La richiesta di prestazioni assistenziali di qualità e personalizzate è sempre più in aumento; si accresce pertanto anche il livello di competenza e responsabilità dell'infermiere nei confronti della persona assistita; i tempi esigono professionisti preparati, capaci di confrontarsi in équipe multidisciplinari e che sappiano dare garanzie sulle proprie azioni, in quanto consapevoli delle conseguenze che possono derivare dalle loro decisioni e dal modo di condurre gli interventi

Loading...

mercoledì, dicembre 31

Rassegna Stampa - 31.12.2008

Emergenza infermieri: un metodo scientifico
“made in Italy” dirà quanti ne occorrono

COMUNICATO STAMPA Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI

L’annosa questione della definizione oggettiva dell’effettiva carenza di infermieri in Italia, rilanciata nei giorni scorsi anche dall’OCSE, potrebbe presto essere affrontata anche grazie a un metodo interamente made in Italy che consentirà di misurare su basi scientifiche, l’effettivo fabbisogno di personale infermieristico, reparto per reparto, e calcolare con precisione “millimetrica” le necessità assistenziali infermieristiche del Servizio Sanitario Nazionale. Nei prossimi giorni, promosso dalla Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI, partirà uno studio osservazionale multicentrico su un metodo denominato MAP (Metodo Assistenziale Professionalizzante), che per definire il fabbisogno di infermieri e di Operatori socio sanitari si basa sulla valutazione della complessità assistenziale del ricoverato. Lo studio coinvolgerà ben 120 Aziende Sanitarie e Ospedaliere distribuite su tutto il territorio nazionale: a partire dai reparti di Medicina e Chirurgia gli infermieri sperimenteranno il nuovo metodo di calcolo delle necessità di assistenza dei ricoverati e, in caso di esito positivo della sperimentazione, il metodo sarà messo a disposizione e potrà essere adottato dalle Strutture sanitarie. Secondo i dati dell’Ipasvi rafforzati dal rapporto dall’OCSE, in Italia mancano all’appello almeno 60 mila infermieri: ma questo dato si basa su stime del rapporto infermieri/popolazione e non è mai stato rapportato alle effettive esigenze di assistenza infermieristica degli assistiti e a contesti sanitari specifici. “La carenza di infermieri è una delle questioni aperte per il Servizio sanitario nazionale e potrebbe anche essere collegato a modalità non omogenee e non razionali di definire il fabbisogno” – afferma Annalisa Silvestro, presidente dell’IPASVI – “spesso si rilevano un’assegnazione e una distribuzione inadeguata delle risorse e anche questo può costringere gli infermieri a un surplus di lavoro, con il ricorso a straordinari e doppi turni e produrre un abbassamento dei livelli di assistenza”. Finora alla carenza si è cercato di ovviare con il ricorso a infermieri immigrati, ma per la definizione del loro fabbisogno si continuano a utilizzare metodi empirici o consuetudinari. Manca però una mappa dettagliata del problema. “Quello del fabbisogno di infermieri è un tema complesso” – aggiunge Silvestro - che richiede criteri oggettivi di computo e metodi razionali per la distribuzione e redistribuzione delle risorse professionali: con questo metodo proponiamo un approccio scientifico, basato sulla centralità del paziente e sulle sue effettive esigenze”.Il metodo messo a punto della Federazione Ipasvi, attraverso le capacità e le competenze di tre giovani dottori magistrali in Scienze infermieristiche supportati da un metodologo, uno statistico e da un informatico, si basa sull’analisi della complessità che presenta ogni degente e sull’approccio assistenziale personalizzato: per capire che tipo di impegno richiede un paziente non basta individuare le prestazioni da erogare, ma è necessario anche incrociare una serie di elementi che tengano conto di altri fattori tra cui l’autonomia del paziente, il suo grado di coscienza, la sua capacità di orientare le scelte del team assistenziale e la sua cooperazione. In tutto sono oltre 60 le dimensioni della persona assistita considerate nel metodo di calcolo IPASVI. Immettendo, con un impegno temporale minimale, i dati in un software, gli infermieri potranno definire quanto “pesa” in termini di complessità assistenziale ogni singolo ricoverato e i loro dirigenti potranno evidenziare l’impegno richiesto - anche in termini di tempo - e quindi computare oggettivamente quanti infermieri sono necessari in ogni struttura. “L’assistenza ai pazienti è necessariamente complessa” afferma Roberto Russo, docente di Igiene all’Università Cattolica di Torino e consulente statistico dello studio “perché esiste una dimensione ulteriore della persona che non si riesce settorialmente a spiegare: consideriamo ad esempio un paziente anziano, che avverte dolore e che presenta inoltre un problema respiratorio. La combinazione dei tre elementi da considerare dà un quadro complessivo che non è riconducibile alla somma dei singoli elementi. Se si considera poi, che le persone anziane non entrano mai in ospedale per un singolo problema perché si portano dietro tutta la loro storia sanitaria, si comprende con evidenza che la ‘complessità’ che manifestano deve essere specificamente valutata per definire tipo di impegno che l’assistenza a quel paziente richiederà all’infermiere ”. Grazie al metodo MAP le strutture sanitarie potranno monitorare giorno per giorno, e anche ora per ora, le effettive necessità assistenziali di ogni struttura. Con questo metodo si potranno assegnare più infermieri laddove c’è maggiore necessità; se adottato su larga scala, il metodo potrà dare un’indicazione precisa, su base statistica, di quanti infermieri effettivamente occorrono al Servizio Sanitario Nazionale. “Con questa iniziativa ” – conclude Annalisa Silvestro – gli infermieri italiani entrano nel merito del problema e mettono a disposizione di tutta la sanità italiana il meglio delle loro risorse scientifiche e professionali per passare dalla semplice denuncia alla proposta di soluzioni basate su metodi scientifici e oggettivi”.

Magnocavallo vice-presidente dell'Ipasvi

Il Tempo del 31/12/2008 ed. Molise

TERMOLI C'è anche una termolese nel nuovo direttivo del Collegio Ipasvi del Molise. Si tratta di Cristina Magnocavallo, che è stata eletta vicepresidente. Presidente è stato invece nominato Giovanni Colella. Su 2530 iscritti hanno votato 972 infermieri. «I risultati di questa elezione - ha detto in sintesi il presidente Giovanni Colella - hanno per noi tutti un valore molto importante in quanto confermano l´apprezzamento dei nostri iscritti nei confronti del lavoro svolto. Il Collegio è una risorsa per ogni infermiere e ci adopereremo per favorire il coinvolgimento delle associazioni professionali, l'ordine del medici e le associazioni di volontariato, concentrandoci sulla promozione di una cultura della salute». G.C.



Infermieri, ecco gli eletti e il programma del Veliero

La Prealpina del 31/12/2008 ed. VARESE p. 10

Le recenti elezioni per il rinnovo del consiglio Direttivo e Revisori dei Conti del collegio Ipasvi di Varese, cioè della federazione nazionale collegi infermieri, hanno segnato un profondo cambiamento con il rinnovo completo di tutto il consiglio direttivo e di tutti i componenti del collegio dei revisori. "Il Veliero" (sotto questo simbolo si presentavano i neoeletti) ha preso il largo e si accinge a percorrere rotte nuove. Il gruppo è stato costituito in modo di dare visibilità a tutta la professione per competenze specifiche (cliniche, manageriali, formative) e per settori operativi e territorialità. Ecco i componenti del territorio varesino: Aurelio Filippini, presidente, Salvatore Santo, vicepresidente, Maria Elisa Lago, segretaria, Alessandro Navanteri, tesoriere. Consiglieri: Maria Grazia Colombo, Maria Luisa Falabretti, Laura Negri, Alessandra Papa, Rosanna Pelosin, Tommaso Petringa, Luigi Platamone, Sabrina Ranzoni, Patrizia Riganti, Maurizio Rusca, Salvatore Santo, Maria Assunta Donato. Collegio dei revisori: Elena Zanelli, presidente; membri effettivi: Luca Bogni, Teresa Di Dino. «Molti sono gli obiettivi che compaiono nel programma per il triennio 2009 - 2011 - dice il presidente Aurelio Filippini -. Tra questi, la tutela e valorizzazione della professione dell'infermiere curandone lo sviluppo in tutti gli ambiti che la normativa consente (dipendenti pubblici, privati, libera professione) e la volontà di contribuire alla formazione continua e al costante aggiornamento dei professionisti al fine di migliorare la qualità dell'assistenza infermieristica erogata». Il programma include anche altri punti tra cui: avvicinarsi alla popolazione e alle scuole per conoscerne i bisogni assistenziali ed apportare contributi per risolverli; attivare e collaborare a iniziative volte a fornire ai cittadini informazioni aggiornate sull'operato degli infermieri migliorandone l'immagine; collaborare con le associazioni professionali e di volontariato per promuovere una cultura della salute nella popolazione; sostenere iniziative di ricerca e sviluppo professionale.



La direzione: "Niente allarmi, situazione sotto controllo?

Corriere Adriatico del 31/12/2008 , articolo di a. t. ed. ANCONA p. 1

ANCONA - "Come direzione sanitaria siamo stati informati di tutta la vicenda e abbiamo preso tutte le precauzioni del caso. La situazione è sotto controllo, non c'è nessun allarme�?. La dottoressa Polenta parla a nome della direzione sanitaria del presidio per i bambini Salesi per documentare la situazione con onestà: da una parte c'è l'imprevisto, dall'altra l'impegno e la perizia. Si può parlare di imprevisto e non di altre ipotesi peggiori? In linea di massima sì, perchè pur trattandosi di una situazione negativa anche con il senno di poi la cura dell'igiene non è sufficiente a prevenire ed escludere tutti i rischi di contagio all'interno di un ambiente asettico come quello della Neonatologia. Vi hanno accesso medici, infermieri e genitori: il virus si trasmette attraverso le secrezioni. Basta che si nebulizzi in uno sternuto e il virus può camminare. Forse qualche riflessione in più si può fare sul "come�? sta lavorando la Neonatologia, sul come lavorano alcuni reparti del Salesi che è in attesa di trasferimento a Torrette. Tra cinque anni, se va bene. Ma questo è un altro discorso ed è stato sviluppato su queste colonne già in tempi non sospetti e detto nelle adeguate sedi (in Regione). Il fabbisogno di una regione come le Marche, dove ogni anno si registrano circa 15 mila nascite, sarebbe di circa 15-17 posti, tenendo conto degli standard nazionali e internazionali che prevedono un posto letto in terapia d'urgenza neonatale per ogni 750-1000 nascite. Ad Ancona ci sono tra i 10 e gli 11 posti ma il reparto, se c'è da fare uno sforzo, non si tira mai indietro. Si può chiedere a chi c'è passato. Dai cinque gemellini di Fermo, scaturiti da parto pre-termine, in giù. In condizioni normali un posto si trova sempre per tutti. Poi, sullo stesso piano, andrebbero valutati anche gli standard del personale medico ed infermieristico per i baby-pazienti. Ma ora non è una questione di numeri. Ora sul fronte-Salesi ci sono due neonati pre-termine intubati e altri quattro piccoli distribuiti in tre reparti. Se mettere al mondo una creatura è un piccolo miracolo, la neonatologia corre su un sentiero ancor più sottile in stretta relazione con l'ostetricia, la pediatria e l'anestesia e rianimazione. Tutti i bambini colpiti dal virus respiratorio sinciziale sono pre-termine, cioè nati prima del termine naturale della gravidanza. Per definizione partono già con dei problemi da risolvere legati allo sviluppo che per vari motivi non può svolgersi nell'embrione. "La situazione è sotto controllo - dettaglia la direzione sanitaria - ora abbiamo meno pazienti ricoverati rispetto a quelli disponibili , abbiamo limitato i trasferimenti dalle ginecologie interne. I casi positivi sono sei (un settimo è già stato dimesso, ndr), quattro sono in Neonatologia, uno a Malattie infettive, uno in Rianimazione pediatrica. A livello infermieristico i turni sono secondo gli standard previsti per i per pazienti di tipo intensivo: un infermiere ogni due pazienti. Trattandosi di casi immunocompromessi la maggior parte di essi è stata isolata in un unico ambiente ed è stato svolto un grosso servizio di igiene ospedaliera. Valutazioni cliniche? Bisognerà svolgerle direttamente con i clinici�?.



Periodo festivo, influenza e la sindrome da abbandono

Gazzetta di Modena del 31/12/2008 ed. Nazionale p. 14

GLI OPERATORI Curiosità, trucchi e i funghi atomiciE' un faro lungo la via Emilia fra traffico e ambulanze in stand by, dietro c'è il Policlinico, attorno tutta la città e tutta la provincia. Sei schermi di computer, il centralinista, il medico con l'autista-infermiera. Gli operatori della centrale, i coordinatori, i volontari che approdano al porto del 118. Il turno dalle 8 alle 14, poi quello dalle 14 alle 20, poi scatta la notte. Quanto incidono gli orari sulle scelte personali, sui modi di vita? Non c'è problema, basta creare una unica famiglia. Marito e moglie lavorano al 118, operatori, autisti o infermieri: impegno comune, mezzo gaudio, anche quando i turni danno anche il cambio in casa, con o senza i figli.Chi sta alla consolle non ripete il "match" ogni giorno, si alterna all'ambulanza. La testa scoppierebbe per le tante parole, le mediazioni, la necessità di far coincidere informazioni e tempi. Tutti sono infermieri che hanno scelto di diventare centodiciottisti, per variare, "stare" con pazienti diversi rispetto a quelli di un reparto, con una patologia fissa. E la varietà umana non manca certo di manifestarsi. Centro per stranieri, l'addetta chiama c'è uno straniero che è caduto a terra, ha le contrazioni, la bava alla bocca, urla, ora si è calmato ma è già la seconda volta. I volontari vanno, arriva anche l'automedica col dottore e il suo scudiero autista-infermiere.la sirena taglia l'aria fredda, c'è sempre lo stordito che impalla: «non ci facciamo più caso, inutile perdere tempo nell'arrabbiarsi». Mohamed dice di capire poco l'italiano, che ha sbattuto la testa in un incidente, che ha crisi epilettiche. E' una epilessia di prassi: lo straniero non ha più l'opportunità di Porta aperta, si fa un ricovero breve in ospedale e almeno una notte ancora resterà a Porta aperta. Una donna sembra stia morendo, marito e amici l'assistono: l'automedica arriva, è un attacco di panico, un po' di valium e un miniricovero per accertamenti. L'automedica è andata dalla donna, sull'incidente lungo la Panaria bassa, con un 19enne sbalzato fuori dall'auto, ci deve andare l'elicottero, il mezzo disponibile subito.E intanto, inarrestabili, le chiamate per i malori, le febbri, il vomito, la diarrea. Non solo è lunedì, la giornata più festa per gli incidenti domestici e sul lavoro, ma è anche periodo natalizio. Come d'estate si sa che c'è caldo, si sa che i medici di base in questi giorni non sono reperibili. La gente si sente senza le spalle coperte. In più c'è in giro l'influenza con male di pancia, diarrea e vomito. La miscela è esplosiva e si traduce in un valzer di chiamate. E di sera, dalle 20 in poi, ci sarebbe la guardia medica ma, come ha affermato un 30enne, pagando lui migliaia di euro in tasse ed essendo bloccato in bagno da vomito e diarrea, è scontato e d'obbligo che una ambulanza lo porti in ospedale. Passerà qualche ora al pronto soccorso. Mentre un cretino chiama e fa ascoltare musica araba (concerto dirottato al 113), viene revocato il mitico che avvisò, più volte nell'arco di qualche giorno, di stare osservando il fungo atomico. E con descrizioni scientifiche appropriate, allertò tutti affinché venissero inviate ambulanze, molte ambulanze. La tv alle spalle lancia Richard Gere, per una volta non lo guarda nessuno.



Solidarietà: quattro auto che «arrivano» da New York

La Gazzetta di Parma del 31/12/2008 p. 22

Valtaro AUSL VALTARO SARANNO UTILIZZATE PER IL SERVIZIO INFERMIERISTICO DOMICILIARE Solidarietà: quattro auto che «arrivano» da New York Le vetture donate da Valtarese Foundation e Banca Monte Parma PARMA Alessia Ferri II Vivono a New York ma non si dimenticano delle proprie origini, che affondano le radici nella Valtaro. Sono i componenti dell'associazione di emigranti Valtarese Foundation che, insieme a Banca Monte Parma, hanno deciso di rendere speciale, il finale d'anno degli abitanti della terra d'origine. Agli «strajè d'America», infatti, va il merito della donazione di quattro auto al servizio di assistenza domiciliare del Distretto Valli Taro e Ceno dell'Ausl. «Ringraziamo l'associazione perché, da sempre, dimostra di esserci vicina, grazie ad iniziative come queste, preziose per tutta la popolazione di quella zona della provincia», precisa il direttore generale dell'Ausl, Massimo Fabi ricordando che, «grazie a questa generosa donazione, l'Azienda, per il nuovo anno, è arrivata ad acquistare un totale di 22 mezzi, a disposizione dei servizi domiciliari di tutto il territorio provinciale ». Ventottomila euro, la cifra stanziata per l'acquisto di quattro Fiat «Panda», due già disponibili e due, modello 4x4, in arrivo nei prossimi giorni, che serviranno a migliorare il servizio infermieristico domiciliare della Valtaro, costituito da un coordinatore, dodici infermieri e un tecnico di riabilitazione, che si integrano all'interno dei quattro nuclei delle cure primarie del territorio di riferimento: Medesano, Val Ceno, Alta Val Taro e Bassa Val Taro. La loro attività, si svolge in un contesto principalmente montano, caratterizzato da zone disagiate e grandi distanze fra i centri urbani ma, nonostante ciò, nel 2007, ha toccato quota 1790 interventi. «L' idea della donazione, è nata proprio a New York, diverso tempo fa e, alla fine si è concretizzata, cementando, così, un legame storico che, siamo sicuri, si incrementerà sempre più, con il passare del tempo», sottolinea il sindaco di Borgotaro, Salvatore Oppo che, insieme al vicepresidente della Provincia di Parma, Pier Luigi Ferrari, parla di «Un regalo unico per il nostro territorio». Regalo possibile anche grazie all'aiuto di Banca Monte che, come precisa il vicepresidente della Fondazione, Franco Tedeschi, «Ha a cuore il benessere e la salute di tutti i cittadini di Parma e provincia e, per questo, è sempre molto lieta di dare il proprio contributo ad iniziative come questa, fondamentali per chi, come accade spesso alle persone anziane, in caso di bisogno, non è in grado di muoversi per recarsi in ospedale». Alla cerimonia, erano presenti anche Ettore Brianti, direttore sanitario dell'Ausl di Parma, Elena Saccenti, direttore amministrativo, Giuseppina Frattini, direttore del Distretto Valli Taro e Ceno e Carla Dini, responsabile relazioni esterne di Banca Monte.  Strajè e solidarietà Due delle 4 auto e un momento della consegna.



Gli angeli custodi di Capodanno

La Nuova Sardegna del 31/12/2008 ed. Nazionale p. 23

Pronto il piano straordinario della Centrale operativa del 118 -
SICUREZZA Ambulanze nelle piazze
SASSARI. È pronto il piano straordinario della Centrale operativa del 118 per la festività di fine anno e inizio del 2009. Il responsabile della Centrale di Via Monte Grappa a Sassari, Piero Delogu, lo ha preparato nei giorni scorsi e trasmesso agli operatori e ai referenti delle aziende sanitarie che fanno capo al 118: oltre alla Asl numero 1 infatti, sono interessate dal potenziamento di mezzi e uomini del Servizio territoriale di emergenza anche le Asl di Olbia, di Nuoro e di Lanusei.Con il piano viene previsto quindi il potenziamento delle postazioni di soccorso avanzato, infermieristico e di base (con a bordo personale delle associazioni di volontariato) e un incremento di operatori. La prima novità riguarda proprio la Centrale operativa dove, dalle 21 della notte di San Silvestro alle 7 del primo giorno del 2009 saranno attive quattro postazioni di ascolto con 4 infermieri professionali e un medico di Centrale. Come di consueto inoltre, sarà operativo con funzioni di supporto in caso di necessità il turno di reperibilità infermieristica.Le postazioni di soccorso avanzato raddoppieranno il servizio mediante lo svolgimento del turno di sostituzione del personale.A Sassari saranno presenti due Msa (mezzi di soccorso avanzato): il secondo equipaggio composto da medico, infermiere ed autista, stazionerà in via Roma (incrocio con Via Bellieni) per la manifestazione del "Capodanno Sassarese" (dalle ore 22 del 31 dicembre fino alle ore 3 del 1° gennaio).Oltre a tre mezzi di base saranno disponibili in aggiunta altri due mezzi di base: uno stazionerà in sede dalle 20 del 31 dicembre alle 8 del 1° gennaio 2009, un'altro mezzo invece stazionerà presso i Portici Crispo (deflusso verso Viale Umberto) per la manifestazione del "Capodanno Sassarese" (dalle ore 20 di domani fino alle ore 3 del 1° gennaio).Nel territorio del circondario di Sassari opereranno in servizio attivo, in aggiunta a quelle già presenti, le associazioni di Ploaghe (dalle 24 alle 8), di Uri (dalle 22 alle 8) e di Perfugas (dalle 23 alle 7).Anche a Porto Torres saranno presenti due Msa: il secondo equipaggio composto da medico ed infermiere, utilizzerà un'ambulanza con autista soccorritore e stazionerà presso la piazza centrale di Castelsardo dalle ore 22 della notte di San Silvestro fino all'orario stabilito dal medico della Centrale Operativa sulla base delle esigenze del momento. Oltre al mezzo di base in convenzione sarà disponibile in aggiunta un altro mezzo di base (dalle 22 alle 8).Nel territorio dalla Marina di Sorso a Valledoria opereranno un'ambulanza di base a Sennori (normalmente presente), quindi due mezzi di base nel territorio di Castelsardo, uno posizionato a Lu Bagnu (normalmente presente) e l'altro in aggiunta a Castelsardo, dalle ore 22 dell'ultimo dell'anno fino all'orario stabilito dal medico della Centrale Operativa. A Valledoria sarà presente un'ambulanza di base dalle 24 alle 8.Ad Alghero saranno operativi due Msa: il secondo equipaggio stazionerà nella zona del Porto di Alghero (Scalo Tarantiello) dalle 22 del 31 dicembre e, anche in questo caso, fino all'orario stabilito dal medico della Centrale Operativa. Quindi saranno disponibili, oltre ai consueti due mezzi di base, che stazioneranno in sede, altri tre mezzi di base aggiuntivi che stazioneranno nella zona del porto di Alghero (Piazza Porta Terra, Scalo Tarantiello e dietro il palco concerto presso la Torre della Madonnina) dalle ore 22 della notte di San Silvestro fino all'orario stabilito dal medico della Centrale Operativa. A Olmedo sarà operativa un'ambulanza di base, così come ad Ittiri (dalle ore 24 del 31 dicembre alle ore 19 del 1 gennaio).Ad Ozieri, invece, la postazione di Msa non raddoppierà e ad essa si affiancherà un mezzo di base. A Benetutti ci sarà un mezzo di base in servizio attivo dalle 20 alle ore 8 del 1° gennaio 2009.



«Mancano 150 infermieri: assistenza di bassa qualità»

La Nuova Sardegna del 31/12/2008 ed. Nazionale p. 21

SASSARI. Mancano all'appello 150 infermieri nella sola Asl n.1. La carenza di personale si rileva soprattutto nei reparti di Pronto Soccorso (dove mancano 8 unità), Medicine, Ortopedia, Cardiologia e Rianimazione. «Un basso numero di infermieri incide sulla qualità dell'assistenza, considerato il numero elevato di persone che ciascun operatore deve seguire in quasi tutti i turni».È quanto hanno riferito i rappresentanti del sindacato degli infermieri Nursing Up alle commissioni provinciali Lavoro e Sanità che in seduta congiunta li hanno ricevuti e ascoltati nei giorni scorsi.Nell'intervento il Nursing Up ha criticato la gestione dell'assistenza infermieristica all'interno dell'Asl 1, «azienda che ha un altissimo tasso di precariato, oltre il 9 per cento contro il 3 per cento di Cagliari». Durante l'audizione è stata illustrata la dotazione organica dell'Asl, secondo i dati dell'Ufficio Infermieristico aziendale e secondo quelli rilevati direttamente dal sindacato.«Nei tre presidi ospedalieri dell'Asl n°1 - risulta dalla relazione presentata in Provincia - ci sono 913 infermieri di ruolo, fra questi 35 sono in maternità, 86 in part-time o esentati dai turni e 92 assunti a tempo determinato. In 618 fanno i turni mentre per dare un'adeguata assistenza nei reparti di degenza servirebbero 730 infermieri turnisti. Insomma, mancano all'appello 112 infermieri più 38 infermieri necessari per i servizi diurni dei presidi: in tutto 150 infermieri in meno solo nell' Asl n°1».I rappresentanti sindacali del Nursing Up hanno anche riferito agli amministratori provinciali che la situazione causa una lievitazione dei costi che potrebbero essere abbattuti rinnovando le dotazioni organiche, risalenti ormai al 1997, secondo i reali carichi di lavoro.Al termine dell'audizione, il presidente della commissione Giovani Ruiu ha affermato che al rientro dal periodo festivo sarà sentita dalle commissioni Sanità e Lavoro anche la direzione aziendale e contemporaneamente verrà presentato un ordine del giorno in consiglio provinciale.



Piano straordinario in Barbagia e Ogliastra per il Capodanno

La Nuova Sardegna del 31/12/2008 ed. Nuoro p. 4

NUORO. È pronto il piano straordinario della Centrale operativa del 118 per la festività di fine anno e inizio del 2009. Il responsabile del servizio che, Piero Delogu, lo ha preparato nei giorni scorsi e trasmesso agli operatori e ai referenti delle Azienda sanitarie che fanno capo al 118 (Sassari, Nuoro, Olbia, Lanusei).Con il piano viene previsto quindi il potenziamento delle postazioni di soccorso avanzato, infermieristico e di base (con a bordo personale delle associazioni di volontariato) e un incremento di operatori.La prima novità riguarda proprio la Centrale operativa dove, dalle ore 21 della notte di San Silvestro alle ore 7 del primo giorno del 2009 saranno attive quattro postazioni di ascolto con 4 infermieri professionali e un medico di Centrale. Come di consueto inoltre, sarà operativo con funzioni di supporto in caso di necessità il turno di reperibilità infermieristica.A Nuoro i mezzi di soccorso avanzato in servizio saranno due e il secondo equipaggio, composto da medico, infermiere ed autista stazionerà presso la sala sosta dell'ospedale. Saranno inoltre disponibili due mezzi di base, uno in servizio regolarmente e l'altro che presterà servizio attivo dalle 20 alle 8.Nel territorio di Nuoro saranno inoltre disponibili un mezzo di base a Cala Gonone, in servizio attivo (dalle 20 alle 8); un mezzo di base a Lula in servizio attivo dalle 19 alle 8; un mezzo di base ad Orgosolo in servizio attivo dalle 20 alle 8; un mezzo di base a Mamoiada in reperibilità; un mezzo di base a Oliena in servizio attivo dalle 23 alle 7; un mezzo di base ad Dorgali in servizio attivo dalle 22 alle 8; un mezzo di base a Orani in servizio attivo dalle 22 alle 8.A Macomer saranno due i mezzi di base in servizio attivo (normalmente uno soltanto).A Siniscola invece ci sarà una sola ambulanza Msa (non raddoppia). Sarà disponibile oltre al consueto un mezzo di base un'ulteriore mezzo in servizio attivo, dalle ore 18 del 31 dicembre alle ore 8 del 1 gennaio 2009. Anche a Sorgono il mezzo di soccorso avanzato non raddoppia. Nel territorio di Sorgono saranno inoltre disponibili un mezzo di base ad Ortueri in servizio attivo (dalle 22 alle 8) e un mezzo di base a Meana Sardo in servizio attivo dalle 22 alle 8.Provincia Ogliastra. A Lanusei sarà attivo un mezzo di soccorso avanzato (non raddoppia). Nel territorio di Lanusei saranno inoltre disponibili un mezzo di base a Lanusei in servizio attivo dalle 21 alle 8; un mezzo di base a Lotzorai (in reperibilità); un mezzo di base a Jerzu in servizio attivo dalle 20 alle 8; un mezzo di base a Urzulei in servizio attivo; un mezzo di base a Valle del Pardu in servizio attivo dalle 20 alle 4, in reperibilità dalle 4 alle 8. Infine a Tortolì sarà attiva una ambulanza con infermiere a bordo (India) (non raddoppia).

martedì, dicembre 30

Rassegna Stampa - 30.12.2008


«Mancano gli infermieri. E il Pronto Soccorso è nel caos»

La Nazione del 30/12/2008 ed. Pisa p. 6

IL PERSONALE non basta e, in alcuni casi, ci si mettono anche i problemi strutturali. Come in pronto soccorso al "Santa Chiara", dove i pazienti sono costretti a stazionare, in barella, nei corridoio, a volte anche per ore. A denunciare la situazione è il sindacato delle professioni infermieristiche 'Nursind'. «Innanzitutto - spiegano - siamo ancora in attesa dell'arrivo del numero di infermieri che era stato promesso ad aprile in base all'accordo che prevedeva, appunto, l'assunzione di 87 infermieri: in realtà finora ne sono arrivati soltanto venti». E LA CARENZA di infermieri si fa sentire. «I problemi, purtroppo, sono sempre di stessi di otto mesi fa, tant'è vero che l'azienda sta prendendo misure abbastanza inconsuete dal punto di vista contrattuale, per esempio imponendo la reperibilità al personale perché non si riesce più a far fronte alle urgenze». I problemi ci sono ancora, insomma. «Anzi, in questo momento l'azienda è molto poco collaborativa sul fronte sindacale: in trattativa non si riesce ad andare avanti e questo vale sia per gli infermieri che per gli 'o.s.s.'. Siamo ancora molto indietro rispetto ai numeri necessari a garantire l'efficienza dei reparti». POI C'E' il problema del pronto soccorso, dove la situazione - spiegano al 'Nursind' - è ancora pesantissima: la struttura è quella che è , ci sono fino a quindici persone in barella nei corridoi e il personale fa quello che può nelle medicherie. Il problema è sia strutturale che per il personale, che no riesce a far fronte a tutti quei pazienti che arrivano là e stazionano per ore in attesa di essere visitate».


Infermieri, nuovo ruolo

Corriere Adriatico del 30/12/2008 ed. NAZIONALE p. 11

ANCONA - Valorizzare e responsabilizzare il personale infermieristico, ostetrico, tecnico, della riabilitazione e della prevenzione. E' l'obiettivo dell'accordo con le organizzazioni sindacali (Fp Cgil, Fp Cisl, Fpl Uil e Fsi) che la giunta ha recepito, prevedendo l'istituzione dei Dipartimenti delle professioni sanitarie presso l'Asur, le Aziende Ospedaliere di Ancona (Ospedali Riuniti) e San Salvatore di Pesaro, l'Inrca e le 13 Zone territoriali. Il Dipartimento partecipa alla definizione delle politiche aziendali che coinvolgono le professioni sanitarie (infermieri, ostetrici, tecnici, riabilitazione e prevenzione), in sinergia con le altre componenti professionali del sistema sanitario regionale. La Regione riserva un'attenzione particolare alle professioni sanitarie, "che l'evoluzione normativa ha ridisegnato, riconoscendo loro la direzione delle attività assistenziali e l'inserimento nel governo clinico delle aziende�? ha spiegato l'assessore alla Salute Almerino Mezzolani. Secondo l'assessore c'è bisogno di "un lavoro di squadra, dove ogni professionista è conscio della propria dipendenza dall'impegno degli altri e della necessità di confrontarsi con i colleghi in modo interdisciplinare, per conseguire l'obiettivo comune della salvaguardia della salute dei cittadini�?. I dipartimenti delle Zone territoriali verranno costituiti dopo i concorsi per i dirigenti delle professioni sanitarie presso le Aziende ospedaliere, l'Asur e Inrca: comunque, entro il 31 dicembre 2009.



Prelievi del sangue dal medico di base

Corriere Adriatico del 30/12/2008 , articolo di c.p. ed. ASCOLI p. 2

ASCOLI - Da qualche giorno è stato portato a termine l'annunciato trasferimento degli ambulatori, dal vecchio ospedale dell'Annunziata, nella nuovissima piastra dell'ospedale Mazzoni a Monticelli. Trasferimento riuscito in breve tempo per la dedizione di infermieri e tecnici, che hanno lavorato in periodo di feste e ferie natalizie. Ovviamente funzionano tutti quegli ambulatori per i quali sono presenti i relativi medici specialisti. Come sempre accade, il primo avvio per diventare subito funzionale, ha sempre bisogno di quello che si chiama tempo d'assestamento. Stando però al primo monitoraggio, tutto sembra procedere in maniera soddisfacente.S'era appalesato qualche sparuto rilievo circa i prelievi di sangue, ma ci è stato precisato - dalla cortese dottoressa Teresa Nespeca - che al momento funzionano due punti di riferimento per i cittadini: quello consueto all'interno dell'ospedale e quello nuovo nel gruppo degli ambulatori.Ci è stato poi anticipato che nel prossimo mese di gennaio, il direttore dottor Giuseppe Zuccatelli, unitamente ai suoi collaboratori, studieranno e metteranno in attuazione un servizio quanto mai utile sul piano sociale, a favore degli assistiti. Si tratta, in breve, di predisporre un infermiere ospedaliero - in associazione - che si porterà presso le sedi dei medici di base o di medicina generale (nuova denominazione) che calendarizzeranno prelievi di sangue per i propri pazienti.Per tantissimi cittadini, specie se anziani, dovrebbe risultare come la più razionale iniziativa. Perché donare il sangue? Il sangue è un tessuto fluido, indispensabile alla vita e soprattutto non riproducibile artificialmente. Attualmente non esiste un mezzo che lo possa sostituire, l'unico modo per ottenerlo per le trasfusioni è attraverso un atto di responsabilità, sensibilità e amore per il prossimo che ci farà sentire fieri di noi stessi: la donazione. Il suo larghissimo impiego terapeutico rende il sangue sempre insufficiente. Foto:I prelievi di sangue saranno fatti anche negli ambulatori dei medici di base



Professioni sanitarie, Forlì vince su Cesena

Corriere di Romagna del 30/12/2008 ed. Forlì p. 11

FORLÌ. Orientamento all'innovazione, efficacia e concretezza dei risultati, sviluppo e integrazione delle professioni. Sono queste le prerogative che hanno permesso all'Unità di valutazione multidimensionale (Uvm) dell'Ausl di Forlì di sbancare il convegno nazionale di Reggio-Emilia "Lo sviluppo inizia qui: assistenza, ricerca, didattica nelle professioni sanitarie", che si è svolto la scorsa settimana. Il poster relativo all'iniziativa forlivese, con pochi eguali in Italia, ha infatti vinto il primo premio nella categoria professioni sanitarie, davanti a Verona e Cesena. L'elaborato, a cura di Germano Pestelli, direttore del dipartimento Post-Acuti, di Silvia Mambelli, direttore del servizio infermieristico, di Azzurra Bernabei, dirigente infermieristico, di Marinella Terrasi, infermiera case-manager, e di Mariangela Fumagalli, dirigente infermieristico, è valso poi il dono di una videocamera Philips. L'Unità di valutazione ha risposto pienamente a quelli che erano gli obiettivi del convegno, volto a valorizzare le esperienze professionali e organizzative nell'area sanitaria caratterizzate da integrazione multi-professionale, continuità assistenziale e sicurezza delle cure.



Taraso assegnato dal TdL di Catanzaro
agli arresti domiciliari

Gazzetta del Sud del 30/12/2008 ed. COSENZA p. 37

Il Tribunale della libertà ha annullato il provvedimento con cui, nelle scorse settimane, erano stati assegnati agli arresti domiciliari gli infermieri professionali Franca Maria Pastore, Maria Francesca Ambrosi, Anna Casella, Catia Grosso Lavalle Francesca Vigna e Ada Benvenuto. L'organo giudiziario del riesame ha accolto il ricorso presentato dagli avv. Francesco Chiaia, Salvatore Tropea, Roberto Lepera, Tommaso Sorrentino e Nicola Guerrera. Gli indagati, come altri 38 loro colleghi, sono accusati di aver comprato il diploma professionale ottenendo poi l'assunzione in strutture sanitarie pubbliche e private. I giudici catanzaresi - come già era avvenuto nei giorni scorsi per altri indagati - hanno ritenuto venir meno le esigenze cautelari. E sempre il Tribunale della libertà, in accoglimento del ricorso presentato dagli avvocati Sergio Sangiovanni e Lucio Esbardo, ha assegnato agli arresti domiciliari il caposala d'una clinica privata di Belvedere, Damiano Taraso, indicato dalla procura come il personaggio centrale della vicenda giudiziaria. I magistrati hanno ritenuto, in relazione ai sette capi d'imputazione riferiti alle ipotesi di reato del falso, che le esigenze cautelari possano essere pienamente rispettate con la sola detenzione domiciliare. Taraso, fino a ieri, era infatti ristretto in carcere. È stata invece annullata la parte di ordinanza di custodia cautelare che lo riguardava in merito alle ipotesi di reato di corruzione (per i rapporti mantenuti con un funzionario dell'università romana del Sacro Cuore), di violenza privata (per via dei rapporti avuti con una ragazza che aspirava ad ottenere l'iscrizione a una facoltà universitaria), di ricettazione e di truffa. Damiano Taraso veniva indicato dagli investigatori del Nas (Nucleo antisofisticazioni dell'Arma) come il fornitore abituale dei diplomi falsi. I titoli di studio - questa la tesi della Procura cittadina - venivano venduti a prezzi che variavano dai tremila ai settemila euro. Durante il blitz che aveva portato all'esecuzione del provvedimento restrittivo firmato dal Gip di Cosenza erano stati, tra l'altro, sequestrati numerosi diplomi di dubbia produzione poi esibiti in condferenza stampa dagli investigatori. Nell'indagine condotta in tutta la Penisola, peraltro, i carabinieri del Nas non avevano risparmiato la sorella e due nipoti di un sottufficiale della Benemerita in servizio presso la sede cosentina dello speciale nucleo impegnato nella complessa inchiesta.
Gli accertamenti investigativi stanno al momento continuando per individuare altri fornitori di diplomi fittizi e una ventina di falsi infermieri professionali non ancora smascherati.



Da Imola agli studi di "Uno Mattina"

La Voce di Romagna del 30/12/2008 p. 14

Protagonisti i volontari di Aviat e i progetti in Togo
IMOLA - Nella trasmissione "Uno Mattina" di Rai 1 venerdì 2 gennaio alle 9 si parlerà di Imola. Ad essere intervistato nell'ambito dello spazio riservato alla presentazione di realtà di volontariato nei Paesi in via di sviluppo, sarà Gianfranco Mirri, medico ginecologo e membro del Consiglio direttivo dell'associazione cittadina Aviat (associazione volontari italiani amici Togo). In particolare si racconterà del progetto "Con la vista un'opportunità in più", cui l'Aviat darà il via a partire dal 15 marzo. Insieme a Mirri sarà presente il responsabile di Amoa (associazione medici oculisti per l'Africa), realtà bolognese gemellata all'iniziativa e già attiva in vari Paesi bisognosi come Kenya, Zimbawe e Ghana. "Per noi è una bella possibilità per far conoscere la nostra associazione in tutta Italia - spiega Mirri -. Questo è importante per sensibilizzare le persone a un tema tanto importante come è quello dell'aiuto alle migliaia di persone che in Togo, come in moltissime parti dell'Africa, vivono in una situazione di estrema povertà che nega loro l'accesso a beni fondamentali quali cibo e medicine. Non solo. Farci conoscere sul territorio nazionale significa consolidare la nostra credibilità, a conferma della fiducia che gli imolesi da sempre ci riservano, e per ampliare il bacino degli aiuti a sostegno dei nostri progetti". Grazie alla generosità di privati ed esercizi commerciali della città, molto è già stato fatto in favore del Togo dal 2005, data di nascita dell'Aviat, ad oggi. A partire dalla costruzione di due dispensari (centri di assistenza sanitaria) a Dague ed Avepozoo a quella della "Casa degli angeli", punto di riferimento per i bambini adottati a distanza e per le équipe imolesi che si recano periodicamente in Togo. "Nel 2005 grazie all'opera di 3 medici e 2 infermieri sono state eseguite in loco mille ecografie e 800 visite mediche - prosegue Mirri -. Nel 2007 undici volontari hanno somministrato oltre 1600 vaccini contro la febbre gialla, eseguito 250 test Hiv specie a donne in gravidanza, rilevato 200 emoglobine, eseguiti 250 Tine test per valutare la ricettività alla Tbc, effettuato circa 300 visite mediche e ginecologiche con ecografie e somministrazioni di farmaci". Ora ci si concentra invece su un altro flagello: la cecità. Questa si diffonde tra la popolazione per cause facilmente rimovibili come: la cataratta congenita, che colpisce anche bambini; il tracoma, un'infezione oculare da scarse condizioni igieniche facilmente risolvibile con una pomata antibiotica; l'oncocercosi (cecità fluviale) causata dalla filaria contratta dalle mosche. "Al dramma della persona che si trova a perdere la vista - prosegue Mirri - si somma quello della ripercussione sociale della malattia. L'invalido per vivere ha infatti bisogno di un 'tutor', che generalmente è un minorenne cui viene impedito di andare a scuola e fare quello che un ragazzo dovrebbe fare: semplicemente il bambino". A questo scopo a marzo per due settimane si recheranno in Togo in 19 tra medici, infermieri e personale vario; opereranno nell'ospedale pubblico "De Bè" a Lomè, la capitale, e nei dispensari di Daguè e Togoville. L'associazione sta seguendo altre attività: la costruzione di un pozzo nella Casa degli angeli, di un nuovo centro medico a Togoville, l'acquisto di un ecografo portatile. Tra i progetti in via di definizione: la prevenzione e cura della malaria (causa di morte per moltissimi bambini), l'invio periodico di volontari per seguire l'attività dei dispensari, l'incremento delle adozioni a distanza, la campagna "Adottiamo un infermiere". Il sito dell'associazione è www.aviatonlus.altervista.org La sede è in via Selice 53/a, tel. 0542 30311. Medico Gianfranco Mirri è membro di Aviat (associazione volontari italiani amici Togo), nata a Imola tre anni fa

lunedì, dicembre 29

Rassegna Stampa - 25.26.27.28. 29.12.2008

Infermieri, Gioia presidente bis

La Libertà del 27/12/2008 p. 13

Rinnovato per tre anni il direttivo del collegio piacentino
Si sono tenute nei giorni scorsi le elezioni per il rinnovo del consiglio direttivo del collegio Ipasvi di Piacenza relativo al triennio 2009-2011. Lo stesso direttivo dell'associazione che riunisce infermieri, assistenti sanitari e vigilatrici d'infanzia si è poi riunito, nominando le massime cariche statutarie: sono state confermate alla presidenza Antonella Gioia, alla vicepresidenza Ada Franzini, mentre Maria Genesi è stata rieletta segretaria così come Patrizia Fumi mantiene l'incarico di tesoriera.
I consiglieri sono Marilena Bongiorni, Andrea Contini, Ursula Corvi, Gabriele Cremona, Maria Angela Dallafiore, Bettina Dallagiacoma, Giuliana Masera, Lara Muroni, Elena Olmini, Giorgia Pizzamiglio e Daniela Sfolcini.
I rappresentanti del nuovo consiglio, nel corso del primo incontro, hanno discusso rispetto gli obiettivi per il prossimo triennio: fra le priorità in programma vi è innanzitutto la diffusione della revisione del Codice deontologico, cercando di raggiungere e sensibilizzare quanti più professionisti iscritti agli Albi dell'infermiere, degli assistenti sanitari, dei vigilatrici d'infanzia (da qui l'associazione prende il nome di Ipasvi).
«Maturare senso di appartenenza nei confronti della propria comunità professionale - hanno spiegato i consiglieri - costituisce un momento importante di crescita ed aggregazione. L'attività esercitata dall'infermiere oggi viene considerata a tutti gli effetti una professione di servizio: nella relazione di aiuto interagiscono due soggetti, l'uno necessita d'assistenza per risolvere un problema, mentre l'altro risponde mettendo a disposizione le proprie conoscenze, la propria esperienza e la propria competenza. La finalità comune a quella di altre professioni sanitarie - hanno aggiunto - è la salute ed il benessere della persona, senza dimenticare il contesto in cui l'assistito vive». Ecco allora come diventa importante non perdere di vista l'aspetto etico della professione: «E' la base fondamentale - hanno precisato i rappresentanti Ipasvi - per costruire con competenza, professionalità e pazienza il nostro agire quotidiano. Segnaliamo inoltre la possibilità di visitare il sito del Collegio Ipasvi della provincia di Piacenza (www.ipasvipc.it), strumento utile di consultazione per convegni, aggiornamenti e comunicazioni e che fornisce anche la possibilità di proporre contributi relativi alla propria esperienza, con la pubblicazione sulla rivista quadrimestrale del collegio Therapeia inviata a tutti gli iscritti».
27/12/2008




Rsa Luciani sotto accusa:
«Addio agli infermieri, arriva una cooperativa»

Il Resto del Carlino del 27/12/2008 , articolo di EMANUELA ASTOLFI ed. Ascoli p. 2

Di EMANUELA ASTOLFI A FINE AGOSTO, con una gara d'appalto, la gestione interna della Rsa ex Luciani, in via delle Zeppelle, è stata assegnata ad una cooperativa che dall'inizio del nuovo anno con il proprio personale dovrà provvedere alla cura, alla sorveglianza e a tutte le attività di cui necessitano i malati o gli anziani ospiti della struttura. La decisione presa dall'Asur 13 però non convince la presidente dell'Associazione tutela diritti del malato (Atdm) che teme per il futuro degli ospiti della Rsa. «La nostra preoccupazione più grande - spiega Silvia Trivelli, presidente Atdm - è che questa privatizzazione porti all'interno della Rsa personale di una cooperativa che non è abbastanza qualificato per il genere di lavoro che deve svolgere». Presidente, ci spieghi meglio cosa intende. «La gestione affidata totalmente ad una cooperativa ci pone grandi interrogativi, basta sapere che la stessa dopo essersi aggiudicata l'appalto ha chiesto del tempo per organizzare meglio la formazione del personale e avviare dei corsi appositi». Quando avverrà il passaggio di consegne? «L'avvicendamento è previsto per gennaio, ma per sette o massimo dieci giorni ci sarà una sorta di compresenza tra le due realtà: da un lato il personale infermieristico dell'Asur (al momento in forza nella Rsa, ndr) e dall'altro quello della cooperativa che si occuperà dei malati e degli anziani». Crede che questo lasso di tempo sia sufficiente? «Assolutamente no. Non basta per conoscere la situazione vissuta da ogni malato e i bisogni che ha e soprattutto non basta per delle persone che non sono infermieri e che si ritroveranno a lavorare come tali». Di quali cure e attenzioni hanno bisogno gli ospiti della Rsa? «Ci sono casi più gravi di persone la cui vita è legata ad un macchinario o, meno gravi sotto il profilo medico, con persone che hanno bisogno di pulizia e di cura dell'igiene personale. Il primo piano è un ricovero per chi ha difficoltà mentali, al secondo c'è la Rsa, il ricovero assistito, mentre il terzo ospita il ricovero per anziani non autonomi che hanno bisogno di assistenza sanitaria. Il personale già adesso è insufficiente, di notte chi lavora deve alternarsi sui tre piani. Per questo, il nostro timore è che le persone che inizieranno a lavorare all'interno non siano sufficientemente preparate a relazionarsi con gli anziani e a provvedere alle cure dei malati. Mancando le figure degli infermieri temiamo che possano esserci disagi per i malati. Mi dispiace che la città non sia pienamente cosciente di questa entità, forse troppo nascosta nel verde di a una collina». Che impressione ha avuto la prima volta che è entrata nella Rsa? «In apparenza sembrava tutto funzionale, ma se poi si sbircia nelle stanze o ci si sofferma a parlare con i ricoverati che non sono pochi, perché non tutti purtroppo possono permettersi il Ferrucci o altre strutture, si coglie la miseria umana che c'è lì dentro. E non parlo di professionalità delle persone. Faccio un esempio: ci sono persone allettate che dal mattino alla sera non vengono mai cambiate, se si passa davanti ai loro letti sembra tutto perfetto, ma alzando le coperte si capisce la situazione che vivono tanti anziani. Come Atdm ho urlato e non è servito. Ho provato a essere comprensiva e spiegare, con l'aiuto dei familiari che sono ricoverati, come si poteva fare meglio per suscitare un cambiamento, ma non è servito neppure questo».


