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La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

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mercoledì, agosto 6


Forniva infermieri in nero Coop evade 2,5 milioni
Il Giorno del 06/08/2008 , articolo di STEFANO ZANETTE ed. Lodi p. 8
di STEFANO ZANETTE - PAVIA -
La Finanza accerta la posizione di 201 Infermieri
PER IL MOMENTO viene contestata l'evasione fiscale alla cooperativa, ma per gli infermieri col doppio lavoro, in particolare se dipendenti pubblici, si profilano gravi conseguenze penali. Dopo le indiscrezioni trapelate all'inizio dello scorso mese di marzo con le indagini in corso, la Guardia di finanza di Pavia ha reso noto ieri di aver concluso «complessi accertamenti di polizia economico finanziaria», come recita la nota diramata dal comando provinciale delle Fiamme gialle, che hanno portato alla luce «una consistente evasione fiscale realizzata nel settore delle prestazioni infermieristiche rese nei confronti di primarie strutture sanitarie delle province di Pavia e Milano». LE INDAGINI ERANO scattate a seguito di un esposto nei confronti di una società cooperativa di Pavia, con il sospetto che si comportasse da intermediaria di lavoro pur non avendone i requisiti. E utilizzando infermieri che già erano dipendenti di altre strutture. L'esito dell'attività ispettiva della Finanza ha accertato un'evasione all'Erario di oltre 2,5 milioni di euro, l'omesso versamento di ritenute per lavoro dipendente per oltre 500mila euro, nonché l'impiego di 201 lavoratori in nero. Le indagini hanno riguardato l'attività della cooperativa in poco più di 5 anni, dal 2003 al gennaio di quest'anno. Ed è stato accertato dai finanzieri che «la società ispezionata ha fornito prestazioni infermieristiche a rinomate strutture sanitarie, pur essendo priva di personale dipendente, così comportandosi alla stregua di una Agenzia di somministrazione lavoro, senza però essere in possesso delle prescritte autorizzazioni e omettendo totalmente il versamento dei contributi». INSOMMA, LE STRUTTURE sanitarie pagano il lordo alla società cooperativa, che retribuiva il netto agli infermieri ma si teneva la differenza, pagandoli in nero. Anche perché «la società - come conferma il comando provinciale della Finanza - per far fronte agli impegni presi con le varie strutture sanitarie, ha utilizzato, nella stragrande maggioranza dei casi, infermieri che sono risultati essere già dipendenti di altre strutture sanitarie pubbliche e/o private». E, proprio nei confronti di questi infermieri, le indagini non sono ancora concluse: per i dipendenti pubblici si profila l'ipotesi di reato di truffa aggravata ai danni dello Stato. «SONO IN CORSO ULTERIORI accertamenti - si limita però a confermare al riguardo la nota della Guardia di finanza - per verificare ogni singola posizione e ad appurare l'eventuale esistenza di violazioni amministrative e penali, segnatamente riferite ai dipendenti pubblici che con il loro comportamento hanno violato il codice deontologico e le norme che regolano i rapporti di lavoro dipendente tra cui la clausola di esclusività». Il San Matteo ha già anticipato che se infermieri assunti a tempo pieno hanno svolto un doppio lavoro, rischiano il licenziamento immediato.


Infermiere morto, forse overdose di morfina
La Repubblica del 06/08/2008 ed. Firenze p. 08
POTREBBE essere stata un'overdose di morfina la causa del decesso di un infermiere fiorentino di 41 anni, trovato morto due notti fa in un bagno del reparto di terapia intensiva di cardiochirurgia, dove l'uomo lavorava, nell'ospedale fiorentino di Careggi. E', a quanto si apprende, il primo risultato dell'autopsia eseguita ieri all'istituto di medicina legale su disposizione del pm Massimo Bonfiglio. Gli investigatori della squadra mobile stanno cercando di capire i motivi per cui l'infermiere, padre di tre figli e da poso separato dalla moglie, ritenuto un valido professionista e stimato dai colleghi, avrebbe fatto ricorso in maniera così massiccia al farmaco, che viene utilizzato per lenire il dolore. In alcune parti del corpo dell'infermiere, in particolare nei piedi, sarebbero stati trovati dei buchi compatibili all'utilizzo di una siringa. Il corpo presentava una ferita alla testa, compatibile con una caduta. Sul caso è stata aperta anche un'inchiesta interna dalla Azienda ospedaliera di Careggi. Secondo i primi accertamenti, risulterebbero mancanti alcune fiale di morfina dall'armadietto della farmacia del reparto in cui l'infermiere lavorava.

