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La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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martedì, dicembre 9

Rassegna Stampa - 6.7.8. 09.12.2008


SOLIDARIETÀ Stelle di Natale ...

Il Mattino del 07/12/2008 ed. CASERTA p. 43

SOLIDARIETÀ Stelle di Natale dell'Ail Oggi e domani in 41 comuni della provincia di Caserta l'Ail (Associazione italiana contro le leucemie) raccoglierà fondi per sostenere la ricerca. Negli stand saranno vendute al prezzo di 12 euro l'una, le stelle di Natale. A Caserta città le piazze dell'Ail sono piazza Dante, Cattaneo, Briano, Falciano, Vaccheria, rione Acquaviva, Puccianiello Sala e San Leucio. SANITÀ Nuovo direttivo Ipasvi Il Consiglio direttivo dell'Ipasvi (Infermieri, assistenti sanitari, vigilatrici d'infanzia) della provincia di Caserta ha rinnovato gli organi direttivi. Fra i primi eletti Concetta Galasso (549 voti), Ferdinando Chiacchio (548), Giuseppe Letizia (547), Mario Falco (544). Per i revisori dei conti effettivi: Emilio Ferraro, Giuseppe Freda e Pasquale Lamula. COMMEMORAZIONI Anniversario a Mignano Montelungo È in programma domani a Mignano Montelungo la tradizionale Commemorazione storica, con cerimonia al sacrario militare, in occasione del 65esimo anniversario della battaglia di Mignano Montelungo. Presenti autorità civili, religiose e militari. SCUOLA Caffè letterario fra i banchi Aprirà i battenti il prossimo 15 dicembre alle 16 presso l'Itc «Terra di Lavoro» il caffè letterario «Scusami se ti chiamo bar». All'allestimento hanno aderito numerosi artisti. La finalità è quella di creare un punto di incontro culturale, di discussione e di approfondimento e per avviare un'apertura tra la scuola e il territorio. Poeti casertani declameranno loro liriche accompagnati al pianoforte dall'alunno Dario Basso. Ogni 15 giorni sarà presentato un evento culturale e il locale è a disposizione per librerie, editori, associazioni e quanti interessati a manifestazioni letterarie e artistiche. All'inaugurazione interverranno, tra gli altri, il direttore generale Usr Campania Alberto Bottino, del presidente della Provincia Sandro De Franciscis, il sindaco Nicodemo Pettoruti, il provveditore Vincenzo Di Matteo.



Collegio infermieri Luigi Zappacosta rimane presidente

Il Centro del 08/12/2008 ed. Pescara p. 8

ELEZIONI CHIETI. Concluse le operazioni elettorali per il rinnovo del consiglio direttivo e del collegio dei revisori dei conti dell'Ipasvi della provincia di Chieti per il triennio 2009-2011. L'ente raccoglie oltre 3100 infermieri, infermieri pediatrici e assistenti sanitari iscritti all'albo provinciale. L'organismo, rinnovato per quasi la metà dei componenti, vede riconfermati il presidente Luigi Zappacosta, infermiere laureato magistrale in scienze infermieristiche, il vice presidente Angelo De Luca, infermiere diabetologo e la segretaria Floriana Ottaviani, infermiera e docente in diversi corsi di laurea. Neo tesoriere dell'ente Tommaso Barbone, infermiere dell'area Ortonese. Di Ortona anche il neo eletto consigliere Luciano Leone. Riconfermati i consiglieri dell'area frentana Filomena Silverj e Filomena Caporale, infermiere dell'Asl di Lanciano. L'area Vastese è rappresentata da Luca Menichelli, infermiere di area critica e dall'assistente sanitaria Luciana Petrocelli. Per l'area teatina, la riconfermata consigliera Fulvia Porreca con i neo eletti Nadia De Camillis, infermiera e sociologa, Daniela Daniele, infermiera coordinatrice di oncologia, Michele Cozza, infermiere del 118 e responsabile del nucleo provinciale Cives di protezione civile, Fabio Cellini e Luca Germani, entrambi infermieri clinici. Il collegio dei revisori dei conti è costituito dal presidente Antonio Mennilli e dai membri Liliana Ceroli, Buda Concetta e Lorenzo Pomeridiano. L'Ipasvi è un ente ausiliario dello Stato che attraverso la vigilanza sull'esercizio delle professioni sanitarie e l'azione propositiva verso gli organismi di programmazione sanitaria, interviene per garantire un'assistenza infermieristica più vicina ai bisogni dei cittadini.



Infermieri, eletto il direttivo con il riconfermato Paoletti

Il Piccolo di Trieste del 06/12/2008 ed. Nazionale p. 26

Flavio Paoletti, 43 anni, dirigente Infermieristico del Distretto 4, è stato confermato per il terzo mandato consecutivo alla presidenza del Collegio Ipasvi (Infermieri professionali-Assistenti sanitari-Vigilatrici d'infanzia) di Trieste per il triennio 2009-2011.Al voto, in rappresentanza dei 2089 infermieri regolarmente iscritti al Collegio per la provincia di Trieste, ha preso parte lo scorso week end circa il 15% degli aventi diritto, con un deciso incremento percentuale rispetto alle elezioni del 2005, quando aveva votato solo il 4% degli iscritti. Flavio Paoletti, presidente Ipasvi dall'ottobre 2002, ha registrato il 75% delle preferenze.Il nuovo direttivo registra alla vice-presidenza Barbara Brajnik, e Cristiano Dimatteo alla carica di segretario, mentre Alba Michele è stata nominata tesoriere. Consiglieri eletti: Lorella Bucci, Andrea Cassone, Rita Colia, Paola Comuzzi, Marisa Fort, Stefano Grisan, Franca Masala, Massimiliano Pellizer, Lara Skarlovaj, Valentina Sossi, Erika Ubaldini. Revisori dei conti: Cristina Gaudenzi, Daniela Petrina, Patrizia Piriavic, supplente Giorgio Iurkic.



Una giornata e due totem all'Umberto I

La Provincia di Lecco del 06/12/2008 p. 28

(m. vas.) Il Centro psico sociale di Bellano ha celebrato la giornata mondiale della salute mentale con un'iniziativa di sensibilizzazione iniziata ieri, che si protrarrà fino a martedì. All'ingresso del presidio «Umberto I» sono stati messi due totem: uno riporta gli elementi della natura - terra, acqua, aria e fuoco -, mentre l'altro richiama il processo della generazione della vita.All'interno invece sono state posizionate alcune figure in cartongesso accanto a un monitor che propone la storia della legge 180, che trent'anni fa ha «liberato» il paese dai manicomi. L'iniziativa è stata orchestrata dal dottor Enrico Magni del Cps.Per i pazienti bellanesi del Cps, che sono stati presenti ieri, è stato un momento di socializzazione per far conoscere il disturbo, momento condiviso con i volontari dell'Avo che hanno allestito invece un mercatino natalizio.06/12/2008



Lasciamo uniti quel reparto e quei pazienti

La Repubblica del 08/12/2008 , articolo di ADRIANO SOFRI ed. Firenze p. 01

CARO Enrico Rossi, ho fatto - e continuoa fare- una tale scorpacciata di specialità ospedaliere che mi sento esperto, se non di medicina, certo di relazioni umane. E, sia per la medicina che per l'umanità, ho un'opinione molto buona e grata della sanità toscana, di cui lei è l'autorevole guida. C'è un reparto della sanità fiorentina per il quale provo un'affezione specialissima.L'ho frequentato non per me, ma perché vi è stata curata nell'ultimo anno della sua vita la mia compagna. E' il Day hospital per malati di cancro che fa capo alla dottoressa Ilaria Meucci. E' ubicato finora in via della Pergola, in una specie di appartamento del terzo piano. C'è una piccola stanza d'aspetto. E' molto importante la stanza d'aspetto, quando quello che si aspetta è una visita decisiva, o una seduta di chemioterapia, o un controllo sui postumi di una cura o di un intervento.Importa che sia confortevole, che permetta a chi vuole chiacchierare di farlo, e a chi non vuole di star in silenzio, di leggere - c'è lì uno scaffale di libri varii - o di guardare fuori da una finestra: dal terzo piano di via della Pergola ci sono tegole e cupole e cime di cipressi a piacere. Poi c'è un corridoio, e le stanze: la preparazione dei farmaci - che deve avere, ho imparato, la «cappa», come le cucine di casa - il magazzino, l'ambulatorio e la stanzetta delle dottoresse - tre, tutte donne - e poi una piccola cucina, e due stanze un po' più grandi con le poltrone - piuttosto di fortuna - e i letti per la terapia, e il viavai delle infermiere e delle volontarie, tutte donne: Beatrice, caposala, Cinzia, Patrizia, Donatella, Debora, Rossella, Francesca...Conosco loro e i loro nomi, perché le persone prendono subito una enorme importanza in certi luoghi, anche quando si tratti di cose minime, di arrivare in tempo a staccarti un ago, ad accompagnarti in bagno, a offrirti una caramella di gelatina di frutta - le gelatine di frutta sono una parte importante della terapia.E A parlare e ascoltare, quando occorre: arte difficile, perché fra le persone ammalate di cancro che dividono un'intimità forzata deve avvenire una delicata combinazione di riserbo e di confidenza. Avendo serbato un così grato ricordo di quel posto, delle sue dottoresse e infermiere e dei suoi pazienti, tornoa visitarlo, quando posso.E ho ora saputo che sono in pensiero, curati e curanti, perché devono traslocare, e soprattutto perché quel piccolo gruppo di persone, che ha imparato in cinque anni a lavorare insieme e con i suoi pazienti, col trasloco sarebbe smembrato e disperso. I pazienti sono tanti e fedeli, che è la testimonianza migliore della bontà scientifica e psicologica di un'esperienza abbastanza recente e, alle origini, marginale. Almeno un centinaio sono in chemioterapia, più o meno altri 900 fanno capo all'ambulatorio e alle terapie di supporto.Ogni giorno, almeno una trentina di persone passano dal Centro.Il trasloco era nel conto da tempo, perché l'edificio, con l'adiacente Dermatologia, appartiene alla facoltà di lettere, e anche le lettere reclamano i loro diritti. Da anni si annunciava una nuova destinazione allo IOT di viale Michelangelo, sempre rinviata e alla fine svanita per qualche ragione tecnica. Si parla ora dei tormentati spazi di Santa Maria Nuova - di cui il «Centro oncologico di riferimento diagnostico», questo il titolo ufficiale, è una diramazione - piuttosto che di Santa Chiara o di Torregalli o non so che altro. Ma, a parte la vaghezza, si scioglierebbe appunto quella équipe coesa di persone curanti, e il loro forte legame con le persone curate.Oltretutto, la competenza peculiare che le infermiere si sono fatte attraverso la pratica comune di questi anni andrebbe perduta in assegnazioni diverse e generiche. Lei sa che l'oncologia migliore fa meno affidamento sugli standard statistici, e più sulla terapia «mirata», sulla personalizzazione di diagnosi e cura. Il rapporto umano è un ingrediente della «personalizzazione», che non a caso si chiama così, altrettanto importante che l'anamnesi geneticao l'adattamento dei farmaci. L'esperienza del centro è per questo esemplare. Non mi sorprese, quando ne feci la conoscenza, e la generosa e trascinante cordialità di Ilaria Meucci mi ricordò da quale padre venisse: il Giampaolo Meucci presidente del tribunale dei minori, figura eminente di quella Firenze lapiriana che contò Gozzini e Pistelli, Balducci e Turoldo (e don Milani) e Fioretta Mazzei, e conta Margara e Deidda.Elenchi tanto più memorabili coi tempi che corrono. C'è un forte dolore e sconcerto fra i pazienti del Centro, che verrebbero a loro volta - da un momento all'altro, brutto regalo di Natale - sparpagliati qua e là, interrompendo un rapporto saldo e fiducioso.Raccolgono firme, progettano proteste: bella notizia, peraltro, perché fra le categorie della nostra società in crisi si può scommettere che i malati di cancro siano i più combattivi e valorosi. Nella lettera di una paziente del Centro, ho letto questo elogio di dottoresse e infermiere: «Convinti, tutti noi, di essere ad un passo dalla fine, sono riuscite a farci ridere e divertire; abbiamo imparato a sfotterci per le nostre miserie ed infine siamo diventati amici». Ho letto anche, in un comunicato dei pazienti, un pensiero doloroso: «Se la decisione dello sfratto e dello smembramento sarà mantenuta, forse non abbrevierà la vita di qualcuno di noi ma sicuramente la renderà più triste e difficile di quanto già non sia».Ecco, questa lettera è arrivata in fondo. Ho molta fiducia in lei, e anche, come sa, ragioni personali di riconoscenza, così forti da autorizzarmi a rincararle: può adoperarsi perché l'équipe della dottoressa Meucci e i suoi pazienti restino uniti, qualunque sia la loro nuova sede, in un ambiente che consenta loro di continuare la buona impresa comune? Molti affezionati saluti.



Amo, un calendario con medici, infermiere ed ex ammalate

Il Resto del Carlino del 09/12/2008 ed. Modena p. 21

-CARPI- NON SONO veline o top model, ma semplicemente donne normali con un unico desiderio: quello di contribuire a sostenere le attività dell'Amo, l'Associazione dei malati oncologici di Carpi, impegnata in un cammino di affiancamento a chi è afflitto da un male incurabile, o che fortunatamente ne è già uscito. Queste donne, tutte impegnate in attività professionali, dal vigile urbano in pensione, alla magliaia, alla manager, alla libera professionista, alle dottoresse e alle infermiere del reparto diretto dal primario dottor Fabrizio Artioli, hanno simpaticamente messo la loro 'faccia' sul calendario a colori per il 2009 , con immagini scattate da Roberto Pagliani che ha immortalato le 'modelle'. «GRAZIE al personale medico e infermieristico e alle tante volontarie - spiega il dottor Artioli - il day hospital oncologico non è solo un luogo di diagnosi e cura del terribile male, ma è divenuto un punto di riferimento, un ambiente accogliente nel quale molti restano anche al termine della terapia». La dottoressa Laura Scaltriti, oncologa del reparto, che compare nel mese di novembre con un abito da ballerina di flamenco, aggiunge che «il calendario contribuisce a rafforzare il legame e il sentimento di amicizia che si instaura tra medici e pazienti in uno spirito di grande umanità». Mentre Rita Amadei, infaticabile segretaria di Amo, è la protagonista insieme a Roberta Guerzoni del mese di giugno (nella foto). Cesare Pradella Image: 20081209/foto/5745.jpg



Gli infermieri: «Le false accuse di Padoan» E ...