24 medici e32 infermieri Aumentati gli accessi rispetto all'Umberto I

Il Gazzettino del 28/12/2008 ed. VENEZIA p. VII

I NUMERI

Ci sono 20 medici più il primario che lavorano al pronto soccorso dell'ospedale dell'Angelo. In arrivo altri 3 medici nel 2009. Gli infermieri sono 32. L'organico è completo dal punto di vista dei numeri, medici e infermieri vedono ogni anno 80 mila persone. Si pensava che il trasloco dal vecchio Umberto I al nuovo ospedale dell'Angelo avrebbe portato ad un calo degli accessi e invece non è così. Nei primi 5 mesi e mezzo, quando c'era ancora l'Umberto I, gli accessi sono stati 34.775, dal 14 giugno al 30 novembre sono stati 35.082.


Da frate e da infermiere le mie domande a Englaro e ai magistrati che decidono sull'etica

Il Gazzettino del 28/12/2008 ed. UDINE p. 1

IL CASO ELUANA di Cristiano Cavedon (*)

Non uso il pulpito per questa comunicazione, il pulpito lo uso solo per la Parola di Dio, e forse certi giornalisti non sanno che il pulpito non è più l'unico mezzo di comunicazione della chiesa. Ma forse dovremmo tornare ad usarlo come una volta, quando i mezzi di comunicazione erano molto più limitati e il pulpito costituiva uno strumento indispensabile per comunicazioni non solo religiose, per arrivare presto e bene a tutta la popolazione.
Parto dalla mia esperienza di frate e sacerdote, di infermiere professionale, di tecnico di cooperazione internazionale, di insegnante di etica professionale. Credo di parlare con conoscenza di causa.

Diversamente da altri, che pensano di ridurre il caso alla sfera privata, ritengo il fatto di Eluana Englaro un fatto pubblico e non privato. Pubblico perché da anni è uscito dall'ambito privato, perché è stato affidato alla decisione pubblica della magistratura, perché Eluana vive da anni in una struttura che non è una casa privata, perché non è assistita privatamente dalla famiglia, perché la sua morte è affidata a una equipe medica di una struttura convenzionata con la Regione e quindi con lo Stato, perché di lei se ne occupano tutti e non solo la sua famiglia, perché la decisione di lasciarla morire interpella tutti.

E qui mi pongo la prima serie di domande: perché il papà non se l'è portata a casa, perché non si è assunto lui la responsabilità di lasciarla morire di fame e di sete? Perché altrimenti sarebbe stato accusato di mancato soccorso? Molte volte negli ospedali abbiamo portato a casa dei moribondi e lasciato che i famigliari assistessero i parenti con i propri mezzi fino alla morte. Perché non è stato attuato un piano simile? Forse perché se lui avesse fatto da solo sarebbe stato perseguibile, se invece la magistratura stabilisce che una equipe medica può farlo, allora lo stesso fatto non è più un reato perseguibile? Ma può un tribunale sentenziare di non soccorrere chi ha bisogno di mangiare e di bere? Allora un genitore che non dà il cibo a un figlio piccolo, o un figlio che non provvede al nutrimento dei genitori anziani non potrà più essere accusato di mancato soccorso? E se succede un incidente per la strada o in casa bisognerà chiedere, prima di intervenire in aiuto, se i malcapitati vogliono vivere o morire? Se diranno che vogliono morire, nessuno potrà più intervenire per salvarli? Nella professione medica e infermieristica se un suicida non riesce nel suo tentativo viene ordinariamente assistito e aiutato a vivere. Dopo questa sentenza dovrà essere aiutato a vivere o a morire, dato che il tentativo di suicidio è una chiara volontà di morte? La conseguenza più immediata è che i medici e gli infermieri che saranno chiamati a intervenire dovranno ripensare profondamente la loro etica professionale.

Ma i magistrati hanno titolo per cambiare e stravolgere l'etica professionale? Oppure non c'è più etica e ognuno decide come gli pare, purché abbia un tribunale che glielo consenta? Ho l'impressione che una decisione di questo genere sia molto gradita all'on.le Berlusconi: lui che da anni è accusato di farsi leggi ad personam, e che a sua volta dice che la magistratura, specie quella milanese, vuole essere la sola a decidere quali leggi devono essere fatte e quali no, non può che essere contento di dimostrare anche con questa sentenza quanto sia valida la sua politica contro questo modo di procedere della magistratura.

(*)priore del santuario delle Grazie a Udine

Continua a pagina IV



Scadenza 29 dicembre:
Dirigente medico di dermatologia e venerologia

La Nazione del 29/12/2008 ed. Pistoia p. 25

Scadenza 29 dicembre: Dirigente medico di dermatologia e venerologia (Incarico); Azienda Usl 3 Pistoia (Via Sandro Pertini, 708 - 51100 Pistoia, tel. 0573/352714 - 2875); Titoli di studio: Laurea in medicina e chirurgia; Note: Incarico di dirigente medico di dermatologia e venerologia per la direzione della u.o. dermatologia. Sono richiesti: l'iscrizione all'albo dell'ordine dei medici chirurghi; anzianità di servizio di 7 anni, di cui 5 nella disciplina o disciplina equipollente, e specializzazione nella disciplina o in una disciplina equipollente, ovvero anzianità di servizio di 10 anni nella disciplina (con esclusione di ogni equipollenza); attestato di formazione manageriale. Scadenza 29 dicembre: Direttore di struttura complessa disciplina di oftalmologia (Incarico); Azienda Usl 2 Lucca (Via per Sant'Alessio - Monte San Quirico - 55100 Lucca, tel. 0583/970778 - 970753); Titoli di studio: laurea in medicina e chirurgia; Note: Incarico quinquennale per la direzione di struttura complessa, disciplina di oftalmologia, per l'U.O. oculistica del P.O. di Lucca. Sono richieste: l'iscrizione all'albo dell'ordine dei medici chirurghi e anzianità di servizio di sette anni, di cui cinque nella disciplina o disciplina equipollente e specializzazione nella disciplina stessa o in una disciplina equipollente, ovvero anzianità di servizio di dieci anni nella disciplina. Scadenza 31 dicembre: Collaboratore professionale sanitario-infermiere (Assunzione a tempo determinato); Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi (Via delle Oblate, 1 - Padiglione 69 - 50141 Firenze, tel. 055 7948126 - 7948258 - 7949092; E-mail: risorseumane@aou-careggi.toscana.it); Titoli di studio: Diploma universitario di infermiere o equipollente; Note: selezione pubblica per titoli per l'assunzione a tempo pieno e determinato, tre mesi, di collaboratori professionali sanitari - infermieri, categoria D. E' richiesta l'iscrizione al relativo albo professionale. Scadenza 8 gennaio: Collaboratore professionale sanitario-infermiere (10 posti, assunzione a tempo indeterminato); Usl 12 Viareggio (c/o Ospedale Versilia, via Aurelia, 335 - 55041 Lido di Camaiore, tel. 0584-6059474 - 6059475); Titoli di studio: diploma universitario di infermiere o equipollente; note: collaboratore professionale sanitario, infermiere, categoria D, riservato ai disabili. Scadenza 12 gennaio: Esperto amministrativo e/o contabile (2 posti, contratto di formazione lavoro); Comune di Calenzano (piazza Vittorio Veneto, 12 - 50041 Calenzano, tel. 055/8833245 - 216; E-mail: personale@comune.calenzano.fi.it); Titoli di studio: diploma di maturità di durata quinquennale, o altro diploma, o equipollente; note: esperto amministrativo e/o contabile, categoria C1, con contratto di formazione e lavoro; uno dei posti messi a concorso è riservato ai disabili. I candidati devono avere età non superiore a 32 anni. Scadenza 15 gennaio: specialista dei servizi della formazione, informazione e sviluppo economico (3 posti, assunzione a tempo determinato); Provincia di Prato (via B. Ricasoli, 25 - 59100 Prato, tel. 0574 534516 - 534517); Titoli di studio: Laurea specialistica o laurea con voto di laurea minimo 100/110; Note: Specialista dei servizi della formazione, informazione e sviluppo economico, categoria d1, a tempo determinato e pieno, da destinare all'area istruzione, formazione, orientamento e lavoro. È richiesta esperienza lavorativa di almeno 3 anni nell'ambito delle attività oggetto dell'avviso, in particolare: programmazione, progettazione, valutazione, gestione, controllo e rendicontazione degli interventi di Formazione e Politiche attive del lavoro attinenti il Fondo Sociale Europeo.


Malato terminale, la visita non passa

La Nazione del 27/12/2008 ed. Empoli p. 2

UNA TESTIMONIANZA lucida, drammatica nella sua essenzialità. E' il racconto di una giovane donna che ha accompagnato alla morte il padre, affetto da un tumore incurabile, ricoverato al «San Giuseppe» di Empoli. Ed è insieme una critica feroce alla qualità dell'assistenza ricevuta. Non certo clinica (il male era incurabile), ma dal punto di vista umano. Da anni si prestano attenzioni alle cure palliative per i malati terminali, e squadre fantastiche di medici, paramedici e volontari aiutano i pazienti e le loro famiglie ad affrontare questa durissima realtà. Nel caso di questa giovane donna (di cui abbiamo deciso di pubblicare solo le iniziali per tutelare la privacy) qualcosa non ha funzionato. E speriamo che si tratti di un caso isolato. ----------- IN QUESTI giorni di festa, permettetemi di scrivere una lettera, che stride con l'atmosfera gioiosa del Natale, del Capodanno e dell'Epifania.Vorrei raccontarvi la mia testimonianza di figlia di un padre ucciso da un carcinoma polmonare in cinque mesi. Mesi di angoscia, speranza, paura, rabbia. Forse riuscendo a mettere questi sentimenti su carta, sapendo che qualcuno potrà leggerli, io e la mia famiglia riusciremo a trovare un po' di serenità. Scrivo per mettervi a conoscenza dell'ultimo mese di mio padre, deceduto all'ospedale di Empoli, nuovo come struttura, alquanto vecchio nei problemi logistici e organizzativi. LA NOSTRA esperienza riguarda il quinto piano, medicina generale. Pochi infermieri, per troppi pazienti. medici che devono essere rincorsi per avere un consulto, che non si ricordano di te, figlia, che hai il padre ricoverato già da due settimane nello stesso reparto e sei lì tutti i giorni. A volte, sogno quel maledetto campanello che aveva accanto al letto; se suonavi, era sicuro che l'infermiere di turno sarebbe arrivato dopo 15/20 minuti. Queste mie parole non derivano dalla rabbia di aver perso mio padre, sarebbe troppo semplice e scontato, altri parenti di pazienti ricoverati erano indignati molto più di noi. IO CREDO che un medico dovrebbe seguire con delicatezza e sensibilità un malato terminale, il loro lavoro consiste anche nel saperlo accompagnare dignitosamente fino alla fine. Come si fa a sbuffare di fronte ad una figlia disperata, che chiede una flebo perché il padre non ha mangiato per tutto il giorno, e si sente rispondere «certo se proprio lo desidera la flebo la facciamo, ma lo capisce vero che suo padre è in fin di vita?»; oppure chiamare il medico di turno, e vedersi arrivare l'infermiere con l'antidolorifico perché «tanto abbiamo visto la cartella clinica, non importa venire a vedere il paziente», o della visita medica mattiniera, quando molto spesso mio padre veniva «saltato» dal medico, quando invece l'altro compagno di stanza - più fortunato di lui - veniva visitato.Lui non capiva perché l'altro sì, e lui no... Spiegarglielo, trovando scuse stupide, era per noi una pugnalata al cuore. CI SAREBBERO molti altri esempi, ma voglio fermarmi qui.. Quanta mancanza di rispetto per un uomo che aveva sempre una parola gentile per tutti, una persona corretta, educata, diginitosa fino alla fine. E' per questo che ho scritto, tutto questo mi sembra inconcepibile.Probabilmente ho affrontato un argomento troppo serio e complicati per essere liquidato in una sola lettera, ma spero di aver gettato un sassolino, in questo mare di ipocrisia... Sicuramente quello che non è mancato a mio padre è stato il nostro amore, puro, sincero, incondizionato di una moglie e dei suoi due figli, che non gli hanno mai lasciato la mano fino a quell'ultima, tremenda notte in cui è mancato. E questa lettera penso sia l'ultimo atto di amore nei suoi confronti. F.G.


«Siamo a conoscenza della situazione
di disagio ma è una struttura privata»

Alto Adige del 27/12/2008 ed. Nazionale p. 25

MERANO. «Siamo al corrente di una certa situazione di disagio che si vive all'interno della casa di riposo Eden, ma trattandosi di struttura privata noi non possiamo intervenire in alcun modo»: esordisce così il dottor Frank Blumtritt, coordinatore tecnico-infermieristico del comprensorio sanitario di Merano dice la sua sulla situazione che pazienti e familiari vivono nella struttura di via Christomannos.
Dottor Blumtritt, non è che tutto questo deriva dal fatto che l'Asl non fornisce abbastanza finanziamenti per garantire la presenza degli infermieri necessari?
«Al contrario, noi stiamo rispettando i parametri provinciali. Per quella struttura sono previsti 6,25 infermieri e questi noi siamo disponibili a pagare. Alla Eden il personale è assunto direttamente dalla cooperativa. Non ci hanno mai presentato domande di aumento dell'organico. Temo che con le difficoltà attuali facciano fatica invece a sostituire il personale che se n'è andato».
Lei è al corrente di un ricorso del personale anche all'Ordine degli infermieri?
«Come Azienda sanitaria abbiamo deciso di non partecipare all'incontro che si è avuto tra responsabili della casa di riposo e personale. I nostri responsabili territoriali hanno ricevuto una copia della relazione nella quale credo viene proposta una soluzione».
Secondo lei il problema dove sta?
«Forse nell'approccio della nuova responsabile. Si tratta di un'assistente geriatrica. Gli infermieri appartengono a una categoria diversa e difficilmente accettano, per così dire, imposizioni da parte di assistenti. Se il clima fosse buono questa diversità di "grado" potrebbe passare quasi inosservata, ma in questo caso non è così».
Cosa possono aspettarsi i familiari delle persone ricoverate?
«Spero che la situazione di tranquillizzi e a muoversi dovrà essere in prima persona il direttore sanitario della casa».
Ma non si tratta del dottor Oberschertner, che è anche un vostro medico al servizio in distretto?
«Lo è stato per pochissimo, poi si è dimesso anche lui».
Se non si troverà una soluzione?
«Il rischio è che nessun infermiere voglia andare a lavorare in quella casa di riposo e la direzione sia costretta a ridurre il numero di posti letto.


Pensionato Eden, fuggi fuggi degli infermieri

Alto Adige del 27/12/2008 ed. Nazionale p. 25

Altri sei si sono dimessi nelle ultime due settimane
MERANO. Il suo nome ricorda il paradiso, ma quello che accade all'interno della casa di riposo Eden di Maia Alta, secondo i parenti delle persone ricoverate assomiglia sempre di più a un inferno. A scatenare la protesta dei familiari è un radicale cambiamento del clima di lavoro nella struttura, modificatosi a tal punto da diventare palpabile anche dai parenti. Personale infermieristico ridotto all'osso, dimissioni a raffica (6 addirittura nelle ultime due settimane), riduzione delle visite dei medici esterni, cancellazione della presenza infermieristica 24 ore su 24 sono solo alcuni dei problemi che vengono segnalati.
Il cambio di rotta all'interno della casa di riposo "Pensionato Eden" di via Christomannos, secondo i parenti delle persone ricoverate, si sarebbe verificato in coincidenza con le dimissioni del precedente direttore tecnico-infermieristico, avvenute più di un anno fa.
La riorganizzazione interna verificatasi di conseguenza, spinta forse anche dalle richieste della sanità pubblica di contenere al massimo i costi, pare aver portato con se delle conseguenze negative soprattutto a livello di organizzazione del lavoro e rapporti tra dipendenti e pazienti.
Non si spiega altrimenti il progressivo ricambio di personale assistenziale e infermieristico che si è verificato nel corso dell'ultimo anno, dato questo che non è sfuggito ai pazienti ma soprattutto ai loro familiari, abituati a parlare delle condizioni dei loro cari sempre con lo stesso referente.
«Nel giro delle ultime due settimane - sostiene uno dei familiari infuriati per come stanno andando le cose nella casa di riposo privata - ci è stato detto che ben sei dipendenti si sono licenziati. Pare anche che il numero degli infermieri sia insufficiente, in passato sapevamo della presenza di almeno sei addetti, oggi vediamo in servizio al massimo due o tre persone». La cosa che preoccupa anche i parenti delle persone ricoverate alla casa di riposo Eden è il venir meno della presenza costante in casa di un infermiere. «Fino a un anno fa avevamo la certezza - spiegano i familiari - che nell'arco delle ventiquattr'ore all'interno della casa era sempre presente almeno un infermiere. Oggi, vista la carenza di infermieri i turni di notte vengono coperti da operatori sanitari e assistenti. Dubitiamo che loro possano intervenire direttamente sul paziente in caso di un'urgenza, ad esempio per fare una iniezione o per somministrare dei medicinali».
Il "Pensionato Eden" di Maia Alta è una delle strutture di accoglienza più importanti in città, seconda solamente al soggiorno per anziani di via Palade e al centro per lungodegenti Sant'Antonius. Eden dà ospitalità a 72 persone anziane, solamente tre delle quali autosufficienti mentre la gran parte necessita di continui aiuti e di assistenza intensiva. «Non capiamo neppure - sostengono ancora i familiari preoccupati - il motivo per cui anche l'accesso dei medici di famiglia dei nostri cari siano stati limitati a una visita al mese quando prima quasi ogni settimana il dottore incontrava l'ospite».
In questi ultimi mesi pare anche che, secondo quanto sostengono i parenti delle persone ricoverate, che il personale abbia coinvolto nelle problematiche anche il sindacato e addirittura il collegio degli infermieri, chiedendo di effettuare delle verifiche su organici, responsabilità e rispetto delle prescrizioni sanitarie e infermieristiche.


Trenta oss «diplomati» per l'assistenza

Corriere delle Alpi del 28/12/2008 ed. Nazionale p. 23

Il sindacalista Zuglian: «Unico neo sono i costi a carico dello studente»

FELTRE. Una sfornata di operatori sociosanitari, quelli che affiancano le funzioni dell'infermiere professionale negli ospedali e nelle case di riposo, è quella promessa dall'Enac (ente nazionale canossiano), autorizzato ad attivare quattro corsi da 30 allievi ciascuno il primo dei quali partirà all'inizio dell'anno prossimo, subito dopo la selezione dei primi trenta allievi. Di operatori sociosanitari, specie se motivati alla professione e qualificati ai fini della legge, hanno bisogno sia l'ospedale che il territorio, ossia le case di riposo.
«E' un mestiere che se fatto con passione non conosce crisi», premette Fabio Zuglian, segretario della Cisl per il comparto sanità, «anzi, l'operatore sociosanitario che con il tempo sostituirà a tutti gli effetti l'infermiere generico con la possibilità di somministrare anche la terapia intramuscolo, è una figura richiestissima dal mercato del lavoro. Il paradosso è che le spese della frequenza al corso, che si aggirano sui milleseicento euro annui, siano a carico degli studenti. Si tratta di persone, prevalentemente donne, vicine ai cinquant'anni d'età che magari hanno perso il lavoro, non possono non integrare il reddito familiare e già si devono accollare gli impegni di frequenza e di studio e li devono coniugare con gli impegni di famiglia e di conduzione domestica. Gli oneri finanziari non dovrebbero essere a carico di soggetti spesso incapienti, ma andrebbero sostenuti a livello di sistema socio-sanitario che richiede queste figure».
Il modello assistenziale che si prospetta, conferma il sindacalista Zuglian, farà sempre più perno sull'operatore d'assistenza specializzato. E questo non solo nel territorio, ma anche in ospedale. In questa prospettiva si interpretano le "fughe" dai centri di servizio periferici, come le case di riposo parrocchiali, o dalle cooperative dove si compie la gavetta degli oss, in cerca del contratto più appetito, quello degli enti locali o parastatali. Un fenomeno ben conosciuto dai direttori di case di riposo private che devono fare i conti con il turn over, talora pesante, non solo di infermieri professionali, ma anche di operatori sociosanitari. Che fanno di tutto e incidono di meno sul bilancio aziendale.
Il corso che abilita alla professione di oss, requisito fondamentale per lavorare in ogni ambito sociosanitario, avrà durata di 13 mesi circa, per un numero di ore pari a 1000 di cui 480 teoriche e 520 di tirocinio. Le 520 ore di tirocinio sono previste fra i reparti ospedalieri, le case di riposo e alcune aree sociali.
Le lezioni si terranno alla sede delle canossiane di viale Monte Grappa in orario pomeridiano dalle 14,30 alle 19,30 per tre rientri alla settimana. Basta il diploma di terza media, mentre per i cittadini stranieri è necessario possedere il permesso di soggiorno al momento della selezione prevista per il 21 gennaio alle 9,30 alla sede Enac.


Altri diciassette nomi di falsi infermieri
finiscono nell'inchiesta

Gazzetta del Sud del 27/12/2008 , articolo di Arcangelo Badolati ed. CALABRIA p. 27

Cosenza
Scavano ancora nelle viscere della sanità cosentina. E, ogni tanto, tirano fuori qualche altra prova che finisce agli atti dell'inchiesta "Gutenberg" sui falsi infermieri. I detective del Nas Cosenza, investigando in tutta la provincia, ne hanno scoperti altri diciassette, anche loro presunti paramedici senza titolo. E quei nomi hanno finito per allungare la lista degli indagati del maxiprocedimento coordinato dal procuratore capo Dario Granieri e dal pm Francesco Minisci. Adesso, le persone iscritte nel registro della Procura cosentina sono diventate 245. Per settantadue di loro, il gip Loredana De Franco aveva ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e nei loro confronti aveva emesso un'ordinanza applicativa di misure cauteleari. Un provvedimento che, nei giorni scorsi, è stato annullato dal Tdl di Catanzaro che ha, invece, ritenuto carenti le esigenze cautelari. Altri due indagati, che, nei giorni scorsi, hanno beneficiato della revoca dell'ordinanza restrittiva sono stati: Carlo Caruso e Sonia Aloia.

L'inchiesta "Gutenberg" ricostruisce un ipotetico mercato di titoli d'abilitazione alla professione di infermiere. I primi diplomi fasulli sarebbero stati venduti nel lontano 1975. Gl'ipotetici beneficiari, attraverso il pagamento di somme variabili tra gli 8 mila e i 10 mila euro, sarebbero sarebbero entrati in possesso di fittizie attestazioni che risultavano rilasciate da Asl e Università. Secondo l'accusa, una volta pattuita la somma i richiedenti ottenevano il falso titolo e il tanto agognato posto al sole. I finti infermieri, infatti, dopo aver svolto anche un breve corso in una nota clinica privata del Cosentino, entravano poi nel mondo del lavoro. Un pozzo nero sul quale si sono affacciati i Nas di Cosenza che hanno indagato con scrupolo e professionalità, lavorando di giorno e di notte per due anni e raccogliendo indizi anche contro loro stessi congiunti. Com'è accaduto al vicecomandante del Nucleo antisofisticazioni che s'è ritrovato la sorella e due nipoti coinvolti nell'inchiesta.



Venti infermieri rimessi in libertà dal TdL

Gazzetta del Sud del 24/12/2008 , articolo di Arcangelo Badolati ed. CALABRIA p. 31

Nei prossimi giorni si conosceranno le motivazioni della decisione assunta dai giudici del Riesame

cosenza
Tutti liberi. Il Tribunale della libertà di Catanzaro ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare con cui, nei giorni scorsi, erano stati assegnati agli arresti domiciliari una ventina di infermieri professionali. Si tratta del personale paramedico in servizio in strutture sanitarie pubbliche e private del Cosentino che - ad avviso della pubblica accusa - avevano acquistato dei diplomi falsi per poter successivamente esercitare la professione.

L'organo giudiziario del riesame ha ordinato l'annullamento della misura emessa nei confronti di: Franco Giorno, Mario Giorno, Giancarlo Costabile, Giovanna Leo, Enrico Mandarino, Franca Saullo, Anna vetere, Maria Assunta Vetere, Francesco Staine, Piergiuseppe Paldino, Ernesto Piscitelli, Antonio Trombino, Dora Pistoia, Antonio Russo, Giovanni Antonio Magurno, Maria Giovanna Belvedere, Emilia Iacquinta, Peppuccio Bellavia, Giovanna Belmonte, Raffaele Consoli. I giudici del TdL (presieduto da Adalgisa Rinardo) hanno accolto i ricorsi presentati dagli avvocati Giampiero Calabrese, Nicola Carratelli, Giovanni Cadavero, Vittoria Bossio, Lucio Conte, Roberto Loscerbo, Paolo Pisani, Raffaele Scarpelli, Giuseppe Trombino, Antonio Quintieri, Franco Napolitano, Franz Caruso, Giancarlo Grandinetti, Francesco Liserre, Pasquale Vaccaro, Egidio Rogati, Pasquale Naccarato.

Il gip, in precedenza, aveva revocato le misure restrittive emesse nei confronti di Gemmina Montalto e Francesco Pallone, difesi rispettivamente dagli avvocati Concetta Santo e Nicola Carratelli. Per la Montalto era stato inoltre disposto il dissequestro dei beni su cui inizialmente erano stati apposti i sigilli giudiziari. Nella capitale, infiene, era stato rimesso in libertà Antonio Pongetti, funzionario dell'Università del Sacro Cuore, finito nei guai per i contatti mantenuti con Damiano Taraso, caposala in una clinica del Tirreno cosentino e attualmente detenuto. L'uomo veniva indicato da alcuni indagati come il personaggio cui erano state versate delle somme di denaro per ottenere i diplomi falsi. I titoli fittizi ottenuti dietro la corresponsione di somme variabili tra i tremila e gli ottomila euro, erano stati successivamente utilizzati - questa la tesi della procura di Cosenza - per ottenere l'iscrizione all'albo professionale e sostenere i concorsi banditi dai nosocomi pubblici, oppure per essere assunti presso cliniche private. Nel corso degli interrogatori sostenuti davanti al gip, Loredana De Franco, una mezza dozzina d'incriminati aveva ammesso d'essere entrata fraudolentemente in possesso dei diplomi falsificati. Lo stesso Taraso aveva riferito d'aver ottenuto alcuni diplomi per il tramite di una non meglio specificata suora che prestava la sua opera in un grande nosocomio romano.

Con la decisione adesso assunta dai giudici del Riesame, l'indagine condotta dai carabinieri del Nas, subisce una battuta d'arresto. Il 29 dicembre saranno esaminate le posizioni di altri infermieri, tra i quali figurano Franca Pastore e Maria Ambrosi, difese dagli avvocati Francesco Chiaia e Massimo Formoso. Rimane adesso da capire se l'annullamento della misura restrittiva, deciso ieri, sia collegabile alla mancanza di esigenze cautelari o al merito della gravità indiziaria. La lettura delle motivazioni poste a base della decisione assunta dai magistrati catanzaresi chiarirà ogni dubbio.

Soddisfazione per il risultato ottenuto è stata espressa dai componenti del collegio di difesa. Nessun commento, invece, in Procura.



Confsal chiude la conciliazione
«Ma i problemi non sono finiti»

Il Cittadino di Lodi del 27/12/2008 p. 15

Sui turni degli infermieri la Confsal chiude in positivo la conciliazione in prefettura. «L'Azienda ospedaliera - spiega il segretario Stefano Lazzarini - ha detto che si impegna a dare informazioni più chiare ai dipendenti sulla turnazione multiperiodo, ma sulla modalità di turnazione c'è ancora da discutere. Gestire male il multiperiodo vuol dire portare i dipendenti a rifiutarlo, per tornare al clima "da caserma" precedente». La Confsal si è sempre battuta perché le turnazioni degli operatori sanitari fossero gestite su un lungo periodo. E non decise giorno per giorno, a seconda delle necessità, impedendo così ai lavoratori di programmarsi la vita. «È dal 2004 - aggiunge Lazzarini - che noi lottiamo su questo fronte, ma il multiperiodo viene organizzato con un modello che non è condivisibile. Hanno messo in piedi delle sequenze di turni secondo regole che noi riteniamo penalizzino i lavoratori. I dipendenti si trovano a fare un week end solo a casa, dopo parecchie settimane di lavoro. Poi magari mettono 4 infermieri al mattino in un reparto e 2 al pomeriggio. Non si capisce perché non ne mettano 3 e 3 . Secondo noi, va a finire che gestendo il multiperiodo con queste modalità, i dipendenti preferiscono poi tornare all'arbitrarietà del modello precedente. Visto che siamo noi quelli che si battono da sempre per il multiperiodo, se lo riempiono di contenuti negativi, i lavoratori se la prendono con noi. Per questo abbiamo voluto denunciare la situazione». Sono molte le criticità sottolineate dalla Confsal. L'organizzazione sindacale sta combattendo anche per la stabilizzazione, che doveva andare in porto dal 2 agosto 2007, dei medici precari. Lazzarini e i suoi iscritti non hanno ancora digerito l'istituzione della chirurgia mini invasiva avvenuta nel 2007 all'ospedale Maggiore, ad opera della vecchia amministrazione, e ora chiusa. Ma non apprezzano neanche l'istituzione della day surgery, chirurgia senza ricovero, all'ospedale Delmati di Sant'Angelo: «Chi abita a Corno Giovine deve andare fino a Sant'Angelo per farsi operare di ernia? Ci credo che poi ci sono le fughe - commenta Lazzarini -, siamo noi che le provochiamo con queste scelte». Dalla direzione pronta la replica di Eligio Gatti: «Quelle di Lazzarini - dice - sono parole che si commentano da sole, frutto di una visione secondo me arcaica della medicina. Se offri un servizio di qualità, fare dieci minuti di auto in più non penso sia un problema. Non si può pensare a un ospedale sotto ogni campanile. Quel che conta è la qualità dell'offerta». C . V.


«A Susa il Pronto soccorso è sotto assedio»

Il Giornale del Piemonte del 28/12/2008 ed. Nazionale p. 5

Con la chiusura di venti posti letto in medicina generale i pazienti sono stati dirottati nell'area di emergenza Il segretario di Ugl Sanità: «Il medico e i pochi infermieri di turno non riescono a gestire tutti i ricoverati» CANTIERE INFINITO Da due anni si attende il completamento dei lavori di ristrutturazione del reparto, ancora in corso COPPOLELLA «Questa situazione dovrebbe prevedere quantomeno un incremento di personale sebbene solo temporaneo»

Sindacati sul piede di guerra all ' ospedale di Susa che fa parte dell ' Asl To3 diretta da Giorgio Rabino. La chiusura per ristrutturazione di venti posti letto del reparto di medicina generale nel presidio cui fa riferimento l ' intera vallata ha messo in agitazione il personale. Come rilevato dal segretario regionale di Ugl Sanit à , Francesco Coppolella, il reparto da oltre due anni aspetta il completamento dei lavori di restauro, ma i lavori cos ì come sono gestiti dalla direzione dell ' azienda stanno « condizionando e modificando, con notevoli rischi per i pazienti e gravi disagi per il personale, il lavoro del pronto soccorso dello stesso presidio » . Infatti, all ' interno del pronto soccorso, la presenza di posti letto dedicati a pazienti che troverebbero la loro collocazione naturale in un reparto di medicina generale (pazienti generalmente anziani con diverse patologie concomitanti e che necessitano di costanti cure mediche ed infermieristiche) nelle ultime settimane è aumentata notevolmente fino ad arrivare a un numero di persone medio giornaliero pari a sette. «È un mini reparto all ' interno del pronto soccorso - si lamenta Coppolella, riferendo le difficolt à denunciate dai colleghi che si trovano a dover gestire una situazione anomala -. Il medico e i pochi infermieri presenti per turno non possono di certo assicurare a tali pazienti la giusta continuit à e complessit à assistenziale, poich é impegnati nell ' attivit à di 118, di triage e di ambulatorio, relative alle attivit à di pronto soccorso oltre ai due letti antishock. La conseguenza è che i pazienti di medicina generale, nonostante il grande impegno e sacrificio del personale del pronto soccorso, che dedica tutto il tempo disponibile e possibile, non godono dell ' assistenza adeguata, con conseguenti possibili rischi per la loro salute » . Inoltre, secondo quanto denunciato da Coppolella, le ore di attesa per i cittadini che si rivolgono al pronto soccorso si sarebbero moltiplicate e la presenza anche di un solo codice giallo spesso « rischia di mettere in crisi tutto il sistema, con ricadute sui ricoverati » . Ecco perch é Ugl Sanit à ha deciso di rendere pubblica la sua protesta. «È inutile dire come questa situazione, a garanzia della sicurezza dei pazienti, dovrebbe prevedere quantomeno un incremento immediato di personale - fa notare l ' esponente sindacale -, anche temporaneamente, in attesa che riaprano i venti posti letto di medicina generale. C 'è da chiedersi per ò , considerato che sono passati circa due anni, se realmente il reparto in questione sar à mai ristrutturato, nonostante le risorse assegnate, o se si è deciso di depotenziare ulteriormente questo importante e fondamentale presidio per la popolazione locale » . Coppolella ricorda come importanti esami che una volta venivano effettuati in questo ospedale, come la gastroscopia, la panoramica dentaria, la mammografia, oggi non ci sono pi ù . « Temiamo che oltre a ci ò si punti a depotenziare e spostare altre risorse e strumenti di cui invece la popolazione e i cittadini del luogo, soprattutto gli anziani, hanno realmente bisogno - conclude Coppolella -: una Sanit à sempre pi ù lontana dai cittadini e sempre meno umana e accessibile per i residenti di questo territorio » .
POLEMICHE A Susa si discute sul «dirottamento» dei pazienti dal reparto di Medicina al Pronto soccorso



«Pronto soccorso vicino al collasso»

La Nuova Sardegna del 29/12/2008 , articolo di FEDERICO SPANO ed. Nazionale p. 14

I pazienti attendono anche sei ore per una normale visita - I sindacati chiedono più controlli e più personale

SASSARI. Il personale infermieristico è ridotto all'osso e il pronto soccorso rischia il collasso. Dopo una settimana passata con quattro organici, invece dei sette previsti per garantire un servizio efficiente, ieri al lavoro c'erano appena tre infermieri. L'attesa per una visita è arrivata tranquillamente a sei ore. Forse troppe per una struttura inaugurata da pochi mesi.
A denunciare la grave situazione in cui versa il pronto soccorso dell'ospedale civile sono i segretari provinciali di due diversi sindacati degli infermieri. Vittorio Conti, del Nursind, in una lettera inviata alla Asl, e sottoscritta dagli infermieri del pronto soccorso, fa riferimento in particolare all'episodio dell'infermiera aggredita nei giorni scorsi mentre era di turno al triage: «Chiediamo che gli organi competenti facciano indagini per verificare la sicurezza dei lavoratori nella sala triage del pronto soccorso. La tutela del cittadino è un bene che va difeso sempre. A garanzia del cittadino e della professione infermieristica chiediamo che venga fatta piena luce sulla vicenda degli infierieri aggrediti e che vengano migliorati i controlli per evitare che questi episodi si possano ripetere». Il problema principale del triage, e quindi dell'accoglienza dei pazienti nel reparto d'urgenza, riguarda prevalentemente la carenza di personale. «La cronica carenza di personale, infatti, impedisce di assicurare il turn over dei turnisti necessari per garantire i servizi ai cittadini. Ben vengano i controlli dei Nas negli ospedali, perché i primi a chiedere certezze sono gli stessi infermieri. Per questo chiediamo che nell'area triage venga inserito un secondo infermiere che copra il turno nell'arco delle 24 ore, inoltre chiediamo che venga inserito un agente di pubblica sicurezza che stazioni nella sala d'aspetto, a tutela dei pazienti e degli stessi operatori sanitari».
Sui problemi del pronto soccorso è intervenuto anche Alessandro Nasone, segretario provinciale del sindacato Nursing Up. «Il tempo del rodaggio nel nuovo pronto soccorso è terminato, ma non la grave carenza nel servizio che la struttura offre alla cittadinanza. Ricordiamo che il nuovo reparto d'urgenza è nato per far fronte alle richieste sempre maggiori dei cittadini, essendo strutturato con una sala d'attesa più accogliente e con cinque ambulatori compreso quello per le emergenze, oltre a un triage più grande, dotato di sei posti di osservazione breve. Ma tutto ciò, dopo diversi mesi, continua a rimanere un sogno. In realtà per la carenza di infermieri il nuovo pronto soccorso funziona al cinquanta per cento delle sue reali capacità. Il personale infermieristico per garantire un'assistenza di qualità, adeguata alle norme di legge, dovrebbe essere composto da nove unità per i turni diurni e da sette nel turno notturno. In reparto, però, negli ultimi giorni c'erano al massimo quattro infermieri (spesso tre). Questa carenza ha portato la dirigenza del pronto soccorso a richiedere alla direzione Aziendale della Asl 1 di attivare le prestazioni aggiuntive infermieristiche da altri reparti, pagate trentacinque euro l'ora, portando così i professionisti a svolgere turni massacranti. Anche così il pronto soccorso continua a funzionare al cinquanta per cento. Quindi, con solo due ambulatori aperti, oltre a quello delle emergenze, con tempi d'attesa enormi e altissimi disagi per i pazienti. Tutto ciò si riflette anche sul servizio 118 che si trova con i mezzi di soccorso bloccati a volte anche per un'ora, perché nessuno può prendere in carico i pazienti da loro trasportati con urgenza».


Nella Casa della salute apre ogni giorno il centro prelievi

La Nuova Sardegna del 27/12/2008 ed. Cagliari p. 2

VILLACIDRO. Nella Casa della salute sono stati attivati il Centro prelievi e l'ambulatorio infermieristico. I prelievi ematici, fatti per accettazione diretta, vengono effettuati tutti i giorni, da lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 9.30. La refertazione, in collegamento diretto con il laboratorio analisi dell'ospedale di San Gavino, può essere ritirata tutti i giorni dalle 12 alle 13. L'ambulatorio infermieristico è invece attivo dalle 9.30 alle 13, esclusi sabato e domenica. Si tratta di un servizio organizzato e gestito da infermieri professionali in collaborazione con i medici di famiglia. (l.on)


San Donà, Pronto soccorso al limite

La Nuova Venezia del 28/12/2008 ed. Nazionale p. 28

Mancano 2 medici e 5 infermieri. Le 3 ambulanze hanno più di 300.000 km

SAN DONA'. Pronto soccorso ancora in carenza di personale. Nonostante la buona volontà e l'impegno di medici ed infermieri, le carenze vengono puntualmente denunciate. I pazienti si lamentano per le code, per le difficoltà nel gestire le urgenze e le inevitabili attese che riguardano i casi sì meno gravi, ma che sono causa di sofferenza per chi attende il proprio turno in sala d'attesa e non vede mai arrivare il momento della visita.
A dicembre si attendevano rinforzi, ma non sono arrivati, mentre anche i volontari vorrebbero lavorare di più. E allora il personale denuncia: «Siamo sotto di organico almeno di due medici e, con le prossime maternità, anche di cinque infermieri». A questo si aggiungono le difficoltà legate al parco ambulanze. Ne sono rimaste tre, ma tutte con chilometraggi eccessivi, fino a 300 mila chilometri. Il prossimo anno dovrebbe comunque arrivare un mezzo nuovo.
La Cgil aveva denunciato pubblicamente queste difficoltà in occasione di una delle ultime riunioni sulla sanità nel Veneto Orientale. Le tensioni aumentano quando riemergono questioni di campanilismo con Portrogruaro. Il pronto soccorso sulle rive del Lemene, infatti, ha una mole di lavoro inferiore, ma il personale non manca e neppure i mezzi, secondo i dipendenti di San Donà che osservano la situazione dei colleghi.
Il prossimo anno sarà in ogni caso decisivo per questo pilastro dei reparti ospedalieri. Le professionalità si sono, quindi si tratta solo di garantire gli organici necessari per una città di 40 mila abitanti e che sta crescendo.
Il direttore generale dell'Asl 10, il dottor Paolo Stocco, è già al lavoro. Il suo obiettivo è la riorganizzazione ospedaliera su tutti i fronti. Ha in tasca già un programma ad hoc anche per il pronto soccorso, una volta che sarà risolta la questione della casa di cura Rizzola per la quale il Comune continua a combattere. Ma adesso il personale dell'ospedale chiede che il sindaco e la giunta si espongano di più anche per l'ospedale di San Donà, argomento quanto mai spinoso che richiede una forte presa di posizione, soprattutto politica.

mercoledì, dicembre 24

Rassegna Stampa - 24.12.2008


Gli infermieri su Eluana: «Non si evochi l'eutanasia»

Il Gazzettino del 23/12/2008 ed. UDINE p. IV

Il presidente Tondo: «La pausa natalizia sia utile a tutti». Moretton (Pd): «No accanimento nè decisione per la morte». Intanto la Corte di Strasburgo ha respinto il ricorso Il problema reale secondo i professionisti è l'obbligo a prolungare un'agonia senza esito. Stasera manifestazione con Brollo«In situazioni come quelle di Eluana è fuorviante evocare il pericolo dell'eutanasia»: lo affermano gli infermieri del collegio Ipasvi di Udine. «Il problema reale - sottolinea l'Ipasvi - è l'insostenibilità della sofferenza, il degrado della dignità, l'obbligo a prolungare un'agonia senza esito, la violenza imposta a chi non può impedire un trattamento che, potendo esprimersi, rifiuterebbe. Riflettere su questo non significa voler negare le cure in situazioni estreme: significa dare consistenza nuova alle forme di libertà personale oggi».
Gli infermieri ricordano che "la morte viene già oggi legalmente riconosciuta ben prima della cessazione naturale del battito cardiaco" nel caso di espianto di organi, e auspicano "un nuovo equilibrio nel bilanciamento dlle possibilità tecniche e professionali con il sentire soggettivo consapevole del malato e la relazione con il suo mondo di vita circostante".
È una presa di posizione che giunge nel giorno in cui la Corte di Strasburgo per i diritti dell'uomo respinge, giudicandolo "irricevibile", il ricorso presentato da diverse associazioni contro la sentenza della Corte d'appello di Milano sul caso di Eluana Englaro.
Intanto stasera a Udine, al centro culturale Paolino d'Aquileia di via Treppo, è programmata una manifestazione aperta a tutti, alle 21.15, con la presenza dell'arcivescovo Pietro Brollo. Verrà proiettata su maxischermo l'opera "Lieve, tenace è la vita". «Nelle aspirazioni degli organizzatori si tratta di un momento di riflessione sulla vicenda umana nel momento di massima fragilità, come è nel caso di Eluana Englaro e di tutte le persone che come li vivono in condizione di stato vegetativo persistente» spiega il presidente dell'Associazione Scienza & Vita di Udine Francesco Comelli.
E da Trieste Renzo Tondo si augura che la pausa natalizia sia utile a tutti ribadendo di considerare la questione un fatto privato: «Non vedo il motivo per cui il presidente della Regione debba prendere posizione politica» dice. Per Edouard Ballaman (Lega Nord), presidente del Consiglio regionale, è stato un errore l'intervento del Governo sul caso Englaro; si allinea a Tondo ritenendolo un caso privato ("posso auspicare che la ragazza continui a vivere, ma non posso entrare nelle decisioni di papà Beppino"). Sulla possibile crisi politica Ballaman ha auspicato che "l'Udc non la apra su una questione di carattere etico. È il Parlamento che deve legiferare".
Da registrare l'intervento del capogruppo del Pd, Gianfranco Moretton: «Non ci deve essere per la scienza un accanimento per la vita ma non ci può essere neanche una decisione per la morte». «Essendo stata scelta una struttura privata, poco la Regione può fare e interferire, tanto più che esiste una sentenza, per quanto discutibile e contrastata, che autorizza la famiglia alle proprie scelte» rimarca.
Quanto alla Casa di cura ieri è rimasta in silenzio. Lo spiraglio per far venire Eluana in Friuli resta aperto e si lavora per ingrandirlo.
Per il capogruppo consiliare di Idv-Cittadini, Piero Colussi "è vergognoso assistere a ricatti sulla pelle della famiglia Englaro". "Inverosimile" ha bollato tutta la partita ricordando che le guerre di religione sulla pelle altrui non hanno mai portato a nulla di positivo, che il nostro è un Paese laico e che è ora che il Parlamento si assuma la responsabilità di approvare una normativa adeguata al rispetto della Costituzione.