martedì, agosto 5


Careggi, infermiere trovato morto in bagno
L Unita del 05/08/2008 ed. FIRENZE p. 27
È successo l'altra notte nel reparto di cardiologia. La vittima, 41 anni, lascia una moglie e tre figli. È giallo sulle cause del decesso: accanto al cadavere c'era una siringa, mentre il corpo presentava una ferita alla testa di Tommaso Galgani Giallo a Careggi: un infermiere di 41 anni è stato trovato morto intorno alla mezzanotte dell'altra notte in un bagno del reparto di cardiologia dell'ospedale di Firenze, dove lavorava in terapia intensiva. Mistero sull'origine del decesso: il cadavere è stato scoperto da alcuni colleghi e medici, che hanno dovuto sfondare la porta del bagno. Hanno cercato di rianimarlo, ma l'uomo era ormai privo di vita. Se accanto al cadavere è stato trovato un materiale sanitario per iniezioni (comunemente usato in ospedale e pertinente alle attività infermieristiche), il corpo presentava una ferita alla testa, ma secondo gli inquirenti è molto probabile che questa sia stata causata da una caduta conseguente a un malore. Sulla vicenda indaga la polizia, mentre la direzione dell'azienda ospedaliero universitaria di Careggi ha aperto una verifica interna per accertare lo svolgimento dei fatti.Per ora nessuno può sbilanciarsi sulle cause della morte: maggiori chiarimenti in tal senso potranno venire dall'esame tossicologico e dall'autopsia, che si terranno entrambi oggi. Ieri in una nota l'Azienda ha espresso «profondo cordoglio per la morte di un valido e stimato professionista». La vittima, sposato, lascia la moglie e 3 figli. Lavorava a Careggi dagli anni '90, poi si era trasferito all'ospedale di Pisa per tornare a Firenze l'anno scorso. La questura, vista la presenza di siringhe, non esclude la pista dell'uso di sostanze stupefacenti come causa del malore che ha causato la caduta.Sotto shock ieri i lavoratori e i dirigenti di Careggi: chi conosce la vittima, la descrive come una persona malinconica, che avrebbe attraversato qualche tensione familiare ma che negli ultimi tempi sembrava più brillante. «L'azienda dovrebbe essere più sensibile sugli aspetti del personale, nella formazione degli organici, tenendo presente gli aspetti psicologici di una persona», spiega Aurelio Minichiello (Rdb Cub).Dall'azienda specificano che la vittima era uno dei migliori nel suo campo, all'interno di un reparto in cui sono richieste alte performance professionali che, se non vengono garantite dai lavoratori, possono dare origine a dislocazioni in altri settori dell'ospedale. IL LUTTO dei colleghi dell'ospedale. Oggi l'autopsia e l'esame tossicologico


Muore un infermiere, giallo a Careggi
La Repubblica del 05/08/2008 , articolo di STEFANIA LA MALFA ed. Firenze p. 05
Il cadavere in un bagno, aveva una ferita alla testa e accanto una siringa