Il Gazzettino del 07/12/2008 ed. VENEZIA p. XIV

Gli infermieri: «Le false accuse di Padoan»
E rieccoli i nostri politici pronti a parlare male dei lavoratori. Ma chi può credere che gli infermieri vengano pagati per lavorare solamente 22 ore alla settimana? C'è chi crede ancora alla Befana che distribuisce doni ai bambini buoni?
Non lo sa il nostro caro direttore generale dell'Ulss 12, Antonio Padoan che se una settimana lavoriamo 22 ore, quella seguente ne lavoriamo 48 e che, comunque, a fine mese il totale delle ore da fare è dato dalla semplice formuletta "6 ore al giorno per il numero dei giorni lavorativi"? Perché non dice quanti rientri siamo costretti a fare per integrare il personale che manca e che sono anni che lavoriamo tutti i giori come se fossimo in emergenza?
Perché Padoan non dice che per lavorare una notte, sia essa Pasqua o Natale, prendiamo 2,70 euro all'ora lordi? Perché non dice che lavoriamo tre domeniche su quattro? Perché non dice che sopperiamo a tutte le carenze della struttura?
Per favore, basta parlare a vanvera. Ai riposi e alle ferie tutti hanno diritto, o forse il nostro caro direttore vorrebbe che fossimo tutti cinesi?
Un gruppo di infermieri dell'ospedale di Mestre
(seguono 50 firme)
I nizioleti spariti e i quadri del Canaletto
Mantenere la memoria storico-culturale di una città come Venezia significa anche proteggere i nizioleti. A parte quello scomparso dopo che un privato ha rifatto l'intonaco: Calle del Formager in una calle laterale di S.Margherita, ne ho trovato un altro ai SS. Apostoli Cannaregio: Calle dell'Oca si è trasformata in calle del duca. Anche ai Frari la Calle Stretto di Gallipoli è diventata Calle Stretta Lipoli. Quest'ultimo caso però potrebbe starci visto che Lipoli era una famiglia di Venezia.
Mi meraviglia che dove si usano le pitture del Canaletto per rifarsi alla città vecchia (per i fruttivendoli potrebbe andarmi bene, salvo le dimensioni dei banchi), non si usano tali pitture per altre tipologie di occupazione di suolo pubblico (souvenir, plateatici di bar o ristoranti esagerati, chioschi vari in vari campi e campielli).
Mi si potrebbe rispondere che la città è cambiata come pure la domanda e l'offerta turistica è modificata. Certo ma allora lasciate da parte il grande Canaletto che dovrebbe essere usato per altre tipologie di commercio sopra elencate (o quantomeno per tutti).
Danilo Rosan
Venezia
Docenti fannulloni? Magnani verifichi di persona
Ho letto l'articolo pubblicato il 29 novembre scorso con la critica fatta dal rettore dello Iuav Carlo Magnani agli studenti, affinché denuncino mancanze di presenza dei docenti nello svolgimento dei loro doveri. Mi domando da semplice cittadino perché lo stesso rettore non faccia qualche giro per verificare se i docenti facciano il proprio dovere. Non ha mai visto nulla? Ha preso qualche provvedimento?
Io lavoravo in una ditta privata, in marittima, e il mio direttore all'epoca veniva a trovarci per vedere come si lavorava (ed era giusto): se sei pagato per un compito lo devi svolgere con impegno e onestà.
Le persone lavative, se ci sono, devono essere messe in regola. Altrimenti vadano a fare altri lavori.
Franco Scarpi
Venezia
Quei primi cittadini che si credono monarchi assoluti
Sono trascorsi più di quindici anni da quando venne introdotta l'elezione diretta del sindaco. Nel contesto di Tangentopoli le degenerazioni della partitocrazia avevano portato le forze politiche di allora a fare una sorta di pubblica ammenda dando un impianto decisionista all'amministrazione del Comune, l'ente locale più diretto e immediato interlocutore del cittadino.
Alla luce dell'esperienza dei 15 anni trascorsi l'investitura diretta del sindaco da parte dei cittadini, il potere attribuito al primo cittadino di scegliere gli assessori (e di allontanarli senza spiegazioni, una volta venuto meno, a suo insindacabile giudizio, il rapporto fiduciario), sono stati veramente risolutori? A parte il deprecabile esproprio agli elettori italiani del potere di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento con lo strumento della preferenza, affidando alle segreterie nazionali dei partiti il compito di «nominare» i parlamentari, non può non essere manifestato un profondo disagio di fronte ai comportamenti di taluni sindaci che, col pretesto dell'investitura popolare, fanno il bello e il cattivo tempo, utilizzando il loro potere come monarchi assoluti e non come rappresentanti dei cittadini. E soprattutto dimenticano, con scelte decisamente da censurare di essere espressione di una coalizione di forze politiche che rappresentano i cittadini.
Alcuni recenti episodi verificatisi in comuni della provincia di Venezia sono significative spie delle contraddizioni insite in una disinvolta gestione del ruolo di sindaco che approfitta dell'investitura popolare per sottrarsi agli impegni presi con le forze politiche e con i cittadini elettori che lo hanno sostenuto e votato; le frizioni hanno avuto al centro i rapporti tra sindaco e un assessore nei comuni di Mira, Concordia Sagittaria e Chioggia. I sindaci di questi comuni, nell'ordine Carpinetti, Geromin e Tiozzo hanno motivato il venir meno del rapporto fiduciario, il licenziamento di altrettanti assessori, nell'ordine D'Anna, Carnieletto e Malaspina.
Non sono forse altrettanto da biasimare le decisioni assunte da questi sindaci? Sulle colonne de Il Sole 24 Ore, Luciano Canfora scriveva qualche settimana fa che «Cesare fu il primo dittatore democratico», modello di tanti altri che l'hanno imitato in tempi più recenti». Fra quest'ultimi collocherei i nostri benemeriti sindaci, di centrodestra o centrosinistra che sia, comunque dimentichi degli impegni assunti con le coalizioni e con i cittadini che li hanno sostenuti.
Nicola Funari
Coordinatore provinciale Italia dei Valori Il sindaco Tiozzo avrebbe dovuto dimettersi
Quale elettore del comune di Chioggia mi sento in dovere di esprimere la mia modesta opinione sulla crisi che investe questo comune. Dai giornali ho appreso che detta crisi è frutto solo del fatto che l'assessore leghista avrebbe "remato contro". Contro la persona del Sindaco o contro l'operato dell'amministrazione presieduta dal sindaco?
Nel primo caso il sindaco avrebbe dovuto investire la Magistratura mentre nel secondo caso che, se vero (non sarebbe isolato e unico), avrebbe potuto prima di prendere una qualsiasi decisione, interpellare l'altra parte costituente la coalizione. La democrazia è sinonimo di rispetto verso tutto e verso tutti senza alcun condizionamento o remora.
In una coalizione, le parti che la compongono assumono proporzionali diritti e doveri. Qualsiasi decisione può essere assunta dal sindaco solo dopo la consultazione con le altre parti che formano la coalizione. È basilare principio di rispetto verso i collaboratori. L'operato del sindaco, ignorando nella sua decisione totalmente la Lega, ha costituito grave offesa alla dignità e all'etica di questo partito. Senza il quale non vi sarebbe l'amministrazione.
Mi sembra che l'unica cosa che il sindaco possa fare, in democrazia e senza una consultazione preventiva con le altre parti della coalizione, siano le sue dimissioni.
Pretendere che oggi la Lega ingoi tranquillamente quanto ha subito credo sia un semplice sogno. Se il sindaco ha a cuore gli interessi di Chioggia faccia un attento esame dell'operato dei suoi collaboratori, tutti, e stabilisca, con loro, un atteggiamento più consono alla tutela del rispetto della dignità dei cittadini, senza alcun autoritarismo.
Dino Brombo
Chioggia
Lo stato di calamità per Mestre è stato chiesto nel 2006
Il refuso di stampa sulla mia lettera pubblicato sull'edizione di ieri del Gazzettino è abbastanza sostanziale. Riferendomo allo stato di calamità richiesto per Mestre avevo scritto "2006" e non "2007", una cosa diversa che cambia il senso del mio ragionamento . Non vorrei che qualcuno, agganciandosi a tale refuso, ricominci a fare confusione sull'argomento . Gianni De Checchi Confartigianato Venezia


E 800 operatori sanitari chiedono giustizia a Roma

Il Gazzettino del 06/12/2008 ed. VICENZA p. III

Federico Martelletto (Rdb Cub) ha incontrato il sottosegretario del ministero della Sanità Francesca Martini: «Lavorano come gli infermieri ma vengono pagati molto meno»«Non possiamo tollerare che le aziende sanitarie continuino ad assumere operatori socio sanitari, i così detti oss, adibendoli alle medesime mansioni a carico degli infermieri, per il semplice fatto che ciò comporta un consistente vantaggio economico ed approfittando della tardiva disposizione un preciso inquadramento professionale degli stessi operatori socio sanitari».
Con queste parole Federico Martelletto, responsabile della Sanità per l'Rdb-Cub di Vicenza, si è espresso a seguito dell'incontro avvenuto l'altro giorno a Roma con il sottosegretario del ministero della Sanità, Francesca Martini. Un incontro che ha visto attorno ad un tavolo i rappresentanti del sindacato autonomo di tutte le province venete, ciascuno dei quali spalleggiato da un oss, in rappresentanza della categoria, per descrivere la recente proposta di legge presentata per il riconoscimento giuridico degli operatori socio sanitari.
«Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione di estrema gravità - spiega Martelletto - in quanto gli oss sono inquadrati come operatori tecnici, ma di fatto svolgono mansioni pressochè analoghe a quelle degli infermieri, pur rappresentando una figura di supporto agli infermieri stessi. Ma ciò che più rattrista è che nel nuovo contratto collettivo del comparto, valevole per il biennio 2008-2009, gli oss non sono neppure citati». Per l'Rdb-Cub «occorre uscire dal mondo della confusione totale, per ristabilire un corretto ordine delle cose».
La questione degli operatori socio sanitari non è affatto marginale, se si considera che riguarda 800 dipendenti dell'Asl 6 di Vicenza, pagati 1.000 euro netti al mese, contro 1.500 infermieri, cui è riconosciuto uno stipendio di 1.500 euro netti al mese. «Una situazione che non può protrarsi ancora nel tempo - prosegue Martelletto - ingenerando un evidente sfruttamento di questi lavoratori, le cui mansioni spaziano dall'attività alberghiera (rifare i letti ed occuparsi della cucina) alle attività più prettamente sanitarie, nel cui ambito spesso c'è grande confusione tra le competenze degli oss e quelle degli infermieri».
Positivo il risultato dell'incontro: «È stato deciso - conclude Martelletto - che verrà istituito un tavolo di lavoro volto a comprendere e risolvere la gravità della situazione. Importante, poi, il fatto che anche a livello regionale saranno istituiti tavoli di confronto, per arrivare quanto prima a fare chiarezza su compiti e ruoli dei professionisti della sanità».
Matteo Crestani



Un 118 giovane e all'avanguardia grazie a professionalità e tecnologie

La Nazione del 06/12/2008 ed. EMPOLI p. III

Di SARA BESSILA PROFESSIONALITA' degli operatori, l'organizzazione dei soccorritori volontari e il ricorso alle tecnologia avanzate sono stati gli assi vincenti che hanno fatto crescere il 118, attivato il primo novembre di dodici anni fa. E se dal 2003 è in funzione il progetto «Prendi a cuore la vita» con la distribuzione di defibrillatori ad associazioni di volontariato e polizie municipali, il servizio 118 sta mettendo a punto per il 2008 il progetto ictus, dopo aver già sperimentato con successo il percorso preferenziale per il paziente con sospetto infarto e con edema polmonare. «In questi anni abbiamo messo a punto un percorso efficiente, che ci permette di ridurre le conseguenze in termini di mortalità e di disabilità conseguenti a rilevanti eventi traumatici - afferma il dottor Stefano Pappagallo, direttore del Deu - Risultati che sono stati possibili grazie alla elevata qualità della formazione di tutti gli operatori, dai medici, agli infermieri, ai volontari che ringrazio per l'impegno e la passione dimostrate sul campo». Una squadra composta da 35 medici e 37 infermieri, che si dividono fra la sala operativa del 118 posta al sesto piano del vecchio ospedale di viale Boccaccio, e le emergenze sul territorio, come ricorda Luca Schauer, infermiere coordinatore della centrale. Nella sala del 118 si alternano al centralino 21 infermieri: sono loro i primi importanti anelli fra i cittadini e il servizio di intervento ed emergenza, sono loro che con grande professionalità, usando il triage telefonico, inviano mezzi di soccorso medicalizzati o infermierizzati in risposta alla richiesta di aiuto dei cittadini. E il direttore generale della Asl 11 Eugenio Porfido pensa già a ulteriori miglioramenti per il futuro come «sviluppare l'attività diagnostica nel luogo in cui si interviene».C'E' poi la rete territoriale di emergenza formato da due automediche (con medico e infermiere), da ambulanze medicalizzate (con medico, due soccorritori di livello avanzato ed un autista) da ambulanze india (con infermiere, due soccorritori di livello avanzato ed un autista) e da ambulanze di primo soccorso (con un soccorritore ed un autista entrambi soccorritori di livello avanzato). Le automediche sono dislocate presso i locali degli ex pronto soccorso di Castelfiorentino e di Fucecchio. Le ambulanze sono presso le sedi delle associazioni di volontariato (Pubbliche Assistenze, Misericordie, Croce Rossa) e quelle medicalizzate sono 9 durante il giorno (8-20) e 4 durante la notte, distribuite in tre zone (Empolese, Valdelsa e Valdarno) per complessive 156 ore giornaliere. In orario 8-20, il medico presente nelle le sedi della Misericordia di Castelfiorentino, della Croce d'Oro di Montespertoli, della Pubblica Assistenza di Santa Croce e di Montopoli.Le ambulanze india, sono presenti nelle zone Empolese e Valdarno e sono posizionate a Vinci, Empoli, San Miniato Basso, Castelfranco di Sotto, per garantire una presenza infermieristica di 24 ore. Le ambulanze ordinarie di Primo Soccorso sono 5 durante il giorno (8-20) e 6 durante la notte. Gli equipaggi sono costituiti da soccorritori delle associazioni di volontariato, mentre i medici di emergenza e gli infermieri sono dipendenti o convenzionati con l'Asl 11.IL 118 DI EMPOLI si avvale anche dell'intervento dell'elicottero sanitario, che si dimostra efficace nel trattamento sul posto dei gravi traumatizzati e nell'abbattimento dei tempi di trasporto dei pazienti nei centri ospedalieri.


Policlinico, si assume: regolarizzati 215 precari

Corriere del Mezzogiorno del 07/12/2008 ed. BARI p. 7

BARI - Duecentoquindici dipendenti del Policlinico tra infermieri, ausiliari e tecnici radiologi e di laboratorio hanno firmato un contratto a tempo indeterminato. Si tratta della prima tranche di stabilizzazione del personale del centro d'eccellenza. Per la precisione, con tre delibere diverse firmate dal direttore generale Vitangelo Dattoli, sono stati assunti 105 ausiliari, 90 infermieri, 14 tecnici di laboratorio e sei tecnici radiologi.All'appello, però, mancano almeno altri 500 infermieri per completare la pianta organica.Secondo un recente studio, infatti, il rapporto tra i posti letto presenti nel Policlinico e numero di infermieri è sbilanciato. Il centro d'eccellenza avrebbe bisogno di 600 infermieri per poter riempire i vuoti e garantire ad ogni reparto un numero congruo di dipendenti sanitari.V. Dam.


Sei part-time per le mamme infermiere

Corriere delle Alpi del 09/12/2008 ed. Nazionale p. 22

Un anno dopo la petizione, accolta la richiesta delle dipendenti con figliFELTRE. I sei ambìti posti di part time, mai richiesti e utilizzati dagli infermieri psichiatrici che ne sarebbero stati i beneficiari, sono tornati sul mercato e sono già stati attribuiti alle madri di famiglia con due o più figli. I contratti avranno durata biennale e saranno soggetti a revisioni per verificare, prima di un eventuale rinnovo di altri due anni, se le assegnatarie continueranno ad avere i requisiti. Sei posti in più forse non fanno la differenza a fronte di un bisogno crescente da parte delle infermiere con famiglie numerose a carico, ma è pur sempre una piccola conquista, frutto di una mediazione fra i sindacati e l'Usl.Come è noto, infatti, un anno fa era stata presentata e posta all'attenzione delle istituzioni, una petizione sottoscritta da 64 infermiere che chiedevano alcune cose: la revisione periodica di contratti assegnati a loro tempo a colleghe con i requisiti ormai "decaduti"; la possibilità per le infermiere con più figli piccoli di lavorare in servizi e ambulatori, quindi non più a turno. E appunto l'apertura di posti part time con una quota ulteriore del 10 per cento di durata biennale.La notizia buona è l'assegnazione dei cinque posti, già destinati agli infermieri psichiatrici ma mai richiesti, per far fronte ad alcune richieste emergenti. Quella cattiva è che nel caso dei nuovi posti part time, decade la facoltà di poter concordare un orario con la direzione aziendale. «Questo significa», spiega il segretario Cisl, Fabio Zuglian la cui sigla ha interpretato la richiesta delle infermiere portando avanti l'istanza con l'Usl, «che l'orario del part time dovrà essere stabilito sui tre turni. Ora come ora non è più possibile rivendicare un orario che non tenga conto della turnazione. Comunque sia, viste le necessità emergenti soprattutto da parte delle madri lavoratrici, questi posti in più ci volevano. Resta inteso che i contratti andranno rivisti di due anni in due anni. Come requisiti fanno fede il numero di figli e l'età dei bambini, oltre alla presenza in famiglia di un congiunto disabile».Se prima il contingente del 25 per cento di posti part time era già saturo, adesso con il decreto Brunetta si può mettere una pietra sopra, almeno per il sanitario. «Abbiamo chiesto di estendere il part time ai profili amministrativi», conclude Zuglian. (l.m.)



Consegnato l'Esculapio d'Oro ecco il premio di "buona sanità"

Corriere Mercantile del 08/12/2008 p. 20

HIAVARI - Cerimonia per grandi occasioni quella che si è svolta sabato sera al Cinema Cantero dove sono stati premiati i due professionisti che hanno vinto l'Esculapio d'Oro 2008. L'infermiera Tamara Mannori e il professor Matteo Vita hanno ricevuto dalle mani del presidente del "Comitato Malati Tigullio onlus" la prestigiosa statuetta. E' stata la 19ª volta. Un traguardo importante per questa manifestazione, una tappa che la dice lunga sull'attività benefica svolta dal presidente Giancarlo Mordini e dai suoi più stretti collaboratori. Basti pensare che in 25 anni di attività il Comitato ha distribuito quasi quattro milioni di euro destinandoli a varie iniziative. Che sono state: spese per malati, attrezzature ospedaliere, aggiornamenti tecnici, ricerca, borse di studio ed enti assistenziali. «Tutti noi non speravamo che sarebbe durato così a lungo e con tanto successo - ha ammesso Giancarlo Mordini -. Privilegiare il rapporto umano tra medico e malato, tra infermiere e malato era ed è lo spirito e lo scopo di questo premio. Credevamo e crediamo nell'uomo, siano convinti che ognuno di noi, al momento giusto, può trasformarsi e trasmettere il meglio di se. Ecco perché abbiamo istituito il Premio Esculapio d'Oro: per onorare il medico e l'infermiere che, tra tanti tutti meritevoli, sa mettersi nei panni del malato e aiutarlo nel suo difficile percorso con tutta la sua umanità e professionalità». La riprova di quanto affermato è che tutti gli anni vengono segnalati medici e infermieri che esaltano la buona medicina intesa come servizio e aiuto a chi si trova in difficoltà. «Siamo profondamente ottimisti, se non lo fossimo, il Comitato Assistenza Malati Tigullio non sarebbe nato e siamo grati a quanti, medici e infermieri, continuerano la loro nobile professione con la "P" maiuscola». Tamara Mannori e il professor Matteo Vita


Chirurgia d'urgenza senza infermieri
«Impossibile organizzare il 5° turno»

Gazzetta del Sud del 07/12/2008 ed. MESSINA p. 46

Il commissario dell'azienda: «Il personale c'è, è solo questione di organizzazione»Natalia La Rosa
Manca il personale: il reparto resta scoperto. Invece no: gli infermieri ci sono, è solo questione d'organizzazione. È botta e risposta a distanza fra il sindacato Snals Confsal Università e la direzione dell'azienda Policlinico su un argomento delicato: i turni degli infermieri.
L'organizzazione autonoma, con una nota firmata dal responsabile Santo Crisafi, aveva denunciato nei giorni scorsi una situazione di grave precarietà nel reparto di Chirurgia d'urgenza, diretto dal prof. Ciro Famulari. In particolare, si evidenziava che «gli infermieri erano lasciati in turno da soli anche con diciotto ricoverati ed anche quando il reparto era di turno per il pronto soccorso chirurgico». E si aggiungeva addirittura che «anche infermieri semestrali, al loro primo incarico venivano lasciati da soli in turno, anche di notte». «I responsabili dell'ufficio organizzativo infermieristico «hanno risposto di conoscere perfettamente la situazione», affermando che «non è possibile organizzare un quinto turno in un reparto che ha in organico otto infermieri». «Abbiamo - continua Crisafi - contattato il prof. Famulari che ha detto di non sapere più a chi rivolgersi per trovare una soluzione alla carenza di infermieri», mentre il direttore sanitario Sebastiano Coglitore «ha dichiarato la propria disponibilità a risolvere il problema». Il commissario straordinario Giuseppe Pecoraro, invece, «insiste nel considerare anche troppi gli infermieri attualmente in servizio al Policlinico» Il rappresentante sindacale poi riferisce la situazione venutasi a creare nei giorni scorsi, quando, una mattina, «l'unico infermiere che doveva montare in servizio non si è presentato, ed è stato prelevato da un altro reparto un infermiere, mandato in Chirurgia ad assistere pazienti dei quali non sa nulla. «Abbiamo sperato fino all'ultimo - aggiunge il rappresentante di Snals Confsal - in questi difficili momenti di potere risolvere il problema all'interno, abbiamo tentato di collaborare, com'è giusto che sia. Ma la collaborazione non può diventare complicità. Quando un'organizzazione ospedaliera non riesce a dare soluzioni a problemi di tale gravità è giusto che ciascuno si assuma le proprie responsabilità».
Decisa la replica del commissari dell'azienda ospedaliera Giuseppe Pecoraro: «In quel reparto - ribadisce - ci sono in organico dodici infermieri per sedici posti letto, dunque non c'è alcuna carenza. Semmai, è questione di organizzazione da parte del responsabile dell'unità operativa. So che di frequente ci sono numerosi infermieri, anche cinque, nei turni antimeridiani, dunque è probabile che per questo quelli notturni rimangano scoperti. Ma, ripeto, è un problema inesistente: è solo questione di migliore distribuzione delle risorse umane». Dunque, il manager difende a spada tratta il provvedimento da lui adottato nei mesi scorsi, con l'accordo delle organizzazioni sindacali, per l'istituzione del quinto turno di lavoro ordinario del personale: ciò, al fine di garantire ugualmente le prestazioni durante le 24 ore, ma senza ricorso a costose prestazioni straordinarie, la cui incidenza sulle voci di spesa aveva raggiunto livelli davvero eccessivi.
Ma sull'inefficienza dell'attuale assetto organizzativo dei reparti nel loro complesso ci sono pochi dubbi e il primo ad averne piena consapevolezza è proprio il commissario, che sta predisponendo un rigoroso piano di rimodulazione. Previsti accorpamenti e una nuova rivoluzionaria distribuzione: ad esempio, proprio nel settore delle chirurgie, che diverranno soltanto tre. Ciò, in generale, per arginare sprechi e costose discrasie, come quelle che portano alcuni reparti ad avere un livello di occupazione dei posti letto non superiore al 50%.