Eluana, respinto il ricorso

Il Gazzettino del 23/12/2008 ed. UDINE p. 1

Gli infermieri dell'Ipasvi: non è un caso di eutanasia. Oggi il vescovo alla serata di Scienza & Vita La Corte europea dà torto alle associazioni per la difesa della vita
Udine
La Corte europea per i diritti dell'uomo ha respinto, giudicandolo «irricevibile», il ricorso presentato da diverse associazione contro la sentenza della Corte d'appello di Milano sul caso di Eluana Englaro. Nella decisione resa nota ieri la Corte osserva tra l'altro che «i ricorrenti non hanno alcun legame diretto» con Eluana. Intanto in Friuli gli infermieri del collegio Ipasvi di Udine invitano a non accostare il caso Eluana a pratiche di eutanasia.
A pagina IV e nel fascicolo nazionale



Infermieri, l'extra ora vale di più

Il Sole 24 Ore - NordOvest del 24/12/2008 p. 9

A gennaio incontro sindacati-Regione Piemonte per estendere l'intesa
LA NORMATIVA Delli Carri (Nursing Up): «La legge regionale del 2002 prevede un compenso libero professionale per le prestazioni aggiuntive»Fabrizio Pasquino
TORINO Un accordo "storico" per tutti gli infermieri che lavorano all'ospedale Molinette di Torino e che potrebbe essere esteso a tutte le altre strutture sanitarie del Piemonte. L'intesa è stata raggiunta lo scorso 9 dicembre. Si tratta del pagamento immediato delle prestazioni aggiuntive già rese dal 2003 al 2008. Le retribuzioni saranno inserite nella busta paga di tutti gli infermieri ( un migliaio) che ne hanno diritto, entro il mese di febbraio 2009, per un esborso complessivo di circa 800mila euro. L'accordo, cui si è giunti grazie all'impegno del sindacato Nursing Up, prevede che d'ora in poi tutte le eccedenze orarie di lavoro rispetto all'impegno di servizio (ossia quelle che sono definite "prestazioni aggiuntive"), saranno liquidate con le stesse cadenze del salario accessorio.Un grande risultato per gli infermieri, che deriva dalla sentenza 4029/08 del Tribunale di Torino, a cui le Molinette non opporranno ricorso. Quest'ultimo ha infatti condannato l'amministrazione dell'Azienda ospedaliera Universitaria Molinette al pagamento delle ore, o delle frazioni di ora, svolte in prestazione aggiuntive oltre le il lavoro programmato. «Grazie a questa sentenza e all'accordo che ne è seguito - spiega il responsabile Regionale del Nursing Up Piemonte, Claudio Delli Carri - si è aperta quella che il sindacato non esita a definire una pagina storica per il riconoscimento dell'infermieristica come una professione intellettuale a tutti gli effetti, e che come tale va compensata».Nel 2004 l'azienda Molinette decise di retribuire le ore lavorate eccedenti l'impegno di servizio come ore di straordinario e non come prestazioni rese in regime libero professionale. Ciò comportava una diminuzione del conteggio economico orario dovuto e la possibilità di trasformare tali straordinari in giorni di recupero compensativo. A titolo indicativo, le cifre per la prestazione libero professionale di un infermiere sono: 26 euro l'ora per l'attività diurna, 32 per quella notturna e 36 per quella notturna festiva. Compensi che se considerati come "straordinari" vengono invece dimezzati. «Tale azione era però in contrasto con quanto disposto dalla legge 1 del 2002 - aggiunge Delli Carri - la quale per le prestazioni definite aggiuntive, definiva una compensazione a regime libero professionale riconoscendo il carattere intellettuale della professione infermieristica. Il Tribunale di Torino ci ha dato ragione». A gennaio ci sarà un incontro con la Regione per trovare un accordo esteso a tutte le aziende sanitarie del territorio. L'alternativa è che il sindacato porti davanti al giudice tutti quelli che decideranno di non adeguarsi alla sentenza. A un successo, però, si affiancano alcuni gravi disagi che gli infermieri del Nord Ovest da anni continuano a denunciare: «Il limitato guadagno, la carenza di strutture, come gli asili nido, che anche dove esistono non si adattano a orari e particolarità della professione, la situazione di carenza di personale infermieristico, con conseguente aumento del carico di lavoro - affermano Francesco Dirito del Nusind Torino, il sindacato delle professioni infermieristiche - provocano disagi anche per i malati. Che giusta risorsa può essere un infermiere che ha alle spalle 12 ore consecutive di lavoro? Non si può continuare a svilire chi del paziente si prende carico nella sua totalità».Secondo Giovan Battista De Gattis, referente del Nursing Up della Valle d'Aosta, bisogna intervenire sulla riorganizzazione del sistema pubblico: «L'attuale malessere degli operatori del comparto sanità - afferma - non è più curabile solo attraverso l'assecondamento della richiesta (costituzionalmente lecita) di adeguare gli stipendi all'inflazione reale. La cura deve prevedere necessariamente un forte investimento nella riorganizzazione di un macro sistema pubblico che rischia prima poi di implodere come tanti altri». Il Collegio Ipasvi di Torino degli Infermieri ha puntato proprio in questa direzione presentando, unici in Italia, nel luglio del 2007, alla regione Piemonte, un progetto di riforma del piano socio sanitario regionale per la riorganizzazione del sistema infermieristico. «Tale documento - dichiara il presidente Giuseppe Rovelli - è stato assunto dal consiglio regionale come base di partenza per la realizzazione del nuovo piano socio sanitario. La discussione sulla riforma della figura dell'infermiere è, però, ancora in atto". Meno grave, anche se comunque molto articolata, la situazione degli infermieri della provincia di Genova secondo il presidente del Collegio Ipasvi del capoluogo ligure Carmelo Gagliano: «A oggi non ci sono situazioni evidenti di infermieri malpagati, e ognuno può, su base volontaria, aderire e produrre ulteriori ore di lavoro (oltre alle 36 settimanali previste dal contratto) e per questa disponibilità ottenere un riconoscimento economico pari a circa 26 euro l'ora». www.nursingup.piemonte.it www.nursindtorino.com www.ipasvi.torino.it www.genova.ipasvi.it
IN TRIBUNALE
La controversiaIl caso è nato nel 2004, quando dopo due anni di applicazione della legge 1/2002 l'azienda Molinette decise di retribuire le ore lavorate eccedenti l'impegno di servizio come ore di straordinario e non come prestazioni rese in regime libero professionale. Ciò comportava una diminuzione del conteggio economico orario dovuto. Tale azione era però in contrasto con quanto disposto dalla stessa legge, la quale, per le prestazioni definite "aggiuntive" (oltre le 8 ore giornaliere), definiva una compensazione a regime libero professionale riconoscendo il carattere intellettuale della professione infermieristica.La sentenza Il Tribunale di Torino ha condannato l'azienda a pagare la differenza su tutte le ore di straordinario.
Professionisti. Alle Molinette lavorano un migliaio di infermieri



Fazio frena sulla denuncia dei clandestini

Corriere Medico del 22/12/2008 N. 29 - 4 DICEMBRE 2008 p. 2

ROMA - «In nome dell'integrazione e della salute pubblica, ritirate l'emendamento al pacchetto sicurezza che toglie l'assistenza sanitaria ai clandestini e costringe i medici che li visitano a denunciarli». L'appello ai politici del centrodestra, e soprattutto alla Lega nord che ha riproposto l'onere, viene da tutto il mondo medico. Nei giorni scorsi però è risuonato anche dalla Federazione degli ordini e dal congresso Simg, e proprio mentre l'Istituto nazionale per la promozione della salute nelle popolazioni migranti, diretto da Aldo Morrone, annunciava l'avvio di una banca-dati in collaborazione con i ministeri della Salute dei 27 paesi Uè per censire le patologie dei gruppi di popolazioni svantaggiati. Amedeo Bianco, presidente degli ordini dei medici, ribadisce l'argomento chiave: il timore di essere espulso porterebbe il clandestino a non rivolgersi più alle strutture del Ssn, il che accrescerebbe il rischio di far circolare infezioni; in più l'emendamento contravviene al principio di assistenza dei soggetti deboli cui il medico è deontologicamente tenuto. Altrettanto dura Annalisa Silvestro leader dei collegi infermieristici Ipasvi: «E' singolare che mentre giustamente si chiede ai sanitari di adottare comportamenti trasparenti dall'altra parte si propongono norme contrarie ai principi etici che regolano la vita delle professioni». Da Firenze il leader Simg, Claudio Cricelli, dettaglia: «II problema della segnalazione degli immigrati clandestini e quello dell'assistenza gratuita a chi non ha il permesso di lavoro sono distinti. In molte regioni (Toscana, Emilia Romagna e Umbria in primis) l'assistenza del medico di famiglia è gratuita per chiunque si presenti. Assisto numerosi cinesi e pure prostitute albanesi;, il medico di famiglia non chiede in questi casi il biglietto da visita, ma interviene dove c'è bisogno: è il primo contatto con la sanità e con la società italiana. Il contatto fa maturare comportamenti corretti, e prima o poi arrivano anche permessi e regolarizzazioni. Dico alle autorità: non togliete- - ci la prima chance di controllo epidemiologico. Cosmo De Matteis, dirigente nazionale del sindacato Smi, si indigna: «La nostra missione è curare tutti. E poi, si immagini un medico solo in una postazione di guardia la notte, senza alcun servizio di vigilanza, che debba avviare la segnalazione di irregolarità o negare le cure a un immigrato». «Il problema - aggiunge però Cricelli - è come segnalare le patologie infettive; soprattutto non abbiamo strumenti per controllare i casi di Tbc. Dovremmo rintracciare il malato, sapere dove alloggia, chi sta con lui, quali misure di profilassi prende». La replica del sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio è: «A mio avviso, il medico deve poter curare chiunque gli si presenti davanti. Ma sulle infezioni, specie Hiv e Tbc, il problema della segnalazione si pone. Ho ribadito alle associazioni di pazienti che per me il clandestino malato non va denunciato subito, ma occorre monitorare le sue condizioni per motivi di sanità pubblica, e questo è l'obiettivo della legge». Più "istituzionale" l'altro sottosegretario, la leghista Francesca Martini: «Non chiediamo ai medici di fare gli ufficiali di polizia con gli immigrati clandestini che dovessero presentarsi nei servizi di emergenza ed urgenza, ma vogliamo che le accettazioni verifichino i documenti dei pazienti così come fanno con la tessera sanitaria degli italiani». Ai timori di epidemia di Bianco, Martini replica: «Di solito questi pazienti denunciano lesioni post-traumatiche e non sono infettivi, così il pronto soccorso si carica di compiti impropri di frontiera, mentre (...) è un dovere delle istituzioni far emergere le sacche di irregolarità e di sommerso».



Cgil: rinnovata la segreteria Natale dal sapore agrodolce

La Cronaca Di Piacenza del 24/12/2008 p. 56

Escono dal gruppo dirigente Morsia e Tacchinardi, che al congresso del 2006 appoggiarono Rinaldini. Salgono le quote rosa, aumentano i giovani. Fuori anche De Rose e LovottiDall'alto, in senso orario, Gianni Copelli, Walter Tacchinardi, Raffaella Morsia, Stefania Bollati e Gianluca Zilocchi AZIENDA SANITARIA Natale agrodolce alla Camera del lavoro di Piacenza. Si preannunciano feste zuccherate, in particolare, per Stefania Bollati e Gianluca Zilocchi , freschi di nomina all'interno della segretaria provinciale della Cgil, dove affiancheranno il segretario generale Gianni Copelli e i due membri riconfermati: Paola Percivalle e Paolo Chiappa . Feste amare, invece, per Raffaella Morsia e Walter Tacchinardi , che insieme a Michele De Rose e Lino Lovotti escono dall'esecutivo della Camera del lavoro. Le possibili letture di una scelta che, come dimostrano i voti del direttivo (31 favorevoli, 10 contrari e 7 astenuti), non è del tutto condivisa sono almeno due. Da una parte la Cgil piacentina ha rispettato le linee guida che si era data alla Conferenza di organizzazione, riequilibrando le quote rosa (che oggi raggiungono il 40% previsto dallo statuto) e rinnovando la classe dirigente, dall'altra, come qualcuno sussurra e qualcun altro invece dice fuori dai denti, sono stati esclusi gli unici (ex) membri della segreteria che all'ultimo congresso avevano votato la tesi di Rinaldini. Quelli, insomma, un po' più spostati a sinistra. Non c'è stato nessun sopruso, visto che nessun regolamento obbligava la Cgil a rappresentare la minoranza "Rinaldini" all'interno della segretaria, dato che al congresso del 2006 quello del segretario della Fiom fu un semplice emendamento interno alla maggioranza, che, a differenza delle aree (come Lavoro società, oggi rappresentata da Zilocchi che subentra a Morsia), non richiede una rappresentanza all'inter no dell'"esecutivo". I commenti dei diretti interessati IPASVI palesano una chiara differenza di vedute. Per Copelli, «sono stati rispettati tutti i criteri che ci eravamo dati» e si è scelto di «dare maggiori responsabilità» a giovani sindacalisti, visto che tre sui cinque componenti della nuova segreteria (la vecchia ne contava sette), Chiappa, Bollati e Zilocchi, hanno tutta una carriera davanti. La questione Rinaldini, per il segretario, non si pone, visto che le anime che avevano votato la tesi del segretario Fiom «facevano comunque parte della maggioranza». Sulla stessa linea di Copelli si pone Pino Genesi (che insieme a Gaetano Bonetti , Mattea Cambria , Loredana Riva , Anna Nicocia e al segretario Copelli faceva parte del comitato di saggi chiamato a consultare i membri del direttivo), che offre un «giudizio positivo» sull'esito del rinnovamento e considera inconsistenti le polemiche sull'esclusione dei pro-Rinaldini. Chiude il giro dei favorevoli alla proposta formulata da Copelli, chiamato a disegnare la nuova segretaria, De Rose, ricordando la piena fiducia che, prima del riassetto, era stata data al segretario generale. Non mancano, ad ogni modo, i commenti amari. Tacchinari - il cui futuro, probabilmente, è legato a una Camera del lavoro lombarda esprimendo una «considerazione politica», chiarisce che «con l'uscita mia e di Raffaella Morsia esce dalla segreteria una sensibilità che era emersa dal congresso». Pensiero peraltro condiviso da Cambria, che con l'uscita di Morsia intravede per la segreteria la «perdita di uno dei punti di forza». Proprio Morsia, citata da tanti e spesso portavoce del dissenso emerso alla Camera del lavoro per scelte considerate poco condivise, sceglie la via del silenzio. Un silenzio che ha un retrogusto del tutto amaro. Un'ultima considerazione. La fetta di astenuti e contrari alla scelta del segretario non è completamente ascrivibile all'area più spostata a sinistra della Cgil piacentina: ragion per cui le elezioni dei segretari di categoria (fine 2009) e quella del nuovo segretario generale (inizio 2010) potrebbero riservare qualche sorpresa. Antonio Corciulo



Rinnovato il consiglio direttivo del collegio degli infermieri

La Cronaca Di Piacenza del 24/12/2008 p. 56

Il 28, il 29 e il 30 novembre si sono svolte le elezioni per il rinnovo del consiglio direttivo del collegio Ipasvi (collegio degli infermieri) di Piacenza relativo al triennio 2009/2011. L'11 dicembre il consiglio si è riunito per eleggere presidente, vicepresidente, segretario e tesoriere: le cariche sono state rispettivamente conferite ad Antonella Gioia (confermata), Ada Franzini, Maria Genesi (confermata) e Patrizia Fumi (confermata). I nuovi consiglieri sono: Marilena Bongiorni, Andrea Contini, Ursula Corvi, Gabriele Cremona, Maria Angela Dallafiore, Bettina Dallagiacoma, Giuliana Masera, Lara Muroni, Elena Olmini, Giorgia Pizzamiglio e Daniela Sfolcini.



28

Il Piccolo di Alessandria del 24/12/2008 p. 36

O ff e r t e L AV O R O CERCHIAMO infermieri/e professionali regolarmente iscritti all'Ipasvi per zona Alessandria e limitrofe. Se interessati contattare il 333 6509939 IDROCENTRO SPA Alessandria ricerca venditori. Inviare curriculum vitae via fax allo 0172 921030



Federmanager guarda ad Asti

Il Piccolo di Alessandria del 24/12/2008 p. 15

Prosegue la sinergia con le amministrazioni locali. I forum tecnici
ALESSANDRIA - Federmanager Alessandria guarda ad Asti (dove si profila una futura 'fusione' con l'organizzazione territoriale allo scopo di irrobustire e rendere sempre più autorevole l'associazione), estende gradatamente la sua attività in collaborazione e sinergia con la struttura astigiana e con le istituzioni e le amministrazioni locali delle due province. Compresa l'università, con la quale sta mettendo anche a punto il progetto di una ricerca sull'industria nel Piemonte orientale che si svilupperà sulle aree territoriali di Alessandrino, Astigiano e Novarese; l'iniziativa sarà realizzata in collaborazione con l'assessore alle Attività produttive della Provincia di Alessandria guidato da Maria Rita Rossa . « L'obiettivo è di mettere al servizio le conoscenze e le capacità dei nostri associati (circa cinquecento iscritti di cui la metà attivi, ndr) di un territorio che sta attraversando, come l'intero Paese, una fase di difficile cambiamento, di crisi diffuse, ma anche di positive esperienze di eccellenza che vanno valorizzate » sottolinea il presidente di Federmanager Alessandria, Sergio Favero . Che aggiunge: « In questa direzione vanno gli incontri e i seminari organizzati da settembre in avanti, da quello sul contratto nazionale di categoria a quello promosso sulla ricollocazione e sul ruolo della donna ». Non sono mancati poi i forum di carattere più tecnico, svolti su tre sedi: ad Alessandria, a Cassano (presso la Roquette) e a San Giorgio Monferrato (presso la Rotomec). Quello di novembre, ad esempio, è stato dedicato ai responsabili delle risorse umane e il titolo riassume in modo efficace il tema intorno al quale si è sviluppato e al quale hanno partecipato alcuni consulenti dell'associazione: "Crisi economica e capitale umano: dover mantenere alte le motivazioni nei rapporti tra i collaboratori e le aziende quando gli incentivi economici dispongono di minori risorse". L'associazione (la sede è in via Legnano 33 ad Alessandria) è stata fondata nell'aprile del 1945, si occupa della consulenza contrattuale, legale, sindacale, sanitaria (Fasi - Assidai) e previdenziale (obbligatoria e di categoria). Svolge una consulenza assicurativa per le polizze stipulate da Federmanager per gli iscritti, gestisce lo sportello "Dirigenti in mobilità" e stipula convenzioni sanitarie e commerciali. Federmanager Alessandria aderisce alla Federazione nazionale dirigenti di aziende industriali, all'Unione regionale dei sindacati dirigenti di aziende industriali (Federmanager Piemonte - FePi) e, attraverso la Federazione nazionale, conferisce nella Cida (Confederazione italiana dirigenti d'azienda). Negli ultimi mesi ha intensificato una serie di incontri e iniziative tese a mettere a fuoco non solo le criticità, ma anche i valori aggiunti su cui può contare il tessuto socioeconomico alessandrino. E il prossimo passo sarà rappresentato dallo studio che verrà sviluppato, insieme all'università, sul sistema industriale del Piemonte Orientale dagli anni Cinquanta fino al 2007. E.So.



Falsi infermieri, arresti annullati La Cattolica: «Noi parte lesa»

Il Giorno del 24/12/2008 ed. Nazionale p. 21

CATANZARO - Il Tribunale del riesame di Catanzaro ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per una ventina di persone arrestate nelle scorse settimane nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Cosenza su falsi titoli per infermieri e su test di ammissione alla facoltà di Medicina e Chirurgia che ha portato all'arresto di 72 persone tra Cosenza e Roma. Secondo l'accusa, i falsi infermieri acquistavano i diplomi pagando dagli otto ai diecimila euro. L'Università Cattolica del Sacro Cuore, coinvolta nello scandalo, ha annunciato che chiederà i danni di immagine a tutti coloro che risulteranno responsabili di ogni ricaduta negativa sull'attività didattica e scientifica dell'ateneo.


Dieci posti letto in più e 54 infermieri in graduatoria

La Prealpina del 24/12/2008 ed. VARESE p. 13

Aumenteranno di dieci unità i posti letto per le Medicine dell'ospedale di Circolo. «Contiamo di aprire con il nuovo anno una decina di posti, probabilmente per la Geriatria», dice il direttore generale dell'ospedale, Walter Bergamaschi. Nuovi posti letto significano anche più personale per seguire con attenzione e curare i pazienti. Ecco dunque che è necessario assumere nuovi infermieri. «Nell'ultima graduatoria si sono iscritti in 54, un ottimo numero da cui attingere personale motivato per lavorare all'ospedale di Circolo», dice il dg. Dall'apertura del monoblocco, ormai oltre un anno e mezzo fa, a oggi, il numero del personale infermieristico è passato da 1.440 a 1.502 addetti. Slitterà di qualche settimana l'apertura della seconda emodinamica, cioè la seconda stanza per salvare i pazienti colpiti per esempio da infarto o che devono essere sottoposti a coronarografie o angioplastiche. Le apparecchiature sono state installate al piano meno uno del monoblocco ma, per un problema di infiltrazioni d'acqua dalla pavimentazione ad altezza strada, infiltrazioni che già in passato hanno causato problemi, si dovrà ritardare di qualche tempo l'attivazione della sala. Dopo i sopralluoghi compiuti nelle scorse settimane, si attende l'avvio dei lavori per aprire, in due piani del padiglione Santa Maria, i cinquanta posti letto "intermedi", dove ospitare i pazienti che non hanno più bisogno delle cure intensive in reparto ma per i quali è troppo presto per tornare a casa. La gestione della struttura sarà affidata a enti esterni all'ospedale, sotto la supervisione della direzione, ma i tempi di attivazione si dilateranno un poco, poiché prima è necessario effettuare alcuni lavori di messa a norma degli spazi.



Progetto umanizzazione al via

Corriere Medico del 22/12/2008 , articolo di CECILIA RANZA N. 29 - 4 DICEMBRE 2008 p. 10

Insegnare a comunicare migliora i risultati cimici
Milano - Parte dalla provincia italiana (Istituti ospitalieri di Cremona) ed è destinato a coinvolgere tutta la penisola il Progetto Hucare, disegnato a misura di ospedale oncologico. Hucare come Humanization of cancer care, tradotta in atti concreti e non solo auspicata a parole. Trentasei le divisioni di oncologia per ora coinvolte in Italia, di cui 23 nella sola Lombardia: «Una numerosità legata al fatto che Hucare è nato in Lombardia e ha preso il via grazie a fondi regionali lombardi, rimpolpati dal sostegno ministeriale (Hucare è stato approvato come progetto ordinario)» spiega Rodolfo Passalacqua, coordinatore nazionale, primario di Oncologia degli Istituti ospitalieri di Cremona, durante il Simposio "Pralare di cancro - II progetto Hucare" tenuto a Milano. Considerando poi l'adesione di associazioni ed enti co-sostenitori e co-promotori, prima tra tutte l'Aiom (Associazione italiana Oncologi medici, Hucare parte davvero con una marcia in più. «Laccreditamento delle strutture sarà condotto da un ente s t e r n o . Tutte avranno seguito un p e r corso di formazione identico, strutturato secondo le esigenze dei diversi ruoli assistenziali (medico e infermiere specializzato)» spiega Passalacqua. Fondamentale è la valutazione finale del lavoro: «Si assegnerà un "bollino blu", che sarà garanzia di personale altamente specializzatoe dedicato e segno di riconoscimento immediato per il medico di famiglia, per il paziente e la sua famiglia». Punti informativi di supporto «E' un percorso che si concluderà nell'arco di due-tre anni e che prende le mosse da un'analisi senza remore delle criticità relazionali al'interno di ogni singola struttura» aggiunge Francesco Boccardo, presidente dell'Aiom). «Non solo tra medico e paziente, ma anche tra medici e infermieri e tra gli stessi medici. L'obiettivo è mettere a disposizione del malato e della famiglia una filiera decisionale che, fin dall'inizio, agisca di concerto all'interno e all'esterno dell'ospedale, in un gioco di squadra con la medicina del territorio e le associazioni dei pazienti». Sono le aspettative del paziente il perno attorno al quale è costruito il progetto e sono strutturati i corsi, che saranno validi soltanto se l'adesione raggiungerà il 75 per cento di medici e infermieri partecipanti. «Tra gli strumenti fondamentali, poi, ci sarà un questionario formulato sulla base di tutte le domande che un paziente ha bisogno di fare al medico o all'infermiere e che spesso restano inespresse» dice Passalacqua. «Ógni reparto oncologico avrà un Punto informativo di supporto (Pis), al quale il paziente potrà accedere, prima della terapia e ricevere informazioni prima orali e poi scritte, grazie anche alla dotazione di una biblioteca, l'accesso a internet e a banche-dati e alla guida di un infermiere specializzato. E una risposta sarà data anche ai bisogni psicologici e sociali, con terapie adeguate e sostegno fattivo». Si riduce anche il burnout Ospite del c o n v e g n o milanese è stata infine Lesley Fallowfield, Università del Sussex, pilastro mondiale della psico-oncologia, che ha sottolineato come un lavoro rigoroso e metodologicamente ineccepibile permetta di raggiungere risultati eccellenti: «Condurre un dialogo corretto con il paziente è il cuore di tutta l'attività clinica e migliora in modo significativo i risultati. Il medico e l'infermiere devono imparare a gestire i momenti critici del rapporto con il malato: la comunicazione di diagnosi e prognosi, il disagio che coinvolge anche delle famiglie, la necessità di descrivere in modo semplice cose complesse, di entrare nel merito dei trial clinici facendone cogliere il nocciolo, gestire le informazioni errate che paziente e famiglia hanno già raccolto dalla rete o dai media o le richieste di farmaci non disponibili. Tutte queste informazioni vanno date nel modo più appropriato e nei tempi giusti per quel determinato paziente. Anche perché è stato dimostrato che una formazione corretta di medico e infermiere incrementa l'accuratezza della raccolta dell'anamnesi, migliora l'adesione alle terapie e la qualità della vita emozionale e fisica del paziente, ma riduce anche il burnout del curante e il rischio di conflitti tra professionisti della salute. Nella nostra esperienza, tra l'altro, l'acquisizione di queste capacità cognitive, affettive e comportamentali si raffinano e migliorano nel tempo, mantenendo e incrementando i risultati sul lungo periodo».

martedì, dicembre 23

Rassegna Stampa - 23.12.2008


Eluana, no dell'Europa ai ricorsi dei cattolici "Irricevibili e infondati"

La Repubblica del 23/12/2008 , articolo di PIERO COLAPRICO ed. Nazionale p. 14

La sentenza della Corte dei diritti dell'uomo Il padre della ragazza: una scelta che non mi sorprende. Il Pd: il governo si fermi
MILANO - Suona come una sorta di «giù le mani da Eluana», anche se è stato espresso in pulito lessico giuridico: «Irricevibile perché manifestamente infondato». I giudici di Strasburgo hanno bocciato ieri pomeriggio il ricorso di trentaquattro associazioni religiose o umanitarie, in realtà legatissime alla politica di centrodestra e sponsorizzate dal sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella. Il ricorso era stato proposto, con non poco fervore, lo scorso 20 novembre.Sembrava la nuova idea per bloccare la sentenza italiana su Eluana Englaro. Tornano però alla mente le parole preveggenti del professor Vittorio Angiolini: «Dal punto di vista del diritto, è una cosa che non sta né in cielo né in terra», aveva detto allora. E ieri il costituzionalista aggiunge: «Una decisione scontata, ma importante. Dice ancora una volta che il caso è chiuso, dal punto di vista della decisione. Bisogna dunque lasciare che faccia suo corso. La famiglia non arretra».Se in Italia la vicenda di Eluana Englaro, in stato vegetativo da quasi diciassette anni, era stata chiusa (in teoria) grazie all'ultima sentenza della Cassazione, in Europa non si è mai aperta: «La Corte - si legge nel dispositivo di Strasburgo - rileva che i richiedenti non hanno alcun legame diretto» con Eluana Englaro.Cioè, a frapporre ostacoli non sono persone che hanno parte in causa. Si tratta di associazioni impegnate (usiamo per una volta la provocatoria sintesi dell'Italia dei Valori) in una «guerra di religione sulla pelle altrui».Pertanto, dicono i giudici, «La procedura giudiziaria interna, di cui (queste associazioni, ndr) criticano il risultato e lamentano le conseguenze, non li tocca direttamente... non potrebbero - è la severa puntualizzazione - essere considerate vittime dirette delle violazioni che adducono».Le reazioni sono di orientamento diverso, ma tutte usano parole nette. Per un Benedetto Della Vedova, pdl, che invita il governo a «desistere dall'accanimento politico e burocratico nei confronti della famiglia Englaro», esprimono «dolore» dall'Udc. Agli scandalizzati Alfredo Mantovano del Pdl (era un magistrato), che parla di «un cavillo» e Maurizio Lupi, ciellino, che protesta per la «vita in mano ai giudici», risponde un Ignazio Marino (chirurgo), pd, costretto a rammentare che «da Strasburgo è arrivata l'ennesima conferma e sul caso di Eluana Englaro non c'è altro da dire. Solo nel nostro Paese può accadere che dopo una sentenza definitiva vi sia ancora chi tenta di lacerare gli animi di una famiglia avvolta nel dolore».Da notare che per anche Edouard Ballaman, della Lega Nord, presidente del Consiglio del Friuli Venezia Giulia, «l'intervento del Governo sul caso di Eluana Englaro è stato un errore.Sono d'accordo - dice - con il governatore Renzo Tondo. Personalmente posso auspicare che la ragazza continui a vivere, ma non posso entrare nelle decisioni del papà Beppino, è un fatto privato». E, mentre arriva Scienza&vita, che questa sera organizza uno spettacolo alla presenza dei monsignor Pietro Brollo, gli infermieri del sindacato Ipasvi di Udine sono scesi in campo per dire che «in situazioni come quelle di Eluana è fuorviante evocare il pericolo dell'eutanasia». Papà Beppino, più per cortesia che per altro, ascolta tutto, ma da Lecco si limita a dire: «Nessuna sorpresa perché consideravo quel ricorso irricevibile da una Corte europea già allora». Passerà Natale, passerà Capodanno e Udine resta il luogo dove potrebbe arrivare Eluana. Perché non si può non notare che sino ad oggi «ogni forzatura del diritto è stata rimandata al mittente», come dice la curatrice di Eluana, Franca Alessio.C'era stato il ricorso della procura generale milanese, bocciato severamente dalla Cassazione. Il tentativo di senatori e deputati, capitanati da Francesco Cossiga, di sollevare il conflitto d'attribuzione: liquidato dalla Corte costituzionale. Resiste solo la lettera del ministro del Welfare Maurizio Sacconi: ha avuto la forza burocratica di mettere in ansia la clinica privata Città di Udine e alcuni politici della Regione. E l'ansia, come si sa, può essere un disturbo passeggero.
PER SAPERNE DI PIÙ www.coe.int www.regione.fvg.it www.pri.it
STATO VEGETATIVO Beppino Englaro, padre di Eluana, la ragazza di Lecco in stato vegetativo permanente da 17 anni



Eluana, la Corte europea boccia i ricorsi

Il Tirreno del 23/12/2008 , articolo di TOMMASO CERNO ed. Nazionale p. 6

Rimosso l'ultimo ostacolo alla sospensione dell'alimentazione artificiale
UDINE. Irricevibili. Per mancanza dei presupposti: così Strasburgo respinge i ricorsi su Eluana Englaro, l'ultimo ostacolo giuridico all'attuazione della sentenza. Fa testo, per la Corte europea, il pronunciamento della Cassazione, che autorizza la sospensione dell'alimentazione artificiale.Quell'alimentazione artificiale che tiene in vita la donna in stato vegetativo da diciassette anni.«Nessuna sorpresa perché lo consideravo irricevibile da una Corte europea già allora», è il commento di papà Beppino Englaro che non vuole aggiungere altro dopo che venerdì scorso, insieme alla moglie Saturna, ha chiesto a stampa e politica di «fermarsi a riflettere». Nella decisione la Corte osserva che «i ricorrenti non hanno alcun legame diretto» con Eluana. Inoltre, il procedimento giudiziario di cui «criticano il risultato e temono le conseguenze, non li tocca direttamente» perché la decisione di Milano riguarda «solo le parti direttamente coinvolte». Cioè solo Eluana. E nulla ha a che fare con la generalità dei pazienti in stato vegetativo persistente, cui si rivolge la direttiva del ministro del Welfare Maurizio Sacconi che ha bloccato, lunedì notte, il trasferimento di Eluana dalla clinica Talamoni di Lecco alla casa di cura Città di Udine. Direttiva legittima, avevano spiegato i legali della famiglia Englaro, gli avvocati Vittorio Angiolini e Giuseppe Campeis, ma che non ha effetto pratico nel caso di Eluana.«Qui la corte è stata molto netta nell'affermare ciò che noi abbiamo sempre sostenuto - spiega Angiolini -. Né i ricorrenti persone fisiche, nè le associazioni hanno alcuna lamentela da poter portare contro la decisione della Cassazione che riguarda solo, e ripeto solo, il caso di Eluana Englaro. Ora nessuno può metterlo in dubbio».Secondo i legali di Englaro, «questo pronunciamento è importante - aggiunge Angiolini - perché sottolinea che il problema è di un diritto individuale di Eluana, ovvero di un caso concreto e singolo. In questo senso nemmeno la direttiva del ministro può essere applicata a Eluana, che deve poter godere di questo suo diritto, quello di un privato che ha ora la libertà di esercitarlo». Sull'atto di Sacconi, interviene anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ieri a Pordenone: «E' una tragedia in primo luogo per il papà, a cui va tutto il nostro rispetto», dice, «so che quello che il ministro Sacconi ha detto, non l'ha detto per suo piacere, ma perché è profondamente convinto che sia giusto così».Ma immediata giunge dal Pri la richiesta a Sacconi di ritirare la circolare. Un «no contro tutti i deboli» è invece il commento del presidente dell'Udc Rocco Buttiglione, secondo il quale «addolora» la pronuncia della Corte. Il dibattito riesplode anche in Friuli. Fuori dal coro il presidente del consiglio regionale, il leghista Edouard Ballaman, che appoggia il governatore Renzo Tondo. «L'intervento del governo sul caso di Eluana è stato un errore», dice. Anche ieri Tondo ha chiesto che «la politica non interferisca e che la pausa natalizia possa essere utile a tutti». A Udine, gli infermieri del collegio Ipasvi affermano che «in situazioni come quelle di Eluana è fuorviante evocare il pericolo dell'eutanasia».


Centro per l'impiego: i posti nelle aziende lucchesi

Il Tirreno del 22/12/2008 ed. Lucca p. 3

LUCCA. Ecco i posti nelle aziende private lucchesi disponibili al Centro per l'impiego dell'amministrazione provinciale in via Vecchia Pesciatina angolo via Lucarelli - loc. S. Vito aperto dal lunedì al venerdì mattina dalle ore 9 alle ore 12.30 e nei soli pomeriggi di martedì e giovedì dalle ore 15 alle ore 17. Telefono 0583/417590. Gli interessati (non solo gli iscritti al collocamento) dovranno contattare direttamente le aziende telefonando ai numeri indicati (il numero tra parentesi e il riferimento dell'offerta).Un addetto/a pulizie con mansione di attività di pulizie dell'immobile industriale. Zona di lavoro: Lucca. Patente B, automunito/a, gradita esperienza. Interinale, possibilità di proroghe, full time, dal lun. al sab. 16.30-24. Rivolgersi a: Randstad Inhouse Services, via Cattaneo 160, Pisa, tel. 349/7613880. (OL 1612/08).Una colf con mansione di pulizie casa, tuttofare. Zona di lavoro: Montecarlo. Patente B, automunito/a, richiesta ottima conoscenza lingua italiana, richiesta esperienza. Lavoro domestico, full time, orario con turni (8.30-18 disponibilità sab. matt.). Rivolgersi a: Gi Group Permanent, via Borgo Giannotti 178, Lucca, tel. 0583/342444. (OL 1613/08).Due agenti immobiliari diploma, patente B, gradita conoscenza lingua inglese, richiesta conoscenza pacchetto office. Richiesta esperienza. Gli int. possono inviare c.v. a: francesca.satti@essegi.lucca.it. Partita Iva, full time. Rivolgersi a: Essegi Immobiliare, viale Pacini 115, Lucca, tel. 0583/492604. (OL 1614/08).Un barista zona di lavoro: Guamo. Età: max 29, licenza media inferiore, patente B, gradita minima esperienza. Apprendistato, full time. Rivolgersi a: Bar Trattoria Edicola Pacini, via di Sottomonte 1/a, Coselli, tel. 0583/94138. (OL 1615/08).Un venditore tecnico junior con mansione di acquisizione e gestione clienti (rivenditori di prodotti per la termo-idraulica) e assistenza tecnica. Zona di lavoro: provincia di Lucca. Diploma tecnico, patente B, automunito/a, inglese o tedesco, pacchetto office, esperienza max 2 anni nella vendita. Inv. c.v. a: simona.digiorgi@manpower.it franca.baschieri@manpower.it Collaborazione a progetto, 1 anno (fisso, premi + benefit). Rivolgersi a: Manpower Divisione Selezione, via Jacopo Della Quercia 358, Lucca, tel. 0583/469102. (OL 1616/08).Un agente di commercio monomandatario con mansione di gestione e sviluppo mercato assegnato per azienda settore edilizia. Zona di lavoro: Lucca e Massa. Diploma tecnico, inglese. Inv. c.v. a: simona.digiorgi@manpower.it franca.baschieri@manpower.it Agente di commercio (Enasarco), fisso mensile + provv.i + rimborso spese + pc e cell. Rivolgersi a: Manpower Divisione Selezione, via Jacopo Della Quercia 358, Lucca, tel. 0583/469102. (OL 1617/08).Tre venditori/trici con mansione di venditore/trice settore bancario-assicurativo. Zona di lavoro: Lucca e provincia. Diploma, patente B, automunito, richiesta buona conoscenza pacchetto office, gradita esperienza di vendita nel settore bancario-assicurativo. Richieste spiccate doti commerciali, buona dialettica, ambizione e flessibilità - Previsto percorso formativo - Inv. c.v. a: simona.digiorgi@manpower.it e franca.baschieri@manpower.it . Collaborazione a progetto o partita Iva, full time. Rivolgersi a: Manpower Divisione Selezione, via Jacopo Della Quercia 358, Lucca, tel. 0583/469102. (OL 1618/08).Un pizzaiolo zona di lavoro: Lucca. Richiesta esperienza forno a legna. Tempo indeterminato, dal martedì alla domenica, dalle 16 alle 00.30. Rivolgersi a: Pizzeria Felice, via Pisana, ang. via Tonelli 3, S. Anna - Lucca, tel. 338/8707658. (OL 1620/08).Un aiuto-pizzaiolo zona di lavoro: Lucca. Età: max 29. Apprendistato, dal martedì alla domenica, dalle 16 alle 00.30. Rivolgersi a: Pizzeria Felice, via Pisana ang. via Tonelli 3, S. Anna - Lucca, tel. 338/8707658. (OL 1621/08).Un ragioniere/a con mansione di contabilità ordinaria e semplificata. Zona di lavoro: Lucca. Patente B, richiesta buona conoscenza lingua inglese parlata e scritta, richiesta buona conoscenza pacchetto office, richiesta esperienza. Richiesta iscrizione liste di mobilità o disoccupazione da oltre 24 mesi. Apprendistato o tempo det. con possibilità di trasformazione in tempo indet., full time. Rivolgersi a: Tau Touring, via G. Puccini 37, Porcari, tel. 0583/953984 (contattare sig.ra Paola). (OL 1622/08).Due impiegati/e con mansione di addetto/a analisi costi generali enti ed aziende finalizzata alla riduzione degli stessi. Zona di lavoro: Lucca. Età: min 23 max 35, laurea, richiesta conoscenza pacchetto office. Inviare cv al fax: 0583/584283 o alla mail: info@riduzionecosti.com . Collaborazione a progetto, 3 mesi finalizzati assunzione tempo indeterminato, full time, orario spezzato. Rivolgersi a: Crs Advisory Srl, via T. Bandettini, I trav. n. 53, Lucca, tel. 0583/587425. (OL 1623/08).Un controller junior con mansione di controllo di gestione. Zona di lavoro: Capannori. Laurea in discipline economiche, patente B, ottima conoscenza lingua inglese, gradita la conoscenza di Sap, richiesta almeno tre anni di esperienza nella mansione. Tempo indeterminato, tempo pieno, orario spezzato. Rivolgersi a: Gi Group Permanent, via Borgo Giannotti 178, Lucca, tel. 0583/342444. (OL 1601/08).Un geometra di cantiere con mansione di assistente al responsabile di centro operativo, gestione priorità, preventivazione. Zona di lavoro: Altopascio. Diploma di geometra, patente B, pacchetto office, internet, gradita esperienza e richiesta disponibilità a brevi trasferte. Tempo indeterminato, tempo pieno, orario spezzato. Rivolgersi a: Gi Group Permanent, via Borgo Giannotti 178, Lucca, tel. 0583/342444. (OL 1602/08).Un allievo capo reparto con mansione di inserimento come assistente capo-reparto, in seguito carriera direttiva di negozio. Zona di lavoro: Lucca. Età: max 29, diploma, patente B, pacchetto office, internet. Gradite esperienze di vendita, richiesta la disponibilità a lavorare nei giorni festivi. Apprendistato, full time. Rivolgersi a: Gi Group Permanent, via Borgo Giannotti 178, Lucca, tel. 0583/342444. (OL 1603/08).Un operaio/a con mansione di addetto/a allo smeriglio. Zona di lavoro: Capannori. Patente B. Tempo determinato, orario spezzato. Rivolgersi a: Calzaturificio Felice di Parenti & C. Snc, via Vecchia Pesciatina, Capannori, tel. 0583/935179. (OL 1604/08).Tre infermieri/e professionali con mansione di assistenza infermieristica. Zona di lavoro: provincia di Lucca. Diploma o laurea di infermiere professionale, patente B, richiesta iscrizione al collegio Ipasvi. Gradita esperienza. Tempo indeterminato, full time. Rivolgersi a: Sanital Service Sas, Prato, tel. 0574/830912. (OL 1605/08).Un aiuto commesso/a con mansione di addetto/a confezionamento pacchetti ed eventuale accoglienza clienti. Zona di lavoro: Lucca - via Beccheria 22. Età: max 25, diploma, ottima conoscenza lingua italiana, predisposizione al contatto con il pubblico. Tempo determinato, dal 16 al 24 dicembre, part time, ore settimanali 20. Rivolgersi a: City Snc di Conforti & Mazzanti, via Fillungo 166, Lucca, tel. 0583/496337. (OL 1606/08).Un addetto/a reparto telefonia con mansione di addetto/a riparazioni reparto telefonia e computer. Zona di lavoro: Lucca. Età: max 29, diploma, patente B, richieste buone conoscenze informatiche, gradita esperienza con il computer. Apprendistato, full time, orario spezzato. Rivolgersi a: Sael Snc, via Vecchia Pesciatina, Lucca, tel. 0583/997300. (OL 1607/08).Tre venditori/trici con mansione di vendita servizi informatici, ricerca nuovo clienti. Zona di lavoro: Lucca, Versilia, Garfagnana (in base alla residenza). Patente B, automunito/a, richiesta conoscenza di almeno 2 lingue fra inglese, francese, tedesco, spagnolo. Richieste buone conoscenze informatiche, gradita esperienza, richiesto possesso di pc e connessione internet. Inviare cv tramite posta, fax 0583/94648 o mail info@wingsi.it. Agente di commercio (Enasarco), fisso + provvigioni, full time e/o part time. Rivolgersi a: Bc di Enrico Lazzari, viale Castracani 1170, Lucca, tel. 0583/94648. (OL 1608/08).Un programmatore/trice con mansione di programmatore/trice Php e sviluppo software su web. Zona di lavoro: Lucca. Età: max 29, gradita formazione informatica, patente B, automunito/a, richiesta conoscenza scolastica lingua inglese, richiesta conoscenza Php, Flex, Mysql, Windows, Linux e gradita conoscenza strumenti grafici Adobe. Gradita esperienza. Inviare cv via posta, fax 0583/94648 o mail info@wingsi.it . Apprendistato, full time, orario spezz. (lun-ven 9-13 / 14-18). Rivolgersi a: Bc di Enrico Lazzari, viale Castracani 1170, Lucca, tel. 0583/94648. (OL 1609/08).Un addetto/a sviluppo siti web con mansione di sviluppo siti web ed assistenza clienti. Zona di lavoro: Lucca, Versilia e Firenze. Età: min 22 max 35, diploma, gradita conoscenza lingua inglese, richiesta conoscenza di Css, Htlm, grafica web, richiesta esperienza in grafica web ed assistenza clienti. Inviare c.v. all'e-mail info@cubicdesign.it. Tempo determinato con possibilità di trasformazione in tempo indeterminato, dal lunedì al venerdì, full time, tempo pieno, orario spezzato. Rivolgersi a: Cubic Design Snc, viale San Concordio 633, tel. 0583/55471. (OL 1610/08).Un aiuto pasticcere/a zona di lavoro Lucca. Età max 29, patente gradita B, gradita esperienza. Apprendistato, full time, orario 5-12 (chiuso la domenica). Rivolgersi a: Banducci Francesco, via P. Guidi, Arancio - Lucca, tel. 0583/953728. (OL 1611/08).



Eluana, Strasburgo respinge i ricorsi

La Libertà del 23/12/2008 , articolo di Tommaso Cerno p. 5

La Corte europea dà ragione agli Englaro: sentenza applicabileUDINE - Irricevibili. Per mancanza dei presupposti: così Strasburgo respinge i ricorsi su Eluana Englaro, l'ultimo ostacolo giuridico all'attuazione della sentenza.Fa testo, per la Corte europea, il pronunciamento della Cassazione, che autorizza la sospensione dell'alimentazione artificiale che tiene in vita la donna in stato vegetativo da diciassette anni.«Nessuna sorpresa perchè lo consideravo irricevibile da una Corte europea già allora», è il commento di papà Beppino Englaro che non vuole aggiungere altro dopo che venerdì scorso, insieme alla moglie Saturna, ha chiesto a stampa e politica di «fermarsi a riflettere». Nella decisione la Corte osserva che «i ricorrenti non hanno alcun legame diretto» con Eluana. Inoltre, il procedimento giudiziario di cui «criticano il risultato e temono le conseguenze, non li tocca direttamente» perchè la decisione di Milano riguarda «solo le parti direttamente coinvolte». Cioè solo Eluana. E nulla ha a che fare con la generalità dei pazienti in stato vegetativo persistente, cui si rivolge la direttiva del ministro del Welfare Maurizio Sacconi che ha bloccato, lunedì notte, il trasferimento di Eluana dalla clinica Talamoni di Lecco alla casa di cura Città di Udine.Direttiva legittima, avevano spiegato i legali della famiglia Englaro, gli avvocati Vittorio Angiolini e Giuseppe Campeis, ma che non ha effetto pratico nel caso di Eluana.«Qui la corte è stata molto netta nell'affermare ciò che noi abbiamo sempre sostenuto - spiega Angiolini -. Nè i ricorrenti persone fisiche, nè le associazioni hanno alcuna lamentela da poter portare contro la decisione della Cassazione che riguarda solo, e ripeto solo, il caso di Eluana Englaro. Ora nessuno può metterlo in dubbio». Secondo i legali di Englaro, «questo pronunciamento è importante - aggiunge Angiolini - perché sottolinea che il problema è di un diritto individuale di Eluana, ovvero di un caso concreto e singolo. In questo senso nemmeno la direttiva del ministro può essere applicata a Eluana, che deve poter godere di questo suo diritto, quello di un privato che ha ora la libertà di esercitarlo». Sull'atto di Sacconi, interviene anche il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ieri a Pordenone: «E' una tragedia in primo luogo per il papà, a cui va tutto il nostro rispetto», dice, «so che quello che il ministro Sacconi ha detto, non l'ha detto per suo piacere, ma perchè è profondamente convinto che sia giusto così». Ma immediata giunge dal Pri la richiesta a Sacconi di ritirare la circolare. Un «no contro tutti i deboli» è invece il commento del presidente dell'Udc Rocco Buttiglione, secondo il quale «addolora» la pronuncia della Corte. Il dibattito riesplode anche in Friuli. Fuori dal coro il presidente del consiglio regionale, il leghista Edouard Ballaman, che appoggia il governatore Renzo Tondo.«L'intervento del governo sul caso di Eluana è stato un errore», dice. Anche ieri, poi, Tondo ha chiesto che «la politica non interferisca e che la pausa natalizia possa essere utile a tutti». Intanto a Udine, gli infermieri del collegio Ipasvi affermano che «in situazioni come quelle di Eluana è fuorviante evocare il pericolo dell'eutanasia».23/12/2008



Gli infermieri di Udine: non si tratta di eutanasia

Messaggero Veneto del 23/12/2008 ed. Nazionale p. 5

UDINE. Per gli infermieri del collegio Ipasvi di Udine «in situazioni come quelle di Eluana è fuorviante evocare il pericolo dell'eutanasia». Lo affermano in una nota in cui ritengono «indispensabile fare chiarezza su questo equivoco di fondo, soprattutto perchè il servizio sanitario pubblico e universalistico - sottolineano - dovrebbe rappresentare una garanzia proprio in questo senso».«Il problema reale - prosegue l'Ipasvi - è l'insostenibilità della sofferenza, il degrado della dignità, l'obbligo a prolungare un'agonia senza esito, la violenza imposta a chi non può impedire un trattamento che, potendo esprimersi, rifiuterebbe. Riflettere su questo non significa voler negare le cure in situazioni estreme: significa dare consistenza nuova - precisa la nota - alle forme della libertà personale oggi».Gli infermieri udinesi ricordano che «la morte viene già oggi legalmente riconosciuta ben prima della cessazione naturale del battito cardiaco» nei casi di espianto di organi, e auspicano «un nuovo equilibrio nel bilanciamento delle possibilità tecniche e professionali con il sentire soggettivo consapevole del malato».