L' HANNO trovato i suoi colleghi infermieri, disteso per terra in bagno con una ferita alla testa, già morto. E' successo nella notte tra domenica e lunedì scorso nel reparto di terapia intensiva di cardiochirurgia di Careggi. L'uomo era un fiorentino di 41 anni, sposato e con tre figli piccoli.Non sono ancora chiare le cause della morte dell'infermiere. Accanto al suo corpo sono stati trovati strumenti per iniezioni, una siringa e un ago: materiale sanitario comunemente usato in ospedale e relativo alle attività infermieristiche. A far cadere l'infermiere per terra potrebbe essere stato un malore, forse causato dall'autosomministrazione di un antidolorifico. Sul suo corpo sarà effettuata questa mattina l'autopsia. Tutto è accaduto intorno alla mezzanotte. I colleghi di turno non l'hanno visto per qualche minuto, hanno provato a chiamarlo ma senza risposta. A quel punto hanno iniziato a cercarlo nelle stanze. Lo hanno trovato in un bagno del padiglione dell'emergenza e alta specialità cardiologica: entrati dentro hanno notato, dietro una porta chiusa, un uomo per terra. Hanno sfondato la porta e l'hanno visto per terra, ferito alla testa. I colleghi allora, insieme con i medici, hanno tentato di rianimarlo anche se inutilmente.Non hanno potuto far altro quindi che chiamare la polizia.I colleghi sono rimasti sconvolti: l'infermiere era stimato e riconosciuto da tutti come un professionista capace. Ieri mattina la voce si è sparsa subito in ospedale, tra gli operatori del turno diurno. Un altro gruppo di infermieri, non quelli della notte. Nessuno però aveva voglia di parlare perché troppo colpiti da quanto successo al loro collega. Anche gli infermieri delle sale operatorie, sempre del reparto di cardiochirurgia, hanno appreso la notizia tramite il passaparola tra colleghi.Ma le due sezioni del reparto non lavorano a stretto contatto quindi gli operatori si conoscono solo di vista.Sul caso sono in corso indagini della polizia e accertamenti ordinati dalla magistratura. E anche la direzione sanitaria dell'azienda ospedaliera di Careggi ha disposto, per prassi, l'apertura di un'inchiesta interna. L'azienda descrive l'infermiere come un valido professionista stimato dai colleghi.Tutti gli operatori e i vertici dell'azienda esprimono cordoglio alla famiglia.L'infermiere era assegnato al reparto di cardiochirurgia dal 2007. Aveva già lavorato a Careggi nel 2005, sempre nell'ambito delle attività di emergenza.Poi per un periodo, per motivi familiari, aveva lavorato a Pisa.E infine era tornato di nuovo a Careggi. Aveva al suo attivo una brillante carriera, sottolinea l'azienda: a 41 anni era già arrivato a operare in un reparto delicato come quello della terapia intensiva di cardiochirurgia.Domenica sera si era presentato in ospedale come sempre, per il turno notturno. Niente lasciava pensare a quello che sarebbe accaduto poche ore dopo.


In autunno nuove politiche sulla maternità

Le nuove politiche del Governo per la famiglia e la maternità arriveranno in autunno. Lo annuncia il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, nel corso della conferenza sui primi mesi di governo della sanità e sulle iniziative future. "Attueremo il prossimo autunno - dice - un nuovo coordinamento delle forze di Governo sulla maternità. Dando così ulteriore senso al nuovo ministero unitario del Welfare che raggruppa le competenze sul lavoro, la salute e le politiche sociali". Nell'anticipare i propri impegni, Roccella sottolinea come "negli ultimi decenni in Italia il desiderio di maternità sia rimasto inalterato, ma la natalità è oggi a picco. Ci sono - rileva - ostacoli di vario genere, e noi vogliamo metterli a fuoco. Da qui il mio impegno non solo per le politiche della famiglia, ma della maternità nello specifico, per accompagnarla fin dal suo inizio". Secondo il sottosegretario la questione-maternità è strettamente connessa con quella "della libertà stessa delle donne. Oltre che della sostenibilità economica del nostro modello sociale in chiave demografica e pensionistica. Per queste ragioni - conclude - vogliamo lavorare a un'integrazione sociosanitaria e a un nuovo progetto politico".

venerdì, agosto 1


Via libera da sindacati e operatori
Il Sole 24 Ore Sanita' del 31/07/2008,
articolo di Giuseppe Di Marco Celestina Dominelli N. 300 29 LUGLIO 4 AGOSTO 2008 p. 2
Ma sulle sanzioni restano i dubbi delle case di cura private e religiose