Infermieri del carcere La Asl garantisce gli stipendi arretrati

Il Centro del 08/12/2008 ed. L aquila p. 7

SULMONA. «Da domani ed entro 24 ore saranno liquidate le somme dovute a infermieri e medici del carcere di Sulmona». A garantirlo è Franco Ventura, dirigente amministrativo della Asl Avezzano-Sulmona. «Nonostante l'impegno dell'azienda sanitaria e della direzione del carcere», sottolinea Ventura, «qualche meccanismo si è inceppato e si è determinata questa situazione spiacevole, di cui non ero al corrente, ma che sarà risolta in tempi rapidissimi».Nei mesi scorsi, il servizio sanitario all'interno del carcere è passato dalla competenza dell'amministrazione penitenziaria alla Asl.In via Lamaccio gli infermieri sono 12, i medici una decina e dal momento del passaggio (avvenuto a ottobre) non percepiscono denaro per le prestazioni. «I medici e parte degli infermieri», aggiunge Ventura, «lavorano a fatturazione. Quindi è improprio affermare che non percepiscono lo stipendio. Certo è che non hanno ricevuto i soldi dovuti e comprendo bene le difficoltà che, in questi casi, devono fronteggiare i lavoratori alle prese con pagamenti e mutui. Per chi lavora a fatturazione, per il momento, si farà riferimento alle retribuzioni storiche salvo eventuale reintegro al momento della presentazione delle fatture». Venerdì scorso, Ventura ha dato mandato per la liquidazione delle somme, ma considerati i giorni di festa per il ponte dell'Immacolata, domani emanerà un altro provvedimento per sanare definitivamente la posizione della Asl. Per fronteggiare i disagi determinati dal passaggio di competenza, nei mesi scorsi, l'azienda ha costituito un gruppo di lavoro formato da 5 dipendenti. La protesta del personale medico e paramedico in servizio in via Lamaccio è scoppiata nei giorni scorsi. Nella struttura di via Lamaccio sono reclusi 400 detenuti, alcuni dei quali con problemi psichici. (c.b.)



Ambulanze in ostaggio di sosta selvaggia

Il Centro del 06/12/2008 ed. Pescara p. 21

Caos nel parcheggio dell'ospedale, gli infermieri denunciano abusi - I DISAGI AL RENZETTI
LANCIANO. Riattivare il tesserino magnetico per l'ingresso nel parcheggio interno dell'ospedale solo agli autorizzati: dipendenti, disabili, malati che hanno bisogno di terapie salvavita e urgenze. E' la richiesta che il Nursing up, il sindacato infermieri, rivolge alla Asl. «I parcheggi sono occupati da chi non ne ha diritto», denuncia la sindacalista, Patrizia Bianchi «le ambulanze per uscire devono fare lo slalom tra le auto, i pazienti non riescono a entrare e il personale è costretto a lasciare l'auto fuori».Sosta selvaggia all'interno dell'ospedale Renzetti. Auto lasciate davanti l'ingresso dei pedoni in via Milano, posteggiate di fronte alla palazzina della Geriatria, nella piccola area a ridosso del Pronto soccorso e in quella riservata ai dipendenti dell'ospedale. Ambulanze che, per uscire, devono farsi largo tra le auto in sosta, diversamente abili e dializzati che non riescono ad entrare.«La situazione è al limite, va avanti da mesi e occorre trovare un rimedio»: a chiedere l'intervento della Asl è il Nursing Up, il sindacato degli infermieri, che, quattro anni fa portò avanti la battaglia per consentire ai dipendenti di posteggiare gratis nel parcheggio interno del Renzetti. Fino al 2005, infatti, infermieri, ausiliari e medici dell'ospedale per lasciare l'auto e andare al lavoro, dovevano sborsare 6 euro e 71 centesimi al mese.Oggi è di nuovo il parcheggio, malgrado sia gratis, al centro dell'attenzione del sindacato, ma le richieste sono diverse: farvi accedere soltanto coloro che hanno un apposito tesserino magnetico.«Prima si pagava, adesso il parcheggio non si trova proprio», afferma la rappresentante regionale del Nursing Up, Patrizia Bianchi, «e i dipendenti dell'ospedale Renzetti sono costretti a parcheggiare fuori dagli spazi riservati». Ma a destare maggiore preoccupazione è soprattutto «l'occupazione dei posti riservati ai dializzati da mezzi senza autorizzazione, con gravi disagi per i pazienti che devono sottoporsi con urgenza a terapie salvavita «e gli spazi ridotti destinati al passaggio delle ambulanze».«Nell'area del Pronto soccorso entrano e sostano mezzi estranei e le ambulanze sono costrette a fare lo slalom tra le auto per uscire», continua Bianchi che rileva che, fra le auto parcheggiate male, vi sono anche quelle di dirigenti medici. «Se arriva una chiamata d'urgenza, in particolare la mattina, siamo costretti a fare diverse manovre prima di poter uscire con l'ambulanza», incalzano autisti e infermieri che da alcuni mesi fanno i conti anche con la presenza del cantiere per la ristrutturazione del blocco operatorio e la realizzazione della scala antincendio del laboratorio analisi, che è vicino al Pronto soccorso.Per risolvere il problema sono due le soluzioni che propone il Nursing Up alla direzione aziendale: riattivare il tesserino magnetico per consentire l'apertura della sbarra soltanto a chi ne ha diritto e un maggiore controllo delle autorizzazioni da parte degli addetti alla vigilanza. Forse così le ambulanze troveranno i varchi sgombri.Teresa Di Rocco



Fiamme in reparto. È un'esercitazione

Il Giornale del Piemonte del 07/12/2008 ed. Nazionale p. 13

La prova ha coinvolto medici, infermieri e addetti dell ' ospedale L ' allarme suona. C 'è un incendio al reparto di Radiodiagnostica del « Cardinal Massaia » . Ma fortunatamente si è trattato solo della simulazione organizzata dal Servizio di Protezione e Prevenzione dell ' Asl astigiana che ha coinvolto una grossa fetta di medici, infermieri e addetti dell ' ospedale. L ' esercitazione, l ' ultima compiuta nel 2008, segue alle 18 portate a compimento negli ultimi dieci anni, riguardanti, tra gli altri, anche l ' ospedale Valle Belbo di Nizza Monferrato. Impegnati sul campo, la squadra di primo intervento dell ' Azienda affiancata naturalmente dai vigili del fuoco. La scelta del luogo non è stata certo casuale: all ' area della Risonanza Magnetica pu ò infatti accedere solo il personale dell ' Asl, chiamato in questo caso anche ad intervenire per limitare le fiamme. I magneti infatti impediscono l ' accesso a soggetti in possesso di peacemaker o protesi, oppure vestiti con indumenti (come gli stessi vigili del fuoco) incompatibili con essi. Per questo, durante l ' esercitazione, i pompieri hanno operato solo dall ' esterno del reparto che delimita la Risonanza Magnetica. Altro grado di difficolt à , il fatto che la simulazione si sia svolta in presenza di utenti ignari di quanto stava accadendo. E per molti di loro la paura che si trattasse di un vero e proprio incendio è stata palpabile tanto da creare panico. Ma subito hanno potuto constatare che si trattava solo di un ' esercitazione. Il personale dell ' Asl coinvolto ha ricoperto ruoli diversi: accanto agli operatori del servizio di protezione e prevenzione sono intervenuti anche il primario Federico Cesarani, insieme a medici e infermieri del reparto, mentre altri addetti si sono finti pazienti e sono stati soccorsi nell ' area invasa completamente dal fumo. L ' intera azione di simulazione si è svolta in tempi estremamente contenuti: alle 10.05 è stato dato l ' allarme e due minuti dopo i finti pazienti erano gi à tutti in salvo, al sicuro. I vigili del fuoco hanno raggiunto il reparto in soli sei minuti, nonostante la difficolt à creata da diverse auto parcheggiate irregolarmente lungo la rampa d ' accesso e negli spazi intorno all ' ospedale. « L ' ostacolo dei mezzi privati - spiega Carlo Bosca, responsabile dello Spresal - è stato l ' unico elemento ad incidere negativamente sul risultato dell ' intera esercitazione. Spero che sottolinearlo possa servire a far comprendere ai cittadini che rispettare le regole è un comportamento di civilt à che, nel nostro caso, pu ò rivelarsi fondamentale per salvare vite umane. La gestione dell ' emergenza è stata comunque tempestiva grazie al fatto che il nostro personale è abituato a lavorare da sempre in situazioni di forte criticit à e, soprattutto attraverso l ' esperienza delle simulazioni, ha saputo sviluppare nel tempo un forte spirito di squadra e senso di appartenenza » .



Professione infermiere

L'Arena di Verona del 07/12/2008 p. 24

Prendendo spunto da un articolo pubblicato su L'Arena, dove si parla genericamente di "infermieri", non posso che constatare ancora una volta quanto la nostra figura professionale sia quotidianamente confusa e bistrattata. Quasi sempre sui giornali si tende a confondere i ruoli e le professioni sanitarie che non siano prettamente mediche. In genere la logica è: colui che lavora in ospedale indossando un camice, se non è un medico, sicuramente è un infermiere. Non è così. La cosa personalmente non mi turba, però mi fa pensare, soprattutto considerando cosa succede quando l'infermiere svolge mansioni altamente professionali e d'impatto. Allora per i media e per l'immaginario collettivo immediatamente si trasforma in medico! " I medici dell'elicottero, i medici dell'ambulanza, ecc." Bisognerebbe rispettare la professionalità dell'infermiere, professionista ancora oggi troppo bistrattato da tutti. Con immutata stima un vostro attento lettore quotidiano.



Vittorio Emanuele, per Rabuffi «i conti non tornano»

La Libertà del 07/12/2008 , articolo di Mattia Motta p. 15

Il presidente non firma la convenzione con il Distretto: mancano gli oneri aggiuntivi (56mila euro) e i rimborsi per gli infermieri (38mila)Un gesto di contestazione simbolico. Ma fino ad un certo punto. La casa protetta Vittorio Emanuele, con il presidente Luigi Rabuffi, non ha ancora firmato la convenzione con il Distretto sociosanitario Urbano per gli anni 20082009, ossia il "contratto" grazie al quale assiste 230 ospiti nella struttura di via Campagna, di cui oltre il 90% non autosufficienti. I conti, per Rabuffi, non tornano dopo la mancata corresponsione degli oneri aggiuntivi a rilievo sanitario, 56mila euro circa, e i rimborsi per il personale infermieristico dall'Ausl fermi a 38mila e 500 euro dal 2006, nonostante nel frattempo i costi del personale, causa rinnovi contrattuali, siano aumentati. "E' vero, non ho ancora firmato e non lo farò finche non avrò un colloquio con il Distretto che ho richiesto e mai ottenuto - spiega il presidente della principale struttura per anziani della città - dopo il mio allarme per le rette lanciato ai rappresentanti sindacali, rette che comunque non aumenteranno nel breve periodo, ho scritto al distretto e all'Asl due lettere in cui anticipo che sono nelle condizioni di non firmare la convenzione, e in cui chiedo un incontro". "Se fossimo una struttura privata - prosegue Rabuffi - dovrei dire: "tutti fuori", e poi quando firmiamo l'accordo "tutti dentro"". Una provocazione, questa, che nella realtà si manifesta con alcune piccole e grandi rinunce della struttura. "Se oggi tappiamo un buco con il bilancio previsionale, domani se ne apriranno altri - spiega Rabuffi - spese già preventivate, come certa manutenzione e l'acquisto di nuovi letti per gli ospiti a 1700 euro l'uno saranno rinviate. Ma andranno fatte. Eppure queste considerazioni - prosegue - sui letti speciali che hanno bisogno i nostri ospiti che ci passano la quasi totalità del loro tempo, non ho potuto ancora farli al Distretto".Le questioni sul tavolo per il Vittorio Emanuele, e a quanto pare anche per le altre case protette della città, sono due. La prima riguarda la quota di oneri aggiuntivi a rilievo sanitario, ossia una cifra di 75 centesimi al giorno per ospite (in totale 56mila euro per il 2008) che arrivano dalla Regione grazie alla "tassa di scopo" per la non-autosufficienza, che paghiamo tutti. Nel bilancio previsionale ("che per legge deve essere in pareggio"), il Vittorio Emanuele aveva fatto affidamento su questi fondi. Ma non aveva fatto i conti con il Tavolo tecnico del Distretto che, in agosto, non ha creduto di dover corrisponderli. Il motivo è il bilancio sostanzialmente sano del Vittorio Emanuele. In una nota infatti, il Distretto sociosanitario urbano - subito dopo "l'allarme" lanciato da Rabuffi - aveva fatto sapere che quei fondi devono andare, per legge, ai bilanci delle case protette in difficoltà per scongiurarne l'aumento delle rette.La seconda questione riguarda il rimborso che l'Asl riconosce al Vittorio Emanuele per gli infermieri. Nell'accordo non firmato da Rabuffi, corrisponde a 38mila 500 euro l'anno, comprensivo di un 15% di sostituzione. "E' uguale al 2006/2007, ma intanto - denuncia Rabuffi - i rinnovi contrattuali sono entrati in vigore e le spese per il personale sono aumentate". 07/12/2008



A Venezia c'è l'emergenza infermieri «Affitti agevolati per trattenerli qui»

La Nuova Venezia del 09/12/2008 ed. Nazionale p. 3

VENEZIA. «Qui a Venezia c'è anche un'altra emergenza. Sono gli infermieri che non si trovano e, quando si trovano, non si riescono a fidelizzare». Vittorio Selle, direttore dell'Igiene Pubblica e dell'ospedale civile di Venezia, commenta con queste parole la lettera della direttrice amministrativa. «Non faccio considerazioni politiche - precisa - Tanto meno mi permetto di commentare una comunicazione di un mio superiore. Quello che posso dire è che finora non è mancato nulla». Come dire: i servizi sanitari sono garantiti. Al massimo, per rispettare i conti, si ricorrerà a qualche artificio contabile (legale), si faranno slittare al bilancio 2009 certe poste che avrebbero potuto appesantire i conti di quest'anno. Non lo dice il dottor Selle, ma è ovvio che questi saranno i margini di manovra resi possibili di qui alla fine dell'anno. C'è dunque anche un'altra emergenza che si vive in centro storico. Sono gli infermieri che con i loro stipendi non possono permettersi di vivere in centro storico. E se fanno i pendolari fanno una vita d'inferno. Ore di viaggio perdute prima e dopo un lavoro più che impegnativo, stressante. Appena possono, poi, gli infermieri fanno un concorso. E quando vengono chiamati altrove non ci pensano un secondo e accettano senza indugio. «Dobbiamo far fronte a un turn over elevato - continua Selle - C'è la difficoltà a fidelizzare questa categoria. E ci sono obiettive difficoltà per chi a Venezia vive e lavora». Qualcosa, però, si starebbe facendo per cercare di agevolare questa categoria. Non tanto puntando a rendere più pesanti le buste paga quanto ad alleggerire il costo della vita. Comune, Asl ed altre istituzioni stanno lavorando a un progetto che punta all'individuazione di alloggi a prezzo agevolato. Potrebbe essere un buon inizio a vantaggio di tutti: azienda, sanitari e, di riflesso, pazienti. (m.sca.)