Sotto con gli infermieri

Libero del 23/12/2008 ed. Roma SANITÃ LAZIO p. 60

Il malessere nella Sanità romana sta diventando cronico, anche grazie alle modalità con cui la Regione imponendo il taglio dei posti letto sia nelle strutture ospedaliere pubbliche sia in quelle convenzionate ed accreditate. Più si taglia e più si pensa di risparmiare. E tutti i sogni del Piano Sanitario restano nel cassetto. Lionello Cosentino - oggi senatore e responsabile Pd della Sanità nazionale quando era assessore alla Sanità della Regione lanciò più volte l'idea di costruire nuove strutture ospedaliere: parlava del policlinico dei Castelli Romani, dell'ospedale del Golfo Sul primo c'è una serie di denunce alla Corte dei Conti, interrogazioni inParlamento, in Consiglio Regionale. Nessuno ha ancora risposto, nessuno intende rispondere perché non si sa cosa rispondere. Le decisioni di chiusure appartengono alle scelte politiche della maggioranza di centro-sinistra che governa la Regione Lazio ma anche alle scelte del commissario ad acta, Piero Marrazzo, che dopo aver decapitato l'assessore alla sanità Battaglia, non ha nominato nessuno al suo posto. C'è solo il vicepresidente della giunta regionale Montino, che intanto tenta di inserire fra i direttori generali delle Aziende un proprio amico. E di questo amico torneremo a parlare, così come parleremo dei ruoli specifici che taluni personaggi- tenuti sott'occhio dalla Procura - rivestono nel management sanitario Intanto scoppia anche nel Lazio lo scandalo degli infermieri; diplomi falsi, soggetti inseriti nelle attività regionali ma senza qualifica, eccetera. Anche in questo caso c'è il silenzio di dovrebbe governare la sanità regionale ma non apre un dialogo intelligente con i rappresentanti del mondo infermieristico . Su questo argomento il senatore PdL Gramazio ha chiesto formalmente al presidente della Commissione di Indagine sul servizio sanitario nazionale, Ignazio Marino (Pd) di aprire una inchiesta. Diogene



Ospedale, pochi infermieri possibili disservizi

Gazzetta del Sud del 23/12/2008 ed. SIRACUSA p. 44

Nove infermieri professionali hanno scritto al direttore generale dell'Azienda ospedaliera "Umberto I" denunciando carenza di personale e per essere esentati da eventualità responsabilità in merito ai disservizi conseguenti.
Si tratta di infermieri che svolgono la loro attività nel reparto di degenza di oncologia dell'ospedale Rizza. «Per l'espletamento del servizio notturno - si legge nella lettera - è previsto un solo infermiere coadiuvato da un ausiliare. Ciò determina un'insufficiente assistenza dei degenti in quanto la possibilità di una duplice urgenza in reparto non è remota e per il fatto che il portantino presente non ha qualifica Osa. Inoltre la lontananza del presidio Umberto I richiede, dal momento del presentarsi dell'urgenza, tempi di attivazione del personale reperibile non sempre compatibili con l'urgenza in atto». Gli infermieri sollecitano provvedimenti e chiedono «di essere sollevati da qualsiasi responsabilità nell'ipotesi che tali disservizi cagionino danni ai pazienti ricoverati».



«In un anno è stato fatto un lavoro eroico»

Gazzetta del Sud del 23/12/2008 , articolo di Betty Calabretta ed. CATANZARO p. 34

"Non tutti possono diventare primari. Ringrazio chi non chiede nulla e lavora in silenzio con dignità"Un fiume in piena il direttore generale dell'Azienda ospedaliera Pugliese-Ciaccio nella conferenza stampa convocata ieri nel suo ufficio di via Vinicio Cortese per stilare un bilancio di fine anno. Straripante e vulcanico, Enzo Ciconte si lancia in un elenco non di annunci a futura memoria (come usano tanti) ma di cose fatte o concretamente avviate. Lo affiancano i suoi due "vice", il direttore sanitario Giuseppe Perri e il direttore amministrativo Giovanni Cozza, che Ciconte subito elogia per professionalità e impegno. Si capisce subito che l'impegno il dg lo pretende, e per chi in ospedale non è disponibile ha pronta la sua "ricetta anti fannulloni": vuole che i dirigenti medici si assumano la responsabilità dell'assenteismo eventuale dei dipendenti, adottando misure disincentivanti o viceversa incentivi per chi ha voglia di dare il massimo. Un'organizzazione piramidale dove a fare i controlli dovranno essere dirigenti e i capi dipartimento, rispondendo personalmente delle strutture da loro dirette. Investiti di grosse responsabilità soprattutto i capi dipartimento, che dovranno negoziare il budget finanziario con i reparti da loro diretti, mentre il dg a sua volta contratterà i vari budget con i capi dipartimento. «Vogliamo delegare e responsabilizzare», sostiene il dg.
Un percorso di regole che investe anche l'intramoenia che Ciconte ha regolamentato attraverso scelte condivise e un apposito comitato di vigilanza. È sul personale, del resto, che il dg ha ottenuto risultati macroscopici, con 400 incarichi dirigenziali conferiti, 19 concorsi per primario di cui 13 già espletati, concorsi in itinere per 30 infermieri (i concorrenti sono 1.600) e alcuni caposala, concorsi avviati anche per dirigenti di primo livello. Il metodo Ciconte evidentemente funziona, visto che un primario calabrese proveniente dalla Basilicata pur di lavorare al Pugliese (anatomia patologica) ha accettato un incarico inferiore, quello di semplice dirigente medico.
«Quale direttore generale in Italia è riuscito a fare in un anno quello che abbiamo realizzato noi? È stato fatto - rimarca Ciconte - qualcosa di eroico, nonostante permangano tante criticità». E sciorina i fatti.
Lavori strutturaliIl completamento dei lavori finanziati dal cosiddetto articolo 20 (prima fase) riguarda, tra l'altro, nuovi locali per 16 posti letto di Rianimazione, nuovi locali per il pronto soccorso, otto nuove sale operatorie con otto posti di recovery, ristrutturazione della Sala Mortuaria. Avviati anche, a totale carico dell'Anas e «grazie anche all'intervento del sindaco Olivo», i lavori per la bretella che consentirà l'accesso dalla tangenziale al nuovo pronto soccorso, con consegna prevista il 31 dicembre.
Rinnovo TecnologicoGrazie al finanziamento regionale di 29 milioni di euro destinato ad attrezzature e tecnologie sono stati fatti bandi per oltre 3 milioni di euro destinati al completamento funzionale delle strutture ex art. 20 (Blocco Operatorio, Rianimazione, Pronto soccorso). Pubblicato il bando per la ristrutturazione della Patologia neonatale. Sostituiti 4 ascensori e avviato il bando per la sostituzione di tutti gli altri.
assistenzaAttivazione di 8 posti letto di degenza ordinaria in Oncologia medica; installazione di moderne attrezzature ( TAC e Risonanza Magnetica) nella radiologia del presidio De Lellis, ritenuta il fiore all'occhiello della struttura; installazione di nuova apparecchiatura di emodinamica e Cardiologia Interventistica; attivazione di un Hub provinciale (primo in Calabria) per l'Emergenza cardiologica; nuovo Gruppo operatorio e sala parto per Ginecologia e ostetricia; riattivazione di 16 posti letto in Malattie Respiratorie; convenzione con l'Asp per la gestione della nuova Sala Mortuaria: protocollo d'Intesa con la Lega Tumori, per l'installazione di una Tac - Pet al De Lellis. E grazie all'Amministrazione Provinciale si realizza il collegamento tra il Pugliese e il De Lellis attraverso una strada nell'Area del Parco della Agraria.
assetto organizzativoIstituzione di otto dipartimenti; nomine dei direttori di dipartimento; istituzione del collegio di direzione; nomina degli otto coordinatori dell'assistenza nei dipartimenti; elezione dei rappresentanti dei dirigenti e dell'area comparto nei comitati di dipartimento; avvio dei Comitati di Dipartimento. Importantissima l'istituzione di due nuove strutture di neuropsichiatria infantile e Stroke Unit (ictus e problemi al cervello); unificazione del laboratorio analisi chimico cliniche e Ria; unificazione di diabetologia e endocrinologia; attivazione del servizio di osservazione breve intensiva; attivazione di 2 posti letto di Obi pediatrica, di 2 posti letto di Obi ginecologico - ostetrica (1 aziendale e l universitaria).
personaleApplicazioni contrattuali per il personale di tutte le aree; applicazione di tutti contratti nazionali firmati nel corso dell'anno, conferimento di 400 incarichi di posizioni dirigenziali Mediche e Sanitarie; procedure concorsuali e conferimento di 13 incarichi apicali (primari) e avvio dei concorsi per 6 incarichi apicali; procedure concorsuali e conferimento di 25 incarichi per posizioni organizzative del personale amministrativo del comparto; procedure concorsuali per l'assunzioni a tempo determinato di infermieri, tecnici, medici di varie specializzazioni; concorsi per la stabilizzazione del personale a tempo determinato: infermieri, ostetriche, tecnici di laboratorio e tecnici di radiologia; mantenimento delle relazioni sindacali; istituzione servizio per la gestione del rischio clinico; costituzione del nucleo aziendale rischio clinico (Narc); nomina referente aziendale per la privacy; corsi obbligatori per tutti i dipendenti sulla tutela della privacy; adozione del piano dell'attività libero professionale intramuraria dell'azienda; costituzione comitato vigilanza sulla attività libero professionali; rinnovo dei componenti di diversi comitati. E ci sarà anche un ufficio reclami.
nuovo ospedaleLa lista è ancora lunga, ma è sull'ammodernamento che Ciconte sembra puntare. Con particolare riguardo all'urgenza emergenza, visto che 85 mila sono gli accessi all'anno al pronto soccorso del Pugliese. E alla domanda se si realizzerà o meno il nuovo ospedale, risponde che queste sono scelte di competenza dei politici, e che comunque il Pugliese deve assolvere alla sua funzione di erogare prestazioni di qualità, anche perché «siamo la prima azienda calabrese per mobilità attiva (cioè pazienti che vengono da fuori regione).
chi rema contro«Cosa direi a quella sparuta minoranza che in azienda rema contro? Il mio messaggio - conclude Ciconte - è che nella vita non tutti possono diventare primari, né caposala né avere la posizione amministrativa. Ringrazio chi non è mai venuto a chiedere niente né si è fatto segnalare da un politico e lavora in silenzio con professionalità e dignità». Ciconte ha infine annunciato che sbloccherà la situazione dei primariati di pediatria e malattie infettive, assegnati con concorso ma per vari motivi attualmente scoperti.


«Poco personale, ospedale a rischio»

Il Centro del 23/12/2008 ed. L aquila p. 12

SANITÀCASTEL DI SANGRO. L'ospedale sangrino è sotto stretta osservazione. Lo afferma il sindaco Umberto Murolo: «La nostra lotta per l'ospedale è quotidiana e proprio stamattina (ieri per chi legge), l'assessore alla sanità Claudio Buzzelli è ad Avezzano con i vertici Asl per trovare delle soluzioni rispetto al funzionamento complessivo della struttura sanitaria». L'incontro segue l'ultimo che si è svolto il 15 dicembre, a cui ha preso parte il direttore dei lavori di ammodernamento in corso all'ospedale e che saranno consegnati a febbraio. Tuttavia, il primo cittadino precisa che «il problema principale è l'organico insufficiente». Nell'incontro tra Asl e sindacati del 19 dicembre, è stato raggiunto un accordo «sull'inquadramento del personale ausiliare che ha svolto il corso di operatore socio sanitario» dice Biagio Beato dell'Ugl. «L'emergenza per gli infermieri è causata dalle limitazioni lavorative cui è sottoposto parte del personale per coprire gli ambulatori. E nonostante il rientro di altri due infermieri si resta comunque sotto organico di una unità». Per quanto riguarda cardiologia, non è stata garantita la pronta disponibilità notturna e la refertazione grafica avverrà in via telematica da Sulmona. Per l'assessore alla sanità di Pescasseroli, Italo Gallinelli: «Non resta che attendere l'insediamento dei neo eletti in Regione e ricominciare col nuovo assessore al ramo». Subito dopo le feste si riunirà il comitato ristretto dei sindaci. Murolo afferma che «si procederà con la predisposizione di un quadro complessivo di tutte le situazioni, tenendo conto dei tagli imposti dalla legge e dei servizi da potenziare. In modo da portare sul tavolo del nuovo assessore, una proposta già pronta e condivisa da tutti».Loretta Montenero



Infettati a Ponte a Niccheri A febbraio Asl sotto processo

Corriere Fiorentino del 23/12/2008 ed. FIRENZE p. 5

È stata fissata a febbraio l'udienza davanti al giudice civile che dovrà decidere sulle richieste di risarcimento presentate dalle due infermiere dell'ospedale di Ponte a Niccheri che hanno contratto una malattia che potrebbe essere stata provocata dal guano di piccione.Gli avvocati Giangualberto e Jacopo Pepi, che assistono le due donne, hanno presentato istanza per una perizia. Il giudice civile Fantoni ha accolto la richiesta dei legali, nonostante l'opposizione della Asl, e l'11 febbraio verrà affidata la perizia che dovrà stabilire il nesso causale tra malattia e le condizioni igieniche dell'ospedale.I legali nomineranno un loro esperto in malattie respiratorie. Intanto, su un altro binario, procede l'inchiesta penale. A novembre i legali presentarono un esposto in procura chiedendo che venissero individuate eventuali responsabilità per le malattie contratte da una ferrista di chirurgia e da un'operatrice socio-sanitaria di ostetricia che sono in causa da due anni con l'Asl.L'esposto chiede alla Procura di verificare le condizioni di alcuni locali dell'ospedale a causa della presenza di guano nella parte superiore del pronto soccorso e della sala parto. Secondo i legali delle due donne, alle infermiere è già stato riconosciuto dall'Inail l'infortunio sul lavoro, accertando il nesso causale tra le malattie e la presenza di guano di piccioni. Le due donne infatti, avrebbero avuto dal 2006 ad oggi complicazioni dal punto di vista fisico proprio a causa della malattia contratta in ospedale.Nell'esposto, si fa riferimento a una presunta situazione di degrado che sarebbe emersa per la prima volta nel 2002, quando nell'ospedale si sarebbero verificate infezioni epidemiologiche piuttosto gravi. Più di una decina di infermieri, operatori sanitari e medici si sarebbero ammalati di pericardite, pleurite, polmonite e broncopolmonite: negli anni scorsi della vicenda si erano occupati anche i giornali della città.Nei giorni scorsi, i carabinieri del Nas si sono presentati negli uffici dell'Asl con in mano un decreto di acquisizione. In pratica gli investigatori dell'Arma, coordinati dalla magistratura fiorentina diretta dal procuratore capo Giuseppe Quattrocchi, hanno preso la documentazione relativa ai protocolli di controllo e di manutenzione degli impianti di areazione dell'ospedale di Santa Maria Annunziata. L'acquisizione è il primo passo per riuscire a ricostruire nella maniera più esatta possibile ciò che potrebbe essere successo all'interno dell'ospedale di Ponte a Niccheri.L'Asl, dopo i casi di malattie che si sono verificati tra i lavoratori dell'ospedale, ha preso provvedimenti strutturali e non. Reti e dissuasori sono stati posizionati soprattutto sulla parte superiore di Ponte a Niccheri. Mentre il servizio veterinario continua a monitorare la situazione e ad analizzare anche campioni di guano. I veterinari qualche anno fa trovarono alcuni campioni positivi alla clamidia (una infezione che può causare seri problemi alle vie respiratorie) ma non sufficienti a dimostrare il nesso con la malattia delle dipendenti. Una cosa è certa: a Ponte a Niccheri, per la sua particolare posizione, i piccioni ci saranno sempre.Alessio Gaggioli

lunedì, dicembre 22

Rassegna Stampa - 20.21.22.12.2008


Al capezzale senza compensi

Il Gazzettino del 19/12/2008 ed. UDINE p. III

I VOLONTARI Equipe di due medici e una decina di infermieri udinesiL'Associazione per i diritti degli utenti e consumatori ha denunciato il ministro Sacconi per abuso d'ufficio al tribunale di Roma dopo le dichiarazioni sul caso Englaro. Intanto anche in sede locale si continuano a registrare prese di posizione. «In un Paese di diritto le sentenze della magistratura vanno attuate in maniera rispettosa» dichiara Gabriele Renzulli. Una forzatura a suo parere l'intervento del ministro, tendente a "intimidire" la Casa di cura, dato che l'atto di indirizzo non è basato su alcuna previsione legislativa.
Non sarà facile trovare il bandolo della matassa in pochi giorni e anche Riccobon, pur augurandosi che si possa far presto, alla conferenza stampa di ieri, conoscendo i tempi della macchina burocratica, non è sembrato attendersi un pronunciamento immediato dalla Regione.
Intanto i volontari sono pronti a intervenire, e se ne aggiungerebbero anche altri. Hanno sottoscritto un accordo che riguarda le modalità dell'attuazione della sentenza della Corte d'appello di Milano. Tutto sarà documentato con scrupolo, come spiega l'avvocato Giuseppe Campeis, del foro di Udine, che ha partecipato alla stesura del documento, firmato anche dallo stesso Beppino Englaro, dalla clinica, dai medici e dagli infermieri. L'èquipe sarà composta da due medici anestesisti (uno che avrà la responsabilità e l'altro supplente), e da due consulenti (questi ultimi di fuori provincia), l'uno neurologo e l'altro docente di medicina palliativa. L'assistenza a Eluana inoltre sarà prestata da una decina di infermieri professionali esperti, tutti iscritti al Collegio della provincia di Udine. La lista era già pronta al momento della sottoscrizione dell'atto che impegna a rigide modalità e alla massima discrezione, e l'attività sarà gratuita. L'intento chiaro è stato quello di svincolarsi dal pubblico ma a quanto pare non è stato sufficiente.
Annalisa Silvestro, rappresentante in campo nazionale degli infermieri, non ha ricevuto alcuna richiesta da parte di iscritte: «L'infermiere ha norme a cui riferirsi che lo rendono autonomo nell'agire professionale a patto che non vada contro legge nè contro le indicazioni del codice deontologico. In questo caso non c'è nè l'una nè l'altra ipotesi. Qualora invece vi fosse una costrizione ad accompagnare al termine della vita Eluana Englaro l'infermiere che ricevesse un'indicazione vincolante potrebbe invocare la clausola di coscienza e fare un passo indietro chiedendo di farsi sostituire».



Collegio degli infermieri: ecco i nuovi componenti

Il Tempo del 20/12/2008 ed. Latina

Stefania Belmonte Nuovo collegio Ipasvi a Latina. Gli infermieri eletti, dopo tre giorni di voto, sono stati: Valentino Coppola (presidente), Giovanni Colandrea (vicepresidente), Giovanni Santucci, Stefano Mastrobattista, Anna Maria Folcarelli, Guido Panno, Giulio Battisti, Maria Consilia Lauretti, Alessandro Castaldi, Raffaele Parisella, tutti confermati. Neoeletti, invece, Maurizio Vargiu, Piero Petrucci, Giovanna Perazzotti, Massimo Aceto e Giorgio Massicci. Quest'ultimo, con un'azione legale cui avevano partecipato anche decine di altri infermieri e dipendenti dell'ospedale, si era occupato dell'annosa questione dei buoni pasto serali del Goretti. Negli ultimi giorni ne sono stati consegnati i blocchetti.



Undici onorificenze al merito per i nostri cittadini

La Nazione del 20/12/2008 ed. LIVORNO p. I

UNDICI riconoscimenti per dieci uomini e una donna che «vivono in modo non eroico, ma etico nell'ambito della società» (nella foto, Novi), come ha spiegato il prefetto, Domenico Mannino, che in serata ha ricevuto, come da tradizione, le autorità cittadine per gli auguri natalizi. Una dopo l'altra, in una cerimonia ieri mattina in Prefettura, sono state consegnate le onorificenze dell'ordine «al merito della Repubblica italiana» conferite dal capo dello Stato ai cittadini della provincia. Due gli spezzini, residenti nella città dei Quattro Mori insigniti: Diego Serrani, capo ufficio visite e cerimonie Maridipart e Giuseppe Berutti Bergotto, comandante dell'Andrea Doria. Di Rosignano Marittimo sono invece: Saverio Maurizio Parrino, funzionario sanitario all'aeroporto di Pisa e Giuseppe Murgi, sostituto commissario della polizia penitenziaria in pensione. Gli abitanti a Livorno: Salvatore Bordonaro, che lavora alla Capitaneria di porto, Pierbruno Cossu dell'Accademia navale, Marcello Betti della 2° brigata mobile dei carabinieri, Giovanni Cammarone del comando provinciale dei carabinieri, Luca Moroni, centralinista del Tribunale di Livorno, Paolo D'Attilio, prefetto vicario. E Amelia Ceraglioli, ex operatrice sanitaria e presidente di collegio dell'Ipasvi. an. cas.



NUORO. Congresso dell'iRS

La Nuova Sardegna del 21/12/2008 ed. Nuoro p. 6

NUORO. Congresso dell'iRS
Oggi, nella sala dell'Hotel Grillo si terrà l'incontro nazionale dell'iRS, dal titolo "Sardigna 2009, s'indipendentzia ghettat passos". I lavori cominceranno alle 10 con i saluti del sindaco Mario Zidda, del presidente della Provincia Roberto Deriu e dei partiti invitati. Seguiranno gli interventi di Frantziscu Sedda, Bobore Bussa, Franciscu Pala, Frantziscu Sanna e Gavino Sale. Coordinerà Frantziscu Tuffu. L'incontro proseguità nel pomeriggio con le relazioni sull'attività dell'iRS nelle diverse realtà regionali. Coordinerà Manuelle Mureddu.
NUORO. Mercatino biologicoRitorna il mercatino dei prodotti biologici. Sarà a Nuoro in piazza San Giovanni oggi e domenica 28 dicembre dalle ore 9.30 alle 13.30. L'associazione Biosardinia, che organizza, sarà presente col suo banchetto per soddisfare ogni curiosità o dubbio e per distribuire materiale informativo gratuito sul mondo del biologico.
NUORO. Chiusura nataliziaSi informano tutti gli iscritti che il collegio provinciale Ipasvi di Nuoro, in occasione delle festività rimarrà chiuso dal 23/12/2008 al 07/01/2009.NUORO. IncidenteSi cerca l'autista dell'auto che, venerdì 19 dicembre tra le 17.30 e le 18, al semaforo di viale Sardegna ha urtato una Fiat Punto. Telefonare al 338 2856631.
NUORO. Guardia di finanzaÈ stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale n. 93 del 28/11/2008, 4ª serie speciale, il bando di concorso per titoli ed esami per il recluatamento di 197 allievi finanzieri del contingente ordinario, riservato a volontari delle Forze armate in ferma prefissata di un anno (Vfp1) o in rafferma annuale (Vfp1t) in servizio o in congedo. La presentazione delle domande, entro il 29 dicembre, dovrà avvenire a mano o con raccomandata con ricevuta di ritorno al Comando provinciale della Guardia di finanza del capoluogo della provincia di residenza. Moduli presso i reparti della Gdf o sul sito internet www.gdf.it
SINISCOLA. Guida sicuraÈ iniziato ieri e continuerà per tutta la giornata di oggi il corso nazionale di guida sicura in fuoristrada promosso dall'associazione "Siniscola in fuoristrada", presieduta da Franco Spina. Interverrà il segretario generale Fif, Wanni Zarpellon. (salv.mart.)
LA CALETTA. Mostra di fotoResterà aperta sino a Natale la mostra "La fotografia senza obiettivo" realizzata dai bambini della 4ª elementare della Caletta, coordinati dal maestro Lorenzo Spano. La mostra è l'atto finale di un laboratorio fotografico che ha impegnato gli scolari per diversi mesi. (salv.mart.)
NUORO. Il pane e le festeI panificatori della Confcommercio di Nuoro e dell'Ogliastra comunicano che, in concomitanza delle feste, mercoledì 24 dicembre verrà effettuata una tripla panificazione, mentre il 27 e il 31 la panificazione sarà doppia.
NUORO. Emporio mediterraneo La CNA informa che La RAS ha riaperto i termini di presentazione delle domande per la selezione delle imprese artigiane interessate a partecipare alla manifestazione internazionale "Emporio Mediterraneo - artigiani e competenze del Mediterraneo" che si terrà a Cagliari dal 5 all'8 marzo 2009. Termine di presentazione delle domande dal 22 dicembre 2008 al 15 gennaio 2009. Entro la stessa data dovranno dare conferma di partecipazione anche gli artigiani che avevano già presentato la domanda. Info allo 0784/200264
NUORO. Festa per gli anzianiIl sindaco e l'assessore ai servizi sociali e alle politiche per l'inclusione invitano tutti gli anziani della città alla festa organizzata per oggi alle ore 17,30 all'Euro Hotel, in Viale Trieste.
NUORO. Podda aperto a NataleL'associazione Ages comunica che nella scuola "F.Podda", in via Matteotti, resterà aperto il servizio ricreativo per i bambini durante le vacanze di Natale. Info ai numeri 349 2301064 (Anna Maria), Anna (340 8727712) e Carmen (349 0927339).
NUORO. Prevenzione e protezioneLa Confesercenti di Nuoro-Ogliastra informa che, ai sensi del Decreto Legislativo n. 81 del 2008, i legali rappresentanti delle imprese, sia individuali che svolte sotto la forma giuridica di società, con almeno un lavoratore dipendente e/o un socio lavoratore devono nominare entro il 31/12/2008 il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione, l'addetto al Pronto Soccorso ed effettuare la valutazione dei rischi sul luogo di lavoro. Rivolgersi alla sede della Confesercenti a Nuoro in via L. da Vinci 50 o telefonare ai numeri 0784-30188/32188.
POSADA. Festa dei trentenniI trentenni di Posada festeggiano il Natale con una grande festa che si svolgerà sabato 27, sarà l'occasione per tante persone nate nel 1978 di rivedersi e passare una giornata speciale e indimenticabile. Il ritrovo prenderà il via con la celebrazione di una messa in suffragio di una coetanea perita in un incidente stradale alcuni anni orsono. Il pranzo, si terrà invece all'agriturismo Gupparza. La quota per partecipare è fissata in 30 euro più eventualmente altri 20 euro se si volesse usufruire della cena. Iscrizioni allo Zanzibar caffè di Paolo Deledda. Per informazioni, contattare Antonello 333-7186715 o Gian Luca 347-8025390. (s.s.)NUORO. Cani da caccia parsiTre cani da caccia, uno marron, uno rossiccio e uno dal manto nero, si sono persi nella zona di Nunnale, verso il comunale di Orune. Tutti i cani hanno il collare, uno ha il microchip, e sul collare portano il numero di telefono del proprietario: 340-2330132.
NUORO. Mercato settimanaleL'Anva Confesercenti comunica che in occasione delle festività natalizie e di fine anno l'amministrazione comunale di Nuoro ha autorizzato l'espletamento del mercato settimanale del venerdì anche oggi e il 28 dicembre. Il mercato settimanale della frutta e verdura, invece, potrà essere svolto in via straordinaria nelle giornate del 24 e 31 dicembre 2008.
NUORO. Università della Terza etàL'Università per la Terza età comunica che da lunedì 15 dicembre nella sede di via Cucca 3 si ricevono le iscrizioni per l'anno accademico 2009. La segreteria osserverà il seguente orario: da lunedì a venerdì dalle ore 10.30 alle 12. Telefono: 0784 231235. Fax.: 0784 254204.
NUORO. Oggetti smarriti alla SattaNella Biblioteca Satta sono stati ritrovati i seguenti oggetti smarriti dagli utenti: due ombrelli, un foulard e una spilla. Gli interessati possono rivolgersi all'ufficio amministrativo del Consorzio per la pubblica lettura dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13,30.
NUORO. Convegno sulla DeleddaLa Commissione pari opportunità della Provincia di Nuoro ha programmato un convegno, per il mese di marzo 2009 dal titolo "G. Deledda: femminista?", dedicato alla figura della scrittrice in un'ottica di genere, e all'analisi del ruolo della donna nel cammino storico-letterario della Sardegna dai primi del '900 ad oggi. Il convegno è rivolto ai docenti e alle classi 4° e 5° (o delegazioni di classi) che hanno svolto un programma o un progetto sull'autrice, che verranno coinvolti nel dibattito con studiosi e scrittori che parteciperanno all'iniziativa. Esso sarà occasione di confronto e scambio culturale e di ricerca sociale, partendo dalla figura della Deledda, per capire cosa è cambiato rispetto al contesto storico e antropologico nel rapporto uomo-donna. La Commissione intende pubblicare gli atti del convegno in un Quaderno culturale, nel quale verranno inseriti gli interventi degli studiosi e i contributi dei ragazzi e dei docenti. Le adesioni dovranno pervenire entro il 15 gennaio 2009, al seguente numero di fax: 0784 238725 o indirizzo e-mail comm.pariopp@provincia.nuoro.it. Info: 0784 238748.
SASSARI. Visite alla "Nuova"Riprendono le visite delle scolaresche alla redazione della Nuova Sardegna, a Predda Niedda. Per gli appuntamenti telefonare tutti i mercoledì dalle 9,30 alle 12, allo 079 222461 o 222400 e chiedere di Bruno Lubino.

venerdì, dicembre 19

Rassegna Stampa - 19.12.2008

Auguri dall' IPASVI di La Spezia


Falsi infermieri, in libertà impiegato dell'università Cattolica


Il messangero.it 19.12.2008

ROMA (19 dicembre) - Il Gip del tribunale di Roma ha revocato l'ordinanza di custodia cautelare per Antonio Pongetti, impiegato della facoltà di medicina dell'università Cattolica di Roma, nell'ambito dell'inchiesta della magistratura di Cosenza che nei giorni scorsi ha portato all'arresto di 72 persone, tra le quali falsi infermieri, tra Cosenza e Roma. Lo ha reso noto l'ufficio stampa dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, spiegando che il fascicolo che riguardava Pongetti e i test di ammissione all'ateneo era stato trasmesso per competenza al tribunale di Roma. Il gip, ha spiegato l'ateneo, afferma che «mancano gli indizi di grave colpevolezza» e lo stesso gip « valorizza gli elementi obiettivi, ricavabili già dalle intercettazioni in possesso degli inquirenti cosentini, attraverso i quali vi è la dimostrazione che i quiz dei quali si parla nella intercettazione ambientale, non sono affatto quelli dell'anno in cui il Marino», una delle persone coinvolte, «sostenne l'esame, ma sono invece relativi all'anno precedente e che all'epoca in cui avvenne l'intercettazione ambientale, erano reperibili su internet, perchè già pubblicati da tempo». Inoltre, come ha riferito l'ateneo, il gip di Roma afferma che «non vi sono indizi, men che meno gravi, che il pactum sceleris abbia avuto ad oggetto la fornitura anticipata dei test di ammissione». «È stato sufficiente - conclude la nota - un occhio non inquinato dall'innamoramento di una tesi da portare avanti a tutti i costi, per fare chiarezza in relazione alla posizione del dottor Pongetti».
Gli infermieri rinnovano il direttivo

L'Arena di Verona del 19/12/2008 p. 19

Urne aperte nel fine settimane nella sede del collegio provinciale Ipasvi (infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici d'infanzia), in via Ca' di Cozzi 14/A. Gli iscritti sono chiamati a rinnovare il consiglio direttivo e quello dei revisori dei conti. Le operazioni di voto potranno essere espletate oggi dalle 15.30 alle 20; sabato dalle 10 alle 16 e domenica dalle 10 alle 16. Non è ammesso il voto per delega. Sono eleggibili tutti gli iscritti all'Albo, compresi i consiglieri e il presidente uscente. Franco Vallicella. Lo spoglio avverrà al termine del voto.




Straniero, infermiere, sfruttato. Ma spìa proprio no

Il Venerdi di Repubblica del 19/12/2008 , articolo di EMILIO MARRESE NUMERO 1083 - 49 DICEMBRE 2008 p. 35

ROMA. L'Italia è uno dei Paesi europei che arruola f meno infermieri stranieri, malgrado la carenza cronica di personale e il crescente calo di vocazione degli italiani. Ai vari motivi che qui analizzeremo (inclusi caporalato e racket), se ne potrebbe aggiungere presto un altro: la norma voluta dalla Lega nel pacchetto sicurezza - ora in Senato - che imporrebbe al personale medico e paramedico la segnalazione all'autorità giudiziaria degli extracomunitari senza permesso di soggiorno che ricorrono alle cure. Medici e infermieri, insomma, dovrebbero fare la spia. L'eventualità, contro cui si sono già schierate diverse associazioni di categoria, porrebbe tutti i camici bianchi davanti ad un problema deontologico, che diventerebbe ancor più scabroso per i trentamila infermieri stranieri occupati nelle nostre strutture. Infatti, molti di loro si dicono pronti a fare obiezione di coscienza, rifiutandosi di denunciare i pazienti clandestini. «Questa regola» accusa Annalisa Silvestro, presidente della Ipasvi (Federazione nazionale dei collegi degli infermieri) «appare in netto contrasto con il La Lega chiede la denuncia obbligatoria dei clandestini che vanno in un ospedale. Ma i lavoratori della sanità immigrati reclamano l'obiezione di coscienza. E spiegano perché, tra burocrazia e racket, da noi è così dura principio universale del diritto alla salute affermato dalla Costituzione e con il nostro codice deontologico che ci obbliga a prestare assistenza senza discriminazioni. Metterebbe tutti di fronte alla scelta tra legge ed etica. Se la questione non si risolve, non escludiamo il ricorso alla clausola di coscienza». L'emendamento leghista, già passato alla Camera, trova resistenza anche in seno alla maggioranza. «Vedremo se la Lega vorrà il braccio di ferro» dice l'ex magistrato Felice Casson, senatore pd: «è una norma vergognosa. Qualsiasi persona normale dovrebbe ver- B gognarsi di pensare di fare lina simile cattiveria a un essere umano». «Il malato firma un documento a tutela della sua privacy: denunciandolo tradiremmo la sua fiducia. Io non lo farei» conferma Marianna Orma, 33enne romena, infermiera del Sacro Cuore di Negrar (Verona) da quattro anni. Il peruviano Carlos Brito, 46 anni, fa parte dell'associazione transculturale degli infermieri: «Non possono costringermi a fare la spia. È una norma che violerebbe il diritto universale alla cura. Sarebbe un atto non dico razzista, ma discriminatorio e contrario al nostro giuramento. Io faccio l'infermiere, non il poliziotto, e rispondo solo al nostro codice etico». L'indiano Joseph Philip Vattakottayil, 44 anni, è laureato in filosofia e teologia: prima di fare l'infermiere in oncologia al Sant'Eugenio di Roma lavorava in Vaticano: «Non è sacrosanta la privacy in Italia? Il malato è malato e basta: perché indagare? È un compito che spetta ai doganieri e non a noi». La romena Simona Andronic, 33 anni, infermiera in una residenza per anziani a Roma, sottolinea un altro effetto collaterale indesiderabile di questa norma: «Finirà che nessuno verrà più a curarsi per paura: è più sicuro un clandestino sano o un clandestino malato in giro per strada?». La stessa obiezione sui rischi di una clandestinità sanitaria è stata sollevata da Medicina democratica e da alcuni virologi, come il dottor Vincenzo Vullo del Policlinico di Roma: «Non potremmo più controllare l'evolversi di una malattia. Il che può avere pesanti ripercussioni sulla salute degli italiani». Quello dell'infermiere è un mestiere che agli italiani non piace più: troppo studio, troppa fatica, poche gratificazioni sociali e soprattutto economiche (stipendio medio 1600 euro). Secondo l'Ipasvi ci vorrebbero altri 50-60 mila infermieri per tappare i buchi nelle nostre corsie, dove i medici sono più dei paramedici: secondo il rapporto Oc-se 2008, l'Italia ha il più alto numero di medici al mondo (6 ogni mille abitanti contro il 5,9 degli infermieri). Nonostante la manodopera dall'estero sia triplicata negli ultimi quattro anni, in questo caso non basta a colmare la lacuna. Perché? «Perché anche un pizzaiolo egiziano guadagna più di un infermiere e ha il vantaggio di dormire a casa sua» risponde Carlos Brito. Agli stranieri toccano sempre i turni peggiori. Ma non è solo questo. Intanto, a parità di condizioni è meglio lavorare in altri Paesi europei, dove ci sono stipendi migliori e meno ostacoli burocratici, sebbene la legge Bossi-Fini abbia esentato gli infermieri dal decreto flussi, considerandoli «fuoriquota» in quanto fondamentali. Ma perché una laurea infermieristica ottenuta fuori dalla Uè venga riconosciuta da noi, ci vogliono da uno a due anni. Si deve anche - giustamente superare un test di italiano per essere iscritti all'Ipasvi. Essere assunti nel settore pubblico, senza avere la cittadinanza italiana, poi è ancora un problema, nonostante nello scorso maggio un giudice del lavoro abbia obbligato con una sentenza l'ospedale San Paolo di Milano ad ammettere ai concorsi anche i precari extracomunitari. Finisce così che le strutture pubbliche e soprattutto quelle private preferiscono affrontare l'emergenza rivolgendosi alle cooperative che forniscono infermieri stranieri. Non c'è assunzione diretta (il lavoratore è sotto contratto con la cooperativa) e si spende meno: le agenzie interinali chiedono 28 euro lordi all'ora contro 40. Il contratto standard per gli operatori sociosanitari è più basso dal 20 al 42 per cento, se ci si rivolge ad una coop appaltatrice. Alla bisogna, queste agenzie procurano personale anche per brevi sostituzioni o periodi critici con contratti perfino da una o due settimane. Il mercato degli infermieri stranieri è stimato in oltre 300 milioni di euro all'anno. Ovvio che, tra le tante agenzie intermecliatrici serie, si infiltrino anche quelle meno serie, per non dire disoneste. La Guardia di Finanza di Cesena recentemente ha denunciato 190 immigrati per esercizio abusivo della professione: lavoravano senza avere l'abilitazione. «Qualcosa di poco trasparente accade: riceviamo varie segnalazioni anonime di sistemi di reclutamento a dir poco discutibili» conferma Silvestre dell'Ipasvi «ma non possiamo intervenire perché non ci danno nessun dettaglio. Molti istituti privati pagano in nero stipendi molto più bassi, anche della metà. Addirittura siamo venuti a conoscenza di casi in cui ai lavoratori stranieri viene sequestrato il passaporto dall'agenzia intermediaria oppure vengono alloggiati in condizioni poco umane».
APPROVATA ALLA CAMERA L'emendamento al pacchetto sicurezza firmato dalla Lega (sopra, Umberto Bossi) è passato alla Camera e ora è in discussione al Senato
t'ex magistrato Felice Casson (foto in basso), ora senatore delPd e membro della Commissione Giustizia al Senato, si oppone decisamente alla proposta leghista che imporrebbe agli infermieri (sopra) di denunciare gli immigrati clandestini che si presentano in ospedale. «Non sarebbe solo una norma contraria ai diritti universali dell'uomo: epura cattiveria, così come il registro dei clochard»




Visite e prestazioni in calo «J'accuse» di Padoan

Corriere del Veneto del 19/12/2008 ed. VENEZIA p. 13

«Ci sono medici e infermieri che invitano ad andare altrove»Il direttore lancia un monito sul centro protonico: lo realizzeremo se sarà l'unico del Triveneto MESTRE - Il primo a lanciare l'allarme pubblicamente, un mese fa nel corso di un convegno a Venezia, era stato il sindacalista Cgil Mirco Ferrarese: «Le prenotazioni al nuovo ospedale dell'Angelo sono calate del 30 per cento, perché è scomodo ». Poi è cominciata a girare una voce sulla Radiologia: «Si stanno facendo il 30 per cento di prestazioni in meno». Infine, una decina di giorni fa, nel corso di una riunione con i sindacati sul problema del parcheggio, i rappresentanti della Veneta sanitaria finanza di progetto, la società di gestione del nuovo ospedale, avrebbero ammesso numero addirittura peggiori: meno 42 per cento di prestazioni diagnostiche, meno 30 per cento di visite al poliambu-latorio, qualcosa meno per il laboratorio analisi. La struttura di Zelarino stenta dunque a decollare: un po' la scomodità della zona, un po' la paura del cambiamento e della novità, forse altri motivi soggettivi, fatto sta che questo sarebbe il responso dei numeri.Auguri con polemica Numeri che non sono sfuggiti neppure al direttore generale dell'Asl 12 Antonio Padoan, che proprio ieri nel corso della tradizionale cerimonia dello scambio di auguri natalizi ha indicato senza mezzi termini un altro possibile colpevole: il personale. «La nostra Usl può vantare grandi successi eppure la qualità percepita dei nostri servizi non è buona - ha detto Padoan - Spesso l'immagine negativa viene trasmessa all'esterno da medici e infermieri che invitano i pazienti ad andare altrove per visite o esami ». Invece che all'ospedale. «È un atteggiamento scorretto, miope, insopportabile - ha continuato il dg - Chi denigra il proprio posto di lavoro offende tutti quelli che si prodigano con passione e impegno e danneggia solo se stesso. Questa azienda siete voi». Padoan, davanti ad una platea di primari, medici, infermieri e dirigenti amministrativi riuniti per i saluti di fine anno, ha inoltre ribadito a chiare lettere (liquidando così le recenti voci di corridoio) che non lascerà la direzione dell'azienda sanitaria. «Qualcuno dovrà sopportarmi ancora un po'», ha scherzato.La reazione Parole che seguono quelle sugli infermieri «che lavorano poco». «Io non credo che i medici e gli infermieri della nostra Usl inducano l'utenza ad andare altrove; forse sono gli stessi utenti che optano per altre strutture, non ritenendo giusto per esempio dover pagare il parcheggio - dice Dario De Rossi (Cisl-Fps) - Il direttore tenta di mascherare così il calo di utenza. Invece di gettare benzina sul fuoco, Padoan dovrebbe porsi il problema del parcheggio a pagamento anche per il personale a partire dal prossimo anno».L'anno prossimo Tra gli obiettivi del 2009, l'avvio del restauro del padiglione Jona a Venezia, la sistemazione del distretto del Lido e l'appalto per quello di Favaro, oltre al centro protonico per la cura dei tumori. «Lo realizzeremo se Mestre sarà l'unico centro del Veneto e magari del Triveneto - è stato il suo appello alla Regione - altrimenti sarà economicamente troppo rischioso».P.V. A.Zo.All'Angelo Diminuite le visite che vengono fatte nel nuovo ospedale di Mestre, secondo il direttore dell'Asl colpa dei medici




Il sindacato degli infermieri Nursind:

«No alle truffe, ben vengano i controlli»

Messaggero Veneto del 19/12/2008 ed. Pordenone p. 2

L'arresto di 72 falsi infermieri tra la Calabria e il Lazio preoccupa il sindacato infermieristico Nursind. Il segretario provinciale pordenonese, Gianluca Altavilla, sostiene che i primi a chiedere fermezza e chiarezza sono tutti gli infermieri che onestamente lavorano a tutela della salute dei cittadini. «La tutela della salute del cittadino - sostiene Altavilla - è un bene che va difeso sempre e sopra tutto. Truffare lo stato e i cittadini più deboli nella garanzia di un bisogno fondamentale per la vita è un atto delinquenziale. A garanzia del cittadino e della professione infermieristica chiediamo venga fatta piena luce sulla vicenda e vengano messi in atto tutti i possibili controlli per evitare che un tale episodio si ripeta». L'episodio cui si riferisce il segretario riguarda l'esito delle indagini del procuratore capo Dario Granirei e del pm Francesco Minisci, che hanno portato all'arresto di 72 falsi infermieri tra Cosenza e Roma. «Il sindacato - ha aggiunto il segretario del Nursind - si è sempre battuto per garantire gli standard professionali a tutela dei cittadini e delle responsabilità dei professionisti. Queste persone invece contribuiscono a perpetuare un'immagine negativa della categoria e della professione e gettano discredito sull'attività professionale dell'infermiere. La cronica carenza di risorse e l'alta richiesta di tale professionalità porta le organizzazioni malavitose a facili appetiti. «La questione infermieristica - conclude Altavilla - non è più rimandabile. Gli infermieri sono una risorsa indispensabile per erogare salute ai cittadini su cui si deve investire. Deve poter essere affermata sopra ogni dubbio la garanzia che chi esercita la professione in Italia è adeguatamente formato. Ben vengano i controlli dei Nas negli ospedali e nelle strutture pubbliche e private del paese, perchè i primi a chiedere certezze sono gli stessi infermieri, che onestamente si sono formati per essere d'aiuto ai malati».Rosario Padovano




Baggio, l'ambulanza arriva sotto scorta

Repubblica.it del 17/12/2008 , articolo di Franco Vanni ed. Milano

Gli infermieri entrano nel palazzo per prestare soccorso. E i ladri assaltano i mezzi del 118 per derubarli di radio e navigatori satellitaridi Franco Vanni Gli infermieri entrano nel palazzo per prestare soccorso, i ladri assaltano l'ambulanza parcheggiata. Portiere forzate e vetri rotti, per rubare navigatori satellitari e radio. Sempre la stessa scena, sempre in via Quarti a Baggio. Ora per entrare nella strada di notte le ambulanze devono essere scortate dalla polizia. Lo ha deciso il 118 in risposta all'allarme lanciato dagli infermieri. Lì non vogliono più lavorare, denunciando di avere subito anche aggressioni e insulti. Per il vicesindaco Riccardo De Corato «la situazione è insostenibile, per difendere chi soccorre i cittadini devono essere impiegati i militari che già presidiano quella strada».Via Quarti è uno dei punti caldi controllati giorno e notte dall'E sercito. Una pattuglia vigila contro lo spaccio nel vicino parco delle Cave, ma gli assalti alle ambulanze negli ultimi mesi sono aumentati. Una decina di furti dall'inizio dell'anno, l'ultimo a fine novembre: serrature scassinate, Gps scomparso. Ora quando il 118 riceve richieste d'intervento dalle case popolari fra Baggio e Quinto Romano per malori e incidenti, invia sul posto anche un'auto della polizia, che fa la guardia all'ambulanza fino a quando gli infermieri non hanno finito il loro lavoro.Nella sede della Croce Rossa di Settimo Milanese, da cui partono molte delle ambulanze che intervengono nella via, è arrivato il fax che annuncia il servizio di scorta, e settimana scorsa sono cominciate le prime "uscite protette�?. Alberto Bruno, presidente della Croce rossa provinciale, spiega: «Abbiamo chiesto l'aiuto della polizia per potere lavorare, ma in quel quartiere servirebbe un serio intervento di assistenza sociale per risolvere il problema. È assurdo dovere essere protetti ogni volta che usciamo». Tanto più che da via Quarti le richieste di ambulanze sono frequenti: solo la Croce rossa, da gennaio a novembre, ha fatto 230 interventi. Ci sono anche le false chiamate, fatte apposta per poi ripulire l'ambulanza. Uno degli addetti racconta: «È capitato di arrivare in piena notte e trovare situazioni che poco avevano a che fare con quello per cui siamo stati chiamati. La sensazione della trappola c'è». Ma i furti scattano anche quando l'intervento necessario. «Arrivando in via Quarti di notte sappiamo già cosa ci aspetta, i ragazzi che stanno in strada ci ridono in faccia». Oltre alla Croce rossa, a Baggio interviene la Croce verde. Dario Vampiro, 54 anni, veterano del soccorso d'urgenza, racconta: «Per non farci rubare l'attrezzatura siamo costretti a lasciare uno dei tre uomini della squadra a fare la guardia in ambulanza. Questo è pericoloso sia per il malato sia per il collega, esposto al rischio di aggressioni in strada».