Tante luci, ma anche qualche ombra per il Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro (Dlgs 81/2008). Che strappa nel complesso il plauso delle organizzazioni sindacali. Ma non quello delle case di cura private e religiose. Che criticano il sistema di sanzioni fissato dal documento. Un giudizio positivo arriva da Annalisa Silvestro , presidente dell'Ipasvi: «Ben venga una normativa che rafforza la tutela dei lavoratori. L'auspicio, però, è che le indicazioni generali siano poi meglio tradotte per il comparto sanitario, che è sì molto presidiato, ma presenta dei rischi specifici che vanno affrontati al meglio». Rischi, aggiunge ancora Silvestro, «che colpiscono frequentemente gli infermieri, alle prese con l'utilizzo continuo di presìdi sanitari». Insomma, un buon passo avanti anche se la numero uno dell'Ipasvi sottolinea l'esigenza che il discorso sicurezza sia affrontato in una logica di sistema: «Il testo unico è positivo, ma certo ci preoccupano un po' le modifiche sull'orario di lavoro contenute nel Dl 112/2008. Si tratta di un aspetto che incide fortemente sulla sicurezza. La nostra categoria, che sconta ancora una carenza cronica, è sottoposta a carichi di lavoro importanti e rispetto a questo tassello non si vede ancora luce». Anche Paola Agnello Modica , segretaria confederale Cgil con delega alla sicurezza, esprime soddisfazione per il Dlgs, ma con qualche distinguo: «È un decreto positivo di cui chiediamo piena applicazione spiega - anche se non concordiamo con gli interventi unilaterali e dilatori del Governo che depotenziano il testo, come il rinvio della scadenza per la presentazione del documento di valutazione dei rischi». Certo, aggiunge, «abbiamo condiviso il percorso di semplificazione del documento, con il rinvio a decretazione di alcuni punti. Ma chiediamo che vengano subito approvati i decreti attuativi degli articoli 11 e 52, relativi alle risorse per progetti informativi e formativi e all'istituzione del Fondo di sostegno alla piccola e media impresa e ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriale e la pariteticità». Per Mariavittoria Gobbo della Uil-Fpl il nuovo Testo unico è eccessivamente macchinoso: «Ce n'è abbastanza per pensare a un impianto di difficile gestione e con tempi lunghi per la completa applicazione». Positiva, invece, la valutazione sulle sanzioni: «Sono necessarie per alzare il livello di prevenzione» anche se «ci vuole un po' più di misura nel definirne gli ammontari, perché siano realmente esigibili, e, soprattutto, è vero che da sole non bastano a risolvere il problema. La nostra idea - aggiunge - è che bisogna insistere sul potenziamento degli organici dei servizi di prevenzione e sulla formazione/informazione permanente e obbligatoria. Sotto questo aspetto il Testo unico dà già segnali positivi con l'ampliamento delle ore di formazione sia per gli Rls che per i lavoratori, ma anche per i datori di lavoro che si assumono la responsabilità della prevenzione e della protezione». Il presidente dell'Aris, Mario Bonora , esprime invece perplessità sulle pene: «Il testo punta sulle sanzioni, si tratta di un intervento superficiale. Bisognava potenziare i servizi ispettivi: inasprire le pene senza aumentare i controlli è ideologico. È comunque apprezzabile lo sforzo per tutelare i lavoratori, in particolare quelli atipici». Sulla stessa linea l'avvocato Sonia Gallozzi dell'Aiop che ritiene eccessivo l'inasprimento delle sanzioni pur sottolineando che il testo non comporta «una modifica sostanziale della disciplina». Sostegno pieno arriva poi da Cinzia Frascheri del Dipartimento prevenzione e sicurezza della Cisl. «Il provvedimento è valido, anche se risente della fretta con cui è stato scritto. In particolare apprezziamo il Titolo I, dove ci sono novità significative. A partire dal tema dell'"organizzazione" in cui devono essere valutati i rischi, che allarga il concetto di "azienda"». Vengono poi identificate chiaramente le varie figure, come quella del "preposto". Inoltre si tiene conto, nella valutazione del rischio, delle diverse variabili come l'età, lo stress da lavoro e le differenze di genere. Riguardo agli altri titoli - conclude Frascheri - potevano essere concepiti meglio, lì invece si è fatto una sorta di "taglia e incolla"».