Un nido aziendale al Manzoni? «Sì, ma con i finanziamenti»

La Provincia di Lecco del 08/12/2008 p. 13

Un asilo nido aziendale all'ospedale Manzoni potrebbe diventare realtà con il nuovo anno. Per ora si tratta ancora di un progetto, ma il direttore generale dell'azienda, Ambrogio Bertoglio (nella foto), ci sta seriamente pensando, e i primi contatti in questo senso con gli enti locali e con la Regione sono già stati presi. Del resto, quella di Bertoglio è una carriera dirigenziale che si lascia alle spalle ben due asili nido aperti ex novo, rodati e oggi perfettamente funzionanti, uno a Cinisello e uno a Monza. «Inaugurare un asilo nido aziendale al Manzoni ci sembra una cosa estremamente importante» sottolinea il dg, ribadendo un progetto che era già stato annunciato all'indomani del suo insediamento in via dell'Eremo. Un progetto, quello del nido aziendale, che adesso si ripropone in maniera ancora più urgente, dopo le polemiche delle ultime settimane sull'introduzione di una società privata, la Hcm, come prestatrice di manodopera infermieristica nei reparti di ortopedia del Manzoni e, entro breve, del Mandic. Il direttore aveva annunciato a più riprese l'intenzione di rendere quanto più attraente alle nuove leve di infermieri l'ospedale lecchese, per rimpolpare l'organico. In questo scenario, un asilo nido aziendale rappresenterebbe di certo una buona agevolazione per le mamme infermiere. «L'asilo dovrà avere innanzitutto orari molto flessibili e ampi, con apertura prima delle 7 del mattino e chiusura intorno alle 21, per venire incontro ai vari turni infermieristici. Non sarà in questo senso, una ?replica? degli altri asili nido». Come dire che la mamma potrà arrivare e andarsene dall'ospedale in compagnia del proprio bambino, e variare gli orari di ingresso e uscita all'asilo in linea con i propri turni. Non solo. Anche per l'estate la chiusura sarà brevissima: «Una settimana scarsa, ad agosto, e poi si ricomincia. D'estate poi potrà avere un centro diurno per accogliere anche gli altri eventuali fratelli del bambino» sottolinea il dg, sulla scorta dell'esperienza già vista, appunto, nei precedenti nosocomi dove il nido oggi è una realtà ben rodata, con ampia fascia di apertura e centro diurno per i familiari degli ospiti. Una proposta che come è ovvio ha raccolto parecchio successo viste le difficoltà di ogni madre lavoratrice a conciliare gli orari di lavoro con quelli della famiglia. Un nido sul posto di lavoro faciliterebbe di molto la vita delle infermiere.E proprio per questo anche nel numero degli ospiti l'asilo aziendale dovrà essere fuori misura standard. A Monza, ad esempio, il nido aziendale del San Gerardo ?Le coccinelle? può ospitare fino a cinquanta bambini. E così, sarà indicativamente, anche per Lecco. «Ci auguriamo che arrivino i finanziamenti dalle istituzioni perché l'idea diventi adesso un progetto realizzabile. Non dispero che potrà esserlo anche tra qualche mese». ribadisce il dg.Laura Bosisio08/12/2008



In piazza Matteotti un servizio infermieristico

La Sicilia del 06/12/2008 ed. Nazionale p. 51

Palma di Montechiaro. L'iniziativa del distretto sanitario di base per favorire soprattutto la popolazione anzianaLA SEDE DELLA GUARDIA MEDICA P ALMA DI M ONTECHIARO . Un'altra iniziativa per migliorare l'assistenza sanitaria è stata intrapresa dal dirigente del Distretto sanitario di base Licata-Palma dott. Francesco Racalbuto. Dopo avere istituito al Poliambulatorio «Giulio Castellino» l'ambulatorio per gli stomizzati, un ufficio decentrato da Licata degli invalidi civili e disposto le visite in loco per permettere ai richiedenti di essere riconosciuti invalidi civili in grado di godere dei benefici previsti dalla legge 104, il dirigente distrettuale ha deciso di creare un servizio infermieristico nei locali a piano terra della guardia medica di piazza Matteottti. La sede del presidio sanitario da martedì prossimo sarà aperta anche di mattina dalle ore 8.30 alle ore 10.30 e il compito di curare il servizio infermieristico da Racalbuto, è stato affidato a Baldassare Rumè, uno dei paramedici più esperti dell'organico del Distretto sanitario di base. All'infermiere professionale è stato affidato il compito di curare il rilievo pressorio nella vasta utenza palmese composta perlopiù da persone anziane, potendo così evitare l'incombenza ai medici di famiglia i cui ambulatori nelle ore diurne sono particolarmente affollati. Il dipendente Baldassare Rumè, oltre a misurare la pressione sanguigna, potrà fornire agli utenti ogni utile consiglio esclusivamente nell'ambito delle sue competenze professionali ed anche dare informazioni sull'espletamento delle pratiche amministrative occorrenti per i servizi di medicina di base, tra i quali la richiesta di esenzione dei tickets e la fornitura di ausili e presidi. La guardia medica di piazza Matteotti nelle ore



Giovedì e venerdi in fiera i medici a convegno sulle terapie intensive

Messaggero Veneto del 07/12/2008 ed. Pordenone p. 4

Giovedì 11 e venerdì 12 dicembre si terrà al centro congressi della Fiera di Pordenone il 22º congresso nazionale della Società italiana di terapia intensiva (Siti).Il convegno, coordinato dal dottor Willy Mercante, direttore del dipartimento di emergenza-urgenza e cure intensive dell'azienda sanitaria "Santa Maria degli Angeli", focalizzerà temi importanti quali l'analisi delle moderne terapie nell'arresto cardiaco e la qualità della vita di chi sopravvive all'evento; le infezioni gravi che ancor oggi rappresentano un problema gravato da alta mortalità; la sessione di informatica clinica con esperienze a confronto e la proposta di una piattaforma regionale per alcuni specifici problemi in urgenza-emergenza.Un bioetico dell'università di Roma parlerà poi dei rischi dell'accanimento terapeutico. I destinatari del convegno saranno medici e infermieri che operano nelle aree critiche; per gli infermieri è prevista una sessione (venerdì mattina) parallela incentrata sui medesimi temi, con presentazione e dibattito a dimostrazione della necessità di alta specializzazione per gli operatori del settore. Oltre quaranta saranno i relatori provenienti dal Friuli e da altre regioni che si alterneranno per lo svolgimento dei temi.



Dal 16 l'infermiere di comunità

Messaggero Veneto del 07/12/2008 ed. Udine p. 15

TRICESIMO.Presentato in sala consiliare a Tricesimo il progetto "Infermiere di comunità" che partirà il 16 dicembre. La professionista che opererà nella cittadina morenica sarà Piera Mansutti. A illustrare il progetto Bruna Mattiussi, responsabile del distretto sanitario di Tarcento. «L'Azienda per i servizi sanitari 4 Medio Friuli - ha spiegato - garantirà alla comunità di Tricesimo la presenza di questa figura che sarà in grado di collaborare con i professionisti e le risorse già attive sul territorio, per creare e sviluppare le condizioni più adeguate a favorire una cultura sanitaria attenta alla promozione e al mantenimento della salute della singola persona e della comunità di appartenenza». L'infermiere di comunità svolgerà l'attività a domicilio dell'assistito e alla sede periferica del Distretto che a Tricesimo si trova in via dei Carpini dove sarà avviato il "Punto di ascolto".L'orario sarà: dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 11, martedì dalle 14 alle 14.30, negli stessi giorni sarà mantenuto l'ambulatorio infermieristico dalle 9.30 alle 10.30; al "Punto di ascolto" l'infermiere sarà presente per accogliere le segnalazioni di medici, assistente sociale e cittadini. In pratica l'infermiere di comunità farà opera di promozione e prevenzione collaborando ai progetti di salute avviati dalle agenzie territoriali e ai programmi individuali, finalizzati all'autocura, questo d'intesa con i medici di famiglia, in particolare per malati affetti da malattie croniche quali, per esempio, il diabete mellito. Suo compito sarà anche garantire l'assistenza infermieristica in collaborazione con il medico di famiglia , mediante la valutazione iniziale per la presa in carico di assistiti segnalati, da medici di famiglia, servizi sociali, familiari, mediante l'erogazione diretta degli interventi infermieristici, in accordo con il medico di famiglia. Inoltre, avrà il ruolo di sviluppare il lavoro di rete garantendo gli opportuni raccordi nella gestione dell'assistito con i servizi coinvolti, cioè il medico di famiglia, servizi sociali, familiari, volontariato. «A noi - sottolinea l'assessore alle politiche sociali e sanità Renato Barbalace - interessa l'avvicinamento dei servizi al cittadino. Tale iniziativa si prefigura come punto di riferimento e risposta concreta alle diverse necessità quotidiane della popolazione locale in relazione alle comuni prestazioni infermieristiche».Mariarosa Rigotti



Sospesi da professione per due mesi infermieri

EPolis Milano del 06/12/2008 p. 23

Non sono più ai domiciliari, ma per nove infermieri finiti nello scandalo del tangenti pagate da imprenditori di agenzie funerarie non è ancora tempo di ritornare al lavoro. Il gup Giuseppe Vanore, su richiesta del pm Grazia Colacicco, ha firmato una misura che sospende gli indagati dalla professione per due mesi. I camici bianchi, finiti agli arresti insieme agli imprenditori che li pagavano, si sono quasi tutti difesi sostenendo che le bustarelle intascate per segnalare i decessi, erano una sorta di consuetudine cristallizzata nel tempo. Allo stato i principali indagati sono ancora detenuti. Non è escluso dopo alcune audizioni da parte della Procura che l'inchiesta possa allargarsi. Gli imprenditori hanno sostenuto che non avessero pagato gli infermieri avrebbero perso il lavoro.

venerdì, dicembre 5

Rassegna Stampa - 05.12.2008

LA CONSUETA EMERGENZA INFERMIERI
Di Francesco Falli, Presidente Ipasvi, La Spezia

La vecchia cara emergenza Infermieri è presente ormai da anni nel nostro Paese,e contribuisce anch’essa a identificarlo verso i più attenti osservatori di cose italiane.
Anche questa pagina negativa fa parte di quella pesante cappa di piombo che caratterizza tantissimi aspetti del nostro vissuto contemporaneo (la criminalità organizzata,la strage di Ustica,l’evasione fiscale, il debito pubblico, e mille altre cose).
Sono problemi talmente cronici e talmente ribaditi che non fanno quasi più notizia.
Ed è questo, purtroppo, un ulteriore problema: la noncuranza che deriva dall’abitudine, e dalla convivenza con fenomeni che meriterebbero invece una ben più grande attenzione.
Ci hanno scritto spesso giovani studenti delle superiori per chiedere informazioni sul corso di laurea in Infermieristica: forse, dopo aver letto queste parole, cambieranno idea, e arriveranno meno richieste d’informazione:ma non ce la sentiamo neppure di nasconderci dietro a un dito.Il re è nudo. La sanità ligure,come quella nazionale, attraversa un momento di crisi; la riorganizzazione della rete ospedaliera regionale rischia di turbare ulteriormente l’esistente.C’è stato un momento nella storia recente di questo Paese dove la classe politica (tutta) è andata offrendo prestazioni sanitarie sotto casa: ogni paesello si riteneva in dovere di avere una bella rianimazione cardio- chirurgica,e –perché no- l’elicottero del 118 (col motore sempre acceso) nella piazza comunale.
Il guaio è che tutto ciò ha avuto ed ha un costo enorme.
Che ricade oggi sulle tasche dei cittadini (non di tutti i cittadini, ma questa è un’altra storia).Tagliare in maniera intelligente forse è diventato un atto dovuto:tagliare e basta, purchè si diano colpi di mannaia a servizi aperti e funzionali, diventa un grande autogol: perché aumenta la fuga dell’utenza verso altre Regioni, e perché cala il livello di sicurezza di cui deve sempre godere l’assistito.E’ su questo punto che insistiamo.In particolare, ci preoccupa la decisione di risparmiare sul personale qualificato; di reintegrare solo parzialmente chi lascia il servizio attivo.
‘’ Meno Infermieri esperti, più morti nelle terapie intensive degli Stati Uniti’’.
Questo è quello che ha pubblicato la rivista dei medici USA, JAMA (The Journal of the American Medical Association) qualche anno fa, senza mezzi termini e senza dubbi interpretativi.Per poter formare nuovi Infermieri qualificati, e poter mantenere alta la motivazione all’apprendimento, alla crescita, di coloro che già sono Infermieri, è necessario destinare nuove risorse economiche a questa categoria.Recentemente un gruppo di colleghi Infermieri romani, sottoposto a condizioni di lavoro particolarmente difficili,non ha più potuto assicurare la continuità del servizio, e sono state chiuse le sale operatorie (dodici!) di un intero ospedale!Senza entrare nel merito della vicenda, riflettiamo su che cosa significa tutto questo! Senza Infermieri non si opera. Punto.La Sanità italiana è appesantita da molti orpelli: noi non vogliamo, come Collegio professionale, scivolare in campi altrui, non facciamo sindacato e non vogliamo essere per forza corporativi: il nostro dovere è di tutelare il cittadino attraverso la continua valorizzazione e garanzia della prestazione professionale infermieristica.Le quali sono decisive all'interno dell'intero sistema salute: si può chiudere un ufficio per qualche tempo; un servizio d'urgenza no.Allora, al di là delle opinioni, che lasciano il tempo che trovano, si deve affrontare il problema: mancano troppi Infermieri in Italia,come ha dimostrato un recentissimo studio de Il Sole 24 Ore.Quelli che ci sono, sono costretti a saltare turni di riposo, previsti dalle normativi contrattuali!In questo modo ,aggiungono ore e ore di impegno, in ambienti spesso stressanti e difficili, dove il rischio di errore è incombente,soprattutto se si lavora in forte stress.Se si vuole affrontare seriamente la questione,si deve a nostra parere ripercorre la strada dei primi Anni Novanta, quando all'improvviso emerse il problema delle scarse vocazioni infermieristiche, e venne deciso di aumentare in maniera consistente sia la retribuzione del personale sanitario infermieristico già in servizio, sia di creare assegni di studio per i giovani studenti delle scuole regionali per Infermieri del tempo (oggi, come è noto, il corso è di Laurea).Ciò consentirebbe il ricambio, e tamponerebbe la fuga dai reparti: aggiungere maggiori riconoscimenti per chi lavora sulle 24 ore, effettua reperibilità, garantisce la continuità del servizio a Natale e feste comandate, diventa un atto dovuto e indispensabile!!Non solo non sarebbe serio,ancora una volta, il ricorso ad anacronistiche sanatorie, o la importazione non verificata dall'estero di personale con difficoltà linguistiche importanti, in un ambito così delicato come quello tecnico-assistenziale (c'è una enorme differenza fra 0,5 mg. e 5 mg. di un prodotto farmaceutico, per esempio...) : queste scelte ''di comodo'' sarebbero una volta di più in contrasto con il bisogno di assicurare, garantire, sviluppare, una assistenza infermieristica davvero di qualità.
Francesco Falli, Presidente Ipasvi, La Spezia

Le patologie mentali colpiscono 1200 valdostani

La Stampa del 05/12/2008 p. 63

Il 10 per cento della popolazione della Valle d'Aosta, ovvero 1200 persone, soffre di patologie mentali. Il dato è emerso dalla presentazione delle iniziative per la Giornata mondiale della salute mentale che si celebra oggi. «La percentuale - ha precisato Antonio Colotto, responsabile del dipartimento di Psichiatria dell'ospedale di Aosta - è in linea con il dato mondiale». L'Usl, per sensibilizzare la popolazione, ha promosso una serata di canto corale domani al Giacosa di Aosta e una trasmissione radiofonica.


Sanita': Vda; 10% popolazione soffre patologie mentali

ANSA del 04/12/2008

Dato diffuso in occasione Giornata mondiale salute mentale
(ANSA) - AOSTA, 4 DIC - Il 10 per cento della popolazione della Valle d'Aosta, ovvero 1.200 persone, soffre di patologie mentali. Il dato e' emerso dalla conferenza stampa di presentazione delle iniziative in calendario per la 'Giornata mondiale della salute mentale' che si celebra domani, venerdi' 5 dicembre. ''La percentuale - ha precisato Antonio Colotto, responsabile del dipartimento di psichiatria dell'ospedale Umberto Parini di Aosta - e' in linea con il dato mondiale che fa registrare 450 milioni di pazienti con problemi mentali e psicologici senza contare i soggetti che presentano disagi minori''. (ANSA).