Armando Testa per le divise delle crocerossine

Spot and Web del 18/12/2008 p. 12

I valori da comunicare nel centenario della fondazione del corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana si possono identificare in un simbolo unico: la divisa delle crocerossine, chiave della campagna no profit ideata dall'agenzia Armando Testa, articolata su tv e radio. La divisa non è una semplice uniforme, ma un contenitore di storie e di ideali. Per questo, nelle immagini dello spot, a vestirla non saranno le crocerossine, ma, ad esempio, una tossicodipendente, una bambina in chemioterapia, una clochard, una donna affamata in un villaggio profughi africano, un'immigrata clandestina. Il risultato è una panoramica sulle attività delle Infermiere Volontarie, dove la divisa appare come un elemento dissonante. Perché non sono le infermiere ad indossarla? È la voice over che lo chiarisce, spiegando che l'identità delle crocerossine si fonde con quella delle persone che hanno aiutato. La campagna svela due volti delle Infermiere Volontarie: quello di donne in prima linea in tutte le emergenze e quello più intimo del legame umano che creano con le persone che aiutano. La campagna, per la quale le emittenti hanno donato spazi gratuiti, è in onda a dicembre 2008 e gennaio 2009 in tv con due soggetti da 30" e in radio con due soggetti da 30". In fase di preparazione anche lo sviluppo della creatività su stampa, affissione esterna, banner internet e cinema, dove il taglio previsto per il filmato è 60" e/o 40".

giovedì, dicembre 18

Rassegna Stampa - 18.12.2008

Infermieri, flop di Nursing up

La Repubblica del 18/12/2008 ed. Firenze p. 05

LA CAMPAGNA elettorale da migliaia di euro di Filippo Festini non è servita. Il responsabile regionale del sindacato Nursing up ha perso le elezioni per la presidenza del Collegio infermieri, o Ipasvi, sorta di ordine della categoria. Al vertice è stato confermato il presidente uscente Gianfranco Cecinati. La campagna elettorale per l'incarico era stata contrassegnata dalle iniziative pubblicitarie della lista di Festini, il professore di scienze infermieristiche che ha comprato spazi pubblicitari sui giornali, messo furgoni con "vele" con su scritto il nome della sua lista fuori dagli ospedali, fatto volantinaggio capillare e inviato in regalo pacchi di caffè per gli infermieri nei reparti degli ospedali. Dei 520 votanti (su 6mila aventi diritto), circa 250 hanno scelto Cecinati, 200 la terza sfidante Angela Brandi e 70 Festini. «Io per la campagna elettorale ho speso 450 euro», commenta il vincitore delle elezioni, per cui all'ultima tornata avevano votato in 120.



L'ambulanza sotto scorta

La Repubblica del 18/12/2008 , articolo di FRANCO VANNI ed. Milano p. 01

GLI infermieri entrano nel palazzo per prestare soccorso, i ladri assaltano l'ambulanza parcheggiata. Portiere forzate e vetri rotti, per rubare navigatori satellitari e radio. Sempre la stessa scena, sempre in via Quarti a Baggio. Ora per entrare nella strada di notte le ambulanze devono essere scortate dalla polizia. Lo ha deciso il 118 in risposta all'allarme lanciato dagli infermieri. (segue dalla prima di Milano) FRANCO VANNI LÌ NON vogliono più lavorare, denunciando di avere subito anche aggressioni e insulti. Per il vicesindaco Riccardo De Corato, «la situazione è insostenibile, per difendere chi soccorre i cittadini devono essere impiegati i militari che già presidiano quella strada». Via Quarti è uno dei "punti caldi" controllati giorno e notte dall'esercito. Una pattuglia vigila contro lo spaccio nel vicino parco delle Cave, ma gli assalti alle ambulanze negli ultimi mesi sono aumentati. Una decina di furti dall'inizio dell'anno, l'ultimo a fine novembre: serrature scassinate, Gps scomparso.Ora quando il 118 riceve richieste d'intervento dalle case popolari fra Baggio e Quinto Romano per malori e incidenti, invia sul posto anche un'auto della polizia, che fa la guardia all'ambulanza fino a quando gli infermieri non hanno finito il loro lavoro.Alla sede della Croce Rossa di Settimo Milanese, da cui partono molte delle ambulanze che intervengono nella via, è arrivato il fax che annuncia il servizio di scorta, e la settimana scorsa sono cominciate le prime "uscite protette".Alberto Bruno, presidente della Croce Rossa provinciale, spiega: «Abbiamo chiesto l'aiuto della polizia per potere lavorare, ma in quel quartiere servirebbe un serio intervento di assistenza sociale per risolvere il problema. È assurdo dovere essere protetti ogni volta che usciamo». Tanto più che da via Quarti le richieste di ambulanze sono frequenti: solo la Croce Rossa, da gennaio a novembre, ha fatto 230 interventi. Ci sono anche le false chiamate, fatte per poi ripulire l'ambulanza.Uno degli addetti racconta: «È capitato di arrivare in piena notte e trovare situazioni che poco avevano a che fare con quello per cui siamo stati chiamati. La sensazione della trappola c'è». Ma i furti scattano anche quando l'intervento necessario. «Arrivando in via Quarti di notte sappiamo già cosa ci aspetta, i ragazzi che stanno in strada ci ridono in faccia».Oltre alla Croce Rossa, a Baggio interviene la Croce Verde. Dario Vampiro, 54 anni, veterano del soccorso d'urgenza, racconta: «Per non farci rubare l'attrezzatura siamo costretti a lasciare uno dei tre uomini della squadra a fare la guardia in ambulanza. Questo è pericoloso sia per il malato sia per il collega, esposto al rischio di aggressioni in strada».
I problemi

GLI INTERVENTI Da gennaio la Croce Rossa ha ricevuto 230 chiamate di soccorso dalle case popolari di via Quarti, abitate in maggioranza da anziani I FURTI Mentre gli infermieri sono al lavoro, i ladri rubano dalle ambulanze i navigatori Gps e le radio di servizio: già dieci gli episodi dall'inizio dell'anno LA PAURA Per fare da guardia, fino a oggi, un infermiere aspettava in auto che i colleghi avessero finito l'intervento. "È quello il ruolo peggiore", dicono
Ambulanza sotto protezione
Le ambulanze costrette a farsi scortare dalla polizia per evitare di essere rapinate



«Neurologia, rianimazione e medicina a corto di infermieri»

Il Gazzettino del 17/12/2008 ed. VICENZA p. III

Il sindacato denuncia le gravi carenze e le mancate risposte dell'Asl 6(m.c.) «Mancano decine di infermieri e nelle medicine abbiamo aperto una vertenza per ottenere risposte immediate». Con queste parole Federico Martelletto dell'Rdb-Cub lamenta la grave situazione dell'Asl 6 di Vicenza. Una crisi che colpisce, a macchia di leopardo, l'intero San Bortolo: «La carenza infermieristica di 8-10 unità in medicina spiega Federico Martelletto rappresenta la punta di un iceberg che sta dilagando in molti reparti, specie in rianimazione, neurologia e medicina riabilitativa. Il taglio dei riposi e le ferie negate, gli straordinari programmati ed i turni massacranti non sono più sufficienti a far girare i turni». Due le soluzioni prospettate dall'amministrazione dell'Asl 6 di Vicenza: la trasformazione dell'orario in eccesso prestato dagli infermieri in medicina, nei mesi di dicembre e gennaio, con acquisto di prestazioni a 30.99 euro l'ora e il pagamento garantito degli straordinari agli Oss. Gli alti vertici rispondono picche, però, alla richiesta dell'Rdb-Cub di ridurre i posti letto. «Ciò che sta accadendo in medicina conclude Federico Martelletto dimostra come, con l'acqua alla gola e con soluzioni tampone, si stanno demotivando, esasperando ed allontanando i lavoratori, andando a peggiorare la qualità dei servizi ed aumentando il rischio per operatori e pazienti, senza risolvere alcuno dei problemi sul tappeto».



Il Mattino ...

Il Mattino del 17/12/2008 ed. AVELLINO p. 34

PAOLO CICCONE Le Misericordie e le Pubbliche Assistenze operanti nel servizio di 118 con l'Asl Av1 avanzano rivendicazioni nei confronti dell'azienda sanitaria. Le associazioni annunciano il proposito di rescindere la convenzione, nelle modalità e nei tempi contemplati dall'articolo 8, a meno che nel frattempo non subentrino, da parte dell'Asl 1, indicazioni e proposte così come formulate dalle stesse Associazioni, di miglioramento del servizio. Misericordia e Anpas ribadiscono che «la spinta motivazionale nel garantire il servizio del 118 è sempre stata quella di offrire ai nostri territori, già fortemente penalizzati, il diritto alla salute delle persone». E sottolineano che in questi anni hanno svolto tale servizio spinti da forti motivazioni umane e spirito di solidarietà. «Nella consapevolezza di dover offrire un servizio sempre più qualificato e rispettoso delle persone, ci siamo sobbarcati - precisano - anche gli oneri spettanti alla Asl, come la formazione del volontari che di volta in volta si avvicendano sul servizio 118». Per questo chiedono all'Asl Av1 che si faccia carico dell'infermiere professionale a bordo delle ambulanze del 118. «In materia di Emergenza Sanitaria - affermano - c'è l'obbligo dell'infermiere a bordo dell'ambulanza operante nel 118, così come dettato dalle linee guide Regionali. La figura dell'infermiere professionale si rende essenziale in quanto gli operatori-volontari, nonostante siano adeguatamente formati, non possono, all'occorrenza, espletare mansioni di particolare qualificazione». Tale necessità è sempre stata disattesa dall'Asl Av1; pertanto le associazioni chiedono che l'Asl ottemperi a quest'obbligo con immediata decorrenza per garantire un servizio nei termini di legge. Le associazioni chiedono anche «la rimodulazione dello stand by». «Le attuali difficoltà finanziarie dell'Asl non possono penalizzare e ricadere sul 118, il quale vuole solo offrire un servizio che tutela la salute delle persone».



Dottori clown tra i bimbi della pediatria

Il Tirreno del 18/12/2008 ed. Lucca p. 6

Appuntamento di Natale nel reparto, premi alle infermiere
LUCCA. Tradizionale appuntamento, nel reparto di pediatria dell'ospedale, con la festa di Natale per i ricoverati e i loro genitori. Erano presenti i clown dottori dell'associazione "Ridere per vivere", che hanno divertito bambini e adulti con la loro simpatia travolgente, e il "Coro Arcobaleno", che ha proposto suggestivi canti natalizi.Iniziative come questa sono importanti occasioni di incontro e di svago, che rendono più tollerabile la degenza ospedaliera di questi bambini. Intanto un gruppo di infermiere del reparto di pediatria è stato premiato per un innovativo progetto presentato al convegno internazionale di neonatologia e pediatria di Aversa. Il lavoro, che ha ricevuto consensi unanimi, riguarda in particolare "la psicologia del genitore" e mette in rilievo l'importanza di creare empatia tra genitore, operatore e piccolo paziente.Le infermiere premiate sono: Sabrina Gianni, Lorena Franceschelli, Rosaria Papini (caposala) e Patrizia Rindi.



Sesso per un lavoro, inchiesta chiusa

Unione Sarda del 18/12/2008

L'ipotesi della truffa, secondo il pm, non regge: possibile quella di una violenza sessuale, probabile il millantato credito. Reati, questi ultimi due, che infatti il sostituto procuratore Alessandro Pili ha contestato a Damiano Meloni, il 25enne ex tirocinante dell'ospedale Marino finito sotto indagine per aver richiesto prestazioni "particolari" ad alcune persone in cambio di una assunzione (fasulla) alla Asl 8. Il magistrato ha chiuso l'inchiesta e ora contesta al giovane (difeso dall'avvocato Marcello Floris) un singolo episodio: quello ai danni di un 44enne infermiere specializzato. Sarà il giudice per le indagini preliminari a stabilire se, come sostenuto da accusa e Leonardo Filippi, legale della vittima, entrambe le accuse siano solide.I due si erano conosciuti a fine settembre in un bar del Poetto: il venticinquenne si era presentato come "amministratore di una società di lavoro interinale", poi era arrivata la proposta di impiego: «Ti posso assumere, c'è un posto nel reparto di Ortopedia al Marino». Un racconto reso al pm dallo stesso infermiere 44enne che, per ottenere il lavoro, disse di aver ceduto alla richiesta di un rapporto sessuale con il 25enne. Il contratto, scritto su carta intestata a una inesistente Azienda ospedaliera Marino e con stipendio di 1.500 euro mensili, era stato firmato: quattro anni di lavoro rinnovabile per altri quattro. Poi l'appuntamento fissato per il pomeriggio successivo in ospedale. Meloni al Marino aveva appena concluso un periodo di tirocinio per diventare operatore sanitario e in quel frangente, secondo le accuse, aveva registrato movimenti e abitudini del personale. Così, approfittando dell'assenza della caposala, il 16 ottobre i due erano entrati in corsia vestiti da operatori sanitari, si erano presentati come tirocinanti e per una serata intera avevano lavorato in Ortopedia. Fino alle 19, ora del rientro a casa.Il giorno dopo però il 44enne aveva ricevuto un messaggio telefonico mandato da una sedicente "coordinatrice degli infermieri" con scritto: «Non dovete più venire». Qui il quarantaquattrenne aveva sospettato il raggiro. Il ragazzo non aveva dato spiegazioni convincenti ed era partita la denuncia. Ora la palla passa al gip. (an. m.) 18/12/2008



Boom di infermieri stranieri. Sottopagati

Cronaca Qui Torino del 18/12/2008 p. 11

Gli infermieri stranieri occupati nelle strutture sanitarie della provincia di Torino sono «un'importante risorsa per il sistema sanitario», anche se spesso «non godono degli stessi diritti» dei colleghi italiani. Lo sostiene la Cgil di Torino, che ieri ha organizzato un convegno dal titolo "Il lavoro di cura degli stranieri nella sanità" per approfondire la condizione degli infermieri provenienti da altri paesi che sopperiscono alla mancanza di operatori italiani. Secondo una ricerca condotta dall'Ires Lucia Morosini, in provincia di Torino, dal 2000 a oggi, gli infermieri stranieri sono aumentati in maniera significativa. I nuovi iscritti sono passati dal 14,5% del 2000 al 41,4% del 2007. In Piemonte si registrano 2.869 infermieri stranieri iscritti ai vari Collegi provinciali, di cui 1.775 comunitari e 1.094 extracomunitari. L'86% sono donne e appena il 14% ha meno di 30 anni. Rispetto alla provenienza degli operatori che lavorano in provincia di Torino, la distribuzione riflette la presenza numerica delle comunità straniere che lavorano nel torinese: il 72,2% degli infermieri di altre nazioni è di nazionalità romena, seguono peruviani (9,8%), polacchi (4%) e albanesi (2,1%). Il salto di qualità, specialmente negli ultimi anni, è stato a favore dei lavoratori romeni, che dall'ingresso della Romania nella Comunità Europea, possono partecipare ai concorsi pubblici banditi dal sistema sanitario per l'assunzione di nuovo personale paramedico. «Gli infermieri stranieri, soprattutto se extracomunitari - sottolinea il segretario Fp-Cgil Piemonte Rossano Gambino - sono ancora professionalmente discriminati e, in alcuni casi, sottopagati. Un passo avanti è stato compiuto dalla Regione Piemonte nel 2005 con l'accordo siglato insieme a Cgil Cisl e Uil dall'ex-assessore alla Sanità Mario Valpreda, che ha consentito diverse centinaia di assunzioni, anche se a tempo determinato». Secondo la ricerca della Cgil, le discriminazioni maggiori si verificano a discapito degli infermieri extracomunitari, il cui titolo di studio non sempre viene riconosciuto e, per questo, si ritrovano a lavorare in aziende, ad esempio cooperative, che li pagano meno dei colleghi italiani o comunitari a parità di mansioni. [al.ba.]



No profit L'impegno delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana va on air con Armando Testa

DailyMedia del 18/12/2008 p. 10

L'agenzia firma la campagna, a dicembre e gennaio su tv e radio. In preparazione anche stampa, web, esterna e cinema100 anni di impegno, 100 anni di volontariato, 100 anni di storia: tanti i valori da comunicare nel centenario della fondazione del corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana. Valori che si possono identificare in un simbolo unico: la divisa delle crocerossine, un'icona forte e immediatamente identificabile, che nell'immaginario collettivo è strettamente legata al corpo che rappresenta. Ed è proprio la divisa la chiave della campagna no profit ideata da Armando Testa, articolata su tv e radio: una divisa che non è una semplice uniforme, ma un contenitore di storie e di ideali. Nello spot, a vestirla non saranno le crocerossine, ma, per fare qualche esempio, una tossicodipendente, una bambina in chemioterapia, una clochard, una donna affamata in un villaggio profughi africano, un'immigrata clandestina. Il risultato è un'ampia panoramica sulle attività delle Infermiere Volontarie, fatta di immagini di forte impatto emotivo, dove la divisa appare come un elemento dissonante. La voice over chiarisce che l'identità delle crocerossine si fonde indissolubilmente con quella delle persone che hanno aiutato durante il loro percorso. Questa campagna svela due volti delle Infermiere Volontarie: quello più epico, di donne in prima linea in tutte le emergenze e le difficoltà, e quello più intimo ed emozionante del legame umano che sanno creare con le persone che aiutano. Per Armando Testa, hanno lavorato alla campagna l'art director Raffaele Balducci e la copywriter Elisabetta Pittana, sotto la direzione creativa esecutiva di Vincenzo Vigo, che è anche copy. Casa di produzione Mercurio spqr, regia di Koen Mortier. La campagna, per la quale tutte le emittenti coinvolte hanno donato spazi gratuiti, sarà in onda nel mese di dicembre 2008 e gennaio 2009 su tv con due soggetti da 30" e su radio con due soggetti da 30". In fase di preparazione anche lo sviluppo della creatività su stampa, affissione esterna, banner internet e cinema, dove il taglio previsto per il filmato è 60" e/o 40".

mercoledì, dicembre 17

Rassegna Stampa - 17.12.2008

In decine di fotografie immortalata l'umanità del quotidiano lavoro in corsia degli infermieri

Alto Adige del 17/12/2008 ed. Nazionale p. 31

MERANO. Una fotografia, è risaputo, può raccontare di più e meglio un fatto, che non mille parole: proprio questo è quanto si può verificare scorrendo le numerose immagini della mostra uscita dal concorso fotografico "Diamo un'immagine all'assistenza infermieristica".L'esposizione - allestita al piano terra del nosocomio cittadino dove resterà fino a fine gennaio per quindi essere esposta in modo itinerante negli altri ospedali della provincia - cui hanno partecipato numerosi fotografi amatoriali e professionali è stata indetta sulla scia di un congresso incentrato sullo stesso tema che dà il titolo alla mostra. La partecipazione al concorso e la sua divulgazione è stato un modo per coinvolgere ancor più gli autori delle fotografia e farli riflettere su mondo dell'assistenza infermieristica. La mostra su una professione delicata ed importante come quella dell'assistenza sanitaria - hanno sottolineato il dottor Frank Blumtritt, la direttrice Irene Pechlaner e la presidente dell'Ipasvi Gondola Gröber - pone in risalto una delle sue qualità fondamentali: l'umanità. E gli scatti dei fotografi questo aspetto lo hanno saputo cogliere. Ne emerge quello che è il contatto diretto, spesso intenso, tra operatore e assistito e da ciò, i compiti e le competenze di questi professionisti della sanità.Il concorso ha previsto dei premi consistenti in un laptop, buoni viaggio e diversi equipaggiamenti fotografici. Tra i vincitori, usciti da una giuria altamente professionale, il primo premio è stato assegnato a Josef Hinterleitner, il secondo a Monika Leimegger e il terzo a Vera Kirchler (fotografi amatoriali). Tra gli altri premiati, Sabine Bampi, Elena Zanella, Alessia Vitrugno, Martin Achmueller, Franco della Libera e le infermiere Eva Auer, Birgit Rossi, Elisabet Mulser, Elsa Kainz, Sabine Hopfgartner e MNaria Christanell.(gi.bo.)



Congetture sbagliate

La Sicilia del 16/12/2008 ed. Nazionale p. 32

ATO GESA AG2 Un concorso per le scuole sul pensare differenziatoInnanzitutto va precisato che se gli studiosi di cose agrigentine fossero pervenuti, nei molti decenni addietro, alla conoscenza di quanto di seguito dirò, molte delle congetture non sarebbero mai nate e, del tempio di Zeus si avrebbe avuto quasi l'intera conoscenza. Mi corre l'obbligo, però, di affermare che gli archeologi, che operarono nell'ultimo cinquantennio in Agrigento, non si occuparono mai della conoscenza scientifica del manufatto in questione. Ritennero che su di esso si era studiato e detto fin troppo. Invece i loro interessi furono rivolti a mettere in luce altri importanti siti archeologici, da dove trassero brillanti e importantissimi risultati. Diodoro Siculo, storico siciliano, che rappresenta l'unica fonte riguardo al tempio, vissuto nel secolo di Giulio Cesare e di Cicerone, a pag. 90 del XIII libro della sua "Biblioteca Storica" ci informa, tra le altre cose, che nel tempio di Zeus di Akragas esistevano dei portici, bellissimi in altezza ed in larghezza, questa importantissima notizia che il sottoscritto ha appurato, nel XVI sec. venne riportata quasi di peso dal Fazello, nel VI volume della sua opera "De rebus Siculis decades duae" a pag. 290. Poi nel XIX sec., lo Schumbring la trascrisse a pag. 166, nel suo volume "Topografia Storica di Agrigento" senza alcun approfondimento. Che cos'è un portico? Esso, dal latino porticus, da porta, è una galleria aperta, collocata per lo più all'esterno e al piano terreno di un edificio; può avere funzione di riparo o anche solo decorativa, era già noto all'architettura pre-greca ma conobbe un grande sviluppo e utilizzo nella civiltà greca, stoà, e romana, nelle quali assolse soprattutto a funzioni religiose e civili. Detto ciò, diventa lapalissiano comprendere che non è più possibile parlare di porta di ingresso perché ve ne erano tantissime ne più sostenere la presenza di finestre. I telamoni, secondo la suddetta notizia, non avrebbero potuto, in modo categorico, occupare quegli spazi che erano parte essenziale del porticato. A differenza degli altri templi, detti spazi non erano determinati dal peristilio, ma essi erano realizzati nella muraglia, che circondava nei quattro lati il sacello. Ve ne erano, tutto intorno, trentotto. Queste aperture venivano affiancate all'esterno della muraglia da 42 semicolonne che non avevano funzione portante ma solo estetica. In altri termini il peristilio che si ammirava dall'esterno era fittizio ma dava l'illusione che il tempio fosse nella forma uguale a tutti gli altri templi le cui colonne sorreggevano la trabeazione. Tornando ora, per un momento, a parlare dei telamoni, è innegabile che essi dovevano necessariamente avere una collocazione. Il sottoscritto ritiene che fossero impiegati come robusti pilastri a reggere l'imponente podio che ospitava l'enorme statua del re dell'universo. Ed infine, occorre fare chiarezza nei riguardi dei bassorilievi. Su di essi furono avanzate delle congetture: si è affermato che occupassero le superfici frontonali, non considerando che sarebbero stati posti a più di quaranta metri di altezza, e che per contemplarli si sarebbe dovuto allungare di molto il collo. Ma ciò lo chiarisce lo stesso Diodoro Siculo. Egli afferma che i bassorilievi trovavano posto nei portici: in quello di oriente stava la gigantomachia ed ad occidente la presa di Troia. Chi scrive aggiunge che sarebbero stati negli spazi liberi dell'entrata del pronao e dell'epistodomus. Queste superfici appartenevano sia al sacello che ai porticati. Nel concludere questo mio assunto, ritengo importante dire qualcosa in riferimento alla durata della costruzione del tempio e della sua incompletezza. Sembra impossibile pensare che si sarebbero impiegati 70 anni per edificarlo senza per altro, si disse, arrivare alla sua completezza. Si sostenne che i cartaginesi lo avrebbero trovato nel 406 a. C. senza la necessaria copertura. Non riesce plausibile pensare che in coevo si portassero a compimento altri sei templi senza che si allestisse quello che interessava la divinità protettrice della polis akragantina a meno che il tempio fosse stato costruito negli ultimi decenni del V sec. a. C.. Ma questo mi appare difficile da sostenere, perché le sculture dei telamoni appaiono di stile severo. Resta da sottolineare che il tempio essendo ipetro, quindi a cielo aperto, quale copertura avrebbe potuto avere? Perché crollò il tempio di Zeus? Certamente non furono gli uomini, ma eventi naturali, molto probabilmente sconvolgimenti franosi. Il costone sud della valle dei templi ne ebbe sempre a soffrire: vedi il tempio di Giunone. GIOSUÈ ARNONE Tre giorni intensi per la Federazione dei Collegi Ipasvi, sezione di Agrigento, che ha provveduto al rinnovo dei componenti del consiglio per il triennio 2009-2011. L'Ipasvi è l'organismo che ha la rappresentanza nazionale degli infermieri italiani e che tra i suoi compiti istituzionali ha quello della tenuta degli Albi dei professionisti. L'organo di governo del Collegio è, appunto, il Consiglio direttivo, che si rinnova ogni triennio attraverso una consultazione elettorale di tutti gli iscritti. Ogni Consiglio distribuisce al proprio interno le cariche di presidente, vicepresidente, segretario e tesoriere. Presidente provinciale uscente dell'Ipasvi è Salvatore Occhipinti, mentre il vice, Salvatore Pantalena. In provincia di Agrigento hanno votato 770 infermieri e componenti del consiglio sono stati designati: Salvatore Pantalena, Salvatore Occhipinti, Caterina Tuttolomondo, Angelo Fabio Vella, Salvatore Lentini, Gerlando Palmeri, Sanzone Lorenzo, Angelo Bona, Michele Capraro, Domenica Garone, Salvatore Roberto Gravotta, Pietro Paternò, Francesco Milzi, Salvatore Nicolosi, Felice Prazza. Per il collegio dei revisori dei conti sono invece stati eletti: Vicenzo Scorso, Gaetano Schembri, Alfonso Gusciglio, Rita Mallia sarà inceve la supplente. Prossimamente il consiglio si riunirà per nominare il Presidente e il vice dell'organismo degli infermieri. V. A. a.r.) «Pensare differenziato» è l'interessante iniziativa della Gesa Ag 2 la società che si occupa della raccolta dei rifiuti urbani. All'interno della propria campagna di comunicazione la Gesa ha programmato un concorso a premi dedicato alle ultime due classi delle elementari di tutti gli istituti scolastici facenti parte dei comuni soci. Lo scopo è quello di avvicinare e sensibilizzare i ragazzi sulla raccolta differenziata. La premiazioni dei migliori eleborati avverrà all'interno di una giornata di spettacolo che si terrà alle ore 9.30 di venerdì al Palacongressi.



Tumori inesistenti e summit in corsia per i padrini liberi

La Repubblica del 17/12/2008 ed. Palermo p. 03

Ai detenuti in parlatorio fiale di farmaci per alterare i valori ematici
UN AGO e una medicina passati nel parlatorio del carcere di Pagliarelli per falsare i valori.«Dammela grossa (la medicina, ndr) se no perdo troppo tempo», diceva Benedetto Capizzi al figlio Sandro. Qualche mese dopo il nuovo capo "in pectore" della commissione provinciale di Cosa nostra era a casa, agli arresti domiciliari per motivi di salute, con il permesso di uscire solo ed esclusivamente per recarsi in ospedale per motivi sanitari.Esattamente quello che gli serviva visto che, come hanno documentato in più di un'occasione gli appostamenti dei carabinieri del comando provinciale, era proprio nei reparti dell'Ospedale Civico che i vecchi boss di Cosa nostra si incontravano senza alcuna difficoltà, eludendo divieti e controlli. Ed ecco, ad esempio, alle 9 di mattina del 3 luglio, Capizzi che incontra nel reparto di Medicina 1 del Civico Gerlando Alberti, "u paccarè", anche lui appena scarcerato e pronto a riprendere subito il bastone del comando.D'altronde di medici ed infermieri complici la storia di Cosa nostra è piena. L'ultimo, Giovanni Polizzi, un infermiere del centro tumori del Civico, è tra gli 89 arrestati della scorsa notte.Secondo i pm è un uomo d'onore della famiglia di Porta Nuova e grazia ai suoi rapporti con alcuni medici, sarebbe riuscito a falsificare alcuni referti facendo figurare delle patologie oncologiche nelle cartelle cliniche di detenuti per facilitare la concessione di provvedimenti di libertà o di benefici carcerari. Disponibile a questo fine - diceva Polizzi al suo amico Totuccio Milano, anche lui finito in manette - sarebbe stato un nome molto noto dell'Ismett, Pierenrico Marchesa che avrebbe dovuto adoperarsi per far avere benefici al fratello Nunzio Milano.«Chi va a colloquio da Nunzio, gli dice che. ..si deve segnare per farsi fare la colonscopia...si fa il buco...va al gabinetto... e le feci le riempie di sangue...chiama il suo compagno, lui ci fa segno che si sente male, il suo compagno chiama i sbirri ed è fatta...perché io a Marchesa la lezione gliel'ho data una volta...gli ho detto: professò, veda che lei mi deve fare qualche bella relazione...dice...e non ci sono problemi...prima viene a finire da noi altri...centro tumori».Gli investigatori hanno identificato il medico a cui fa riferimento Polizzi in Pierenrico Marchesa, chirurgo dell'Ismett.«Dalla conversazione - scrivono i pm - emerge che a dire di Polizzi il professore Marchesa aveva già dato allo stesso Polizzi la sua disponibilità a falsificare la relazione medica in argomento». Ma, al di là delle intercettazioni, non risulta che Nunzio Milano abbia mai avuto benefici per presunte patologie.Dell'attività di Polizzi avevano già parlato, molti anni fa, Salvatore Cancemi e Angelo Siino e più recentemente Giovanni Zarbo che dell'infermiere dice: «Era disponibile per alterare il risultato degli esami oncologici relativi a mafiosi che dichiaravano di avere un tumore. Polizzi mi disse che la tecnica consisteva nel sostituire il campione di saliva da analizzare del mafioso, sedicente malato, con quello di un soggetto effettivamente afflitto dal cancro». a.z. L'INFERMIERE Giovanni Polizzi infermiere del centro tumori del Civico



"Mancano ostetriche e infermiere per dare il benvenuto ai neonati"

La Stampa del 17/12/2008 ed. VERBANIA p. 59

A dare il benvenuto ai nuovi nati, secondo il sindacato degli infermieri Nursing up, sono sempre di meno. Il nuovo allarme-organico all'interno dell'azienda sanitaria riguarda infatti ostetricia e ginecologia, come sottolinea il segretario provinciale Roberto Amerio: «Abbiamo ribadito all'Asl, con una lettera, la grave criticità rappresentata dalla dotazione di personale. Risulta sempre più difficoltoso poter offrire servizi di qualità che rappresentano, nel momento del parto, un importante biglietto da visita di tutta l'azienda». In servizio ci sono attualmente 6 ostetriche e un part-time più la coordinatrice, «numero del tutto insufficiente - dice Amerio -, che rende la programmazione dei turni difficile se non impossibile». Le infermiere professioniste sono otto, di cui «una part-time e una "in prestito" solo per dicembre. Due infermiere in gravidanza non sono mai state sostituite». Stesso panorama per gli operatori socio-sanitari: tre in servizio, di cui «uno in malattia lunga, più un part-time dalle 8 alle 13 e un altro "prestito" per dicembre». Nursing Up chiede all'Asl una soluzione in tempi brevi, visto che «servizi apprezzati come l'ambulatorio della gravidanza fisiologica e i corsi di accompagnamento alla nascita continuano solo grazie alla disponibilità delle ostetriche».



Un 'ponte' di solidarietà verso il Guatemala

Il Resto del Carlino del 17/12/2008 ed. Modena p. 10

Grazie a medici e infermieri modenesi
DIECI volontari della sezione emiliana dell'International Association for Humanitarian Medicine (Iahm), che ha sede nell'ospedale di Carpi ed è presieduta da Giuseppe Masellis, direttore del Dipartimento di Ostetricia - Salute donna dell'Azienda Usl di Modena, hanno preso parte a una missione umanitaria in Guatemala e Martinica. Un viaggio con l'obiettivo di contribuire al miglioramento dell'assistenza sanitaria, in particolare in ambito ostetrico e ginecologico. I COMPONENTI della missione (medici, ostetriche ed infermieri dell'ospedale di Carpi e della centrale operativa 118 Modena Soccorso) hanno raccolto dati e hanno concordato con le autorità l'azione più opportuna da effettuarsi in particolare nel dipartimento di Chimaltenango. Il Guatemala è una nazione del Centro America con vere e proprie emergenze: la mortalità infantile per mille abitanti è di 41 bambini entro i cinque anni, la mortalità materna è di 290 donne ogni 100mila abitanti, la popolazione denutrita è il 12 per cento. IL LAVORO da fare riguarda, soprattutto, la formazione del personale sanitario, medico ed infermieristico locale, per contribuire all'aumento dei livelli minimi di assistenza. E per far partire in concreto i primi progetti, l'associazione ha fatto arrivare il 9 novembre due ambulanze messe a disposizione dall'Azienda Usl di Modena che saranno utilizzate in aree fortemente depresse. «In questo panorama è molto importante puntare sulla formazione del personale sanitario in loco - spiega il professor Masellis - in modo da intervenire prima di tutto sull'approccio culturale ai problemi». Image: 20081217/foto/4756.jpg



Assolte due infermiere polacche:
professione esercitata regolarmente

Il Gazzettino del 16/12/2008 ed. TREVISO p. XII

S.PIETRO DI FELETTO(l. a.) Prestavano regolarmente servizio come infermiere nella casa di riposo le due polacche assolte ieri in Tribunale a Conegliano dall'accusa di esercizio arbitrario della professione. Jolanda T. Zelazowjka e Danita K. Jaskowiec erano state rinviate a giudizio, dopo un'ispezione dei Carabinieri del Nas nell'istituto sanpietrino, perché accusate di avere esercitato la professione di infermiere professionali in assenza della necessaria iscrizione al relativo collegio professionale. Ieri, la difesa delle due donne ha ricordato che entrambe le imputate erano state regolarmente assunte tramite una cooperativa di lavoro. Il giudice Deli Luca, ricordando tra l'altro che le due donne avevano conseguito in Polonia il diploma di infermiere, le ha assolte perché il fatto non costituisce reato.



NON SAREBBERO
emerse responsabilità penali dei medici indagati per il caso d...

La Nazione del 17/12/2008 ed. Firenze p. 9

NON SAREBBERO emerse responsabilità penali dei medici indagati per il caso di una quarantenne di Santo Domingo che, nel febbraio di tre anni, partorì un neonato già morto dopo una notte di dolori che, a suo dire, furono ignorati dai medici e dalle infermiere del reparto di Torregalli. E' quanto emerso dall'incidente probatorio che si è svolto ieri mattina davanti al giudice per le indagini preliminari Anna Favi: nell'udienza si è discussa la consulenza tecnica d'ufficio in base alla quale, se la posizione dei medici è risultata essere più sfumata, sembrano ora aprirsi nuovi scenari di responsabilità rispetto alle posizioni delle quattro infermiere. La mattina di quel 21 febbraio di tre anni fa, due ginecologi visitarono la donna al nono mese di gravidanza e, notando un sanguinamento e la posizione podalica del feto, disposero il cesareo per il giorno successivo. Tutto sembrò normale fino alle 22, quando la donna iniziò a sentire dolori al basso ventre. Da quell'ora fino alle 3 del mattino avrebbe chiamato almeno sette, otto volte le quattro infermiere del reparto: tutte, secondo il suo avvocato Stefano Bertini, minimizzarono e non si preoccuparono di chiamare un medico o un'ostetrica per un controllo. Alle 3, sentendo muovere la piccola, Mayra scivolò nel sonno. Alle 6 venne svegliata per fare un tracciato prima del cesareo: il tracciato, che avrebbe dovuto indicare il battito cardiaco della bambina, apparve piatto e la piccola nascerà morta, facendo lo stesso il cesareo, un'ora più tardi. Al pubblico ministero Luciana Singlitico, ora, il compito di fare ulteriore chiarezza su questa triste vicenda. UN ALTRO caso medico è apparso ieri davanti al gip Pietro Ferrante. Sempre in sede di incidente probatorio si è discusso il caso di una fiorentina 35enne, assistita dall'avvocato Roberto Inches, che dopo un intervento di riduzione del seno ebbe una forte insufficienza sanguigna che le provocò la necrosi di un capezzolo. Anche in questo caso, il consulente del giudice non avrebbe rilevato responsabilità penali dei due medici che svolsero l'intervento al seno e che erano stati indagati dal pm Gianni Tei. Gigi Paoli



Infermiere obbligate: solo gonne

La Voce di Romagna del 17/12/2008 p. 6

Niente pantaloni, solo gonne per le infermiere di Cadice: lo ha deciso il tribunale superiore di Giustizia dell'Andalusia. I giudici hanno dato ragione ad un ospedale del porto spagnolo che obbliga le proprie infermiere a vestire gonna, cuffia e grembiule in corsia respingendo la denuncia presentata dal sindacato Comisiones Obreras che denunciava l'azienda ospedaliera per 'discriminazione sessuale'. La sentenza ha diviso i rappresentanti dei lavoratori.



Le caratteristiche di Kaiser permanente

Il Sole 24 Ore Sanita' del 16/12/2008 N. 49 16-22 DICEMBRE 2008 p. 24

In base all'esperienza dello study tour possiamo riassumere in alcuni punti le peculiarità di questa Hmo no-profit. 1. Nel modello assistenziale Kaiser permanente le cure primarie rivestono un ruolo decisamente centrale e a esse sono dedicate cospicue risorse umane, strumentali, tecnologiche e finanziarie. Nelle strutture a esse dedicate (Medical offices) dove operano gomito a gomito gruppi di general pratictioners, specialisti delle principali branche, infermieri, assistenti sociali, facilitatori culturali e fisioterapisti-riabilitatori vengono erogate l'insieme delle cure primarie comprese quelle psichiatriche e soprattutto di tipo preventivo. Un ruolo altrettanto centrale è riservato alla cura e al trattamento delle malattie croniche e invalidanti. 2. L'approccio alla cronicità e alle polipatologie è molto articolato e segue almeno tre diversi livelli di integrazione: a) integrazione tra sanitario e sociale, anche se talvolta il sociale non fa parte della Hmo, essendo una competenza dello Stato (es. Medicaid) o di enti caritatevoli (le cosiddette "charities"); b) integrazione tra i diversi professionisti a cui vengono riservate specifiche competenze e responsabilità di cura; c) integrazione ospedale-territorio non esistendo nessuna divisione artificiosa tra ospedale e territorio a partire dalla comune negoziazione delle risorse necessarie al loro reciproco funzionamento e al corretto uso delle risorse umane (interscambiabilità di ruoli e luoghi dei medici e infermieri tra ospedale e territorio); d) la presenza di un triage esteso che è finalizzato a individuare la natura dei problemi e a indirizzarli verso la soluzione idonea. 3. Gli ospedali (ad altissima concentrazione tecnologica) sono parte integrante dei percorsi di cura essendo fortemente integrati tanto con le cure primarie che con le strutture a minore intensità di cura. La degenza media come già riferito è intorno ai 3 giorni e l'organizzazione del lavoro punta alla piena responsabilizzazione degli operatori e alla abolizione di qualsiasi gerarchia. Ogni medico (Hospitalist) è responsabile esclusivo dei pazienti a lui affidati (in media 12) per i quali decide (insieme ai familiari) il piano di cura e gli accertamenti necessari e programma all'atto della stessa ammissione in ospedale tempi di permanenza, dimissioni o trasferimento in altre strutture collegate. 4. Esiste una spinta massima alla deospedalizzazione con creazione di day surgery super-attrezzati: alcuni interventi chirurgici anche complessi vengono di preferenza espletati con modalità ambulatoriali o di one-day-surgery. Il 60% di tutti gli interventi, compresa l'isterectomia totale viene effettuata trattenendo il paziente solo per poche ore. La durata della degenza in ospedale è predefinita da linee guida differenziate per patologia, è limitata alla fase di grave acuzie ed è molto rapidamente sostituita dalle cure intermedie, che vengono affidate in fase precoce, attraverso un percorso assistenziale prestabilito, a infermieri specializzati e a riabilitatori. 5. Esiste una una notevole propensione a delegare alle professioni sanitarie attività di follow up, percorsi diagnostici e aggiustamenti terapeutici (visite a casa effettuate da infermieri anziché da medici) 6. Tutte le attività espletate ( prenotazione ed esecuzione visite, referti, cartella clinica, screening ecc.) risiedono in un unico sistema informativo integrato, condiviso, on line, visibile da tutti e costato circa 4 miliardi di dollari. 7. La valutazione dei professionisti è continua e puntuale. Infatti attraverso il sistema informativo Health connect descritto al punto precedente, una volta stabiliti obiettivi e indicatori chiari per ciascun professionista è possibile in ogni momento effettuare la propria autovalutazione, attraverso un meccanismo di score, la distanza dal raggiungimento dell'obiettivo prefissato e il range, cioè la propria posizione in classifica rispetto agli altri professionisti. Dal raggiungimento di specifici obiettivi di performance dipende inoltre quota parte del salario accessorio corrispondente in media al 20% del totale. 8. In conseguenza dei due precedenti punti l'uso di materiale cartaceo e report è ridotto al minimo indispensabile, se non praticamente assente. 9. I percorsi di salute, quelli che noi definiamo percorsi diagnostico terapeutici assistenziali o Pdta sono tutti on-line sul sito di Kaiser permanente e vengono utilizzati correntemente dai medici Kaiser corresponsabili del loro periodico aggiornamento. Molti sono accessibili in Internet per tutti gli iscritti a Kp, in maniera tale da perseguire quello che essi definiscono come empowerment del paziente. Questo insieme al self-care nella cronicità permette di contenere le ospedalizzazioni. 10. Assenza quasi totale di ricetta medica per ottenere i farmaci. Molti di questi possono direttamente essere ritirati nelle facilities a seguito di prescrizione diretta tramite circuito di computer oppure spediti direttamente a casa dell'assistito dalla farmacia centrale oppure fatti recapitare nella farmacia convenzionata più vicina all'assistito. 11. Assenza pressoché totale delle problematiche legate alla privacy, in quanto all'atto della sottoscrizione della assicurazione il cittadino affida la gestione dei suoi dati socio-sanitari direttamente alla Hmo. 12. Esaltazione della meritocrazia dei sanitari, con classifiche pubbliche sulle performance ottenute con tanto di foto da inserire annualmente all'ingresso di ciascun ospedale o Medical office. 13. Lo staff medico è accuratamente selezionato, condivide pienamente le sorti dell'azienda e, come contropartita, riceve benefici extracontrattuali. 14. Esiste in tutti i quadri e in tutti i momenti professionali una "cultura Kaiser permanente". Essa rappresenta un fondamentale punto di forza per gestire e orientare l'intera conduzione aziendale. Prevede una formazione accessoria per i medici. Ha durata triennale con momenti di verifica intermedi e finale.



Pavia rilancia a Voghera con Scienze infermieristiche

Il Sole 24 Ore - Lombardia del 17/12/2008 p. 10

Ornella SinigagliaPAVIAAprirà con molta probabilità nel 2010 il quarto distaccamento del Corso di laurea in scienze infermieristiche dell'Università di Pavia (facoltà di Medicina): dopo Vigevano, Lodi e Treviglio, è Voghera a candidarsi nuovo bacino di formazione per gli infermieri. Una prospettiva che nasce soprattutto dalla richiesta del mercato, in continua ricerca di paramedici. A Pavia, ogni anno sono ammessi al corso di laurea triennale in Scienze infermieristiche 80 studenti, ai quali si aggiungono 50 posti a Lodi, 35 a Vigevano e altrettanti a Treviglio. In totale, le aule si aprono ogni anno a 200 matricole, così come disposto dalla Regione in concerto con il ministero dell'Università. La lunga tradizione della scuola infermieristica di Pavia, trasformata in corso di laurea all'inizio degli anni Novanta con la riforma che istituì i diplomi universitari, premia l'Ateneo, terzo in Lombardia dietro alla Bicocca e alla Statale di Milano, che ogni anno offrono 400 posti ciascuna. Se da una parte il Miur preme affinché l'amministrazione locale provveda ad alzare la soglia, dall'altro la conferenza dei presidi delle facoltà di medicina pone la questione delle strutture universitarie e del territorio a disposizione. «Siamo un'università che premia la ricerca e non solo l'insegnamento - sottolinea il preside della facoltà di Medicina, Alberto Calligaro -, quindi se un aumento sarà richiesto anche a noi, non potremo accettare un incremento oltre il 10%». Massima attenzione per il livello dell'offerta formativa, insomma, per premiare la qualità dell'apprendimento in un'ottica che va oltre la didattica. «Per Voghera prevediamo di mettere a disposizione una trentina di posti oltre ai 200 già disponibili - anticipa il preside -: sebbene dal territorio sia alto l'interesse a ospitare studenti di infermieristica, fino a tutto il 2009 la Finanziaria del 2007 ci vieta l'apertura di nuovi corsi di laurea in comuni non confinanti». Come per Vigevano, sede inaugurata quasi 20 anni fa, e Treviglio e Lodi, operative da circa 10 anni, i corsi non prevedono specializzazioni ad hoc. «È emersa la richiesta di formare infermieri pediatrici e geriatrici - spiega ancora Calligaro -, ma abbiamo ritenuto imprescindibile un corso di formazione di base, al quale, più che lauree specialistiche, far seguire master annuali che apriremo sulla base delle necessità». A Pavia, comunque, è attivo un corso di laurea magistrale in infermieristica ostetrica, che mutua dal corso di laurea in Ostetricia le discipline di base. Se da un lato il mercato continua a domandare paramedici, da parte degli studenti non c'è stato un aumento delle preiscrizioni ai test di selezione. Il corso di laurea più gettonato, oltre a medicina, è quello per fisioterapisti: «alle selezioni - spiega il preside - il rapporto tra candidati e posti a disposizione è di uno a dieci, le competenze sono spendibili in un campo ampio, dalle palestre alla riabilitazione». La professione infermieristica è vista come faticosa dai giovani, nonostante la prospettiva di un lavoro sicuro e guadagni interessanti. Il corso non rischia di perdere appeal. Su 611 iscritti allo scorso anno, oltre il 10% era straniero (7,8% nel 2006, 5,4% nel 2005). Le disposizioni ministeriali prevedono fino a cinque posti ogni anno per gli studenti non comunitari, e tra le oltre 20 nazionalità presenti, le più rappresentate sono quelle del Camerun (12, grazie alle missioni di religiosi italiani) e l'Albania (10 studenti). «I dati provvisori delle iscrizioni 2008/09 - conclude Calligaro - evidenziano una percentuale di iscritti stranieri al corso di laurea in Infermieristica pari al 13,57%: il trend di crescita viene confermato».

martedì, dicembre 16

Rassegna Stampa - 16.12.2008

COMUNICATO STAMPA
Federazione Nazionale Collegio I.P.A.S.V.I

Plauso dell’Ipasvi per l’operazione dei Nas che ha portato
a 72 arresti tra Cosenza e Roma

Annalisa Silvestro presidente dell’IPASVI dichiara:
’’ Caso gravissimo. Occorre un’azione immediata’’.


Roma, 10 dicembre – ‘’Plauso all’azione dei Nas nell’operazione che ha portato all’arresto dei falsi infermieri e completa disponibilità a supporto delle indagini’’. Così Annalisa Silvestro, presidente della Federazione dei Collegi Ipasvi, commenta la notizia del fermo di 72 persone tra Cosenza e Roma, accusate di truffa per l’acquisto del titolo di studio di infermiere e la pratica illecita della professione infermieristica.

‘’La notizia di infermieri che esercitano illegalmente, cioè senza il possesso del necessario titolo, è gravissima ed è fondamentale continuare a combattere l’esercizio abusivo della professione infermieristica a tutela di tutti i cittadini e degli assistiti.”

‘’La carenza di infermieri, che si protrae ormai da anni nel nostro Paese, ha evidentemente alimentato un illecito mercato che non è solo quello dell’acquisto di titoli falsi, ma anche quello di illecite forme di reclutamento sovrapponibili al caporalato. Un mercato delittuoso che è difficile contrastare per la estrema difficoltà a reperire notizie circostanziate e quindi utilizzabili dagli organi di competenza”.

“A fronte di questo grave episodio, l’impegno della Federazione e dei Collegi IPASVI sarà ancora più forte sia nell’accertamento puntuale e rigoroso dei requisiti previsti dalla legge per l’iscrizione agli Albi, sia nella verifica delle modalità attivate dalle strutture sanitarie pubbliche e private per il reclutamento e l’inserimento degli infermieri nei processi di lavoro e di assistenza”.

“Chiediamo – conclude Annalisa Silvestro, presidente dell’Ipasvi – la collaborazione di tutte le strutture sanitarie pubbliche e private nel riscontro dei requisiti necessari alle assunzioni, in modo da prevenire il verificarsi di episodi come quello di Cosenza. La serenità degli assistiti la fiducia e dei cittadini è un bene che deve essere assolutamente e da tutti salvaguardato”.