giovedì, luglio 31

INFERMIERI: NURSIND CONTRO BRUNETTA,
FALLITA CONCILIAZIONE A MINISTERO LAVORO
Roma. (Adnkronos Salute) -
Un buco nell'acqua. E' fallito il tentativo di bloccare lo stato di agitazione degli infermieri, proclamato dal Nursind nei giorni scorsi. Oggi a Roma, al ministero del Lavo, salute e politiche sociali, il segretario nazionale Nursind, Andrea Bottega, non è infatti stato ricevuto da nessuno dei rappresentanti del dicastero nè del ministero della Pubblica amministrazione, chiamati al confronto sulle novità introdotte con il 'giro di vite Brunetta'. Disposizioni che, secondo Bottega, vedono discriminata la categoria degli infermieri. A questo punto - spiega - non ci resta che la protesta a tutti gli effetti, e la prima settimana di agosto sarà decisa la linea d'azione da intraprendere". Il Nursind elenca quindi nel dettaglio "le contraddizioni" che il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, ha trasformato in legge. "Non condividiamo la norma sulle assenze per malattie - sottolinea il numero uno del Nursind - perché non riteniamo sia decisivo nel penalizzare i veri fannulloni. Per non colpire i veri responsabili si colpiscono tutti, con l'effetto di deprimere ancora dipiù chi onestamente e con impegno svolge il proprio lavoro. Le realtà dei 'furbetti della malattia' si conoscono all'interno dei servizi: senon si penalizzano è perché non si vuole". Il Nursind si scaglia anchecontro la norma che prevede penalizzazioni economiche per chi chiede permessi retribuiti. "Chi chiede un permesso per aggiornamento, e nella sanità c'è l'obbligo di aggiornamento, verrà penalizzato economicamente, così come chi usufruisce dei permessi previsti per la legge sull'assistenza ai portatori di handicap". Penalizzate anche le donne. "Sul fronte della tutela del lavoro femminile - spiega Bottega - anziché incentivare il part time per potere in qualche modo continuare a lavorare e sostenere la famiglia, la norma introdotta aumenta la flessibilità a favore del datore di lavoro togliendo la certezza dellatempistica dell'accoglimento della richiesta, che mancando tempi certipuò non venire mai accolta". 'Spine' anche sul fronte della sicurezza delle cure e del lavoratore che eroga la prestazione. "Si è proceduto - afferma il segretario nazionale del Nursind - a derogare al decreto legislativo 66/2003, prevedendo la possibilità che un infermiere lavori anche 12 giorni consecutivamente e che non necessiti di un minimo periodo di riposo dopo i turni di reperibilità". Sul tema delle retribuzioni, Bottega intende fare chiarezza. "Brunetta - sottolinea - ha detto che lo stipendio dei dipendenti pubblici è aumentato di più di quello dei privati. I fatti però diconoche un infermiere percepisce oggi uno stipendio medio di 1.400-1.500 euro al mese netti". Ancora sulla produttività. "Il bene salute - afferma Bottega - non ha criteri economici simili a quelli degli altribeni di mercato. A una maggior offerta di salute non corrisponde minordomanda. Il sistema va governato. Partire da un confronto sulla misurazione della produttività nello specifico campo della salute, sarebbe stato un buon punto d'inizio per riorganizzare i servizi. In difetto di ciò si è proceduto a escludere dai Lea importati conquiste dello stato sociale per una qualità delle cure ai cittadini". Per migliorare le condizioni di lavoro della categoria e per tutelare al meglio la salute dei cittadini, il Nursind formula quindi due richieste specifiche. "Per la peculiarità del servizio svolto chiediamo un'area contrattuale separata per poter evidenziare le specifiche di chi garantisce la salvaguardia di un bene tutelato costituzionalmente. Infine - conclude Bottega - chiediamo, al pari della dirigenza sanitaria, la possibilità di svolgere la nostra professione in regime libero professionale".

mercoledì, luglio 30

Infermieri Condizioni di lavoro
Tecnica Ospedaliera del 28/07/2008 N. 6 - GIUGNO 2008 p. 14
Ospedali a rischio per la salute dei pazienti: è l'allarme lanciato degli infermieri. Gli errori in sanità infatti si stimano in Italia intorno al 3% e le principali cause sarebbero le condizioni di lavoro degli operatori, costretti a doppi turni e riduzione del personale. È il quadro poco rassicurante emerso dallo studio del collegio Ipasvi di Roma, che ha coinvolto 94 infermieri in servizio presso 9 strutture ospedaliere e universitarie del territorio romano. La ricerca è stata presentata a Roma in aprile alla III Conferenza internazionale del sapere infermieristico, con la partecipazione di centinaia d'infermieri da tutta Italia e dei presidenti degli ordini degli infermieri di vari Paesi. Si calcola che gli eventi avversi rappresentano il 3,7-16,6% dei ricoveri. In Italia non vi sono studi nazionali completi, ma da stime regionali si può secondo l'Ipasvi dedurre che il dato s'attesta attorno al 3%. Principali cause d'errore sono stanchezza, doppi turni di lavoro, riduzione del personale, aumento dei carichi di lavoro, turn over del personale, comunicazioni errate o omesse e interferenze ambientali. Ne deriva un contesto ospedaliero a rischio per i pazienti per condizioni lavorative non sicure per fattori umani e organizzativi. In Italia vi sono 5,4 infermieri ogni mille abitanti; l'Irlanda ne ha 14, la Gran Bretagna 12 e l'Ue fi ssa il rapporto minimo a 9 per mille abitanti

