosso il senso di terrore vissuto in quei maledetti cinquanta minuti, pur nella capacità di controllo emotivo tipico di un pilota di jet passeggeri, è Matteo Caruso, papa e "levatrice" occasionale. «Ho avuto tanta paura - dice ú e sono stato solo come se tutto fosse accaduto in chissà quale posto sperduto e non a Roma, in una società che si definisce moderna». L'incubo ha la forma della carta bollata, quella con la quale ha esposto i fatti alla magistratura. Tutto ha inizio ali' 1,20 di giovedì scorso. Marta, al nono mese di gravidanza, si sveglia improvvisamente dal sonno: ha "rotto le acque", sintomo chiaro del travaglio. Pochi istanti dopo nella loro casa di via di Macchia Saponara arriva una seconda forte contrazione: Irene vuole nascere. «Non ho potuto fare altro: ho tirato fuori la bimba, tagliato il cordone ombelicale, l'ho lavata e nel frattempo mia suocera ha chiamato per la prima volta il 118 comunicando quanto stava avvenendo» ricorda Matteo. L'autoambulanza, però, tarda ad arrivare («diranno di avere ricevuto un numero civico dell'indirizzo sbagliato, cosa non vera, visto che al 118 abbiamo fatto ben tré telefonate, due di mia suocera ed una io») mentre invece insorgono le prime complicazioni. «La bimba racconta il pilota con il tremore nella voce ú stentava a respirare, era diventa tutta nera e freddissima e mia moglie giaceva in un letto pieno di sangue. Ero in linea con l'operatore del 118 che mi suggeriva quali manovre di pronto soccorso dovevo fare». La suocera, che aspettava in strada l'arrivo del mezzo di soccorso, ha dovuto rincorrere l'ambulanza su una macchina di passaggio perché l'autista, non avvedendosi del civico, non si era fermato. «Quando finalmente sono arrivati i soccorsi - descrive nella sua denuncia Matteo Caruso - in casa è entrato solo l'infermiere che non ha prestato alcuna attenzione ne a mia moglie ne alla neonata e non mi ha sgravato dalla responsabilità e della mia inesperienza nell'assistere la bimba che tenevo a testa in giù per agevolare la fuoriuscita di liquido proveniente dai polmoni mentre la massaggiavo per agevolare la corretta respirazione». «Quel signore ú si indigna il pilota ú si rende conto della situazione e che fa? Carica solo ...raa^gin in braccieAitoHnba sull'autoambulanza non riscaldata e freddissima. Li imploro di prestare soccorso a mia moglie e mi rispondono che arriverà un'altra autoambulanza e che se proprio devono prendere anche lei lo potranno fare solo sotto la mia responsabilità. Poco dopo, però, decidono di tornare indietro a recuperare anche mia moglie». Ma non è finita. Ritornata in via di Macchia Saponara, l'ambulanza si ferma ma il papa con la piccina sono invitati a restare a bordo, al freddo. «Ho chiamato al telefono mia sorella, che è medico pediatra e si è raccomandata di tenere al caldo Irene perché un colpo di freddo poteva costarle la vita prosegue Caruso - e ho dovuto affrontare una mezza colluttazione con l'infermiere per rientrare a casa e stare al caldo. A quel punto non ci ho visto più ed ho chiamato i carabinieri». Dopo qualche minuto il papa, la mamma e la neonata finalmente insieme partono in ambulanza e raggiungono il "Grassi". «Erano passati 50 minuti dal parto» sottolinea il capo famiglia che nel frattempo sarebbe stato anche sbeffeggiato sul mezzo per il suo accento siciliano. La Dirczione generale dell'Ares 118, «scusandosi per il disservizio vissuto dai pazienti», ha avviato un'indagine intema per accertare le responsabilità. E' stato già accertato che L'ambulanza chiamata per soccorrere la partoriente ha impiegato 16 minuti per percorrere 4 chilometri, di notte e senza traffico l'ambulanza, partita dalla postazione di Acilia, ha impiegato sedici minuti per arrivare in via Macchia Saponara, ad appena quattro chilometri di distanza, in piena notte, con le strade sgombre. «Nei confronti dei responsabili verranno assunti provvedimenti rigorosi» promettono. LAE LA IRENE BENE La direzione dell'Ares 118 si scusa e avvia un'indagine: «Verranno assunti provvedimenti rigorosi» Matteo Caruso ha denunciato il rifiuto dell'infermiere di occuparsi della bimba e di caricare sul mezzo la donna per portarla al pronto soccorso

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