Sequestrato dal Pm il computer dell'Ipasvi

Gazzetta del Sud del 16/12/2008 , articolo di Arcangelo Badolati ed. COSENZA p. 32

I diplomi dell'Accademia Teatina e la misteriosa monaca romana evocata dal caposala Damiano Taraso Ci mancava solo la suora... Da Giovanni Boccaccio in poi non è mai mancata nelle storie italiane più intriganti. E così anche nell'inchiesta sui falsi infermieri compare all'improvviso una misteriosa monaca in servizio al policlinico "Gemelli" di Roma. Sarebbe lei - secondo quanto dichiarato da Damiano Taraso, personaggio centrale dell'indagine - l'astuta fornitrice dei diplomi falsi comprati nel Cosentino da decine di persone. Taraso l'ha indicata solo per nome, senza fornire altra indicazione utile all'identificazione. La storiella della religiosa non ha perciò incantato né il gip, Loredana De Franco, né il pm Francesco Minisci. Il caposala della clinica "Tricarico" di Belvedere rimarrà pertanto in carcere fino a nuove determinazioni, al contrario degli altri indagati che hanno, invece, ammesso le loro responsabilità. Quest'ultimi, infatti, nelle prossime ore lasceranno gli arresti domiciliari per essere assegnati all'obbligo di dimora. Il Natale lo trascorreranno insomma da uomini liberi.
L'inchiesta, nel frattempo, fa registrare un altro colpo di scena: il magistrato inquirente - d'accordo con il procuratore Dario Granieri - ha disposto il sequestro nella sede dell'Ipavsi (il Collegio degli infermieri professionali) del computer contenente i dati anagrafici dei paramedici iscritti all'albo. Il supporto informatico è stato prelevato negli uffici di via Don Minzoni dai carabinieri del Nas. L'iniziativa giudiziaria è tesa a verificare l'esistenza di eventuali complicità o connivenze che hanno consentito agli indagati di farla franca per un periodo di tempo tanto lungo. L'Ipavsi, dal canto suo, attraverso il presidente Adriana Imbrogno ha ribadito la piena collaborazione con la magistratura precisando pure che «tutto il personale infermieristico in carico presso le strutture pubbliche e private è composto da professionisti la cui serietà e preparazione è indiscussa».
Tanto indiscussa non dev'essere, invece, la preparazione dei finti infermieri che hanno ottenuto il diploma fittizio dell'Accademia Teatina di Roma. Già, perchè uno di loro ha svelato al gip De Franco, d'averlo acquistato per due milioni di lire a Reggio Calabria. Tutti gli altri possessori del titolo, invece, non risulta abbiano mai frequentato l'unico corso bandito dall'Accademia nel lontano 1976. Nonostante lo strano incendio che ha mandato misteriosamente in fumo gli archivi dell'istituto, i carabinieri sono infatti riusciti a risalire ai nominativi delle trentacinque persone che presero parte alle lezioni tenute quell'anno. Nominativi custoditi dal ministero della Sanità tra i quali, però, non figura nessuno dei paramedici che, nel Cosentino, risulta invece aver conseguito l'ambito diploma della "Teatina". Delle due l'una: o esiste un'accademia con lo stesso nome, oppure i titoli esibiti per iscriversi all'Ipavsi e, successivamente, partecipare ai concorsi sono fasulli. Sul punto si accettano scommesse. Magistrati e carabinieri propendono per la tesi della falsificazione, gl'incriminati per quella della veridicità, noi giornalisti e voi lettori aspettiamo di conoscere la verità dal prosieguo delle indagini.
Un prosieguo che s'annuncia foriero di altre sorprese. Sì, perchè non sarebbe solo Damiano Taraso l'uomo in grado nella nostra provincia di "fabbricare" infermieri professionali. C'è un altro "uomo dei miracoli" che ha - dietro adeguato corrispettivo - "inventato" infermieri professionali. Si tratterebbe di un paramedico identificato dai carabinieri che potrebbe a breve ritrovarsi raggiunto da un avviso di garanzia. Gl'investigatori, sul punto, sono abbottonatissimi. Com'è giusto che sia.


DIARIO



La Citta di Salerno del 16/12/2008 ed. Nazionale p. 23

• roccadaspide • Sofferenti psichici in visita al museo I pazienti del locale Dipartimento di salute mentale in visita al museo naturalistico di Corleto Monforte e nel centro storico. L'iniziativa rientra nelle attivitá finalizzate la reinserimento sociale delle persone con problemi psichiatrici. Con questa stessa finalitá in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, qualche giorno fa è stato organizzato un pranzo con tutti gli ospiti della struttura diretta da Michele Di Genio, presso un agriturismo della zona. Le iniziative sono state promosse nell'ambito del progetto che prevede l'istituzione di alcune borse lavoro per il reinserimento sociale, il cui referente è il coordinatore infermieristico Pasquale Galardo• agropoli • Gara gastronomica di dolci tipici Via agli appuntamenti natalizi al centro sociale. Oggi l'appuntamento è con "I dolci natalizi della nonna", una gara gastronomica e di degustazione di prodotti e dolci tipici del periodo natalizio preparati dalle nonne agropolesi. Venerdì l'appuntamento in programma ha per titolo "Scambiamoci i regali di Natale" con la preparazione di regalini natalizi, mentre martedì prossimo è in programma "Suoni e canti di Natale" con lo scambio di auguri e brindisi con "murzeddette e vino tuosto

Infermieri, ecco i nuovi quindici eletti

La Provincia Pavese del 16/12/2008 ed. Nazionale p. 12

Domani il consiglio nominerà il presidente e le altre cariche
PAVIA. Il collegio infermieri ha eletto ieri il suo nuovo direttivo e domani mattina consiglio e revisori dei conti si riuniranno per eleggere il presidente (Enrico Frisone è quello uscente) e le altre cariche. Gli infermieri della provincia iscritti all'Ipasvi si sono recati alle urne nel weekend appena trascorso. E nel nuovo consiglio si sono affacciati alcuni nomi nuovi.Del consiglio fanno ora parte: Enrico Frisone, Duilio Loi, Giuseppe Braga, Gabriele Ciancio, Salvatore Quattrocchi, Annamaria Rampi, Anna Bergonzi, Attilio Quaini, Ruggero Rizzini, Annamaria Tanzi, Jannette Gerletti, Elena Baglioni, Daniela Bongiorno, Enrica maiocchi e NUnzio Greco. Il Collegio dei revisori dei conti è composto da Raffaella Di Martino, Claudia Cavallaro Giorgio Maggi, supplente Giovanna Viscari.Toccherà al nuovo direttivo affrontare le ultime discussioni di natura etica che coinvolgono la categoria. E giusto sabato scorso, a palazzo San Tommaso, si è tenuto il convegno organizzato da Ipasvi sul nuovo Codice Deontologico degli infermieri che è in corso di approvazione a livello europeo. E' stato un confronto aperto tra esperti del settore, filosofi, eticisti e docenti di scienze infermieristiche delle principali università lombarde, che nei loro interventi hanno percorso le tappe di sviluppo e le compelssità legate all'esercizio della professione infermieristica. Al convegno hanno partecipato quasi 200 infermieri da tutta la Provincia. «Questo convegno è anche l'occasione per ribadire la nostra forza e professionalità - spiega Frisone - in un momento così delicato. Dopo i recenti e spiacevoli fatti di cronaca, sono fiero di poter affermare che i nostri infermieri (3600 in provincia) hanno competenze e requisiti per svolgere al meglio una professione così delicata». Presente al convegno anche Loredana Sasso presidente della Federazione Europea.




Policlinico, 'buco' da 5 milioni di euro


Il Resto del Carlino del 16/12/2008 , articolo di ALESSIA PEDRIELLI ed. Modena p. 5

Di ALESSIA PEDRIELLI SONO cinque i milioni di euro da recuperare entro la fine del 2008. Questa l'entità di un 'passivo di bilancio' che il Policlinico, come altre realtà sanitarie regionali, tollerava da anni e che ora, anche per effetto della leggi nazionali, deve essere riassorbito in tutta fretta. Prende origine da qui, da una ristrutturazione interna volta al risparmio, il piano taglia-letti che il Policlinico ha preannunciato e che dovrebbe partire già dai prossimi giorni. In teoria, dovrebbero essere ridotti a zero con una sola operazione, quei 40 posti letto in più che la struttura manteneva, sforando il numero massimo consentito (e finanziato) dalla Regione. UN REPARTO fantasma fatto di 40 malati sparsi per l'ospedale ospitati dove si può, inseguiti dai medici e tollerati dagli infermieri. Pare però che, nella pratica, i 40 letti tagliati non saranno quelli 'abusivi', ma 40 posti regolari di reparti che dal primo gennaio non esisteranno più. TOSSICOLOGIA, gastroenterologia, reumatologia e dermatologia potrebbero essere tra i primi ad essere colpiti: «Tagliare i posti in un ospedale è sempre sbagliato - spiega Massimo Tassinari responsabile provinciale sanità Cgil - Farlo così, però, è una scelta ancora peggiore: infermieri e personale di assistenza dal primo dell'anno, potrebbero trovarsi, senza preavviso, a lavorare in situazioni completamente nuove senza ricevere una formazione adeguata, senza poter dare, quindi un servizio adeguato, mentre il problema dei letti in appoggio continuerà ad esistere e sarà, se possibile, peggiorato». Lancia l'allarme per la qualità dei servizi la Cgil di Modena, che vede i tagli gestiti male come un doppio boomerang sul cittadino. «LA LEGGE nazionale impone alla sanità di rientrare delle spese - spiega Alfredo Maglitto responsabile aziendale Cgil - ma ogni struttura può farlo nel modo in cui ritiene: questo sarebbe il momento di rivedere tutte le relazioni professionali interne che troppo spesso rendono alienante il mestiere dell'infermiere e che è invece fondamentale per la guarigione o l'aggravamento dei pazienti ». Il piano di rientro del Policlinico (tagli ai turn over, alle spes e ai posti letto) avrebbe, secondo i sindacati, recuperato a oggi circa 3 milioni di euro. Per gli altri due le manovre partiranno nel 2009: «La situazione sarà ancora più difficile - conclude Maglitto - bisogna fare un pianoche guardi al futuro».

Non ci fu eutanasia


Il Resto del Carlino del 16/12/2008 , articolo di CARLO RAGGI ed. Faenza p. 2
Il rianimatore era accusato di averdi CARLO RAGGI ASSOLTO dall'accusa di omicidio volontario a fini di eutanasia - attraverso iniezioni di curaro, potassio o altre sostanze - perchè il fatto non sussiste, per tutti e sei i capi di imputazione con riferimento, nel dispositivo, sia alla formula piena, sia alla prova insufficiente o contraddittoria. Il gup Cecilia Calandra ha letto la sentenza poco prima delle tredici, dopo quasi tre ore di camera di consiglio. Per il rianimatore ravennate che da oltre quattro anni ha convissuto con una tal pesantissima accusa, è la fine di un incubo. Alla lettura della sentenza era presente la moglie, infermiera professionale, che in tutti questi anni ha seguito l'inchiesta passo per passo assieme ai difensori, gli avvocati Carlo Benini e Silvia Brandolini. E' lei che ha aiutato i legali a penetrare nel mondo della medicina, della rianimazione, a comprendere meccanismi, terminologie, atmosfere di un reparto dove il confine fra la vita e la morte è estremamente dinamico, labile, impalpabile, dove non a tutti riesce facile fare i conti con l'opportunità di una professionale convivenza con la morte. E proprio grazie allo studio capillare delle migliaia di incartamenti del processo, è anche saltato fuori, nelle ultime settimane, un dato che in precedenza era sfuggito e cioè che per uno dei sei pazienti deceduti, ovvero Giacinto Berardi Iacobelli, nella cartella clinica era annotato il livello di potassio riscontrato nel suo sangue nell'immediatezza della morte. Un dato importantissimo, fondamentale, ai fini dell'esclusione dell'accusa, che era sfuggito anche ai consulenti tecnici a suo tempo nominati dai pm Gianluca Chiapponi e Stefano Stargiotti; un valore di potassio assolutamente rientrante nella norma, ovvero 4,1. E allora, se questo era uno dei sei casi di asserita eutanasia, allora ha avuto buon gioco la difesa a puntare sulla generalizzazione del dato e all'esclusione della sussistenza dell'accusa. A maggior ragione se si pensa che quella morte fu l'unica in cui si verificò l' arresto cardiaco in asistolia (caratteristica tipica della morte da iniezione di potassio). Insomma, quella prova scientifica invano ricercata dall'accusa attraverso le autopsie ai sei cadaveri riesumati nel marzo del 2004, per almeno uno dei casi era lì, nei documenti. Ed era contro l'accusa. Non solo. I difensori hanno preparato sei diverse e corpose memorie per ognuno dei casi, evidenziando contraddizioni fra le deposizioni testimoniali delle infermiere del reparto, o fra queste e i medici, individuando le discrasie fra le accuse indicate nei capi di imputazione e le evidenze delle cartelle cliniche o delle consulenze tecniche. Fino a giungere a ipotizzare che l'inchiesta sia sorta esclusivamente per la suggestione di qualche infermiera, cui hanno poi fatto da sponda testimonianze di altre infermiere: «Qui il problema non sei tu, è quel medico...» è la frase che ha dato un po' il 'là' all'inchiesta, riferita da un'infermiera professionale a quella collega che era rimasta sconvolta dal fatto che in una mattina - l'8 febbraio 2004 - ben due pazienti della rianimazione fossero morti a breve distanza l'uno dall'altro. Poi le testimonianze hanno aggiunto un gravissimo sospetto, parlando di fiale di potassio scomparse (ma la difesa le ha 'ritrovate' analizzando le cartelle cliniche), addirittura di una fiala lasciata cadere dal medico in un cestino dei rifiuti, di infermiere che si trasformano in investigatrici, per finire con il dato statistico di un'asserita 'impennata' delle morti in rianimazione. Fu sulla base di un esposto dell'Ausl che nel marzo 2004 la Procura avviò l'indagine con l'autopsia a sei pazienti morti fra il 21 gennaio e il 12 febbraio e per i quali si riferiva una morte da arresto cardiaco in asistolia (poi, come si è visto, i casi si sono ridotti a una sola unità). L'esame autoptico non fece che confermare quanto si sapeva, ovvero l'impossibilità scientifica di individuare il dato del livello di potassio nel sangue di un cadavere dopo le sei ore dalla morte. Evidenziarono i consulenti che per due casi la morte era nell'ordine naturale della malattia, per due forse potevano profilarsi condotte colpose, per altri due era inspiegabile. Mancando la prova scientifica a sostegno dell'accusa, i pm chiesero l'archiviazione, ma il gip per due volte non la concedette fino a imporre le imputazioni coatte. E i pm, costretti a formulare il capo d'accusa, coerentemente al processo, con rito abbreviato, hanno chiesto l'assoluzione, sia pure con la formula della prova insufficiente. Il gup, nel dispositivo, non ha indicato i casi relativi alla formula piena e quelli per i quali è individuata una prova non sufficiente: lo farà con la motivazione, ma si può ipotizzare che l'incidenza dei secondi sui primi sia veramanente infinitesimale. I familiari di cinque dei sei deceduti erano costituiti parti civili (assistiti dagli avvocati Aldo Guerrini, Annalisa Porrari, Lucia Pappalettera, Vanni Valandro e Claudio Marzocchi): potranno avere aspettative di ristoro dei danni da parte dell'Ausl, in un procedimento civile, solo nel caso di una assoluzione per non sufficienza o contraddittorietà delle prove.

VINCE LA LOGICA DEL RISPARMIO A TUTTI I COSTI

Il Resto del Carlino del 14/12/2008 ed. MODENA p. III

SONO bastate quattro chiacchiere con gli infermieri per cogliere il malumore che serpeggia nei reparti del Policlinico. Nessuno mette in dubbio l'alto livello della sanità modenese, che brilla per le molte eccellenze e per l'alta professionalità del personale medico e paramendico. Ma è necessario fare i conti (nel senso letterale del termine) con la logica 'aziendale' e manageriale: risparmio a tutti i costi. I bilanci devono quadrare e soprattutto non avere segni meno. Non importa se gli infermieri si affannano da un reparto all'altro e si misurano con patologie diverse da quelle che normalmente trattano. Siamo fortunati: la maggior parte ha una professionalità tanto solida da consentire loro di affrontare al meglio qualunque evenienza (ed emergenza). Ma hanno ragione quando si chiedono se le competenze specifiche e la storia personale, fatta di un'esperienza che non ha prezzo, valgono ancora qualcosa. Per esempio, un' infermiera che ha sempre lavorato in ginecologia sa bene come trattare le 'sue' pazienti, sa cosa può accadere, come può reagire un'ammalata, cosa è meglio fare o dire al momento opportuno. Poi, improvvisamente, si trova in reparto degenti catapultati da altre 'specialità' ed è costretta a trattare situazioni del tutto diverse. Per farlo lo fa, non c'è dubbio. Ma nessuno ha pensato che - come gli stessi infermieri chiedono - sarebbe meglio fornire una preparazione specifica prima? Perchè l'errore, in un ospedale, è sempre in agguato. E in caso di eventuale errore, chi pagherebbe oltre al malato? E' giusto quindi sacrificare al risparmio il bagaglio professionale di un'intera categoria?



«Noi infermieri come 'pedine' E il malato ne paga le spese»

Il Resto del Carlino del 14/12/2008 ed. MODENA p. III
Di ALESSIA PEDRIELLIPOCO personale, vacanze in arrivo e turni da coprire: sotto Natale l'infermiere diventa un numero, spostato da un reparto all'altro senza formazione a spese del malato. E' questa la difficile situazione che, anche quest'anno, sta per affrontare il Policlinico di Modena: alcuni reparti chiuderanno già nei prossimi giorni e, a partire dal prossimo sabato, comincerà la 'guerra dei turni'. «Ogni anno in estate e in inverno succede così - raccontano gli infermieri - per permettere ai colleghi di andare in ferie veniamo assegnati ad altri reparti che non sono i nostri per una ventina di giorni. Lì dobbiamo gestire pazienti e casi che non abbiamo mai visto e spesso veniamo lasciati soli». DA ORTOPEDIA a ginecologia, da reumatologia a chirurgia, dall'area dozzinanti a pediatria: non sembrano esserci regole nei trasferimenti degli infermieri se non quelle dettate dalla necessità di coprire i turni. «Veniamo assegnati a reparti diversi quando l'emergenza ferie è nel pieno - spiegano preoccupati alcuni infermieri - Ma quello che manca davvero è la formazione. Non ci viene data una preparazione adeguata a questi spostamenti. Nè durante l'anno, nè nel momento del passaggio. I colleghi ci spiegano le cose principali, ma poi rimaniamo soli e ci troviamo in gravi difficoltà. Ogni reparto ha le sue specificità: i malati hanno esigenze diverse, i farmaci sono diversi e noi non possiamo sapere tutto di tutto».SAREBBE, sempre secondo il personale, un preciso indirizzo aziendale, improntato soprattutto su logiche di risparmio, il considerare la professionalità dell'infermiere intercambiabile da un reparto all'altro. Un indirizzo basato sul fatto che, in teoria, la formazione della figura, in teoria, lo consentirebbe.L'alto numero di pazienti da gestire (nei reparti meno rischiosi arrivano a 15 per infermiere), i turni pesanti, i riposi non rispettati e la carenza di una formazione adeguata, però, sembrano rendere la realtà un po' diversa.«SE MI TROVO improvvisamente catapultato in un reparto in cui mi devo occupare di pazienti appena operati di cui non so nulla, o se devo coprire pediatria, sono turnista, e non conosco i dosaggi dei farmaci o, al peggio, se devo fare un gesso senza averne mai fatto uno - racconta un giovane infermiere - chi ne fa le spese è solo il malato a cui non è più garantita la stessa professionalità. Tutte queste cose capitano. Frequentemente e non per caso: siamo spostati come pedine, i corsi di formazione mancano e la situazione è sempre più difficile».



«Gli operatori socio sanitari utilizzati come paramedici»


Il Resto del Carlino del 14/12/2008 ed. MODENA p. II
INFERMIERI o operatori socio sanitari? Le loro divise sono diverse come le loro mansioni. Rispetto a quelli dell'infermiere, i compiti dell'oss sono limitati. Niente medicazioni, niente preparazione o somministrazione dei farmaci, niente prelievi, nè iniezioni: «Gli oss dovrebbero solo accudire il paziente negli aspetti che non sono medici, come l'igiene, le piaghe da decubito, l'alimentazione - spiegano gli infermieri - in realtà non accade così. E come potrebbe se i turni notturni che prima erano coperti da due infermieri per reparto, da un anno a questa parte, il Policlinico li vuole gestiti da un infermiere e uno (in rari casi due) operatori socio sanitari? Se gli oss sono costretti a fare cose che non sono di competenza e noi dobbiamo affidare a loro compiti per cui ci assumiamo comunque la responsabilità diretta, di chi è la colpa? Quello che è certo è che ancora una vola a farne le spese sarà il malato».

OSPEDALE
Pediatri e infermieri a lezione di «emergenza»

La Nazione del 16/12/2008 ed. La Spezia p. 12

PEDIATRI e infermieri a «lezione» per soccorrere i neonati nelle situazioni di emergenza. Il corso di rianimazione e stabilizzazione del neonato critico si è svolto nei giorni scorsi all'ospedale San Bartolomeo di Sarzana, organizzato dal professor Parmigiani, direttore del reparto spezzino di Pediatria e Neonatologia-Cure Intensive, in collaborazione con il professor Serra della Patologia Neonatale dell'Istituto Gaslini e nell'ambito di un progetto regionale. L'incontro era riservato alle Neonatologie liguri ed organizzato a Sarzana per tutto il levante ligure. In «aula» un folto gruppo di pediatri ed infermieri degli ospedali di Spezia, Sarzana, Lavagna, Chiavari. Oltre agli aspetti teorici, il corso era incentrato soprattutto sulla parte pratica degli interventi e sugli aspetti di clinico-organizzativi dell'emergenza neonatale. Nelle prove pratiche anche la simulazione di possibili scenari di intervento. Soddisfatto per il successo il professor Parmigiani che ha annunciato per il prossimo futuro ulteriori esperienze con l'obiettivo di implementare ulteriormente le competenze del personale per affrontare in modo sempre più organico l'emergenza neonatale.


Anziani a San Biagio, triplicata l'offerta

Il Domani del 16/12/2008 p. 17
La rinnovata struttura è destinata ad utenti non autosufficienti con patologie croniche e in fase di riacutizzazione. A seconda dei gradi di autonomia si predispongono piani di assistenza personalizzatiPiero Pisano n C ASALECCHIO. Triplica l'offerta della Residenza Sanitaria per Anziani di S. Biagioa Casalecchio di Reno: 5770 metri quadri, rispetto ai precedenti 2500, 60 posti letto rispetto ai precedenti 20, a cui se ne aggiungono altri 15 posti letto per l'hospice che sarà attivato nel 2009. È questa la nuova situazione per gli anziani di San Biagio dopo l'inaugurazione avvenuta domenica. La struttura di San Biagio è destinata ad anziani non autosufficienti con patologie cronichee in fase di riacutizzazione, compresa la demenza senile. La particolarità della residenza di San Biagioè quella di fornire assistenza ad anziani con diversi gradi di non auto sufficienza mediante la predisposizione di un piano di assistenza personalizzato.A seconda del miglioramento, o dell'agg rava rsi delle sue condizioni, l'anziano potrà ottenere cure adeguate rimanendo comunque nella stessa struttura senza dover subire trasferimenti che si rivelerebbero traumatici per l'anziano stesso. Con il nuovo intervento, migliorano anche gli spazi comuni per l'accoglienza e per il centro diurno, grazie ad un investimento complessivo dell'azienda Usl di Bologna di quasi4 milioni di euro. «È con grande soddisfazione che l'amministrazione comunale di Casalecchio di Reno e i cittadini dei nove comuni del Distretto socio-sanitario accolgono l'inaugurazione e l'apertura del secondo stralcio della residenza sanitaria per anziani di San Biagio» ha commentato il sindaco di Casalecchio Simone Gamberini. «L 'amministrazione comunale mise a suo tempo a disposizione dell'Ausl i terreni per la realizzazione di questa importante opera che, grazie all'investimento di questi ulteriori4 milioni di euro previsti nel Piano triennale dell'Azienda Sanitaria, completa la realizzazione del più importante tassello del sistema pubblico di supporto alla non autosufficienza nel nostro distretto. Con la disponibilità di questi 40 posti, che si aggiungono ai 20 già presenti, potrà essere notevolmente ridotta la lista di attesa dei posti convenzionati grazie al fondo regionale per la non autosufficienza. inoltre, attendiamo con molta fiducia entro il 2009 l'apertura dei 15 posti di hospice per i malati terminali che forniscono un aiuto importante alle famiglie». L'approccio della residenza nell'assistenza fornite all'anziano è quello multidisciplinare. Lavorano, infatti, a stretto contatto nella struttura oltre a infermieri professionali, assistenti di base,e geriatri, anche fisioterapisti, fisiatri, psicologi e animatori. L'assistenza e la cura degli anziani sono garantite da personale qualificatoe continuamente formato fornito dalla cooperativa sociale Cadiai, che gestisce il servizio fin dall'apertura, in nomee per conto dell'azienda Usl di Bologna, distretto di Casalecchio di Reno. Operano oggi nella struttura 11 assistenti di base,2 infermieri professionali, 1 fisioterapista, 1 animatore, 1 psicologa, 1 medico di base e un medico specialista geriatra (questi due dell'azienda Usl di Bologna) e 1 fisiatra oltre alla responsabile di struttura. Quando la struttura saràa pieno regime faranno parte degli operatori un numero ulteriore di assistenti di base e infermieri adeguato alla severità assistenziale degli ospiti.I primi ospiti entreranno nei nuovi locali già entro la fine dell'anno. «In questo modo si compie il disegno dell'offerta di servizi per la non autosufficienza che in questi anni ci ha portato ad azzerare le liste per gli assegni di cura, aumentare notevolmente le ore di assistenza domiciliare, i posti nei centri diurni e i posti convenzionati nelle residenze protette del nostro distretto socio-sanitario» ha aggiunto Simone Gamberini. La scelta, nel realizzare la nuova struttura di San Biagio, è stata quella di superare il concetto di struttura chiusa. Infatti la Residenza di San Biagioè un punto di riferimento per numerose attività del territorio di Casalecchioe dintorni che riguardano gli anzianie le loro famiglie: dalla fisioterapia, per cuiè attiva la palestra del centro, all'attività del centro diurno, di cui va segnalato il ciclo di incontri del San Biagio Caffè dedicato ai malati di alzheimer e ai loro famigliari, fino a tutte le attività di consultorio per anzianie malati di alzheimer e loro famiglie. In questo senso, dunque, nella struttura di San Biagio l'assistenza nonè intesa solo come accudimento, ma tutta l'attività è tesa a stimolare le capacità residue degli anziani, da quelle motorie a quelle sensoriali e intellettuali.



Ospedale, trasferiti 11 infermieri

La Citta di Salerno del 16/12/2008 ed. Nazionale p. 23
Il sindacato si scaglia contro la Asl 3 «Concesso il nullaosta dopo 10 giorni» - Alcuni reparti rischiano l'accorpamento - «Prima bisognava sostituirli con altro personale»• Agropoli. Non c'è pace per l'ospedale di Agropoli: i reparti ancora una volta a rischio accorpamento. Il disagio potrebbe crearsi a seguito del trasferimento di 11 infermieri presso altre strutture sanitarie. L'Asl 3 ha concesso il nullaosta dopo dieci giorni dalle richieste. Contro il provvedimento si scaglia il segretario generale Rolando Scotillo, della Federazione sindacati indipendenti di Salerno. «Non si comprende la fretta - afferma Scotillo- della direzione generale di concedere i nullaosta prima dei novanta giorni previsti per legge in caso di richiesta di trasferimento da parte di altre Asl».• «Prima bisognava attivare le procedure di assunzione per scorrimento delle graduatorie degli infermieri aspiranti alla mobilitá presso l'Asl 3, peraltro, ancora in corso di validitá, per un numero almeno pari di personale» aggiunge. Scotillo sostiene che il nullaosta, in base ad una specifica normativa, vista anche la carenza cronica che da tempo caratterizza il presidio sanitario, «può essere posticipato fino a tre mesi. Il posticipo è consentito per permettere alle amministrazioni cedenti il personale di attivare le procedure previste per legge per sostituire il personale trasferito». Il rappresentante sindacale si sofferma sulle possibili conseguenze che il provvedimento può avere per l'ospedale di Agropoli. «Preoccupa la carenza di personale infermieristico che tra qualche giorno - evidenzia Scotillo - sará inevitabile nell'ospedale dove giá si registra una notevole carenza di organico: la struttura non sará più in grado di fornire un'adeguata assistenza al territorio. Al manager Saracino chiediamo che, con la stessa celeritá, siano attivate le procedure di reintegro del personale fuoriuscito, attingendo dalla graduatoria degli infermieri aspiranti alla mobilitá presso l'Asl 3». La Fsi annuncia che nel caso la richiesta non fosse soddisfatta «il sindacato si attiverá con il comitato di lotta e con l'amministrazione affinché questa assurda ed unilaterale decisione dell'Asl 3 sia ritirata e siano subito attivate le procedure di assunzione per il ripristino di migliori condizioni di assistenza». • Il trasferimento degli infermieri infuoca ancora di più le proteste relative all'uscita dell'ospedale dalla rete di emergenza regionale. Gli ultimi incidenti gravi verificatesi ad Agropoli hanno riproposto la necessitá della presenza dell'ospedale e soprattutto del pronto soccorso rivendicato dal Comitato civico costituitosi in difesa dell'ospedale. Angela Sabetta



Blitz del Nas, infermiere polacche scagionate

La Tribuna di Treviso del 16/12/2008 ed. Nazionale p. 36

Non erano iscritte al registro provinciale ma avevano regolare titolo
SAN PIETRO DI FELETTO. Erano accusate di aver esercitato la professione di infermiere professionali in una casa di riposo di San Pietro di Feletto, senza esser iscritte all'albo di categoria. Il giudice Deli Luca le ha assolte perché il fatto non sussiste. Le due donne polacche, infatti, avevano conseguito regolarmente il titolo in Polonia, il Paese d'origine, ma questo titolo non era ancora stato convertito per la validità in Italia. Secondo il capo d'imputazione, dunque, Jolanda Teresa Zelazowkja e Danuta Krystyna Jajkolowiec, era accusate di aver esercitato la professione di infermiere professionali in assenza della necessaria iscrizione al relativo collegio professionale. Il 25 novembre 2004 in un istituto di San Pietro di Feletto c'era stato un controllo da parte dei Nas, che avevano rilevato la presenza di queste due lavoratrici polacche, che non erano iscritte nel registro degli infermieri di Treviso. Le due erano state regolarmente assunte tramite una cooperativa sociale. A distanza di una settimana avevano sostenuto l'esame di lingua, che permetteva l'iscrizione nel registro degli infermieri provinciali. Ieri mattina nel tribunale di piazzale Beccaria a Conegliano, il giudice Deli Luca ha assolto le due infermiere perché il fatto non sussiste. Ieri mattina in tribunale un altro procedimento, per appropriazione indebita, invece non è neanche «partito», nonostante la presenza di numerosi testimoni. Il giudice Deli Luca ha infatti disposto il rinvio degli atti in procura a Treviso, in quanto è la sezione di Montebelluna a essere competente per i fatti contestati, che secondo l'ipotersi accusatoria sarebbero stati commessi a Valdobbiadene. (sa.b.)


E così facile avere un falso diploma da infermiere?

Gente del 15/12/2008 N. 52- 22 DICEMBRE 2008 p. 23
INas di Cosenza hanno arrestato 72 falsi infermieri che avrebbero acquistato i diplomi da un'organizzazione criminale. Come è stata possibile una truffa così vasta?• II livello della falsificazione dei certificati di abilitazione professionale era talmente alto da far pensare a una mente raffinata che dirigeva l'estesa attività criminale. Una sorta di sistema parallelo alle nostre opere, che evidentemente ha dequalificato l'assistenza sanitaria. Com e è potuta durare così a lungo questa truffa? Per gli organi di controllo che presiedono ogni concorso del personale era impossibile accorgersi dei titoli "taroccati", tanto erano ben falsificati. Un'esperienza che ora ci deve spingere a controllare con scrupolo i requisiti di tutto il personale infermieristico presso le aziende sanitarie e ospedaliere. E a ripetere tale controlio nel corso delle future, nuove assunzioni. Lottando contro questi crimini nel mondo della sanità, si potrà avviare finalmente un nuovo ciclo virtuoso per la salute di tutti i cittadini italiani.
Risponde ANDREA GUERZONI direttore del Dipartimento "Tutela della salute" della Regione Calabria



Infermieri, è scontro per le elezioni dell'Ordine

Il Giornale della Toscana del 16/12/2008 p. 8

Le elezioni per il rinnovo del Consiglio dell'ordine provinciale degli Infermieri di Firenze (a cui hanno diritto di voto più di 6000 infermieri) ha scatenato un putiferio a Firenze. Quest'anno, infatti, la novità è stata rappresentata da una lista chiamata «Dalla parte degli Infermieri» che ha proposto il proprio programma in modo innovativo e molto diverso dal passato intraprendendo una campagna elettorale vera e propria, con spazi pubblicitari sui giornali, spot televisivi, distribuzione di gadget, vele pubblicitarie, un sito internet e una infoline telefonica. La lista è guidata da Filippo Festini, 44 anni, uno dei 30 infermieri italiani che ricoprono il posto di professore universitario di ruolo. La lista di Festini si propone di esigere maggiore attenzione da parte delle istituzioni verso la professione infermieristica e di darle il ruolo sociale che merita per l'enorme contributo che gli infermieri garantiscono quotidianamente alla prevenzione delle malattie e al mantenimento e al recupero della salute dei cittadini. «Lo scopo della nostra campagna - dice Festini - è stato non solo quello tradizionale di promuovere una lista in una competizione elettorale ma soprattutto quello di rendere visibile la nostra professione a tutta l'opinione pubblica, ricordando a tutti le nostre caratteristiche di professionisti autonomi, responsabili e indispensabili al benessere della società». La lista ha un proprio sito http://www.dallapartedeglinfermieri.com/ e una infoline dedicata 366 177 6066.

lunedì, dicembre 15

Rassegna Stampa - 13.14. 15.12.2008


Infermieri, la febbre del voto

La Repubblica del 14/12/2008 , articolo di MICHELE BOCCI ed. Firenze p. 07

Pacchi di caffè nei reparti, furgoni con le vele, richiami. Per un seggio al Collegio Tre liste in lizza Il leader di Nursing up ha speso 13mila euro: "Sono risparmi"NELLA città delle primarie al veleno anche l'elezione per il consiglio del misconosciuto Collegio degli infermieri, o Ipasvi, una sorta piccolo ordine di quei professionisti sanitari, può diventare una battaglia all'ultimo voto a base di campagne elettorali spregiudicate. Lo stesso obiettivo che all'ultima tornata elettorale ha portato alle urne la miseria di 120 aventi diritto su 6mila per scegliere un'unica lista candidata, quest'anno sta diventando una disfida serrata tra tre gruppi. Tutto merito, o colpa a seconda dei punti di vista, di Filippo Festini, responsabile provinciale del sindacato nursing up. Ha deciso di candidarsi, con una dozzina di infermieri del Meyer (tra cui vari rappresentanti del suo stesso sindacato) e tre di Careggi, per prendere in mano l'Ipasvi ed ha investito una somma considerevole per portare più gente alle urne, e dunque vincere. «Ho messo da parte un po' di soldi guadagnati con il mio lavoro di professore e ne ho investiti circa 13 mila».Una somma enorme, se si considera a quale elezione è destinata, e secondo alcuni addirittura sottostimata dall'interessato.Festini ha comprato spazi pubblicitari sui giornali, ha messo furgoni con "vele" con su scritto il nome della sua lista "Dalla parte degli infermieri" fuori dagli ospedali, ha fatto volantinaggio capillare, ha messo su un sito internet con foto professionali e ha pure inviato in regalo pacchi di caffè per gli infermieri nei reparti degli ospedali Asl, Careggi e Meyer. Quest'ultima strategia elettorale gli ha procurato qualche guaio. Intanto in molti hanno mandato indietro le confezioni, poi la facoltà di Medicina si è un innervosita. Festini è professore al corso di laurea in scienze infermieristiche e alcuni colleghi hanno segnalato i metodi della sua campagna al preside Gianfranco Gensini.«Mi hanno parlato di metodologie con consone per un professore - spiega Gensini - Ho girato tutto al rettore che credo abbia inviato una segnalazione alla procura e avviato un procedimento disciplinare».A candidarsi sono anche altre due liste, una guidata dal presidente uscente Gianfranco Cecinati ("Costruire insieme, ottenere di più") e una dalla presidente precedente Angela Brandi ("Professione si-cura"), che per ieri sera aveva organizzato una serata promozionale in discoteca, altra strategia nuova per questo tipo di sfida. Sono stati presi in contropiede dai metodi di Festini e i suoi, non si aspettavano di dover fronteggiare una campagna elettorale di quel tipo. Tra le contestazioni fatte a quello che qualcuno con malizia definisce "un piccolo Berlusconi" c'è quell'incarico di sindacalista peraltro in una sigla considerata di destra. «Ma se vinco mi dimetto - assicura Festini - E poi non è vero che siamo di destra, io a suo tempo mi sono candidato al quartiere per la Margherita.Siamo per dare dignità alla professione, vogliamo tutelare i professionisti, preoccuparci delle condizioni di lavoro degli infermieri, vogliamo per l'Ipasvi un ruolo più incisivo». Pure troppo secondo i suoi avversari.Il Collegio è come un ordine e non si dovrebbe occupare, dicono, di questioni di carattere sindacale. Intanto anche oggi, primo giorno di voto, sono attese pagine pubblicitarie sul giornali, questa volta anche della lista "Costruire insieme, ottenere di più". Le urne restano aperte anche domani e martedì. Poi si conosceranno i vincitori. E si faranno tutti i conti dei soldi spesi.
FESTINI è il leader provinciale del sindacato degli infermieri Nursing up. Si è finanziato la campagna elettorale: volantinaggio, furgoni con le "vele", pacchi di caffè nei reparti



Sempre più stranieri (41 per cento), sempre meno ...

Il Gazzettino del 11/12/2008 ed. VENEZIA p. IX

Sempre più stranieri (41 per cento), sempre meno donne (ma continuano ad essere l'80 per cento), sempre più preparati. E senza problemi a trovare lavoro. Per male che gli vada restano disoccupati tre mesi, ma il più delle volte gli infermieri hanno solo l'imbarazzo della scelta. E così sarà anche per questi nuovi 150 neo laureati infermieri professionali che ieri hanno partecipato alla cerimonia di accoglimento da parte dell'Ipasvi, il collegio degli infermieri professionali presieduto da Luigino Schiavon. Cerimonia importante perchè avvenuta nell'Auditorium del padiglione Giovanni Rama del nuovo ospedale dell'Angelo, alla presenza del direttore generale dell'Ulss 12, Antonio Padoan. Una presenza tutt'altro che formale, quella di Padoan, dal momento che nei giorni scorsi sui giornali era infuriata una polemica proprio sull'orario di lavoro degli infermieri. Che in ospedale macinano 29 ore settimanali e nei Distretti 23 ore. Padoan ha chiarito che gli infermieri - la parola deriva da infirmus, debole - il perno attorno al quale ruota la sanità visto che sono gli infermieri ad avere i contatti veri, umani, con i pazienti, cioè con i cittadini che si trovano in un momento di particolare debolezza e fragilità. "Credo che non ci sia nulla di più gratificante di un lavoro come il vostro, a contatto con la sofferenza e con la possibilità di rincuorare e aiutare anche solo con un sorriso" - ha detto Padoan e Luigino Schiavon ha insistito sull'orgoglio di essere infermieri, capaci di fare assistenza morale ed umana prima ancora che tecnica e scientifica. Anche se le scuole hanno preparato questi giovani come non mai, fornendoli di competenze che solo dieci anni fa sarebbero state inimmaginabili. Del resto l'università e la laurea breve certo non sono paragonabili alla vecchia scuola infermieri e il prof. Abatangelo dell'Università di Padova e la prof. Ortolani dell'Università di Udine hanno riconosciuto che anno dopo anno le tesi di laurea dei neo dottori infermieri sono sempre migliori. Ma Schiavon ha ricordato, sulla base di dati dell'Unione europea, che c'è bisogno di ancor più scuole di formazione degli infermieri e c'è bisogno di allargare la fascia di intervento perchè attualmente ci sono troppo pochi laureati e alcuni settori dell'assistenza sono nelle mani di lavoratori immigrati - basti pensare alle badanti - che spesso non hanno alcuna preparazione. E attenzione che l'immigrazione non risolverà i nostri problemi futuri - avverte Schiavon - perchè gli stranieri sempre più tornano ai loro Paesi d'origine. E questo spiega perchè sono spariti i polacchi, ad esempio, e sono in crescita gli infermieri provenienti da Paesi non extracomunitari. Gisele Beatrice ad esempio, 38 anni, un figlio di 12 anni, è del Camerun. Arrivata in Italia 8 anni fa, ha fatto tutti i lavori possibili e immaginabili e poi si è iscritta alla Facoltà di medicina. "Lavorando e studiando contemporaneamente. Ho fatto i salti mortali, ma adesso sono contenta. Proposte di lavoro? Ho già fatto un colloquio." E anche il marito, che l'ha accompagnata alla cerimonia di accoglimento era contento e commosso.
Barbara Tassan, 29 anni, di Marghera, laurea con 110 e lode e bacio accademico, è sicura di aver coronato il sogno di una vita. Figlia d'arte, "ma mio papà infermiere è stato in realtà il motivo per cui sono arrivata tardi a laurearmi, lui mi sconsigliava e invece sono convinta che sia un gran bel mestiere. E anche mio padre si è accorto che la nostra professione è cambiata in meglio."
Gli iscritti al primo anno di Università sono oltre 150 - 50 a Mestre, 55 a Portogruaro e 75 a Mirano. L'età media a Mestre è di 27 anni, a Mirano 23 e a Portogruaro 21 e vuol dire che in molti fanno altri lavori prima di decidersi a fare l'infermiere. Anche se lavoro se ne trova sempre, nonostante i tagli e i sindacati presenti alla cerimonia ricordavano che l'Ulss 12 è "sotto" di decine di unità e anche l'ospedale dell'Angelo avrebbe bisogno di una cinquantina di infermieri e di coprire i buchi lasciati dalle maternità, ma l'Ulss non ha approfittato nemmeno di un progetto da 1 milione di euro che l'Ue metteva a disposizione proprio per le sostituzioni maternità e part-time.
E il futuro? Schiavon non ha dubbi: "Il nostro referente principale resta il cittadino, al quale dobbiamo dare il massimo anche in periodi di vacche magre come questi. Dobbiamo lavorare con competenza e non dobbiamo far male." E Schiavon ha spiegato che nel codice deontologico del collegio degli infermieri professionali della provincia di Venezia - 5.536 infermieri - non c'è l'adesione a pratiche che portino alla morte. Dunque, niente eutanasia.



L'Ipasvi lancia l'allarme: mancano 60mila infermieri

ItaliaOggi Sette del 15/12/2008 p. 58

Tutta colpa della formazione. Se in Italia, specie al Nord, mancano 60 mila infermieri, lo si deve alla discrepanza tra il reale bisogno formativo e l'attuale programmazione delle università di medicina e chirurgia presenti in Lombardia. «Non riescono a provvedere neppure al turnover», spiega Giovanni Muttillo, presidente del Collegio interprovinciale Ipasvi di Milano-Lodi: «Abbiamo chiesto di aprire i bandi per 3.100 unità di personale: ci è stata assegnata una disponibilità di 1.795, che copre solo il 64% del fabbisogno formativo». «Alla base», continua Muttillo, «c'è un evidente errore nella programmazione, cui si aggiunge un problema di natura economica: chi viene a lavorare a Milano incontra enormi difficoltà ad affittare una casa a prezzi abbordabili. Ecco perché sono convinto che dovremmo riunire a uno stesso tavolo Università, Assessorato alla sanità, Provincia e Collegi dei vari ordini professionali per dar vita a una politica abitativa calmierata». Concorda Annalisa Silvestro, presidente nazionale Ipasvi: «Anche l'ultimo rapporto Ocse conferma la mancanza di 60 mila infermieri sull'intero territorio nazionale. Ma ci sono altre questioni sul tappeto. Intanto, c'è da mettere in conto che la professione di infermiere è declinata soprattutto al femminile (le donne sono circa l'80%) e gli altri ruoli (madre, moglie, figlia, nuora ecc.) sono determinanti e significativi, tanto che sempre più spesso è richiesto il part-time. Inoltre, è da abbattere lo stereotipo secondo il quale per fare l'infermiere non occorrano grandi competenze tecnico-scientifiche. Infine, c'è da ricordare che il riconoscimento economico non è certo incoraggiante». «Io auspico», conclude la Silvestro, «che il ministero del lavoro, salute e politiche sociali si faccia carico del problema nei suoi vari aspetti per mettere in atto efficaci azioni strutturali. Anche considerando che non possiamo dipendere all'infinito da infermieri di altri paesi, che prima o poi faranno ritorno a casa». Da parte sua, Muttillo non è per nulla ottimista. Tanto che proprio il 4 dicembre ha diramato una lettera alla stampa. «Strano paese il nostro», si legge nel comunicato (www.ipasvimi.it), «sono pochi i servizi pubblici che funzionano e che hanno un alto indice di gradimento nella cittadinanza; e, allora, solerti funzionari della res-publica che cosa fanno? Li sopprimono o, meglio, li sospendono momentaneamente. È quanto accaduto al Progetto di formazione on-line Ecce Infad. In due anni e mezzo di attività (1 giugno 2006-21 novembre 2008, data della sospensione) si sono iscritti circa 110 mila professionisti. Più del 30% del totale della popolazione infermieristica». La risposta delle istituzioni? Un silenzio assordante.



«La coperta resta sempre corta»

Il Gazzettino del 11/12/2008 ed. VICENZA p. III

Il sindacato aprezza lo sforzo del direttore generale ma denuncia comunque la carenza di personale(m.c.) «Apprezziamo lo sforzo del direttore generale dell'Asl 6 di Vicenza, Antonio Alessandri, di aumentare il numero di studenti che possono accedere al corso di laurea per infermieri, portato da 100 a 120, ma non possiamo pensare che questo intervento possa rivelarsi sufficiente a rispondere alla drammatica ed innegabile carenza di personale infermieristico». Con queste parole il segretario provinciale del Nursind di Vicenza, Andrea Gregori, ribatte al direttore generale dell'Azienda sanitaria del capoluogo, evidenziando anche la necessità di proporre delle soluzioni, non limitandosi unicamente ad esaminare i problemi passivamente. Sono i numeri a dire la verità: «Contro i 1900 pensionamenti di infermieri ogni anno», prosegue il segretario Andrea Gregori, «ci sono 1400 posti occupati, ma soltanto 850 nuovi laureati. Tutto ciò non determina una generica carenza di infermieri, ma la carenza di personale proprio dove la necessità e l'urgenza sono maggiori, cioè nelle corsie ospedaliere, dove il personale presta servizio 24 ore su 24». Il Nursind non si limita a puntare il dito, ma propone una soluzione: «È arrivato il momento di porre in atto un meccanismo di incentivazione selettiva. È necessario valorizzare e premiare il personale che impara a fare il proprio lavoro con serietà e dedizione, riducendo così l'importante fenomeno della mobilità, che vede i lavoratori fare esperienza all'Ulss n. 6 e poi andarsene per avvicinarsi a casa». La soluzione è rappresentata dagli Oss, gli operatori socio sanitari: «Coinvolgere gli Oss», conclude il segretario provinciale Nursind, «in un percorso professionalizzante, prevedendo delle agevolazioni interne, porterebbe in un tempo relativamente breve a risolvere questa soluzione attualmente destinata a non trovare risposta».