Infermieri arrabbiati per le norme Tremonti
Il Gazzettino del 28/07/2008 ed. PORDENONE p. 1
Il NurSind, sindacato delle Professioni Infermieristiche, operativo nel comparto Sanità Pubblica, ha dichiarato lo stato di agitazione del personale del Servizio Sanitario Nazionale. Le motivazioni sono legate alle insufficienti risorse economiche stanziate per il rinnovo dei contratti e alle penalizzazioni per i dipendenti pubblici previste dal Decreto Legge 112 del ministro Tremonti. In particolare gli infermieri lamentano il mancato riconoscimento del carattere usurante del lavoro infermieristico, un inadeguato stanziamento economico per il rinnovo dei contratti pubblici, l'inasprimento delle fasce orarie di reperibilità per il controllo fiscale in caso di malattia, la sottrazione di risorse economiche dai fondi per la contrattazione aziendale verso i bilanci aziendali in caso di malattia. Sono oggetto del contenzioso anche le norme che aumentando la flessibilità del lavoro e riducendo il diritto al riposo dopo il turno di reperibilità, aumentano la possibilità di eventi negativi in un settore così delicato come quello della salute nonché l'istituzione di un'area contrattuale autonoma per il personale infermieristico e per le professioni sanitarie, per la specificità del mandato e per l'appartenenza ad una categoria dov'è prevista l'iscrizione all'albo professionale. «Ritenendo che il superamento di tali criticità sia interesse comune degli infermieri italiani e della Pubblica Amministrazione e che lo scopo condiviso sia quello di dare un sempre migliore servizio ai cittadini e garantire un bene tutelato costituzionalmente - spiega Andrea Bottega, segretario nazionale del NurSind - chiediamo agli enti cui ci siamo rivolti di accogliere le nostre richieste».

lunedì, luglio 28



Un caso di «eutanasia infermieristica»

La Provincia di Como del 26/07/2008 p. 8
Stefano Citterio: presidente Ipasvi Como

L'impatto emotivo del caso di Eluana Englaro, la ragazza di Lecco in coma da sedici anni a causa di un incidente stradale, è particolarmente forte per la straziante situazione, vissuta da lei e dal padre.Mi pare opportuno tracciare alcuni punti che aiutino ad un giudizio sulla questione. Non esprimere un pro o un contro, ma aiutare a formulare un giudizio che sia il più "umano e ragionevole possibile".Lo stato "vegetativo permanente" è cosa ben diversa dal coma irreversibile o dalla "morte cerebrale". Nessuno può dire con certezza scientifica se e quanto è cosciente oggi Eluana. L'ordinamento giuridico italiano prevede il divieto di uccidere o aiutare il suicidio, anche in caso di richiesta dell'interessato. Nel caso di Eluana, quindi, si discute della possibilità prevista dalla legge di non accettare le cure.In questo caso, i giudici hanno dedotto la non accettazione, dalle ricostruzioni fatte grazie a chi ha conosciuto Eluana prima dell'incidente. Si tratta cioè di una presunzione (forse per qualcuno certezza) basata su alcune frasi della ragazza. Dopo 8 anni di sentenze è la prima volta che un giudice acconsente a quanto richiesto dal padre.Le "cure" di cui si sta discutendo, però, consistono nell'alimentazione, nell'idratazione. Di natura assistenziale e non "curativa", che, credo, nessuno possa mettere in discussione. Mi chiedo quali cure rifiuterebbe Eluana? L'assistenza infermieristica? Eluana non ha bisogno di un medico, ma solo delle infermiere che la assistono. Quello che accadrebbe, se venisse applicata la sentenza, sarebbe l'interruzione dell'assistenza infermieristica e non altro! Per questo è importante sapere cosa ne pensano gli infermieri.Alcuni sostengono che Eluana è morta 16 anni fa, ed è necessario consentire la conclusione di un percorso naturale fermato dalla medicina che l'ha soccorsa e salvata (?) dall'incidente. Un modo per evitare ulteriori sofferenze e dolori a lei stessa e a tutti i familiari coinvolti. Ma se fosse vera questa ipotesi, saremmo di fronte ad una interpretazione della situazione fondata sulla valutazione di una qualità della vita, giudicata inaccettabile (o insopportabile) e, quindi, meritevole di morte.La deriva di questa posizione mi pare particolarmente rischiosa e apre un fronte ad ulteriori passi. Temo che l'impatto futuro di questo caso potrebbe essere superiore al caso Welby. Il Codice Deontologico dell'infermiere difende la vita, garantisce a tutti, in qualsiasi condizione si trovino, la possibilita' di avere assistenza infermieristica e contemporaneamente consente anche il rispetto della volontà della persona.In questo caso si tratta di comprendere se questa è veramente la volontà di Eluana oppure se non si tratti di una valutazione sulla qualità della vita ritenuta inaccettabile. Cosa dicono le infermiere che la assistono? L'unica a parlare (per gli infermieri!) è Suor Albina Corti, superiora delle suore che assistono Eluana da oltre 14 anni, la quale ha chiesto: «Lasciate Eluana a noi».Mi pare la soluzione più umana e ragionevole di questo caso considerando l'alternativa prospettata dalla sentenza.26/07/2008