EMERGENZA INFERMIERI:
UN METODO SCIENTIFICO DIRÀ QUANTI NE OCCORRONO

Farmacia.it del 04/12/2008

Roma - L'annosa questione della definizione oggettiva dell'effettiva carenza di infermieri in Italia, rilanciata nei giorni scorsi anche dall'OCSE, potrebbe presto essere affrontata anche grazie a un metodo interamente "made in Italy" che consentirà di misurare su basi scientifiche l'effettivo fabbisogno di personale infermieristico, reparto per reparto, e calcolare con precisione "millimetrica" le necessità assistenziali infermieristiche del Servizio Sanitario Nazionale. Nei prossimi giorni, promosso dalla Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI, partirà uno studio osservazionale multicentrico su un metodo denominato MAP (Metodo Assistenziale Professionalizzante), che per definire il fabbisogno di infermieri e di Operatori socio sanitari si basa sulla valutazione della complessità assistenziale del ricoverato. Lo studio coinvolgerà ben 120 Aziende Sanitarie e Ospedaliere distribuite su tutto il territorio nazionale: a partire dai reparti di Medicina e Chirurgia gli infermieri sperimenteranno il nuovo metodo di calcolo delle necessità di assistenza dei ricoverati e, in caso di esito positivo della sperimentazione, il metodo sarà messo a disposizione e potrà essere adottato dalle Strutture sanitarie. Secondo i dati dell'Ipasvi rafforzati dal rapporto dall'OCSE, in Italia mancano all'appello almeno 60 mila infermieri: ma questo dato si basa su stime del rapporto infermieri/popolazione e non è mai stato rapportato alle effettive esigenze di assistenza infermieristica degli assistiti e a contesti sanitari specifici. "La carenza di infermieri è una delle questioni aperte per il Servizio sanitario nazionale e potrebbe anche essere collegato a modalità non omogenee e non razionali di definire il fabbisogno" - afferma Annalisa Silvestro, presidente dell' IPASVI - "spesso si rilevano un'assegnazione e una distribuzione inadeguata delle risorse e anche questo può costringere gli infermieri a un surplus di lavoro, con il ricorso a straordinari e doppi turni e produrre un abbassamento dei livelli di assistenza". Finora alla carenza si è cercato di ovviare con il ricorso a infermieri immigrati, ma per la definizione del loro fabbisogno si continuano a utilizzare metodi empirici o consuetudinari. Manca una mappa dettagliata del problema. infermieri è un tema complesso" - aggiunge Silvestro - "che richiede criteri oggettivi di computo e metodi razionali per la distribuzione e redistribuzione delle risorse professionali: con questo metodo proponiamo un approccio scientifico, basato sulla centralità del paziente e sulle sue effettive esigenze". Il metodo messo a punto della Federazione Ipasvi, attraverso le capacità e le competenze di tre giovani dottori magistrali in Scienze infermieristiche supportati da un metodologo, uno statistico e da un informatico, si basa sull'analisi della complessità che presenta ogni degente e sull'approccio assistenziale personalizzato: per capire che tipo di impegno richiede un paziente non basta individuare le prestazioni da erogare, ma è necessario anche incrociare una serie di elementi che tengano conto di altri fattori tra cui l'autonomia del paziente, il suo grado di coscienza, la sua capacità di orientare le scelte del team assistenziale e la sua cooperazione. In tutto sono oltre 60 le dimensioni della persona assistita considerate nel metodo di calcolo IPASVI. Immettendo, con un impegno temporale minimale, i dati in un software, gli infermieri potranno definire quanto "pesa" in termini di complessità assistenziale ogni singolo ricoverato e i loro dirigenti potranno evidenziare l'impegno richiesto - anche in termini di tempo - e quindi computare oggettivamente quanti infermieri sono necessari in ogni struttura. "L' assistenza ai pazienti è necessariamente complessa" - afferma Roberto Russo, docente di Igiene all' Università Cattolica di Torino e consulente statistico dello studio ¬- "perché esiste una dimensione ulteriore della persona che non si riesce settorialmente a spiegare: consideriamo ad esempio un paziente anziano, che avverte dolore e che presenta inoltre un problema respiratorio. La combinazione dei tre elementi da considerare dà un quadro complessivo che non è riconducibile alla somma dei singoli elementi. Se si considera poi, che le persone anziane non entrano mai in ospedale per un singolo problema perché si portano dietro tutta la loro storia sanitaria, si comprende con evidenza che la 'complessità' che manifestano deve essere specificamente valutata per definire tipo di impegno che l'assistenza a quel paziente richiederà all'infermiere ". Grazie al metodo MAP le strutture sanitarie potranno monitorare giorno per giorno, e anche ora per ora, le effettive necessità assistenziali di ogni struttura. Con questo metodo si potranno assegnare più infermieri laddove c'è maggiore necessità; se adottato su larga scala, il metodo potrà dare un'indicazione precisa, su base statistica, di quanti infermieri effettivamente occorrono al Servizio Sanitario Nazionale. "Con questa iniziativa" - conclude Annalisa Silvestro - "gli infermieri italiani entrano nel merito del problema e mettono a disposizione di tutta la sanità italiana il meglio delle loro risorse scientifiche e professionali per passare dalla semplice denuncia alla proposta di soluzioni basate su metodi scientifici e oggettivi". Proforma - Ufficio StampaVia Flavio Domiziano 1000145 Roma, ItalyTel. +39 (0)6 5417093Fax +39 (0)6 59601866 Cell. +39 346 6705534ufficiostampa@proformasrl.com http://www.proformaonline.it/ La redazione di http://www.farmacia.it/ non presta alcuna opera di lavoro redazionale sulla pubblicazione dei comunicati e declina ogni responsabilità per i contenuti in esso presenti; la redazione inoltre si riserva di cancellare comunicati stampa in contrasto con la propria linea editoriale.


Il Petrolchimico è arrivato alla frutta Il ...

Il Gazzettino del 04/12/2008 ed. VENEZIA p. X

Il Petrolchimico è arrivato alla frutta! La strana crisi che da "qualche tempo" attanaglia la fabbrica sta arrivando alla fine, e probabilmente non manca molto alla chiusura totale. Anche senza sforzarsi di ragionare con la propria testa, ma solamente leggendo o ascoltando le notizie riguardanti il futuro della fabbrica, riportate quotidianamente dai mezzi d'informazione, "ogni singolo" lavoratore del petrolchimico, dovrebbe rendersi conto che oltre a subire il danno della perdita del proprio posto di lavoro sta subendo anche la beffa! Mi riferisco principalmente agli ultimi provvedimenti presi dai responsabili d'alcune società del petrolchimico. Primo fra tutti, la decisione di chiudere "temporaneamente" alcuni impianti, mettendo in ferie obbligate i lavoratori interessati. Strano sistema questo! Se si pensa che le ferie per il lavoratore equivalgono a dei soldi, con questa nuova trovata, il lavoratore è obbligato dai "padroni" a stare a casa mangiandosi i propri risparmi! Cosa dire poi delle ore di lavoro straordinarie (croniche!), "diciamo fatte fino a ieri?"; e dei premi in denaro o degli avanzamenti di categoria, sempre e solo per alcuni! Ma la crisi non è forse per tutti?; e di tutte le attività che potevano continuare ad essere svolte dal personale di stabilimento, che invece sono state appaltate a delle imprese, "che spesso" utilizzano i propri operai in maniera "discutibile"; e dei molti individui multi-reddito che continuano a lavorare in fabbrica? Vedi pensionati! Strano anche questo, ma sbaglio o ci sono operai a casa e altri che rischiano il posto di lavoro? Come ultima poi, merita un'analisi, la decisione presa da una società del petrolchimico, di premiare i propri dipendenti, con un buono spesa da utilizzare presso dei negozi d'informatico o d'abbigliamento sportivo. Una decisione sicuramente mossa da un intento nobile e probabilmente anche vantaggiosa(?), ma che visto il periodo di crisi subito da molti lavoratori e dalle loro famiglie, risulta essere forse, poco saggia?
E.F.
Mestre Il turismo lidense e la questione del ferry boat
Assessore Mingardi, apprezzo la Sua iniziativa di contattare urgentemente la direzione Actv sulla questione ferry e mi permetta di apportare una mia considerazione nel merito. Ho avuto occasione di viaggiare sul Lido di Venezia e ho voluto fare un giro di ricognizione. Ho notato che le auto imbarcate, sia pure con alcuni spazi ottimizzabili erano non 100 ma 52, numero ben lontano da quanto enfaticamente annunciato.
Servizi igienici inesistenti al piano auto. Servizi igienici al primo piano con entrata non protetta dalle intemperie, come non protette sono le scale d'accesso al piano superiore e tutta la passeggiata attorno al salone, dove di regola dovrebbero sostare i passeggeri durante la traversata. A meno che non si voglia utilizzare questo ferry solo nelle giornate serene, mi sembra, quanto esposto, una mancanza non trascurabile, quantomeno sarebbe opportuna una copertura.
So che l'ascensore è in programma e. Buona fortuna. Rimane sempre in sospeso il problema della irrinunziabilità al servizio anche nei giorni di sciopero; spero che, per il diritto dei lidensi di muoversi con le loro auto come nel resto del paese, chi di competenza si faccia carico di questa anomalia. Ritengo questo stato di cose molto nocivo per un annunciato novo rilancio del turismo e del Lido in generale. Con spirito collaborativo.
Luciano Francescon
consigliere Pdl Municipalità Lido Pellestrina
L'acqua alta e i danni ingenti, chi deve pagare
I questa giornata - 1 dicembre 2008 - caro nostro signor Sindaco Cacciari a me (cittadino di Venezia che ha vissuto le alluvioni del novembre 1966, dicembre 1979, febbraio 1986, novembre 2002) risulta che questa alta marea non è di 1.56 cm. bensì di 1.66 cm perciò io non chiedo la calamità naturale ma perlomeno un pò di onestà sui fatti reali. Caro Sindaco Cacciari dovrebbe avere il buonsenso di accertarsi della situazione chiedendo a chi ha avuto danni ingenti nelle abitazioni prima di dire che quella di oggi non è calamità naturale.. e questi danni chi li paga? Alla prossima acqua alta!
Lettera firmata
Burano Che calvario parcheggiare all'ospedale
Vorrei contribuire al dibattito sul parcheggio dell'ospedale "dell'Angelo" con un piccolo aneddoto. Alcuni giorni fa ho accompagnato in auto mia moglie al nosocomio per ritirare un referto clinico. In attesa ho sostato, rimanendo all'interno, l'auto nelle vicinanze della stradina che porta all'obitorio. Mia moglie è uscita dopo 15 minuti perchè gli impiegati non trovavano più i suoi esami. Parto, arrivo alla sbarra, infilo il biglietto e la macchinetta mi avvisa che per uscire devo pagare 3 euro. Incredulo riprovo un paio di volte, alla fine suono il campanello dell'addetto che alla mia domanda risponde che devo fare retromarcia ("facendo attenzione agli incidenti") e andare a pagare i 3 euro alla macchinetta del posteggio. Nel frattempo dietro alla mia vettura si è formata una coda di una ventina di auto, per cui, con la sbarra sempre chiusa perchè evidentemente l'addetto aveva il timore che fuggissi, ho dovuto scendere e chiedere agli altri automobilisti, a cominciare dall'ultimo, di fare marcia indietro. Finalmente sono uscito dalla coda e mi sono diretto al garage. Ho pagato i 3 euro alla macchinetta, poi per curiosità ho chiesto all'addetto perchè se per un'ora si paga 1 euro, io per 15-20 minuti ne dovevo pagare 3. La risposta: lei ha sostato oltre i dieci minuti in un luogo vietato. Allora, laciamo perdere che i dieci minuti di permesso sono stati superati perchè non si trovavano più gli esami di mia moglie; lasciamo perdere la, diciamo, mancanza di intuizione dell'addetto che ha costretto una ventina di auto a fare marcia indietro quando bastava che mi aprisse le sbarre di uscita e di entrata per risolvere il problema senza rischi di tamponamenti e inevitabili improperi; ma siamo sicuri che un privato che gestisce il parcheggio di un ospedale può dettare le regole che vuole? Non ci sono dei limiti oltre i quali si commette, non dico un reato ma almeno un sopruso. E i dirigenti dell'Asl 12 non provano un certo imbarazzo per questa situazione che non passa giorno che non venga fatta notare nei quotidiani locali?
Giordano Giommoni
Mestre
Sono uno degli infermieri fannulloni
Sono uno degli infermieri fannulloni e il 26 novembre ho letto, che il nostro direttore generale ha fatto presente che noi lavoriamo mediamente 22 ore settimanali. Perché facciamo le ferie, ci ammaliamo, facciamo i corsi di aggiornamento e li dobbiamo pure pagare, ma se vuole possiamo rinunciare a tutto questo. Però sarebbe il caso facesse una capatina in un qualsiasi reparto e guardasse il tabellone dei turni e forse si renderebbe conto di come impieghiamo il nostro tempo. Lo scrivente ha trentuno anni di servizio fa i turni da trenta, ma in questo momento si sente molto offeso di quanto è stato detto soprattutto per la scarsa considerazione in cui viene tenuto il personale infermieristico tutto.
Lettera firmata
Mestre
Il futuro del Pd con o senza l'Udc
Nonostante condivida le aperture del Sindaco di Venezia sulle future alleanze politiche-amministrative a partire dal 2009 coinvolgendo direttamente l'Udc, sono meno convinto su quelle relative alla esclusione della così detta sinistra radicale. In primo luogo perché senza di essa la sconfitta apparirebbe certa, in secondo luogo perché in provincia tuttora è parte integrante della coalizione che sostiene la candidatura a Presidente Davide Zoggia. E poiché tutti a parole dicono di voler superare quella anomalia verificatasi nel 2005 alle elezioni comunali, mi parrebbe illogico una diversa alleanza fra i due enti. Tanto più che non sarà più Cacciari il futuro candidato Sindaco di Venezia, e questo non è un dettaglio di poco conto, in ogni caso mi pare che nel Partito Democratico prevalga la volontà politica di una omogeneizzazione delle alleanze dal Regionale fino alle municipalità. Se prevalesse questa riproposizione di alleanze di centro-sinistra, l'Udc difficilmente entrerebbe in una coalizione di questo tipo. Dubito che qui in Veneto, in caso di rottura con il centro-destra l'Udc si allei con la sinistra, più facile che vada da sola come ha fatto a livello nazionale. Certo è difficile prevedere i sviluppi che potrebbero innestarsi già dalle prossime provinciali, una cosa è certa l'Udc è un partito di centro-destra ed è naturale che guardi a quel campo politico. Quello che è poco chiaro oggi cosa sia il Partito Democratico? Altra questione che non mi convince e che comunque non sposterà di molto gli equilibri delle entrambe coalizioni, sono le tanto blasonate liste civiche. Daniele Comerci consigliere comunale Pd


Egregio dottore, memore del suo passato di sindacalista, ...

Il Gazzettino del 04/12/2008 ed. VENEZIA p. IX

Egregio dottore, memore del suo passato di sindacalista, predilige comunicare attraverso i giornali. Anche l'altro giorno non ha resistito ad esternalizzare quello che pensa di noi dipendenti: "Padoan: gli infermieri lavorano poco... la loro presenza non supera le 22-23 ore settimanali, ma io ne pago 36", senz'altro un titolo e una dichiarazione ad effetto! Finalmente è arrivato il nostro momento... noi infermieri lavativi... i furbetti del servizio sanitario nazionale che per non andare a lavorare utilizzano tutti i mezzi contrattuali consentiti come: malattie, ferie, congedi parentali, permessi per la 104, permessi studio e sindacali... perfino donazioni di sangue. Se poi osiamo partecipare ad un'assemblea per qualche ora, non resta che la Procura della Repubblica.
Tempo fa lei aveva dichiarato sui giornali che pagava un sacco di chirurghi, che non sapevano operare. Aveva sconfessato un primario del pronto soccorso "in pectore" solo perché caduto in una disgrazia familiare: "Non lo conosco, è un semplice trasferimento". Sempre dalla stampa abbiamo saputo che era caduto in disgrazia quello che da quindici anni era Direttore Sanitario, colpevole di errori di spazi e misure... Strano... Ma Ugo Coli non era nefrologo! Ultimamente leggiamo sulla stampa che, per il caldo estivo e per il freddo invernale, nel nuovo ospedale di Mestre ombrelloni d'estate e funghi caloriferi d'inverno. Giustamente la responsabilità è della Veneta Sanitaria di progetto.
Le cronache locali raccontano di continui malori di persone anziane al CUP e nelle panchine di attesa al mezzanino davanti gli ambulatori dell'ospedale dell'Angelo. Per fortuna il 118 è più accessibile del numero verde delle prenotazioni. Non ha ancora trovato il responsabile? La sua ultima accusa a "un sistema contrattuale che non garantisce il cittadino se non con un enorme dispendio di energie e costi e da qui la necessità di più personale" vuole mascherare da una parte la mancanza di personale infermieristico e di operatori socio sanitari, e dall'altra l'impossibilità di assumere perché non in pareggio col bilancio. Anche su questo, probabilmente, la colpa è della Regione che, nella suddivisione dei fondi sanitari regionali, penalizza Venezia.
Una cosa è certa, che tutti noi veniamo a conoscere il suo pensiero, gli errori o le presunte colpe degli altri dai giornali. Ascolti, stia lontano dalle pagine dei giornali, scenda dal suo studio del 5° piano, parli di più con tutti. E una volta per tutte si assuma le sue responsabilità. Nessuno le negherà mai la capacità e la caparbietà di aver fatto costruire a Mestre un ospedale in 4 anni, proiettato nel futuro che verrà.
Una richiesta: tutti noi vorremmo come regalo di Natale non pagare più il parcheggio, che perfino la Chiesa ha dichiarato immorale.
La saluto cordialmente
Ugo Rossi
infermiere


Il nuovo reparto di Urologia in crisi per mancanza di personale

Il Secolo XIX del 05/12/2008 , art. di ALESSANDRO GRASSO PERONI ed. La Spezia p. 35