Turn-over infermieri, i laureati non bastano

Il Gazzettino del 11/12/2008 ed. VICENZA p. III

Celebrata al San Bortolo la festa del pensionamento: una settantina i dipendenti che lasciano. Alessandri ha fatto il punto sugli organiciUna settantina di dipendenti del San Bortolo ha celebrato, venerdì scorso, il traguardo del pensionamento. Una festa introdotta nell'Asl 6 di Vicenza nel 2003 dal direttore generale Antonio Alessandri, allo scopo di premiare coloro che si sono spesi per gli altri. Un'occasione, anche, per fare il punto sulle carenze di personale. Il bilancio, come sempre, è in passivo. Le uscite superano le entrate, in quanto sono in drastico calo gli infermieri che arrivano al termine del corso di laurea. «La sesta festa del pensionato», commenta il direttore generale dell'Asl 6 di Vicenza, Antonio Alessandri, «è stata davvero straordinaria ed abbiamo salutato i dipendenti uscenti con una torta da 120 per 60 centimetri». Un dolce per festeggiare, ma con un retrogusto decisamente amaro, perché cominciano a scarseggiare gli infermieri, una delle figure professionali centrali nelle dinamiche organizzative e funzionali della sanità. E neppure la consueta invocazione della preghiera del malato, molto probabilmente, servirà a dare soluzione a questo complesso problema, riconosciuto dagli stessi sindacati infermieristici. «Cerchiamo disperatamente di garantire il turn-over del personale infermieristico e tecnico», prosegue il direttore generale Antonio Alessandri, «ma non sempre ciò è possibile, in particolare per gli infermieri. I nuovi laureati, infatti, sono anno dopo anno sempre meno, mentre le esigenze aumentano, per le più sofisticate tecniche di trattamento e per l'accresciuta qualità del servizio sanitario».
Quello dell'infermiere è un percorso di formazione duro, la scuola, a numero chiuso, esiste soltanto a Vicenza e non più anche in provincia e le gratificazioni economiche, come ripetutamente lamentato dai rappresentanti della categoria, sono decisamente modeste. Tutti elementi, quindi, che disincentivano i giovani ad intraprendere questa strada, che appare più sconveniente che appassionante, nonostante l'aspirazione di fondo di volersi mettere al servizio degli altri. «Ci dispiace constatare che i nuovi laureati», conclude il direttore generale Antonio Alessandri, «non sono neppure sufficienti a garantire il turn-over. Ogni anno gli iscritti sono circa 120, ma alla fine del percorso rimangono una settantina di infermieri. Un numero decisamente modesto ed insufficiente a colmare le esigenze dell'intera provincia di Vicenza. Per i tecnici di radiologia, la cui carenza era diventata sistemica, abbiamo risolto il problema introducendo la specialità a Vicenza. Ma alle difficoltà si aggiungono il numero chiuso ed il blocco delle assunzioni, dei veri e propri ostacoli alla possibilità di garantire la qualità dei servizi».
Matteo Crestani



Operata, ora è un vegetale Il pm: infermiere distratte

Il Giorno del 13/12/2008 , articolo di MARIO CONSANI ed. Milano p. 14

Non si sarebbero accorte di un ematoma
di MARIO CONSANI - MILANO - ERA ENTRATA all'ospedale San Giuseppe per un intervento alla tiroide. Ne uscì in stato vegetativo permanente. Per l'accusa, colpa della negligente sorveglianza post-operatoria garantita alla paziente. Sul banco degli imputati, a rispondere di lesioni colpose gravissime, ci sono due infermiere del reparto di otorinolaringoiatria, che non si sarebbero accorte di un ematoma sviluppatosi nella signora a livello del collo. Presto l'accumulo di sangue si estese con effetto compressivo, provocando un arresto cardiaco e uno stato di sofferenza a livello cerebrale dal quale la donna, oggi 63 anni, non si è più ripresa. SUCCESSE NEL settembre del 2005. E al processo, che è stato aggiornato alla prossima settimana, su richiesta dei legali Marisa Zariani e Guido Camera sono stati chiamati in causa come responsabili civili anche l'ospedale e le due società che in questi anni si sono succedute nel controllo della proprietà, la Confraternita "Fatebenefratelli" e la MilanoCuore spa. G.C. entrò in clinica per essere sottoposta ad un intervento di «tiroidectomia totale», l'asportazione della ghiandola. L'operazione riuscì, ma nell'immediata fase successiva sorse un problema. Le si formò un ematoma a livello del collo, un effetto collaterale che se affrontato tempestivamente sarebbe potuto essere controllato e risolto. Invece, stando alla ricostruzione del pubblico ministero Silvia Perrucci, che si è avvalsa della consulenza tecnica di un esperto medico-legale, le due infermiere avrebbero omesso di «controllare e sorvegliare con diligenza e prudenza il decorso post-operatorio a far tempo dalle ore 19 e fino alle 23 circa». QUANDO finalmente un altro infermiere si accorse di quanto stava accadendo alla poveretta, era ormai troppo tardi. La donna venne immediatamente soccorsa dai sanitari, che si prodigarono al massimo per riuscire a rianimarla dopo l'arresto cardiaco. E ci riuscirono. Ma quei lunghi secondi in cui la donna era rimasta senza ossigeno avevano ormai provocato conseguenze irreversibili a livello cererbrale. «Encefalopatia post-anossica con quadro di sofferenza cerebrale diffusa», recita il freddo bollettino medico. La realtà è impietosa e non lasca spazio a speranza. G. vive da allora in stato vegetativo permanente.



Guai sessuali? Ci sono gli infermieri

Il Tempo del 15/12/2008 ed. Nazionale

Confidenza La riluttanza dei maschi a svelare i propri problemi può essere superataGiancarlo Calzolari Aumenta a tutti i livelli la conoscenza della gravità delle difficoltà legate alla sfera sessuale, un tempo tenute gelosamente nascoste, nell'errata convinzione che fosse possibile risolverle solo nella sfera individuale. Dal 17 al 19 dicembre si svolgerà presso l'Ospedale Forlanini di Roma il Convegno di Medicina Sessuale ed Andrologia per Infermieri, presieduto dal dott. Giuseppe La Pera. Durante il convegno verrà presentato il decalogo della prevenzione per la Salute Sessuale: in sostanza, le dieci regole d'oro che ogni uomo dovrebbe conoscere per far durare più a lungo la propria attività sessuale, per migliorare in modo naturale le proprie prestazioni e per vivere più a lungo serenamente la sessualità. Questo tipo di corso è rivolto agli infermieri perché l'infermiere è una figura importantissima nell'ambito dell'assistenza sanitaria ed è la persona con la quale ci si confida più facilmente e con il quale è più facile rivelare le difficoltà della propria vita intima. Accade, infatti, molto spesso che un uomo impieghi circa tre anni prima di raccontare al proprio medico di soffrire di disturbi sessuali sia perché l'argomento è imbarazzante sia perché alle volte si può avere soggezione della figura del medico. La figura dell'infermiere potrebbe riuscire ad intercettare questo bisogno delle persone e indirizzare in modo corretto i pazienti per poter non solo migliorare la qualità della vita, ma anche per poter fare una prevenzione primaria di molte malattie. Non bisogna dimenticare che i disturbi sessuali colpiscono una grande percentuale della popolazione: circa il 40 per cento degli uomini sopra i 40 anni soffre di disfunzione erettile. Un dato importante: circa il 12% di tutta la popolazione maschile dai 18 ai 69 ne è colpito. Il 30% degli uomini, infine, soffre di eiaculazione precoce. Gli italiani in Europa, secondo alcune ricerche, sono quelli che lo fanno meno di tutti circa 6 volte al mese contro una media di 9: naturalmente si tratta di un dato poco attendibile perché non sono molti gli italiani che parlano volentieri dei loro problemi. Resta, tuttavia, l'evidenza di una questione che probabilmente non è stata ancora affrontata direttamente e quindi risolta proprio a causa della difficoltà degli italiani di far conoscere certe problematiche.



Finti infermieri, c'è un precedente romano

Gazzetta del Sud del 13/12/2008 , articolo di Domenico Marino ed. COSENZA p. 43

Ieri pomeriggio sono giunte le prime ammissioni durante gli interrogatori di garanzia di alcuni indagatiC'è un precedente romano dell'inchiesta "Gutenberg", il blitz con cui i carabinieri dei Nas e del Comando provinciale hanno sgominato un'organizzazione capace di sfornare decine e decine di finti infermieri, abilitandoli con diplomi fasulli. Il Tribunale della capitale s'è occupato d'un caso simile a metà degli anni Ottanta, quando sul tavolo dell'allora giudice istruttore Augusta Iannini finì un voluminoso fascicolo riguardante proprio alcuni finti infermieri. E tra di loro c'erano pure persone arrestate mercoledì. In quella occasione il giudice romano archiviò la posizione degli indagati, non ritenendo sussistenti elementi accusatori necessari per il processo. «Perché il fatto non sussiste», motivò il togato.
Ieri, intanto, nel Tribunale cittadino sono proseguiti gli interrogatori dei settanta falsi infermieri e presunti truffatori ai quali all'alba di mercoledì è stata notificata l'ordinanza di custodia cautelare in carcere (per due persone) e ai domiciliari (nei confronti degli altri sessantotto) vergata dal giudice delle indagini preliminari Loredana De Franco su richiesta del pm Francesco Minisci. A loro bisogna aggiungere altri due indagati per i quali il gip ha deciso solo l'obbligo di dimora. In mattinata è stata sentita Gemmina Montalto, una delle sessantotto finite ai domiciliari. La donna, difesa dall'avvocato Concetta Santo, s'è difesa chiarendo d'essere ben qualificata. L'infermiera ha sottolineato d'avere frequentato dei corsi di formazione, superato esami e in generale seguito più d'un canale formativo per specializzarsi e professionalizzarsi. Ieri pomeriggio, invece, sono stati interrogati altri infermieri i quali hanno fatto parziali ammissioni, rafforzando le tesi accusatorie. Nove, in particolare, avrebbero confessato indicando in Taraso l'uomo che gli aveva fornito i diplomi. Alcuni hanno raccontato d'avere pagato sino a quattordici mila euro per il finto titolo di studio. Incredibile la storia d'un infermiere in servizio nell'ospedale di San Marco Argentano, il quale ha candidamente ammesso di non avere fatto alcun stage. Ma gli è andata meglio nel pagamento: ha versato solo 9 mila euro.
Oggi toccherà a Damiano Taraso, il caposala difeso dall'avvocato Sergio Sangiovanni e considerato la mente del gruppo.


«Negli ospedali non si dimentichi l'uomo»
La Libertà del 14/12/2008 , articolo di Ilaria Molinari p. 18

Il vescovo al convegno sulla dignità dei sofferenti. Cavanna: «Malati al centro»«Sì alla tecnologia, ma ad una condizione: che al suo fianco ci sia sempre l'uomo». Ieri il vescovo Gianni Ambrosio è intervenuto nell'ambito di un convegno sull'umanizzazione degli ospedali organizzato nella Sala Colonne del nosocomio cittadino. «L'uomo non deve mai dimenticare di essere chiamato alla relazione, elemento da non trascurare proprio nei luoghi di cura, ambiente dove nascono tanti interrogativi sulla vita - ha detto Ambrosio ieri mattina -. Anche l'esperienza è fondamentale. Dobbiamo lasciarci istruire dalla malattia, parte della realtà umana, e come tale capace di arricchire. L'esperienza concreta ci influenza e ci rende migliori. Il mio invito è quello di aprirci all'esperienza che coinvolge la vita, a stare attenti alle domande inespresse e a farle emergere. Anche solo un accenno è importante per proseguire nel nostro percorso di uomini». Ieri il vescovo è intervenuto all'incontro che ha riunito medici, infermieri e psicologi a discutere sul tema "Tecnologia avanzata e dignità del malato - Sensibilità e cultura per l'umanizzazione dell'ospedale". I lavori della mattinata sono stati aperti da Luigi Cavanna, responsabile dell'Oncoematologia del Guglielmo da Saliceto. «Facciamo in modo che il malato si senta bene anche in corsia», ha detto prendendo spunto dalla frenesia che ha contagiato l'intera società moderna. Il tempo è poco, è stato ricordato, anche quello che i medici hanno da dedicare al dialogo con i malati. E allora, che i minuti di interazione siano di qualità, che i pazienti si sentano bene, a proprio agio, anche in ospedale. Perché il loro benessere psicologico vale tanto quanto una terapia. Cavanna ne è fortemente convinto. «Il compito di medici e infermieri è quello di risolvere i problemi - ha spiegato -. L'informazione deve sempre essere corretta, sincera, mai plateale per non aggiungere ulteriori problemi a quelli che il malato, nella sua condizione, deve affrontare». Più volte Cavanna ha insistito sulla questione del "disorientamento" del paziente. «È da evitare in ogni modo, il malato è il soggetto centrale dell'intera organizzazione ospedaliera. Tempi e spazi sono variabili proprio per favorire l'umanizzazione. Il tempo - ha spiegato Cavanna -, è l'elemento più importante. Chi cura non deve mai far sentire la sua corsa». Anche Maurizio Arvedi, responsabile del Pronto Soccorso ha parlato di una sorta di confusione a cui spesso i pazienti sono soggetti. «Oggi l'ospedale è un concentrato di tecnologia e sapere, ma questo significa anche saper essere chiari. Molti problemi - ha aggiunto -, nascono dal fatto che il paziente è confuso, non capisce e il linguaggio tecnico non aiuta. Nel reparto di urgenza ci troviamo spesso di fronte a disagi non descritti nei manuali ma ugualmente presenti nei pazienti che arrivano. In quel momento sono fondamentali la rassicurazione, la chiarezza e la sincerità». Il convegno di ieri è stato moderato da Fabio Fornari, responsabile della Gastroenterologia, ed è stato realizzato grazie alla collaborazione di Amop, l'associazione malato oncologico piacentino. Tra gli intervenuti anche Gabriele Cremona, infermiere coordinatore nel reparto di Oncologia. «Ogni giorno vediamo quanto è importante per i malati poter avere vicino i propri cari o, in mancanza di essi, i volontari - ha spiegato -. Non ci sono regole particolari per raggiungere l'obiettivo del benessere psicologico del paziente. A volte basta anche qualche piccolo accorgimento, un momento di incontro particolare, una saletta in cui fermarsi a chiacchierare o a guardare insieme la televisione. Sono piccole cose che fanno una grande differenza nei degenti». 14/12/2008
Infermieri, a Trieste il soggiorno è a scadenza
Metropoli del 14/12/2008 N. 41 p. 19

ELISA COZZARINI A TRIESTE le norme sul trattamento giuridico degli infermieri extracomunitari sono interpretate in modo restrittivo e scorretto, secondo l'Asgi (Associazione studi giuridici sull'immigrazione), Uil e Cgil. In pratica, a differenza che in quasi tutta Italia, è consentito un solo rinnovo del permesso di soggiorno, al massimo per due anni: così gli infermieri, dopo quattro anni di lavoro, sono costretti a tornare al proprio Paese per rifare il visto. Anche se il datore di lavoro è disposto a stipulare con loro un contratto a tempo indeterminato. Nel 2002, data la carenza di infermieri in Italia, la legge BossiFini ha aggiunto questa categoria a quelle dei lavoratori che, secondo l'articolo 27 del Testo unico suU'immigrazione,sono fuori dal sistema delle quote. Amanda Alvarado, peruviana, è arrivata a Trieste proprio quell'anno, assieme a dieci connazionali. «Da allora - racconta - sono dovuta tornare in Perù già due volte, mentre conosco colleghi che lavorano a Firenze, Milano, Trento, e non hanno più questo problema». In effetti, all'inizio l'autorizzazione al Molti per evitare le lungaggini burocratiche preferiscono trasferirsi in altre regioni soggiorno non poteva avere validità superiore ai due anni, e, alla scadenza del permesso c'era l'obbligo del rientro temporaneo in patria per ottenere un nuovo visto d'ingresso. Nel 2004, però, il regolamento attuativo del Testo unico ha stabiLa restrizione si applica anche se l'azienda è disposta ad assumere a tempo indeterminato lito che un infermiere deve avere lo stesso trattamento giuridico degli altrilavoratori extracomunitari, purché non cambi tipo di attività. Per il rinnovo del permesso, quindi, non serve una nuova autorizzazione al soggiorno e dunque non bisogna tornare a casa. «Ma a Trieste non funziona così- prosegue Alvarado -. L'ultima volta sono stata in Perù a marzo, per rifare tutti i documenti. Ho perso ben tre mesi per questioni burocratiche. Così perdo anche i requisiti di continuità di soggiorno necessari per prendere la cittadinanza». Un infermiere professionale immigrato in Italia deve farsi riconoscere il titolo dal ministero della Salute e chiedere l'iscrizione al Collegio provinciale. A Trieste, su 203 stranieri, 78 sono comunitari. Fra gli extracomunitari, i più numerosi sono croati e serbi; 13 sono sudamericani, di cui dieci peruviani. Un ulteriore ostacolo per chi opera nel capoluogo friulano è che l'Ufficio provinciale del Lavoro non rilascia autorizzazio ni al lavoro a tempo indeterminato, rendendo così impossibile, per i privati che gestiscono strutture come le case di riposo, assumere extracomunitari a tempo ind e t e r m i n a t o . «Non sorprende - sottolineano l'Asgi e i sindacati - che molti, invece di ritornarenelPaesed'origineperunanuova procedura d'impiego, si trasferiscano in altre regioni». All'Azienda ospedaliera di Trieste, dal 2002, sono stati assunti 120 infermieri extracomunitari. Di questi, 35, allo scadere dell'incarico, dovendo rientrare inpatria, non sono più tornati, anche se in linea di massima Ù datore di lavoro avrebbe rinnovato il loro contratto.
Oltre 300 persone celebrano i 100 anni del Corpo Infermiere
Giornale di Sondrio - Centro Valle del 13/12/2008 p. 43

VILLA DI TIRANO (gms) Oltre 300 persone, tra volontari e simpatizzanti della Croce rossa, hanno partecipato alla cerimonia in ricordo di tutte le crocerossine valtellinesi, nella ricorrenza dei 100 anni d'istituzione del Corpo Infermiere volontarie. La manifestazione si è svolta domenica scorsa a Villa di Tirano alla presenza delle autorità civili e militari, dei rappresentanti delle forze dell'ordine oltre agli alpini del gruppo locale. «La giornata è stata un successo - racconta l'ispettrice delle infermiere volontarie valtellinesi, Maria Grazia Pereda - ci siamo ritrovati nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo, dove don Remiglio Gusmeroli ha ricordato il sacrificio e la preziosa opera di volontariato che le infermiere offrono ogni giorno alle persone bisognose. Il parroco ha anche intonato l'inno del nostro Corpo nazionale e l'ha commentato». La funzione è stata allietata dalle voci del coro dei bambini di Villa. Dopo la messa sono state deposte due corone di fiori nel cimitero comunale in onore di Maria Bonisolo Fattori e Adele Bonisolo Carignato, entrambe infermiere Cri scomparse nel dopoguerra. Al termine della cerimonia è stato organizzato il pranzo benefico presso il ristornate Hostaria Tona, sempre a Villa di Tirano. Toccanti i discorsi di presentazione letti da Gianluigi e Mariangela Bonisolo, che hanno voluto questa iniziativa, oltre a Carlo Milvo, presidente dell'Unitre Tirano, Giovanni Fustella, presidente della Cri provinciale e del capitano Claudio Gala che ha consegnato la medaglia Unuci alle infermiere presenti. All'importante manifestazione hanno partecipato anche i rappresentanti delle componenti provinciali di Croce rossa. Nell'occasione sono stati ringraziati gli alpini che, coordinati dal capogruppo Luciano Gotti, hanno curato tutta l'organizzazione della bella manifestazione.

venerdì, dicembre 12

Rassegna Stampa - 12.12.2008

Notizia dalla Federazione IPASVI
Notizia dall IPASVI la Spezia
Vi distribuiamo la comunicazione della Federazione Nazionale IPASVI circa la clamorosa notizia dei 72 arresti avvenuti in Calabria nei giorni scorsi, riguardanti individui che esercitavano abusivamente, e con l'acquisto dei relativi titoli professionali, l'attività infermieristica...

Si sono invece effettivamente laureati in infermieristica, e con molto merito valutati i disagi legati alla sede del polo formativo spezzino, alcuni nuovi colleghi ai quali per la prima volta giunge questa newsletter: a loro in particolare un caloroso saluto e augurio da parte del Direttivo del Collegio Infermieri spezzino: buon lavoro!
MA A CHE COSA SERVA UN INFERMIERE?
Notizia dall' IPASVI - La Spezia

Una domanda assurda, se posta da chi svolge una attività sanitaria nel nostro ambiente,ma non è mai superfluo cercare di spiegarlo bene, a chi è in corsia e soprattutto a chi non c'è.
Soprattutto a coloro che, lontano dai luoghi di cura, stabiliscono ''parametri'' assistenziali, e numeri di effettiva presenza in servizio legati alle categorie coinvolte...
Nel contributo, ci preme dimostrare con il lavoro di ricerca fatto da studiosi NON Infermieri,che l'Infermiere non è solo e soltanto colui che svolge ancora molte attività improprie (talvolta per propria scelta…) e che somministra la terapia; colui che rileva i parametri vitali e chi -di fatto- ''si prende cura '' del malato nel suo globale impegno assistenziale.
Noi desideriamo far vedere a quali conclusioni particolarmente importanti è giunto chi ha lavorato con molta serietà,ha pubblicato articoli apparsi sulle più prestigiose riviste del mondo, e descritto da un punto di vista obiettivo, oggettivo, neutrale ed esterno a ogni interesse di parte il ruolo EFFETTIVO di un Infermiere nel team.
Già ormai tre decenni abbondanti or sono, nel 1976, W. Scott ed i suoi collaboratori hanno osservato i risultati sul decorso post operatorio e il rapporto con una assistenza infermieristica di qualità.
Pubblicato a Chicago, lo studio intitolato ''Hospital structure and postoperative mortality'' ha dimostrato che senza un adeguato numero di Infermieri e senza una maggioranza di esperti nel gruppo stesso, il numero delle complicanze post operatorie sale, e di molto.
E cambia (in peggio, nei casi in cui il numero di Infermieri non è adeguato alle esigenze assistenziali) il rapporto operati/deceduti...
Parecchi anni dopo, ma lavorando in una simile direzione, M. Sovie ha prodotto, nel 2001, lo studio così chiamato: ''Hospital restructuring and its impact on outcomes'': questo lavoro ha dimostrato l'aumento delle lesioni da pressione nei casi in cui il numero di Infermieri non è all'altezza del carico di lavoro(si tratta di malati evidentemente non autosufficienti o a rischio lesione, secondo le più classiche scale di misurazione del rischio quali Norton, Braden ecc)
E ancora (si potrebbe procedere a lungo) l'anno seguente J. Needleman ha scritto su England Journal of Medicine un contributo dal titolo: ''Nursing staffing levels and the quality of care in hospital''; dal testo e dalle tabelle emerge con forza come un numero scarso di personale sanitario infermieristico e una capacità di erogare assistenza qualificata non sufficiente causano: aumento della durata della degenza media, crescita delle infezioni nosocomiali, sviluppo di LDD, infezioni del tratto urinario e molto altro.
Per contro, tali fenomeni invertono la loro tendenza in presenza di un numero corretto di personale, con le corrette qualifiche, competenze, e capacità professionali.
Quello che si vuole soprattutto comunicare è che queste ricerche non sono finalizzate a sé stesse o commissionate da qualche associazione professionale di Infermieri esaltati: sono spesso dedicate ai manager e ai direttori dell'assistenza, proprio per capire fino a che punto è possibile ragionare in termini di risparmio, e quando tagliare i costi di tre stipendi si rivela un clamoroso autogol perché salgono a dismisura altre spese generiche (come i costi per la durata media del ricovero) piuttosto che quelli legati alla terapia antibiotica....insomma, un Infermiere è preziosissimo e fa risparmiare denaro, oltre che dolore,disagio ed ansia ai malati....è bene che gli strateghi dedicati ai tagli lo ricordino, o nonostante un apparente risparmio legato a qualche posticino di lavoro in meno, essi finiranno col causare danni economici non secondari all’impresa per cui operano.


Entravano in corsia con la... legge Damiano

Gazzetta del Sud del 12/12/2008 , articolo di Giovanni Pastore ed. COSENZA p. 41

Tra gl'indagati c'è anche chi ha dovuto fare ricorso ad un finanziamento per pagarsi l'attestato fasulloDall'arcipelago immondo che è l'inchiesta sulla tangentopoli cosentina emergono storie d'ipotetici imbrogli che ruotano tutte attorno a quel caposala di Belvedere e al suo presunto "compare" di Roma. Storie di infermieri fasulli di cui erano piene le corsie di ospedali pubblici e privati. Storie come quella di un'indagata che era già stata denunciata dagl'investigatori del Nas qualche anno fa perchè sorpresa con un diploma che risultava esserle stato rilasciato all'età di nove anni. La donna fu, tuttavia, assolta dal giudice e, intanto, ha avuto il tempo di procurarsi un nuovo attestato falso col quale iscriversi negli elenchi provinciali dell'Ipasvi. E così è finita sott'inchiesta, insieme ad altre 228 persone. Alcune di queste hanno già reso dichiarazioni spontanee davanti agl'investigatori del luogotenente Vitaliano Ruga, al momento del sequestro del falso attestato professionale. «Quel diploma mi è stato consegnato da Damiano Taraso dietro il pagamento di 12 mila euro» raccontò un'indagata nella deposizione del 10 dicembre dello scorso anno. Naturalmente, la donna non avrebbe frequentato alcun corso «nè all'Asl di Paola nè in altri Enti». Durante il colloquio con i "camici bianchi" dell'Arma, chiarì pure le modalità di pagamento: 5 mila euro, naturalmente in contanti, come acconto al momento della consegna dei documenti d'identità; gli altri 7 mila, due mesi dopo, quando ricevette l'attestato. Lo scambio avvenne all'interno della vettura di Taraso, alla presenza del marito dell'indagata. «Una volta acquisito il titolo - ha spiegato la donna ai carabinieri - mi recai a Belvedere, nella clinica Tricarico per effettuare un periodo di pratica durato un paio di mesi nella primavera del 2004. In clinica non consegnai nè il diploma nè l'attestato d'iscrizione Ipasvi. Una volta, mi recai a Torano per parlare con il nipote di Taraso. Ero in attesa del certificato d'iscrizione Ipasvi. E così volevo che quel giovane parlasse con lo zio. Nei corridoi di quella casa di cura, al passaggio d'un infermiere professionale, il nipote di Taraso, ridendo si lasciò scappare una battuta: Ecco un altro che è entrato con la legge Damiano».
Nelle pagine dell'ordinanza che il gip Loredana De Franco ha vergato su richiesta del procuratore capo Dario Granieri e del pm Francesco Minisci, ci sono altre ammissioni da parte d'indagati. Come quella resa il 12 maggio dello scorso anno da un altro infermiere "diplomato" da Taraso. L'uomo, che in origine commerciava all'ingrosso in pezzi di bigiotteria, raccontò dell'incontro col nipote di Taraso che gli prospettò la possibilità lavorativa da infermiere «perchè lui conosceva le persone giuste». «Dinanzi alle mie perplessità, quel giovane mi disse che avrei svolto la pratica in una struttura già individuata e che lui avrebbe potuto sistemarmi sia sotto l'aspetto cartaceo che sotto quello pratico». Naturalmente, anche a lui fu prospettata la "tassa": 15 mila euro, "all inclusive". «Dopo un contatto con Taraso, accettai in previsione di poter ottenere un posto sicuro. Tuttavia, non avendo grandi disponibilità economiche, accesi un prestito con una società finanziaria di Rende. Pagai subito 4 mila euro in contanti a Taraso, sul lungomare di Belvedere. Nella circostanza consegnai i miei documenti d'identità. Quattro o cinque mesi dopo mi venne consegnato l'attestato. Poi, Taraso mi chiamò per cominciare il tirocinio nella clinica di Belvedere, agli inizi dell'estate del 2005. Mi presentai all'infermiere indicatomi da Taraso con "adeguatio abbigliamento" come mi era stato raccomandato. E così feci. In quel periodo ero l'unico tirocinante ma nessun medico fece una relazione sul mio rendimento. Mi ricordo solo che una giovane dottoressa chiese all'infermiere chi fossi e dopo aver appreso che ero un tirocinante scherzò: Allora dovete metterlo sotto. Alla fine del tirocinio lasciai la casa di cura così com'ero entrato, senza che nessuno mi chiedesse o dicesse nulla».



Nas in clinica per acquisire gli elenchi dei dipendenti

Gazzetta del Sud del 12/12/2008 , articolo di Giovanni Pastore ed. CALABRIA p. 31

Cosenza
Il fronte più caldo dell'inchiesta "Gutenberg" è quello che punta a stanare coperture e connivenze. I carabinieri del Nas vanno a caccia di prove per inchiodare i fiancheggiatori di Damiano Taraso. Sotto la lente degl'investigatori ci sono tutte quelle persone che avrebbero permesso al caposala di Belvedere Marittimo di sfornare finti diplomi e di riempire le corsie di infermieri fasulli.
Nel corso del blitz di mercoledì mattina, i detective del luogotenente Vitaliano Ruga hanno eseguito una perquisizione nella casa di cura "Ninetta Rosano Tricarico" di Belvedere Marittimo. I "camici bianchi" dell'Arma hanno acquisito gli elenchi del personale infermieristico dipendente della clinica tirrenica. I nominativi verranno, successivamente, incrociati con quelli che sono stati trasmessi al Dipartimento Tutela della Salute della Regione Calabria - Servizio Accreditamento e all'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza - U.O. Strutture private accreditate. È un fronte caldissimo perchè rischia di coinvolgere altri soggetti che, finora, sono stati semplicemente sfiorati dalle investigazioni coordinate dal procuratore Dario Granieri e dal pm Francesco Minisci.
La retata degl'infermieri fasulli ha provocato la rabbiosa reazione dell'Ipasvi nazionale e locale. Da Roma, Annalisa Silvestro, presidente della Federazione dei Collegi Ipasvi (che è l'associazione degli infermieri) tuona: «Un caso gravissimo, contro cui occorre un'azione immediata. La notizia di infermieri che esercitano illegalmente, cioè senza il possesso del necessario titolo, è gravissima ed è fondamentale continuare a combattere l'esercizio abusivo della professione infermieristica a tutela di tutti i cittadini e degli assistiti. La carenza di infermieri - prosegue - che si protrae ormai da anni nel nostro Paese, ha evidentemente alimentato un illecito mercato che non è solo quello dell'acquisto di titoli falsi ma anche quello di illecite forme di reclutamento sovrapponibili a forme di caporalato».
A Cosenza, il presidente del collegio provinciale, Adriana Imbrogno, annuncia misure urgenti: «Abbiamo convocato una seduta straordinaria del consiglio direttivo per decidere eventuali altre misure o interventi a tutela del legittimo esercizio della professione infermieristica e, per rimarcare, qualora ce ne fosse ancora bisogno, l'importante ruolo dei professionisti infermieri nel processo di miglioramento qualitativo dell'assistenza ai cittadini-utenti che accedono alle strutture pubbliche e private della provincia di Cosenza».



Dottar group Prevenzione in cantiere

Costruire del 11/12/2008 NOVEMBRE 2008 p. 43

Dottar group, azienda di San Vendemiano (Tv) specializzata in restauro artistico e architettonico, ha promosso un programma innovativo di prevenzione sanitaria all'interno dei propri cantieri, testandolo in anteprima nell'intervento di restauro dei Magazzini del sale a Punta della Dogana, Venezia. Il programma, sviluppato in collaborazione con il Collegio degli infermieri professionali Ipasvi della provincia di Venezia, è rivolto sia ai dipendenti Dottar che a quelli delle aziende subappaltatrici. All'interno del cantiere di Punta della Dogana si svolgono non solo incontri formativi individuali di educazione sanitaria con operatori specializzati, ma è stato allestito un laboratorio di infermeria in cui i lavoratori si sottopongono a check up gratuiti: tutti i dati (pressione arteriosa, glicemia, colesterolemia eccetera) sono riportati nel Quaderno personale della salute, che viene consegnato a ogni addetto che aderisce al progetto. "La sicurezza rappresenta un tema importantissimo per la nostra azienda - ha sottolineato il presidente del gruppo, Pietro Dottor che investe ogni anno il 2 per cento del fatturato per la prevenzioni degli infortuni sul posto di lavoro. Una strategia che ci ha permesso negli anni di abbattere drasticamente il numero degli incidenti".



Cattolica, sesso e test: «Scambio di persona, non è stato Pongetti»

Il Messaggero del 12/12/2008 ed. Nazionale p. 13

ROMA - «E' tutto un equivoco». Gaetano Scalise, avvocato di Antonio Pongetti, il funzionario dell'Università Cattolica di Roma arrestato due giorni fa nell'ambito dell'inchiesta sui finti diplomi di infermieri e sulla presunta cessione dei test per l'ingresso a Medicina, non ha dubbi. «L'unica intercettazione che riguarda il mio cliente e gli costa l'accusa di avere ceduto a uno studente i test di ingresso per la Cattolica, porta una data addirittura anteriore a quella dell'invio dei test all'Università. I soggetti intercettati - continua Scalise - parlano di quiz dell'anno precedente, già disponibili su Internet. Se gli accertamenti fossero stati rigorosi, gli inquirenti si sarebbero accorti che in quella data, i test di ingresso del 2007 non erano ancora stati stampati». Ma c'è di più, non è ad Antonio Pongetti, come erroneamente riferito, che il pm di Cosenza e il gip attribuiscono la richiesta di prestazioni sessuali a una ragazza di vent'anni in cambio di un accesso certo alla facoltà di Scienze infermieristiche della Cattolica. «Quel capo di imputazione - precisa Scalise - riguarda un altro indagato, Pongetti non ha nulla a che fare con questa storia». Ed è infatti una delle contestazioni che ha portato all'arresto di Damiano Taraso, presunta mente del business. L'uomo, che avrebbe gestito il giro dei finti diplomi di infermieri, con prezzi che oscillavano tra gli otto e i diecimila euro, si è costituito mercoledì sera. Ai domiciliari, invece, sono finiti oltre sessanta falsi professionisti.



«Una sede stabile per la scuola infermieri»

Il Secolo XIX del 12/12/2008 ed. La Spezia p. 26

Quella di via Migliari, su cui pende lo sfratto, è temporaneamente chiusa per la rottura di una caldaiaTROVARE al più presto una sede finalmente idonea e definitiva per la scuola infermieri spezzina. Da sempre precari in quanto a collocazione, attualmente la sede della scuola di via Migliari è temporaneamente chiusa a causa della rottura di una caldaia e in presenza anche di uno sfratto esecutivo. L'ultimo, in odine di tempo, a prendere posizione a favore dei centocinquanta studenti del corso di laurea in infermieristica alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di Genova è il consigliere regionale del partito democratico, Moreno Veschi, fresco promotore di un'interrogazione al presidente della giunta regionale, Claudio Burlando. Per l'esattezza, Veschi chiede di conoscere «quali iniziative intenda adottare la Regione affinché tra l'Asl 5 e le istituzioni locali si addivenga finalmente, al di là dell'emergenza, a una soluzione definitiva del problema della collocazione della scuola infermieri, entro l'ambito territoriale del Comune della Spezia». Insomma, dopo tanto peregrinare, gli studenti partecipanti ai corsi specialistici cercano una collocazione dignitosa e non più precaria. Per tanto tempo, infatti, sono stati sballottati un po' qua e un po là. Ora esigono una soluzione. «E' necessario affrontare con grande sollecitudine la questione ­ spiega Veschi ­ Questa situazione sta procurando gravi disagi agli oltre centocinquanta studenti del corso di laurea infermieristica alla facoltà di Medicina dell'Università di Genova. Non va dimenticato, infatti, che si tratta di un percorso formativo importante, in grado di offrire prospettive occupazionali praticamente certe a chi consegue il titolo. Sarebbe grave che non si riuscisse a dare una risposta convincente e definitiva a un problema tanto importante», non soltanto nell'interesse dei diretti interessati ma dell'intero territorio provinciale».
Foto: Un gruppo di studenti della scuola infermieri



Ambulatorio verso la chiusura Politica solidale solo a parole

Corriere del Mezzogiorno del 12/12/2008 ed. BARI p. 3

ROMA - «Alle 19,05 l'aula di Montecitorio ha ricordato, con un minuto di silenzio, gli operai morti sul lavoro, quattro solo in Puglia ieri. Alle 19,06, con 285 sì e 210 astensioni, ha approvato in via definitiva il disegno di legge in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro presentato dal governo. Legge invocata ieri da tutti i parlamentari, di maggioranza e di opposizione, per fermare «la carneficina indegna di un Paese civile». Così sulle pagine dei giornali del 2 agosto del 2007, il giorno dopo la morte dell'operaio dell'Ilva Domenico Occhinegro e di altri tre lavoratori, aggiungendo che entro nove mesi sarebbero state emanate le misure attuative della legge. Nel frattempo, e contradditoriamente, è stata approvata la legge 133 che, nei fatti, si muove in direzione opposta: infatti, eliminando le proroghe dei contratti a termine, di fatto ha smantellato uno degli strumenti che garantiscono ai lavoratori dell'Ilva il presidio sanitario, un vero e proprio ambulatorio polifunzionale che una convenzione del 2006 (firmata il 22 novembre dalla direzione pugliese dell'Inail e dalla società metallurgica) aveva istituito e che da un anno è operante all'interno dello stabilimento tarantino.Il presidio è un ambulatorio, con chirurgo, ortopedico, infermieri, operante cinque giorni a settimana - nel weekend funziona la vecchia infermeria dell'Ilva - e in questi mesi ha garantito il soccorso immediato ai lavoratori infortunati. Prima, infatti, quando funzionava solo l'infermeria, da questa erano dirottati verso i presidi sanitari della città, con una perdita di tempo a volte prezioso. Ma ciò nonostante, nonostante serva a una «popolazione» di tredicimila persone - tanti sono i lavoratori dell'acciaieria, senza contare gli esterni delle ditte d'appalto che operano nello stabilimento - il presidio sanitario sta per chiudere.E sì che con gran fatica si era riusciti a dotarlo di personale. Infatti, poiché non sono tanti i giovani che scelgono di fare gli infermieri, si era bandito un concorso - il 27 novembre dello scorso anno - per selezionare personale paramedico con contratto a termine: due i posti da ricoprire, con un contratto che scadrà il 30 prossimo e a quel punto, il primo gennaio 2009, l'ambulatorio chiuderà. Un'assurdità, ovviamente, che cozza con le dichiarazioni che da tutte le parti vengono rilasciate ogni qualvolta le cronache aggiornano il computo dei morti sul lavoro. Un epilogo che va in direzione diammetralmente opposta agli appelli che in questi mesi, instancabilmente, va facendo il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perchè ci si adoperi a porre termine alle stragi sul lavoro. In quest'ultima direzione, quindi, si muove l'interrogazione a risposta scritta presentata dal deputato jonico Ludovico Vico, ex segretario Cgil, il quale si rivolge al ministro al Welfare, Maurizio Sacconi, per sapere «quali iniziative e provvedimenti intende adottare il governo affinché la convenzione del 2006 continui ad essere valida anche nel 2009, in base alla quale l'ambulatorio è stato garantito ai 13 mila lavoratori dello stabilimento Ilva».In realtà il governo sta puntando a modificare il testo unico sulla sicurezza, che, come è noto, si incardina su due concetti: lotta al lavoro nero, con controlli e sanzioni pesanti alle aziende che non rispettano le norme in materia di sicurezza; e promozione della cultura della sicurezza e delle azioni di prevenzione. Per le modifiche al testo si sta spendendo da mesi Confindustria che chiede l'alleggerimento delle sanzioni alle aziende, una posizione ribadita anche nelle discussioni seguite alla strage della torinese Thyssen Krupp. Ma - ha detto l'altro giorno Guglielmo Epifani - questo è profondamente errato, perché «in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo il ricatto sull'occupazione porta ad allentare i controlli sulla sicurezza». E all'Ilva, dalla metà degli anni 90 in poi, si sono contati 44 lavoratori morti, quasi tutti delle ditte esterne.Rosanna Lampugnani Cosa si perde Il presidio - con chirurgo, ortopedico, infermieri - opera cinque giorni a settimana - e garantisce il soccorso immediato ai lavoratori infortunati A rischio L'ambulatorio



Vergogna: per trent'anni nessuno ha mai parlato

Gazzetta del Sud del 12/12/2008 , articolo di Arcangelo Badolati ed. COSENZA p. 41

Il reclutamento del personale paramedico è fondamentale per il buon andamento delle strutture sanitarie pubbliche e private. Gli infermieri svolgono un ruolo di supporto ai medici. Un ruolo che diviene poi rilevantissimo rispetto agli ammalati. Sono loro, infatti, a rimanere con i pazienti nei reparti, a somministrare i medicinali, a intervenire in caso d'improvvise complicazioni o di momentanei malesseri. Quando, però, gli operatori non sono dei professionisti può accadere l'irreparabile. Come ha confessato un falso infermiere con una drammatica lettera spedita ai magistrati inquirenti nel 2007. Una missiva con la quale l'uomo ammetteva di aver sbagliato la somministrazione di un medicinale mandando al Creatore un ragazzo di sedici anni. Il coraggio di confessare una colpa così grave trovato da quest'uomo, rende oggi ancora più esplicita l'importanza dell'inchiesta condotta da Dario Granieri e Francesco Minisci. Non si può pretendere di assistere i malati senza avere alcuna cognizione della scienza medica; non si può operare nei reparti senza neppure conoscere la composizione del corpo umano; non si può rimanere accanto alla gente che soffre senza sapere quali effetti può determinare un farmaco. La cosa più inquietante è che nessuno, per anni, s'è accorto di nulla. Nessuno, dal 1975 a ieri, s'è domandato perchè tanti paramedici avessero una così scarsa dimestichezza con flebo, aghi, garze e medicazioni. Dev'esserci stata - e non ce ne siamo accorti - una epidemia di cecità, oppure un collettivo blocco cerebrale. Nessuno ha mai compiuto una verifica su quella tonnellata di finti diplomi rilasciati da università, istituti e aziende ospedaliere di Roma, Napoli, Frascati, Latina, Cosenza, Polla e Paola. Bastava farsi fabbricare una pergamena per diventare operatori sanitari specializzati, ottenere un impiego e, addirittura, iscriversi ad un collegio professionale. Chi, al contrario, aveva davvero studiato non riusciva, invece, a trovare una stabile occupazione. Ma così funzionano le cose in Calabria? Questi sono i controlli che vengono svolti nel mondo della sanità? Le risposte a queste legittime domande vengono, forse, dalle brutte storie che troppo spesso, negli ultimi anni, abbiamo dovuto raccontare in cronaca. Storie di ragazzine morte durante un banale intervento di appendicectomia; di donne perite a conclusione di una semplice operazione affrontata per rimuovere un'ernia; oppure di anziani che non sono riusciti a superare la fase post-operatoria. Se si poteva svolgere la professione d'infermiere senza averne i titoli, immaginate cosa poteva accadere rispetto a tutto il resto. Quello che Robespierre urlò ai francesi durante la rivoluzione potrebbe oggi valere per i calabresi: «Indignati popolo e ribellati!». Chi, perciò, propone adesso improbabili teorie buoniste e strampalate tesi giustificazioniste merita, dopo quello che hanno scoperto i magistrati, di essere perlomeno preso a calci nel sedere.


La confessione: forse ho ucciso un ragazzo

Gazzetta del Sud del 12/12/2008 , articolo di Arcangelo Badolati ed. CALABRIA p. 31

Versate ingenti somme per ottenere le certificazioni fittizie. Il racconto della madre di un tossicodipendentecosenza
"Ddt": è l'acronimo di denaro, diplomi e tangenti. L'acronimo che sintetizza lo squallido mercimonio che ha condizionato per trent'anni il reclutamento del personale paramedico nelle strutture sanitarie pubbliche e private del Cosentino. Finti infermieri hanno presidiato i reparti di cliniche e ospedali, determinando danni incalcolabili allo Stato ed ai pazienti. La lettera inviata nel giugno del 2007 da un falso paramedico ai magistrati inquirenti è la prova dell'esistenza di un perverso sistema truffaldino. È l'agghiacciante confessione resa da un uomo costretto a fare i conti con la propria coscienza. Questo il testo che la "Gazzetta" pubblica in esclusiva. Un testo che ha dato un significativo impulso alle indagini: «Sono un infermiere che non ha mai frequentato una vera scuola. Lo prova il mio diploma di cui accludo copia. È la testimonianza della tragica trafila che abbiamo dovuto fare per poter lavorare. Scrivo per coscienza e perchè non se ne può più della malasanità a Cosenza. Io sono colpevole di un fatto gravissimo: durante il mio servizio ho sbagliato un farmaco ed un ragazzo di sedici anni non c'è più. Questo rimorso mi sta distruggendo». I carabinieri del Nas, per ordine del procuratore Dario Granieri e del pm Francesco Minisci, hanno successivamente scoperto e sequestrato decine di finti diplomi riferibili a personale paramedico sparso in tutta la Penisola. Qualcuno, durante le indagini, ha raccontato di aver pagato fino a 15.000 euro a Damiano Taraso, il cinquantaquattrenne caposala della clinica "Tricarico" di Belvedere Marittimo che - ad avviso degli investigatori - era a capo dell'ingegnoso raggiro. Un altro aspirante finto infermiere ha addirittura ammesso di aver fatto ricorso ad una società finanziaria di Rende per racimolare il denaro necessario a "comprare" la certificazione fittizia. La madre di un giovane finito nel tunnel della tossicodipendenza durante il servizio militare ha invece svelato d'essersi rivolta all'intraprendente Taraso per tentare di sistemare il figlio. Come? Facendolo diventare, naturalmente, un paramedico. Dandogli la possibilità di svolgere un lavoro gli avrebbe infatti restituito l'autostima necessaria per tenersi lontano dalla droga. Pure lei, come gli altri, era disposta a pagare una considerevole cifra per raggiungere l'agognato obiettivo.
Tutti, insomma, sborsavano soldi, inseguendo il sogno d'un posto di lavoro. Che tristezza.