LATINA, 15 DENUNCE Infermieri senza titolo
lavoravano in ospedale

Il Tempo del 28/07/2008 ed. Nazionale
Continuavano a svolgere la professione di infermieri, nonostante fossero stati cancellati dal relativo albo. Quindici dipendenti della Asl di Latina sono stati denunciati dai carabinieri del Nas per esercizio abusivo della professione. Gli infermieri non avevano pagato le relative quote al collegio Ipasvi (infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici d'infanzia) e di conseguenza erano stati radiati. Senza l'iscrizione non è possibile svolgere l'attività e adesso anche la Asl verificherà la posizione degli infermieri che, privati del titolo, hanno continuato a lavorare negli ospedali del territorio.
L’unica consolazione è che almeno sono infermieri. Hanno regolarmente superato gli esami e magari hanno anche diversa esperienza. Il problema? Non pagavano la quota di iscrizione al Collegio Ipasvi (Infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici d'infanzia)ed erano stati cancellati dall’elenco. L’iscrizione, però, è un titolo indispensabile a poter lavorare e quindi è scattata la denuncia per esercizio abusivo della professione. Un provvedimento che i carabinieri del Nas, agli ordini del capitano Massimo Minicelli, per il momento hanno notificato a quindici infermieri, tutti operanti presso strutture della Asl tranne uno, ma che presto potrebbe riguardarne altri. Per poter esercitare la professione, infatti, occorre essere iscritti al Collegio e partecipare agli interventi di educazione continua (i cosiddetti “ecm”) per l’aggiornamento professionale. Senza iscrizione niente formazione, tra l’altro, quindi un ulteriore “abuso” nei confronti dei colleghi che invece pagano regolarmente le quote e si aggiornano. Tra l’altro si parla di cifre irrisorie, 80 euro l’anno. Se non vengono versati arriva il sollecito del Collegio, quindi si viene informati della proposta di cancellazione. Insomma, chi non ha pagato può accampare poche scuse: ha deliberatamente deciso di non fare più parte del Collegio. Nei suoi confronti è stato applicato quanto previsto dalla normativa sulla cancellazione dell’albo che può avvenire su richiesta dell’interessato, per «un provvedimento disciplinare di radiazione» e per il «mancato pagamento delle quote dovute». Si ha il titolo di infermiere, in sostanza, ma non si è abilitati a esercitare la professione. Per di più in un ospedale . A segnalare la cosa alla Asl e a chiedere una verifica erano stati gli stessi vertici del collegio Ipasvi di Latina - che conta 2.759 iscritti - di fronte ai mancati pagamenti registrati. Una serie di accertamenti sulle professioni sanitarie, però, erano già in atto da parte dei carabinieri del Nas e dopo i medici - con diversi casi scoperti negli ultimi mesi - i militari si sono concentrati anche sugli infermieri. Un accertamento che va avanti, mentre nei confronti dei quindici scoperti adesso la Asl valuterà come intervenire.