Di notte solo tre infermieri per accudire trentadue pazienti e manca anche un medico. Dure critiche del Tribunale del Malato
LO SAPEVANO gli infermieri di lungo corso, lo sapevano quelli dell'amministrazione sanitaria. Lo sapevano i sindacati. Gli unici a non prevedere e sapere che la joint­venture Urologia­Chirurgia, a cura dell'Asl, con lo spostamento al San Bartolomeo, avrebbe fatto acqua fin dall'inizio erano i malati. Che ne stanno verificando le conseguenze. Tre turni di lavoro (7­14; 14­21 e 21­7), quattro infermieri di giorno, soltanto tre di notte. E ci sono trentadue pazienti da accudire. Troppo scarso il personale. I pazienti ed i loro parenti, ma anche gli stessi infermieri, si rendono conto a pochi giorni dall'inaugurazione "in pompa magna" che si corrono rischi seri e molto gravi. Per esempio commettere errori nelle terapie, e sarebbe un guaio di dimensioni apocalittiche qualora dovesse accadere l'irreparabile. Già, perché tra le mancanze croniche, di cui tutti erano a conoscenza e che gli stessi infermieri avevano segnalato con lettera a sindacati e direzione sanitaria puntualmente ignorata, c'è l'assenza di operatori socio sanitari. Dovevano esserne assegnati cinque, almeno così disse l'amministrazione, nel "reparto doppio" invece c'è il un bel vuoto alla presenza fisica di queste figure. Morale: gli infermieri fanno anche gli "o.s.s", e non si tratta delle loro mansioni precipue. La cosa che infastidisce maggiormente i lavoratori è che sindacati, amministrazione e direzione sanitaria per risparmiare, ma senza avvertire nessuno, sembra si siano accordati per lasciare al senso di responsabilità degli infermieri in prima battuta, e dei medici in seconda, nonché allo spirito di sacrificio, la risoluzione dei problemi. Che invece si moltiplicano. Come la rotazione sui 45 giorni dei turni, che rende impossibile l'organizzazione del tempo fuori dall'ambito di lavoro (leggasi ferie ma anche soltanto esigenze in extremis), perché "vecchie squadre" di operatori sono state smembrate ed è difficile far collimare le esigenze di vita di ognuno. Tra le questioni che erano "agli atti" anche prima che si verificassero puntualmente, anche la cronica mancanza di almeno un medico. Infatti le trasferte dalla Spezia (pagate 370 euro lordi al giorno) di tanti medici non sempre sono seguite da risultati apprezzabili: il contatto diretto non c'é. Urologia e Chirurgia sono reparti nei quali deve esserci una sintonia ed una conoscenza profonda tra ammalato e medico. Tante promesse e buoni propositi trasmessi all'esterno, ma chi lavora in questo doppio reparto sapeva che i nodi sarebbero venuti subito al pettine. Occorrerebbero un infermiere in più, soprattutto di notte, un medico in più, ora che è in atto una maternità, occorrerebbe, dicono in ospedale, che infermieri e medici fossero messi nelle condizioni di lavorare al meglio, e non di dover compiere i salti mortali per assicurare il servizio. E chi ha fatto delle promesse dovrebbe mantenerle. Intanto i comitati (Tribunale Diritti Malato centri liguri per la tutela dei diritti del malato e Comitato Sanità Val di Magra), in una nota sottolineano «che a Sarzana, si sono persi una quindicina di posti letto, tanti quanti Ortopedia e Chirurgia hanno ceduto all'Urologia trasferita dalla Spezia, ed ancora che gli infermieri risparmiati dall'operazione di trasferimento servano a coprire i buchi già denunciati negli organici dei vari reparti spezzini, che le sale operatorie di Sarzana non siano in grado di affrontare tutta la mole di lavoro che Urologia garantiva al Felettino. E il tutto senza bilanciare queste operazioni con servizi territoriali compensativi. Servizi che, invece, continuano ad essere appaltati. L'accorato appello del personale ai sindaci, che leggiamo sulla stampa, merita di essere ascoltato ed approfondito non solo per le sale operatorie. Non possiamo pensare ­ sottolineano i comitati ­ di basare il futuro della sanità provinciale solo sulla buona volontà del personale sanitario, che tappa buchi enormi e camuffa con la propria dedizione carenze organizzative preoccupanti, facendo miracoli da tempo, e sul portafoglio e la pazienza dei cittadini».


«Al pronto soccorso poco personale»

Il Tirreno del 05/12/2008 ed. Piombino elba p. 5

Il sindacato Fials: basta riduzioni sul numero degli infermieri - Per Ferrucci spesso non si raggiunge il numero minimo
PORTOFERRAIO. Scarsa assistenza domiciliare, un servizio di cure palliative ridotto rispetto agli standard provinciali. E poi pochi infermieri al pronto soccorso e accorpamento delle unità operative di chirurgia e ortopedia che di fatto ha cancellato alcune figure professionali. Un quadro a fosche tinte quello tracciato dal sindacato Fials per quanto riguarda il servizio sanitario elbano. Massimo Ferrucci è il segretario provinciale Fials e lancia accuse gravissime sulla situazione dell'ospedale elbano.Ferrucci esordisce parlando della mancanza di personale infermieristico al Pronto Soccorso. «Nel pronto soccorso elbano - spiega il segretario Fials - dovrebbero essere presenti giornalmente in servizio 2 infermieri ed 1 operatore socio sanitario. Non sempre però è così. Per esempio il 26. Nella mattinata si sono verificati tre accessi in codice rosso quindi con carattere di urgenza che avrebbero reso necessario un intervento assistenziale prestato con tutte le risorse di personale previste dal turno. Invece un infermiere era stato autorizzato a partecipare a una riunione a Piombino sottraendo una unità lavorativa dai compiti istituzionali a cui è preposta e cioè la erogazione della assistenza dovuta ai cittadini. Rimarca Ferrucci: «Per il sindacato Fials sarebbe inaccettabile che la direzione aziendale continusse nella riduzione della dotazione organica che gli impone di ricorrere, durante il periodo estivo, allo scopo di tamponare le situazioni di emergenza, alla adozione del lavoro interinale, dello straordinario programmato, delle prestazioni aggiuntive; tale situazione di precarietà si registra anche nel periodo invernale ed in particolare per quanto riguarda il Pronto Soccorso la presenza giornaliera di personale prevista dai turni risulta insufficiente».Per Ferrucci le riduzioni adottate non rispetterebbero le regole. «Se il personale - afferma - viene ancora ridotto al di sotto dei minimi assistenziali previsti dalla legge che impone nelle giornate di sciopero il turno completo al Pronto Soccorso ed è evidente che ciò espone i lavoratori a rischi e responsabilità rilevanti».


Parleranno il medico più giovane
e la veterana fra le infermiere

Messaggero Veneto del 05/12/2008 ed. Gorizia p. 2

SACCONI PIU' NO CHE SI'
Più no che sì per quel che riguarda la presenza del ministro del welfare, Maurizio Sacconi, alla cerimonia inaugurale del nuovo ospedale in programma stamattina. L'esponente del governo Berlusconi, invitato dall'Azienda sanitaria, aveva dato il proprio assenso in linea di massima, ma fino a ieri - secondo quanto comunicato dalla Office - non sono arrivate conferme ufficiali in merito. «Chissà, il ministro, nonostante i suoi impegni romani, potrebbe farci una sorpresa ed essere presente»: così si sono espressi ieri gli addetti all'organizzazione dell'evento, e il dubbio sarà chiarito soltanto stamane.Per il resto, la scaletta degli interventi in programma dalle 11 in poi sotto il tendone allestito davanti all'ex San Giovanni, si dipanerà come da copione, fatta salva un'aggiunta dell'ultima ora.Si è appreso infatti che, così come per i medici, l'Ass ha voluto dare la possibilità di effettuare un breve discorso anche agli infermieri. E se per i "camici" bianchi la scelta del consiglio dei primari è caduta sull'anestesista Corrado Thomann, il più giovane dottore goriziano dell'ospedale con i suoi 32 anni, a rappresentare gli infermieri ci sarà invece un'apprezzata "veterana", che fra breve sarà collocata in quiescenza.Si tratta di Lidia Flaibani, referente infermieristica del Dipartimento medico e già caposala a Cormòns prima della chiusura di quella struttura ospedaliera.Parleranno poi il sindaco di Gorizia, Ettore Romoli, il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, la direttrice dell'Ass, Manuela Baccarin, l'assessore regionale alla sanità, Vladimir Kosic, e il governatore Renzo Tondo. Fra i presenti anche il segretario generale nazionale della Uil Fpl (Federazione poteri locali), Carlo Fiordaliso. (vi.co.)


Al 118 oltre 200mila interventi senza medico

Cronaca Qui Torino del 05/12/2008 p. 13

Almeno in Piemonte, il sistema di emergenza del 118 continua a reggersi sul volontariato. Solo nell'ultimo anno, degli oltre 366 mila interventi effettuati dalle pubbliche assistenze piemontesi, ben 233 mila sono stati eseguiti da volontari senza medico o infermiere a bordo. Secondo i dati forniti dall'Anpas, nel 2007 sono stati impiegati per il pronto intervento 5 elicotteri e 304 ambulanze. Di queste, solo 59 sono ambulanze Tango (con un medico a bordo) e 13 India (con un infermiere specializzato a bordo). Le altre 232, invece, sono ambulanze di base, composte esclusivamente da volontari. Ma il grande impegno dei volontari non è evidentemente sufficiente a tenere fuori dall'occhio del ciclone il servizio di emergenza. È appena di ieri la notizia che un medico del 118, Cristina Agnelotti, è finito nei guai per non aver ricoverato in ospedale due anni fa Rosa Murgolo, una donna affetta da una grave broncopolmonite. La donna, che alla fine si era preferito curare a casa, è morta lo notte successiva al mancato ricovero e ora il medico è finito a giudizio con l'accusa di omicidio colposo. E il 29 agosto scorso un bambino di 2 anni, Lorenzo Appierto, è morto a Rivarossa su un elisoccorso senza farmaci salvavita a bordo. «Non si può affidare esclusivamente ai volontari un servizio fondamentale come quello del 118 - dice Valeria Giordano, consigliera provinciale del Pd -. La rapidità dell'intervento diventa vana se sul posto non intervengono medico e infermieri». Intanto, è l'Anpas piemontese a rispondere agli attacchi incrociati che vengono rivolti al 118. «Gli 8 mila e 632 volontari e gli oltre 11 mila soci delle 83 pubbliche assistenze piemontesi sono cittadini che prestano gratuitamente il proprio tempo nella gestione del servizio di emergenza del 118 si legge in una nota -. Invitiamo tutti a riflettere sui motivi di questi continui attacchi al 118. Attacchi che sembrano venire da lobbies corporative che hanno come unica motivazione di fondo la difesa di rivendicazioni personali estranee alla qualità del servizio e agli interessi dei cittadini. Bisogna smettere di creare allarmismo, mettendo in dubbio il sistema del 118 che è un'eccellenza della nostra regione». Andrea Magri

giovedì, dicembre 4

Rassegna Stampa - 04.12.2008



Mense, ventitré passi nel delirio
La Repubblica del 04/12/2008 , articolo di MICHELA BOMPANI ed. Genova p. 03

I pasti dei bimbi delle scuole genovesi preparati in ospedale, accanto ai ricoverati Cucine a pochi metri dai letti di un reparto del Galliera, tra barelle, flebo e via vai di medici e infermieri
VENTITRÉ passi. Dalla cucina che prepara i pasti per i bimbi delle scuole genovesi al reparto di Neurologia.Ventitré passi lungo la corsia nella pancia dell'ospedale Galliera, al piano meno uno del nosocomio genovese. Dividono la porta a vetri della "zona cottura" che si apre frequentemente, quindici volte in dieci minuti, dall'ingresso del reparto ospedaliero.La corsia è una corsia: la attraversano barelle e letti con malati con lo sguardo fisso al soffitto, la flebo accanto o sedie a rotelle con degenti accompagnati, a fianco, dai familiari, gli incartamenti clinici sulle ginocchia. A volte passano soltanto, escono o entrano in reparto, prima o dopo accertamenti in altre zone dell'ospedale, a volte stazionano in corsia, proprio lungo il muro, un po' flesso, che segue l'andamento del corpo centrale del Galliera.Le cucine sono al di qua e al di là della corsia. Le porte che si affacciano sul corridoio verso corso Mentana sono due, una è aperta, l'altra, a vetri, si spalanca spesso: dietro ci sono le zone preparazione (sia per l'ospedale, sia per le scuole, ma separate) e cottura (dell'ospedale e delle scuole, comunicanti), e le zone preparazione a freddo per entrambi i bacini d'utenza. Sono invece tre gli affacci sulla corsia, verso via Volta, di locali-cucina dove qui le porte sono spesso completamente aperte, si scorgono stoviglie, il pavimento continuamente lavato, grembiuli di plastica appesi al muro. E c'è un via vai di addetti, in ineccepibile tenuta (coprivestiti, cuffie, guanti) da una sponda all'altra della corsia, che s'infittisce o rallenta a seconda degli orari. A volte a mani vuote, a volte portando oggetti tra i due comparti, attraversando un flusso continuo, com'è ovvio in una corsia d'ospedale, di degenti-medici-familiari. A gestire la cucina è la ditta Copra, azienda di servizi di ristorazione: proprio ieri mattina hanno compiuto una visita ai locali cottura, come accade frequentemente, i membri della commissione mensa di una scuola del Medio-Levante che hanno sollevato forti perplessità, già comunicate ai funzionari del Municipio, sulla continuità diretta che esiste tra il centro cottura e la corsia dell'ospedale.«Nei locali adibiti alla preparazione dei pasti, nei magazzini, nelle aree di supporto alla cucina e nei refettori adibiti alla somministrazione dei pasti, nonché negli eventuali spazi attigui e di supporto, si prevede un intervento costante di disinfezione e disinfestazione prima dell'avvio del servizio in basa alle norme Iso 9001», si legge sul sito della Copra, nella sezione ristorazione scolastica. Certo che diventa difficoltoso garantire un intervento costante di disinfezione e disinfestazione a uno dei locali attigui alle zone cottura, poiché nel caso del Galliera, si tratta dell'unica corsia ospedaliera del piano, dove passano, com'è ovvio, medici, infermieri, degenti e familiari.I locali di preparazione e cottura dei cibi si trovano in uno dei cortili che separano i "raggi"- reparti che si staccano dal corpo centrale del Galliera, verso corso Mentana. È un edificio a un piano, di costruzione recente, rispetto all'impianto originario dell'ospedale, addossato a uno di questi "raggi" e alla corsia centrale. Con la quale, appunto, comunica. La commissione mense, nel sopralluogo di ieri, come succede in tutti i casi analoghi, è stata fatta entrare proprio da corso Mentana, nel cortile, attraverso un cancello elettrico. E da qui, è stata accolta all'ingresso dei locali cottura, dove pure escono tutti i pasti, rigorosamente confezionati, che vengono poi distribuiti nelle scuole comunali e statali genovesi che non sono dotate di mense interne. Dal centro storico al Levante.È stato proprio al termine dell'ispezione che, dagli stessi addetti alla cucina, alcuni membri della commissione sono stati accompagnati verso la porta a vetri, e si sono trovati nel bel mezzo della corsia ospedaliera. Con altre porte, e altri locali cucina, al di là del corridoio. «Mangiare bene per crescere meglio», scrive la Copra, sul suo sito: certo la qualità del cibo è fondamentale soprattutto per i bambini, ma, come sollevano i membri della commissione mense, lo è anche il contesto in cui le pietanze vengono preparate.LA CORSIA La cucina della Copra si affaccia sull'unico corridoio che collega tra loro i reparti del piano interrato dell'ospedale Galliera LE PORTE Sono cinque gli "affacci" delle cucine e delle pertinenze da un lato e dall'altro del corridoio: spesso gli accessi rimangono aperti LA DITTA L'azienda che prepara e confeziona i pasti destinati alle scuole comunali e statali genovesi è la Copra di Piacenza LE BARELLE Accanto ai locali cucina stazionano e passano spesso barelle e carrozzine con malati accompagnati da medici, infermieri e familiari I PASSAGGI Attraverso i varchi che collegano i locali delle cucine al corridoio ospedaliero entrano ed escono spesso gli addetti ai lavori PER SAPERNE DI PIÙ http://genova.repubblica.it/
"Sull'ambulanza bastava l'infermiere professionale"
La Stampa del 04/12/2008 , articolo di MARCO ACCOSSATO ed. TORINO p. 70

Non c'è alcuna relazione tra la morte di Alfredo Maraschi e il fatto che non ci fosse un medico a bordo dell'ambulanza del 118 intervenuta martedì a Feletto».Eleonora Artesio, assessore regionale alla Sanità, difende a spada tratta il servizio di emergenza sanitaria della Regione.E' già stata eseguita l'autopsia? Avete un riscontro?«No, ma è un'illazione priva di fondamento sostenere che tra l'assenza del medico a bordo dell'ambulanza e il decesso dell'uomo ci sia una relazione causa-effetto. L'infermiere specializzato ha compiuto tutte le manovre di rianimazione possibili: massaggio cardiaco, ventilazione, intubazione, somministrazione di adrenalina e atropina. Il tracciato ecocardiografico era piatto».Resta, assessore, la protesta dei medici reperibili che non sono stati chiamati a sostituire il collega assente. Sostengono non sia la prima volta che ambulanze «medicalizzate» partono senza medico.«Non mi risulta che siano mai saltate coperture prima d'ora».I medici sono pronti a dimostrare il contrario. Lei smentisce?«Non mi risulta». Le risulta abbiano scritto una lettera in assessorato per segnalare la questione?«Questo sì. Ma hanno sbagliato destinatario: quella lettera non era da inviare a me o ai giornali, ma al responsabile dell'organizzazione del 118, Danilo Bono».Assessore, torna alla mente la recentissima vicenda dell'elisoccorso decollato senza farmaci salvavita quando si doveva cercare di strappare alla morte un bimbo caduto nella piscina di casa, a Rivara.«E' inaccettabile collegare gli eventi quando non esiste nessun evento collegabile. Oggi come allora non c'è relazione di causa-effetto. La morte del bimbo, come il decesso del pensionato ieri, non è stata provocata da un errore del 118».Perché l'altro giorno non avete chiamato i medici reperibili per sostituire il collega assente?«Perché non lo hanno ritenuto necessario. Si è deciso un prolungamento d'orario di chi era in servizio e sono stati chiamati tre reperibili per sostituire altri colleghi in altre strutture. Anche lì mancava un medico».Dove?«Alla postazione 118 di Carmagnola, in quella del Maria Vittoria e al pronto soccorso dell'ospedale San Giovanni Bosco».Ma non a Cuorgnè.«Non era il caso, la copertura in ambulanza era garantita dall'infermiere professionale».I medici che protestano sostengono che la mancata sostituzione dei medici sulle ambulanze sia per non superare il tetto di straordinari. E' vero?«I turni straordinari vengono "spalmati" nell'arco dell'anno. Preferiamo tenere una scorta di ore per i giorni delle feste, giorni caldi».Malgrado l'emergenza?«L'assenza tenporanea di una persona non può essere considerata un'emergenza. Non c'è alcuna emergenza di personale del 118 in Canavese».
Al via il corso di formazione...
Il Mattino del 03/12/2008 ed. AVELLINO p. 33