Appaltato il restauro delle 11 vecchie sale operatorie E le tre nuove apriranno solo dopo l'avvio dei lavori

Il Piccolo di Trieste del 12/12/2008 ed. Nazionale p. 24

A Cattinara cantiere a singhiozzo a causa della mancanza di infermieri. Si aspettano i neolaureati - La ristrutturazione affidata alla ditta vincitrice della gara precedente: costerà quasi 14 milionidi GABRIELLA ZIANIMentre per mancanza d'infermieri restano vuoti i 2300 metri quadrati di sale operatorie nuove e nuova terapia intensiva a Cattinara, inaugurati lo scorso giugno dopo sei mesi di lavori e una spesa di 7 milioni di euro, e dunque l'offerta di chirurgia non si è ancora ampliata nonostante l'ingente intervento di edilizia e fornitura completa di attrezzature, sono stati adesso appaltati i lavori per la ristrutturazione delle 11 sale operatorie vecchie. Il bando scadeva il 29 maggio, è stata scelta di nuovo la ditta Maquet in associazione con altre imprese, la stessa che aveva vinto la gara precedente. La spesa sarà di 13 milioni e 800 mila euro, la durata complessiva del cantiere è fissata in 610 giorni tassativamente, domeniche e festività inclusi, dunque circa un anno e otto mesi.E sarà solo quando gli operai entreranno in servizio nel vecchio reparto che le sale nuove e inusate vedranno l'ingresso dei chirurghi e dei primi pazienti, nonostante una recente polemica a tutto campo che ha dettato pubbliche proteste da parte dei primari, oltre che agitazione fra gli infermieri e i vertici delle aziende, per l'impossibilità di creare équipe operatorie, stante la mancanza di personale.«In una prima fase dei lavori - illustra il direttore tecnico dell'Azienda ospedaliera, Pierfrancesco Martemucci - resteranno attive cinque delle vecchie sale, e entreranno in funzione le tre nuove; in un secondo momento, con le tre nuove, saranno usate anche quattro delle vecchie, per un numero complessivo dunque tra 8 e 7». In questo gioco a scacchiera indispensabile per non interrompere la funzionalità dell'ospedale si andrà avanti fino a lavori conclusi. A quel punto o ci sarà il personale per lavorare su undici tavoli e una terapia intensiva e locali annessi, oppure proseguirà la straordinaria emergenza venuta allo scoperto di recente, che causa anche liste d'attesa ingenti per certi settori della chirurgia. Le previsioni davano in ingresso almeno gli infermieri neolaureati, e già si sa che nella migliore delle ipotesi si potranno attivare solo 8 letti su 12 nella sala di «risveglio» e 13 su 16 di terapia intensiva.La ditta dovrà consegnare anche questa volta l'intero complesso «chiavi in mano», e cioè oltre alle opere murarie deve garantire tutti gli impianti, le attrezzature medicali, i tavoli operatori e quanto è necessario ad ogni chirurgia specialistica, ciascuna con le proprie esigenze, ben dettagliate nel capitolato d'appalto. L'impresa, ora che ha avuto lo «start» ufficiale, deve redigere il progetto definitivo e ottenere le necessarie indicazioni e autorizzazioni, non ultima quella dei vigili del fuoco. Si presume che il cantiere aprirà in modo visibile non prima della fine di gennaio.Nel frattempo operai sono al lavoro anche sulla colonna dei bagni della torre medica di Cattinara: era chiusa l'intera serie attraverso 10 piani. Se prima qualche paziente si era lamentato per il servizio igienico mancante e la necessità di spostarsi per trovarne uno in attività, adesso qualche altro ha mandato a dire: «Operai nel bagno, che confusione...».Ma entro Natale saranno completati i bagni del sesto, settimo e ottavo piano. A gennaio torneranno in funzione quelli del nono, decimo e undicesimo. A seguire saranno rimessi in sesto gli ultimi, fino al quindicesimo. Il costo è di circa 22 mila euro a vano.



IL "PROGETTO ANDREA" PER LA QUALITÀ NELL'ASSISTENZA PEDIATRICA

De Qualitate del 10/12/2008 NOVEMBRE 2008 p. 24

Isabella Munda Dottore di Ricerca in "Controllo Statistico della Qualità " II Convegno, organizzato dall'Age-Sicilia (Associazione Italiana Genitori) nella splendida cornice del Castello di Carini (Palermo), aveva quale principale obiettivo la focalizzazione del tema dell'umanizzazione e del miglioramento della Qualità nell'Assistenza Pediatrica. "L'umanizzazione della medicina rappresenta un obiettivo antichissimo del medico, già contenuto nel giuramento di Ippocrate del 460 a.C. ma sempre attuale quando al centro dell'aiuto medico sarà posto il ripristino della dignità della persona malata e dell'uomo malato, e quando la formazione del medico (ma anche di tutti gli altri operatori della sanità) non sarà più prevalentemente tecnica, ma venga finalmente educato a diventare ciò che ha sempre voluto essere nella sua vocazione più autentica e più nobile: il tutore della vita e della dignità della persona malata, contro ogni potere (da quello tecnologico a quello economico-aziendale), ogni volta che questo diventa spersonalizzante e disumanizzante". Questo messaggio, contenuto nella lectio magistmlis affidata al professore Enrico De Grazia Ordinario di Chirurgia pediatrica e Direttore del Dipartimento MaternoInfantile dell'Azienda Policlinico di Palermo, ha costituito il fondamento del percorso elaborato nei tre giorni di lavori. L'umanizzazione della medicina riguarda un campo estremamente vasto che interessa diversi settori: da quello dell'accoglienza, dei percorsi diagnostici e terapeutici, della relazione con i pazienti e le loro famiglie sino al comfort alberghiero e al rispetto della privacy. Negli ultimi dieci anni la questione ha assunto una importanza sempre più rilevante e ci si è resi conto che è indispensabile una formazione specifica per migliorare la qualità dell'assistenza e delle cure. Grazie agli approcci del Total Quality Management, all'impiego dei modelli di eccellenza e alle tecniche poste in essere per rilevare e misurare la customer care e la customer satisfaction è cresciuta considerevolmente la Cultura della Qualità in ambito sanitario. Ma l'ospedalizzazione pediatrica presenta alcune peculiarità. La prima, e più evidente, è che il paziente si trova in una fase di sviluppo che richiede una specificità di relazione; la seconda è che in questa relazione sono e devono essere compresi i genitori. Il bambino coinvolto nella esperienza di ospedalizzazione, subisce un trauma psicologico la cui entità è strettamente correlata e dipendente dalla sua età, dal tipo di patologia da cui è affetto, dalla durata dell'ospedalizzazione. È sulla base di queste riflessioni che circa dieci anni fa è stato costituito il Network "Gli Ospedali di Andrea" una rete di strutture per l'assistenza sanitaria in area pediatrica appartenenti a diverse realtà del Paese; esso si fonda su un patto di solidarietà tra i bambini ricoverati, i loro genitori, gli operatori sanitari, le istituzioni, il mondo del volontariato, della cittadinanza attiva e della scuola. / presupposti sono di natura etica e di impegno sociale, gli strumenti e i tnetodi sono quelli del miglioramento continuo della qualità. Gli obiettivi fondamentali del Network : • Miglioramento della umanizzazione; come sostiene Cesare Kaneklin, "ruotare attorno al bambino significa ruotare intorno a un paziente particolare che richiama la vita, che suscita identificazioni e mobilita sentimenti affettivi positivi negli operatori, nel loro lavoro, nella ricerca." • Miglioramento della qualità dell'assistenza; • Tutela dei diritti di tutti gli attori del processo assistenziale // Miglioramento dell'umanizzazione passa attraverso: • la garanzia che il bambino e l'adolescente possano mantenere la continuità del proprio mondo affettivo e vivere normali ritmi di vita anche durante il ricovero; • il miglioramento delle relazioni interpersonali tra medici, infermieri, ragazzi ricoverati e loro genitori • livelli di comfort adeguati. Il Miglioramento della qualità dell'assistenza poggia su: • affidabilità della struttura sanitaria e del suo sistema gestionale-organizzativo • qualità delle prestazioni erogate; • capacità di risolvere il problema di salute sulla base dei risultati, degli esiti clinici e della soddisfazione dell'utente La tutela dei diritti di tutti gli attori del processo assistenziale si realizza attraverso: • il coinvolgimento nelle scelte assistenziali (informazione e partecipazione) • il rispetto del valore della persona e delle leggi di tutela; • la valorizzazione delle risorse umane. I bambini e gli adolescenti ricoverati, i loro genitori, insieme con i medici, gli infermieri e il mondo del volontariato, nella vision del Progetto, diventano coproduttori del processo assistenziale, definiscono, informano e valutano la qualità dell'assistenza. La valutazione del processo assistenziale da parte di tutti gli attori, assieme alla configurazione di un Sistema Premiante, è pertanto una tappa fondamentale della metodologia del progetto di miglioramento. II Progetto Andrea, lo ricordiamo, ha già riscosso numerosi riconoscimenti a livello nazionale e internazionale {Ragionando, Forum della Pubblica Amministrazione; Cento Progetti, Golden Helix Award, Pan European Alquin Award ) ma soprattutto l'apprezzamento, la considerazione e l'adesione al Network di sempre nuovi ospedali rappresentano, come sostengono i principali fautori del Progetto, Alberto Raponi e Claudio Pantano, il vero processo di certificazione e di accreditamento. Il Network di Andrea ha istituito anche dei premi per la diffusione delle buone pratiche: il "Daniela Sardella" per l'umanizzazione e la qualità delle cure in area pediatrica, aperto a tutte le equipe medico-infermieristiche, ospedaliere e territoriali; il "Lavinia Castagna" per l'umanizzazione e la qualità dell'assistenza infermieristica; il "Guido e Marcella Caccia per la promozione della salute e l'interazione e cooperazione tra il mondo della sanità e quello della scuola; il premio "lo, il mio diritto alla salute lo vedo così" riservato ai bambini e ai ragazzi delle scuole dell'infanzia, elementari, medie e degli istituti superiori. Al Convegno di Carini sono stati illustrati, e gli Atti ne offrono ampia testimonianza e documentazione, i progetti finalisti dei singoli premi: una preziosa raccolta di buone prassi, di percorsi innovativi di miglioramento continuo a fondamento dei quali, come annota l'Assessore Regionale alla Sanità, Roberto Lagalla, nella prefazione al volume, sta l'obiettivo di limitare il disagio infantile, azione importante e meritoria in una prospettiva sociale basata sui valori fondanti della solidarietà e del rispetto della persona umana. Al Convegno hanno partecipato con relazioni e memorie, Primari, Responsabili di Presidi Ospedalieri, Pediatri, Anestesisti, Psicologi, Sociologi, Statistici, Giuristi, Dottori di ricerca ed esperti del mondo della Qualità. •
Salvatore La Rosa - Èva Lo Franco (a cura) L'umanizzazione e il miglioramento della qualità nell'assistenza pediatrica.
Atti del VII Convegno Scientifico Nazionale del Network "Gli Ospedali di Andrea" Age-Cesvop, Palermo Luglio 2008, pagg.320
A distanza di poco più di sei mesi dai VII Convegno Scientifico Nazionale del Network "Gli Ospedali di Andrea" vedono la luce gli Atti che riportano le relazioni ed i contributi scientifici presentati nel corso delle tre intense giornate di lavoro (5-7 dicembre 2007).



COSENZA: INCHIESTA NAS SU FALSI INFERMIERI,
SI E' COSTITUITO ORGANIZZATORE TRUFFA

ADN Kronos del 11/12/2008

Cosenza, 11 dic. - (Adnkronos) - Si e' costituito nella notte il caposala della clinica privata di Belvedere finito nell'inchiesta dei Nas sui falsi diplomi di infermiere venduti a conoscenti e amici. Secondo la Procura, Domenico Taraso sarebbe l'organizzatore della truffa e il punto di riferimento anche nell'altro filone dell'indagine che riguarda la vendita dei risultati dei test d'ingresso alla facolta' di medicina e scienze infermieristiche dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Insieme a lui e' coinvolto il funzionario della segreteria didattica Antonio Pongetti, arrestato ieri dai carabinieri.



ITALIA-ROMANIA: COMPLETATA FORMAZIONE DI 25 MEDICI E INFERMIERI GRAZIE A PROGETTO SOSTENUTO DA PIRELLI

Marketpress del 11/12/2008

Milano, 11 dicembre 2008 - L´ospedale Niguarda Ca´ Granda di Milano, l´Ospedale di Slatina (Romania) e il Gruppo Pirelli hanno presentato ieri a Milano i primi risultati dell´iniziativa di collaborazione tra la struttura ospedaliera italiana e quella della regione dell´Olt, finalizzata alla formazione e all´aggiornamento professionale del personale medico e infermieristico rumeno. All´incontro, tenutosi all´Ospedale Niguarda, hanno preso parte il sottosegretario alla sanità rumeno, Raed Arafat, i rappresentanti delle due strutture ospedaliere, delle Istituzioni lombarde e della Pirelli. Nel primo anno di attività, l´iniziativa ha coinvolto circa 25 medici e infermieri dell´ospedale di Slatina, per un totale di 300 ore di formazione. Le attività formative si sono svolte prevalentemente presso i reparti di Medicina d´Urgenza, Chirurgia d´Urgenza, Terapia Intensiva, Rianimazione e Ginecologia d´Urgenza di Niguarda. Alcuni dirigenti medici dell´ospedale milanese, inoltre, hanno tenuto nell´Ospedale di Slatina corsi di aggiornamento sull´impiego di nuove tecnologie e procedure per il pronto soccorso. L´iniziativa è promossa dal Gruppo Pirelli, che, oltre che finanziare le attività formative, ha donato all´Ospedale rumeno moderne attrezzature sanitarie per la diagnostica e gli interventi d´urgenza, tra le quali un ecografo e un elettrocardiografo. L´accordo rientra nell´ambito delle iniziative sociali e di sviluppo sostenibile di Pirelli nella comunità di Slatina, dove il Gruppo ha realizzato un grande polo industriale dedicato alla produzione di pneumatici ad alte prestazioni per i mercati dell´Europa Centrale e Orientale. La collaborazione prevede complessivamente il coinvolgimento di circa 70 persone tra medici e infermieri dell´ospedale di Slatina nell´arco di tre anni, con la partecipazione a corsi teorici e pratici sulle attività di Medicina d´Urgenza, Chirurgia d´Urgenza, Terapia Intensiva, Rianimazione, Ginecologia d´urgenza ed Epidemiologia Nosocomiale. "Pirelli considera particolarmente importante l´integrazione nelle realtà in cui opera e ha dunque scelto di sostenere un´iniziativa che avesse al centro la tutela della salute, attraverso il miglioramento dei servizi dell´´ospedale locale", ha dichiarato Enrico Malerba, Amministratore Delegato di Pirelli Tyre Romania. "Siamo molto soddisfatti dei risultati finora raggiunti sia per la qualità della formazione sia per i buoni rapporti, professionali e personali che nel corso di quest´anno si sono creati tra medici e infermieri italiani e rumeni. La grande professionalità del personale di Niguarda ci sta consentendo di dare un contributo utile all´Ospedale di Slatina e all´intera comunità cittadina, della quale il Gruppo Pirelli si sente ormai parte integrante". "Il nostro Ospedale è impegnato da molti anni, su indicazione della Regione Lombardia, in diversi progetti in ogni parte del mondo e siamo stati ben lieti di mettere a disposizione la professionalità dei nostri operatori per questa importante iniziativa voluta da Pirelli in Romania", ha sottolineato Pasquale Cannatelli, direttore generale dell´Ospedale Niguarda Ca´ Granda" "La collaborazione svolta quest´anno con l´ospedale di Niguarda, e che continuerà nei prossimi anni, è stata un´esperienza estremamente positiva per il personale medico dell´ospedale di Slatina" ha dichiarato Ion Bratoi, Direttore Medico dell´Ospedale Regionale d´Emergenza di Slatina. "La grande professionalità dei medici italiani è un esempio per il personale medico rumeno, che ha potuto apprezzare in particolar modo la struttura organizzativa dell´attività d´emergenza dell´ospedale milanese. Ringraziamo Pirelli per il supporto e per le attrezzature mediche donate all´ospedale di Slatina, che garantiranno ai cittadini un´assistenza medica di alto livello". .



Cattolica, sesso per i test universitari

Repubblica.it del 11/12/2008 , articolo di Francesco Viviano ed. Roma

Arrestato funzionario: chiedeva incontri hard e soldi alle studentessedi Francesco Viviano Negli ospedali e nelle Asl romane ci sono decine e decine di infermieri che da anni "assistono" ammalati e lavorano anche nelle sale operatorie. Sono sparsi alla Cattolica, al Fatebenefratelli, all´Accademia Teatina delle Scienze, al Sacro Cuore, all´Asl di Frascati. Ufficialmente sono tutti infermieri, tutti professionali, ma con diplomi tutti falsi prodotti in una "fabbrica" di Cosenza e distribuiti in tutta Italia, soprattutto nel sud Italia e a Roma. Il prezzo del falso diploma variava dagli 8 ai 10 mila euro.La truffa e i falsi infermieri sono stati scoperti dai Nas, al comando del colonnello Ernesto Di Gregorio che con i suoi uomini ha "radiografato" - è il caso di dirlo - migliaia e migliaia di diplomi per infermieri falsi a partire dal 1975 fino all´altro ieri. E così settantaquattro persone sono state arrestate, un altro centinaio sono indagate e altri ancora potrebbero presto finire nei guai. I protagonisti di questa vicenda, sono un vero infermiere (almeno così pare) che lavora a Cosenza, Damiano Taraso e altri componenti della sua famiglia e della sua parentela (tutti infermieri naturalmente qualcuno anche capo sala) e il direttore della segreteria didattica della Cattolica, Antonio Pongetti, specializzato nel rilasciare test di ammissione per l´ingresso alla facoltà di Scienze infermieristiche dell´Università. Entrambi sono finiti in carcere. Pongetti non si limitava soltanto a farsi pagare i test di ammissione ma, spesso, chiedeva anche prestazioni sessuali. Una studentessa però lo ha letteralmente mandato a quel paese, quando Pongetti, insistendo in maniera ossessiva, riceve dalla ragazza un sms: «Non ti voglio vedere più, se sarò capace tenterò di passare i test con le mie sole forze e tu vaffa...».La ragazza e altri aspiranti infermieri spesso venivano accompagnati da Damiano Taraso all´interno degli ospedali e delle università romane e li presentava anche a presunti professori o medici che avrebbero agevolato il loro ingresso nel mondo del lavoro e le loro future carriere. I carabinieri del Nas hanno scoperto la compravendita dei diplomi di falsi infermieri in seguito a una denuncia presentata nel 2007 dal collegio degli infermieri di Cosenza che aveva fatto delle indagini dopo che un medico di "Villa Torano" si era accorto che tra i suoi collaboratori c´erano degli infermieri "professionali" ma del tutto impreparati. Per centinaia di falsi infermieri, soprattutto quelli entrati negli anni ?70, i reati sono già prescritti. Ma le amministrazioni sanitarie possono ancora prendere provvedimenti.L´inchiesta dei carabinieri è tutt´altro che conclusa, si sta ancora indagando per verificare casi di favoreggiamento da parte di medici o capi sala che, pur al corrente di quanto accadeva, non avrebbero preso provvedimenti. Ma adesso sono in molti a rischiare: il gip di Cosenza ha infatti disposto sequestri preventivi dei patrimoni dei falsi infermieri che, se processati e condannati, dovranno rimborsare migliaia di euro per gli stipendi incassati in tutti questi anni.


Test truccati, bufera sul "Sacro Cuore"

DNews del 11/12/2008 , articolo di >> Gianluca Mancuso ed. Roma p. 7

Antonio Tongettiè finito in carcere su ordine del gip De Franco di Cosenza: 6 gli studenti beneficiari dei favori, una ventenne costrettaa fare sesso. Diplomi falsi Nel mirino del pm anche due infermieri di Villa Betania e della Nuova ItorRoma Da una studentessa di vent'anni avrebbe preteso un rapporto sessuale in cambio dei risultati del test d'ingresso alla facoltà di Medicina. In tutto ben sei studenti (cinque indagati, uno finito ai domiciliari) avrebbero beneficiato dei favori elargiti da Antonio Tongetti, direttore della segreteria didattica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Il funzionario - secondo il gip del Tribunale di Cosenza, Loredana De Franco- sarebbe al centro del filone capitolino dell'inchiesta coordinata dal pm Francesco Minisci su un giro di falsi diplomi di infermiere culminata ieri nell'emissione di 72 ordinanze di custodia cautelare (2 in carcere, 70 ai domiciliari). Le cliniche capitoline Dall'indagine, condotta dai carabinieri del Nas, è emerso che le persone coinvolte - gli indagati sono 159- avrebbero acquistato il diploma di infermiere pagandolo con una cifra che si aggira tra gli8e 15mila euro, senza aver mai effettuato un giorno di scuola. Tra i beneficiari, anche due paramedici - ai domiciliari - che hanno prestato servizio a Roma. Si tratta di Raffaele Maria Giorno (clinica privata Nuova Itor) e di Francesca Sorrentino (casa di cura Villa Betania). I due avrebbero beneficiato- secondo il pm Minisci- della compravendita di diplomi falsi gestita da Damiano Taraso, l'uomo che produceva i diplomi falsi: unico indagato finito dietro le sbarre con Tongetti. In uno degli episodi relativi al fronte capitolino dell'inchiesta, il gip di Cosenza Loredana De Franco contesta al direttore della segreteria didattica del Sacro Cuore di aver approfittato sessualmente di una ragazza di vent'an ni, "rappresentandole il suo interessamento come determinante per l'ingresso alla facoltà e prospettandole un esito negativo qualora si fosse sottratta alle sue richieste". Lo stesso funzionario, in altre occasioni, avrebbe ricevuto nel suo studio, insieme ad un infermiere cosentino, gli studenti che erano interessati ad acquistarei test d'ingresso della prova di ammissione. Reati prescritti Cinque le città dove sono state effettuate decine di perquisizioni. Non solo Roma, ma anche Cosenza, Crotone, Varese, Alessandriae Firenze, dovei militari del Nas hanno recuperato 34 diplomi contraffatti. Tra le persone coinvolte in stato di libertà ci sono anche medici, studenti universitari che avrebbero ricevuto in anticipo le risposte al test di ammissione dell'Università Sacro Cuore di Roma, funzionari e faccendieri, impiegati pubblici. In molti casi nonè stato possibile procedere per la prescrizione del reato, considerato che l'indagine ha scoperchiato un pentolone di illeciti e assunzioni di falsi infermieri risalenti fino al 1975. Persone che hanno prestato servizio in ospedali pubblici e cliniche private, ma munite di un titolo di studio acquistato. In una nota l'U niversità Cattolica del Sacro Cuore ribadisce "che la facoltà di Medicinae Chirurgia ha attuato le più severe misure per garantire uno svolgimento regolare delle prove di ammissione alla Facoltà ".
Nuovo scandalo Test truccati e diplomi facili: ancora bufera su sanità e università romane



Uno dei paramedici era persino svenuto alla vista del sangue

DNews del 11/12/2008 ed. Roma p. 7

Indagine nata dal sospetto di un primario calabreseUno dei presunti infermieri era persino svenuto alla vista del sangue. L'indagine che ha scoperchiato un vasto giro di diplomi falsi è partita dal sospetto di un medico ospedaliero di Cosenza che due anni fa chiamò l'ordine degli infermieri per verificare se un dipendente fosse iscritto all'albo professionale. Così si scoprì che il presunto infermiere professionale non risultava essere mai stato iscritto a nessuna scuola di specializzazione. Dopo le denuncia, le verifiche dei Nas che hanno scoperto che qualcuno dei presunti infermieri aveva anche fatto carriera, diventando caposala, oppure internista di sala operatoria. Coinvolti, in alcuni casi, interi nuclei familiari che svolgevano la stessa attività professionale.

giovedì, dicembre 11

Rassegna Stampa - 11.12.2008


Falsi diplomi a infermieri l'inchiesta sfiora la città

La Stampa del 11/12/2008 ed. ALESSANDRIA p. 55

Anche Alessandria coinvolta nell'inchiesta del Nas sugli infermieri con falsi diplomi che ieri ha portato a una settantina di arresti, soprattutto in provincia di Cosenza? Una delle persone ricercate risultava domiciliata in città: ma un rapido controllo effettuato dai Nas alessandrini ha permesso di appurare che l'uomo aveva vissuto in città per tre mesi, nel 2004, per lavoro in ospedale. Poi era sparito dalla circolazione. «La mela marcia può sempre esserci, ma situazioni come quella individuata da noi sono assolutamente da escludere» precisa Salvatore Bellinceri, presidente provinciale Ipasvi, l'organismo di rappresentanza della categoria.


Infermieri grazie a diplomi comprati, 72 arresti

Il Messaggero del 11/12/2008 ed. Nazionale p. 11

Roma, in manette un funzionario della "Cattolica": avrebbe chiesto sesso in cambio delle risposte ai test d'ingresso TRA LORO ANCHE DEI CAPI REPARTO C'è anche chi aveva fatto carriera e lavorava in sala operatoriadi VALENTINA ERRANTE ROMA - La vista del sangue lo terrorizzava. Eppure era un infermiere diplomato. È così, con la segnalazione di un medico e la successiva denuncia del presidente del collegio degli infermieri di Cosenza, che parte l'inchiesta sul business dei diplomi fasulli: 72 arresti, 139 indagati e sequestri per milioni di euro. È scattata ieri in mezza Italia, l'operazione del Nas dei carabinieri di Cosenza, coordinato dal tenente colonnello Ernesto de Gregorio. Perché i diplomi confezionati alla perfezione portavano l'intestazione di università e istituti di tante regioni: Lazio, Campania, Calabria. Nessuno se n'era mai accorto, ma il "giro" d'affari era in piedi dal 1975. Truffa, concussione, corruzione ed esercizio abusivo della professione, le accuse contestate agli indagati a seconda delle posizioni. Damiano Taraso, caposala di una clinica privata in provincia di Cosenza, è finito in carcere. Ma non c'erano solo i diplomi falsi, comprati a un prezzo che oscillava tra gli ottomila e i diecimila euro. C'è un altro filone dell'inchiesta, un fronte aperto dalle intercettazioni: quello della cessione dei test per entrare alla facoltà di Medicina dell'Università cattolica Sacro cuore di Roma. Così, le porte del carcere si sono aperte anche per Antonio Pongetti, "direttore" della segreteria didattica dell'Università della capitale. Avrebbe fornito agli studenti i test. Si legge nell'ordinanza firmata dal gip Loredana De Franco: «Inquietante è la figura del Pongetti che è assolutamente spregiudicato nelle sue condotte illecite al punto di incontrare personalmente i destinatari dei suoi favori e di consegnare nelle loro mani i test di ammissione alla facoltà. Sintomatico di un'attività diffusa e capillare, di un meccanismo collaudato, oltre che di uno stretto e consolidato legame con il coindagato Taraso». E ai domiciliari sono finiti uno studente e i suoi genitori. Al telefono con Taraso confermano di avere ottenuto i test, ma dopo le prove del 2007, la mamma protesta: Io non pago. Avevate assicurato che mio figlio si sarebbe classificato tra i primi dieci. E il gip aggiunge: «Particolarmente riprovevole è la condotta tenuta da Pongetti nei confronti di una ragazza in occasione del concorso per l'accesso alla facoltà di scienze infermieristiche della Cattolica di Roma cui la giovane ha partecipato nel 2007. L'indagato non ha esitato ad approfittare sessualmente della ragazza di appena 20 anni, rappresentandole il suo interessamento come determinante per l'ingresso alla facoltà e prospettandole un esito negativo, qualora si fosse sottratta alle sue richieste». Ma il rifiuto di quella studentessa è chiaro: «Non voglio vederti proverò a farcela, altrimenti cercherò un'altra strada». Sono stati i primi tre infermieri "sospettati" ad ammettere di avere acquistato diplomi e a indicare Taraso. Per gli inquirenti responsabile della vendita e della falsificazione di diplomi. Poi le intercettazioni hanno rivelato che il giro era enorme. Falsi i diplomi con il timbro della Cattolica, delle Asl di Salerno, Paola e Frosinone. E ancora dell'Accademia Teatina per le Scienze di Roma, del Cardarelli di Napoli, del Fatebenefratelli Villa San Pietro di Roma. I finti infermieri, oltre sessanta, sono ai domiciliari. Non solo, il gip ha anche calcolato le indennità percepite in questi anni con la maxi truffa e ha sequestrato beni e conti agli indagati. In qualche caso anche più di 800 mila euro. Perché la truffa, tra indennità e contributi, sarebbe costata allo Stato 20 milioni di euro. Gli aspiranti infermieri arrivavano dalla provincia calabrese, intercettati da Taraso anche grazie all'aiuto del nipote, pure lui finto infermiere, diventato collaboratore dello zio. Le intercettazioni nei confronti del nipote aprono la pista di Pongetti. Chi acquistava un diploma aveva diritto anche a un breve tirocinio nella clinica dove lavorava Taraso: per imparare a misurare la pressione ed eseguire medicazioni e prelievi. Poi l'ingresso nel mondo del lavoro. Il Nas ha accertato che alcuni dei falsi infermieri lavoravano nelle sale operatorie, altri avevano fatto carriera raggiungendo posti di responsabilità. E le indagini continuano. Taraso si occupava dei titoli, ma anche dell'assuzione dei falsi infermieri, con l'iscrizione all'Ipasvi di Cosenza e di Roma «facendo evidentemente affidamento - scrive il gip - sulla complicità di pubblici ufficiali o comunque sfruttando le amicizie all'interno degli uffici».



«Le lauree sembravano vere, io medico truffato in corsia»

Il Messaggero del 11/12/2008 ed. Nazionale p. 10

ROMA - Il dottor Luigi Pansini dirige una residenza per anziani a Torano Castello, nel Cosentino. E' uno dei "truffati" dai falsi infermieri. E' uno dei primi, circa due anni fa, ad aver scoperto che nelle sue corsie avevano lavorato e lavoravano alcune persone che la laurea se l'erano comprata. E' stato lei a far scoppiare lo scandalo? «No, io sono stato informato dal collegio degli infermieri, l'Ipasvi, che uno dei dipendenti non risultava avere le carte in regola». Eppure a voi aveva presentato i documenti giusti per l'assunzione? «Per noi era tutto a posto. Il certificato di laurea era su pergamena con i timbri come quello vero. Nulla ci ha fatto insospettire». E allora che cosa è accaduto per arrivare a smascherare chi lavorava da voi? «A me è arrivata una segnalazione e poi sono venuti i carabinieri a fare le verifiche. Mi hanno spiegato che riescono a falsificare tutto meno il numero progressivo di iscrizione al collegio degli infermieri. Quando si va a fare quel controllo si scopre la truffa». Ma come lavoravano questi falsi infermieri? «La maggior parte bene. Molti di loro, dopo aver lavorato da noi che siamo una struttura convenzionata, hanno fatto il concorso e sono andati negli ospedali pubblici. Persone esperte, non certo alle prime armi». Vuol dire che un corso da qualche parte l'avevano fatto per non farsi smascherare? «Magari erano stati volontari, si erano fatti insegnare un po' il mestiere. Le vene del braccio sapevano prenderle, le operazioni per evitare il soffocamento negli anziani pure».



In manette 72 falsi infermieri «Erano anche in sala operatoria»

Il Resto del Carlino del 11/12/2008 ed. Nazionale p. 5

Cosenza, diplomi taroccati (ma perfetti) comprati per 10mila euro- COSENZA - ALCUNI erano dei veri e propri talenti naturali, tanto da diventare capisala o ferristi in sala operatoria. Altri erano negati al punto da svenire alla vista del sangue. Tutti e 72, comunque, sono stati arrestati dai carabinieri del Nas: settantadue falsi infermieri che avevano comprato per 8-10mila euro falsi diplomi realizzati «in modo impeccabile». Le accuse (che riguardano anche i 149 indagati) parlano di truffa aggravata ai danni del servizio sanitario nazionale, concussione, corruzione, falso materiale, falso ideologico ed esercizio abusivo della professione; in certi casi le manette hanno fatto clic attorno ai polsi di famiglie intere: padre, madre e figlio che s'erano assicurati una carriera ricorrendo agli impeccabili falsari cosentini. A MUOVERE le indagini (8200 ore di intercettazioni) è stato un medico di una clinica privata di Torano Castello; nel febbraio del 2007 spedì una lettera di protesta al presidente del Collegio professionale infermieri: lamentava la più totale incapacità di un trio di paramedici che, si fa per dire, lavoravano con lui. La palla è così passata ai carabinieri, che hanno verificato un fatto sconcertante: la truffa andava avanti dal 1975, tanto che alcuni falsi infermieri erano già andati in pensione (vera). A dir la verità, però, qualche infarinatura gli infermieri tarocchi l'avevano anche avuta: un breve corso in una clinica privata di Belvedere Marittimo, tenuto da un caposala della stessa che sarebbe anche l'organizzatore della truffa. Poche nozioni rapidissime: punture, pressione arteriosa e prelievo di sangue. Poi tutti al lavoro, in ospedali pubblici e cliniche private. «LA COSA più inquietante - ha sottolineato il tenente colonnello Ernesto Di Gregorio - è che nessuno, in tanti anni, abbia mai fatto una segnalazione: né medici, né altri colleghi». Il che fa pensare a connivenze e omertà, visto che se qualche infermiere finto ha fatto pure carriera, altri non erano neppure in grado di fare un'iniezione. Il sospetto, insomma, è che molti sapessero, ma per quieto vivere hanno preferito tacere. Tutti gli arrestati (70 ai domiciliari e due in galera) dovranno adesso risarcire il danno provocato all'Erario, restituendo gli stipendi indebitamente incassati nel corso degli anni: una cifra che si aggira attorno ai 20 milioni di euro e che deve essere raggiunta con il sequestro di beni mobili, immobili conti correnti eccetera. Una botta certamente non da poco. «MA QUESTI signori - ha detto ancora Di Gregorio - hanno tolto il pane a tanti ragazzi preparati che potevano lavorare con competenza». E che per diventare infermieri professionali studiavano tre anni a un regolare corso. «E' un caso gravissimo - ha inevitabilmente commentato Annalisa Silvestro, presidente della Federazione dei collegi infermieri -. La carenza di infermieri, che nel nostro Paese si protrae ormai da anni, ha evidentemente alimentato l'illecito mercato che non è solo quello dell'acquisto di titoli falsi, ma anche di illecite forme di reclutamento simili al caporalato». «OCCORRE un'azione immediata», ha poi invocato la presidente. Cosa che i carabinieri stanno facendo già anche sul fronte amministrativo. «Stiamo verificando se le autorità tenute a controllare le regolai procedure di assunzione del personale abbiano responsabilità nella vicenda», ha annunciato il tenente colonnello Di Gregorio. r. int.


Falsi infermieri, 72 persone arrestate a Cosenza

Avvenire del 11/12/2008 p. 14

Diplomi «comprati» per 8-1 Ornila euro Si indaga anche su test di ammissione alla Cattolica vendutiAvrebbero ottenuto diplomi di infermiere non seguendo un curriculum scolastico, ma pagando somme comprese tra gli 8 e i 1 Ornila euro le persone finite agli arresti in base all'ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Cosenza. Un altro filone dell'inchiesta riguarda invece la «vendita» agli studenti dei test per l'ammissione ai corsi delle facoltà di Scienze infermieristiche e Medicina dell'Università Cattolica di Roma da parte di un suo funzionario. E dall'ateneo viene un invito a fare piena luce sui fatti oggetto dell'indagine, mentre la Federazione nazionale degli ordini degli infermieri (Ipasvi) si è detta a disposizione degli inquirenti. D bilancio dell'operazione di ieri mattina (denominata Gutenberg) compiuta dai Carabinieri dei Nas e del comando provinciale di Cosenza parla di 72 arresti (70 ai domiciliari e 2 in carcere) e di 149 persone indagate a vario titolo per i reati di truffa, concussione, corruzione ed esercizio abisivo della professione. Il gip Loredana De Franco ha accolto le richieste del pm Francesco Minisci, che concludono un'attività investigativa durata più di un anno. Da Cosenza gli accertamenti dei carabinieri sono stati estesi alle province di Crotone, Roma, Varese e Alessandria: 34 sono i falsi diplomi scoperti. Il danno erariale è stato calcolato ih circa 20 milioni di euro: la truffa si protraeva dal 1975 e alcuni «infermieri» sono già in pensione. Il gip ha disposto il sequestro di peni immobili e conti correnti. A far partire l'indagine è stato, nel 2007, un medico di una clinica privata di Torano Castello che aveva rilevato l'incompetenza di tre infermieri, segnalandoli al loro ordine professionale. Risultò che le tre persone non erano regolarmente diplomate. Di qui l'avvio delle indagini a più largo raggio che hanno portato a identìficare una organizzazione che vendeva titoli falsificati di infermiere per somme tra gli 8 e i 1 Ornila euro. Un caposala di una clinica privata di Belvedere Marittimo sarebbe l'organizzatore del giro di diplomi falsi che sarebbero stati confezionati da due abili stampatori cosentini: in casa dell'infermiere si sarebbero svolte anche lezioni per fornire un'infarinatura della professione (prelievi, medicazioni). È risultato che alcuni lavoravano anche in reparti di emergenza e in sala operatoria. Indagando sulla truffa, i carabinieri hanno scoperto il filone dei test «venduti». Un funzionario della segreteria dell'Università Cattolica di Roma avrebbe collaborato ad anticipare i test di ammissione ai candidati alle selezioni per i corsi di laurea in Scienze infermieristiche einMedicina: 5 studenti sono già stati individuati. Oltre ai pagamenti in denaro, il funzionario avrebbe preteso, in almeno un caso, favori sessuali da una studentessa. L'Università Cattolica ha ribadito di avere «attuato le più severe misure per garantire uno svolgimento corretto e regolare delle prove di ammissione». Di fronte alle notizie delle agenzie di stampa, continua la nota, «l'Ateneo attende serenamente il rapido svolgimento dell'inchiesta, affinchè sia fatta piena luce su eventuali colpe o sull'assoluta estraneità e onestà dei suoi dipendenti».



In manette 72 falsi infermieri «Erano anche in sala operatoria»

Il Giorno del 11/12/2008 ed. Nazionale p. 5

Cosenza, diplomi taroccati (ma perfetti) comprati per 10mila euro- COSENZA - ALCUNI erano dei veri e propri talenti naturali, tanto da diventare capisala o ferristi in sala operatoria. Altri erano negati al punto da svenire alla vista del sangue. Tutti e 72, comunque, sono stati arrestati dai carabinieri del Nas: settantadue falsi infermieri che avevano comprato per 8-10mila euro falsi diplomi realizzati «in modo impeccabile». Le accuse (che riguardano anche i 149 indagati) parlano di truffa aggravata ai danni del servizio sanitario nazionale, concussione, corruzione, falso materiale, falso ideologico ed esercizio abusivo della professione; in certi casi le manette hanno fatto clic attorno ai polsi di famiglie intere: padre, madre e figlio che s'erano assicurati una carriera ricorrendo agli impeccabili falsari cosentini. A MUOVERE le indagini (8200 ore di intercettazioni) è stato un medico di una clinica privata di Torano Castello; nel febbraio del 2007 spedì una lettera di protesta al presidente del Collegio professionale infermieri: lamentava la più totale incapacità di un trio di paramedici che, si fa per dire, lavoravano con lui. La palla è così passata ai carabinieri, che hanno verificato un fatto sconcertante: la truffa andava avanti dal 1975, tanto che alcuni falsi infermieri erano già andati in pensione (vera). A dir la verità, però, qualche infarinatura gli infermieri tarocchi l'avevano anche avuta: un breve corso in una clinica privata di Belvedere Marittimo, tenuto da un caposala della stessa che sarebbe anche l'organizzatore della truffa. Poche nozioni rapidissime: punture, pressione arteriosa e prelievo di sangue. Poi tutti al lavoro, in ospedali pubblici e cliniche private. «LA COSA più inquietante - ha sottolineato il tenente colonnello Ernesto Di Gregorio - è che nessuno, in tanti anni, abbia mai fatto una segnalazione: né medici, né altri colleghi». Il che fa pensare a connivenze e omertà, visto che se qualche infermiere finto ha fatto pure carriera, altri non erano neppure in grado di fare un'iniezione. Il sospetto, insomma, è che molti sapessero, ma per quieto vivere hanno preferito tacere. Tutti gli arrestati (70 ai domiciliari e due in galera) dovranno adesso risarcire il danno provocato all'Erario, restituendo gli stipendi indebitamente incassati nel corso degli anni: una cifra che si aggira attorno ai 20 milioni di euro e che deve essere raggiunta con il sequestro di beni mobili, immobili conti correnti eccetera. Una botta certamente non da poco. «MA QUESTI signori - ha detto ancora Di Gregorio - hanno tolto il pane a tanti ragazzi preparati che potevano lavorare con competenza». E che per diventare infermieri professionali studiavano tre anni a un regolare corso. «E' un caso gravissimo - ha inevitabilmente commentato Annalisa Silvestro, presidente della Federazione dei collegi infermieri -. La carenza di infermieri, che nel nostro Paese si protrae ormai da anni, ha evidentemente alimentato l'illecito mercato che non è solo quello dell'acquisto di titoli falsi, ma anche di illecite forme di reclutamento simili al caporalato». «OCCORRE un'azione immediata», ha poi invocato la presidente. Cosa che i carabinieri stanno facendo già anche sul fronte amministrativo. «Stiamo verificando se le autorità tenute a controllare le regolai procedure di assunzione del personale abbiano responsabilità nella vicenda», ha annunciato il tenente colonnello Di Gregorio. r. int.



LA CONFERMA GAGLIANO AL VERTICE DELL'IPASVI

Il Secolo XIX del 11/12/2008 ed. Nazionale p. 31

CARMELO GAGLIANO, responsabile del Servizio infermieristico del Villa Scassi, è stato riconfermato per la quinta volta al vertice dell'Ordine degli Infermieri, Infermieri, Pediatrici e Assistenti Sanitari di Genova. Del consiglio direttivo fanno parte: Marisa De Paoli (vice presidente), Laura Tibaldi, Maura Bonvento, Edoardo Arado, Stefano Chiesa, Marcello Del Papa, Antonio Fiorenza, Cinzia Lanzone, Donatella Passalacqua, Paola Profumo, Maria Assunta Porcu, Salvatore Ruggiero, suor Irene Pellissery, Diego Snaidero.



In manette 72 falsi infermieri «Erano anche in sala operatoria»

La Nazione del 11/12/2008 ed. Nazionale p. 5

Cosenza, diplomi taroccati (ma perfetti) comprati per 10mila euro- COSENZA - ALCUNI erano dei veri e propri talenti naturali, tanto da diventare capisala o ferristi in sala operatoria. Altri erano negati al punto da svenire alla vista del sangue. Tutti e 72, comunque, sono stati arrestati dai carabinieri del Nas: settantadue falsi infermieri che avevano comprato per 8-10mila euro falsi diplomi realizzati «in modo impeccabile». Le accuse (che riguardano anche i 149 indagati) parlano di truffa aggravata ai danni del servizio sanitario nazionale, concussione, corruzione, falso materiale, falso ideologico ed esercizio abusivo della professione; in certi casi le manette hanno fatto clic attorno ai polsi di famiglie intere: padre, madre e figlio che s'erano assicurati una carriera ricorrendo agli impeccabili falsari cosentini. A MUOVERE le indagini (8200 ore di intercettazioni) è stato un medico di una clinica privata di Torano Castello; nel febbraio del 2007 spedì una lettera di protesta al presidente del Collegio professionale infermieri: lamentava la più totale incapacità di un trio di paramedici che, si fa per dire, lavoravano con lui. La palla è così passata ai carabinieri, che hanno verificato un fatto sconcertante: la truffa andava avanti dal 1975, tanto che alcuni falsi infermieri erano già andati in pensione (vera). A dir la verità, però, qualche infarinatura gli infermieri tarocchi l'avevano anche avuta: un breve corso in una clinica privata di Belvedere Marittimo, tenuto da un caposala della stessa che sarebbe anche l'organizzatore della truffa. Poche nozioni rapidissime: punture, pressione arteriosa e prelievo di sangue. Poi tutti al lavoro, in ospedali pubblici e cliniche private. «LA COSA più inquietante - ha sottolineato il tenente colonnello Ernesto Di Gregorio - è che nessuno, in tanti anni, abbia mai fatto una segnalazione: né medici, né altri colleghi». Il che fa pensare a connivenze e omertà, visto che se qualche infermiere finto ha fatto pure carriera, altri non erano neppure in grado di fare un'iniezione. Il sospetto, insomma, è che molti sapessero, ma per quieto vivere hanno preferito tacere. Tutti gli arrestati (70 ai domiciliari e due in galera) dovranno adesso risarcire il danno provocato all'Erario, restituendo gli stipendi indebitamente incassati nel corso degli anni: una cifra che si aggira attorno ai 20 milioni di euro e che deve essere raggiunta con il sequestro di beni mobili, immobili conti correnti eccetera. Una botta certamente non da poco. «MA QUESTI signori - ha detto ancora Di Gregorio - hanno tolto il pane a tanti ragazzi preparati che potevano lavorare con competenza». E che per diventare infermieri professionali studiavano tre anni a un regolare corso. «E' un caso gravissimo - ha inevitabilmente commentato Annalisa Silvestro, presidente della Federazione dei collegi infermieri -. La carenza di infermieri, che nel nostro Paese si protrae ormai da anni, ha evidentemente alimentato l'illecito mercato che non è solo quello dell'acquisto di titoli falsi, ma anche di illecite forme di reclutamento simili al caporalato». «OCCORRE un'azione immediata», ha poi invocato la presidente. Cosa che i carabinieri stanno facendo già anche sul fronte amministrativo. «Stiamo verificando se le autorità tenute a controllare le regolai procedure di assunzione del personale abbiano responsabilità nella vicenda», ha annunciato il tenente colonnello Di Gregorio. r. int.


Pochi infermieri, gli ospedali assumono chiunque

City del 11/12/2008 ed. Napoli p. 5

"La notizia dei falsi infermieri di Cosenza è gravissima. I Carabinieri spiegano che sono stati assunti perché i certificati di laurea erano falsificati a perfezione. Tocca ai consigli provinciali dell'Ipasvi. l'ordine degli infermieri, verificare i diplomi di laurea per iscrivere all'albo i neolaureati. Non esiste un elenco nazionale dei diplomati in Scienze Infermieristiche. Così ogni anno ci troviamo di fronte una 50ina di diplomi "sospetti" e facciamo controlli in più.Ora li aumenteremo. Il punto, però, è come questa gente abbia potuto lavorare per anni prima che qualcuno si "notasse" la loro incompetenza. Questo deriva dalla perenne mancanza di infermieri in Italia: gli ospedali, così, assumono anche gli incapaci. E gli infermieri sono pochi perché troppo sottovalutati e, soprattutto, sottopagati".Annalisa Silvestro presidente dell'IPASV, l'ordine degli infermieri


Niente crisi per gli infermieri «Posto garantito in tre mesi»

Corriere del Veneto del 11/12/2008 ed. VENEZIA p. 14

MESTRE - Anna e Mauro lavorano già a Villa Salus. «A 15 giorni dalla laurea siamo stati assunti», raccontano. Giselle, 38enne camerunese, invece ha fatto un colloquio e attende una risposta ma aver conseguito la laurea in infermieristica è già una conquista. «Ho coronato un sogno», dice. Brigitte poi lavora in una cooperativa, «e pure vicino casa», spiega. Sono le storie di alcuni dei 96 infermieri neolaureati di Mestre. «Nell'arco di tre mesi troveranno tutti un impiego», ha detto ieri Luigino Schiavon, presidente di Ipasvi Venezia, a margine della cerimonia di consegna del tesserino professionale ai nuovi infermieri all'ospedale dell'Angelo. Anche in tempo di crisi diventare infermieri è infatti garanzia di lavoro.Ieri però all'Angelo non è stata solo la possibilità di trovare un'occupazione il tema centrale della cerimonia. «Un recente documento dell'Ocse dice che in Italia ci sono troppo pochi infermieri laureati - precisa Schiavon - servono dunque più facoltà decentrate». Al contrario di quanto si sostiene sul fronte accademico, ossia che è meglio ridurre le sedi universitarie per migliorarne la qualità e l'offerta, per gli infermieri la tendenza è opposta. A Venezia al momento operano 5.536 infermieri, per l'80 per cento donne. Le cose però stanno cambiando e quest'anno di 50 neoiscritti al corso mestrino 25 sono uomini. «Ho scelto di fare l'infermiere per passione», dice un giovane neolaureato. Oltre all'aumento della presenza maschile, crescono pure gli stranieri. E nel 2008 il 21 per cento degli iscritti è extracomunitario, il 21 proviene da paesi Ue e il 59 per cento è italiano. «Siete fortunati - dice il direttore dell'Asl 12 Antonio Padoan - perché farete un lavoro che dà gioia». E sulle recenti polemiche tra Asl e corpo infermieri ha aggiunto: «Ho solo fatto notare che è assurdo che in ospedale si lavora per 29 ore mentre fuori 22».G.B.Stranieri Cresce il numero degli stranieri che scelgono la professione, «solo» il 60 per cento è italiano



Falsi infermieri in corsia dal '75 Raffica di arresti in Calabria

Eco di Bergamo del 11/12/2008 p. 9

Cosenza, denaro in cambio di diplomi. La truffa andava avanti da trent'anni Indagine sui test d'ammiss