mercoledì, luglio 23


Il Resto del Carlino del 19/07/2008 ed. Bologna p. 11
IN GRAN BRETAGNA, Irlanda (ma anche in numerosi Paesi come Australia ed Emirati) sono a corto di infermieri specializzati, ostetriche e medici. Così gli ospedali di Sua Maestà, quelli che presentano le maggiori carenze, si rivolgono a 'Idea lavoro': una società bolognese specializzata nella ricerca e selezione di personale medico e Infermieristico, che opera da 16 anni per decine di ospedali nel mondo. Il trattamento economico è molto interessante: ben più del doppio della retribuzione percepita in Italia. Lunedì mattina, in un albergo nei pressi della stazione, cinque responsabili delle risorse umane di una Fondazione che gestisce tre ospedali pubblici a Leicester (una città tra Londra e Manchester), incontreranno una trentina di candidati per la mansione di infermiere di sala operatoria che hanno risposto all'annuncio di 'Idea lavoro'. «I CANDIDATI porteranno il curriculum e il colloquio si svolgerà in inglese - spiega il direttore marketing della società, Massimo Zivelli -: una delle condizioni per essere assunti è appunto la conoscenza della lingua. Tuttavia anche chi non mastica l'idioma di Shakespeare non è fuori dal giro. Infatti abbiamo richieste di infermieri che non conoscono l'inglese dalle case di cura per anziani. I manager di Leicester in una decina di giorni inviano il contratto di assunzione e il biglietto aereo ai candidati che hanno superato la prova, e li accolgono all'aeroporto per aiutarli ad inserirsi nell'ambiente». GLI STIPENDI? «Ci sono casi di infermieri che guadagnano 5 mila euro netti al mese per 13 mensilità (rispetto a una media italiana di 1.400), oltre a 5 settimane di ferie - spiega Zivelli -, e per un medico neo laureato (molti sono bolognesi) lo stipendio settimanale è di 2.400 euro oltre all'alloggio, che a Leicester spetta anche agli infermieri. Molti si trasferiscono con la famiglia, altri preferiscono prendere un periodo di aspettativa dall'ospedale, o dalla clinica privata, prima di decidere se trasferirsi definitivamente oppure tornare in Italia». Una curiosità, di cui hanno parlato a lungo i giornali inglesi. Due anni 'Idea lavoro' ha selezionato per un ospedale di Coventry A. C. Era l'infermiera che seguiva nei viaggi all'estero papa Wojtyla. Marco Tavasani


«Cancellato» il Servizio infermieristico della Asl di Pescara
Il Tempo del 23/07/2008 ed. Abruzzo Pe
L'Azienda sanitaria locale di Pescara ha soppresso il Servizio infermieristico aziendale, costituito nel 2002. Lo rende noto l'Ugl-Sanità sottolineando che «quello che in altre regioni viene ritenuto, giustamente, uno degli elementi portanti dell'organizzazione sanitaria, per la Asl di Pescara va invece cancellato». «Il provvedimento che ha smantellato il servizio - si legge nella nota del sindacato - non tiene in nessun conto i risultati importanti che la struttura ha conseguito e rappresenta uno 'schiaffò alla intera categoria, quasi a volere ignorare che gli 8.770 infermieri che operano nella nostra regione oramai da tempo hanno percorsi formativi accademici e che in nulla sono da ritenersi subalterni ad altri». «Il Servizio Infermieristico Aziendale - prosegue l'Ugl-Sanità - vedeva appunto personale appartenente a questa categoria fungere da 'cabina di regià, nell'interesse degli infermieri, del servizio, della Asl e soprattutto nell'interesse primario dei pazienti». «La Ugl-Sanità - conclude il comunicato - attiverà ogni tipo di possibile iniziativa perchè la Asl torni ragionevolmente sui propri passi». E intanto sull'argomento la stessa Ugl terrà oggi una conferenza stampa.


Infermieri: si mobilita il sindacato NurSind
Messaggero Veneto del 23/07/2008 ed. Pordenone p. 3
Risorse scarse per il rinnovo del contratto, le penalizzazioni per i dipendenti pubblici previste dal decreto legge 112, il mancato riconoscimento del carattere usurante del lavoro infermieristico. Sono alcune delle ragioni alla base della mobilitazione annunciata dal NurSind, il sindacato delle professioni infermieristiche.Il sindacato rimarca la forte contrarietà ai provvedimenti recenti assunti dal governo, e declina le proprie richieste che vanno dal «rivedere l'inasprimento delle fasce orarie di reperibilità per il controllo fiscale in caso di malattia - spiega Maurizio Giacomini, segreteria provinciale del NurSind, eliminare dalla norma la sottrazione di risorse economiche dai fondi per la contrattazione aziendale verso i bilanci aziendali in caso di malattia, togliere dalla norma il dirottamento del 20% dei risparmi derivanti dai part-time dal fondo della produttività al bilancio aziendale, eliminare il discrimine rispetto al lavoro privato nella fruizione dei permessi, l'istituzione di un'area contrattuale autonoma per il personale infermieristico e per le professioni sanitarie, la possibilità di svolgere l'attività libero professionale in regime di esclusività (con relativa indennità) oppure aperta all'extra moenia senza l'incompatibilità».Su questi temi il NurSind chiede l'avvio delle procedure di raffreddamento, nel caso in cui non si arrivasse ad un accordo, è pronta la proclamazione dello sciopero. (e.d.g.)

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