Al via il corso di formazione per infermieri su «Il corretto approccio terapeutico-relazionale nei confronti del paziente affetto da patologia psichiatrica durante la degenza in altri reparti ospedalieri». Le lezioni cominceranno domani mattina (alle 8.30) presso l'aula magna dell'ospedale Landolfi di Solofra. L'evento formativo, accreditato Ecm, è stato organizzato dal Servizio Infermieristico e Tecnico Aziendale dell'Asl Avellino 2, che ha programmato una seconda edizione per il 19 dicembre prossimo. I lavori di domani saranno introdotti dal direttore generale dell'Asl 2, Roberto Landolfi, dal direttore sanitario Maria Luisa Pascarella, dal direttore del Dipartimento Salute Mentale dell'azienda, Francesco Fiore. Si discuterà della normativa sanitaria di pertinenza psichiatrica, di aspetti medico-legali, di relazione paziente-infermiere.
Sos dagli infermieri: «Non avvitiamo bulloni»
La Nazione del 04/12/2008 ed. La Spezia p. 12

G LI INFERMIERI del blocco operatorio di Sarzana inaugurano il «fai da te». Sotto organico e con una marea di ferie da smaltire da tmepo ma, preoccupati per i «buchi organizzativi» dell'Asl, ieri hanno deciso di inviare alla direzione generale una proposta di lavoro per farsi affiancare dal personale della sala operatoria di urologia in comando a Sarzana per un mese. Un corso accelerato per imparare ad assistere gli urologi durante gli interventi quando i colleghi spezzini se ne andranno. Una situazione paradossale e preoccupante, come denuncia la sindacalista della Cgil Carla Mastrantonio, che l'altro ieri si è incontrata con il personale del blocco operatorio. Preoccupati anche gli infermieri spezzini che hanno elaborato la proposta di affiancamento insieme ai colleghi sarzanesi. «Questo lavoro di addestramento andava fatto prima - spiega la Mastrantonio - : la direzione generale sapeva 6 mesi fa che sarebbe stato trasferito il reparto. Dovevano anche prepararsi a reperire il personale perché l'organico di Sarzana è sotto di tre unità. Il sindacato boccia l'operato di questa azienda e spera che ci ascolti perchè ne va della sicurezza del paziente e della qualità del lavoro. Qui non si lavora mica in corsia!». Una preoccupazione che ha portato gli operatori non solo ad elaborare la proposta organizzativa di lavoro al posto dei dirigenti sanitari. Qualcuno ha deciso infatti di prendere carta e penna e scrivere una lettera aperta al sindaco di Sarzana Massimo Caleo. UN INVITO a parlare con il personale del blocco operatorio per capire le reali condizioni di lavoro. «Forse il direttore generale non gli ha detto - scrive - che alla Spezia l'urologia aveva 4 infermieri esperti più un tecnico d'anestesia mentre a Sarzana ne sono arrivati solo due, più uno che non arriva dall'urologia e che dovrà essere addestrato anche per quello che facciamo noi, che già ora siamo sottodimensionati. Tanto è vero che abbiamo ferie arretrate che non riusciremo a fare e che il nostro dirigente, oltre a fare il dirigente per tutto l'osperdale, fa anche lo strumentista perchè il personale per coprire le sale operatorie attive non è sufficiente. Chi li ha mai visti 5 infermieri per sala operatoria? Da noi ci sono due infermieri per sala, uno in sterilizzazione e due nella preparazione. E spesso neanche quelli. E se arriva un'urgenza mentre le sale sono aperte dobbiamo arrangiarci». «Il sindaco forse non sa - continua la lettera di un infermiere - che lavoriamo su tutte le specialità chirurgiche, con l'anestesista e in sterilizzazione. Ci hanno detto che si chiama flessibillità operativa o ottimizzazione del personale, ma ci si dimentica di dire che serve solo a risparmiare personale e che gli infermieri non sono come l'enciclopedia Treccani che devono sapere tutto. Ci proviamo, ma non ce la facciamo. Crede forse che un infermiere possa essere in grado di affrontare tutto di chirurgia , ortopedia, traumatologia, ginceologia, ostetricia, anestesia, sterilizzazione, in una situazione organizzativa che dovrebbe venire a vedere di persona, ma con noi e non con chi le fa vedere il bel tappeto e la rumenta la mette sotto! Perchè alla Spezia gli infermieri delle sale operatorie sono dedicati? perche non chiedono ai medici di fare due specialità diverse? Che ne so mettere insieme i chirurghi con gli urologi? Qualcuno ci ha detto: sempre pancia è, dov'è il problema? La buona volontà noi ce la mettiamo. Dovremo imparare anche l'urologia perchè i due colleghi a gennaio se ne andranno. Ma lo sanno che non avvitiamo bulloni ma operaiamo delle persone? Quanto pensano che potremo reggere?»
Sanità privata, spiraglio ma solo per alcuni
Brescia Oggi del 04/12/2008 p. 13

di Lisa Cesco È quasi da guinness dei primati il mancato rinnovo del contratto che interessa i lavoratori della sanità privata, in attesa da 36 mesi di un adeguamento salariale. Il malessere monta, fuori dalle cliniche private dove sono issate le bandiere sindacali in segno di protesta, e dove ieri è stato organizzato l'ennesimo presidio, con volantinaggio fuori dalla Città di Brescia. «I lavoratori sono all'esasperazione, con la crisi economica che morde le caviglie e la paga ferma agli inizi del 2006», dice Stefano Ronchi di Fp Cgil, insieme ai delegati di Fps Cisl e Fpl Uil in rappresentanza di ausiliari, infermieri, tecnici e amministrativi delle 15 cliniche private locali. Qualche buona notizia arriva dalle associazioni datoriali Aris (case di cura e ospedali religiosi) e Fondazione Don Gnocchi, che hanno manifestato un'apertura ad entrare nel merito delle richieste sindacali, e hanno fissato per l'11 dicembre un incontro nazionale per discutere del rinnovo. Il punto dolente resta invece l'Aiop, la terza associazione datoriale in gioco, che raggruppa ospedali e case di cura laiche (è aderente a Confindustria), e che sul fronte del rinnovo non accoglie gli adeguamenti proposti dai lavoratori. Nella piattaforma sindacale le richieste per il biennio economico sono identiche a quelle della sanità pubblica, ovvero un aumento di 104 euro medi in busta paga per infermiere professionale, oltre alle tutele in tema di formazione e riconoscimento di Ecm. A COMPLEMENTO del contratto nazionale, fondamentale è poi la contrattazione integrativa nelle case di cura, per premiare professionalità e crescita del lavoratore: una contrattazione che è assente negli ospedali Aiop (il S. Anna, Città di Brescia, clinica San Rocco di Ome, Villa Gemma di Gardone Riviera, Villa Barbarano di Barbarano) - denunciano i sindacati - mentre è stata siglata nelle organizzazioni no profit di Aris e Don Gnocchi. «In media un infermiere di clinica privata dal 2006 ha maturato un arretrato di 2500 euro lordi, finora trattenuti dalle aziende datrici di lavoro: è questa la vergogna di questo contratto», dice Franco Berardi di Fps Cisl. «Il nodo del rinnovo interessa nel bresciano 4500 lavoratori e le loro famiglie (la sanità privata rappresenta il 40 per cento dell'offerta sanitaria sul territorio): per questo chiediamo ai parlamentari bresciani di mobilitarsi, e al sindaco Paroli di esprimersi su questa situazione», chiede Ronchi, Oggi intanto è previsto un incontro nazionale con l'Aiop. «Confidiamo entro dicembre di riuscire a chiudere il rinnovo almeno con Aris e Don Gnocchi - conclude Ronchi -. Se a gennaio la situazione non si sbloccherà, potremmo indire uno sciopero».
Poliambulanza: corso e master per diventare infermieri
Giornale di Brescia del 04/12/2008 p. 73

Il corso di laurea triennale in Infermieristica e il master in Management infermieristico. È l'offerta formativa dell'Istituto ospedaliero fondazione Poliambulanza di Brescia, sede distaccata della facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Il corso di laurea è nato nel 1999, e in nove anni si è via via consolidato. Trecentododici il numero totale di iscritti dal 1999 ad oggi. Centotrenta i laureati totali, 67 dei quali assunti poi dalla Poliambulanza. Numeri che non considerano i 60 nuovi iscritti nel 2008-2009 e i laureati dell'anno in corso. Studiare da infermieri, oggi, è un investimento con un ritorno assicurato. I ragazzi ammessi al corso possono infatti dedicarsi al 100% agli studi e ai tirocini in ospedale, certi che al termine di questo stimolante ma impegnativo percorso troveranno uno sbocco lavorativo sicuro, visto che sul mercato la domanda di infermieri supera di gran lunga l'offerta. Da considerare inoltre che Poliambulanza offre agli studenti il rimborso totale delle tasse versate per chi viene assunto dalla struttura al termine del percorso formativo. Il programma didattico è articolato in fasi di insegnamento teorico, esercitazioni pratiche, studio individuale e tirocini, distribuite in tre anni accademici su due semestri. Di rilievo è la presenza dei tutor, figure capaci di aiutare matricole e studenti a districarsi tra le tante difficoltà di un corso impegnativo. Le attività formative vengono svolte in una struttura settecentesca recentemente ristrutturata, collocata in una zona verde entro l'area della Poliambulanza in via Bissolati. Il corpo docente comprende professori dell'Università Cattolica di Roma e docenti locali incaricati (medici e capisala) della Fondazione Poliambulanza. I posti disponibili per l'edizione 2008 sono 60. La partecipazione all'esame di ammissione è riservata a coloro che sono in possesso del diploma di scuola media superiore, o di titolo estero equipollente e si realizza mediante concorso per titoli ed esami. Il bando (disponibile da giugno) e ulteriori informazioni sono reperibili sul sito www.poliambulanza.it Per chi volesse saperne di più e in particolare per gli studenti che, prossimi alla maturità, stanno decidendo che strada formativa intraprendere, Poliambulanza e Università Cattolica organizzano varie giornate di Open Day. Un'occasione per visitare da vicino e conoscere le strutture e le strumentazioni a disposizione, oltre alla filosofia alla base del corso. L'offerta formativa è completata dal master universitario di primo livello in «Management infermieristico per le funzioni di coordinamento», della durata di un anno accademico per complessivi 60 crediti, pari a 1.500 ore. Il master ha lo scopo di formare infermieri e ostetriche con competenze organizzative e gestionali al fine di prepararli a esercitare funzioni di coordinamento. Per essere ammessi i candidati dovranno superare una prova consistente in una verifica della preparazione di base e delle potenzialità allo svolgimento di funzioni manageriali, previa valutazione del curriculum di studio e scientifico/professionale. Le lezioni si svolgono nel periodo da gennaio a novembre. Per il conseguimento del titolo è necessario partecipare almeno all'80% dell'attività didattica e di tirocinio. Moduli di iscrizione e notizie su costi e programmi didattici sono reperibili collegandosi al sito internet: http://www.rm.unicatt.it/master. Ogni altra informazione può essere inoltre chiesta alla segreteria di via Romiglia 4, o al numero di telefono 030.2455711. m. nic. ©
Due progetti per i bambini
Giornale di Brescia del 04/12/2008 p. 51

Aiuti a Fraternità giovani e Il Trampolino Saranno due le realtà che con il ricavo del concerto si potranno aiutare: la comunità Fraternità giovani che si occupa del servizio per adolescenti «Il raggio di sole» di Ome e il progetto «Il Trampolino», dell'associazione don Tarcisio Festa. La prima è suddivisa in due strutture: una terapeutica-residenziale per 8 ragazzi dai 13 ai 17 anni, e un'altra che è il centro diurno. Il tutto in sinergia con il servizio di Neuropsichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza del Civile. Nel Crta il modello di lavoro viene centrato su una comunità capace di integrare i progetti individuali con le attività del gruppo collaborando con le realtà del territorio e con la famiglia, considerata, laddove non vi siano prescrizioni diverse, parte integrante ed essenziale del progetto stesso. Il centro diurno - struttura terapeutica semiresidenziale - si presenta poi come realtà sovrazzonale e luogo di mediazione tra adolescenti e realtà quotidiana, di integrazione tra realtà interna e realtà esterna. Il tutto sotto il controllo di un'equipe multidisciplinare composta da neuropsichiatri infantili, psicologi clinici, educatori professionali e infermieri. Il progetto «Il Trampolino» è invece rivolto a bambini dai 6 ai 14 anni. Si tratta di una vacanza di 12-15 soggiorno a Borno, per i piccoli affetti da patologie croniche, sottoposti a cure chemioterapiche, reduci da lunghi periodi trascorsi in ospedale, con l'obiettivo di ridare loro la gioia di vivere e di riconciliarli con la vita stessa per poter lottare con forza, una volta tornati alla realtà di tutti i giorni, e di guarire. Lo stile di vacanza proposto mira ad incrementare l'autonomia dei bambini, la creatività, le competenze l'autocontrollo e l'autostima in se stessi. Parte essenziale del progetto è la presenza garantita di un servizio sanitario appartato per non turbare i bambini che prevede comunque assistenza di medici specializzati e infermieri. Lo staff educativo e sanitario infatti è composto da una decina di educatori, una segretaria e cinque addetti alla logistica, e da personale volontario come medici e infermieri educatori e altro personale sempre per la gestione logistica. I soggiorni a Borno, della durata di 12-15 giorni, si tengono in diversi periodi dell'anno: cinque in estate e tre in inverno, intervallati da corsi di formazione e aggiornamento per la gestione di tematiche specifiche. Dal 1999 ad oggi sono stati già più di duecento i piccoli che sono stati ospiti di una vacanza gratuita del
«Trampolino», provenienti da diversi Paesi europei. ©
Senza stipendi gli infermieri del carcere
Il Centro del 04/12/2008 ed. L aquila p. 15

Niente buste paga da 3 mesi, minacciata l'ingiunzione all'azienda sanitaria
SULMONA. Gli infermieri e i medici del carcere sono da tre mesi senza stipendio. E' una situazione quasi paradossale quella che vive il personale che presta la sua attività nel penitenziario di via Lamaccio. Fino a ottobre era l'amministrazione penitenziaria a elargire il compenso al personale, così come lo stesso personale dipendeva dall'amministrazione penitenziaria. Da tre mesi le competenze sono passate alla Asl e finora non sono stati pagati gli stipendi.Il personale è pronto a presentare un decreto ingiuntivo nei confronti dell'azienda Avezzano-Sulmona per ottenere le somme dovute. Gli infermieri che prestano servizio in carcere sono dodici, affiancati da una decina di medici, a fronte di una popolazione carceraria che sfiora i 400 detenuti (in più casi con disagi psichici). Più volte è stata sottolineata la carenza di personale paramedico e di agenti di custodia. Ma le numerose richieste sono rimaste disattese e ora la situazione rischia di esplodere. «Si stanno facendo sacrifici, garantendo inalterato il servizio», afferma Fabio Federico, dirigente medico del carcere di via Lamaccio, nonché sindaco, «ma il personale non riceve lo stipendio e la situazione non è delle migliori. Del resto, col passaggio delle competenze della Asl era inevitabile che si creassero problemi». Le preoccupazioni dei medici e degli infermieri sono amplificate anche dalle vicende giudiziarie, sul fronte della sanità, che hanno sconvolto la giunta regionale. In pratica, c'è il rischio che i finanziamenti destinati al pagamento degli stipendi del personale medico e paramedico che lavora in carcere, finiscano nel maremagnum della sanità regionale e questo complicherebbe la già intricata vicenda. A rischio potrebbe essere anche la fornitura di medicinali. Il passaggio dalla competenza dell'amministrazione penitenziaria alla Asl era già stato programmato da tempo, e, nei mesi scorsi, era stato sempre Federico a lanciare l'allarme, chiedendo l'intervento dei parlamentari, considerato il travagliato periodo che sta vivendo la sanità abruzzese.Nel carcere di via Lamaccio ci sono le sezioni riservate a reclusi sottoposti a elevato indice di sorveglianza e alta sicurezza, sezioni riservate a detenuti che restano reclusi per motivi "preventivi" e un piccolo braccio riservato ai collaboratori di giustizia.Chiara Buccini
Centro prelievi in tilt, centinaia in coda
Il Piccolo di Trieste del 04/12/2008 ed. Gorizia p. 12

Cittadini in attesa per ore nello stanzone. La causa: carenza di personale - Una paziente: «Alle 8.20 c'erano già 150 persone davanti a me»di LAURA BORSANI
Oltre 200 utenti, fino a toccare punte di 230, al laboratorio prelievi dell'ospedale di San Polo. Ieri mattina, il malumore e i dissensi erano diffusi tra quanti, a digiuno, attendevano il loro turno dalle 7.30-8 del mattino. Ritmi a rilento ai «Prelievi» dove, denunciavano, «si entrava in due alla volta». Anziani, donne, ma anche giovani in gravidanza, costrette ad attendere a lungo. Anche oltre due ore. Tempi lunghi prima di veder «diradare» l'orizzonte della coda. Poi l'accelerata e la fila ha iniziato a ridursi. Mercoledì campale all'ospedale di San Polo, con il fibrillare dei numeri di prenotazione a scandire due velocità: il Cup, dai suoi 5 sportelli aperti, consegnava postazioni che poi ai Prelievi rimbalzavano paurosamente indietro. L'ingorgo così prendeva corpo, tanto che verso le 9 del mattino l'affluenza era tale da non riuscire neppure ad accogliere tutti in sala d'attesa.E l'insofferenza sale di fronte al sobbalzare dei numeri. Rabbia, sbuffi, rassegnazione. Con il personale infermieristico a fronteggiare la critica situazione a ranghi ridotti. Colpa della carenza di organico, è stato spiegato, in ordine in particolare alla mancata sostituzione, pur già prevista, di un infermiere andato in quiescenza. Un vuoto che dura da qualche mese a carico del servizio prelievi, laddove, pressochè quotidianamente, vengono attivati solo 3 dei 4 box previsti. Il direttore del laboratorio analisi dell'Ass, Claudio Rieppi, ha spiegato: «Il problema è all'attenzione. Stiamo tentando, in collaborazione con la direzione dell'ospedale, di reperire l'infermiere mancante».Viene escluso invece un possibile appesantimento d'utenza derivante dalle operazioni di trasloco riguardanti l'ospedale di Gorizia. L'unica giornata considerata a rischio in virtù di un possibile dirottamento a Monfalcone dal capoluogo provinciale, è stato spiegato, potrebbe essere quella di venerdì 12 dicembre, quando il Centro prelievi goriziano non sarà attivo. Con ciò considerando altresì che, solitamente l'utenza goriziana tende piuttosto a scegliere Cormons o Gradisca d'Isonzo.Intanto al San Polo le code si allungano. E la carenza di infermieri professionali trasforma le giornate in una sorta di corsa a ostacoli. Uno scenario che potrebbe peggiorare in vista dell'ondata influenzale che, ciclicamente in questo periodo dell'anno, innalza gli accessi alla struttura ospedaliera. Il tutto considerando che il San Polo si attesta sui 60mila accessi annui rispetto ai 125mila registrati per l'intera area di competenza dell'Azienda sanitaria. Un rapporto chiaro sulla portata della domanda sanitaria monfalconese. Che ieri ha dovuto fare i conti con l'ingorgo in sala prelievi.«Ancora un po' e mi sentivo male - ha tuonato Nilva Muzlovich, di San Canzian -. Ho dovuto attendere a lungo anche per farmi consegnare il certificato per il rientro al lavoro. Non c'era nessuno al bancone, perchè avevo fatto tardi, bloccata com'ero in sala prelievi. Ero arrivata alle 8.10, al Cup avevo il numero 43, ai Prelievi mi sono ritrovata oltre 100 persone davanti». La donna è giunta in ufficio alle 10.35. «Una fila esasperante. Non è giusto, soprattutto per le persone anziane. C'erano anche giovani in gravidanza. Che trovino delle alternative, si avvalgano dell'opera dei medici. Non è possibile lasciare due soli infermieri a fronteggiare una fila sproporzionata. Che provvedano ad avvertire quando si presentano situazioni del genere oppure a indicare, magari attraverso i medici di base, dove rivolgersi senza dover ricorrere al servizio a pagamento».Gino Todon, con il suo numero 211, si è rassegnato a tornare a casa per sbrigare alcune incombenze. Quando è tornato al San Polo, c'era ancora da attendere. E Maria Bressan: «Avevo 46 persone al Cup, qui sono diventate 120». Si sfoga anche una donna che ogni 15 giorni si rivolge al San Polo per effettuare una iniezione di protrombina: «Se arrivo prima delle 8 - ha spiegato - mi danno la precedenza. Oggi, purtroppo, sono arrivata alle 8.20. Prima di me c'erano 150 persone».«I tempi di attesa - ha spiegato Maurizio Uberti, infermiere generico subissato di lavoro - dipendono dal numero di infermieri a disposizione tenendo conto anche delle ferie e delle malattie. Stamattina siamo partiti in tre, il quarto infermiere ci è stato assegnato dopo un'ora e mezza. Alla fine, tuttavia, siamo riusciti a velocizzare i ritmi».
Retribuzioni, puzzle regionale
Il Sole 24 Ore Sanita' del 02/12/2008 2-8 DICEMBRE 2008 p. 30

Al Sud tanti dirigenti ma buste paga inferiori alla media nazionale
Nell'ambito del programma Siveas del ministero della Salute, il Cergas Bocconi ha svolto un'analisi sui dati 2006 del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato, i cui risultati sono illustrati nel Rapporto Oasi 2008 (www.cergas.unibocconi.it). La composizione professionale. La tabella 1 considera i rapporti comparto/dirigenti, infermieri/(medici+odontoiatri) e infermieri/supporto (i dati sono in termini di personale a tempo pieno equivalente). Tale variabilità nella composizione professionale è inaspettata se consideriamo la forte regolamentazione nazionale che vorrebbe che Ssr che svolgono attività sostanzialmente simili fossero caratterizzati da composizioni professionali analoghe. Ciò però non viene confermato dai dati in tabella. L'indicatore comparto/dirigenti va da valori inferiori a 3 a valori superiori a 5 (il rapporto in Friuli V.G. è più alto di quello siciliano dell'82%). La variabilità è confermata dall'indicatore infermieri/(medici+odontoiatri), che restringe le categorie di personale di numeratore e denominatore alle due figure più importanti, infermieri e medici più odontoiatri (il rapporto in Friuli è più alto di quello siciliano del 75%). I dati evidenziano un continuum che da valori alti nel Nord-Est arriva a valori più bassi al Sud per entrambi gli indicatori. L'ultimo indicatore, infermieri/supporto, mostra variabilità interregionale più accentuata. La composizione organizzativa. A differenza della composizione professionale, che rinvia alla regolamentazione nazionale o, in minor misura, regionale, la composizione organizzativa è frutto di scelte fondamentalmente aziendali, all'interno di regole stabilite dal Ccnl e poi ulteriormente specificate - con diversa intensità - dalle Regioni. Per le loro implicazioni organizzative ed economiche, le scelte forse più importanti riguardano il numero di strutture dirigenziali individuate. Un primo indicatore per la composizione organizzativa è quindi il rapporto tra dirigenti di struttura (semplice e complessa) e totale dei dirigenti. La tabella 2 mostra differenze importanti tra le medie regionali, con situazioni dove un dirigente su cinque ha incarico di struttura e dove gli incarichi gestionali riguardano più di un dirigente su tre. Una ragione potrebbe essere l'utilizzo delle strutture semplici, usate spesso per disegnare e gestire carriere anche professionali, anziché gestionali. I livelli retributivi. La tabella 3 mostra le retribuzioni lorde medie 2006 per macro-figure professionali, al netto di ricavi da libera professione intramuraria e arretrati anni precedenti. Lo stipendio lordo medio 2006 per Fte (Full time equivalent) Ssn è stato di 37.229 euro, sempre al netto di quelle voci retributive. Nonostante il panorama delle retribuzioni sia dominato dal livello nazionale (Ccnl), la dinamica degli organici delle singole aziende e alcune scelte fatte in passato determinano differenze nei fondi che incidono sulle retribuzioni medie. E le aziende - pur all'interno di modelli e controlli definiti dalle Regioni - godono di margini di manovra su scelte di organizzazione e utilizzo di alcuni istituti contrattuali. La tabella 4 mostra gli scostamenti delle retribuzioni lorde medie regionali 2006 rispetto alle medie nazionali di ciascuna macro-figura, al netto di arretrati e proventi da libera professione intramuraria. Alcune Regioni mostrano retribuzioni medie sempre superiori alle nazionali (Piemonte e Valle d'Aosta). Il Friuli mostra invece retribuzioni sistematicamente inferiori. Altre mostrano situazioni differenziate per dirigenti e comparto (è il caso della Campania, che mostra retribuzioni minori di quelle nazionali per i dirigenti e maggiori per il comparto, con l'unica eccezione della figura residuale «comparto sanitario altre figure»). In generale però gran parte delle Regioni mostra situazioni miste, con scostamenti positivi e negativi rispetto alle diverse figure. Il posizionamento regionale. L'analisi permette di posizionare le Regioni secondo un «effetto composizione» e un «effetto retribuzioni». L'effetto composizione misura il potenziale risparmio (anche negativo) che le Regioni conseguirebbero rispetto alla spesa per il personale se mantenessero le proprie retribuzioni medie regionali, ma adottassero la composizione professionale media nazionale. L'effetto retribuzioni misura il potenziale risparmio che le Regioni conseguirebbero rispetto alla spesa per il personale se mantenessero la propria composizione professionale regionale, ma adottassero le retribuzioni medie nazionali per ogni figura professionale. Le Regioni sono posizionate su una matrice che riporta sugli assi i potenziali risparmi (positivi o negativi) conseguibili dalle Regioni rispetto all'effetto composizione e a quello retribuzioni, misurati in percentuale sulla spesa regionale per il personale. È così possibile distinguere quattro quadranti che combinano composizioni leggere/onerose con retribuzioni alte/basse. I risultati dell'analisi sono in figura 1. La diagonale tratteggiata divide la matrice in una parte alta con le Regioni caratterizzate da una combinazione composizione/retribuzioni più onerosa (con vantaggio economico dall'uniformarsi alla media italiana) e in una parte bassa, con le Regioni caratterizzate da una combinazione meno onerosa (con un aumento della spesa uniformandosi alla media italiana). Il quadro è variegato, con molte Regioni del Nord che si posizionano nel quadrante in alto a sinistra, in cui retribuzioni medie più alte di quelle nazionali sono in parte compensate da composizioni professionali meno onerose. Ma per interpretare correttamente la matrice è necessario ribadire che i risultati non possono avere letture univoche. Composizioni professionali o composizioni organizzative più onerose non significano necessariamente gestione aziendale debole e retribuzioni medio-basse non significano necessariamente buone pratiche manageriali. Alcune conclusioni. Composizione professionale, composizione organizzativa e livelli retributivi mostrano differenze rilevanti tra le medie Ssr. Tali differenze apparirebbero ancora maggiori quando si passasse a un'analisi svolta per medie aziendali, e non regionali. La composizione professionale svela un uso molto più fungibile delle diverse figure professionali rispetto a quanto ipotizzato dai monopoli legali sui diversi ambiti di attività, dalle dotazioni minime richieste dai sistemi di autorizzazione e accreditamento ecc. Ciò assume rilevanza per le politiche nazionali e regionali. La variabilità nella composizione organizzativa conferma ampi spazi di autonomia regionale e aziendale, su cui è difficile un'interpretazione univoca. Infine, l'analisi di posizionamento regionale evidenzia le conseguenze economiche delle "scelte" fatte dai Ssr e delle possibili azioni regionali per governare la spesa di personale. Carlo De Pietro Cristina Filannino Cergas e Sda Bocconi

Tab. 1 - Composizione professionale Regione Comparto/ dirigenti Infermieri/ supporto Infermieri/ (medici + odontoiatri) Piemonte 4,17 2,32 2,95 Valle d'Aosta 4,23 2,21 3,61 Lombardia 4,49 2,54 3,20 Bolzano 4,77 2,54 1,92 Trento 5,26 2,80 2,58 Veneto 4,97 3,06 3,46 Friuli V.G. 5,13 3,09 2,96 Liguria 4,22 2,65 4,16 Emilia R. 4,30 2,84 6,04 Toscana 4,40 2,78 4,08 Umbria 3,72 2,53 5,33 Marche 4,04 2,73 5,17 Lazio 3,26 2,20 6,12 Abruzzo 3,72 2,34 4,01 Campania 3,16 2,09 4,75 Puglia 3,44 2,13 3,76 Basilicata 3,53 2,51 6,55 Sicilia 2,82 1,77 3,78 Sardegna 3,12 2,06 4,19 Italia 3,90 2,46 3,96 Fonte: Fte, 2006
Tab. 3 - Retribuzioni medie lordeEuro 78.137 77.368 Veterinari Qualifica Medici + odontoiatri Dirigenti ruolo sanitario non medici né veterinari 63.304 Dirigenti ruolo amministrativo 71.151 Dirigenti ruolo tecnico 58.647 Dirigenti ruolo professionale 65.686 Comparto amministrativo 24.410 Comparto professionale 24.957 Comparto tecnico figure Oss, Ota, ausiliari spec.ti 21.791 Comparto tecnico altre figure 24.660 Comparto sanitario D/Ds infermieristico 29.691 Comparto sanitario D/Ds tecnico-sanitario 30.131 Comparto sanitario D/Ds tecnico della prevenzione 30.091 Comparto sanitario D/Ds della riabilitazione 26.756 Comparto sanitario altre figure 26.776 Fonte: Fte, 2006
Tab. 2 - Composizione organizzativaRegione Regione Fonte: Fte, 2006 (Dirigenti Uos+Uoc)/ (tot. dirigenti) (Dirigenti Uos+Uoc)/ (tot. dirigenti) Piemonte 0,27 V. d'Aosta 0,21 Lombardia 0,27 Bolzano 0,35 Trento 0,37 Veneto 0,32 Friuli V. G. 0,21 Liguria 0,26 Emilia R. 0,21 Toscana 0,21 Umbria 0,36 Marche 0,29 Lazio 0,27 Abruzzo 0,30 Campania 0,29 Puglia 0,32 Basilicata 0,33 Sicilia 0,27 Sardegna 0,25 Italia 0,27

Tab. 4 - Scostamenti delle retribuzioni regionali medie lorde rispetto a quelle nazionaliVeterinari Qualifica Medici+odontoiatri Piem. V.d.A. Lom. Bz Tn Ven. F.V.G. Lig. E..R. Tos. Umb. Mar. Laz. Abr. Cam. Pug. Bas. Sic. Sar. 6% 9% 3% 46% 18% 4% -1% -4% 2% -5% -1% 3% -7% -3% -3% -1% 7% -2% -4% 1% 9% 5% 30% 18% 8% -3% 3% 0% -2% 2% 4% -10% -4% -6% -1% 3% 0% -4%
Dirigenti ruolo sanitario non medici né veterinari 14% 16% 4% 4% 11% 9% -3% 5% -1% 0% 0% 1% -5% -5% -5% -3% -2% -5% -18%
Dirigenti ruolo amministrativo 9% 20% 16% -25% 23% 7% -18% 2% -13% 0% 6% 8% -4% -9% -10% 5% -8% -2% -12%
Dirigenti ruolo tecnico 19% 18% 15% -14% -2% 12% -10% 18% 0% 11% -2% 5% -6% -19% -7% -5% -13% -7% -15%
Dirigenti ruolo professionale 20% 18% 3% -12% 5% 14% -9% 5% -7% -3% -3% -1% -2% -13% -8% 18% -8% -2% -19%
Comparto amministrativo 3% 5% 0% -17% -3% 1% -5% -4% 2% 4% 8% -2% -3% -7% 4% -2% -2% 0% -10%
Comparto professionale 6% 12% 5% 9% -7% -5% -3% -10% -20% 5% -9% -8% -2% -4% 9% -2% -7% 3% -7%
Comparto tecnico figure Oss, Ota, ausiliari specializzati 3% 3% 1% -23% 2% -2% -3% -3% 1% 0% 0% -4% 2% -8% 11% -2% -5% -1% -8%
Comparto tecnico altre figure 3% 7% -1% -11% -1% -2% -3% -3% -6% -2% 1% -3% 7% -5% 13% 1% -3% 3% -8%
Comparto sanitario D/Ds infermieristico 4% 10% 1% -4% 3% -1% -4% -4% -1% -2% 2% -3% -1% -7% 8% -3% -2% 3% -7%
Comparto sanitario D/Ds tecnico-sanitario 5% 7% -1% 0% 4% 0% -4% -4% -2% 2% 1% -4% 1% -4% 7% -2% 4% -1% -9%
Comparto sanitario D/Ds tecnico della prevenzione 3% 10% 0% -5% -2% 0% -5% 0% -1% 4% 3% -1% -1% -10% 9% -3% -5% -1% -10%
Comparto sanitario D/Ds della riabilitazione 4% 8% 2% -8% 1% -1% -4% -3% 0% 5% 0% -1% -4% -7% 4% -1% -6% -2% -7%
Comparto sanitario altre figure 3% 7% 0% -11% 15% 0% -4% -3% 0% 1% -9% -3% 1% -6% 2% -4% 1% 6% -9%
Nota: non comprendono arretrati anni passati e ricavi da libera professione intramuraria Fonte: Fte, 2006
L'autodifesa in ospedale
La Provincia di Cremona del 04/12/2008 p. 20

Corso per medici e infermieri Le tecniche anti-aggressionedi Giuseppe Bruschi Il Pronto Soccorso di un ospedale è ormai 'terra di frontiera' e, specie nelle ore notturne, arrivano casi difficili ed a volte anche pericolosi. Persone sotto effetto di alcol e droghe alle quali basta poco per far esplodere una reazione imprevista quanto violenta ed immediata. Quanti medici, infermieri, operatori del 118 sono stati oggetto di aggressione da parte di individui che in quel momento sviluppano una forza incontenibile? Che fare i questi casi, quando magari le forze dell'ordine sono impegnate in zone molto lontano dall'ospedale? Perchè non provare ad autodifendersi, certo dopo aver imparato le tecniche anti-aggressione, secondo il vecchio principio che 'chi fa da se, fa per tre'?. Questo deve aver pensato il direttore generale dell'ospedale, Piergiorgio Spaggiari, che ha deciso di 'esportare' nel nostro ospedale il corso di autodifesa che ha voluto quando dirigeva, oltre un anno fa, l'ospedale di Lodi. E ieri dalle 9.30 alle 17 una quindicina di 'allievi', medici ed infermieri del Pronto Soccorso, 118, psichiatria, direzione e front-office tanto del nostro ospedale che dell'Oglio Po hanno partecipato alla prima «intensissima» lezione. Che si è tenuta in un'aula della scuola per infermieri, perchè la 'location' deve essere il più realistica possibile, con i mobili e gli ostacoli propri di ogni ambiente di lavoro. Un gruppo volutamente non numeroso, non più di 15 persone, che hanno seguito le 'istruzioni tecniche e pratiche' di Giorgio Ciampi, l'istruttore, maestro e campione di judo e aikido, ex poliziotto, ora in pensione (ha 70 anni). Il metodo è semplice, si apprende in 12 incontri e dà risultati immediati, ha detto Ciampi: «E' importante trascinare a terra l'aggressore senza procurargli danni perchè in caso di una reazione troppo violenta ci possono essere risvolti penali. Quando si viene aggrediti, si scatena l'adrenalina ed in quel momento non c'è tempo per pensare; conta la reazione, immediata ma senza eccedere». Soddisfatto, a fine giornata, il direttore Spaggiari che ha partecipato al corso come allievo. Ed alcune sue 'mosse' sono state micidiali.

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